La Soglia

capitolo VII

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CAPITOLO VII - OLTRE IL VELO

"Vieni, vieni avanti Luna"

Una ragazzina dai lunghi capelli ondulati entrò nella stanza completamente buia, ed avanzò verso l'uomo ricurvo su un tavolo. Il mago aveva gli stessi capelli biondo scuro della ragazza, e portava un camice color limone. Gli occhi erano coperti da grandi occhiali simili a quelli per lavorare con la fiamma ossidrica.

"Cosa c'è papà?" chiese Luna con aria sognante, ormai arrivata al tavolo dove il padre stava lavorando.

"Guarda, guarda tesoro!" disse l'uomo con gioia infantile. Puntò il dito sul tavolo. Dentro un piatto di porcellana era visibile una manciata di sabbia gialla. La bambina osservò il padre con stupore.

"Non vedo niente"

"É perché non hai gli occhiali!" e nel dire ciò il mago porse alla figlia un paio di lenti simili alle sue. Luna li indossò, ed osservò la sabbia, che rimaneva immobile nel piatto.

"Papà" iniziò esitante "cosa stiamo cercando di vedere, di preciso?"

"Ma è ovvio!" ripose l'uomo. La sua voce era alta e squillante "Uova di Vermi Giganti delle Spiagge dell'Isola di Pasqua! Cos'altro?"

"Oh, certo. Quelle bestie che si nascondono da tutti, e che secondo te hanno costruito i mascheroni di pietra ad immagine e somiglianza di un gruppo di alieni in vacanza sulla Terra?"

"Ovvio, tesoro. Mi sono fatto portare qualche tonnellata di sabbia dalle spiagge" puntò il dito ad un gruppo di sacchi di panno poggiati nell'ombra di un angolo "Ma fino ad ora non ho avuto fortuna. Ho provato a spegnere la luce, forse le uova sono invisibili alla luce...vedi qualcosa?"

"No papà" rispose Luna scuotendo la testa, con rassegnazione.

"Oh be', farò un altro tentativo dopo con la--"

"Papà" lo interruppe la ragazza.

"Cosa c'è tesoro? Qualche problema?"

Luna esitò. La sua voce sognate e lontana aveva lasciato il posto ad un tono più malinconico e basso. Interruppe il silenzio balbettando "Pa---papà, voglio sapere di più sulla--" la ragazza estrasse da una tasca dei suoi pantaloni un giornale arrotolato, e lo aprì davanti agli occhi stupiti del padre "...sulla Soglia. Cosa è esattamente? Nell'articolo non lo spie--"

"Chi ti ha dato quella rivista?" chiese l'uomo in un sussurrò. Si era tolto gli occhiali ed il suo volto era pallido.

"L'ho...rubata dal tuo studio" ammise arrossendo Luna "Tanto comunque l'avrei comprata una volta uscita al pubblico. Perché nascondermi l'ultimo numero del Quibbler?"

"Oh Luna..." iniziò il signor Lovegood aggrottando le sopracciglia.

"Papà" rispose risoluta la ragazza "Se non fosse stato per me, tu non avresti la più pallida idea di cosa c'è nel Dipartimento dei Misteri. Non sapresti neanche dell'esistenza certa della Camera della Morte, quindi ho il diritto di sapere. Cos'è questa storia della Soglia? É tutto vero quello che hai scritto? É davvero come pensavo, come ho detto a Harry...dietro quel velo c'è davvero la porta per--"

"Basta" la interruppe fermamente il padre "Luna, non voglio che tu parli di questa cosa mai più, intesi? É tutto troppo pericoloso...solo pochi mesi fa tu hai rischiato la vita, devi smetterla, non dovrei farti più leggere il Quibbler..."

La ragazza non diede neanche ascolto alle sue parole "Se davvero il velo nero nasconde ciò che tu hai descritto nell'articolo, se davvero davvero in quella Camera c'è la porta...la mamma..."

"Basta! É proprio questo che mi spaventa. Luna...ti prego. Non fare sciocchezze. Chi se ne è andato non può tornare indietro. Non devi neanche pensarci. Quella Camera è pericolosa. Quel Dipartimento è pericoloso. Solo il Cielo sa cosa stanno covando là dentro. Non voglio che tu parli di questa faccenda mai più. Mai più"

"Ma..." la frase si spezzò nella gola della ragazza mentre il padre le mandava uno sguardo perentorio.

"Va bene" mormorò vinta, riponendo la rivista nella sua tasca. Si avviò piano e mestamente vero la porta, con testa bassa "A dopo, papà" disse prima di uscire dal laboratorio.

