RECENSIONI DI
"HOUNDS OF LOVE"




Quelli che seguono, al momento, sono solo degli estratti di varie recensioni. 


ITALIA
INGHILTERRA
U.S.A.
CANADA
VARIE


L'uscita di "Hounds Of Love" segno' il ritorno di Kate sulla scena musicale dopo ben tre anni di distanza dal precedente "The Dreaming". Non c'e' dubbio che l'85 fu un anno memorabile per la Nostra, al pari del biennio '78/'79, e lo testimoniano i risultati dei referendum musicali inglesi di quell'anno.
Nell'annuale referendum del "Record Mirror", "Hounds of Love" e "Running Up That Hill" furono votati dai lettori rispettivamente "Miglior Album" e "Miglior Singolo" dell'anno.
I lettori del "Sounds" votarono "Running Up That Hill" e "Cloudbusting" rispettivamente al 3° e al 6° posto. Kate non solo risultò l'unica artista donna ad essere votata, ma fu anche l'unico artista ad avere due singoli nella Top Ten del referendum.
Nel Rock Pool del "Melody Maker" fu votata al 2° posto tra le interpreti, mentre sia l'album "Hounds of Love" che il singolo "Running Up That Hill" arrivarono in 5° posizione.
I lettori del "New Musical Express" votarono l'album al 7° posto e il singolo "Running Up That Hill" al 4° posto. Kate arrivò 2° tra le interpreti e 10° fra gli autori. La copertina dell'album fu la 6° preferita dei lettori.

Secondo il parere della CRITICA, ossia le Top Ten dell'anno stilate da ciascuna testata musicale specializzata, sia il singolo che l'album erano tra i migliori dell' anno.
Per i critici del "Melody Maker" "Running Up That Hill" era il 2° miglior singolo del'anno.
Per i critici di "Kerrang!" "Hounds Of Love" era il 2° miglior album dell'anno.
I critici del "New Musical Express" votarono Kate "Donna dell'Anno", nonche' "Running Up That Hill" il 3° miglior singolo dell'anno e "Hounds Of Love" il 10° miglior album dell'anno.
Per i critici di "Hot Press" (Irlanda) "Running Up That Hill" era il 5° miglior singolo dell'anno, mentre "Hounds Of Love" era il 2° miglior album dell'anno.


ITALIA




"ROCKSTAR", (12/'85): " 'Hounds of Love' è il quinto LP di Kate Bush, meravigliosa donna inglese. Fin qui è semplice.
Questo disco arriva quasi tre anni dopo "The Dreaming": in tutto questo tempo lei si è costruita uno studio di registrazione ed ha studiato sul Fairlight. Pare che la E.M.I. londinese sulle prime abbia giudato l'album troppo difficile, poi, la questione è stata evidentemente risolta: adesso tutti puntano su di lei, Londra è piena di Kate Bush, riempie intere vetrine dei negozi HMV [His Master's Voice= E.M.I] come del Virgin Megastor.
...L'album è un colpo, secco. La composizione risente inequivocabilmente del lavoro casalingo: spesso è chiara l'origine da una semplice cellula ritmica, sulla quale viene disegnata una melodia, poi mano mano il ritmo diventa sempre più complesso, cresce l'arrangiamento ed escono fuori brani di rara profondità musicale, con un tappeto ritmico fittissimo, suoni ricercati e campionati nel Fairlight, motivi folclorici riciclati, voci splendide, dolci, alte, basse, profonde, una dietro l'altra, cori misti, rumori di sonorizzazione che inseguono testi fantastici, strumenti tradizionali (cornamuse, whistles, bouzouki, bodhran) inseriti perfettamente nel tessuto altamente tecnologizzato.
Al primo ascolto si rimane umilmente senza fiato: nè bello, nè brutto, semplicemente al di sopra, grande, grandissimo, troppo, interessante, personale, non facile (immaginate la E.M.I.!!!).
Quattro pezzi di una bellezza travolgente e immediata, indefinibile: 'Mother Stands For Comfort' e 'Cloudbusting' (con uno straordinario arrangiamento per archi), 'Hello Earth' e 'The Morning Fog' che conclude il disco con un testo semplice ma coinvolgente.
Che altro dire? Che me la sposerei: oltretutto si gestisce completamente da sola, si autoproduce, le edizioni dei suoi pezzi le appartengono, lavora su un disco per anni, con calma, gusto e intelligenza. Propongo la comunione dei beni.
Purtroppo 'Hounds Of Love' l'ha realizzato sopratutto con l'aiuto del suo attuale 'fidanzato' Del Palmer (tecnico del suono, bassista, programmatore della Linn)..." (giudizio: 4 stellette e mezzo - Stefano Bonagura)

