(segue - PERCHÈ LA REGIONE LOMBARDIA E NON LA PADANIA )



Una bandiera da riscoprire e rispettare

E' rimasta in sospeso una questione, che abbiamo definito di minor importanza sul piano politico e giuridico, ma non certo su quello comunicativo. Ci riferiamo alla scelta della bandiera che sappia rappresentare la Lombardia, sia oggi, come Regione nello Stato italiano, sia domani, come Repubblica indipendente nell'Unione Europea.
L'argomento "bandiera" ciclicamente appassiona i sostenitori dell'autogoverno lombardo. Come forse è noto ai nostri lettori, l'attuale vessillo della Regione, quello verde con la rosa camuna bianca al centro, è stato disegnato nel 1975 da quattro grafici -Bruno Munari, Bob Noorda, Roberto Sambonet e Pino Tovaglia- su commissione dell'allora neonato ente regionale. I creatori spiegarono di aver voluto inventare una nuova bandiera unendo elementi della tradizione simbolica lombarda: da qui la scelta della rosa camuna, simbolo solare antichissimo, lasciatoci in eredità dalla popolazione celtica dei Camuni, attraverso le famose incisioni rupestri che caratterizzano la valle che da essi ha preso il nome, la bresciana Valcamonica; a fare da sfondo alla rosa/Sole stilizzata, un campo uniforme di colore verde, che richiama il legame con una terra ricca di vegetazione e favorevole all'agricoltura (non a caso la Regione Lombardia rappresenta tutt’oggi il secondo mercato agricolo europeo). La scelta di proporre l'antico simbolo camuno in forma stilizzata e con complesse e perfette proporzioni geometriche volle rappresentare, nell'intento dei grafici, un omaggio anche alla natura più prettamente industriale della Regione e alla sua vocazione a creare il presente e il futuro con lo stile vincente del design milanese.
Si comprende bene che la nuova bandiera della Lombardia, diversa da quelle che storicamente l'avevano preceduta nelle varie epoche passate, intendeva riproporre simboli legati alla tradizione lombarda, riletti, però, in un'ottica nuova; possiamo dunque affermare che la nostra bandiera regionale è una specie di porta sul tempo, attraverso la quale si passa dal retaggio degli insediamenti umani più remoti all’odierna società dell'informazione, del design e della tecnologia.

Tali considerazioni, tuttavia, non possono ammantare il "vessillo camuno" di una tradizione araldica che esso, per forza di cose, non può avere. Si tratta, in altri termini, di una bandiera molto giovane, che ha cominciato ad avere diffusione soltanto nell'ultimo quarto del XX secolo.
Questa specie di "colpa" o peccato originale ha influenzato pesantemente il giudizio del mondo autonomista nei confronti della bandiera regionale. L'esito di un siffatto "processo alla bandiera" è consistito nella rimozione della stessa dall'immaginario collettivo e simbolico dei sostenitori dell'autogoverno lombardo.
Al posto della rosa camuna sono stati pertanto utilizzati altri vessilli, con ben più solide tradizioni araldiche, per rivendicare l'identità lombarda nell'ambito delle battaglie politiche e della propaganda autonomista. In particolare, e fin da subito, ha avuto notevolissimo successo, come simbolo alternativo della Lombardia, quello che viene comunemente chiamato "vessillo di San Giorgio", ovvero la milanese -ma anche genovese e inglese- bandiera bianca crociata di rosso. Si tratta di un drappo antichissimo, che affonda le proprie radici nella notte dei tempi e che ha avuto il suo periodo di maggior successo all'epoca delle repubbliche urbane medioevali (i famosi Comuni) e delle Crociate. La bandiera di San Giorgio gode di una diffusione araldica notevolissima in Padania: moltissimi enti locali, a cominciare dalla Città di Milano, presentano la croce rossa su campo bianco nel proprio stemma. Il più importante teorico padanista, Gilberto Oneto, ne ha ripetutamente proposto l'uso per identificare la stessa Padania nella sua interezza, quantomeno in associazione con il Sole delle Alpi, adottato dalla Lega Nord a metà degli anni Novanta.

Negli ultimi tempi ha avuto una certa diffusione anche il "Ducale", o vessillo dei Visconti-Sforza: si tratta della bandiera suddivisa in quarti recanti una coppia di aquile imperiali e una coppia di biscioni milanesi; tale vessillo sventolò sulle fortezze dello Stato di Milano al tempo della sua massima espansione, allorché la città sforzesca riuscì ad imporre il proprio dominio su un territorio che comprendeva buona parte della Padania.
Il “Ducale” viene utilizzato soprattutto dai sostenitori dell'Insubria, ovvero della regione lombarda storica abitata dai Celti insubri e coincidente con l'odierna Lombardia occidentale, il Ticino svizzero e parte del Piemonte orientale. Come ben si comprende, ci troviamo di fronte, in questo caso, ad un riferimento politico-geografico che disconosce apertamente i confini amministrativi attuali della Regione Lombardia, preferendo invocare la costituzione di una Regione europea (in parte già istituzionalizzata) che riunisca i territori anticamente abitati dalle originarie popolazioni celtiche e tuttora strettamente legati da interessi e relazioni di natura socio-economica rilevanti.

Le due bandiere storiche che abbiamo citato godono dunque di una reputazione e di una tradizione storica di massimo rispetto. Ed entrambe, ne siamo certi, potrebbero ben rappresentare la Lombardia.
Tuttavia, per quel che ci riguarda, preferiamo riconoscerci proprio nel tanto bistrattato vessillo verde con la rosa camuna bianca, poiché esso formalmente rappresenta la nostra Regione. Ed è esattamente a questo soggetto giuridico, a questa comunità politica ben precisa, definita e riconosciuta che noi volgiamo oggi il nostro sguardo.
La nostra ambizione di poter compiere un cammino verso il superamento della statualità italiana e, dunque, verso la secessione della Lombardia dall'Italia, è rivolta alla nostra Regione per come essa è oggi. Sia sul piano istituzionale che su quello dei riferimenti simbolici e identitari. Non vogliamo metterne in discussione i confini dal punto di vista storico o etnologico; non intendiamo delegittimarne le fondamenta istituzionali e simboliche, cominciando magari con la rimozione di una bandiera che, bene o male, ci rappresenta come cittadini lombardi da quasi 40 anni.
La Regione Lombardia è il nostro Paese, la rosa bianca su campo verde è il suo vessillo; questo è ciò che abbiamo oggi e proprio da qui intendiamo ripartire, per andare avanti verso la secessione. Giusta o sbagliata, è la nostra bandiera.