La Soglia
capitolo VIII
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CAPITOLO VIII - DI VOLATA ALLA TANA
Harry era sprofondato in una poltrona color rosa pesca, i cui braccioli consunti dal tempo emanavano il solito, familiare odore di cavolo che caratterizzava la casa della signora Figg.
La vecchia strega trafficava in cucina con bricchi e tazze, tartine e pasticcini. Era l'ora del tè, ed Harry era il suo ospite preferito. Anzi, forse era il suo unico ospite.
Il ragazzino si guardava intorno, cercando qualcosa che lo distraesse dal pesante tomo che aveva tra le mani, un libro di Storia della Magia su cui stava cercando informazioni sulle rivolte dei giovani maghi di Hogwarts del '68.
I suoi occhi verdi caddero quasi automaticamente sul tavolino davanti alle poltrone, su cui era sempre possibile trovare la nuova copia del Daily Prophet. Ma già aveva sfogliato il giornale quella mattina, e così ora non aveva nulla da leggere. Poi...qualcosa attirò la sua attenzione.
Da sotto ad un pesante centrotavola in porcellana, fuoriusciva l'angolo rosso di una rivista. Era quasi completamente coperta dall'orribile oggetto d'arredo che ritraeva una ballerina intenta a volteggiare in un tripudio di fiori, ma un angolo della copertina era ancora visibile.
Harry si domandò come mai una copia del Quibbler si trovasse là sotto. "Un numero vecchio" pensò senza farci troppo caso. Ma poi, quasi involontariamente, allungò il braccio e sposto l'oggetto in porcellana.
La copertina del Quibbler era cerchiata nel punto in cui il pesante gingillo era stato poggiato, ma non mostrava altri segni di disfacimento. Quando Harry prese in mano la rivista, si stupì leggendo la data. Era la nuova copia del Quibbler, e lui ancora non l'aveva letta.
"Harry, sarò da te in un attimo! Sto imburrando il pane" venne dalla cucina la voce della signora Figg. Harry sussultò sulla sua sedia, girando il capo nella direzione da cui veniva la voce. Non c'era ancora traccia della strega.
Tornò alla rivista, lanciò una veloce occhiata al titolo, ed immediatamente, senza alcuna ombra di dubbio, in un istante pieno di stupore, confusione, paura, capì perché il giornale era stato nascosto sotto alla ballerina.
TUTTI I MISTERI DEL DIPARTIMENTO DEI MISTERI
La Camera della Morte, la Soglia tra questa vita e quell'altra. Cosa si nasconde dietro il velo?
Harry cercò di riprendere il controllo di se. Lesse ancora ed ancora il titolo, guardò l'immagine di copertina che ritraeva quel luogo maledetto...si guardò alle spalle. La signora Figg ancora non c'era, ma non avrebbe tardato ad entrare nel salotto.
Il ragazzo raccolse i suoi libri di scuola, nascose il Quibbler nella giacca, e disse ad alta voce "Mi---mi spiace, signora Figg, devo andare. Ho delle cose da sbrigare per la zia...ci vediamo presto" e senza aggiungere altro si dileguò per la porta di ingresso, proprio nell'istante in cui la signora Figg entrava nella stanza con un vassoio pieno in mano, e lo vedeva correre via, con un'espressione di stupore sul volto rugato.
Harry camminava a testa bassa, senza rendersi ben conto di dove andava. Sapeva di voler trovare un posto tranquillo dove leggere il Quibbler, lontano dalla signora Figg, lontano dalla zia Petunia. Oltrepassò la casa degli zii, svoltò un angolo, si diresse in tutta fretta verso il parco.
Nella sua testa si alternavano rabbia e disappunto...glielo avevano nascosto, probabilmente Remus, non volevano che lui leggesse certe cose...lo credevano forse un ragazzino. Un avventato...lo credevano...lo credevano probabilmente il vero responsabile della morte di Sirius, e forse era così. Ma in ogni caso, non avevano il diritto di nascondergli nulla...
Era immerso nei suoi pensieri quando sentì qualcosa che gli si parò violentemente davanti. Cadde all'indietro, ed il giornale uscì dalla tasca della giacca. Si era scontrato con un passante, non lo aveva visto arrivare. Alzò gli occhi. Si trattava di un uomo di mezza età. Portava un largo berretto e degli occhiali da Sole, ed era impossibile discernerne i lineamenti. L'uomo si abbassò e prese in mano il Quibbler, mentre Harry si rialzava. Il ragazzino tremò quando vide che il passante fissò la copertina del giornale per alcuni istanti.
