Non erano passate che poche ore dall' annuncio delle dimissioni di Claudio Martelli dal dicastero della Giustizia e dal Psi che gia' la Confindustria, per bocca del suo presidente Luigi Abete, dettava alle agenzie di stampa una posizione secca e inequivocabile: il governo Amato non si tocca, chi lo mette in discussione in questo momento e' un irresponsabile.
Ma e' cosi' drastica la posizione di tutti gli industriali ? O c' e' qualcuno disposto a sollecitare un rinnovamento che dia il segno di una svolta nel modo di affrontare l' emergenza istituzionale ed economica ? Il Mondo lo ha chiesto a otto autorevoli rappresentanti dell' imprenditoria italiana oltre che allo stesso Abete. Nella sostanza, il giudizio e' quello di Abete: l' attuale governo ha qualche merito, ha accumulato anche delle inefficienze e dei ritardi, ma il momento di crisi lo trasforma in un baluardo, l' unico, insieme alla figura del presidente Oscar Luigi Scalfaro, cui aggrapparsi per evitare il peggio.
Luigi Abete, presidente della Confindustria.
Auspico che Giuliano Amato provveda immediatamente a reintegrare la funzione del ministro di Grazia e giustizia con una personalita' di alto prestigio, che dia continuita' all' azione di Martelli contro la criminalita' organizzata e per la modernizzazione dell' apparato della giustizia. In questa fase, mettere in discussione un governo senza una nuova legge elettorale e in assenza di proposte di programmi alternativi e' un atto di grave irresponsabilita'. Perche' quello attuale e' sostanzialmente un governo di servizio istituzionale oltre che uno dei punti di riferimento fondamentali in una delicata fase di transizione.
Pietro Barilla, presidente della Barilla.
In questo momento di gravi incertezze istituzionali, ritengo che il governo Amato e la stessa persona di Giuliano Amato siano, insieme con il presidente della Repubblica, tra i pochi punti di riferimento che abbiamo. Mi sembrerebbe negativo aggiungere ai fattori di instabilita' politica ed economica il problema della costituzione di un nuovo governo. Di conseguenza, per come la situazione si presenta ora, continuo a sostenere il governo in carica.
Luciano Benetton.
Occorrerebbe promuovere, sotto la guida di un uomo nuovo o dello stesso Amato, un ampio rimpasto, con una presenza autorevole di tecnici e la partecipazione anche di forze che ora sono all' opposizione. Il numero dei ministri andrebbe diminuito, puntando a semplificare i meccanismi istituzionali. Il nuovo governo dovrebbe anzitutto affrontare i problemi del lavoro e dell' economia.
Silvio Berlusconi, presidente della Fininvest.
Non ci sono alternative al governo Amato. E spero quindi che riesca a superare senza danni anche questo difficilissimo momento. Amato, d' altronde, gode della fiducia di Scalfaro, nei fatti guida gia' quel " governo del presidente " che molti vanno auspicando. Personalmente, poi, ritengo che Amato e la maggior parte dei suoi ministri abbiano lavorato bene. Quanto al cortocircuito tra crisi politica e crisi economica, penso si tratti di un rischio piu' ipotetico che reale . L' economia italiana non e' poi cosi' malmessa come si vuol far credere e le reazioni scomposte della Borsa nei giorni scorsi non sono particolarmente significative: piazza Affari, spesso, si fa prendere da convulsioni che hanno poco da spartire con lo stato di salute delle aziende e dell' economia.
Giancarlo Lombardi, vicepresidente della Confindustria, presidente della Filatura di Grignasco.
