INTERVISTE (2)



Le interviste accanto ai cui titoli compare un asterisco sono incomplete. Le traduzioni complete saranno in linea prossimamente.




"CARO DIARIO: IL MONDO SEGRETO DI KATE BUSH" di David Sinclair
("ROLLING STONE", n. 676, 24/02/'94)


Cricklewood non è affatto il tipo di posto dove ti aspetteresti di trovare Kate Bush. Benché immortalato in un vecchio album degli Ten Years After, si trova in una zona particolarmente desolata e tracigamente troppo scarsa a nord di Londra. Si pensa che Kate sia più a suo agio in un giardino inglese a leggere poesie in un chiaro giorno d'estate, oppure nella brughiera dello Yorkshire a covare qualche terribile incoffessabile pena. Ma in questa grigia mattina, lei si è invece rifugiata in un caseggiato di cemente così brutto e funzionale da sembrare virtualmente abbandonato visto dal di fuori.
E' uno studio di doppiaggio dove Bush sta affannosamente lottando contro il tempo per finire il lavoro su un film di 50 minuti, THE CROSS, THE LINE AND THE CURVE, la controparte cinematografica al suo ultimo album, THE RED SHOES. Dentro il fabbricato, c'è una reception elegante dove siamo accolti.
Indossando una grande giacca di pelle, lei sembra piccola ma sorprendentemente forte. Si lamenta di essere stanca, ma sembra pimpante e con gli occhi molto vivi, anche se è un pò pallida sotto quella gran massa (ormai suo segno distintivo) di lucenti capelli scuri. Ci accomodiamo velocemente in una piccola e fredda stanza sul retro, dove il silenzio è rotto soltanto dai goccioloni di pioggia che cozzano con regolarità contro le piccole finestre.
Come fa notare lei stessa alcune volte, Bush non concede molte interviste. Non concede a se stessa molto tempo per fare una cosa. Come per i suoi video recenti, ha diretto lei stessa questo nuovo film - nel quale canta sei brani da TRS - ponendo mano alla sceneggiatura ed alla coreografia. Vi prendono parte il suo vecchio maestro di danza Lindsay Kemp e l'attrice Miranda Richardson, ed è liberamente basato sul film TRS di Powell e Pressburger del '48; narra di una ballerina (Bush) che è tentata di indossare un paio di scarpette rosse che si rivelano stregate, tanto che lei non può smettere di danzare. Nello spiegare il titolo del suo film, Bush dice: "The line è la via, The Cross è il cuore e The Curve è il sorriso", citando un dialogo di TRS. Così anche voi ora sapete [frase comprensibilmente ironica da parte del giornalista..., NdT]
Un vero 'scherzo della natura' che trasgrediva le direttive della sua casa discografica all'epoca in cui Madonna stava ancora suonando la batteria nel suo primo gruppo, Bush scrive e produce i suoi album, ha la sua compagnia di publishing e il suo studio di registrazione, tutto diretto da lei. E giù giù fino alle attività di post-produzione come montaggio e doppiaggio, lei mantiene un assoluto controllo. E ciò può essere logorante.
"Non ci sono abbastanza ore in una giornata" Bush ammette spontaneamente. "Non faccio tutto io. Ci sono persone che lavorano con me che sono meravigliose. Ma mi sono arrangiata per tanto tempo senza un direttore, che non sono sicura ci siano molte cose per cui dovrei averne uno. Penso che ciò valga perlomeno per le decisioni che prendo da me stessa, non sono in una situazione tale da non volere essere coinvolta".
Ma un'altra incoffessata ragione per cui si sottopone così raramente alle interviste è la sua riluttanza tipicamente inglese a soffermarsi su se stessa o sui suoi affari privati. Gentile ma riservata, sa cinguettare allegramente riguardo alle sue motivazioni artistiche. Ma prova a toccare il tasto delle questioni emozionali e la sua espressione diventa vuota, una saracinesca si abbassa - CLUNK! -fine della trasmissione.
