Luciana Littizzetto : una donna, un mito.

 

Il primo essere umano di sesso femminile che

 

stimi concretamente (dopo mia zia).

 

La "Lolita" erotomane di Mai Dire Gol.

 

L'emigrante meridionale a cui tutti si rivolgono

 

con un "Minchia, Sabbrì".

 

Un'inviata davvero speciale di Quelli Che Il Calcio.

 

In ogni caso, un mito. Un mito che ha saputo

 

sfatare i luoghi comuni, che ha finalmente dimostrato che anche le donne dello spettacolo possono essere sgraziate, pestifere, ridicole, e non "particolarmente" affascinanti.

 

Figlia di lattai, attrice comica venuta fuori dal nulla.

 

Ma che non ha mai avuto intenzione di restarci!

 

In questa pagina, INTERAMENTE dedicata alla

 

mitica Luciana, inserirò le migliori "pillole di saggezza", raccolte dal suo ultimo libro "Sola come un gambo di sedano".

 

Se avete commenti, o avete qualcosa da aggiungere, 

 

mandate tutto qui

 

Sarò ben lieta di aggiungere altri "pillole" alla lista e...vi

 

darò credito, ovviamente!! ^_^

 

 

"Io vorrei conoscere di persona gli ideatori della pubblicità degli assorbenti femminili. Secondo me sono tutti uomini. E sostanzialmente pazzi.

Io non mi do pace. Cercate di fare mente locale. Secondo loro, noi donne, durante tutto il mese non facciamo niente. Al massimo quattro salti in padella. Ma in quei giorni, e solo in quei giorni, ci parte una vena e facciamo nell'ordine : la ruota in palestra, la finale di un torneo di pallavolo, ci aggrappiamo a un semaforo e facciamo la giravolta, balliamo il tango, lanciamo gavettoni, si incastra una merda di aquilone su un albero e saliamo noi sulla scala a riprenderlo, saltiamo persino di schiena in ascensore per specchiarci il didietro e verificare che non ci siano tracce sospette (avendo noi messo, naturalmente, un bel paio di pantaloni bianco latte. Perchè siamo cretine). Ma non è orribile?Non è assolutamente brutto da vedere?

(...)Ma io mi chiedo : questi signori qui l'hanno mai guardata  davvero una donna in quei giorni?Suppongo di sì. E allora perchè non tentare di avvicinarsi alla realtà e di ammettere una delle poche verità consolidate?"

 

"Nell'attesa che un buon samaritano mi regalasse un bel pezzo di montgomery, ne conobbi un altro. Mi sembrava meglio. Sbagliavo. Andammo in riva al mare. Notte. Risacca. Luna brillante. Mi aspettavo da lui frasi del tipo : <<Guarda che luna, guarda che mare, folle d'amore vorrei morire...>>, roba leggerina, insomma. Lui mi stupì. Fissò a lungo la luna. Fece un lento sospiro. Mi guardò negli occhi e con voce suadente disse : <<Che luna...Quella giusta per imbottigliare il vino>>."

 

"Comunque il must dei maschi rimane uno : svenire in sala operatoria durante il parto della moglie. Mentre noi ci sbudelliamo loro cadono a terra come pinoli. Se fossi un'ostetrica li piglierei per la pelle delle ginocchia e li caccerei fuori a calci in culo."

 

"Se voi pulzelle siete a cena con lui e volete sedurlo fate cadere qualcosa. Il salino, un tovagliolo, il reggicalze. Qualcosa. Pur che lui pieghi la gobba e lo ripeschi. Io ho provato. Gli ho fatto cadere il telefonino. Temo di non averlo sedotto. E psicologicamente mi domando ancora perchè."

