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Un giorno di regno







Un giorno di regno, melodramma giocoso in due atti, su libretto di Felice Romani, fu rappresentato per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano il 5 settembre 1840. Felice Romani fu uno tra i più celebri scrittori di libretti d'opera: oltre che a Verdi, ne fornì a Rossini, Bellini, Donizetti e Meyerbeer. Nacque nel 1788 a Genova e nei pressi del capoluogo ligure (Moneglia) morì nel 1865. Primo violino e capo d'orchestra era Eugenio Cavallini e gli interpreti che ricoprirono i ruoli principali erano: Antonietta Marini (soprano), Marchesa del Poggio; Luigia Abbadia (mezzosoprano), Giulietta; Lorenzo Salvi (tenore), Edoardo di Sanval; Raffaele Ferlotti (baritono), Belfiore; Raffaele Scalese (basso), Barone; Agostino Rovere (basso), tesoriere La Rocca; Giuseppe Vaschetti (tenore), conte Ivrea. Ispirato a una farsa francese dei primi anni dell'Ottocento, il testo era già stato musicato dal compositore boemo Adalbert Gyrowetz, la cui opera era stata rappresentata alla Scala nel 1818.
 

 
L'atmosfera è quella dell'opera buffa settecentesca: la vicenda, tratta da Le faux Stanislas di Alexandre Pineux-Duval (commedia rappresentata a Parigi nel 1808) si svolge nel 1733 nel castello del barone di Kelbar, presso Brest. Giulietta, innamorata di Edoardo, è destinata a sposare, contro la sua volontà, il vecchio e ricco tesoriere La Rocca. Il cavalier Belfiore (che si finge il re Stanislao), si presenta al castello e viene accolto con grandi onori: il diversivo della falsa identità messo in atto da Belfiore consentirà al vero Stanislao, che viaggerà in incognito, di raggiungere dall'esilio in Bretagna Varsavia, per rivendicare i suoi diritti al trono di Polonia. Disperato per l'imminente matrimonio di Giulietta, Edoardo chiede di partire per la Polonia al seguito del finto Stanislao, ma Belfiore (che non può rivelare la sua reale identità) è preoccupato a sua volta di non riuscire a impedire le nozze della Marchesa del Poggio (sua amante, che ha deciso nel frattempo di prender marito non essendo più in possesso di notizie di Belfiore) con il conte Ivrea. La Marchesa del Poggio, alla fine, lo riconosce e vorrebbe costringerlo a rivelare la sua vera identità: Belfiore insiste però nel fingersi Stanislao: solo in tal modo, in virtù dell'autorità che gli conferisce la falsa identità, potrà aiutare Giulietta ed Edoardo. Promette infatti ricchezze a La Rocca, nel caso quest'ultimo sposi una certa principessa Ineska, e ottiene l'accordo in tal senso di La Rocca, distogliendone definitivamente le attenzioni da Giulietta. Giunge frattanto un messaggio che informa dell'arrivo e dell'ascesa al trono, a Varsavia, del vero Stanislao: Belfiore può quindi chiarire ogni cosa, assumere la propria vera identità e riottenere l'amore della Marchesa del Poggio, a scapito del Conte Ivrea, mentre Edoardo sposerà Giulietta.

A parte il tentativo mal riuscito di Verdi di ripercorrere stilemi di Cimarosa e di Rossini, la musica, realmente grigia e noiosa, non raccolse alcun favore, né di pubblico né di critica, e l'opera ebbe un'unica rappresentazione alla quale fu decretato un clamoroso insuccesso, a seguito del quale l'autore ritirò la partitura, rifiutandosi anche in seguito di rimettere in scena l'opera.
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