Complimenti. Quello che mi piace dei politici è la
faccia come il culo.
E allora come
si fa a tacciare di sterile menefreghismo uno che non vota?
Potrebbe essere
un rifiuto forte e cosciente di "questa" politica.
No, perché non
è mica facile non andare a votare.
Soprattutto non
è bello farlo così, a cuor leggero, o addirittura farsene un vanto.
C'è dentro il
disagio di non appartenere più a niente,
di essere
diventati totalmente impotenti.
C'è dentro il
dolore di essere diventati così poveri di ideali,
senza più uno
slancio, un sogno, una proposta, una fede.
È come una
specie di resa.
Ma al di là di
chi vota e di chi non vota, al di là dell'intervento,
al di là del
fare o non fare politica,
l'importante
sarebbe continuare a "essere" politici.
Perché in ogni
parola, in ogni gesto, in qualsiasi azione normale,
in qualsiasi
momento della nostra vita, ognuno di noi
ha la
possibilità di esprimere il suo pensiero di uomo
e soprattutto
di uomo che vuol vivere con gli uomini.
E questo non è
un diritto. È un dovere.
Da “Il voto” di Gaber – Leporini
L'uomo può credere all'impossibile, non crederà mai
all'improbabile.
Oscar Wilde