"Gli album sono come dei diari " dice Bush " si passa attraverso delle fasi, tecnicamente ed emozionalmente ed essi riflettono lo stato in cui eri all'epoca. Quest'ultimo album rappresenta un grande momento di transizione per me. Sin dall'inizio della composizione c'era un'energia diversa che veniva fuori. Forse può sembrare sciocco, ma credo fermamente che le persone che sono in studio profondono un'energia nel nastro registrato che ha molto a che vedere con quello che essi provano. E' un processo veramente emozionante. E quando tu hai questi stretti rapporti di lavoro con queste persone, cominci ad avvertire questa bizzarra forma di comunicazione."
A parte Bush, la persona che ha contribuito di più all'album è stato il bassista e ingegnere del suono Del Palmer, suo partner sia musicale che sentimentale sin dai primi tempi. Ma nonostante il suo continuo coinvolgimento a livello professionale, è vero che non stanno più insieme?
"Abbiamo un buonissimo rapporto di lavoro", dice Bush, " e amerei pensare che l'album rifletta questo. Sono incline a non parlare delle mie relazioni personali, e questa è una cosa piuttosto privata." CLUNK!
TRS vanta anche un' incredibile schiera di musicisti ospiti di alto profilo: Eric Clapton nel lento blues di And so is Love; Jeff Beck nella ballata americana di You're the One; e Prince che ha fornito chitarra, tastiere, BV's, e un arrangiamento 'principesco' a Why should I Love You.
"E' cominciato tutto quasi per gioco e si è trasformato in realtà", dice Bush a proposito della partecipazione di queste star, "il genere di persone che avrei desiderato ardentemente che avessero suonato nell'album, non ho fatto altro che trovare il coraggio di chiamarli al telefono e chiedere loro se avrebbero voluto venire a suonare in un mio pezzo. Non credo che siano stati impiegati per i loro nomi. Sarei molto infelice nel pensare che non sono stati debitamente valorizzati. Ma mi sento onorata per il fatto che siano state csoì disponibili."
La sorpresa di Bush nello scoprire che questi 'mostri sacri' erano così desiderosi di partecipare (persino il parsimonioso "prima-paga-e-poi-suono" Beck) può non essere falsa modestia. Ha collaborato con un paio di buoni amici in passato, specialmente Peter Gabriel in Games Whitout Frontiers e la coinvolgente Don't Give Up. Ma Bush non ha dedicato molto tempo a fraternizzare con la comunità rock sin dal turbinoso successo del suo singolo di debutto WH, che rimase in cima alle classifiche inglesi per quattro settimane nel '78.
In molti modi, Bush ha avuto un percorso facilitato (qualcuno direbbe privilegiato), essendo stata elevata sin dalla più tenera età al di sopra della marmaglia del rock & roll. Era ancora in età scolare quando Ricky Hopper, un amico di famiglia con l'hobby di fare il "talent-scout", finanziò un demo tape con le sue canzoni, che poi passò a David Gilmour, chitarrista dei Pink Floyd. Sotto i buoni auspici di Gilmour (il quale, dice lei, non cercò nè ricevette nessun riconoscimento finanziario per i suoi sforzi), Bush firmò un contratto con la EMI inglese nel '74 alla tenera età di 16 anni.
Sovvenzionata finanziariamente, ma per il resto lasciata completamente libera di agire, passò i successivi tre anni a coltivare i suoi talenti e a produrre materiale con la sua tipica velocità.
Questa è un'abitudine che ha portato a diminuire le sue entrate finanziarie negli ultimi anni, a mano a mano che gli intervalli tra un album e l'altro cronicamente crescevano.
"WH" è a tutt'oggi il suo hit più venduto in tutto il mondo. In America, "Hounds of Love" del 1985 è il suo unico album ad aver scalato la "Top 40" [!!], anche se negli ultimi tempi "The Red Shoes" è diventato il favorito nelle radio delle Università.
