L'esercizio di Perfezione, e di Cristiane Virtù composto dal P. ALFONSO RODRIGUEZ fu con tal nome chiamato dal pio Autore per dinotare la propria idea di perfezionare l'opere tutte Cristiane, che devono eseguirsi da chi brama con sincerità di spirito rendere le azioni sue graziose, e perfette nel cospetto del Signore. L'aver egli però scelto di perfezionar la vita sua Religiosa nella Compagnia di Gesù, e l'essere stato prescielto per il lungo corso di quarant'anni in circa alla direzione della gioventù dell'istessa Compagnia, lo determinarono a rendere bensì quest'Opera, per quanto fosse possibile, fruttuosa all'universale de' buoni Cristiani, ma particolarmente al vantaggio spirituale de' suoi Religiosi. Per lo che una qualche notabile parte di detto Esercizio sembra esser precisamente diretta a questo tal fine. Come però a' nostri giorni, la Compagnia stessa ebbe il suo fine; così fu creduto, che lo stampare l'Esercizio stesso senza unirvi tutto quello, che riguarda precisamente gli Esercizi di detta Compagnia, possa servire di maggior agevolezza, e facilità per l'universale: e poiché opportuna quest'Opera non solamente dev'essere a' Laici che vivono nel Secolo, e in mezzo del Mondo col desiderio della lor Perfezione; ma eziandio alle persone Religiose di ogni ogni sesso, che già da lungo tempo ne fanno pubblico, e privato uso continuamente; perciò vi si aggiungeranno nel fine i Trattati ancora di quelle virtù, che sono concernenti a' Voti solenni de' Religiosi massimamente claustrali, che sono pure compresi nell’Opera intiera dell'Autore, onde per essi non riesca l’Opera mancante in certo modo del necessario, e pei Secolari di ciò che può loro tornare utile, e vantaggioso. Credo anche di dovere l'unirvi alcune poche notizie delle virtù, e meriti di questo ottimo Religioso, e così pure un pezzo di lettera scritta dallo stesso P. RODRIGUEZ a' Religiosi della Compagnia, il quale mi sembra dover maravigliosamente servire ad ognuno nella lettura del pio Libro. Ciò dunque, che dagli Istorici Gesuiti ricavato abbiamo si è, esser esso P. ALFONSO nell'anno 1526 nato in Vagliadolid nobile Città delle Spagne, dalla qual Città poscia per perfezionarlo negli studi maggiori fu trasmesso in Salamanca, dove anche nell'anno decimonono di sua gioventù fu onorato della Laurea dottorale in Filosofia. Predicava allora in essa città con applauso il celebre P. GIO. RAMIREZ, dal di cui zelo fu tratto ad abbracciare lo stato Religioso in essa Compagnia, ove dopo aver compiuto il tempo del Noviziato, e terminato perfettamente gli scolastici suoi studi con avere in questi di se data mostra non meno di singolare virtù, che di un raro ed elevato ingegno, fu fatto Rettore, e Lettore di Teologia Morale nel Convento di Montereii con gradimento, e soddisfazione universale, massimechè all'impiego della lettura vi univa un zelo particolare per tutto ciò, che poteva contribuire al bene dell’Anime de' suoi prossimi. Fu d'indi fatto passare a Vagliadolid, ove dopo aver per qualche breve spazio di tempo letta la Teologia, fu chiamato nella Provincia di Granata, e dichiarato Maestro de’ Novizi in Montilla, il quale impiego esercitò egli poscia per trenta, e più anni seguiti con indefessa applicazione, e fervore, e con pari profitto di quella Religiosa Gioventù, tra la quale riconobbe per suo discepolo anche il celebre P. FRANCESCO SUAREZ Teologo rinomatissimo. Mandato poscia in Cordova, ivi fu eletto Prefetto delle cose spirituali, nel qual ministero vi durò per dodici anni: tempo che bastò per terminare l'illustre Opera dell'Esercizio di Perfezione. Arrivato poscia all'età d'anni ottanta, essendosi portato alla Congregazione Provinciale in Siviglia, ebbe ordine da' suoi Superiori di trattenervisi come Maestro de’ Novizi, ed ivi perfezionare l’illustre sua Opera già prima ultimata, e ben ordinata in Cordova, ed ivi terminò i religiosi suoi giorni. Essendo però per l'avanzata sua età d'anni ottantotto