|
![]()
di Guido Gentili
Giocando con la terminologia della Banca d'Italia le sue saranno davvero le "considerazioni finali": nel senso che l'ex presidente del Consiglio, al timone dell'Antritrust dal novembre 1994, lascera' presto il prestigioso incarico per andare ad insegnare all'Istituto universitario europeo di Firenze.
Dalla romana via Liguria, a un passo dalle luci di via Veneto, dai grandi alberghi e dall'imponente ambasciata Usa, alla quiete della Badia fiesolana.
Sarebbe potuto restare all'Antitrust fino al 2001, ha scelto di tornare fra gli studenti, come il Mondo ha anticipato alla fine di febbraio. Su questa scelta sono fiorite (e fioriranno) molte interpretazioni.
Amato aveva annunciato il suo ritiro dalla vita politica attiva nel 1994. Nel 1992 (l'anno dello scoppio di Tangentopoli, degli agguati a Falcone e Borsellino, dell'ascesa al Quirinale di Oscar Luigi Scalfaro e dell'uscita della lira dallo Sme), l'ex braccio destro di Craxi a palazzo Chigi a meta' anni Ottanta aveva preso le redini di un governo all'apparenza fragile, nel pieno della rovinosa caduta del sistema politico fondato sull'asse Dc - Psi. Ma sospeso a meta' tra l'appoggio di Scalfaro ed i partiti che non erano piu' in grado di trovare nuovi equilibri, il dottor Sottile della politica aveva fatto fruttare al meglio quella che i politologi hanno definito un'irripetibile "rendita di transizione".
E infatti proprio il governo guidato da Giuliano Amato e' riuscito per primo a sbloccare il processo delle privatizzazioni e ad impostare una legge finanziaria "pesante", da 90 mila miliardi, pari a circa il 6 % del prodotto interno lordo.
Da sempre esponente di punta di una sinistra non demagogica e attenta ai diritti quanto ai doveri, Amato aveva condiviso con Craxi un buon tratto di strada. Ma aveva poi evitato, grazie ad un miscela di intelligenza felina e passione civile, di cadere poi nella trappola del craxismo affaristico. Di qui, il suo progressivo distacco da Craxi; e di qui, inevitabili, le rasoiate maligne che l'ex lider maximo socialista fa scattare dal suo rifugio tunisino. Ogni volta che Amato (indicato come possibile capo di un governo e di una nuova formazione socialdemocratica, la famosa "Cosa 2") torna a far parlare di se'.
Che fara', allora, Amato? Questo professore col gusto della provocazione intellettuale, caustico anche con se stesso, pratico e teorico insieme, una sorta di angolo acuto piantato nel corpaccione molle della retorica italiana, non ci fara' comunque annoiare. Intanto va a Firenze. Poi si vedra'. Di certo, crediamo che non restera' per lungo tempo appollaiato sul ramo, pur nobilissimo, dell'insegnamento. Quando matureranno le condizioni lo vedremo calare di nuovo a terra, preparato a nuove imprese, magari anche politiche.
Il bilancio della sua presidenza alla guida dell'Antitrust e' largamente attivo e sotto questo profilo dispiace che Amato abbia scelto di lasciare l'incarico. Se l'Italia, dopo anni di democrazia bloccata e consociativa, ha cominciato ad aprirsi alla cultura del mercato e della concorrenza lo si deve anche ad Amato e all'azione della sua commissione.
Gli esempi sono numerosi. Ne citiamo uno, assai popolare: la rottura dei monopoli pubblici (a terra e in volo) nel trasporto aereo la si deve in grandissima parte all'Antitrust, alle sue istruttorie e alle sue sentenze.
Naturalmente, la parte piu' conservatrice della sinistra ed una buona fetta di quella cattolica - solidarista non hanno quasi mai digerito l'impostazione di Amato. Ma e' un errore bollarlo come un novello, selvaggio, liberista. La bussola di Amato non e' mai stata e non sara' mai quella del laissez - faire, del "lasciate fare", ma piuttosto quella della liberta' degli scambi "garantita da una cornice legale coerente con questa libe rta". Il che non e' davvero poco, per un paese straboccante di leggi e circolari ma che si e' sempre infischiato delle regole. Anche quelle piu' elementari.
top |
| Rassegna stampa | Il Governo | Info & Feedback | Links politici | English | |