Bush è andata in Tour una volta sola, con uno spettacolo creativo con molti cambi di costume, danza e canto che ha portato in scena per 28 date in Europa nel '79. Era pionieristico, al punto che i suoi ingegneri del suono furono i primi ad avere l'idea del microfono a cuffia, sviluppandone un prototipo fatto con il filo di ferro di un appendino, che lei usò nei primi show.
"Mi è piaciuto molto", dice Bush a proposito delle sue esperienze della Tournée, "ma alla fine ero fisicamente esaurita. Sono molto preoccupata se dovessi ritornare dal vivo ora, perché non l'ho più fatto da lungo tempo, e penso di aver perso molta confidenza col palco. Mi accorgo di essere diventata un'autrice in una situazione molto isolata, lavorando solo con una ristretta cerchia di persone. Più mi dedicavo alla presentazione al mondo di ciò che realizzavo, e più mi allontanavo da ciò che ero", dice Bush, "ovvero una abituata a sedere tranquilla al pianoforte e cantare e suonare. E' diventato molto importante per me non perdere di vista questo. Voglio restare coi piedi ben saldi a terra".
Teme forse, per usare le sue stesse parole, di cadere nel pericolo di diventare troppo isolata (come in effetti è)? "Andare in Tour è una situazione di incredibile isolamento", argomenta Bush. "Non so come qualcuno possa fare Tour per anni interi. Si può trovare molta gente che non può fare a meno di andare in tournée, e ciò è perché non sanno come tornare alla vita normale. E' un qualcosa di fittizio, irreale."
Per Bush, il trucco sembra sia filtrare il più possibile il brusio di fondo. Raramente legge i giornali o ascolta la radio, va a vedere spettacoli o compra albums. Ammette di sapere poco della notoriamente "Bush-simile" (gioco di parole: "fac-simile", NdT) cantante Tori Amos - "ho ascoltato un solo pezzo ed ho pensato che fosse... uhh, carino" - e cita come le sue principali influenze musicali la musica tradizionale inglese e irlandese che suo padre al piano e i suoi fratelli maggiori suonavano in casa accompagnando il canto di sua madre quando lei era piccola.
"Di quell'età infantile ricordo che ascoltavo la più bella musica mai composta".
La recente scomparsa di sua madre, cui lei era sempre stata molto vicina, è una delle ragioni per cui ci ha messo così tanto a produrre "TRS", il suo primo album dopo "TSW" dell'89. Come riferiscono persone a lei vicine, le ci è voluto buona parte dell'anno in cui è morta sua madre ('92) per tornare nella disposizione d'animo di lavorare.
Ma nonostante i lunghi periodi che ha trascorso lontana dai riflettori, ha mantenuto un seguito di ammiratori con una profonda ed incrollabile fedeltà. I suoi fans, insiste Bush, significano molto per lei.
"E' veramente toccante che così tante persone che non conosco siano così entusiasti di ciò che creo", dice. "Non vado in tour, non do loro poi così tanto, in verità. Ovviamente cerco di creare la migliore musica che posso, ma dopo circa due anni che ha richiesto la realizzazione di un album cominci a preoccuparti: andrà tutto bene? il suono è sufficientemente pulito? e poi trovi qua e là lettere di fans che ti incoraggiano, ed è una spinta fantastica. Suppongo di sperare che se manterrò una certa integrità nel mio lavoro, loro se ne accorgeranno sempre."

!!= doppio errore: - l'album "Hounds of Love" negli USA ha raggiunto la 30a posizione (fonte: "Billboard", 14/12/'85); - il successivo "The Sensual World" ha scalato la "Top 30" raggiungendo la 24a posizione (fonte: "Rolling Stone", 25/1/'90). Inoltre, è stato al 1° posto nelle radio delle Università per ben otto settimane e, sempre negli USA, ha venduto mezzo milione di copie (fonte: "Billboard", 11/11/'93).




