La Soglia
capitolo X
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CAPITOLO X - RITORNO NELLA CAMERA DELLA MORTE
Luna Lovegood era china su un pesante tomo di Trasfigurazione. Non riusciva proprio a farsi entrare in testa come trasformare un picchio in un martello, ed il continuo movimento nel laboratorio attiguo alla sua camera non la aiutava a concentrarsi.
Sospirò alzando i grandi occhi azzurri verso la finestra aperta. Fuori una serata tranquilla e silenziosa era scesa sulla campagna, oscurando tutto, con piccoli sprazzi di luce eterea fornita dalle molte stelle, e dal velato chiarore della Luna, nascosta da leggere nuvole color cenere. Amava contemplare il mondo nei suoi più piccoli particolari, sempre con le enormi pupille lucenti, sempre con lo sguardo perso nella sua fantasia.
Un fruscio delle pagine del libro sotto i suoi gomiti la riportò alla realtà, e prese nuovamente a seguire con gli occhi, senza davvero leggere, le complicate spiegazioni che il manuale forniva.
"La forma stessa del becco del picchio permette una facile e veloce trasformazione in un qualsiasi utensile da lavoro. Prendiamo ad esempio un martello..."
Per un momento, sembrò a Luna che il rumore che sentiva provenire dalle camere del piano inferiore fosse solo frutto della sua immaginazione. Dopotutto, parlando di picchi e di martelli non le sembrava poi così assurdo il fatto di sentire colpi e battiti.
Dopo alcuni istanti si accorse però che il martellare, il bussare, non era dovuto ad uno scherzo della sua mente stanca. Si alzò, quando dalla stanza accanto venne la voce di suo padre.
"Luna tesoro, vai tu alla porta? Forse sono riuscito a trovare dei segni delle uova dei Vermi dell'Isola di Pasqua!"
"Va bene papà" rispose la ragazzina in un filo di voce, correndo giù per le scale per arrivare nella stanza di ingresso. Talmente energica era la bussata del visitatore inaspettato, che la porta di legno intagliato vibrava, scossa e rumorosa.
Luna prese in una mano pallida il pomello, e lo girò. Quando la porta si aprì, si presentarono davanti ad i suoi occhi sognanti Harry Potter ed i due più giovani Weasley. Erano tutti e tre visibilmente stanchi, tenevano in mano ognuno un manico di scopa, ed i loro abiti erano logori.
I tre si aspettarono una qualche esclamazione di stupore, di meraviglia. Invece, l'espressione sul volto di Luna non mutò. Sorrise appena in loro direzione, e scansandosi spalancò la porta e disse gentilmente "Salve, ragazzi"
I tre ospiti si scambiarono degli sguardi di sorpresa. Sia Harry che Ron puntarono le loro occhiate su Ginny, come per cercare una qualche risposta plausibile. La ragazzina dai capelli rossi si limitò ad alzare le spalle con un sorriso.
Mentre Luna li conduceva nel salotto, alla promessa di qualcosa di caldo da bere, Ron afferrò il braccio di Harry e lo tirò a se "Ed ecco la prima prova che 'Luna Lovegood' e 'sensato' non dovrebbero mai essere usati nella stessa frase" bisbigliò nell'orecchio dell'amico, continuando a fissare l'esile figura della ragazza bionda davanti a loro.
"E poi guarda!" continuò, dopo un po', con un espressione quasi inorridita nella voce "Guarda i quadri di questo corridoio!"
Harry aveva altro a cui pensare, e non aveva certo fatto caso all'arredamento di casa Lovegood. Ma ora che Ron glielo faceva notare, si accorse che sulle due pareti color blu elettrico che li circondavano erano appesi alcuni dei quadri più strani che avesse mai visto. Erano tutti quadri magici di essere strampalati ed improbabili, ed ognuno portava una targhetta di bronzo con su scritto l'assurdo nome della bestia raffigurata.
