La Soglia

capitolo XI

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CAPITOLO XI - L'ULTIMO ADDIO

"Tu sei completamente impazzito!" bisbigliò una voce tagliente nella calma del piccolo ufficio circolare.

"Phineas, per favore, non fare sempre il guastafeste" rispose con tono annoiato la voce dolce e bassa del Preside. Il vecchio mago era seduto al suo tavolo, sorseggiava tè fumante da una tazzina di porcellana, e teneva gli occhi socchiusi nel silenzio della camera.

Tutti i quadri che lo circondavano dormivano pesantemente. Tutti, tranne quello del vecchio Preside Serpeverde, che guardava Dumbledore con occhi pieni di preoccupazione.

"Hai appena mandato quattro ragazzini nella Camera della Morte! Per non parlare del lupo mannaro" tuonò la voce del quadro.

"Non sono questioni che ti riguardano. Ti ho già detto che l'ho fatto per una buona causa, e non c'è nulla di cui preoccuparsi" disse Dumbledore prendendo un altro sorso di tè "Se non fossi stato più che sicuro della sicurezza di Harry e dei suoi amici, non avrei mai chiesto al Ministero di lasciarli passare questa notte, di rallentare la guardia, di metterli...sulla giusta strada"

"Ma colui-che-non-deve-essere-nominato sicuramente avrà mandato qualcuno! Sai bene che tiene d'occhio Harry" si affrettò allarmato Phineas Nigellus.

"Ovviamente avrà mandato qualcuno" Dumbledore fece un piccolo sorriso soddisfatto "Ma siamo pronti. E se la situazione dovesse prendere una piega...particolare, allora sono pronto io stesso a presentarmi al Ministero"

"Credi che manderà lei?" domandò con aria rassegnata il quadro.

"Vedremo, Phineas, vedremo...ora tutto ciò che mi interessa è far trovare ad Harry ed a Lupin le loro risposte. Glielo devo, in parte mi sento responsabile del loro dolore..." il Preside abbassò lo sguardo azzurro. Ci fu un lungo silenzio tra i due.

"In ogni caso" riprese Dumbledore "Lupin e Harry dovranno affrontarlo, prima o poi. Che sia questa sera o meno, prima o poi si troveranno faccia a faccia con lei. Ed in un certo senso, spero sia questa sera. Perché...forse è meglio che chiudano questa faccenda una volta per tutte. Devono imparare ad andare avanti. É questa l'unica ragione per cui li ho mandati al Ministero"

"Credi che riusciranno a resistere?"

"Spero di si. Spero si rendano conto di cosa hanno davanti. La Soglia è un passaggio a senso unico. É questo che devono capire. E quando lo capiranno...forse le loro ferite riusciranno a rimarginarsi"

"Bene bene, ecco i nostri bimbi...ma dov'è il lupo cattivo?"

L'aria nella Camera della Morte si fece ancora più gelida di quanto già non lo fosse. Harry e Luna erano rimasti immobilizzati con le loro mani protese in avanti, i volti voltati di scatto per osservare le due figure che scendevano lentamente gli scalini di pietra.

Bastarono pochi secondi di smarrimento, ed ecco che in un lampo di luce magica i quattro ragazzini si ritrovarono disarmati delle loro bacchette. Guardavano tutti atterriti i due Mangiamorte che avanzavano.

Il nero mantello ed i neri capelli di Bellatrix Lestrange entravano in contrasto con il pallore cadaverico della sua pelle. Dietro di lei, avanzando guardingo, un uomo dai capelli chiari e la faccia consunta. La mano destra era coperta dal mantello nero, e gli ochi azzurri brillavano.

"Raccogli le loro bacchette, Pettigrew" ordinò la donna in maniera perentoria. L'animagus obbedì silenzioso. Harry ed i suoi amici guardavano la scena impotenti. Il velo ed il suo danzare ancora offuscavano la vista di Harry.

Bellatrix si voltò verso di loro e sorrise malignamente "Salve nanerottoli! Che bella rimpatriata, non trovate?"

Harry ribolliva di rabbia. "Ma come hai fatto a..." mormorò a denti stretti.

"Come?" chiese la strega spalancando gli occhi "Posso riavere i miei fumetti?" la sua voce era diventato lo stridulo canzonatorio che Harry aveva conosciuto mesi prima. Rise squallidamente prima di riprendere a parlare "Ma davvero, non mi serviva uno stupido travestimento per capire che saresti venuto qui. Sei così prevedibile, tesoro" rise nuovamente "E tutto questo...per il mio povero bel cuginetto? Oh, ma che cari" fece una smorfia di falsa commozione.

