LINDSAY KEMP
Kate: "Siamo stati a Roma, e poiche' anche Lindsay Kemp si trovava
li', abbiamo avuto l'opportunita' d'incontrarci e di trascorrere insieme una bellissima serata. Lui ha cucinato per noi, e dopo aver mangiato eravamo cosi' pieni da non riuscire neanche a muoverci. Allora lui ha tirato fuori delle scatole piene di vecchie foto e le abbiamo guardate una ad una assaliti da magici ricordi: foto di
"Flowers" al Collegiate Theatre", la prima volta che ho visto Lindsay recitare. Lindsay indossava il costume di Mr Punch, e saltellava per la gioia. Ricordo che il teatro era pieno di adulti anziche' di bambini e tutti gridavamo "Guarda dietro di te!" e "Oh, no, non farlo!". Degli adulti riportati all'infanzia in pochi attimi... questa e' la forza della magia di
Lindsay.
Teneri ricordi sparsi sul pavimento: appassionato e drammatico, gli spettacoli di Lindsay sottoforma di foto. Le abbiamo riposte nelle scatole con cura, una danza e un grande bacio d'addio."
(dalla newsletter n.13 della fanzine ufficiale, estate '83)
Lindsay Kemp e' discendente di William Kemp, clown di Shakespeare, e, come il suo antenato, da giovane si trovo' costretto a fare il buffone per sopravvivere in contesti cosi' inverosimili come il nord urbano dell'Inghilterra e il Collegio Nautico.
Ha studiato pittura al Bradfor College of Art; danza con Marie Rambert, Sigurd Leeder e Charles Weidman; mimo con Marcel Marceau.
Ha accumulato le sue esperienze formative lavorando in piccole compagnie di danza, nel musical, nel cabaret, effettuandola regia di strip-tease a Soho e d'opera a Roma, creando 'happening' negli anni '60, recitando in teatri tradizionali e sperimentali e occupandosi di tutto cio' che gli si offrisse di interessante.
Facendo buon uso di queste esperienze ha fondato la sua prima Compagnia nel 1962; con questa ha cominciato a evolvere la sintesi di stili teatrali, che nel corso degli anni ha poi perfezionato.
Ha lavorato in diversi film, tra cui: "Savage Messiah" e "Valentino" di Ken Russell, "Sebastiane" e "Jubilee" di Derek Jarman, "The Wickerman", "The Love of Lady Purple", collaborando molte volte con Celestino Coronado, soprattutto in "The Lindsay Kemp Circus" e "Sogno di una notte di mezza estate" per la televisione spagnola.
Ha creato due importanti balletti per il Ballet Rambert "The Parade's Gone By" e "Cruel Garden".
Ha curato la regia di molti spettacoli, tra cui quelli dell'Oxford Playhouse e del Glasgow Citizen's Theatre.
Ha lavorato con la BBC e con la televisione italiana, spagnola, canadese e tedesca.
Ha esposto i suoi quadri e disegni in molte prestigiose gallerie internazionali, tra cui la Fondazione Miro' di Barcellona.
Ha effettuato inoltre la regia di molte importanti sfilate di moda e ha impartito lezioni a centinaia di studenti.
Ha insegnato arte drammatica e tenuto workshop in tutto il mondo, creandosi un devoto seguito tra gli studenti.
Nel 1972 ha messo in scena i concerti "Ziggy Stardust" di David Bowie, ex membro della Lindsay Kemp Company, cambiando volto agli spettacoli rock.
Kemp e la sua Compagnia hanno sempre suscitato una grande impressione, una devozione stimolante, critiche e discussioni, lasciando il seme dell'innovazione ovunque abbiano recitato.
Kemp e' una delle figure piu' pregnanti e piene di colore del teatro contemporaneo, effettua tournée internazionali con la sua Compagnia e da' vita al suo eccezionale tipo di spettacolo sul quale non cala mai il sipario.
Che un teatro simile risponda alla fame inesauribile di una parte del pubblico e' anche dimostrato dalla straordinaria accoglienza che la Lindsay Kemp Company ha ricevuto in tutto il mondo.
Da almeno sei anni a questa parte, infatti, la compagnia si e' creata e consolidata una situazione di primo piano nel teatro internazionale, accolta ripetutamente col piu' grande entusiasmo, nelle sedi piu' prestigiose, e con tutte le sue produzioni che, magicamente, hanno vita perenne: da "Flowers", nata nel 1968 ed ancora attuale, a "Salomè" (1976), a "Mr. Punch's Pantomime", a "Sogno di una notte di mezza estate" (1979), a "Duende" (1981), a "Façade" (1983), fino all'ultima nata "Nijinsky" (1983).