Sono totalmente d' accordo con il presidente della Repubblica quando dice che questo paese non e' fatto solo di tangenti e di corruzione. Certo il problema e' grave, ed e' comprensibile e giusto che l' elettorato voglia sostituire l' attuale classe politica. Abbiamo dunque due cose da fare, le riforme istituzionali e il cambiamento degli uomini, due azioni importanti e urgenti che pero' aumentano le difficolta' di una situaz ione economica gia' pesante. E questo e' un motivo per tenere i nervi saldi. Amato ha fatto alcune cose positive, come la risposta alla mafia e l' accordo con i sindacati sul costo del lavoro. Altre si devono fare, come le privatizzazioni e l' approvazione di misure che facciano scendere il costo del denaro. Ma io mi chiedo: c' e' oggi, nell' attuale parlamento, una configurazione di governo con caratteristiche migliori dell' attuale ? Mi pare di no. Certo, la compagine governativa potrebbe essere migliorata. Ci sono alcuni ministri, e Amato sa benissimo quali, che potrebbero essere sostituiti per rendere piu' efficace l' azione dell' esecutivo. Ma non e' questo il punto prioritario, anche perche' non so quali tensioni potrebbero essere provocate da un rimpasto.
Pietro Marzotto, presidente del gruppo Marzotto.
Guai ad aggiungere alla crisi economica anche una crisi politica di governo. Ci sono ragioni di opportunita' per non creare intralci all' attuale governo, ma ci sono anche ragioni di merito: finora Amato ha lavorato bene, vogliamo punirlo per questo ? Se c' e' un problema di rimpasto ministeriale, ma non spetta certo a me dirlo , deve provvedere lo stesso Amato di concerto con Scalfaro. Ma riterrei assolutamente sbagliato un rimpasto in funzione dell' allargamento della maggioranza. La forza di Amato, la sua paradossalmente dal fatto di avere alle spalle una maggioranza risicata. L' ipotesi di allargare la base parlamentare rivela invece la nostalgia per le estenuanti e inconcludenti mediazioni politiche che hanno caratterizzato in passato i rapporti fra governo e parlamento, fra governo e partiti. No, in questo momento il governo e' tanto piu' forte quanto piu' debole e' la maggioranza che lo sostiene.
Lucio Stanca, presidente e amministratore delegato dell' Ibm Semea.
Credo che in un momento come questo l' ultima cosa di cui abbiamo bisogno sia una crisi di governo. La mia non e' una valutazione politica e prescinde anche dai numerosi meriti per un verso e dai ritardi per l' altro che si possono attribuire all' azione di Amato. Cambiare con chi, e per fare che cosa ? Nessuno avrebbe una risposta a questo quesito. E credo che dobbiamo farla finita con il costume, tipicamente italiano, di far prima cadere il governo che c' e' per poi discutere con quale altra formazione sostituirlo. Occorre che sia disponibile un' alternativa reale, con dei programmi e dei nomi precisi. E oggi non la vedo. Mi preme soprattutto sottolineare la necessita' di avere un minimo di credibilita' a livello internazionale. Gli stranieri, quando non ci capiscono, non hanno fiducia. E noi abbiamo invece un grande bisogno di fiducia, di aiuto e di capitali. E anche come comunita ' nazionale che dobbiamo mostrare senso di responsabilita'.
Marco Tronchetti Provera, vicepresidente e amministratore Pirelli spa.
Governo del presidente? Di fatto, il gabinetto Amato e' gia' un governo istituzionale. La prospettiva a brevissimo termine non puo ' che essere quella delle riforme istituzionali e delle nuove regole del gioco per andare alle elezioni generali. Qualcuno si chiede se questo parlamento e' in grado di compiere questi passi. Il referendum segnera' la data limite. A quel punto scattera' il conto alla rovescia per arrivare al piu' presto a nuove elezioni. I fatti stanno determinando la chiusura dell' esperienza della prima repubblica. Il problema piu' immediato e' avere un governo che governi, che consenta di arrivare alla seconda repubblica nel modo meno traumatico possibile. Quanto ai pericoli di destabilizzazione sono convinto che il fondo del paese e' sano e che in generale cio' che sta avvenendo e' un processo di rigenerazione.