NEWS OF THE DAY
21/2/2005

Inizia oggi la quattro giorni europea del presidente degli Stati Uniti George Bush, giunto ieri sera in una Bruxelles superblindata. La giornata più importante è in programma domani, quando si terranno i due vertici con la Nato e i 25 leader dell'Unione Europea.

Preceduto da una lunga serie di interviste e dichiarazioni di amicizia verso l'Europa, il presidente americano George Bush avvia oggi la propria opera di ricucitura delle relazioni transatlantiche, entrate in crisi durante il suo primo mandato. Bush cerca una ripartenza sulla base di un nuovo assioma: "Stati Uniti ed Europa pilastri del mondo libero". Alle spalle gli screzi iracheni e le definizioni rumsfeldiane di "old Europe": Bush punta a un cambio di registro, offrendo partnership anche agli alleati più riluttanti. L'Unione Europea contraccambierà già oggi, dando il via libera a un piano di addestramento comune delle forze di sicurezza irachene. Ricucire sull'Iraq sarà solo un tema: occorrerà appianare anche le divergenze nei rapporti con l'Iran, cercare linee di approccio comuni -in politica ed economia- con la Cina, nonché scontrarsi sull'ambiente. Persino sulla natura stessa della Nato Bush se la dovrà vedere con un Gerhardt Schroeder in vena di riforme. Stasera il presidente americano incontrerà il francese Chirac, domani l'italiano Berlusconi. Mercoledì tappa in Germania, giovedì vertice con il russo Putin a Bratislava.

20/2/2005

Urne aperte dalle 9 di questa mattina in Spagna, dove si tiene il primo referendum di approvazione della Costituzione Europea, firmata lo scorso 29 ottobre in Campidoglio dai 25 leader dell'Unione. "Un'altra opportunità storica, che non dobbiamo sprecare", per il premier socialista spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero.


Una domanda diretta e semplice, "Approva il Trattato con il quale si istituisce una Costituzione per l'Europa?", e tre possibilità: sì, no, scheda bianca. Si presenterà così ai 34 milioni di elettori spagnoli chiamati oggi alle urne la scheda referendaria per la quarta consultazione popolare dell'epoca post-franchista. Un voto che vede schierati per il sì tutti i principali partiti, a partire da quello socialista del premier Zapatero. "Votare, e votare sì è interesse della Spagna. E' una causa democratica", dice Zapatero, che traccia parallelismi con il referendum del '78 sulla nuova costituzione spagnola. Il premier ricorda anche gli enormi benefici portati all'economia iberica dai 75 miliardi di euro in fondi strutturali confluiti a Madrid. Ma a preoccupare l'establishment poilitico non è tanto l'esito del referendum, quasi certamente favorevole, quanto il rischio di bassa affluenza, che potrebbe non toccare il 50%. A turbare l'atmosfera preelettorale due attentati nelle Asturie, contro le sedi dei partiti socialista e popolare. Pochi i danni, trovata una rivendicazione contro la costituzione europea.

19/2/2005

34 milioni di spagnoli si recano domani alle urne per il primo referendum di approvazione della costituzione europea. Probabile un sì, ma i maggiori timori riguardano la possibile, bassa affluenza alle urne.

Sarà il quarto referendum della Spagna post-franchista, e il suo significato andrà ben oltre il mero valore consultivo: quello che si tiene domani a Madrid e in tutte le comunità iberiche rappresenta infatti sia un primo e fondamentale test per il trattato costituzionale, sia un esame di europeismo per un Paese che in 18 anni ha ricevuto ben 75 miliardi di euro da Bruxelles, sottoforma di fondi strutturali. Denaro che ha fatto della Spagna uno dei miracoli economici dell'ultimo ventennio. Questi argomenti sono stati ricordati dallo stesso premier socialista Zapatero, che sente il peso della responsabilità di "votare per il futuro dell'Europa": un tema -questo- che vede d'accordo tutti i principali partiti politici, tranne i comunisti e gli indipendentisti catalani. Il sì appare quindi scontato, ma a preoccupare Madrid è la possibile bassa affluenza alle urne, che potrebbe trasmettere un messaggio di disaffezione verso l'Europa. Il referendum spagnolo sarà il primo di dieci in programma in tutta l'Unione: finora la costituzione è stata ratificata da tre Paesi, tutti per via parlamentare.

19/2/2005

"Lavorando insieme possiamo rendere il mondo un posto migliore": così il presidente della Commissione Europea, José Barroso, sul prossimo vertice Europa-Stati Uniti, in programma martedì a Bruxelles. Bush si recherà in visita anche al quartier generale della Nato.

Riavvicinare le due sponde dell'Atlantico: il presidente americano George Bush avvia il proprio secondo mandato con una visita nel cuore dell'Europa. Un'occasione per porre l'accento su "valori e sfide comuni", sottolinea la Casa Bianca. Tuttavia, non su tutti i temi la sintonia è perfetta. Se l'accordo è pieno circa la necessità di riattivare la road map mediorientale, qualche problema -nonostante la recente mediazione di Condoleeza Rice- sorge sull'Iraq, dove l'Europa non ha ancora un piano d'azione comune. In questo senso va letta la fuga in avanti della Gran Bretagna, che intende far mettere per iscritto un impegno attivo dell'Unione a Baghdad, subito dopo il varo del nuovo Governo. L'embargo di armi alla Cina e soprattutto la questione iraniana registrano le maggiori differenze: in quest'ultimo caso, la mai esclusa opzione militare americana stride con la diplomazia europea. Una prima divisione -tutta interna- l'Europa sembra averla patita fin dai preparativi. "Se il ridicolo uccidesse, Bruxelles sarebbe piena di cadaveri", ha osservato il presidente di turno, Jean-Claude Juncker, riferendosi alle incredibili difficoltà incontrate nell'organizzare il vertice tra i 25 e Bush.
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