"ROCKERILLA", (12/'85): "...Dai toni epici e tribali di episodi come "Running Up That Hill" e soprattutto "The Big Sky", incredibile galoppata tecno-tribale nel gorgo di sfrenate passionalità dionisiache, ai delicatissimi accostamenti di atmosfere mistiche e misteriose, sempre avvinte ad imagini poetiche di una natura selvatica e pacifica.
Fiumi ghiacciati, cieli cangianti, nebbie mattutine; tutto è filtrato dalla sensibilità di Kate Bush in proporzioni misurate e quasi sommesse. Ogni immagine dei testi, ogni eccentricità apparente (come il violino campestre di "Jig Of Life" o i cori ascetici nella parte finale di "Hello Earth") è il tassello di un mosaico in continua trasformazione, rorido di umori brillanti, plastico d'impulsi arcani.
Kate Bush è un po' Circe, un po' Alcina e Morgana, un po' contessa Geschwitz e un po' madame Léo: come uno specchio verso altri specchi, tende a scindere i propri riflessi in simmetrie infinite. Questo spiega l'efficacia della composizione che pongo al vertice di questo album, comunque poco adatto ad essere sezionato: "Watching You Without Me".
La narrazione vocale, accorata d'impercettibili emozioni, vive di malinconici incanti e rimembranze soffuse. Come uno scrigno socchiuso in una stanza buia, lascia filtrare bagliori preziosi, fluide stille d'infinito, levità cristalline di pace e poesia. a voce vibra di suggestioni indiane, i suoni elettronici migrano verso orizzonti morbidi e un piccolo capriccio sperimentale coglie il pathos nella sua conclusione più alta.
E' bello seguire questi "Segugi dell'Amore": vederli correre nelle brughiere, coi grossi tartufi umidi e il cuore caldo. Sì, Kate, anch'io lo credo. Ciò che cercano esiste." (Alessandro Calovolo)

"LA REPUBBLICA", (11/12/'85):
[titolo]
"Quella voce che sembra mille voci"

"Più che una voce quella di Kate Bush è una moltitudine di voci, una moltiplicazione inesauribile che, da un canto originario, si divide in mille differenti possibilità. Da 'Cime Tempestose' a questo 'Hounds Of Love', il cammino di Kate Bush e' davvero lungo.Quella che sembrava una strana e maliziosa bambola di natali postatomici, è diventata una delle più complete e sofisticate autrici di musica rock, in grado di gestire tutti i passaggi del lavoro musicale. Oggi Kate Bush sa fare tutto. Canta, suona, maneggia con disinvoltura le nuove tecnologie della musica, e in particolare quello stesso Fairlight, che è un computer ad elevata specializzazione musicale, col quale Peter Gabriel ha stabilito negli ultimi anni un vero e proprio nuovo metodo di elaborazione della musica. E come se non bastasse è anche una straordinaria danzatrice, come tutti possono vedere nel videoclip 'Running Up That Hill', tratto dal suo nuovo LP.
In questo disco c'è veramente di tutto, con l'unico possibile rischio della ridondanza, di un sovraffollamento di messaggi.
Si passa dalle balalaike e dai digeridu (specie di flauti suonati dagli aborigeni australiani) ai violoncelli o ai violini della musica popolare irlandese (con tanto di rap su ritmo di riga), o addirittura ad un rifacimento della tecnica degli armonici vocali sviluppata nella musica tradizionale della Mongolia, con echi classici, ritmi ossessivi e infernali, sognanti immagini orientali, in un unico lungo volo dai toni ora epici ora onirici. Un viaggio nel quale s'inseriscono altre voci, e perfino citazioni sonore da cultori della pop music, come il suono di elicotteri ripreso intenzionalmente da quello usato dai Pink Floyd nella loro megaopera 'The Wall'.
Lo scenario è una specie di purgatorio tormentato dove lamenti, grida strazianti e toccanti narrazioni poetiche s'inseguono a ritmo vertiginoso. Kate Bush si scinde in voci principali e secondarie, trattate con tutti gli effetti e filtri possibili e immaginabili.
E così facendo raggiunge momenti di rara bellezza, di grande intensità emotiva, e soprattutto insegue una drammaticita' che raramente traspare nelle attuali produzioni. Dimostra, soprattutto, che la voce, grazie alle nuove possibilita' tecnologiche puo' costruire veri e propri paesaggi sonori." (G. C.)

