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Così Filippo Cavazzuti, senatore progressista e padre della legge sugli organismi di vigilanza, spiega lo stallo in Parlamento, riproponendo la sua ricetta fatta di privatizzazioni, sì, ma anche di una dose massiccia di liberalizzazione dei servizi. E la platea di imprenditori e manager lo premia con quell'applauso che aveva negato poco prima al responsabile economico di Alleanza nazionale, Pietro Armani (che ha parlato di privatizzazioni "graduali" e ha messo in guardia contro il pericolo che Enel, Stet e Eni vendute tutte insieme quest'anno creino un ingorgo nel mercato finanziario) e al presidente della commissione Trasporti della Camera, Sante Perticaro.
Quest'ultimo aveva ribadito le sue critiche al testo della legge uscito dal Senato, rilevando la mancanza di "controllo democratico" sulle Authority come le ha pensate Cavazzuti e approvate il governo guidato da Dini. Così il convegno organizzato ieri da Business International ha perfettamente fotografato lo stallo delle privatizzaz ioni: con Armani, che abbandonava seccato il tavolo dei relatori senza neppure salutare Cavazzuti, e l'altro senatore progressista Franco Debenedetti che avevano ripetutamente polemizzato con lui, con il responsabile economico di Forza Italia, Antoni o Marzano, che negava la volontà di frenare le dismissioni di Enel e Stet, e con il ministro del Bilancio Rainer Masera che non poteva far altro che prendere atto di una situazione ingarbugliata che il governo non ha la forza di sbrogliare: ancora un a volta il ministro ha ribadito che il governo non ricorrerà al decreto legge per accelerare le Authority.
Gli operatori infatti non ci credono più: sondata in diretta con appositi apparecchietti elettronici, la platea che seguiva il convegno ha gi udicato a larga maggioranza (64%) che il modo in cui vengono condotte le privatizzazioni non è coerente con gli obiettivi e i tempi stabiliti, e quasi all'unanimità (97%) che le Authority non saranno fatte in tempo per privatizzare Enel e Stet second o il calendario fissato.
Nel frattempo ieri è intervenuto anche il presidente dell'Antitrust, Giuliano Amato, proprio per ironizzare sulla scarsa propensione italiana alla concorrenza: "La concorrenza non è un abbacchio nordico indigesto per i nost ri stomaci", ha detto Amato, per poi polemizzare contro "coloro che sostengono che le imprese italiane di servizi pubblici sono monopoliste in casa ma piccole in Europa, e che per questo debbono restare come sono; è un argomento già usato dall'Alitalia e in passato dalla Fiat, ma non capisco come si possa chiedere al contribuente di accettare bollette o costi più alti per mantenere la competitività italiana".
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