Corriere della Sera


PRIVATIZZAZIONI. Il governo ha preparato un piano di dismissioni da 27 mila miliardi. La parola al Parlamento

Amato, l'addio dello Stato padrone
La rivoluzione gestita da un commissario. Collocamento di quote Eni ed Enel. Vendita dell'Ina

di Marco Cianca

Domenica, 15 novembre 1992


ROMA -- Vendiamo un po' di Eni e un pezzo di Iri. Diamo via le assicurazioni Ina e le banche. Apriamo le porte d ell'Enel. Voi, onorevoli deputati e senatori, siete d'accordo? La parola passa al Parlamento. Giuliano Amato ha bruciato i tempi e il piano per il ritiro dello Stato dall'economia prende la strada delle Camere con cinque giorni di anticipo rispetto a l termine del 19 novembre fissato dalla legge che ha dato il via alle privatizzazioni.

Molte le novità, dalla decisione di sbarazzarsi completamente di Comit, Credito italiano e Banca di Roma alla scelta di un commissario governativo per presiedere alle vendite. Previsto un ampio ricorso alla Borsa, utilizzando anche strumenti come l'offerta pubblica di acquisto (opa) e la cosiddetta golden share. Parecchi aspetti restano però da definire e diffuse appaiono le mediazioni e il ricorso a meccani smi burocratici.

Dopo il parere di Camera e Senato, il progetto tornerà a Palazzo Chigi per il varo definitivo. Il presidente del Consiglio, dopo le tante e infuocate polemiche che hanno fatto ballare lo stesso governo e dopo il giallo della fuga d i notizie sul progetto messo a punto dal ministro del Tesoro Piero Barucci, ha preso in mano tutta l'esplosiva materia.

Per una settimana è calato il riserbo più assoluto. Ma a Palazzo Chigi si è lavorato alacremente per definire, affinare, migliorare. Fino a ieri. Un sabato lavorativo, come al solito, per Amato. Nel suo ufficio sono tornati per l'ennesima volta il ministro del Tesoro e quello del Bilancio, Franco Reviglio. Alle 16 tutto era finito.

E Giuseppe Guarino? Perchè il tonante e imprevedibile responsabile dell'Industria e delle Partecipazioni statali non ha partecipato alla riunione? Continua lo scontro nel governo? Va ricordato che quando, giovedì della scorsa settimana, l'agenzia di stampa Adn.Kronos ha diffuso il piano Barucci, attirandosi una perquisizione della Guardia di Finanza e una denuncia alla magistratura, Guarino è stato subito sospettato di essere la talpa. Lui negò ribadendo però che la sua idea, imperniata sulla creazione immediata di una o più superholding da mantenere in mano pubblica, era diversa da quella del collega del Tesoro, convinto invece di dover procedere sulla strada delle vendite senza passare attraverso nuove costruzioni societarie.

E questa è stata anche la filosofia di Amato: niente superholding; tra quattro anni quello che resterà dell'industria pubblica passerà dagli enti.spa ad un'unica finanziaria di partecipazioni quotata in Borsa e controllata al 51% dal Tesoro. Ma allora è vero che ieri Guarino non è andato a Palazzo Chigi per marcare il suo dissenso? La spiegazione ufficiale fa leva sugli umani affetti: oggi il ministro compie 70 anni e, volendo festeggiare a casa di una figlia che vive fuori Roma, è partito per tempo insieme con la moglie. Auguri, ma solo nei prossi mi giorni si capirà se c'è davvero intesa.

Ma intanto Amato, da buon Dottor Sottile prudente e malfidato, ha pensato bene di dare lui stesso alcune anticipazioni alla agenzie di stampa in modo da prevenire nuove e incontrollate fughe di notizie. E così, dopo aver fatto diffondere un comunicato con l'annuncio che il piano è stato trasmesso ai presidenti delle Camere e dopo avere informato la Consob, ha chiamato a Palazzo Chigi i giornalisti dell'Ansa e dell'Agi. Non è stata invitata l'Adn.Kronos.

Ed eccolo, questo piano, un documento di 106 pagine diviso in 17 capitoli, così come lo raccontano le due agenzie dopo aver parlato con Amato. L'introito a favore del Tesoro servirà a ridurre il debito. In tre anni sono previsti rispettivamente 7. 000, 10.000 e altri 10.000 miliardi che saranno assicurati dal collocamento di grosse quote, anche superiori al 50%, dell'Ina, di società Eni e dell'Enel. E' presumibile--è scritto ancora nel piano--che questo processo di privatizzazioni non possa esaurirsi prima di tre-quattro anni: circa due anni per l'Enel, dai 18 ai 20 mesi per l'Eni e dai sei agli otto mesi per l'Ina.

Il piano del governo ipotizza come strumento più adatto per seguire l'intero processo di privatizzazioni, un "commissario straordinario" di nomina del presidente del Consiglio, cui spetterebbero tutti i compiti di coordinamento nelle varie fasi tra le diverse amministrazioni e nel rapporto tra le stesse e gli operatori finanziari.

Nel documento viene anche sottolineato che "deve essere esclusa" la possibilità che l'Iri possa dare qualsiasi apporto al processo di riduzione del debito pubblico: i capitali recuperati serviranno al risanamento del gruppo che è esposto per ben 70 mila miliardi. Oltre all'ipotesi del commissario di governo, il piano prevede anche la costituzione di una "commissione per le privatizzazioni" con un presidente nominato sempre dal governo e tre membri, destinati a mutare a seconda delle singole operazioni, costituiti da una società di a uditing designata dal Tesoro, da una società di consulenza designata dal Consiglio dei ministri e una dall'azienda da privatizzare.

Cosa rimarrà. Al termine del processo di privatizzazione, il Tesoro rimarrà presente in dieci settori con quote "di alta significatività, ma tendenzialmente minoritarie". Elettrico, energetico.chimico, bancario, assicurativo, trasporto aereo, meccanica avanzata, grande distribuzione commerciale e ristorazione, impiantistica, telecomunicazioni sono i comparti nei q uali il piano intende restare. Nuovi vertici. L'attuale fase transitoria dei vertici degli enti.spa nominati nell'estate scorsa si esaurirà con l'approvazione del piano. Verranno quindi rinnovati gli amministratori con un mandato triennale: il periodo necessario per completare riassetto e cessioni. A tal fine potrebbero essere nominati tra i consiglieri "anche riconosciute personalità del mondo industriale e finanziario".

Giornali e industria. Il governo ipotizza la separazione della proprie tà dei mezzi d'informazione dalle società industriali e finanziarie. Un discorso fatto per il quotidiano dell'Eni Il Giorno, ma che mira anche al settore privato.




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