"RITORNO ALL'INNOCENZA" di Tom Moon ("Philadelphia Inquire", 09/01/'94)


"Kate Bush ha trovato il modo di uscire dal suo guscio e liberarsi nel nuovo album. Ma ha ancora paura di volare.
Con nessuno attorno a lei, la timida Kate Bush ha trovato il modo di venire a New York. Sia adesso che in futuro, l'idea viene dal mezzo del processo creativo e diventa un flash interiore che trascina tutto il resto con sé.
Per Kate Bush il nuovo album The Red Shoes è stato un telecomando.
La notoriamente schiva compositrice, cantante nonché adorata eroina lavora in uno studio che lei stessa ha costruito nella sua casa fuori Londra.
Bush ha trovato la casa, l'ha riempita di cuscini soffici e mobili familiari, rendendola un posto ben più piacevole della maggior parte degli studi di registrazione, dove però l'aria è spesso elettrica. Ma persino i confort di casa non furono sufficienti quando venne il momento di comporre i suoi brani.
Mandò via i musicisti e il suo ingegnere del suono-produttore , e si costruì il suo romitaggio che le ha permesso di lavorare alla tape machine e alla console del missaggio alla registrazione delle parti vocali. Era da sola. Senza distrazioni. E il risultato, Bush ricorda, fu uno sblocco importante.
In varie parti di "The Red Shoes" la normalmente riservata interprete puo' essere ascoltata cantare a scatti, balbettando sillabe senza senso o strillare con abbandono, reagendo d'impulso piuttosto che seguendo un piano prestabilito.
"Si deve avere una vera e propria disinibizione per fare degli album", Bush ha detto il mese scorso, durante uno dei suoi rari viaggi negli USA per promuovere "The Red Shoes" ed il film ad esso collegato "The Line, The Cross and The Curve", che lei stessa ha diretto.
"Se mi accorgo di essere osservata, divento molto nervosa. Mi trovo più a mio agio nello sviluppare le idee se non c'è nessuno attorno. Ed è noioso per chiunque dover operare la tape machine durante queste prove. (Con il telecomando) ho potuto farlo da me. Questo ha fatto una grande differenza" , ha detto la 35enne cantante nella saletta di un hotel nell' Upper East Side.
"Non ho dovuto accettare l'idea più veloce da realizzare tra quelle che potevano funzionare. Ho potuto provarne dieci senza preoccuparmi di che cosa gli altri avrebbero pensato. Ciò mi ha portato a concludere che giunti ad una certa età, il resto della vita facciamo di tutto per tornare indietro al tempo in cui eravamo piccoli... usando la saggezza per ritornare all'innocenza."

Questa massima riassume alla perfezione Kate Bush. Sin dal suo debutto nel '78 con "The Kick Inside", ha usato tutta la saggezza a sua disposizione (sequencer ultramoderni, un'intera orchestra, testi colmi di citazioni letterarie, filastrocche e ninna-nanne) per ottenere quell'innocenza assente nella maggior parte del pop.
Sia che canti dei postumi dell'olocausto nucleare o del guru-filosofo G.I. Gurdjieff, Bush non è oppressa dal peso della realtà di adulto. Alcune recensioni di "The Kick Inside" affermavano che era l'opera di un prodigio pre-adolescente. Una musica così delicata non sarebbe potuta venire da un adulto. Il modo di cantare come un soprano vittoriano che contraddistingue la Kate di allora rinforza questa impressione. I suoi vocalizzi stregati da gattina in amore l'hanno aiutata a ritagliarsi il suo esclusivo spazio da qualche parte tra le orecchiabili ballate pop e l' ostentato art-rock, tra l'essenziale e il poetico, tra il concreto e l'astratto. Sia che pongano l'accento su temi ponderosi o delicati, le sue canzoni trattano l'argomento con un dubbio aleggiante che il fato possa aggiustare le cose in qualsiasi momento.
