Corriere della Sera


Il presidente del Consiglio e i ministri commentano la svolta che chiude positivamente la prima fase di politica economica

AMATO VEDE LE PUBLIC COMPANY
No a dismissioni a gruppi privati, azionariato diffuso per rilanciare la Borsa

di Antonio Macaluso

8 agosto 1992


ROMA -- "E stato un mese di slalom. E io ho sempre pensato che sarei stato più capace di fare lo slalom della discesa libera. Perchè con quest'ultima ci si rompe più facilmente la testa. Con lo slalom, invece, al massimo ci si frattura una gamba. Adesso, comunque, possiamo dire che, con i risultati raggiunti, siamo più tranquilli".

E un Giuliano Amato stanco ma di buon umore quello che poco prima delle 19 appare, seguito in fila indiana dai ministri del Tesoro, delle Finanze, del Bilancio, del Lavoro e dell'Industria, nell'affollata sala stampa di palazzo Chigi. A presentare il bilancio, "soddisfacente", dei primi 31 giorni del suo governo. E subito elenca le cose fatte: il decreto fiscale è stato approvato, l'accordo sul costo del lavoro e anche la trasformazione di Iri, Eni, Enel ed Ina in società per azioni.

Ricorda che la recessione "è sempre un rischio che abbiamo davanti", ma "sono state raggiunte condizioni di maggior tranquillità per le possibilità di controllare l'inflazione e abbattere il fabbisogno". Ma bisogna andare avanti e approvare le leggi delega su sanità, pubblico impiego, previdenza e finanza locale. "Questi adempimenti--dice--sono essenziali per procedere con criteri di equità. Perchè solo con riforme strutturali è possibile far sì che si raggiungano i numeri che dobbiamo raggiungere, senza strappi che costano in termini sociali. Equità che deve essere anche fiscale. E devo fare un'amara riflessione sul fatto che questo obiettivo è ancora da raggiungere".

E qui Amato coglie l'occasione per ribadire che bisogna evitare di criminalizzare i lavoratori autonomi: "E un delitto affermare che tutti gli autonomi sono evasori fiscali, che sono ladri. Ho constatato personalmente che esistono tanti lavoratori di questo settore che vivono con quattro soldi e che dichiarano fino all'ultima lira di quello che guadagnano".

Ed ecco il capitolo privatizzazioni. La svolta è forte. Il programma su cui gli enti dovranno operare ha un indirizzo di fondo che Amato spiega con pignoleria: "Non ci troverete la ricerca di questo o quel gioiello da vendere a questa o quella f amiglia privata che rappresenta il magro capitalismo delle famiglie.

Ci saranno anche le dismissioni, ma l'idea è di creare agglomerati profittevoli e appetibili, rivolgendosi al mercato finanziario internazionale in modo da costituire il più possibi le delle public company. Il che--aggiunge--serve non solo a irrobustire la base del nostro sistema industriale, ma anche la Borsa, che non sarà mai forte se coloro che vi si presentano saranno sempre i soliti 4.5 gruppi. Vedo una grande prospettiva di cambiamento su questo terreno: porre fine alla contrapposizione storica tra capitalismo di Stato e delle famiglie, creando una grande industria italiana, che poggi su un azionariato che non ha più confini nazionali".

Alla soddisfazione di Amato si contrappone lo sgomento della numerosa platea di manager, consiglieri, comitatisti che, all'improvviso, si trovano senza poltrona. Quasi tutti preferiscono evitare i commenti e sgusciano via dalle assemblee in silenzio. Ma l'ex (da ieri sera) vicepresidente dell'Iri Riccardo Gallo un commento ironico lo fa: "E facile cogliere un forte segnale di cambiamento e di rinnovamento alla guida dell'Iri, che può solo far piacere a chi si è sempre battuto per l'affermazione della gestione privatistica dei gruppi a partecipazione statale e per la privatizzazione delle aziende, a chi ha combattuto vanamente contro gli ideologi dei fondi di dotazione e contro l'occupazione democristiana e socialista delle imprese".



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