ridotto ad una somma debolezza di forze, restogli proibito da essa di più celebrare la Santa Messa; onde l'ottimo Religioso soddisfaceva a' suoi pii desiderii col comunicarsi ogni giorno, finché dopo esser giunto all'età d'anni novanta, pieno di meriti, e di virtù nel giorno 21 di Febbraio dell'anno 1616, contando di Religione anni settanta, e di Professione solenne cinquantasei dopo ricevuti con tanta disposizione i Sagramenti della Chiesa, passò al Cielo per ivi godere i frutti della Perfezione da lui esercitata, e publicata. Furono le di lui esequie celebrate con la più divota, e religiosa pompa, con concorso innumerabile di popolo, ed ogn'uno cercava a gara di ottenere o qualche particella di veste, od altra cosa, che a lui appartenesse. Se tutte poi raccoglier si volessero le notizie dell'esimie virtù del P. ALFONSO, troppo s’accrescerebbe il volume, bastando di poter dire con piena verità, e senza esagerazione, che quanto egli scrisse d'istruttivo nella nobil sua Opera, tutto fu un veridico ritratto dell’esemplari sue azioni. Assiduo, e servoroso nell'Orazione, ad essa soleva donare quanto di tempo avanzassegli da' Religiosi suoi ministeri, e unendo ad essa una rigorosa, ed intiera Mortificazion de' suoi sensi, con esse volò all'apice di quella Perfezione, che insegnò così fruttuosamente co' suoi scritti, ed ottenne felicemente con la continuazione di sue azioni. Un saggio dei suo zelo, non men che di sua umiltà si rileva da una lettera scritta dallo stesso P. ALFONSO ai Religiosi suoi Confratelli, parte della quale siccome molto opportuna al nostro assunto credo util cosa l'offrirla agli occhi de' pii Leggitori, ed è la seguente: «Abbiamo anche per Regola quest'Esercizio tanto utile, e tanto raccomandato da i Santi, di leggere ciascun giorno «qualche cosa di spirituale per nostro proprio profitto; al qual fine principalmente io indirizzo questo mio Libro, «proponendo colla brevità, e chiarezza, che ho potuto, le cose più sostanziali, più pratiche, e più ordinarie, nelle «quali secondo la nostra Professione, e Instituto, ci abbiamo da esercitare, acciocché ci servano come di «specchio, nel quale ogni giorno ci specchiamo, fuggendo il male, e l'imperfetto, che qui si condanna, e «adornando le Anime nostre col buono, e col perfetto, che qui si consiglia; affinché in questo modo elleno siano «più grate agli occhi della Divina Maestà. «E sebbene il mio principal' intento e stato di servir' in ciò i miei Correligiosi; nondimeno, perché la Carità s'ha da «stendere quanto più sia possibile, ho procurato di talmente disporre questa Opera, che non solo riesca utile a noi «in particolare, e a tutti i Religiosi in generale, ma anche a tutti quegli, che in qualche modo attendono alla virtù, «e perfezione. E così l'Opera corrisponde al titolo che è generale per tutti, cioè, ESERCIZIO DI PERFEZIONE E «DI VIRTÙ CRISTIANE. E vien da me questa Intitolata, Esercizio, perché in questa si trattano le cose assai «praticamente, affinché si possano meglio mettere in esecuzione. «Resta tutta quest'Opera divisa in tre Tomi, o Parti. Le Autorità in essa apportate da me si citano colle parole loro «Latine, perché a quegli, che intendono questa lingua, potrà ciò essere di molto giovamento, per la forza, ed «efficacia, che hanno le cose pigliate nel proprio fonte, e specialmente le parole della Sacra Scrittura; e a quei, che «non intendono la lingua Latina, questo non sarà d'impedimento alcuno, poiché vi si mettono anche in lingua «volgare: e acciocché nessuna cosa dia loro impaccio, e a chi non lo vorrà leggere, lo possa più facilmente «tralasciare, si mette il Latino con differente carattere. «Spero nel Signore che non riuscirà vana la nostra fatica; ma che questo Seme della parola di Dio seminato in «Terra così buona, com’è quella de' cuori desiderosi di conseguire la Perfezione, renderà frutto non solo di trenta, «ma di sessanta, e di cento. |
| FLAMINIO CORNARO A CHI LEGGE |