Bush sostiene che ha perso la sua innocenza prima che si rendesse conto di quanto fosse importante. E ora, dice, è concentrata nell'impresa di recuperarla. Sta investigando la terapia ultraterrena e comunicando con i suoi angeli.
Sta persino facendo quelle cose da music business che aveva cercato per tanti anni di evitare, come stare per due ore al Tower Record di Manhattan dove 2000 pellegrini erano convenuti per ammirare il loro idolo nel primo viaggio promozionale in quasi dieci anni.
In fila indiana, tutti rispettavano il proprio turno. Coppie con le lacrime agli occhi la ringraziavano per averli fatti incontrare. Una donna implorava Bush di farle un autografo sul braccio che sarebbe subito andata a farsi tatuare. Legioni di fan che attendevano al freddo pungente solo per un autografo.
Per ragioni personali e commerciali Bush è sollevata dalla risposta molto positiva che ha avuto "The Red Shoes" . L'album, la cui lavorazione è durata tre anni, rappresenta un tentativo di mettersi in luce. Nel suo album d'esordio ha saccheggiato la letteratura e citato la Bibbia, facendo espliciti riferimenti all'amore con un linguaggio grandioso e occasionalmente pretenzioso. Ora, è maggiormente a suo agio nel ridurre concetti complessi in un linguaggio quasi infantile.
In "Moment Of Pleasure" di "The Red Shoes" canta "Il solo essere vivi puo' veramente ferirti" e accompagna questo verso con un sospiro che deve aver provato in passato in tutta la sua penosa sofferenza.
"Lily" (che Bush afferma è stata scritta un buon anno prima che scoppiasse la moda degli 'angeli') la rivela assorta a cantare la preghiera che la sua amica Lily asserisce evocherà una guida celeste.
"Credo sia un messaggio incredibilmente positivo da affidare alle persone quando sono smarrite", lei dice. "Lily dice che loro sono molto potenti, esseri benevoli il cui unico scopo è quello di aiutarci."
Bush è conscia che molti dei suoi ardenti fan non capiscono canzoni come "Lily" quando le analizzano parola per parola, come se fossero tessere in un puzzle autobiografico. "La gente sembra leggere molta più tendenza a sognare nei miei testi di quanto ce ne sia in realtà. Nelle canzoni a me piacciono i messaggi che sono più basati sulla realtà." Spesso questa realtà è soffusa di malinconia. Anche se ammette che l'album ha i suoi momenti tristi, fa una distinzione tra queste canzoni e il suo lavoro, che lei ritiene essere "l'esatto opposto".
Nella già citata "Moment Of Pleasure", per esempio, "non parlo solo di dolore o solo di gioia, ma piuttosto di quanto la vita sia preziosa. I momenti di gioia non potrebbero esistere senza la tristezza."
Bush parla da un punto di vista che è stato difficile raggiungere: la sua carriera è stata un susseguirsi di alti e bassi. Aveva 20 anni quando uscì il suo album di debutto (indirizzato ed in parte finanziato da David Gilmour dei Pink Floyd), e prima che se ne rendesse conto, la sua canzone "Wuthering Heights" divenne un successo internazionale. Fu sballottata da una promozione all'altra e durante questo processo ha acquisito quella paura di volare che spiega la sua attuale riluttanza ad intraprendere tour estenuanti. Quando poi ritornò in Inghilterra, la Compagnia Discografica fece pressioni per un seguito. Fu allora che la cantante scattò.
"Mi tennero lontano dalla famiglia e quattro mesi più tardi vollero un altro disco", ha ammesso. "Compresi allora che la mia priorità era la musica, non la pubblicità. E ciò cambiò completamente la mia vita. Smisi di fare tutte quelle cose che mi chiedevano."