"A dopo tesoro" rispose l'uomo, per poi aggiungere, parlando tra se e se "É solo per il tuo bene. Cerca di capirmi. É troppo pericoloso, troppo"

Remus si rigirò tra le lenzuola sbadigliando apertamente. Si accorse che il letto era sottosopra, la leggera coperta ridotta in brandelli. Aggrottò le sopracciglia, mentre si passava una mano su un graffio non molto profondo che aveva sul braccio sinistro. Ormai le notti di Luna Piena erano diventate violente ed incontrollate come quando Remus ancora era un ragazzino, prima del suo soggiorno ad Hogwarts. Anzi, erano forse diventate anche più violente e disperate, perché al peso della maledizione si era aggiunto il peso del dolore, dello sconforto, degli anni che passavano inesorabilmente portandogli via tutto ciò che davvero amava.

Da sempre Sirius era stato la sua forza, la forza che lo spingeva a dimenticare la sua terribile condizione, una forza che Remus mai aveva conosciuto prima dell'incontro con Sirius Black, una forza che lo travolgeva, a cui non poteva sottrarsi. Ed era così che l'uomo aveva sottomesso il lupo, ritrovando la speranza, la voglia di vivere. Ed ora che Sirius se ne era andato, come poteva continuare a sperare? Cosa poteva mai sottomettere il lupo, ormai? Sirius si era portato via con se tutta quella forza che Remus aveva ricevuto nel corso degli anni, lasciandolo spiazzato. Ormai la rabbia prendeva il sopravvento ogni qual volta Remus non riusciva più a controllarla. Nell'inconscio dei suoi incubi, nella follia della trasformazione, un sentimento profondo, lacerante e terribile lo pervadeva, ribolliva sotto la sua pelle, che bruciava al contatto con la luce bianca e trasparente della Luna, una temibile fiera rotonda e minacciosa in un cielo vellutato, non più amica e complice di tante notti di avventure.

E al mattino Remus si svegliava sempre insanguinato, sempre la sua stanza era ridotta in frantumi. Non osava uscire di casa, per paura che il suo istinto lo portasse a compiere azioni incontrollate e terrificanti.

Remus si alzò sospirando, e si recò in cucina per medicare la sua ferita. Era molto presto, e lui era molto stanco. Ma quel giorno aveva parecchio cose da fare, e non poteva perdere tempo. Doveva incontrarsi con Fred e George, doveva tornare a Londra, e la cosa non lo rendeva affatto tranquillo.

Si vestì in fretta, ed ancora più velocemente giunse alla stazione per prendere il primo treno per Diagon Alley. Vedeva passare sotto ad i suoi occhi le campagne calme e quiete nell'aria mattutina, così ferme e placide nella loro bellezza. Si domandò quanto tempo fosse passato dall'ultima volta che lui si era sentito così, come quei paesaggi, incontaminato e sereno. Si domandò se mai più si sarebbe sentito così, si domandò perfino se ci fosse stato anche un solo momento nella sua vita in cui il paesaggio del suo animo non era un insieme contorto ed oscuro, nebuloso e confuso. Automaticamente, senza davvero volerlo, si portò una mano al cuore, sfiorando il mantello logoro, nel punto in cui, ormai da mesi, teneva nascosta e custodita la fotografia di Sirius.

Giunse a Londra nel tardo pomeriggio, e con suo grande sollievo si accorse che nessuno era lì ad aspettarlo. Ringraziò tacitamente i gemelli Weasley per non aver detto a nessuno del suo arrivo.

L'aria del quartiere incantato sembrava incantata essa stessa. Il Sole era sparito dietro fitte nubi grigie che annunciavano pioggia, una pioggia leggera e profumata, malinconica e triste come lo sono tutte le tempeste di fine estate. Remus girava per le stradine di Diagon Alley, mentre attorno a lui moltissimi giovani maghi e streghe andavano su e giù, passando dalla libreria al negozio di uniformi, dal serraglio magico al laboratorio di pozioni, tutti pronti a fare acquisti per l'inizio dell'anno scolastico.

Fred e George Weasley aspettavano Remus all'interno del loro negozio, indaffarati come non mai. Le loro previsioni erano state giuste, tutti gli studenti di Hogwarts correvano da loro per fare scorta di scherzi e giochi da utilizzare durante i lunghi pomeriggi scolastici, ed i gemelli erano ben lieti di dare consigli e suggerimenti su come creare il maggior scompiglio durante le lezioni.

I due ragazzi strinsero la mano di Remus quando questi entro nel negozio affollato. Il mago non scambiò una parola con loro per il resto del pomeriggio, aiutandoli con i clienti. Poi, finalmente, in prima serata, i Weasley decisero di chiudere il negozio, e si recarono nell'ufficio assieme a Lupin.

"Siamo esausti!" sospirò George gettandosi su una sedia.

"Dovreste essere contenti" rispose Remus sorridendo "Avete fatto un ottimo lavoro"

"Già" annuì Fred soddisfatto "Sta andando alla grande. Comunque..." e dicendo ciò inforcò i suoi grandi occhiali, provocando divertimento in Remus "...ti abbiamo chiamato perché è ora di chiudere l'anno. Ci vogliamo prendere una vacanza, ce la siamo meritata" George annuì.

