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Eppure alla fine i tempi in sé «non sono rilevanti, lo è piuttosto la volontà di procedere». Una volontà di cui il Parlamento che si insedierà domani è chiamato a dare prova «fin dai suoi pr imi atti». A cominciare da quella «riforma del settore delle telecomunicazioni» che è una precondizione per la cessione del gioiello per eccellenza del patrimonio statale: la Stet.
Montecitorio, sala della Lupa, arazzi e tappeti rossi. Di fronte al Gotha dell'economia e delle istituzioni, con in prima fila Oscar Luigi Scalfaro e Giovanni Agnelli, Amato ha letto ieri la sua seconda Relazione annuale sull'attività dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Una relazione di alto profilo, ma tecnica e puntigliosa al punto di mettere alla prova la resistenza di molti. Ma soprattutto di Irene Pivetti, che seduta alla sinistra di Scalfaro ha sonnecchiato fino all'applauso finale.
«Dismissioni, avanti tutta», è il messaggio dell'Antitrust. Ma attenzione, dice il suo presidente, per Enel e Stet non si deve procedere, neanche «parzialmente», prima che siano definiti i piani di riassetto dei relativi settori. Sulle banche, poi, occorre evitare che le dismissioni si traducano nel trasferimento del controllo sempre all'interno della sfera pubblica. «Qualsiasi piano di riorganizzazione, volto a modificare gli assetti dei mercati--avverte Amato--perderà inevitabilmente efficacia se fosse approvato dopo la dismissione, anche parziale, dei monopoli pubblici delle telecomunicazioni e dell'elettricità.
Dopo le prime cessioni aumenteranno le resistenze ad ogni proposta di riforma concorrenziale. Servono quindi interventi urgenti che diano un quadro di certezza, anche regolamentativa, agli investitori». Insomma, occorrono le Authority e una effettiva liberalizzazione soprattutto per telecomunicazioni ed elettricità.
Fari puntati soprattutto sui telefonini dove va aperto tutto il mercato, non solo quello dei nuovi Gsm. Una a ffermazione, questa, che ha provocato un botta e risposta tra il leader di Tim-Stet, Vito Gamberale, e quello di Omnitel, Francesco Caio. «Siamo soddisfatti della risoluzione dell'Antitrust sul Gsm, anche se si tratta di un primo passo», ha detto Caio. «La mancata liberalizzazione non è colpa nostra», ha risposto Gamberale. Amato lamenta la «progressiva diminuzione dell'intensità delle dismissioni nel '95 (non come proventi ma come reale uscita dello Stato dalle aziende cedute), i limiti statutari alle quote massime di azioni per i singoli investitori e il ritardo nell'adozione di una complessiva riforma degli assetti di mercato nei servizi pubblici».
Per facilitare la cessione delle imprese pubbliche Amato suggerisce di accelerare il processo di privatizzazione delle casse di risparmio e delle altre banche. Il presidente dell'Antitrust, «padre pentito», come da lui stesso ammesso tempo fa, della riforma delle fondazioni bancarie, partendo dall'esempio di Imi ed Ina, ha messo l'accento sui «limiti di un processo di privatizzazione effettuato in presenza di un settore creditizio ancora dominato da intermediari finanziari operanti nella sfera pubblica». Insomma, le dismissioni vanno a rilento, fuori da un quadro di vera liberalizz azione, e nel settore bancario appaiono ancora fittizie.
«Buonissima», la parte sulle privatizzazioni è stato al termine il commento di Giovanni Agnelli, che ha sottolineato anche il «molto lavoro» svolto dall'Autorità. Mentre Vincenzo Visco si è d etto d'accordo con Amato su tutta la linea. «Vi sono due soluzioni tecniche per privatizzare--afferma l'economista del Pds--: «Mantenere la proprietà pubblica, cosa che garantisce più rispetto per i consumatori, o passare alla proprietà privata, con una regolamentazione di garanzia».
Ma il presidente dell'Antitrust non ha puntato il dito solo contro la politica delle dismissioni. Ha accusato anche la mancanza di concorrenza nel settore della benzina nonostante la deregulation. Le istruttorie evidenziano chiaramente che «da quando i prezzi della benzina sono stati liberalizzati, i margini lordi dell'insieme degli operatori sono aumentati», ha detto Amato. Che è tornato ad auspicare l'istituzione di una Antitrust europea e, tra le righe, un ampliamento dei poteri di quella italiana.
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