Dopo "Never For Ever", del 1980, che conteneva l'apocalittica "Breathing" , Bush smise completamente di fare promozione. Il suo successivo progetto, "The Dreaming" del 1982 fu stroncato con la motivazione che non solo non era commerciale, ma che era addirittura inaccessibile. La sua compiacente contromisura "Hounds of Love" del 1985 ha fornito il singolo "Running Up That Hill" ma ben poco altro, una delusione [e' la prima volta che leggo un tale giudizio su "Hounds of Love"!, ndt] che ha richiesto tre anni per uscire.
Stavolta Bush ha scritto i brani per "The Red Shoes" in fretta e con l'intenzione di essere meno pignola alla produzione, é stata ossessionata dal creare un suono più live, un disco "pieno di elementi umani" . Il suo scopo era di "lasciare le parole alle canzoni piuttosto che alla produzione" . Ha fatto in modo che le ballate tristi fossero alternate a pezzi più solari. E ha aperto il suo studio ad una processione di artisti, da Jeff beck a Eric Clapton, al Trio Bulgarka.
Se i testi di Bush questa volta sono più diretti, la loro costruzione e il modo in cui ogni contributo degli artisti ospiti é stato utilizzato mostrano anche che il suo talento é maturato. Su "The Red Shoes" i momenti migliori sono rafforzati dai suoi collaboratori: And So Is Love , per esempio, mostra un intenso duetto fra la chitarra di Clapton e la voce di Bush. In questo modo "ho voluto veramente rifarmi alla incompletezza delle relazioni, il modo in cui le cose bruciano nel profondo senza che quasi mai vengano alla luce" , come la stessa Bush spiega. "E Eric ha percepito questo. Il pezzo non poteva dirlo, doveva venire fuori, trattenendo la tensione finché la voce non andasse su fino all'ottava più alta. Lui ha seguito brillantemente, come se fosse stata una conversazione. Sembra che la chitarra stia rispondendo alla voce. Sono rimasta molto commossa da come Eric ha suonato."
Quando ha iniziato a lavorare a "The Red Shoes" , Bush racconta, uno degli obbiettivi era di superare i dubbi che la affliggevano ad ogni inizio di un nuovo progetto. Ma l'obbiettivo più importante era unire la sua musica ad una storia, in questo caso la fiaba di Hans Christian Andersen delle scarpette da ballo fatate che costringevano a danzare senza posa chiunque le indossasse. La libera interpretazione di Bush della bella fiaba (un lungometraggio di un'ora che ha intitolato "The Line, The Cross and The Curve" ) é un tributo al film "Le Scarpette Rosse" di Michael Powell del 1948 e racchiude collegando sei brani apparentemente slegati in un'unica trama.
Proposta per una esclusiva mostra d'arte in primavera, ha tra gli interpreti Miranda Richardson ("La moglie del Soldato", ndt) e vede Bush danzare per la prima volta dai suoi concerti teatrali della fine degli anni '70.
Bush ammette: "Convincermi a danzare di nuovo era una delle cose da superare. Non avevo fatto altro se non ginnastica negli anni scorsi e (riprendere) mi ha riportato indietro tutta la consapevolezza e il timore. Ma poi ho scoperto di avere ancora quell'abilità che non avevo più impiegato. Ho cominciato ad ascoltare la mia vocina interiore piuttosto quello che mi diceva la gente, che é proprio quanto accade ogni volta che devo registrare. Durante il processo mi rendo conto di avere ancora una certa abilità. Comincio così a recuperare la confidenza persa negli anni di inattività. E so che ho perso molto."




"Una Conversazione Approfondita con la Ragazza Elastico" di Roger Trilling ("Details", 03/'94) *


(...) "Sembra che tu ami le cose trascendenti...
"Mi affascina il mettere insieme cose tra loro contrarie."
Cioé come?
"Come gli antichi strumenti acustici e i sintetizzatori. O come la musica irlandese: é così piena di vita e contemporaneamente c'é una tensione incredibile, una profondità che la rende molto malinconica."