(dal programma di "The Big Parade" del 1985 presentato in Italia dalla "Julio Alvarez Production")
LA "LINDSAY KEMP COMPANY"
Poche compagnie al mondo si identificano col proprio nome, quanto la Lindsay Kemp Company.
Lindsay Kemp, e da lui e intorno a lui coagula il teatro. Non importa dove (la compagnia non ha mai avuto sede stabile), non importa quando (gli spettacoli vengono creati nelle situazioni piu' imprevedibili) e con attori che restano nella compagnia per periodi piu' o meno lunghi, apportando un personale contributo creativo alla realizzazione di un teatro in perenne evoluzione.
Il debutto di ogni produzione e', in un certo senso, solo il suo inizio. Poiche' nulla e' astrattamente codificato, secondo un'evoluzione dettatata dal continuo interscambio tra i vari tipi di pubblico e la composizione della compagnia.
La combinazione di rigore formale e improvvisazione disciplinata e' una delle chiavi della tecnica di interpretazione che distingue la compagnia ed e' possibile soltanto lavorando a lungo insieme sulla base della tecnica fisica ed emotiva di ognuno, che si acquista alle lezioni di Kemp, dove si formano le basi creative di tutto il lavoro d'èquipe.
Da queste lezioni derivano simultaneamente il controllo fisico e la liberta' emotiva, la capacita' di improvvisare armoniosamente, la celebrazione dell'energia, la creazione e proiezione di immagini, del gesto e del trance.
In queste lezioni, come anche negli spettacoli, si riflettono in sintesi le distinte influenze ed esperienze di Kemp: la danza classica e moderna, il music-hall e il kabuki, Marcel Marceau e Isadora Duncan, gli happenings e il rock'n'roll, il circo e lo strip-tease, il cinema e la pittura, la religione e il cabaret, lo yoga e la terapia di gruppo, tutti combinati "contro le norme", nel caotico entusiasmo di questa tessitura del vivere in pienezza che Kemp riassume in una parola: "danza".
Questa sintesi e' possibile per l'indifferenza di Kemp, magica ed esuberante, di fronte alle barriere concettuali che separano gli stili diversi e le categorie dell'arte.
Di fondo, quello che da' forza a questo teatro sono le radici nella vita della compagnia: l'interpretazione si converte in un modo di vivere, una celebrazione, un prendere contatto; possibili da una parte con disciplina, lavoro instancabile, applicazioni e dall'altra con l'esplorazione delle sensazioni ed emozioni, della fantasia e del trance. Questo tipo di teatro e' aperto a una gran varieta' di interpretazioni e opinioni, proprio in quanto e' teatro di poesia e non di prosa, teatro dell'immagine, dei sentimenti, teatro che dall'esagerazione si avvia alla semplicita', di contrasto e sorpresa, di rito e parodia, di sensualita' e mistero.
In altre parole, un teatro che non pretende di essere "compreso" quanto di essere "sentito".
(dal programma di "The Big Parade" 1985 presentato in Italia dalla "Julio Alvarez Production")
"FLOWERS"
Regia: Lindsay Kemp
Interpreti: Lindsay Kemp, Neil Caplan, L'Incredibile Orlando,
Annie Huckle, David Haughton, Douglas McNicol,
Christian Michaelsen, Miachael Hanks, Edward Fabry.
Ecco un altro spettacolo straniero, giunto ad animare una stagione ormai in declino e presentato dalla Lindsay Kemp Company, un gruppo assai famoso in tutto il mondo, dove fra l'altro ha lavorato anche David Bowie.
"Flowers" e' difficile da definire: si tratta di un lavoro realmente originalissimo, quasi unico, dove confluiscono prosa, balletto, melodramma, cabaret, teatro giapponese, opera rock.
Lo spettacolo e' ispirato al romanzo di Jean Genet "Nostra Signora dei fiori", una sorta di autobiografia popolata da ladri, assassini, prostitute.
"Flowers" tuttavia non utilizza neppura una battuta del romanzo, non pronuncia una sola parola, ma reinterpreta, solo attraverso le immagini, lo spirito dell'opera.
Il fascino dello spettacolo e' intenso, ma e' un fascino crudele: Lindsay Kemp e i suoi attori comunicano un senso di soffocamento, di ansia, attraverso atmosfere violente e macabre, dove sesso e morte dominano incontrastati. Soprattutto il finale e' un'orgia di sangue e crudelta', una specie di biblica apocalisse.
Nella prima parte e in tutte le scene piu' movimentate con molti attori lo spettacolo e' vivissimo: a volte sembra di trovarsi in un girone dantesco, popolato da maligne presenze, luci soffuse, densi vapori e infernali rumori provocati da Joji Hirota, gia' Stomu Yamasuta, alle percussioni.
"Flowers" e' uno spettacolo dai sapori forti, destinato a un pubblico maturo: non puo' lasciare indifferenti, se ne resta affascinati o, comunque, turbati.