Harry sentiva di non potersi trattenere ancora a lungo. Fece un passo in direzione di Bellatrix, ma quella con un colpo di bacchetta lo mandò indietro, facendolo cadere sulla schiena. Ron e Ginny si abbassarono per vedere se stava bene, mentre Luna guardava il tutto come se stesse assistendo ad uno spettacolo teatrale.

"Ma allora" urlò Harry rialzandosi, gli occhi pieni di odio "Visto che ormai siamo indifesi, perché non ci uccidi?"

"Non tentarmi, piccolo" rispose la donna sghignazzando "Ma stanotte non sono qui per te. Il mio Signore in persona vuole prendersi cura di te, quando ce ne sarà l'occasione. Questa notte siamo qui per qualcun altro"

"Esatto. Una mia vecchia conoscenza. Sono sicuro che il lupo cadrà nella nostra trappola" Peter Pettigrew sorrise mostrando orribili denti giallastri "Quell'idiota è talmente sentimentale che farebbe qualsiasi cosa per te. Sarà qui da un momento all'altro, i nostri informatori lo hanno visto muoversi verso Londra"

"Ma cosa vi importa di Lupin?" domandò Harry cercando di nascondere la paura.

"Oh, diciamo che il nostro Signore sta cercando di disfarsi dei membri più in vista dell'Ordine della Fenice. Il nostro lupacchiotto è uno di questi" Bellatrix si guardava intorno, la bacchetta ferma in mano.

Ad Harry parve di vivere un incubo. Era tutto come quella volta, quando Sirius era corso in suo aiuto. E per amor sua aveva perso la vita. Ed ora...sarebbe toccato a Remus? Ancora una volta lui sarebbe stato responsabile di una tale tragedia?

"Sarà divertente" disse d'improvviso Bellatrix "Uccidere Lupin proprio qui dove ho già ucciso Sirius" rise con scherno verso Harry "Questo luogo conserva tanti bei ricordi, non è vero tesoro?"

Harry non rispose. Continuava a mordersi le labbra, mentre dietro di lui i Weasley cercavano di trattenerlo.

"Non abbiamo tutta la notte...dove si sarà cacciato quel mos--"

"Eccomi, Bella" in un momento, gli occhi di tutti i presenti si voltarono verso l'entrata della camera. Sul più alto dei gradini, fermo ed imponente, la bacchetta stretta in pugno, Remus Lupin era appena entrato, e lanciava sguardi di fuoco verso i due Mangiamorte.

Harry si stupì. Non aveva mai visto Remus in quello stato. Ogni fibra del suo corpo sembrava tremare nervosamente. Respirava a fatica, e le pupille color ambra erano intrise dell'odio e della rabbia più profondi.

"Bentrovato, ti aspettavamo" urlò Bellatrix spavaldamente.

Remus avanzò velocemente giù per i gradini di pietra. Tutto intorno a lui sembrava muoversi convulsamente in uno stato sfocato in cui non riusciva a distinguere nulla. I suoi movimenti erano meccanici e decisi, ma quasi involontari. Harry, Ron, Ginny e Luna per un istante non esistevano più. Non si accorse nemmeno di Pettigrew che cercava di disarmarlo. Liquidò il suo vecchio compagno di scuola con un incantesimo che lo fece cadere per terra svenuto.

Tutto in lui era indirizzato verso un solo punto. Gli occhi neri di Bellatrix splendevano in mezzo alla confusione circostante. Gli sembrò di vivere uno dei suoi incubi, uno di quegli incubi che lo tormentavano da mesi.

Cosa stava facendo? Come si sarebbe comportato? La sua più grande paura era lì. Non la donna che gli aveva portato via Sirius, ma lui, lui stesso, quel Remus Lupin così incontrollabile e vendicativo era la sua più grande paura. Avrebbe ceduto? Avrebbe permesso alla bestia di prendere il sopravvento sull'uomo? Sentiva nella sua testa la risata di Bellatrix, sentiva il rumore sordo del corpo di Sirius che cadeva sul pavimento di pietra...Bellatrix era davanti a lui. Stava alzando la bacchetta per lanciare una maledizione mortale. Ora, ora o mai più...

Solo una volta, solo una volta...avrebbe assecondato il suo istinto...

"Crucio!"

Bellatrix non ebbe neanche il tempo di rendersi conto di ciò che accadeva. Remus sentì la sua stessa voce pronunciare l'incantesimo senza perdono, e vide il corpo esile della donna piegarsi davanti a lui in un contorto spasmo di dolore, e la voce stridula della strega lanciare un urlo disperato e disumano.