"MESSAGGERO", (?): "...La lunga preparazione dell'album ha prodotto ottimi effetti di ricerca di nuove sonorità, di ritmi complessi ed avvincenti, di arrangiamenti originali e di profondo spessore.
Tutti gli aspetti e gli elementi che 'fanno' la musica hanno ricevuto studio ed attenzione, con un risultato complessivo di grande qualità e un'impronta unificatrice davvero esemplare.
'Hounds Of Love' conferma che la Bush è musicista completa, tra le signore della canzone quella meno incline a divismi e pose regali, ma attenta alle vere ragioni della musica in tutti i suoi aspetti. Se poi arriva anche il successo..."

"MUSIC", (12/'85): "Due domande spontanee, all'uscita di 'Hounds Of Love'. prima: i tre anni di silenzio, durante i quali Kate s'è invaghita del Fairlight - dunque dell'elettronica - vanno classificati come anni di crescita oppure come anni sprecati, di preoccupante involuzione?
Seconda domanda, meno contingente: se Kate Bush fosse stata dotata dalla natura di tutto il suo valore d'artista, ma non altrettanto di bellezza e sensualità, gli sarebbe arriso lo stesso successo?
Non si tratta di quesiti sciocchi. Dietro di loro c'è la risposta ad un terzo interrogativo: perché un disco difficile, strano, asimmetrico come questo piace tanto? Proviamo a risolverli.
Esclusa l'inutilità dei tre anni: il nuovo corso di Kate, che alla sperimentazione sacrifica parte della comunicatività puo' piacere o meno (comunque non sempre era 'Wuthering Heights' o 'Babooshka', anche in passato); ma si tratta di esigenza artistica, mai di calcolo. Dunque da rispettare.
Più onerosa la seconda risposta: diplomaticamente (ma sinceramente) diciamo che donna e musicista son fuse in una, che la musica di Kate Bush è bella e sexy perchè lei è bella e sexy, che insomma l'estetica incide sul prodotto non come condizionamento ma come parte di un tutto.
Allora si può dedurne che 'Hounds Of Love' non è disco difficile, ma ricco; non stra-no, ma magnetico; non asimmetrico, ma affascinante.
Un disco dove arcaicità e avvenire si guardano negli occhi e parlano tramite la voce, la poesia e le tastiere di un'artista grandissima, senza frontiere.
Che poi l'album entusiasmi a corrente alternata può far parte del gioco. Oppure è questione di tempo: non arrendetevi al primo ascolto, sarebbe un errore fatale." (giudizio: 4 stellette - P.C.G.)

"CIAO 2001", (15/11/'85): "Al di là di ogni possibilità di giudizio soggettivo (mi piace, non mi piace), bisogna senz'altro riconoscere che Kate Bush è un personaggio come ce ne sono pochi nel panorama musicale odierno. Un' artista il cui successo anche commerciale è completamente slegato dal fatto di seguire o meno delle mode. Lei, infatti, non ne ha mai seguite; continua da anni a proporre dei prodotti artistici personalissimi ed originali, sempre estremamente intelligenti e perciò di non facile assimilazione.
...Si tratta come al solito, di un lavoro ricco di personalissimi spunti creativi, estremamente sfaccettato ma, nel contempo, in possesso di una solida unità compositiva.
...La seconda facciata ci presenta una lunga suite divisa in sette parti. Musicalmente, è una composizione introversa... Più accessibile, ma non per questo meno suggestiva, la prima facciata...
...Un'ultima notazione di merito va a tutti i musicisti che hanno partecipato all'incisione, e in particolare, è ovvio, alla voce della Bush, da tempo affrancatasi da limitazioni falsettistiche e oramai completa sotto tutti gli aspetti." (Disco della settimana, 5 stellette - G.C.)

