|
8 agosto 1992
Tra i "boiardi" che escono di scena, il vicepresidente dell'Eni Alberto Grotti (dc) e il "plenipotenzi ario" socialista dell'Iri, Massimo Pini. Confermati, ma solo fino alle assemblee della prossima primavera, i quattro presidenti (rispettivamente Franco Nobili, Gabriele Cagliari, Lorenzo Pallesi e Franco Viezzoli), che però subiranno un travaso di poteri a favore dei loro direttori generali (Michele Tedeschi all'Iri, Mario Fornari all'Ina e Alfonso Limbruno all'Enel), che ora diventano amministratori delegati.
All'Eni, dove non c'era direttore generale, promosso il direttore per la Pianificazione, Franco Bernabè. Le assemblee--alle quali spettano comunque tutti i poteri per la gestione delle partecipazioni, dalle cessioni e acquisizioni fino alle fusioni--hanno poi nominato un solo consigliere d'amministrazione, in rappresentanza dei mi nisteri (Tesoro, Industria e Bilancio) incaricati dalla legge di mettere a punto il piano di riassetto dell'industria pubblica.
Soddisfatto il presidente del Consiglio Giuliano Amato, che era arrivato ad un passo dalle dimissioni nella notte tra giovedì e venerdì, quando i partiti hanno esercitato la massima pressione per la conferma di tutti i dirigenti. Duro lo scontro col segretario Dc Forlani e forse anche con Craxi. Il presidente della Repubblica Scalfaro ha alla fine convinto Amato a soprassedere; ed è passata la soluzione messa a punto dai ministri economici.
Facendo il bilancio dopo 31 giorni dall'insediamento del suo governo, Amato ha potuto dire ieri che "è stato un mese di slalom, ma adesso la situazione è più tranquilla: sono state raggiunte condizioni di maggior tranquillità per le possibilità di controllare l'inflazione, abbattere il fabbisogno e mantenere in condizioni di normalità il mercato valutario e dei titoli". E adesso, per la politica economica, impegno a puntare sull'obiettivo dell'equità fiscale e della lotta all'evasione.
top |
| Rassegna stampa | 2° governo Amato | Info & Feedback | Links politici | |