Harry ed i suoi amici lo fissavano con gli occhi spalancati per lo stupore. D'improvviso, come se venissero da un altro pianeta lontano, Harry udì nuovamente le voci che lo chiamavano da dietro il velo.

"Vieni Harry...apri il velo, Harry..."

Il ragazzino si avvicinò all'arco, e protese la mano...

Remus non fece caso a lui. Sentiva il suo corpo in fermento, tutto in lui era un'emozione in contrasto. Odio, vendetta, rimorso, ormai nulla poteva più fermarlo. Alzò di nuovo la bacchetta, e con le lacrime che si formavano nei suoi occhi brillanti ripeté la maledizione ancora una volta, ed un'altra volta, ed un'altra...

"Vieni Harry...apri il velo, Harry..."

Bellatrix era stesa in terra distrutta dal dolore lacerante. Piangeva come una bambina implorando pietà. La vista di Remus era offuscata dalle lacrime. Pietà? Pietà? Aveva avuto pietà, lei, per i Longbottom? Aveva avuto pietà, quando gli aveva portato via la persona più importante della sua vita?

"Vieni Harry...apri il velo, Harry..."

Remus alzò la bacchetta nuovamente. Le sue guance erano inondate di lacrime, e la sua bocca si contrasse in una smorfia di dolore mentre stava per pronunciare la sua ultima maledizione "Ava--"

"Vieni Harry...apri il velo, Harry..."

"NOOOO! Non farlo, Remus. Non farlo...Moony"

Remus restò immobile. Il braccio era ancora alzato, la maledizione gli si era spezzata sulle labbra. Non poteva essere...quella voce. Quella voce calda e roca, sempre pronta a sorridere. Quella voce che cantava di Ippogrifi a Natale, che lo rassicurava quando era triste, che gli sussurrava il suo amore tenendolo stretto tra le sue braccia...

"Non farlo. Tu non sei così. Tu non sei come lei"

Remus si girò di scatto, dimenticandosi di Bellatrix, ormai svenuta per il dolore. Sorprendentemente, le lacrime cessarono di scorrere. La bacchetta gli cadde dalla mano, e fece un passo in direzione dell'arco.

Davanti al velo aperto, Harry era in ginocchio e respirava a mala pena. Ginny, Ron e Luna guardavano in direzione del velo con occhi spalancati.

"Sirius" la voce di Remus era tornata ad essere dolce e rassicurante come prima, non più infettata dall'odio. Le parole gli uscirono come un bisbiglio, un respiro sommesso. Si avvicinò ancora, portandosi una mano alle labbra.

Sirius era lì davanti a lui. In piedi tra le due colonne dell'arco di pietra, avvolto in una luce surreale che proveniva direttamente dalla soglia. Lo stesso volto scavato, gli stessi capelli lunghi e corvini, le stesse mani grandi dalle dita affusolate, e quegli stessi occhi scuri in cui Remus poteva immergersi e specchiarsi. Sorrideva lievemente, ed appariva sereno e calmo.

Remus era ormai di fronte a lui. Non sapeva cosa dire, cosa fare, non sapeva se credere a ciò che stava vedendo. Senza dire una parola, avanzò una mano verso Sirius, e piano, dolcemente, gli toccò una guancia pallida, la carezzo con tenerezza. Sirius socchiuse gli occhi, ed incontrò le mani di Remus con le sue. Le portò al viso e le sfiorò con le labbra.

Ogni parola sarebbe stata superflua. Ogni commento inutile.

Remus guardò a fondo negli occhi di Sirius. I loro sguardi si immersero l'uno nell'altro, e tutto fu silenzio per alcuni lunghissimi istanti.

"Tu non sei così" disse Sirius con voce pacata "Tu non sei un mostro, Moony. Non te lo saresti mai perdonato. Io non me lo sarei mai perdonato"

Remus sorrise amaramente. Avrebbe voluto dire tante cose a Sirius. Avrebbe voluto slanciarsi in discorsi sui suoi sentimenti, su quanto gli mancava, su come stava soffrendo. Ma sentì che sarebbe stato tutto inutile. Sirius sapeva.

"Sirius!" d'improvviso venne la voce di Harry, che trovò la forza per parlare. Con il volto coperto di lacrime, abbracciò il suo padrino che gli sorrise dolcemente.

"Sirius, noi siamo qui..." singhiozzò il ragazzino "... siamo qui per salvarti, siamo venuti a prenderti. Devi venire con noi, tu puoi ancora tornare indietro..."