"RADIO CORRIERE TV", (3/11/'85):
(titolo)
"GRAZIE KATE!"
"Ci mancherebbe pure che non la ringraziassimo, Kate Bush. Ci dobbiamo sorbire chili di long-playing dove non si trova un'idea che sia una e di emozioni, di pathos, di fascino, di intelligenza, di sapienza musicale e letteraria, neanche a parlarne.
Poi ci sono i dischi così così, poi quelli buoni ma che non fanno mai gridare alla grande invenzione, al momento magico, all'evento memorabile. Tutte cose di cui siamo affamati.
Bene: nel nuovo album di Kate Bush, 'Hounds of Love', ci sono. Addirittura qualcosa di più, ci viene da dire.
Perché questa chanteuse mirabile e inquietante, questa compositrice di livello eccelso, questa arrangiatrice e orchestratrice straordinaria non è facilmente definibile. Sfugge ai catalogatori di stili e di mode, e sfugge anche ai più ampi elenchi di belle sensazioni e di pregi estetici che possono venire in mente a ciascuno di noi che voglia irrigidire in schemi timbri e motivi sempre mutevoli.
Non possiamo afferrarla, Kate Bush. Canta con voce da bambina perversa, poi con voce di gola fortemente sexy (ma mentale), poi con voce da teatrante o da recitante in un'opera lirica costruita nei sogni, sui paradisi e sugli inferni dell'inconscio, sui desideri più sfrenati e più sublimi.
Usa il funky di sapore vagamente 'black' in una maniera assolutamente personale, usa il country irlandese, la musica corale 'colta', la musica da camera.
Dobbiamo ripeterlo: se altri dischi di qualità meritano cinque stellette, questo di Kate Bush ne merita 10." (M.G.)


INGHILTERRA




"SOUNDS", (21/9/'85): "Se mi fosse consentito giurare, direi che 'Hounds Of Love' è magnifico. ...Drammatico, commovente, e selvaggiamente, spudoratamente, stupendamente romantico. (Posso scrivere questo sul 'Sounds'?)." (Ronnie Randall)

"NEW MUSICAL EXPRESS", (21/9/'85): "Io spero che Kate stia ridendo del fatto che la gente sia stata pungente con lei... . Non voglio più sentire nessuno dire che 'Hounds Of Love' è eccezionale da chi non ha ascoltato il suo predecessore, perché 'Hounds Of Love' è una naturale progressione della maestria dimostrata in 'The Dreaming'.
La nostra Kate è un genio, l'unico che questo Paese possa vantare. Gli scettici lei li fa ballare con le sue melodie, la figlia della Compagnia ha davvero avvitato il sistema e facendolo ha prodotto il miglior album dell'anno...." (Jane Salanas)

"RECORD MIRROR", (21/9/'85): "Sì, è davvero bello riavere Kate fra noi, ed io ammetto liberamente che la sua voce unica mi fa sempre credere tutto ciò che vuole. Un successo strepitoso? Io lo credo." (Robin Smith)

"MELODY MAKER", (21/9/'85): "La domanda è: lei è dieci anni avanti al suo tempo o dieci anni indietro? [si riferisce al fatto che le suite erano di moda negli anni '70, ma che 'The Ninth Wave' è fuori da ogni schema, NDT].
...Qui Kate insegna ad avere il controllo senza sacrificare la passione, complici alcuni arrangiamenti che hanno il meglio di lei. ...Una malattia eruttiva il concept sulla seconda facciata... ." (Colin Irwin)

