Esercizio di perfezione
e di cristiane virtù


composto dal padre
ALFONSO RODRIGUEZ

TRATTATO PRIMO
Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne
il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno.

Che è gran segno di star la persona in grazia di Dio, il vivere
con desiderio d’andar crescendo, e facendo progresso nel suo profitto.
CAPO V

Per inanimarci maggiormente ad avere gran desiderio del nostro profitto, ed una certa fame, e sete di far progresso nella virtù, e di piacer ogni giorno più al Signore, e per usar in ciò maggior diligenza e sollecitudine, ci aiuterà una cosa molto principale, e di gran consolazione; ed è, che uno de' maggiori, e più certi contrassegni, che si hanno, di abitar Dio in un' anima, e di star ella bene con Dio, è questo, l'avere un tal desiderio, e una tal fame, e sete. Così lo dice San Bernardo:
(ser. 2. De S. And.): Nullum omnino præsentiæ ejus certius testimonium est, quam desiderium gratiæ amplioris: Non v' è maggior contrassegno, né più certa testimonianza della presenza di Dio in un' anima, che l'aver ella un gran desiderio di maggior virtù, di maggior grazia, e di maggior perfezione: e il Santo lo prova; perché l'istesso Dio lo dice per mezzo del Savio: (Eccl. 24. 29.): Qui edunt me, adhuc esurient; & qui bibunt me, adhuc esurient: Quegli, che di me mangia, averà più fame, e quegli, che di me beve, averà più sete. Se hai fame, e sete delle cose spirituali, e di Dio, rallegrati; che questo è contrassegno, e testimonianza molto grande, d'abitar Dio nell' anima tua; egli è quegli, che ti cagiona questa fame, e questa sete: hai trovato la vena di questo Divino tesoro; e questo stesso n'è il segno, poiché così bene la seguiti. Siccom il cane da caccia va lento, e pigro, quando non ha ancora trovato la traccia della fiera; ma dopo che l'ha sentita, si accende, e con grande velocità corre cercando in questa parte, ed in quella, quel che ha fiutato, né si ferma fino ad averlo trovato; così anche colui, che da vero ha odorato quella Divina soavità, corre all' odore di questo prezioso unguente: Trahe me post te: curremus in odorem ungurntorum tuorum (Cant. I. 3.). Dio, che sta dentro di te, ti tira dietro a se: e se non senti in te questa fame, e sete, temi che non avvenga forse perché non dimori Dio nel tuo cuore; che questa proprietà hanno le cose spirituali, e di Dio, come dice San. Gregorio (hom. 36. Sup. Ev.), che quando non le abbiamo, allora non le amiamo, né le desideriamo, né ci curiamo punto di esse.
Diceva il glorioso S. Bernardo, che tremava, e se gli rizzavano per l'orrore i capelli, quando considerava quello, che dice lo Spirito Santo per mezzo del Savio:
(S. Bern. Ser. 23. In Cant. Eccli. 9. 1.): Nescit homo, utrum amore, an odio dignus sit. Non fa l'uomo, se dia degno d'odio, o di amore. Terribilis, dice, est locus iste, & totius expers quietis. Totus inhorrui, si quando in eum raptus sum, illam apud me replicans cum tremore sententiam; quis scit, si est dignus amore, an odio? Or se questa considerazione di non sapere noi se stiamo in grazia, o in disgrazia di Dio, faceva tremare gli uomini santi, che erano come colonne della Chiesa; che sarà in noi altri, i quali per molti motivi, che n'abbiamo dati, in nobismetipsis responsum mortis habemus (2. Ad Cor. 1. 9)? So per cosa certa che ho offeso Dio; ma non so con certezza, se egli mi abbia perdonato: e chi non tremerebbe a questa considerazione! O quanto stimerebbe uno l'aver qualche pegno, o sicurezza in una cosa, che tanto gl' importa! O s' io sapessi che il Signore m' ha perdonati i miei peccati! O s' io sapessi che sto in grazia di Dio! Or quantunque sia vero che in questa vita non possiamo aver certezza infallibile di stare in grazia, e amicizia di Dio, senza sua particolare rivelazione; possiamo nondimeno averne alcune conghietture, le quali ce ne rendano qualche probabilità morale: ed una di esse, e molto principale, si è l'aver uno questa fame, e desiderio di profittare, e d'andar ogni giorno crescendo più in virtù, e perfezione. Onde questa cosa sola ci dovrebbe bastare per istar sempre con questo desiderio; cioè l'avere un pegno, ed una testimonianza così grande di stare in grazia, ed amicizia di Dio; che è una delle maggiori consolazioni, e contentezze, o la maggiore assolutamente, che possiamo avere in questa vita.
Si conferma benissimo questa cosa con quel, che dice lo Spirito Santo ne' Proverbi:
Justorum semita quasi lux splendens, procedit, & crescit usque ad perfectam diem: (Prov. 4. 8.). La via, e il sentiero de' giusti, e il lor modo di procedere è, dice, come la luce del Sole, ch'esce fuori la mattina, e quanto più cammina, più va crescendo, e perfezionandosi, fino che arriva alla perfezione del mezzo giorno: così i giusti quanto più camminano innanzi, tanto più vanno crescendo in virtù: Numquam justus arbitratur se comprehendisse, numquam dicit, satis est; sed semper esurit, sititque justitiam; ita ut si semper viveret, semper, quantum in se est, justior esse contenderet: semper de bono in melius prosicere totis viribus conatur, dice S. Bernardo (ep. 253. Ad Abb. Garin). Il Giusto non mai dice, basta; perchè de' Giusti sta scritto: Ibunt de virtute in virtutem (Psalm. 83. 8.); che sempre procurano di camminar avanti, crescendo di virtù in virtù, fino ad arrivare alla cima della perfezione. Ma la via de' tiepidi, degl' imperfetti, e de' cattivi, è come la luce della sera, che va diminuendo, offuscandosi, e vieppiù imbrunendo, fino ad arrivare alle tenebre, ed all'oscurità della mezza notte: Via impiorum tenebrosa, nesciunt ubi corruant (Prov. 4. 19.). Arrivano a tanta cecità, che non veggono ovo inciampano, né s'avveggono de' mancamenti, e delle imperfezioni, che commettono, né rimorde lor la coscienza, quando cadono in esse; anzi alle volte par loro che non sia peccato quel, che è peccato, e che sia veniale quello, che forse è mortale: tanta è la confusione, e cecità loro.



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