Sirius rise apertamente "A salvarmi? A salvarmi da cosa, Harry?"

Harry e Remus si guardarono senza sapere cosa rispondere.

"Non c'è nessuno da salvare, tranne voi stessi. Dovete salvarvi...da me. Dalla mia memoria. Dovete lasciarmi andare. Ed è proprio per questo che siete qui, vero?"

"No Sirius, no tu devi tornare...devi...non sai quanto..."

Sirius interruppe Harry con un cenno della mano "Io non posso tornare. E voi lo sapete bene. Lo sapete, e lo sapevate anche prima di venire qui. Harry, non piangere...non c'è da piangere. Io sono con voi. Sono sempre con voi. Forse non potete parlarmi, non potete toccarmi...ma io sono con voi. E voi...dovete imparare ad andare avanti..."

"Proprio così" una voce venne dall'alto dei gradini. Remus, Harry e gli altri si voltarono, ed ancora una volta quella sera si stupirono per l'inaspettato visitatore. Il Preside Dumbledore scendeva piano le scale, sorridendo in direzione di Sirius.

"Proprio così" ripeté quando fu vicino agli altri "É per questo che questa sera vi ho mandati qui, per questo e per null'altro"

"Mandati qui?" chiese Harry stupefatto.

"Oh Harry, ci sarà tempo per spiegare. Noi abbiamo tutto il tempo che ci serve. Credo invece che ci sia una persona che ora debba salutarvi, non è vero, Sirius?" il mago ammiccò con il capo a Black.

Remus si girò di scatto verso Sirius, che gli sorrise amaramente. Gli prese una mano, e si accorse che le lacrime cominciavano a scendere di nuovo sulle sue guance.

"No..." bisbigliò Harry "No...non andartene..."

Sirius lo tirò a se e lo abbracciò. Quindi si rivolse a Remus "La prima volta non ti ho detto addio. Ma non te lo dirò neanche adesso. Arrivederci, Moony"

Sirius prese nuovamente la mano di Remus tra le sue, e la baciò con dolcezza.

"Io non posso...non posso andare avanti senza di te. Sirius, io non ce la faccio, non ce la faccio..." Remus abbassò gli occhi.

"Ce la devi fare. Ce la farai. Sei la persona più straordinariamente forte che io abbia mai conosciuto. Tu ce la farai, perché è così che deve andare. E quando vorrai parlare con me, quando sentirai troppo la mia mancanza...guarda le stelle. Io sono lì per te. Io ti amo, Moony" la voce di Sirius era diventata un sussurro. Prese un profondo respiro, e lasciò andare le mani di Remus.

"Ma forse..." disse "Forse prima c'è qualcuno che vorrebbe vedere una certa persona..." il suo sguardo si posò su Luna.

"No" disse la ragazzina, facendo sobbalzare per la sorpresa Ron e Ginny "No...grazie. Preferisco...di noi. Non servirebbe a nulla. Non la riporterebbe indietro" abbassò gli occhi azzurri.

Sirius sorrise ed indietreggiò. Dumbledore si fece vicino a lui ed afferrò con la mano il velo nero.

Remus prese tra le sue braccia Harry è lo fece voltare. Tra le lacrime sentì Harry sussurrare "Sirius..."

Dietro le sue spalle, un leggero frusciare di stoffa antica che veniva rimessa al suo posto. Si voltò di nuovo, e laddove la luce aveva coronato la figura di Sirius, era tornato a danzare il velo della morte. Tutto era finito, tutto era silenzioso. La Camera della Morte era nuovamente gelida e terrificante. Bellatrix Lestrange e Peter Pettigrew giacevano svenuti sul pavimento. Ron e Ginny erano immobili e muti. Luna prese nuovamente a guardarsi intorno con aria trasognata. Dumbledore osservava Harry e Remus con profonda commozione.

Remus ancora teneva abbracciato Harry, che continuava a piangere sulla sua spalla.

Sirius se ne era andato, per una seconda volta, per sempre. La speranza, quella sensazione tanto lacerante che aveva tormentato Remus, stava svanendo dal suo cuore, allegerendolo, facendolo tornare razionale.

Entrambi avevano avuto la risposta all'assurda domanda che si erano voluti porre. Ed ora tutto sarebbe dovuto tornare come prima.

Dumbledore mise una mano sulla spalla di Remus "Spero che sia servito a qualcosa" disse sommessamente "Ed ora..."mandò uno sguardo a Bellatrix "Sarà meglio far venire degli Auror per raccattare questi due. Su, andiamo. Andiamocene da questo posto. Credo che Harry abbia bisogno di qualche spiegazione"

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