Serpente a Sonagli Danzatore di Flamenco, Pampa Argentina...Formica a Due Teste Gigante Alata, Transilvania...L'Abominevole Uomo delle Nevi emigrato nel Borneo...ce ne era davvero per tutti i gusti. Alla fine del corridoio, sulla parete principale, giganteggiava il più grande di tutti i dipinti. Un'enorme e raccapricciante raffigurazione di un esemplare dei famigerati Yak Russanti dalle Corna Attorcigliate della Svezia. Una passione di famiglia, pensò Harry.
Finalmente Luna li fece accomodare in un salottino dove fu loro servito del tè verde molto rassicurante nella suo avvolgente aroma. Luna continuava a fissarli mentre bevevano il loro tè, con la stessa espressione assente con la quale fissava la notte sulle campagne dalla finestra della sua camera.
Harry la guardava sempre più dubbioso, finché, posata la tazza sul vassoio d'argento, si decise a parlare chiaramente.
"Senti Luna" disse deciso "Cosa sai della Soglia?"
La tazza nella mano di Ron tremò. Luna guardò a lungo Harry, ed il suo sorriso trasognante svanì pian piano.
"Io so perché me lo chiedi" disse con voce appena udibile "É per Stubby Boardman. Hai visto l'articolo sul giornale"
"Stubby chi?!?" sbottò Ron versando parte del suo tè sul divano color magenta.
"Lascia stare" lo liquidò Harry senza neanche voltarsi a guardarlo "Si, Luna, è proprio per lui che siamo qui. Allora, cosa sai?"
Luna deglutì, ed il suo volto sembrò quasi concentrato "Non molto a dire il vero. Papà mi ha sempre raccontato dei segreti del Ministero della Magia. Diceva che lì dentro custodiscono tutti i misteri che l'uomo cerca di svelare fin dall'origine della vita. E la Camera della Morte..." Ron emise un gemito di terrore, ma Luna continuò "...lì è contenuto il passaggio, la porta che alla fine tutti passiamo. La Soglia tra noi e...gli altri. Tramite quell'arco il mondo dei vivi e quello dei morti entrano in contatto...non si sa come, né perché, ma avviene...papà ha sempre cercato di svelarne il mistero, perché all'inizio lui voleva portare indietro..." i suoi occhi si abbassarono "...ma poi, da quando siamo usciti miracolosamente vivi da quel posto, all'inizio dell'estate, ha cambiato idea. Dice che è troppo pericoloso" la sua voce si faceva sempre più bassa "...voi volete tornarci, vero?"
"No!" urlò Ron "No...vero, Harry?" aggiunse con timore.
Harry rimase in silenzio per un lungo istante. Osservava Luna, e pensava. Erano sicuramente tutte fantasie. A quanto era disposto a credere per Sirius? La risposta era una sola...
"Si" disse di scatto "Ci torno stasera. Voi potete tornare a casa" esclamò in direzione dei fratelli Weasley.
"Harry!" sospirò Ron. Non ci fu risposta.
"Ginny!" disse il ragazzo alla sorella, con voce terrorizzata.
"Harry, noi veniamo" disse la ragazzina. E le rassicurazioni di Harry e le implorazioni di Ron non servirono a smuoverla dalla decisione che aveva preso.
"Vengo anche io" esordì Luna timidamente. Alzò gli occhi al soffitto. Da sopra ancora si sentiva il rumore di una paletta che affondava in chili e chili di sabbia "Se posso rivedere la mamma...verrò anche io"
"Bene" sospirò alla fine Harry "Allora...andiamo"
Quattro scope planarono silenziosamente attraverso il cielo scuro e fumoso di una Londra addormentata.
Non appena ebbero posato i piedi sulla strada nera di un viottolo di periferia, Harry ed i suoi compagni d'avventura persero la protezione dell'incantesimo che aveva loro permesso di volare inosservati per le nuvole e sulla campagna Inglese, fino alla grande città.
Come Harry ricordava, il Ministero della Magia era ben nascosto agli occhi dei babbani. Avvolta nello smog basso sul marciapiede, tranquilla ed insospettabile, davanti a loro ritrovarono la familiare cabina telefonica che serviva da ingresso ai piani bassi e nascosti dell'edificio incantato.
Nulla si muoveva tra le pareti rovinate degli edifici circostanti, e nulla poteva essere udito tranne i loro respiri pesanti e stanchi.