"KERRANG!", (?/?/'85, n.103):
[titolo]
"CESPUGLIO DI FUOCO"
"Così colpisco la cenere calda di un'altra lunga tirata, mi bagno con un altro lento malto e aspetto all'interno che la pioggia vada via.
Bella stagione per questo periodo della mia vita, ma voi non sapete. Lasciatemi staccare il telefono, rispondo io. E lasciatemi attivare lo stereo, soffiare questo lento giorno in una montagna di cerchi di fumo... ho qui qualcosa di così speciale, a volte ho persino paura di tenerlo fra le mie stesse mani, in certi momenti la mia presa è più un tentativo che una stretta, sapete?
Io ho aspettato e atteso e... devono essere passati tre anni dall'ultima volta che ho avuto un nuovo disco di Kate Bush da ascoltare. Quaranta mesi veloci con sabbie mobili Pop e Ragazzi metallari reazionari, che rappresentano ciò che sento da sotto le mie scarpe.
E ora questo: il nuovo album di Kate Bush 'Hounds of Love', ancora bollente di fabbrica.
Fuori dalla mia finestra la pioggia sembra cadere in eterno quest'estate, ma dentro la mia stanza sta bruciando il fuoco. Carboni ardenti di libertà Celtica, austere campane dal suono duro e lunghe romantiche storie che cominciano e finiscono tutte sulla collina dei sogni, è tutto qui nel nuovo album di Kate Bush, è tutto qui e anche di più. Dove vorresti andare?
Ogni qualvolta Kate finisce un nuovo album, mi convinco che deliberatamente lei abbia rotto lo stampo che si è lasciata alle spalle. Niente nella musica Pop assomiglia alla sua musica.
La sua voce ricca di borgogna, un lirismo che lascia senza fiato, stelle di baci di melodie, il suo volto, la sua figura... Ah Gesù, tutti nel mondo hanno la loro canzone preferita di Kate Bush.
Qualcosa di Kate al suo meglio, qualche indicibile deliziosa nota, la sua presenza sempre batte nel mio cuore, è penetrata con ogni LP, con ogni 45gg, con ogni video ed ogni apparizione al "Terry Wogan" [show televisivo inglese, N.d.T.] che ha fatto.
A volte, quando siedo quietamente, lubrificando il mio stomaco con un wisky e i fantasmi, ascolto un album di Kate Bush, e spesso giungo all'inevitabile conclusione che la giovane Kate è spaventosamente geniale.
Sulla linea dello spaventoso: 'Hounds of Love' è scritto, cantato, prodotto e ogni altra dannata cosa da Kate Bush. Anche il video per il suo nuovo singolo "Running Up That Hill" è stato ideato da Kate, ciò significa prima che lei filmasse tutte le sequenze di danza.
E la cosa assurda è che lei fa tutto assolutamente in modo perfetto. Completamente, totalmente. E' questa la parte di lei che veramente mi convince.
Dietro Kate Bush l'artista c'è soltanto... Kate Bush il genio.
Non c'è nessuna canaglia uomo che si nasconde sotto la sua sottana, nessun co-autore, nessuna idea eccetto le sue.
Come ha rimarcato una volta lo scrittore Tony Parson, "ma su che pianeta vive?". E a noi è concesso conoscere la risposta, per favore? Intendo dire, da dove è arrivata? Pensateci.
Prima di Kate Bush chi c'era che sapeva farlo negli stessi strani ed infinitesimali modi? Cilla Black, Dusty Sprinfield, Sandy No Shoes, Barbra Streisand, Ah, Ah, Ah, Janis Joplin, Lulu, Steve Nicks, voglio dire, perché fratello?
Un paio di anni fa mi trovavo inginocchiato sul pavimento vicino ad uno stereo muovendomi tra una pila di dischi. Io e gli album (e lo stereo) eravamo gli unici soggetti in una larga stanza dall'alto soffitto, con specchi a muro su tre delle pareti. Era lo studio di danza di Kate dove lavorava su tutte le idee per i video e le esibizioni sul palco, e quelli erano i suoi dischi.
Stavo cercando qualche chiave per risalire alle sue straordinarie origini musicali.
Non so cosa mi aspettassi di trovare, forse qualche vecchio disco di Edith Piaf (risatina), forse un paio di album dei Pink Floyd, chi lo sa? Ed io onestamente non ricordo cosa ci fosse. Era così, beh, normale.
Solo un mucchio di buoni album che troveresti nella collezione di qualunque ragazza. Ricordo di aver visto 'Those Foolish Things' di Brian Ferry, un paio di classici di Bowie, e qualcosa di - AH! - Delius [Frederick Delius, compositore inglese, N.d.T.]... (ancora nessun indizio, io non ho mai ascoltato sul serio Delius).
E così torniamo al nuovo album "Hounds Of Love".
Il dono più grande che Kate trasmette nella sua musica è un costante senso del suo potere erotico. Non sto parlando di SESSO, sto parlando dell'irresistibile erotismo racchiuso in questo album, di quanto ogni brano si fonde e bolle in quello seguente; queste non sono canzoni che presentano una fine, è un altro mondo che Kate ha assicurato per noi, un mondo dove amore e innocenza e romanticismo si fondono in gorghi di champagne.
