Corriere della Sera


Emergenza economia. La manovra del governo. I provvedimenti . Amato : risparmiare per le cose necessarie e non per quelle voluttuarie

Gioco il tutto per tutto. o passa o me ne vado

di Antonio Macaluso
18 settembre 1992



ROMA -- Alle cinque della sera, Giuliano Amato gioca il tutto per tutto. Vara un elenco di provvedimenti da tempo di guerra, "una manovra che cambia il modo di vivere degli italiani inducendoli a risparmiare per le cose necessarie e non per quelle voluttuarie". Ne giustifica la pesantezza--ma anche l' equilibrio con cui sono stati ripartiti i sacrifici--con il crollo della lira e della credibilità del Paese, avverte che "a questa manovra è affidata la vita del governo".

E stanco, Amato. Da una settimana cammina sull'affilata lama dell'urgenza, con la lira che lo trascina verso misure sempre più eclatanti. E, infatti, dopo una notte di lavoro lunga e tormentata, il Consiglio dei ministri smantella un pezzo di Stato sociale. Picconate violentissime sui bastioni di previdenza e sanità, all'in segna del motto "lo Stato non può più dare tutto a tutti".

Conferma Amato che "si tratta di misure che hanno una forza che, in coscienza, non si era mai vista. In risposta a una delle situazioni più difficili degli ultimi decenni. Non è nostro merito averle adottate. E frutto di una situazione di gravissima difficoltà, nella quale occorre che una serie di misure ridia fiducia agli italiani ma anche a chi guarda all'Italia e alla sua valuta.

Noi--insiste--affidiamo a questa manovra il recuper o di credibilità della nostra valuta e della utilizzazione del nostro risparmio". E quando parla di "risparmio", il presidente del Consiglio pensa anche e soprattutto ai titoli di Stato, la benzina del sistema.Italia.

Guai, dice ai ministri del suo governo, se gli italiani si disaffezionassero, se la paura di misure su Bot e Cct li portasse a non comprarli. E così non si stanca di dare indicazioni che "i Bot non si toccano". Ma il resto, sì. Dai ticket sanitari alle pensioni, all'Irpef, alle barche e beni di "lusso". Con una stangata che si accanisce un pò su tutti, ricchi e poveri, imprese e lavoratori.

"Nel momento in cui si chiedono sacrifici ai più deboli--insiste il dottor sottile--è giusto che i beni espressivi di particolare ri cchezza, le barche, gli aerei, le auto di grossa cilindrata, quali che sia il gettito che danno, concorrano, per ragioni in primo luogo morali, alla solidarietà collettiva di cui c'è bisogno".

Il disegno, sostiene Amato, è "di grande respiro". Non si poteva varare ora la Finanziaria--se ne parla a fine mese--"ma abbiamo definito--spiega--i grandi numeri, corredandoli di prove, costituite da misure concrete e forti, che diano fin da ora la credibilità che non hanno le promesse che fa un gov erno".

Il messaggio è ai nostri partner esteri, ai governi ma anche agli investitori che da mesi vendono lire e titoli di Stato italiani. Ma, per quel che vale, ad Amato preme anche precisare che gli squilibri che si sono determinati nello Sme, c he secondo il ministro del Bilancio Franco Reviglio faranno salire di mezzo punto il tasso di inflazione, "non riguardano solo la lira".

Certo è che sulla nostra moneta grava, rispetto alle altre, il macigno della finanza pubblica. E proprio per ques to, ha spiegato Amato, occorreva dare un chiaro segnale che il lavoro per sgretolare quel macigno è forte e deciso. Ma non facile, come dimostrano le tensioni politiche che hanno preceduto la manovra.

Una notte interminabile, fitta di incontri, di litigi, di trattative. Con Amato e i suoi ministri a Palazzo Chigi, il governatore della Banca d'Italia nel suo ufficio di Via Nazionale, il direttore della stessa banca Lamberto Dini e il direttore generale del Tesoro Mario Draghi a Bruxelles per de cidere il destino della lira. Telefoni roventi. E riunioni dolorose. Come quelle durante le quali Amato informa, a più riprese, industriali e sindacati sulle misure che si stanno mettendo a punto. Anche i ministri si confrontano. Con più di un braccio di ferro.

Far digerire provvedimenti così drastici al ministro della Sanità Francesco De Lorenzo e al collega del Lavoro Nino Cristofori comporta un lavoro di cesello. Stesso impegno per convincere i liberali a dare il via libera, pur stiracchiat o, ai ritocchi delle aliquote Irpef. Ora dovrà convincere il Parlamento. E qui la storia di questa stangata e dello stesso governo Amato è tutta da scrivere.



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