Eppure...
...Harry si voltò di scatto, facendo spaventare non poco Ron. Gli sembrava di aver sentito qualcosa, gli sembrava di aver visto una figura scivolare nell'ombra dei lampioni fiochi. No, forse si era sbagliato. Forse era solo un gatto che cercava qualcosa da mangiare nei cassonetti dell'immondizia.
"Ha---harry, perché non ci muoviamo?" mormorò Ron a denti stretti.
"Si..." assentì Harry conducendo l'amico e le due ragazze verso la cabina "Ron" aggiunse deciso "Stai attaccato a Ginny, io penserò a Luna..." ed a queste parole mandò uno sguardo alla ragazzina, che si guardava intorno con un sorriso sereno sulle labbra come se fosse in un parco giochi. "Loro non possono usare la magia, rischiano di essere espulse" concluse Potter.
Ron annuì esitante, e tutti si strinsero all'interno della cabina telefonica distrutta. La situazione era peggiorata dall'ultima volta che Harry vi aveva messo piede. I vetri erano ancora più rotti, e non c'era traccia della cornetta.
"Se Hermione sapesse cosa stiamo facendo" balbettò Ron cercando di infondersi coraggio.
"Sarebbe su tutte le furie, ma sarebbe qui ad aiutarci" lo rincuorò Harry, digitando sulla tastiera dell'apparecchio il numero che aveva visto fare al signor Weasley mesi prima.
Una voce fredda e distaccata di donna diede loro il benvenuto, e fece la solita inchiesta domandando loro il motivo di quella visita a tarda serata. Harry esitò per un momento. Gli sembrava quasi naturale rispondere "Siamo qui per salvare Sirius Black"...ma poi si rese conto dell'assurdità di quella frase. Ed in un momento gli venne in mente quella maledetta sera in cui era stato tanto ostinato da cadere nella trappola di Voldemort, e si domandò se non si stava imbarcando in un'altra trappola, mettendo a rischio la vita dei suoi amici. Si domandò quanto sciocca Dumbledore avrebbe giudicato quell'azione, si domandò cosa ci stava facendo di nuovo in quel luogo, quello stesso luogo dove aveva perso l'unica persona al mondo che poteva chiamare "famiglia".
Il tutto accadde in una frazione di secondo. Harry vide il suo riflesso sui vetri scheggiati della cabina, le labbra tremanti, e vide la sua immagine, quella stessa immagine che tante volte aveva già visto all'interno del piccolo specchio di Sirius, quella stessa immagine che tante volte aveva sperato di veder tramutare nel volto scavato di Sirius. E per un istante gli sembrò che i suoi occhi verde smeraldo si tramutassero in quelli scuri e profondi del suo padrino, e nella sua testa riecheggiò quella voce roca, quella frase che non aveva mai sentito..."Buon Compleanno, Harry!"
Tirò un profondo sospiro. Prese la sua decisione. "Salvataggio di Sirius Black" gridò ad alta voce nella cabina telefonica, facendo stupire i tre che erano con lui. La voce femminile non fece obiezioni. Fece loro trovare i tesserini distintivi che indossarono sopra le camicie sporche per il lungo volare, e la cabina pian piano cominciò a scendere.
Non ci volle molto, ed ecco che Harry, i Weasley e Luna Lovegood erano per una seconda volta insieme all'interno del Ministero della Magia.
Tutto all'interno era silenzioso e calmo. La grande fontana raffigurante il mago, la strega, il centauro, l'elfo ed il goblin era tornata al suo posto, come se il combattimento tra Dumbledore e Voldemort non fosse mai accaduto. Emanava una luce soffice ed invitante, ed i quattro proseguirono verso le ascensori.
Ginny si avvicinò ad Harry e disse a bassa voce, per non far preoccupare Ron "Harry...non è un po' strano? Pensavo che sarebbe stato praticamente impossibile entrare nel Ministero, dopo quello che è successo l'ultima volta..."