E' quasi una creazione sofferta, ed è così puro e violento il messaggio che ci ha lanciato.
Sulla front cover Kate assomiglia ad una donna del rinascimento, immersa ed immortalata in ricchi e densi olii, galleggia come un fantasma del passato, la sua espressione inscrutabile, la sua posa sott'acqua riservata, invitante. E' tutto come in uno stato di trance e mitico, e intrecciano influssi magici che invitano a venire qui dalle sue canzoni...
All'interno, sull'irresistibile piano del vinile, l'album da il calcio d'inizio con il corrente singolo 'Running Up that Hill', avete già ascoltato la versione su Mix? E' migliore, ma dopotutto io sono sempre stato un succhiatore del commerciale da cima a fondo. Un grande singolo, il suo primo come spesso rammentiamo, in tre anni, e un modo raffinato di aprire l'album.
Un breve lamento di tuba di dolorosi batticuori, quasi rauca nel suo eccitabile modo, che sussurra nel tuo orecchio 'It's You-hoo-hoo, and me-hee-hee ..'. Kate sta facendo un patto d'amore con Dio... e perché no? Accade ogni giorno anche a me.
La prossima è la title track, 'Hounds Of Love', una valanga di percussioni spara fuochi di staccato sull'orizzonte, si spegne la voce spaventata di un attore che piange 'è fra gli alberi... sta arrivando!' e poi la voce di Kate orgogliosamente arrabbiata ed enigmatica, poi profonda e appassionata che infila la luce del sole tra le diramazioni, incrocia il ritmo che precipita, si libra alta nel cielo della notte oscura... C'è un foglio dei testi, naturalmente, ma chi ne ha bisogno? Voi non provate a dirmi di cosa parlano queste canzoni, ed io non cercherò di spiegarle a voi.
Dal pop dramma della title track al limpido di 'The Big Sky'. Panoramica sulla produzione: cori, orchestre vocali, polmoni di ritmi e dolce pop lucido di sudore, le batterie una furiosa tempesta buia, le chitarre una vera contusione, occhi di vetro sull'uccisione del Rock & Roll, Kate ardente ed elevata, a cavalcioni di un sogno. Alla fine ti rendi conto di essere senza fiato, e che tutto è cominciato così gentilmente...
'Mother Stands For comfort' è la prossima, ed è una delle più raffinate canzoni mai scritte da Kate. Magico alfabeto di stelle l'introduzione del keyboard, misteriosa e piena d'atmosfera, magnifico messaggio dal cuore del basso di Eberhard Weber.
Kate, la piccola di sua madre, l'amore e la resa di una madre, attraverso il tempo, il passato morto. Breve, commovente, un'altra ombra sul guanciale, più di questo lume di candela di Kate Bush, molto bella, e non solo per ogni figlio di mamma... Un brano struggente.
Grande attacco, Kate sta facendo piovere con la sua voce ed è 'Cloudbusting'. Oh guarda... Fratelli, sorelle, se pensavate che Annie Lennox e gli Eurithmics fossero l'ultima parola nell'era del pop di alta tecnologia, dimenticate i fuochi di una canzone-torcia sintetizzata, poi controllate 'Cloudbusting' e scegliete quale tizzone preferite: la tendenza eroicomica, oppure siete nella cosa vera?
Io non biasimo alcuno per sentirsi confuso, diamine!, con cruddy [?] come Madonna che ci insudiciano con i loro respiri a 'Top Of the Pop' ogni dannata settimana del Signore, anch'io mi picchio my plonker [?] in tempo per una grande Annie Lennox in video, certamente tutta gung-ho [?] ermafrodita lussuria ed altro, ma ficcatevi bene questo in testa: Kate è tornata! Fate largo alla Signora, prego.
Se 'Cloudbustingi non è il miglior suono contemporaneo sin da quando i Beatles e Burt Bacharach hanno infilato le classifiche nazionali, sapete dirmi cos'è?
La seconda facciata ha un sottotitolo 'The Ninth Wave' e comprende sette brani concept uniti da ciò che sembra essere il tema portante: l'affogamento (!).
Ascoltate, io non voglio entrarci, datemi un paio di mesi e vi spedirò una cartolina al riguardo, OK?
Sette brani, sette sogni, sette incubi, sette vampiri, e... Madre di sette bastardi, cosa abbiamo qui? Se la prima facciata è un attacco di cuore per degli inequivocabili colpi, la seconda facciata ti solleva dal pavimento e ti trascina in un giro intorno agli anni, alle cose di poca importanza, alle paure e alle lacrime di vetri rotti. Magia, poesia, danze irlandesi e un bacio nel vento.
Proprio quasi alla fine della seconda facciata, una voce annuncia che 'Columbia e' ora a nove volte la velocità del suono', poi Kate entra nella stanza in punta di piedi e avvista "Ciao Terra. Ciao Terra. Con una sola mano tenuta alta io posso cancellarti, nasconderti allo sguardo. Cucù, cucù piccola terra."
Beh, cucù anche a te, Kate Bush. Io ti vedo." (giudizio: 5 stellette - Mick Wall)


