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Bologna, 24 settembre 1997					    

Alla Presidente del Consiglio regionale

INTERPELLANZA
presentata dai  consiglieri Patrizia Cantoni e Rocco Gerardo Giacomino.

Premesso
- che il Consiglio regionale ha approvato, in concomitanza con la data di chiusura degli ospedali 
psichiatrici, una Risoluzione che impegna la Giunta ad attivarsi affinché venga realmente superato 
il concetto di ‘istituzione manicomiale’, attraverso, da un lato, la creazione di una rete efficiente di 
strutture territoriali alternative ai ricoveri (in specie a quelli di media/lunga durata) e, dall’altro, il 
potenziamento dei servizi territoriali di prevenzione primaria e secondaria;
- che la medesima Risoluzione attribuiva alla Giunta il compito di elaborare dei criteri 
sull’accreditamento delle strutture private e del privato sociale, al fine di poter operare con 
maggiore incisività le necessarie verifiche;  
rilevato
- che il forte grado di motivazione degli operatori e la diffusa sensibilità sui temi del disagio mentale 
hanno permesso alla nostra Regione di rappresentare, per decenni, una delle punte più avanzate 
nel panorama psichiatrico nazionale;
- che in quest’ultimo periodo si assiste, in alcune realtà, ad una parziale inversione di tendenza: si 
registra a questo proposito - come emerge dai dati forniti dall’Assessorato competente - un 
aumento dei Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO) e un massiccio utilizzo, sia pure in strutture 
non pubbliche, della terapia elettroconvulsivante (elettroshock); inoltre, si assiste ad un lento, ma 
costante spostamento dei malati psichiatrici dalle strutture pubbliche a quelle private 
convenzionate, nelle quali non è infrequente che i degenti si trasformino in lungodegenti, con 
evidenti rischi di cronicizzazione della malattia mentale, in aperta violazione della legge 180/78;
- che, nel quadro complessivo della sanità regionale, l’area psichiatrica è quella che, in maniera più 
dirompente, sta evidenziando punti critici e di profonda sofferenza, denunciati, fra gli altri, 
proprio da operatori competenti e con consolidata esperienza; infatti, alcuni psichiatri, operanti in 
diverse realtà regionali, stanno manifestando il proprio motivato dissenso rispetto a scelte di 
rimodulazione del servizio sulle quali, in molti casi, non è stato loro consentito di intervenire 
preventivamente tramite la formulazione di pareri qualificati; 
preso atto
- che Modena è una delle provincie in cui alcuni dei processi in ambito psichiatrico sopradescritti si 
stanno manifestando con maggiore evidenza, a causa anche di una storica carenza sul territorio di 
strutture alternative al ricovero;
- che ciò assume un significato particolare alla luce del fatto che Modena è attualmente la città con 
la concentrazione più alta di posti letto per degenti psichiatrici nell’intera regione ed addirittura in 
Italia;
- che la domanda di ospedalizzazione in campo psichiatrico è fortemente condizionata dall’offerta 
di posti letto; 
valutato
- che il PAL di Modena, attualmente al vaglio della Commissione consiliare ‘Sicurezza Sociale’, 
contiene indicazioni circa il futuro della psichiatria in ambito provinciale che destano 
preoccupazione; ci si riferisce, in special modo, a ciò che riguarda: 
* l’affidamento di un Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura (SPDC) ad una 
struttura privata (Villa Igea); 
* il mantenimento della concentrazione della risposta ospedaliera in città, 
lasciando scoperto il territorio provinciale, con evidenti disagi per i 
degenti e per le loro famiglie;
* la previsione di un numero consistente di posti letto per lungodegenze 
all’interno di due cliniche psichiatriche private (Villa Igea e Villa delle 
Rose), con il rischio di ricreare luoghi deputati esclusivamente alla cura 
dei disturbi di natura psichica e di ricostituire surrettiziamente, così come 
denunciato da più parti, piccoli ‘manicomi privati’ in sostituzione del 
manicomio tradizionale, contravvenendo al principio secondo il quale 
occorre fornire soluzioni abitative extraospedaliere che consentano un 
possibile, se pur difficile, rientro nella società;   
- che il settore della prevenzione psichiatrica, di importanza vitale per un serio intervento al 
fine di ridurre l’area del disagio mentale, non pare, a Modena come altrove, ricevere il 
giusto sostegno economico-finanziario per una sua reale diffusione sul territorio, in grado di 
far fronte alle crescenti richieste provenienti soprattutto da alcune fasce di popolazione (ad 
esempio, giovani ed anziani);  

si interpella la Giunta per sapere:  
- i motivi dell’attribuzione ad una struttura privata del Servizio Psichiatrico Diagnosi 
e Cura ed, inoltre, quali strumenti di controllo la Regione e la Direzione generale 
dell’AUSL competente intendono adottare per verificare la corretta applicazione 
delle metodologie di intervento;
- come si ritenga conciliabile il distacco dei reparti psichiatrici dal corpo delle 
strutture pubbliche generaliste ed il loro confino in strutture universitarie o private 
specialistiche, da un lato, con i principi stabiliti dalla legge 180/78 (che sanciscono 
l’equiparazione del disturbo mentale a qualsiasi altra affezione di natura fisica) e, 
dall’altro, con i possibili rischi per la salute dei pazienti - visto il largo uso di 
psicofarmaci e la pericolosità insita nell’adozione di alcune terapie - che tale 
separazione può comportare; 
- se non si intendano ricercare soluzioni alternative a quelle previste nel PAL per i 
distretti Modena Nord e Modena Sud, affinché i reparti per la degenza ordinaria 
siano insediati nei territori di competenza ;
- infine, se è stata effettuata una valutazione di merito a medio e lungo periodo circa 
le implicazioni dell’affidamento a privati delle lungodegenze psichiatriche in ambito 
ospedaliero ed i rischi di cronicizzazione della malattia mentale e di manicomialità 
diffusa che ne possono derivare.

Patrizia Cantoni
Rocco Gerardo Giacomino   



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