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Michelangelo Buonarroti

Genio dell'Arte
Le
sue Opere
La sua Storia
Espresse nella sua arte gli ideali del Rinascimento, passando dal "realismo" al "bello" come quintessenza e come glorificazione delle possibilità umane.
In tenera età (1488), dopo studi umanistici, entra nella bottega del Ghirlandaio a Firenze; l'attrazione per la scultura antica lo porta presto a frequentare il giardino di San Marco, dove i Medici hanno già raccolto una notevole collezione di statuaria classica. Le sue prime prove di scultura vengono notate da Lorenzo dé Medici, che lo porta a vivere con la sua famiglia nella casa di via Larga (oggi via Cavour) e lo mette a contatto con la cerchia di personalità politiche e culturali (come il Poliziano) che vi gravita intorno. Resterà un protetto dei Medici per tutta la vita anche quando, nel 1530, si troverà a militare contro di loro nel celebre assedio di Firenze.
A questo primo periodo risalgono la Battaglia dei Centauri e la Madonna della Scala (1490-92, Museo di Casa Buonarroti), in cui si nota la transizione tra il '400 ed il classicismo.
Nel 1494, per sfuggire Carlo VIII, lascia Firenze. Si reca a Bologna ove, ammirati i rilievi di Jacopo della Quercia, scolpisce un bassorilievo per il Duomo di San Petronio.
Torna a Firenze nel 1495 e - nello stesso periodo in cui il Savonarola tuona contro il lusso e l'arte paganeggiante - crea il Bacco Ubriaco (Bargello). Si dirige quindi a Roma ove scolpisce la famosa Pietà Vaticana. Fra il 1501 ed il 1505 è di nuovo a Firenze, subisce qualche suggestione leonardesca e produce una serie di capolavori: il Tondo Doni (Uffizi), il Tondo Pitti (Museo del Bargello), il perduto cartone per l'affresco della Battaglia di Cascina e il David di marmo (Accademia), collocato all'ingresso di Palazzo Vecchio come simbolo della Seconda Repubblica ma anche come apice dell'ideale rinascimentale dell'uomo libero e artefice del proprio destino.
Tornato poi a Roma riceve dal Papa Giulio II quell'incarico che lo graverà per un quarantennio: la sepoltura monumentale del Papa, da lui ideata come un vero mausoleo classico dove si integrano architettura e scultura. Passa otto mesi a Carrara per scegliere i marmi più adatti ma il Papa è tutto preso dal progetto del nuovo San Pietro, affidato al Bramante, e Michelangelo, deluso e geloso, lascia Roma per due brevi soggiorni a Firenze e Bologna, dove si riappacifica col Pontefice.
Ne ottiene (1508) un incarico prestigioso: la decorazione pittorica della volta della Cappella Sistina. Cinquecento metri quadri decorati da un solo uomo in quattro anni di accanito lavoro e che rappresentano la piena espressione degli ideali artistici del Rinascimento affidati a un'interpretazione neoplatonica della Genesi. Giulio II muore nel 1513 e si ripropone il problema del monumento funebre: di questo secondo incarico ci restano il Mosè e i due Schiavi conservati al Louvre ma anche stavolta è un nulla di fatto.
Negli anni seguenti, a Firenze, si dedica alla basilica di San Lorenzo, da sempre sotto il patronato mediceo: il progetto per la decorazione della facciata (1516, poi sospeso) e la costruzione della Sacrestia Nuova (1520-34), di fronte a quella "Vecchia" del Brunelleschi, con le tombe di Giuliano duca di Nemours e Lorenzo duca d'Urbino. Qui le regole compositive e il senso spaziale dell'Umanesimo vengono messi in discussione, il rapporto dialettico fra gli elementi architettonici esprime già l'inquietudine manierista. Infine, sempre in San Lorenzo, il progetto per la biblioteca Mediceo-Laurenziana (1524, ma compiuta solo dopo la metà del secolo con la collaborazione dell'Ammannati), vero ponte fra il pieno Rinascimento e il Barocco.
Dal 1527 (Sacco di Roma) al 1530 (assedio di Firenze), Michelangelo è al servizio della Repubblica fiorentina come responsabile delle fortificazioni ma la caduta della città in mano a Clemente VII lo riporta agli ordini del Medici. Riprende i lavori alla tomba di Giulio II e scolpisce i quattro Prigioni incompiuti oggi all'Accademia. Neppure questi adorneranno il sepolcro del Pontefice, che solo nel 1545 avrà un'ultima versione, in gran parte affidata agli aiuti, e sarà collocato in San Pietro in Vincoli. Nel 1534, alla morte del padre, lascia definitivamente Firenze e accetta da Clemente VII l'incarico di affrescare la parete d'altare della Sistina con il Giudizio Universale (1536-41). L'atto finale della storia
umana è qui raffigurato come una immane tragedia cosmica, iconografia e prospettiva classiche sono stravolte e insieme agli ideali formali cadono quelle certezze intellettuali e morali che avevano dato solida base al Rinascimento. Al loro posto un'umanità disperata e dolente, sgomenta di fronte alla condanna: una visione certo formatasi nei circoli spirituali romani frequentati accanto a Vittoria Colonna e che si battevano per una riforma della Chiesa.
Gli ultimi vent'anni della sua vita lo vedono impegnato in campo architettonico: conclude la costruzione della Biblioteca Laurenziana a Firenze e affronta la sistemazione di Piazza del Campidoglio e, modificando la pianta del Bramante, la realizzazione della Cupola di San Pietro a Roma.
Le sue ultime sculture, fra il 1547 e il 1555, scelgono come soggetto la Pietà, meditazioni sul sacrificio di Cristo per il riscatto dell'umanità: la Pietà da Palestrina (Accademia), la Pietà del Duomo di Firenze (Museo dell'Opera del Duomo), la Pietà Rondanini (Milano, Castello Sforzesco).
Alla sua morte, dopo essere stato, quasi a forza, l'artista di più pontefici, la città di Firenze ne reclama le spoglie, che il nipote trafuga da Roma.
(In alto, tomba di Lorenzo de' Medici)
(sotto: il David, a Firenze)

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