Timidamente, Harry balbettò avanzando una mano "Posso...posso riavere i miei fumetti?"
"Certo, e scusa per lo scontro" disse l'uomo, porgendo la rivista ad Harry con molta gentilezza. Gli fece un sorriso, lo oltrepassò, e continuò per la sua strada.
Harry voltò il capo e lo seguì con lo sguardo per un istante. Poi tornò alla realtà. Strinse tra le mani il Quibbler, e a testa alta continuò la sua corsa verso il parco.
Ron sonnecchiava sul suo letto, nella camera tutta color arancio. Davanti a se aveva aperti i suoi compiti di Trasfigurazione, ma ormai era in alto mare, il pomeriggio era afoso e placido, ed il sonno incalzava. I suoi genitori erano entrambi a Grimmauld Place, Bill era in Francia a far visita ai genitori di Fleur, George e Fred ormai si vedevano di rado. La Tana era stata completamente affidata a lui ed a Ginny.
D'improvviso, un forte rumore proveniente dai piani inferiori lo fece sobbalzare sul suo letto. Il campanello della porta di ingresso suonava incessantemente, rimbombando per tutta la casa.
Il ragazzino guardò con aria assonnata e sognante la sveglia che aveva sul tavolo vicino al letto. Era da poco passata l'ora di pranzo, era troppo presto per i signori Weasley per rincasare. Si alzò, svogliatamente, per scendere a vedere. Il campanello continuava a tormentargli la testa confusa.
Poi, mentre scendeva le scale, il suono si spense. Ma in compenso, la voce squillante di Ginny lo chiamò con forza dalla cucina.
Questo lo fece destare del tutto. Preoccupato per la sorellina, fece le ultime scale di corsa, rischiando di rompersi il collo, per poi accorgersi, una volta arrivato all'ingresso, che l'urlo di Ginny non era stato di paura o di pericolo, ma di gioia e di stupore.
Davanti alla ragazzina dai capelli rossi, stanco ed impolverato, con un manico di scopa in una mano, stava in piedi Harry Potter, gli occhiali appannati ed i capelli ancora più scompigliati del solito. Non sorrideva, ma guardava Ron fisso.
"Harry!!" urlò a sua volta Ron, correndo incontro all'amico ed abbracciandolo. Con gli occhi pieni di smarrimento, lo inondò di domande, e avrebbe continuato se Ginny non lo avesse bloccato.
"Su Ron, dagli un po' di respiro! Sembra esausto...su, vieni Harry, c'è del caffè caldo se vuoi..." disse la bambina gentilmente, facendo accomodare l'ospite inatteso.
"Grazie Ginny" rispose Potter sorridendo. Si sedette, e di fronte a lui si mise Ron, lo sguardo sempre più perplesso.
Dopo che Harry ebbe bevuto una tazza di fumante caffè, finalmente Ron prese di nuovo a riempirlo di domande.
"É tutto a posto Ron...no, i miei zii non mi hanno fatto niente. Non sono scappato per quello"
"Ma...sei venuto da Little Whinging fino a qui con la scopa??" chiese Weasley con un misto di ammirazione e disapprovazione, indicando con il capo il manico di scopa che poggiava ora vicino ad una parete.
"Si..."
"Ma come hai fatto, avrebbero potuto vederti..."
"No, ho usato un incantesimo che mi ha insegnato Moody...ma non è questo il punto, Ron, Ginny, scusate se sono piombato qui in questo modo. Non avrei dovuto..." Harry si morse le labbra, in una smorfia di vergogna.
"Harry, lo sia che qui sei sempre il benvenuto!" intervenne Ginny "Ma...almeno dicci perché sei qui? Cosa è successo?" chiese allarmata.
Harry esitò per un momento. Poi, senza risponderle, mise una mano all'interno della giacca che ancora aveva addosso, e ne estrasse la copia del Quibbler che aveva preso in casa della signora Figg.
Ron e Ginny lo fissarono con sguardi inquisitori, che Harry sentì gelare sulla sua pelle.
Aprì il giornale. La pagina su cui si soffermò era consunta ai lati, come se fosse stata letta milioni di volte. Voltò il giornale in direzione dei due amici, ed infine disse in un filo di voce "L'ho trovato in casa della signora Figg"
Ron e Ginny si avvicinarono per guardare meglio. Quando entrambi ebbero finito di leggere, fissarono Harry con sguardi ancora più preoccupati e pensosi.
