BASTA CON L'EOLICO SELVAGGIO
NELL'ALTO VASTESE

Un appello per fermare lo scempio del territorio

In nome dell'energia pulita
devastano l'ambiente

Il nuovo e surreale paesaggio montano dell'Alto Vastese

L'impianto Eolico di Castiglione Messer Marino (Chieti, Abruzzo)

 

Sulle montagne tra l'Abruzzo e il Molise si sta consumando, con il consenso delle istituzioni locali, uno scempio ambientale senza precedenti. In provincia di Chieti, nei territori comunali di Castiglione Messer Marino, Fraine, Roccaspinalveti, Montazzoli è stata installata una delle maggiori wind farm (fattoria del vento) d'Europa. L'impianto, realizzato dalla Edison Energie Speciali, costituito da 190 turbine da 600 kW (per una potenza complessiva di 114 MW). La devastazione operata sull'ambiente, difficilmente descrivibile e solo parzialmente documentata dalle immagini qui riportate. Al disastro avvenuto a Castiglione M.M., si sta per aggiungere il via libera dato al "palo selvaggio" da altri due comuni dell'alto vastese: S.Giovanni Lipioni e Celenza sul Trigno.
Questi due piccoli comuni del chietino, hanno deciso di impiantare sul proprio territorio 16 aerogeneratori(per il momento). Si vuole incrementare ulteriormente il già elevatissimo numero di torri eoliche presenti nell'area vicina, aggravando la brutale aggressione del paesaggio montano. Le amministrazioni sono spinte dalla fame di denaro che da sempre assilla le casse comunali di queste zone interne.

Infatti, da anni l'alto vastese paga il prezzo del mancato sviluppo frutto dell'incapacità progettuale nel gestire le risorse umane, naturali e culturali. Oggi, i pochi giovani che non sono emigrati e gli anziani, abituati a subire rassegnati le decisioni calate dall'alto (come una mannaia), assistono impotenti (e, anzi, vengono persuasi) alla svendita totale e al ribasso del loro prezioso territorio.
Gli abitanti dell'alto vastese sperano, giustamente, in un futuro migliore per i propri figli. Per, doveroso chiedersi: A QUALE PREZZO? 1

Il dottor Emilio Di Lizia, sindaco di Castiglione Messer Marino, ha affermato: "Le torri eoliche ci rendono 150 mila euro all'anno cioe' il 10% del nostro bilancio. Sono soldi che ci aiutano a quadrare meglio i conti. Capisco che altri comuni del Nord facciano scelte diverse, ma bisogna vedere quali sono i loro introiti. Eppoi, per me le torri eoliche non sono affatto brutte, anzi, stiamo pensando di organizzare delle gite scolastiche per mostrarle agli studenti." (sigh!).2

 

Il monte Pizzuto di Castiglione Messer Marino invaso dalle enormi torri eoliche

L'attuale aspetto dell'alto vastese...

 

Le parole del sindaco di Castiglione M.M., dimostrano come l'urgenza di denaro sia la motivazione di fondo che spinge questi comuni a barattare malamente il proprio futuro. Ma, la fondamentale necessità del miglioramento economico costringe i cittadini e le istituzioni a cadere nel ricatto di opportunisti e faccendieri senza scrupoli che con "l'affare eolico" lucrano centinaia di milioni di euro (una torre eolica "vale" 800.000 Euro!) e lasciano ai comuni solo le briciole.

Le multinazionali dell'eolico vengono a PRENDERE (e distruggere l'ambiente), NON A DARE (n regalare).
Lo si visto chiaramente a Castiglione M.M. e negli altri comuni: l'eolico ha impoverito ancora di pi questi territori.

Massimo Desiati, assessore all'ambiente, energia e turismo della regione Abruzzo ha dichiarato: "Ho messo un freno alla corsa all'eolico e impediro' la costruzione di nuovi impianti. Ho detto no all'ampliamento del sito di Collarmele (l'Aquila) che si trova su un territorio dichiarato di interesse comunitario dalle autorita' europee. Per quanto riguarda gli impianti di Castiglione Messer Marino e del Chietino, i sindaci di quei paesi stanno spingendo in maniera molto forte, per ottenere l'installazione di altre centinaia di torri. Siccome quei territori non sono di interesse comunitario io non posso oppormi, senza validi argomenti, al loro ampliamento. Se lo facessi, potrei essere smentito dai giudici del Tar a cui i sindaci farebbero ricorso". 2

Questa area, ricchissima di storia, di natura, di umanità, è stata abbandonata dalle istituzioni comunitarie, nazionali, provinciali e regionali.

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