"É quello a cui pensavo anche io" rispose Harry pensieroso "Ma adesso non mi importa. Devo andare avanti"
Si recarono alle ascensori dorate, che sferragliando li portarono sempre più giù, Dipartimento dopo Dipartimento. Harry poteva sentire il respiro affannato e preoccupato di Ron, mentre negli occhi di Ginny c'era una prepotente determinazione. In quelli di Luna, al contrario, tutto era sfuocato come nello più sfasato dei sogni.
Arrivarono al piano più basso del Ministero, laddove, dopo il lungo corridoio pieno di torce, oltrepassarono la porta nera che conduceva direttamente nel Dipartimento dei Misteri.
Harry continuava a sentirsi a disagio, continuava a sentire qualcosa...ma non ci pensò, non volle voltarsi indietro ed ecco...il bivio che più temevano. Giunsero nella sala circolare dalle pareti oscure. Le sinistre candele dalle fiamme blu danzavano nell'aria immobile. Le tante porte di ponevano tra loro e la loro oscura meta, mentre il pavimento marmoreo brillava come una lapide illuminata dal chiaro di Luna.
"Credo che dovremmo usare il vecchio trucco di Hermione" iniziò Harry, esattamente nell'istante in cui le pareti della stanza cominciavano a girare. Quando si fermarono, Harry si avvicinò ad una delle porte. Strinse in mano la bacchetta, e con forza spalancò la barriera di legno scuro.
Quando i quattro ebbero una chiara visuale della stanza in cui erano capitati, trasalirono per l'emozione e la paura.
"No...no...è tutto troppo facile" mormorò Harry dirigendosi verso le scalinate della grande sala ad anfiteatro.
Scesero lentamente i gradini che li separavano dalla parete principale. Con ogni passo, Harry ripercorreva con la mente tutto ciò di cui era stato testimone in quella camera dei suoi incubi...avanzava verso il misterioso velo mosso da una gelida aria ultraterrena, e rivedeva Tonks distesa per terra, svenuta...vedeva Neville, con il naso sanguinante, e quasi gli sembrava di sentire tra le mani la sfera della profezia di vetro, ed il suo calore inebriante...poi, l'ombra della Trelawney, che evaporava come il fumo di un caminetto acceso, declamando la sua profezia senza che nessuno la potesse sentire...e poi..."Non c'è niente che puoi fare, Harry...niente...se ne è andato"...la voce di Lupin rimbombava nella sua testa mentre poggiava il piede al centro della sala, oltre l'ultimo gradino. Si sentì venir menò, chiuse gli occhi e le ginocchia non lo ressero per un istante, almeno fino a quando Ron, allarmato, non lo riportò alla realtà con una pacca sulla spalla.
"Harry" disse "Harry, ci siamo. Eccoci" guardò con uno sguardo preoccupato il velo nero appeso all'arco, sul podio di pietra antica. Luna era già davanti ad Harry, e fissava incantata il passaggio, con un ampio sorriso e gli occhi luccicanti. Ginny era vicino a lei.
Harry riprese il controllo delle sue azioni "Si---si, Ron" mormorò con un filo di voce. Si avvicinò alle due ragazze.
"Li senti Harry, li senti?" chiese Luna eccitata. Ginny la guardò con timore.
"Si Luna" rispose Harry senza pensarci troppo "Si..."
Dal velo danzante, echeggiavano leggere voci lontane, bisbigli, sussurri simili a quelli che si sentono la notte, quando tutto è buio e silenzioso, e che si attribuiscono al vento che soffia tra gli alberi.
Harry allungò un braccio. Man mano che le sue dita si avvicinavano al velo sentiva un gelo pervadere tutto il suo corpo. Fece indietreggiare con un gesto del capo i due Weasley.
Anche Luna avanzò per scostare il velo assieme a lui, ma proprio quando entrambi stavano per toccare la stoffa color notte, dei sonori rumori li distrassero.
Erano rumori di passi, chiari rumori di passi che scendevano per i gradini del salone. Tutti si voltarono di scatto impauriti, e rimasero pietrificati alla vista dei loro visitatori.
Una voce fredda e volgare risuonò nell'anfiteatro "Bene bene, ecco i nostri bimbi...ma dov'è il lupo cattivo?"
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