PAOLO CARATOSSIDIS – Responsabile regionale del Veneto e dirigente
nazionale di “Forza Nuova”
1- Che
cosa vuole dire il tuo essere di “destra” negli anni 2000?
La
categoria politica di pensiero cosiddetta di “destra” è, come tutte le
etichette che marchiano un prodotto, qualcosa di limitato e castrante.
Senza
andare a rifugiarsi nei voli pindarici degli anni 70 oltre la destra e la
sinistra,
è giusto ed indispensabile iniziare un duro e quotidiano lavoro che possa ricaratterizzare la nostra area e comunità.
Spesso ci
descriviamo come ci dipingono i mass-media: ed è un grave errore! Bisogna
essere votati e versatili: la fermezza e rigidità devono riguardare
esclusivamente l’aspetto ideologico.
Il
dogmatismo ideologico deve integrare e completare una spiccata strategia
multiforme.
Comunque, se dovessi utilizzare semplicisticamente una
definizione,
quella
di tradizionalista o nazional-rivoluzionario non mi dispiacciono sicuramente.
2- Cosa ti
ha spinto ad essere di “destra”?
Ho
iniziato a fare militanza in prima liceo.
Era una liceo dove tutto era politicizzato: professori, bidelli,
presidi, studenti e persino genitori. Pensa che se visto dall’alto il liceo
scientifico “Eugenio Curiel” di Padova è a forma di
falce e martello.
Curioso
no?
Ho
iniziato con “Fare Fronte”.
Una bell’esperienza che però con gli anni si è esaurita e non
solo per la metamorfosi MSI- AN.
L’interesse
dei dirigenti del partito e dei loro galoppini giovanili era già puntato
esclusivamente all’arroccamento istituzionale per guadagnare la pagnotta.
Ma il vero
centro d’aggregazione nei primi anni d’attività è
stato esclusivamente Piazza Cavour e poi lo stadio.
Lì è
sempre resistito uno spirito pulito e cristallino: non si accettavano i
compromessi, le porcherie partitocratriche non sono mai passate.
E poi con
altri amici e coetanei abbiamo deciso di spiccare il
volo.
Sono gli
anni 90. Ormai siamo gruppo auto-organizzato e
auto-referente.
Nessuno
poteva dirci di fare questo o quello.
Il mondo skin del Veneto è un buon compagno di viaggio, ma miriamo a
qualcosa di diverso: prima si ricostituisce il MSI post congresso dell’Ergife, poi si fonda
Gioventù
Nazionale. Nel 95 Rauti non ci poteva più sopportare:
espulsi, pardon… sospesi ad interim dal partito, ce ne usciamo e ci
rimbocchiamo le maniche.
Un anno e
mezzo di lavoro e confusione poi partoriamo “Forza
Nuova”.
3- Qual è
il peggiore nemico della “destra”?
Sicuramente la destra: quella di Fini, di Berlusconi
piduista, d’Aznar, di Bush etc.
Non sopporto di essere associato a chi non rappresenta nemmeno
marginalmente quel gravoso fardello d’esperienza e d’idee che ci portiamo
appresso.
Meglio un
buon nemico che un cattivo amico.
4- Qual è
il migliore alleato della “destra”?
Il miglior
alleato della destra sarebbe il suo referente naturale, ovverosia il popolo: ma
ci vorrà ancora tanto tempo e sacrificio per far riemergere quel demone
rivoluzionario che può nascere solo dal popolo.
La fase
che stiamo vivendo è di stanchezza ed ipnosi generale.
La
consapevolezza di essere dei privilegiati occidentali fa sì che la gente non
s’interessi ai propri interessi e prevalga il principio della delega.
La
partecipazione (anche democratica) alle vicende istituzionali e politiche del
paese è pressoché nulla.
Esistono
solo alcuni interessi di categoria estremamente
borghesi da salvaguardare e tutelare.
E’anche
per questo motivo che la vicenda degli operai della Fiat
non mi entusiasma molto: tuonano perché vanno in cassa integrazione ma non lì
tocca
minimamente il fatto che in Italia la disoccupazione sia a due cifre e che un
giovane che si avvicina al mercato del lavoro non trovi un impiego stabile e
sia
costretto
a lavori precari e basta.
5- Qual è
la via più efficace e i metodi di “lotta” per raggiungere il successo
dell’ideale?
Se ne conoscessi la ricetta l’avrei già applicata: esistono però
degli strumenti necessari per diventare un soggetto politico e non sono
certamente meccanici. Sono l’impegno individuale, lo studio e la costanza.
Chiaramente
se si vuole crescere bisogna fare aggregazione.
Penso che
il problema di numerose nostre sezioni ma anche dell’area sia proprio questo.
Non ci
sono i numeri.
In certi
casi per manifesta incapacità dei dirigenti, in altri perché si sbaglia il
metodo d’aggregazione.
Se
voglio contare in Italia, ma anche nel mondo devo portare i numeri nella
piazza.
Se
sono da solo potrò dire e fare tutto ciò che di meglio esiste ma sarò sempre
solo.
Il numero
è potenza!
6- Qual è
stato il più grande errore della “destra” italiana?
Ce ne sono
stati talmente tanti che ricordarli tutti sarebbe un
compito arduo. Quelli più odiosi sono (secondo il mio immodesto parere):
La contiguità filoatlantica manifestatasi
già al termine della guerra e tuttora presente nella destra parlamentare.
Poca ideologizzazione dei propri quadri.
La paura dello scontro e l’iperfobia di
andare oltre le leggi dello stato
(Almirante
diceva che i camerati che sbagliano vanno fucilati due volte…
peggio di un boia).
7- Qual è
stato il più grande successo della “destra italiana?
Non c’è
successo fino a quando non c’è presa del potere e relativa resa dei conti.
8- Un
giudizio sull’Italia attuale.…..
Ultraborghese, iperconsumista, materialista
all’eccesso, una terra di ladri, corrotti e vigliacchi.
Con una
società multirazziale intrisa di conflittualità
endemica alle porte, non c’è da sperare molto.
Bisogna
solo combattere e fare testimonianza attiva, in ogni modo, in ogni dove.
9- Un
giudizio sul mondo attuale…..
Poveri incazzati e ricchi obesi.
E tutti e due guardandosi e riconoscendo la profonda
ingiustizia che li differenzia si sentono tristi ma allo stesso modo umani.
10- Quale è o è stato il più grande personaggio nella storia
italiana e perché?
Giulio
Cesare perché fu ucciso dai suoi amici.
11- Quale è o è stato il più grande personaggio mondiale e
perché?
Leonida,
perché era un combattente che sapeva sdrammatizzare: quando gli riferirono che
gli arcieri persiani alle Termopili erano talmente
numerosi che le loro frecce avrebbero oscurato il cielo, lui rispose
sardonicamente che sarebbe stato meglio così perché gli spartani avrebbero
combattuto all’ombra!
12- Un
messaggio o un giudizio che vorresti lasciare a chi leggerà questa
intervista…..
Militate
gente, militate!