(Franco Montini, "CIAO 2001" '79)
INTERVISTA A LINDSAY KEMP
In Inghilterra c'e' una grossa tradizione di teatro per i bambini, piu' che in Italia, non credi?
Molte dell grosse compagnie stabili in Inghilterra hanno una specie di sottocompagnia che fa soltanto repertorio per bambini.m Spesso e volentieri pero' il livello e' abbastanza basso. i bambini sono trattati come un gruppo di sotto-privilegiati, come i negri e le donne. i bambini non e' permesso divenire a vedere spettacoli come il mio. Almeno in inghilterra (e' una delle ragioni per cui me ne sono andato). E' un residuo della cultura vittoriana. hanno paura degli attori che vengono in citta' e possono incantarli, sedurli; ed e' quello che facciamo. Siamo i grandi seduttori. In "Mr Punch" c'e' molto sesso. Bisogna solo presentarlo in mod che non vada al di la' di loro e che essi possano recepirlo.
Ti piacerebbe lavorare con i bambini?
Lo faccio e l'ho fatto. I bambini mi danno di piu'. E' stato Picasso a dire "guardate il mondo attraverso gli occhi di un bambino". Ho un gran bisogno di insegnare loro, di recitare per loro e di salvarli dai genitori. in genere si dice loro, di non parlare con estranei. Io ho sempre parlato con gli estranei e ho avuto delle esperienze meravigliose. Vengono abituati a non mostrare mai quello che sentono, a non lasciarsi mai andare. C'e' del genio in ognuno di noi, ma viene schiacciato. L'importante e' tenersi stretto questo genio. Io non mai lasciato scappare via il mio genio, ed ecco perche' sono ancora cosi'.
Hai scelto di non eliminare la crudelta' da "Mr. Punch". Perche'?
E' venuta fuori con tutte le diverse emozioni. Parla con me. Io permetto alla mia coscienza di mostrarsi interamente. Ed e' cio' che i bambini dovrebbero fare. A volte penso che alcune scene dei miei spettacoli siano troppo crudeli, ma io credo di aver reso il concetto che picchiare la propria sorella o amica in testa non sia giusto. Credo di mostrare che e' orribile. Ma io sono convinto che tutto dovrebbe venire fuori. Come l'amore. Tutto l'amore e' importante. Io credo nell'importanza di dell'universalita' dell'amore. L'amore per il proprio gatto, per la propria camera, per un uomo o una donna.
C'e' chi dice che dopo aver visto un tuo spettacolo non si puo' piu' vedere nient'altro, perche' tutto sembra piatto e noioso. Che ne pensi?
Si', lo so. mi rende molto triste. Perche' lo stato del teatro e' cosi' terribile. Cosi' povero. A volte il teatro non ha piu' pericolo. Il pericolo di Billie Holiday, di Mick Jagger. Il pericolo della corrida. E' tutto cosi' prevedibile. Gli attori, i testi. Non c'e' magia. Il pubblico non viene preso dall'angoscia, o dalla gioia, o dalla paura visceralmente, come invece succede nei miei spettacoli.
Che tipo di relazione hai con la Commedia dell'Arte e con la mask medioevale?
Ho ereditato molto dalla Commedia dell'Arte, e anche dal Kabuki e dal Teatro Balinese. Non ho studiato molto su queste cose, ma ho mangiato parecchie cartoline con disegni di Michelangelo e Picasso, e pagine intere di poesie di garcia Lorca. Le ho proprio divorate.
Quando ho visto "Il sogno di una notte di mezza estate", per la prima volta ho visto il Puck che mi ero sempre immaginata: un piccolo cattivo folletto che muove i fili del mondo e lo deride. Che ne pensi?
Il "Sogno" e' sesso, colore e amore visti attraverso gli occhi di un bambino. Ho cercato di dare a Puck una qualita' Dionisiaca, che ha mantenuto. Il "Sogno" e' uno spettacolo che sta ancora crescendo. Si puo' dire che "Flowers" e' un teen-ager, lo abbiamo fatto quindici anni fa, ma il "Sogno" e' come un neonato e ne ha di strada da fare perche' i miei spettacoli sono in continua crescita; sono come una liberazione che viene ripetuta ogni sera. Nel "Sogno" siamo attratti dall'atmosfera di sottile magia che corre come un filo per tutta l'opera. Noi abbiamo cercato di incantare il pubblico attraverso le immagini, i colori e i suoni, la danza, le proiezioni. E' il sogno di un bambino che allo stesso tempo ha paura e viene attratto dalle immagini che vede. E' quella parte di noi che, a volte, vogliamo nascondere, ma che, secondo me esiste in tutti. E' per questo che il "Sogno" ha avuto successo.
(di Claudia Della Seta, "Romatevere" 11/'79)
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