Bologna, 18 Dicembre 1996 Alla Presidente del Consiglio Regionale RISOLUZIONE Il Consiglio Regionale dell’Emilia-Romagna PRESO ATTO dell’ampio dibattito sulla stampa ed in Consiglio, conseguente anche alle dichiarazioni ufficiali dell’Assessore competente Bissoni, sulla situazione dei Bilanci delle A.U.S.L. della Regione; ESSENDO NOTO - che il Governo ha attivato gli 800 miliardi di mutuo previsti dalla Finanziaria ‘96 per far fronte ai 1580 miliardi di debito pregresso fino al 1994 compreso; - che per i debiti delle A.U.S.L. del 1995, 450 miliardi, non è ancora previsto niente da parte dello Stato; - che per quanto riguarda il 1996, del debito previsto (650 miliardi), 450 miliardi riguarderebbero spese in buona parte prevedibili (oneri contratto e previdenziali, farmaci, etc.); CONSTATATO CHE lo sbilancio ‘96 del Servizio Sanitario Regionale è così composto: - 370 miliardi (oneri contrattuali e previdenziali) dei quali: a) 175 miliardi per il Contratto dei lavoratori della Sanità (esclusi i medici), aumento più che modesto; b) 40 miliardi per 4.200 medici di base e Pediatri, corrispondenti alla media di circa £ 900.000 mensili, aumento ragguardevole, non sempre giustificato; c) 60 miliardi per 9.500 dirigenti (9.000 medici e 530 amministrativi) pari ad un aumento medio di circa £ 600.000 mensili, aumento non sempre giustificato; d) 95 miliardi per oneri previdenziali per personale di tutte le fasce (da quelle basse ai dirigenti). A ciò vanno aggiunti, per arrivare ai 650 miliardi circa, 15 miliardi di oneri finanziari, 30 miliardi per anziani non autosufficienti e 152 concertati con le AUSL dell’Emilia-Romagna; RITIENE - che vi è stata imperizia grave da parte dei Direttori Generali dell’AUSL, perché dei 650 miliardi di sfondamento del Bilancio sanitario ‘96, circa 370 miliardi sono dovuti a oneri previdenziali e contrattuali che, in buona parte, potevano essere previsti e messi in Bilancio; - che, tenuto conto che finora la Regione ha fatto soprattutto informazione scientifica, sui farmaci, presso i medici di base, senza conseguire risultati di rilievo, visto lo sfondamento di Bilancio pari a 70 miliardi, è necessario mutare orientamento investendo mezzi finanziari consistenti per un’educazione sanitaria della popolazione volta alla conoscenza dei danni da abuso o uso improprio dei farmaci; - che, tenuto conto del fallimento dei ticket sui farmaci come strumento improprio per il contenimento dell’uso dei farmaci e che inoltre esso si è rivelato un balzello che ha colpito in maniera indiscriminata, è più opportuno sostituirlo con la fiscalità generale e una domanda di maggiore professionalità da parte dei medici di base (senza monetizzazione ma ponendo l’obiettivo come elemento qualificante della convenzione); - che pur non avendo un nesso con lo sbilancio ‘96 della Sanità, in questo contesto socio-economico, è deplorevole e offensivo verso i lavoratori, impiegati, pensionate un’ulteriore regalia di 700 milioni agli strapagati Direttori Generali delle AUSL; - che sia necessario recuperare gli oltre 400 miliardi destinati alle Case di Cura private riconducendo le prestazioni sanitarie e relativi finanziamenti all’interno delle strutture del Servizio Sanitario Regionale attraverso un più razionale uso di personale e tecnologie; - che un eventuale obbligo di ripianamento di parte del debito ‘96 (290 miliardi) da parte delle A.U.S.L., con mezzi finanziari del proprio Bilancio (ipotizzato dall’Assessore Bissoni), causerebbe un peggioramento generalizzato (qualitativo e quantitativo) delle prestazioni sanitarie in Emilia-Romagna, anche mediante una ulteriore chiusura di strutture ospedaliere, territoriali o tagli ai posti letto; - che vi sono state valutazioni non corrette in sede di stesura dei Bilanci Preventivi ‘96 delle A.U.S.L. e, dei bisogni finanziari indispensabili, e ciò si è rivelato incompatibile con la necessità di risposte qualificate alla domanda di salute (prevenzione e prestazioni sanitarie) da parte della popolazione dell’Emilia-Romagna. IMPEGNA LA GIUNTA 1. ad intervenire presso il Governo per un ripianamento del debito pregresso (2.650 miliardi) utilizzando i mezzi finanziari della fiscalità generale, oltre che per chiedere un adeguamento dell’attuale Fondo Sanitario Nazionale dall’attuale 5% del PIL al 7 - 8%, allineandolo ai parametri europei al fine di salvaguardare quella rete di servizi per il diritto alla salute che rappresenta una conquista importante da consolidare da parte della nostra Regione; 2. a non procedere ad un inasprimento fiscale tramite l’aumento del prezzo della benzina e del metano al fine di coprire il disavanzo nel settore della sanità, in quanto tale aumento agirebbe in maniera indiscriminata e senza un’equa progressività su tutti i cittadini e su tutti i redditi, colpendo soprattutto i ceti popolari; 3. ad intervenire senza comprimere i livelli delle prestazioni sanitarie erogate preservandone il carattere universalistico ed egualitario. CARLO RASMI ROCCO GERARDO GIACOMINO PATRIZIA CANTONI
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