USA




"STEREO REVIEW" (USA), (1/'86): "Kate Bush è un'incantevole narratrice, un'acrobata vocale, ed un'affascinante compositrice ed arrangiatrice.
Ciò che non le è mai stata accreditata è una voce carina. Infatti Kate si è sempre adoperata per mettere a disagio i suoi ascoltatori.
La cosa è cambiata nel suo nuovo album "Hounds Of Love", questa volta Kate Bush ti incontra a metà strada. ...Paragonato al suo magnifico ma difficile album dell'82, "The Dreaming", risulta positivamente tranquillo, qui il canto è tenero, quasi fanciullesco. Deve trattarsi di un compromesso, ma perlomeno sarete capaci di stare seduti dal principio alla fine senza soffrire di attacchi di ansietà.
I suoi vocalizzi conducono un dialogo con il piano, la batteria, e il basso, e sono pedinati virtualmente in ogni punto dalla seconda voce del Fairlight.
...La crescente ricercatezza delle composizioni, degli arrangiamenti e delle tecniche di produzione della Bush non fanno mistero del suo punto di vista originale, unico. Solo lei poteva rendere dei soggetti tanto macabri così seducenti." (Mark Pell)


VARIE





"THE BEST" (Francia, 11/'85): "Kate Bush ha preso così bene l'abitudine di non sentirsi mai attaccata dalle esigenze terroriste della moda che uno si sorprende a trovarsi con nove anni e quattro album d'oro più tardi, un cuore pieno di prisma polarizzato e analizzato in tutti gli umori del momento, ed in un modo così giusto... Divina e ordinaria.
Si ritiene che Miss Babooshka abbia depositato qua molto più del miele dei suoi sogni, ha aggiunto la velatura della sua anima allorché l'amore è al limite, e l'esuberanza pagana delle veglie irlandesi.
Si trova del resto lungo tutto l'album una gravità celtica che non manca di evocare gli U2 alle più alte orifiamme.
L'impulso d'origine e le cose dette in 'Running Up That Hill', uno dei più bei singoli dell'anno, sembrerebbero i gloriosi solchi tracciati per l'aratro della redenzione che tira coraggiosamente Bono, se il mistero, la femminilità, l'inaspettato non venissero a mettere i loro granelli di sabbia fra le assi. E si cade.
Questo disco con la sua bizzarria che si presenta irreale ma che al contrario è inventivo, godibile, ha il peso dei grossi diamanti che fanno a pezzi il ghiaccio di sicurezza che si trova attorno ad ogni cuore.
Un disco intelligente, che saprà rispondere alla ristretta disponibilità delle anime presso l'ascoltatore procaccia, e ciò a dispetto di una seconda facciata-concept dove prende posto una tenebrosa allegoria sulle crudeli impossibilità dell'amore, in offerta un assortimento di colori, di profumi, di ardori, e di disperazioni.
C'è un rubicondo sbocco di presagi e di emozioni...
Una causticita' inaudita in 'Mother Stands For Comfort': una lunga e lenta immersione in un cratere di perfezione. E 'The Morning Fog' che chiude l'album, cade come la garza umida su di un bruciore agli occhi.
Tutto è grave e grande. Sensuale.
Finalmente qualcuno che osa mostrare i suoi sentimenti, possibilmente i grandi, con la generosità di una leonessa e l'incantevole maestria di una danzatrice. Bello." (Francis Dordor)


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