IL SILMARILLION
 


Prima edizione ottobre 1978
Seconda edizione novembre 1982
Terza edizione marzo 1984
Quarta edizione marzo 1985
Quinta edizione novembre 1986
Sesta edizione settembre 1987
Settima edizione marzo 1988
Ottava edizione febbraio 1989
Nona edizione maggio 1990
Decima edizione settembre 1991
Undicesima edizione gennaio 1992
Titolo originale dell'opera The Silmarillion
HarperCollins Publisbers, 77-85 Fulbam Palace Road, Hammersmith, London W6 8J13
Tutti i diritti riservati © 1977 George Allen & Unwin Ltd.
© 1978 Rusconi Libri s.r.l., viale Sarca 235, 20126 Milano
Traduzione dall'inglese di Francesco Saba Sardi
ISBN 88-18-12049-2


 

PREFAZIONE
 

Il Silmmarillion, pubblicato a quattro anni di distanza dalla morte del suo autore, è un racconto sui Giorni Antichi, ovvero Prima Età del Mondo. Ne Il Signore degli Anelli' si riferivano i grandi eventi verificatisi alla fine della Terza Età, mentre le cronistorie de Il Silmarillion sono leggende che provengono da un passato assai più remoto, l'epoca in cui Morgoth, il primo Signore Scuro, viveva nella Terra-di-mezzo, e i Supremi Undici gli mossero guerra per riconquistare i Silmarils.
Ma ne Il Silmarillion non si narrano soltanto i fatti di un tempo molto più antico di quello de Il Signore degli Anelli; si tratta anche, per ciò che riguarda gli aspetti essenziali della sua concezione, di un'opera di gran lunga antecedente. Infatti, benché allora non avesse ancora questo titolo, era già "in progresso" mezzo secolo fa; e in logori taccuini che risalgono al 1917 si possono tuttora leggere le primissime versioni, sovente frettolosamente vergate a matita, degli episodi centrali della mitologia. Tuttavia, non era mai stato dato alle stampe (sebbene certi accenni al suo contenuto possano essere reperiti ne Il Signore degli Anelli), e durante la sua lunga esistenza mio padre non l'ha mai accantonato né ha cessato di lavorarvi attorno fino agli ultimi anni. In tutto questo tempo, Il Silmarillion, concepito quale un'ampia struttura narrativa unitaria, ha subito relativamente pochi rimaneggiamenti di rilievo; già molto tempo fa era divenuto una tradizione immutabile, fondamento di scritti successivi. Ciò non toglie che fosse ben lungi dall'essere un testo cristallizzato, e non è rimasto immutato neppure per quel che attiene a certe idee fondamentali circa la natura del mondo che rappresenta, e d'altro canto le stesse leggende venivano riprese secondo dimensioni più o meno ampie, secondo stili diversi. Col passare degli anni, mutamenti e varianti, relativi a particolari o di respiro più ampio, hanno assunto tale complessità, sono di venuti così numerosi e pluristratificati, da far sembrare impossibile una versione conclusiva, definitiva. Inoltre, le vecchie leggende (vecchie non soltanto perché discese dalla remota Prima Età, ma anche nell'ottica della vita di mio padre) sono divenute il veicolo e il deposito delle sue più profonde meditazioni. Nei suoi ultimi scritti, mitologia e poesia hanno ceduto il posto a interessi d'ordine teologico e filosofico, donde certe dissonanze. Alla morte di mio padre è ricaduta su di me la responsabilità del tentativo di conferire all'opera forma tale da renderla pubblicabile. Mi è risultato evidente che lo sforzo inteso a presentare, in un unico volume, materiali così disparati - di offrire Il Silmarillion quale è in realtà, un atto di creazione continua, la cui evoluzione è durata oltre mezzo secolo - non avrebbe che ingenerato confusione, obnubilando quanto vi è di essenziale. Ragion per cui mi sono accinto a elaborare un testo unico, scegliendo e ordinando i materiali in modo tale da attribuire loro l'aspetto di un tutto narrativo affatto coerente e privo di contraddizioni. Particolari difficoltà ho dovuto affrontare nei capitoli conclusivi (a partire dalla morte di Tùrin Turambar), dal momento che erano rimasti immutati per molti anni e, sotto certi rispetti, presentavano una