"Solo qualche settimana, forse un mese" disse "Tanto con l'apertura della scuola, qui non ci sarà molto da fare. Ti abbiamo chiamato per rivedere un po' l'andamento, per fare il punto della situazione...insomma, sei un nostro collaboratore"

Remus sorrise nuovamente "Certo" rispose "Be', allora, mettiamoci al lavoro"

Passarono tutta la serata a lavorare, fino a che Fred decise di fare una pausa. Era ormai sera tardi, la notte era calata su Diagon Alley, e mentre si riposava sorseggiando tè, Remus esitò per un momento, e poi chiese ciò che gli stava a cuore "Come...come sta Harry? Io non l'ho più sentito dal giorno del suo compleanno"

"Bene, credo" rispose George "Ogni tanto ci scrive, a noi o a Ron, o anche alla mamma"

Remus prese un altro sorso di tè "E nelle sue lettere ha...ha mai..." balbettò, le parole non riuscivano ad uscirgli di bocca "...ha mai...menzionato..." deglutì "...Sirius?"

Le facce dei due Weasley si fecero ad un tratto serie "No. Non che io sappia" disse Fred, e George scosse la testa.

"Bene" rispose con un sorriso forzato Remus.

Ci fu un attimo di silenzio. Remus lo interruppe senza preavviso "Ragazzi...è davvero molto tardi, ed io ancora devo trovare una camera. É meglio che vada"

"Va bene, ma per la camera non preoccuparti" affermò Fred sorridendo "Ti abbiamo prenotato una camera al Paiolo. Già tutto pagato"

"Grazie" fece Remus alzandosi "Siete gentilissimi" li salutò, e velocemente si recò alla locanda. Non era più in vena di chiacchierare, ed in lui si intromise una strana, serpeggiante sensazione, che lo divideva in due. Da una parte, era felicissimo che Harry non pensasse più a Sirius. Il ragazzo stava riuscendo dove lui stava miseramente fallendo. Ma dall'altra, Remus, o meglio, la parte nascosta e repressa di Remus, si domandava come Harry potesse trascurare Sirius in quella maniera...ed era geloso di lui, era geloso di Harry. Avrebbe dato qualsiasi cosa pur di liberarsi da Sirius.

Il mattino seguente si alzò di buon ora per recarsi nuovamente da Fred e George. Fece colazione con l'oste Tom, ed uscì in una fredda aria mattutina, per le strade che lentamente cominciavano a svegliarsi.

Passando per un viottolo che conduceva al negozio di scherzi, si fermò per un attimo. Era giunto davanti alla vetrina di un negozio di libri e giornali, e vi entrò per prendere una copia del Daily Prophet. Pagò il magro e giovane mago che stava dietro alla cassa, e fece per uscire con il suo giornale sotto il braccio, fresco di stampa, quando qualcosa attirò la sua attenzione, i suoi occhi furono catturati dalla copertina di un giornale che se ne stava in bella mostra sul bancone del negozio. Diede un'occhiata più attenta, e si accorse che si trattava del nuovo numero del Quibbler. La copertina rossa era adornata da un disegno che riproduceva molto fedelmente la Camera della Morte nel Dipartimento dei Misteri, con tanto di velo nero sventolante. Remus deglutì, sfilando una copia della rivista dall'alta pila di giornali, e leggendo il titolo che giganteggiava in copertina.

TUTTI I MISTERI DEL DIPARTIMENTO DEI MISTERI

La Camera della Morte, la Soglia tra questa vita e quell'altra. Cosa si nasconde dietro il velo?

Il mago fissava la rivista incredulo. Non poteva credere a ciò che stava leggendo, ed ad un tratto gli tornò alla mente un flash colorato, lontano, perso nel tempo. Il flash di un sogno, che aveva come scenografia proprio quella camera, ed i cui protagonisti erano lui ed Harry. Lui è lì, lì dietro, questa frase lo perseguitava e gli riempiva la testa. Non era possibile. E poi il Quibbler è ben noto per raccontare frottole e leggende per ingenui. Ma...lui era stato lì, lui aveva visto. Lui aveva sentito. Harry lo aveva voluto avvertire, quella notte in sogno. Ed Harry, cosa avrebbe fatto se avesse letto quell'articolo sul giornale? Di cosa sarebbe stato capace?

Remus si guardò intorno per essere sicuro di non esser visto, quindi si recò nuovamente alla cassa con una copia del Quibbler e pagò il giovane mago. Arrotolò la rivista e la pose in una tasca interna del mantello, per poi uscire dal negozio, la mente appesantita da nuove preoccupazioni, il cuore gravato da nuove, inquietanti speranze.

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