Bologna, 16 Luglio 1996 Alla Presidente del Consiglio Regionale Emilia-Romagna INTERPELLANZA In risposta alla nostra interpellanza del 22/12/95, oggetto n. 681 (in data 13 marzo 1996), l’Assessore alla Sanitŕ rendeva noto che: 1. a fronte dei 25,6 miliardi erogati dallo Stato alla Regione Emilia- Romagna, nel periodo 1990/94 per l’assistenza domiciliare ai cittadini affetti dall’infezione da virus HIV, ne erano stati “assegnati” soltanto 11,7 miliardi; 2. ulteriori dati relativi agli assistiti nelle Case Alloggio dovevano pervenire allo stesso assessorato entro il 31 Marzo 1996; 3. da uno studio avviato tra l’Istituto Superiore di Sanitŕ e la nostra Regione si evince che la letalitŕ dei malati di AIDS sia risultata sempre sottostimata e che, per i casi notificati dal 1984 ad oggi, occorreva attestarsi su una percentuale pari al 73% anziché al 63,8%; 4. per quanto concerne l’assunzione del personale medico ed infermieristico (ai sensi dell’art. 1, lett. c) L. 135/90), la Regione aveva ampliato le piante organiche delle Divisioni di Malattie Infettive di 599 posti, i sottoscritti Consiglieri interpellano la Giunta per sapere: 1. Assistenza Domiciliare: - come mai l’Assessore che a quella data aveva ricevuto dallo Stato 30,8 Mld. per assistenza domiciliare ai malati di AIDS risponde di averne “assegnato” alle ASL solo 11,7 Mld. ignorando che l’interpellanza parlava di denaro effettivamente utilizzato dalle ASL (4,4 Mld.), senza che tale eccezionale residuo passivo, come sostiene Rifondazione Comunista, sia stato sottoposto dalla Regione Emilia-Romagna ad una verifica delle responsabilitŕ; - come giustifica l’Assessore il fatto che questa situazione si sia ulteriormente deteriorata nel ‘95 infatti a fronte dei 5,2 Mld. erogati alle ASL per assistenza domiciliare ne sono stati effettivamente utilizzati 741 Ml. Se per l’Assistenza Domiciliare nel periodo 91/94 il residuo passivo era del 75%, nel ‘95 diventa dell’86% e complessivamente dal ‘91 al ‘95 dell’80%; - come sono stati utilizzati, nel dettaglio, i fondi erogati dallo Stato per l’assistenza domiciliare e se, per caso, non siano stati “dirottati” su altri fronti, e se sě quali, essendo i fondi vincolati; - se l’Assessore ritiene che i 130 Mld. (quota regionale dei 2100 previsti da De Lorenzo con la L. 135/90, art. 1, lett. b) erogati dalla Regione Emilia-Romagna soprattutto per strutture ospedaliere che realizzeranno 450 posti letto su 800 ammalati non siano una scelta discutibile in quanto centrata sull’ospedale come unico luogo di cura, e soprattutto disincentivante l’Assistenza Domiciliare. 2. Case alloggi: - premesso che il 65% delle persone sieropositive č tossicodipendente e vive soprattutto nelle cittŕ, nelle condizioni note. si chiede all’Assessore competente come mai l’incremento degli assistiti nelle Case alloggio nel ‘95 č stato cosě modesto, in tutta la regione, da 56 (nel ‘94) a 61 (nel ‘95). La stessa domanda vale per le giornate di assistenza nelle Case alloggio: 7792 (nel ‘94) a 10248 (nel ‘95); - quale iter burocratico (che sembra bloccato) sia utile per rendere operative le Case alloggio giŕ localizzate a Bologna ed in altre cittŕ della Regione. 3. Personale assunto sulla 135/90: - dove sia dislocato e con quali funzioni specifiche il personale assunto ai sensi della L. 135.90. E’ da precisare che il personale assunto con la delibera citata dall’Assessore (599 assunzioni) comprende personale che va dall’infermiere generico a medici con ogni possibile ed immaginabile specialitŕ (es. psichiatri, pneumologi, nefrologi, gastro enterologi, biologi, istologi, microbiologi), che č pensabile svolgano un’attivitŕ che, nel suo complesso, non ha attinenza con le patologie da AIDS. Questa operazione si configura piů come un utilizzo di un’occasione (la L. 135/90) per un’assunzione generalizzata di personale che non come un approccio organico alla questione AIDS. Per questo si ritiene grave e lesiva dei diritti delle minoranze che la Giunta non sia in grado di conoscere le piante organiche delle Aziende ospedaliere e relative strutture. Dobbiamo credere che l’apparato amministrativo delle direzioni AUSL sia cosě inefficiente da non sapere o non essere in grado di esibire le piante organiche relative all’argomento in esame o dobbiamo supporre che l’Assessorato non riesce a far funzionare l’apparato burocratico? (Rammentiamo soltanto il disposto dell’art. 4, comma 2 del D.P.R. 14 Settembre 1991: “La ripartizione delle unitŕ di personale infermieristico e dell’altro personale previsto dall’art. 2, comma 1, lett. c, nell’ambito di ogni regione e provincia autonoma, dovrŕ aver luogo tenendo conto dell’effettivo impegno assistenziale che fa carico alle diverse strutture ospedaliere, evitando dispersioni ingiustificate”). 4. Informazioni con le cifre precise sulla diffusione della malattia e sulla letalitŕ della stessa nella nostra Regione. inoltre domanda di conoscere: a) se corrisponde al vero che l’Azienda Ospedaliera S. Orsola - Malpighi ha attivato l’assistenza domiciliare soltanto il 1 Giugno u.s. e per sole otto ore settimanali. E come sia possibile che tali ore di lavoro vengano pagate come ore extra - servizio, tenuto conto che notoriamente la Clinica delle Malattie Infettive ha un’esuberanza di personale medico assunto da diverso tempo (14 medici strutturati piů i medici specializzati che percepiscono un assegno di studio) rispetto alla disponibilitŕ di 27 posti letto; b) se sono stati pienamente attivati i SERT e se sono messi in grado di operare al completo delle figure professionali previste ed, in particolare i medici tossicologi e gli psicologi; c) quale ruolo stanno svolgendo i medici di base ed in che modo stanno adempiendo alle loro funzioni: si chiedono informazioni sul contenzioso in corso fra Regione ed Ordine dei Medici; d) quali le misure adottate o adottande per consentire che la professionalitŕ degli operatori sia tale da scongiurare ogni pericolo di contagio e se si sono giŕ verificati incidenti con materiale infetto a carico di operatori o di familiari dei pazienti, ed inoltre se si sono adottate delle misure standardizzate di servizi per lo smaltimento dei rifiuti; e) se si č effettuato un censimento dei pazienti necessitanti di un’assistenza domiciliare integrata, in particolare individuando nella nostra regione le aree urbane che in base a studi di carattere epidemiologico presentano tassi specifici molto alti di malati di AIDS rispetto alla popolazione generale; f) conseguentemente se si č pensato di stabilire, in base al rischio epidemiologico specifico, un ordine di prioritŕ per lo sviluppo di interventi destinati all’Assistenza Domiciliare; Carlo Rasmi Rocco Gerardo Giacomino Patrizia Cantoni
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