Salvador Allende Goosens
Valparaiso 1908 - Santiago 1973
Di estrazione borghese, laureato in
medicina all'università di Valparaiso, Allende si dedicò fin da giovane alla politica
attiva. Nel 1933 fu tra i fondatori del Partito Socialista Cileno e, nelle liste dello
stesso partito, venne eletto deputato nel 1937.
Ricoprì la carica di Ministro della sanità
durante la presidenza Cerda, al cambio di presidenza fu eletto segretario del Partito
Socialista nel 1943 e senatore nel 1945.
Dal 1952, divenne leader del FRAP (Fronte di
azione popolare), movimento che riuniva socialisti e comunisti, allora non legalmente
riconosciuti.
Allende, più volte candidato della sinistra
alla presidenza della repubblica, venne sconfitto dal liberale Alessandri nel 1958, dal
democristiano Frei nel 1964, mentre nel 1970, vinse le elezioni con il 36,6% dei voti,
ottenendo la presidenza dal Congresso nazionale, grazie all'appoggio della Democrazia
Cristiana.
Allende avviò così una radicale
trasformazione del paese in senso socialista nel pieno rispetto delle istituzioni
democratiche. Contro il latifondo affrettò una riforma agraria, già avviata dal
predecessore Frei; contro gli inconvenienti di un capitalismo "dipendente",
legato cioè a interessi stranieri, soprattutto statunitensi, approvò la
nazionalizzazione delle miniere e propose il controllo statale delle banche e delle
principali imprese.
Il governo di Allende provocò, però, una
serie di reazioni a catena, dentro e fuori il Cile. Il crollo del prezzo del rame sul
mercato internazionale, principale risorsa cilena, il blocco dei crediti esteri e il calo
degli investimenti misero in crisi l'economia del paese.
Attaccato da destra, dal centro da un ceto
medio allarmato dalla crisi in atto e in ogni caso resistente a una svolta troppo a
sinistra, Allende si trovò contro anche l'ala estrema del FRAP, rappresentata dal M.I.R.
(Movimiento de izquierda revolucionaria - Movimento di sinistra rivoluzionaria),
che esigeva un intervento a sinistra più radicale, per giungere ad un controllo totale
delle forze economiche e politiche.
Tra scioperi, disordini di piazza, pressioni
di diverso genere, Allende cercò un compromesso, puntando ad una riapertura del dialogo
con la Democrazia Cristiana, senza tuttavia voler rompere con l'estrema sinistra. Nella
primavera del 1973, dopo una serie di rimpasti governativi, fidando in una presunta
tradizionale neutralità dell'esercito cileno, apre il governo ai militari, come forza
garante dell'ordine e del rispetto costituzionale.
L'undici settembre 1973, un golpe militare,
guidato dal generale Pinochet, ministro del secondo Governo Allende dopo l'apertura ai
militari, in nome dell'anticomunismo, con un attacco armato al palazzo presidenziale della
Moneda, concluse tragicamente la vita e il governo Allende, instaurando in Cile un
regime militare. Nonostante versioni contrastanti, pare che il presidente si sia tolto la
vita nel momento in cui i rivoltosi stavano entrando nel palazzo.