notevole discrepanza con altre parti del libro, rispondenti a concezioni più avanzate. Il lettore non si aspetti di trovare un'assoluta coerenza (né nell'ambito de Il Silmarillion stesso, né tra questo e altri scritti di mio padre dati alle stampe), che del resto potrebbe essere raggiunta, semmai, soltanto a prezzo assai caro e oltretutto inutile. Inoltre, mio padre era giunto a intendere Il Silmarillion quale una compilazione, un compendio narrativo steso tardivamente sulla scorta di fonti assai diverse (poemi, annali, racconti di tradizione orale) trasmesse per retaggio antichissimo; ed è una concezione che trova esatto parallelo nella storia effettiva del libro, sotto           -not cesa al quale è una gran quantità di prose e poesie precedenti, sicché esso è, entro certi limiti, un compendio, tale
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di fatto e non soltanto in via teorica. Si spiegano così le variazioni di ritmo e l'abbondanza di particolari delle di-verse parti, e, per esempio, la discrepanza tra i precisi riferi-menti a luoghi e cause contenuti nella leggenda di Tùrin Turambar, e l'andamento solenne e staccato del resoconto della fine della Prima Età, allorché Thangorodrim venne abbattuto e Morgoth rovesciato; nonché certe differenze di tono e descrizione, certe oscurità e, qua e là, una certa man-canza di coesione. Così a esempio, nel caso del Valaquenta bisogna partire dal presupposto che, se il racconto contiene molti elementi che risalgono ai primissimi tempi degli Eldar in Valinor, esso sia però stato rielaborato in epoca suc-cessiva, ciò che spiega i continui spostamenti temporali e di ottica, tali per cui i poteri divini a volte sembrano presen-ti e attivi nel mondo, altre remoti, svanito ordine di cui resta traccia solo nella memoria.
Il libro, benché rechi, come ovvio, il titolo de Il Sdmarillion, contiene non soltanto i Quenta Silmarillion, vale a dire Silmarillion vero e proprio, ma anche quattro altri racconti brevi, di cui l'Ainulindalé e il Valaquenta, riportati all'inizio del volume, sono in effetti strettamente collegati con Il Sdmarillion, laddove invece lo Akallabéth o Gli Anelli di Potere, riportati alla fine, sono - ed è necessario sottolinearlo - a sé stanti e del tutto indipendenti. Se sono compresi nel volume, è in obbedienza all'esplicito intento di mio padre; e, grazie alla loro inclusione neI libro, questo contiene l'intera vicenda, dalla Musica degli Ainur con cui il mondo ebbe inizio alla partenza dei Portatori di anello dai Porti di Mithlond alla fine della Terza Età.
I nomi che ricorrono nel libro sono numerosissimi, e ho ritenuto opportuno aggiungerne un indice; ma il numero dei personaggi (Elfi e Uomini) che hanno una parte di rilievo nelle vicende della Prima Età è assai minore, e il lettore potrà trovarli tutti nelle tavole genealogiche. Ho aggiunto anche indicazioni atte a chiarire la designazione, alquanto complessa, dei diversi popoli elfici, nonché una nota sulla pronuncia dei nomi elfici e un elenco di alcuni dei principali etimi reperibili nei nomi stessi; infine, il libro contiene una mappa. Si noti che la grande catena montuosa che sorge a est, gli Ered Luin ovvero Ered Lindon,
cioè Monti Azzurri, nella mappa che correda Il Signore degli Anelli ne occupa l'estremità occidentale. Nel corpo del libro a pag. 144 c'è una cartina più piccola, il cui intento è di dare immediata evidenza alla localizzazione dei regni degli Elfi dopo il ritorno dei Noldor alla Terra-di-mezzo. Non ho voluto ulteriormente gravare il libro con commenti e note. Esiste una massa di scritti inediti di mio padre concernenti le Tre Età (narrativi, linguistici, storici e filosofici), e spero che, in un secondo tempo, risulti possibile pubblicarne almeno una parte.
Nell'opera, difficile e sempre aperta al dubbio, della sistemazione del testo, sono stato ampiamente aiutato da Guy Kay, che ha collaborato con me nel biennio 1974- 1975.