 

"Altra questione che mi sta molto a cuore. E' possibile che nel Duemila esistano ancora degli oggetti senza nome? Quelli chiamati <<il coso per...>> <<quel robo che serve...>>insomma, i figli della serva, i reietti del magico mondo dell'usabile? Ve lo dico io : no. Non si può. Abbiamo battezzato ogni minuscola parte di televisore, ogni piccolo frammento  di computer e ancora non sappiamo come si chiama il coso per fare le palle di gelato? Quella specie di pinza con le due conchette? Vergogna. Chiamiamolo Fapalle. Non sarà un nome tanto raffinato, ma almeno è qualcosa. E le vaschette per fare i cubetti di ghiaccio? Chi lo sa? Decidiamolo qui. Faghiacci. E la spazzoletta per lavare i vetri? Lavino."

 

"Io vorrei conoscere personalmente i signori che di mestiere inventano i nomi delle medicine. Quelli che prendono lo stipendio per battezzare le supposte. Ma io dico : stai già male e sei depresso, perchè rincarare ancora la dose? Si comincia dalla scatola che di solito è viola, un colore tutt'altro che tranquillizzante. Direi lievemente funereo. Un pelino lugubre. E poi il nome. Il mio antibiotico si chiama Ritro, e non dà certo l'idea di un qualcosa che ti fa andare verso la guarigione. Ma ci sono anche medicinali con nomi peggiori. (...)

Oppure quelli che nascondono cripticamente nel nome il perchè della loro esistenza. Il farmaco che cura la carenza di ormone maschile si chiama Sustanon. Leggetelo al contrario e l'enigma è presto risolto."

 

"E quella della pasta? Che si fa servire tre etti di fusilli fumanti sull'ultima vertebra lombare? Beh, già che ci sei fatti cucinare anche il risotto in un'ascella. (...) Io intanto chiedo pubblicamente che qualcuno mi informi sulla rotta delle tre befane col telefonino. Sono disposta a pagare. Vorrei che si sfondassero la vela in qualche ansa delle Galapagos. Voglio vederle aggrappate come patelle ad uno scoglio mentre mandano un sms d'aiuto a Capitan Findus. Nel frattempo Marina ha detto no al colesterolo. Invece noi gli diciamo benvenuto. Che ci intasi le vene fino a farcele esplodere. E se improvvisamente ci viene voglia di ballare il tango? Ce l'abbiamo il tanga? Misericordia no. Solo un paio di mutande di cemento armato, purtroppo. Che qualcuno fermi Megan Gale che son settimane che si arrampica su un fungo dell'acquedotto come un macaco su una pianta di banano."

 

"Avete presente quella trasmissione di RaiTre che si chiama Milano-Roma? (...) Bene. Anch'io l'ho girata. E sapete con chi? Chi potevano affiancare a una duchessa qual io sono? Rocco Siffredi, che domande...! Il più famoso attore porno italiano. Un totem erotico locale. Certo. Con me. Che non ho nulla che ricordi anche solo vagamente Ramba Malù.

Rocco Siffredi pare sia un fenomeno della natura. Non si offendano i maschietti, ma si parla di misure ai confini della realtà. Roba che potevamo girare i remake di Rocco e suo fratello o al limite di Uccellacci uccellini. Ventisette centimetri è tanto. E' come una mensola del tinello, di quelle che ci appoggi sopra le piante grasse. Un promontorio della paura. Cape Fear. (...)

Gli chiedo : <<Ma come fai quando devi rigirare la scena? Lo riponi nell'apposita vaschetta salvafreschezza?>>. Fa finta di non sentirmi. Lo incalzo. <<Quindi sei un libero professionista...non smetti mai...ti porti anche il lavoro a casa...>> Silenzio. (...)

Un paio di centimetri mi separano dal suo grande cocomero. O come lo vogliamo chiamare? Cannone di navarone? Stelo di giada? Nibelungo? Stecco ducale? Sturm und Drag? Sacro Aspromonte?"

 

 

E questi sono i pezzi più belli...Se ne conoscete qualcun'altro

più bello, mandate tutto a me. Thanks!