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[Corriereconomia] DOPO L' OK DELLA CONSOB, IL PRESIDENTE DELL' ANTITRUST GIULIANO AMATO PASSA ALL' ATTACCO DEGLI ORDINI
LE CROCIATE DEL DOTTOR SOTTILE
Dalle accuse di Telecom sul tema bruciante dei telefonini, alla privatizzazione dell'Enel, fino alla rivolta delle categorie professionali "Non sono un selvaggio, purtroppo in Italia la cultura della concorrenza è molto meno radicata che nel resto d'Europa". E sui monopoli...
di Massimo Gaggi
Lunedi , 27 marzo 1995
Le sue sortite sulla privatizzazione del monopolio Enel infastidiscono il governo. I rilievi sulla par condicio tra Telecom e Omnitel per i telefonini europei gli sono costati l'accusa di turbativa dei mercati azionari da parte della società del gruppo Iri Stet. Un'accusa peraltro subito ritenuta infondata dalla Consob. E adesso anche le categorie del lavoro autonomo--dagli avvocati ai giornalisti ai medici--gli saltano addosso accusandolo di voler distruggere gli albi professionali; di voler sostituire un sistema lacunoso, ma comunque basato su regole e garanzie, con la "concorrenza selvaggia".
Due anni fa capo del governo autore della manovra di risanamento dei conti pubblici più severa della storia repubblicana. Oggi scomodo capo dell'Autorità Antitrust. Come ci si sente a essere trattati da pierino guastafeste?
"Cosa vuole--risponde serafico Giuliano Amato--, le ragioni di questa ostilità stanno in un problema culturale e in un dato oggettivo. In primo luogo da noi la cultura della concorrenza è molto meno radicata che nel resto d'Europa. In Italia, inoltre, i monopoli legali sono molto più forti ed estesi che altrove. Che vogliano resistere il più a lungo possibile è in qualche modo nelle cose. Accade così che l'Autorità incaricata di presiedere alla tutela della concorrenza, delle condizioni di libero mercato, venga considerata da molti come un fastidioso intralcio".
Solo contro tutti. L'hanno imbarcata sull'astronave delle missioni impossibili?
"Io ho cominciato a battere sui temi della libera concorrenza qualche anno fa quando, da ministro del Tesoro, parlai, a proposito delle banche, di foresta pietrificata. Se lei guarda oggi il si stema creditizio, vede che le cose sono cambiate. C'è più dinamismo, fusioni, banche privatizzate. Alcuni anni fa la Germania non era meglio dell'Italia: fare cartelli era considerato dalle imprese uno dei momenti centrali della libertà di associazione. Oggi tutto è cambiato; al punto che il presidente di Deutsche Telekom chiede al governo di stabilire al più presto le norme per la liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni in modo da facilitare la privatizzazione del gigante tedesco offrendo un quadro di certezze agli investitori".
Dopo l'industria, nel suo mirino sono finite le categorie professionali, i servizi. Perchè?
"Perchè le norme dell'Unione europea e il recente accordo Gatt, liberalizzando molti servizi e prestazioni professionali e facendo cadere le barriere territoriali, pongono un problema di revisione della disciplina legislativa degli ordini di varie categorie di professionisti. Le norme attuali sono state infatti concepite in un'epoca in cui non c'era concorrenza e si pensava che l'unico modo per garantire la qualità e l'efficienza di un servizio fosse quello di fissare una gabbia di regole. Comunque, sia chiaro: noi non smantelliamo nulla, non vogliamo affatto cancellare gli ordini professionali, come sento dire in giro. Facciamo solo un'indagine conoscitiva".
Non la pensano così le categorie professionali che hanno fatto ricorso al Tar per ottenere il blocco della vostra indagine. Evidentemente si sentono minacciate...
