Nelle
mani
chiuse a conchiglia
conservi e
stringi
gelido
livore
di tramontana
(quello che
spazzava gli abeti
addobbati
a neve
e che ti
tagliava
la pelle
fin sotto
i guanti)
l’odore del
pane appena sfornato
il caldo
delle
caldarroste nell’incarto
la glassa
sulle torte che, se le toccavi,
t’inzaccheravi
tutto fino al naso
e la
sorpresa,
oh sì la meraviglia
tra le
ciglia
serri
degli occhi
stupiditi dalla renna
che in corsa
il cielo
tagliava
a dorso dei vapori
con quel
Babbo
Natale e la sua barba di gesso
e quell’odor
di resina bruciata
che tutto
t’impregnava e ubriacava
quando
rincorrevi
le farfalle
bianche
lucenti
e lievi di gelo, neve
(la
stessa
che s’eterna trasparente
oggi
scolpita,
dura e
impietrita
come la vita).