Tu dici in uno dei tuoi testi che la vita e l'amore sono tristi. Quando sei giunta a questa conclusione?
"É una citazione da Joseph Campbell, e non sto dicendo che io sia d'accordo. Abbastanza spesso ci sono cose dette nelle mie canzoni che non condivido affatto, ma sono idee di altre persone, ed a volte ciò é molto rilevante."
Hmm. Hai provato gioia in un amore romantico?
"Direi di sì. Ma c'é anche una grande parte di gioia in un amore non necessariamente romantico."
Sai leggere la musica?
"No. Ho imparato quando ero giovane (suonavo il violino), ma non si puo' dire che fosse la mia passione. Ciò che é stato bello é che ho trovato la mia strada, perché mi é stato permesso di passare molte ore a suonare il pianoforte di mio padre."
Improvvisi ancora?
Non come un tempo, e in "The Red Shoes" c'é stato un tentativo di tornare a questo. Con gli ultimi tre album, ho composto prevalentemente su nastro, ma ultimamente mi sono seduta al piano a suonare senza tutta quella tecnologia intorno. É stato molto bello. "Top of the City" é stata scritta in questo modo."
Quando suoni il pianoforte, ti capita mai di distrarti dalla canzone che stai eseguendo?
"Dovrei cominciare a farlo, ma finisce sempre che seguo il pezzo. Pensi che in me vi sia un grande desiderio di raccontare delle storie."
Quant'é importante la popolarità per te?
"É un qualcosa su cui non ho ambizioni."
Così cerchi di tenere alla larga da te il fanatismo?
"Fanatismo!? In che senso?"
(Per i tuoi fan) sei un idolo. Andiamo, non fare la modesta.
(ride) Che tipo di idolo? Esiste una figura che é adorata, ma dubito fortemente che sia io. Il mio lavoro parla in modo più eloquente di quanto faccia io, e se la gente trova qualcosa nei miei brani, che sia quello che io intendevo oppure no, questo é molto bello. Ma non mi preoccupo se piaccio o no alla gente, io sono quella che sono, faccio del mio meglio, ed é ciò che importa."
Un mio amico mi ha detto che dall'ascolto della tua musica ha avuto l'impressione che tu non debba rendere conto a nessuno.
(ride) "Bé, tutti siamo schiavi di noi stessi, però potrebbe essere peggio."
É forse perché non hai mai avuto figli?
"Cosa? ..Questa é una questione molto personale."
Comunque, ne vorresti?
"Vorrei avere figli, sì."
Questo desiderio é aumentato da quando tua madre é morta?
"É certamente una perdita che ha rafforzato in me l'idea che la vita é breve..."
E l'arte é lunga.
(ride) "A volte. Non sempre."
Qual'é la cosa che ti dà più fastidio negli altri?
"Forse é solo il loro modo di esprimersi, ma a volte le persone amano rendere le cose difficili."
Compreso te?
"Già. Ma ovviamente la gente in ultima analisi deve rispondere solo a se stessa."
Ciò che io odio invece é che devo compiacere me stesso.
"Perché?"
Perché non ne vale la pena.
"Oh, ma é questo il punto! La gran parte del processo creativo é proprio avere un insuccesso dopo l'altro, ma per fortuna, andando avanti, succede sempre meno spesso. Non si raggiunge mai la perfezione. Infatti é importante che sia imperfetto. Ecco perché non ascolto mai i vecchi brani: non ricordo quando ho ascoltato brani antecedenti a 'Hounds Of Love'. Si ha successo quando si porta a compimento qualcosa, poi la si lascia stare e ci si dedica a qualcos'altro."
Sembra una visione molto idealistica.
No, affatto. La maggior parte degli artisti che conosco non ascoltano mai la loro vecchia musica. É così priva di attrattiva, sempre meno interessante più si va indietro nel tempo."


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