Corriere della Sera


STRETTAMENTE PERSONALE

Bravo Amato: se protestano i boiardi, vuol dire che la strada è giusta

di Enzo Biagi

13 agosto 1992


"Anche un birichino, se lo fa nno direttore, cambia: diventa più serio, più bravo". Era l'opinione di Giulio De Benedetti, vecchio e grande giornalista. Si riferiva, com'è ovvio, alle vicende del mestiere. Anche un craxiano, se lo nominano presidente del Consiglio, può scordare parentele, amicizie, e caccia alle poltrone: può perfino costringere Massimo Pini, intimo del Capo, a mollare "furibondo" (lo scrive Repubblica) il comitato di presidenza dell'Iri, e a vuotare i cassetti.

E un momento storico, questo, non si erano mai visti i boiardi degli enti di Stato, di solito poco nobili e poco guerrieri, obbligati a lasciare in un colpo cariche, segretarie e Alfette blu, oltre ai regolari emolumenti.

Bravissimo, Giuliano Amato, che almeno per il momento non nasconde il richiamo della foresta. Non occorre poi essere tanto sottili per rendersi conto che gli italiani ne hanno piene le tasche; anche i meno acuti capiscono e fa un certo effetto vedere che proprio quella classe che ha provocato i guai è ancora lì a ordinare i rimedi. Questo, diceva il mio prediletto Corrado Alvaro, è "un popolo straordinario nella sventura, per il fatto che sa come al peggio non ci sia fine".

Non è l'unico motivo per cui il professor Amato è guardato con simpatia: sta battendo qualche colpo, dà segni di essere vivo. Non ha certo bisogno di consigli, perchè può sbagliare benissimo da solo: il suo vero problema non saranno gli oppositori, a mio parere, ma i suoi compagni. Hanno vissuto di lottizzazioni, di favori concessi e di baratti: si guardi l'elenco degli arrestati a Milano e si troveranno tanti sostenitori del Psi.

Non si era mai visto un capo del governo piantare una conferenza internazionale per correre a Roma a firmare un decreto: magari giusto, ma con una sollecitudine sospetta, visto come vanno le cose da noi. Amato dovrà affrontare le reazioni, le proteste, di questa legione di clienti: ma non si preoccupi del fermento e delle contestazioni, tiri di lungo, il consenso è ballerino ma è inutile misurare la pressione tutti i giorni.

Se continua, rischia di avere dalla sua la gente, che fino ad oggi ha contato ben poco; ma anche l'inquilino di Palazzo Chigi sa che, da queste parti, se non ti salvi da solo, nessuno di salva. Diceva Aldo Moro, che vedeva sfilare davanti agli occhi semichiusi le carovane, e non ascoltava l'abbaiare dei cani: "Occorre tutto il tempo che occorre". Amato non ne ha a disposizione moltissimo: "Settembre" diceva la canzone, "tu sei come il mio cuore, settembre sei triste come me".

Dovrà chiedere ancora soldi ai cittadini, e sempre di più a quelli che di regola pagano. Crescerà il numero dei disoccupati e il malcontento di quelli che conservano il posto, perchè c'è chi continua a dire, contraddicendo l'esperienza, che i sacrifici non devono toccare ai lavoratori. Ma quando mai ne sono stati esonerati? Ma la guerra la perdono più i generali o i soldati? Ma un passato di discutibili battaglie sindacali, non ha creato aspettative irraggiungibili e suscitato pr oteste irragionevoli?

Quante contraddizioni. Questa è una società fondata sul lavoro che non sogna altro che il riposo. Dopo tante promesse non mantenute, e tante menzogne proclamate: "Siamo la quinta potenza industriale del mondo", "Chi dice che la baracca non regge è uno sfascista", forse è arrivata l'ora della lealtà. Della correttezza, intendo dire, perchè la verità non la sanno probabilmente neppure i ministri, il ragioniere dello Stato, Ciampi, la Corte dei Conti. I debiti sono una cifra così grande che non siamo neppure capaci di scriverla: quanti zeri? E Goria, per favore, non faccia il furbo: presenti il conto.

Molte stangate fanno una batosta: e se c'è qualcuno da punire, in ogni caso, è chi ha dissipato. Chi sono gli inventori della tangente? Se le famiglie fossero state gestite come la cosa pubblica, i marciapiedi pullulerebbero di fanciulli che mendicano accompagnati da mamme troppo accondiscendenti.

Chiedete, signori di Roma, con fermezza ma con garbo: anche fra voi non si intravedono tanti innocenti. E ancora un modesto suggerimento: sfuggire alle tentazioni della Tv. Quelle comparsate non servono a nulla. Ogni apparizione, anzi, irrita lo spettatore: "Sempre quelle facce". Suggeriva Richelieu che delle faccende del potere se ne intendeva: "Ascoltare molto e parlare poco".




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