"Bè, il Tar ha respi nto quel ricorso sottolineando che un'indagine come la nostra è solo uno strumento per conoscere. Non vedo come ci possa essere negato il diritto di acquisire elementi. Sulla base della nostra istruttoria formuleremo poi delle proposte al potere legi slativo che è sovrano. Interverremo direttamente solo se individueremo violazioni specifiche, circoscritte. E comunque anche in questo caso dovremo prima aprire un'istruttoria formale. Mi sembra tutto molto ragionevole. Mi sarei quindi aspettato che gli ordini professionali considerassero il nostro intervento nel loro interesse. Invece si sono arroccati. E scattato il meccanismo della protezione corporativa. Con accenti da psicosi, come se io stessi mandando in giro la Guardia di Finanza".
La scarsa dimestichezza coi meccanismi della concorrenza è un ritardo culturale italiano. Ma albi e ordini non sono anche una garanzia per gli utenti contro i ciarlatani e contro comportamenti professionalmente scorretti?
"Senta, io sto ricevendo una quantità di lettere di degnissime persone come questa del presidente dell'Ordine degli ingegneri di Torino. Mi spiega con parole cortesi che gli ordini non servono a proteggere i professionisti ma "la professione nel senso più elevato del termine e q uindi l'interesse della collettività". Riconosce che "indubbiamente le nuove realtà economiche e sociali e la necessità di uniformare la normativa in campo comunitario richiederanno sostanziali modifiche delle modalità di esercizio della professione", ma poi conclude che non è disposto ad accettare liberalizzazioni selvagge. Ma chi è il selvaggio? Le sembro un selvaggio? A differenza di altri, io gli ordini li voglio difendere. Sono convinto che la sorveglianza sulla deontologia professionale, le norme etiche, non vadano affidate alla legge ma all'autoregolamentazione".
Allora perchè non cerca di collaborare con le categorie?
"Abbiamo chiesto collaborazione a tutti, ma finora ho trovato solo porte chiuse. Gli argomenti ultimativi, estre mi, che vengono usati mi stanno convincendo che gli ordini cercano di difendere se stessi più che le categorie che rappresentano. Non vogliono affrontare i problemi seri. Studio l'esame professionale dei giornalisti e mi viene il sospetto che, più ch e a garantire la qualità professionale, serva a creare una barriera all'accesso. Mi occupo dell'albo dei ragionieri e scopro che, per iscriversi, ci vogliono ben sei anni di praticantato. Questo è un albo che tutela la qualità o che serve a garantire una ridotta quantità? Non mi si può rispondere a queste domande con l'accusa di volere aperture selvagge al mercato".
Quali azioni ritiene necessarie per adeguare gli ordini alla nuova realtà europea?
"Cerco di capirlo attraverso questa indagine . In primo luogo mi pare ci sia proprio un problema di accesso. Hanno ancora senso gli albi chiusi quando le norme dell'Unione europea garantiscono ai professionisti libertà di movimento e stabilimento in qualunque Paese membro? Un secondo punto è qu ello delle tariffe minime. Posso capire che per alcune attività vengano fissate tariffe massime. Lo abbiamo appena fatto per il soccorso stradale sulla base del principio che chi resta bloccato in aperta campagna sotto la pioggia può facilmente esser e preso per il collo. Ma perchè tariffe minime per . che so . atti legali o prestazioni mediche? Mi si dice che le tariffe sono una garanzia perchè una concorrenza troppo esasperata farebbe scadere la qualità. Oltre a dirlo, me lo devono dimostrare. Io semmai vedo casi--parlo di malcostume--di meccanismi distorsivi della concorrenza ma al rialzo, non al ribasso: sa, quando le dicono "se viene in ospedale non le prometto niente, ma nella mia clinica di lusso avrà esami eccezionali"... E poi ci sono altre questioni aperte. L'Italia, ad esempio, è rimasta l'unico Paese di un certo peso a non ammettere le società di professionisti. Siamo prigionieri di una legge del 1939 in base alla quale il rapporto di fiducia deve essere necessariamente pe rsonale, col singolo professionista. Nella realtà di oggi questo non ha più senso".
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