"Cosa...significa?" chiese Ginny mestamente.
"Non lo so" rispose Harry "ed è per questo che sono qui"
"Tu...tu non vuoi tornare là dentro, vero Harry? Ricordi cosa è successo? Ricordi cosa ci è successo lì dentro..." mormorò Ron con il terrore dipinto sul volto.
"No, non voglio tornare al Dipartimento" disse Harry, vedendo il colore pian piano tornare sulla pallida faccia di Ron "Non per ora, almeno" aggiunse sottovoce.
"Ma allora...?"
"Io devo sapere" proruppe Harry con tono deciso "Devo sapere...se Remus ha voluto che io non leggessi questo, vuol dire che...c'è qualcosa di...insomma...cosa vuol dire quell'articolo? Cosa c'è esattamente dietro quel dannato velo? C'è una possibilità che Sirius..." si interruppe ed abbassò gli occhi.
Ron e Ginny si scambiarono uno sguardo di rassegnazione.
"Harry..." iniziò Ron pacatamente "...non---non è possibile, ti rendi conto che Sirius è m---"
"Lo so!" rispose furioso Harry, alzando la voce "Lo so...ma è proprio di questo che si tratta, no? Il giornale dice che quella è la soglia...la soglia tra la vita e la morte. Cosa vuol dire? Cosa c'è oltre?"
"E poi, lo sai che il Quibbler pubblica solo robaccia..." cercò timidamente di intervenire Ron.
"Questa volta è diverso" rispose Harry fermo "Io so che è diverso. Luna me ne aveva già parlato, subito dopo la morte di Sirius. E poi...io li ho sentiti! C'eravate anche voi, io li ho sentiti..." sospirò, e poi riprese "Cosa voleva dire Luna, quando parlava di sua madre...cosa, cosa..." Harry guardò negli occhi prima Ron, poi Ginny, poi nuovamente Ron. I due Weasley lo fissavano con sguardi di compassione che facevano ribollire ad Harry il sangue nelle vene.
"Se vostro padre fosse morto, quando quel serpente lo attaccò..." iniziò quasi con le lacrime agli occhi "...e se ci fosse una sola, sciocca, inutile, infantile ma reale speranza di vederlo anche una sola altra volta...anche solo di poter ascoltare il suono della sua voce, una volta, anche solo una sola altra volta...voi cosa fareste?"
Ron e Ginny si scambiarono un altro, lungo, penoso sguardo. Ginny tacitamente assentì. Ron sospirò, si voltò verso il suo migliore amico, e sorrise lievemente.
"Allora" iniziò piano "Cosa...cosa dobbiamo fare? Cosa vuoi fare adesso?" chiese, pentendosi di ogni singola parola nel momento stesso in cui la pronunciava.
Harry rispose al suo sorriso dolcemente. Deglutì e prese a parlare "Ginny, tu sai dove abita Luna Lovegood, vero?"
"Certo, ma..."
"Bene. É lì che siamo diretti. Devo parlare con lei, devo cercare di tirarle fuori qualcosa di sensato"
"A parte il fatto che tirare fuori qualcosa di sensato da Luna è impossibile...ma poi, come pensi di arrivarci? Tutti su manico di scopa?" chiese Ron in maniera diretta.
"Si. Ma voi non siete certo obbligati a venire. Voglio solo sapere dove abita Luna...e Ginny può aiutarmi"
"Sciocchezze, noi verremo con te!" propose indignata Ginny.
"Ginny!"
"Oh Ron, smettila" la ragazzina liquidò il fratello con una frase secca.
"Ma la mamma ci ucciderà" piagnucolò Ron in direzione della sorellina.
"Ron, andiamo, non fare il bambino! La mamma probabilmente non tornerà fino a domani, e noi potremo già essere tornati. Dobbiamo aiutare Harry, e poi volare un po' farà bene ad entrambi...il Quidditch si avvicina"
Ron si voltò verso Harry, ed esitante annuì sorridendo "Va bene" disse "veniamo"
Il volto di Harry si illuminò. Sorrise ampiamente, con un misto di preoccupazione ed eccitazione.
"Farò anche su di voi l'incantesimo del vecchio Moody...ed ora andate a prendere le scope. Devo trovare Luna al più presto. Devo far chiarezza su tutta questa faccenda, devo sapere se...se...lo devo fare, lo devo a Sirius...lo devo a tutti coloro a cui lui manca tanto terribilmente quanto manca a me..."
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