| (segue - UNA SECESSIONE DOLCE
) I vantaggi di separarsi nell’Unione Europea: gli standard legali Torniamo ai vantaggi della secessione consumata all'interno dell'Unione Europea. Un altro tema di grande rilievo, oltre alla moneta, all'indomani del distacco, sarebbe quello delle leggi, cioè del corpus normativo che disciplina l'ordinamento della società e che regola i rapporti (e i conflitti) fra cittadini, imprese, amministrazioni pubbliche. Ebbene, anche in questo caso, la comune appartenenza all'Unione Europea renderebbe il distacco molto morbido. Infatti gli Stati membri dell'UE, per poter essere accettati nel "club" continentale devono presentare, fra i vari requisiti necessari per l'adesione, un grado avanzato di acquisizione delle normative comunitarie. Stiamo parlando del cosiddetto acquis communautaire, cioè dell'insieme di direttive e altre regolamentazioni di derivazione comunitaria che ogni Stato membro deve, per l'appunto, "acquisire", cioè integrare all'interno del proprio ordinamento giuridico. Si tratta soprattutto di normative che riguardano il commercio e la produzione/fornitura di beni e servizi, volte a garantire la presenza, su tutto il territorio dell'Unione Europea, di standard comuni che permettano a tutti i cittadini e le imprese degli Stati membri di intessere relazioni e scambi più semplici e codificati. Precisiamo, per dovere di completezza, che non tutto è oro quello che luccica. Ovvero, il citato acquis communautaire è divenuto nel tempo un farraginoso e spropositato insieme di normative, talvolta di difficile interpretazione e applicazione, spesso e volentieri rese ancora peggiori dagli Stati membri (Italia in primis) all'atto del recepimento nei rispettivi ordinamenti interni. Nella produzione legislativa comunitaria c'è sicuramente una buona dose di sovietismo e una foga regolamentatrice decisamente degna di miglior causa. Tuttavia, al di là di questi rilievi, va riconosciuto che il tentativo di costruire una sorta di grande codice del commercio, comune per l’intero Continente, è di per sè lodevole, soprattutto laddove esso dimostra che è il mercato a mettere in relazione, in modo stabile e proficuo, le genti, non l'uso della forza o lo sfruttamento fiscale in nome di patriottismi vecchi e superati. Alla luce di quanto esposto, risulta chiaro che cittadini e imprese della neonata Repubblica Lombarda e della vecchia Repubblica Italiana potrebbero continuare a intrattenere reciproci rapporti commerciali dal giorno stesso della secessione. L'Italia, in quanto Stato membro dell'UE, ha infatti integrato nel proprio ordinamento giuridico la maggior parte delle norme di derivazione europea. Pertanto, una volta fatta la secessione, la Repubblica Lombarda potrebbe limitarsi a richiamare tutta la legislazione di origine europea, come già acquisita dallo Stato italiano, all'interno del proprio diritto statale. Ci sarebbe tempo in seguito per apportare le necessarie correzioni, laddove il legislatore italiano avesse ecceduto in complicazioni burocratiche e bizantinismi giuridici. Una volta che il distacco si fosse consumato, la Repubblica Lombarda indipendente comincerebbe inoltre ad adottare delle proprie leggi e a costruire un autonomo sistema normativo, al di là delle materie già regolamentate dall'UE. E' ragionevole ritenere che, all'indomani della secessione, appositi decreti manterrebbero in vigore sul territorio lombardo le preesistenti leggi italiane fino a che non si decidesse di intervenire con cambiamenti. Molte leggi italiane verrebbero semplicemente abrogate (cosa che già adesso, nell'Italia unita, sarebbe necessario fare, sia ben chiaro), ci sarebbe certamente una nuova Costituzione repubblicana e democratica e nuovi organismi di governo -l'attuale Giunta Regionale e l'attuale Consiglio Regionale diventerebbero i nuovi Governo e Parlamento della Repubblica Lombarda). Ci sarebbero, insomma, molte positive novità -siamo certi che la Repubblica Lombarda avrebbe meno leggi, più chiare e più giuste di quelle dello Stato italiano che oggi ci governa-. Ma, lo ripetiamo, il "day after" della secessione non si aprirebbe all'insegna dell'incertezza giuridica e normativa, soprattutto per ciò che riguarda i rapporti commerciali e personali fra cittadini e imprese della Lombardia e della residua Italia. |
||