|
![]() "La sveglia del dottor sottile" Antitrust. Dopo la cura Amato
di Sergio Rizzo
Nel suo campo puo' essere considerato un autentico recordman. Sulla base delle oltre 50 denunce che Roberto La Pira ha presentato l'Autorita' garante della concorrenza e del mercato ha gia' condannato per pubblicita' ingannevole circa 70 prodotti. Creme anticellulite, cosmetici, prodotti per la salute. Nel suo carniere c'e' davvero di tutto. L'esperienza, del resto, non gli manca: se l'e' fatta diventando uno specialista dei test comparativi dei prodotti per la trasmissione televisiva Mi manda Lubrano. E adesso Roberto La Pira, giornalista, ha cominciato ad attaccare i messaggi pubblicitari contenuti negli articoli dei giornali. Un fronte che considera ancora tutto da esplorare.
"Perche' lo faccio? Perche' mi diverto. Ma con un'amarezza infinita a scoprire che tutta la stampa dovrebbe fare un profondo esame di coscienza. Resta pero' una constatazione: per la prima volta c'e' in Italia un organismo a cui i consumatori si possono rivolgere con risultati immediati".
Per l'Antitrust, tuttavia, l'attivismo di La Pira e' anche fonte di una certa preoccupazione. Perche' e' soltanto la punta dell'iceberg. Quando il Garante della concorrenza e' stato istituito, nel 1990, la pubblicita' ingannevole doveva essere un compito assolutamente marginale. E invece sta diventando, piano piano, l'attivita' prevalente. Ad occuparsene c'e' un pugno di uomini, letteralmente sommerso dalle denunce che piovono da tutte le parti.
C'e', per esempio, il mago che inonda gli uffici dell'Antitrust di fotocopie di pubblicita' di altri maghi, sostenendo che ingannano i consumatori. Ci sono gli Ordini regionali dei giornalisti e i comuni cittadini che iniziano a segnalare con frequenza sempre maggiore la presunta presenza di contenuti pubblicitari negli articoli dei giornali. Ed e' un fatto che lo stesso presidente dell'Antitrust Giuliano Amato non esita a evidenziare con preoccupazione.
C'e' chi denuncia a raffica i per il servizio di un telegiornale in cui veniva presentato l'ultimo modello della Ferrari. Infine, come se non bastasse, ci sono anche i ricattatori. Gia', ci si mettono pure loro. Fatto sta che il capitolo della pubblicita' ingannevole ha raggiunto ormai per l'Antitrust proporzioni imprevedibili.
I dati, del resto, parlano molto chiaro: nei quattro anni compresi fra il 1991 e il 1994 sono stati aperti 406 procedimenti, nel solo 1995 ben 245 e nel periodo che va dal gennaio 1996 alla fine di marzo 1997 addirittura 693. In tutto, le violazioni accertate sono state 728, piu' della meta' dei procedimenti avviati.
Contro la lobby delle polizze.
Le sue bacchettate per pubblicita' ingannevole non si sono limitate alle creme rassodanti. Hanno infatti colpito, per fare alcuni nomi, anche la Rai, le Ferrovie dello Stato e l'Alitalia. Non gli e' mancato nemmeno il coraggio di ingaggiare una dura battaglia con la potente lobby delle compagnie di assicurazione: battaglia che lo ha visto soccombere per decisione della magistratura amministrativa. Ne' quello di opporsi a Telecom Italia sul fronte della telefonia cellulare. O di costringere la societa' Autostrade a liberalizzare i servizi. E nemmeno quello di criticare in diverse occasioni il governo, chiunque sedesse a palazzo Chigi.
L'ex presidente del Consiglio non si e' neanche fatto sfuggire l'occasione per mettere in discussione le prerogative della Banca d'Italia i n materia di concorrenza bancaria, ritenute il pilastro di un santuario inviolabile. E quando si e' trattato di avviare un'indagine conoscitiva sui servizi finanziari, prendendo spunto dal ruolo egemone di Mediobanca nei collocamenti azionari, non si e' certamente tirato indietro.
Il prossimo affondo.
Secondo quanto risulta al Mondo, che a meta' febbraio aveva anticipato la notizia dell'uscita anticipata, l'agenda e' ancora fitta. Ci sara' tempo per esaminare alcune grosse operazioni di concentrazione, per un nuovo affondo nel settore delle assicurazioni, per insistere nel sempre fertile campo delle telecomunicazioni, soprattutto in mancanza dell'authority, e per piantare qualche paletto sul terreno fangoso dei diritti televisivi per lo sport.
Prima del grande salto: perché
se nell'orizzonte di Amato continua a esserci un ritorno, e' quello verso la politica. Con una destinazione precisa. Lo stato maggiore del Partito democratico della sinistra continua a lavorare assiduamente al progetto di quella che e' stata battezzata la Cosa 2, il futuro partito della sinistra italiana. Ed e' un progetto che potrebbe riservare a Giuliano Amato un ruolo di rilevante responsabilita', dopo tre anni vissuti cosi' intensamente.
Cambio di rotta.
Il primo e' la progressiva trasformazione del meccanismo giurisdizionale, che e' sempre piu' simile a quello di un vero e proprio tribunale: c'e' una pubblica accusa, rappresentata dagli uffici che istruiscono la pratica (sia essa per pubblicita' ingannevole o abuso di posizione dominante), c'e' una difesa, rappresentata dagli avvocati dell'impresa, e c'e' infine un collegio giudicante, rappresentato dai cinque componenti dell'autorita'.
Il secondo e' l'offensiva sul piano istituzionale: Giuliano Amato ha chiesto che l'Antitrust possa rivolgersi direttamente alla Corte costituzionale. E' una proposta che potrebbe dare all'autorita' quel potere di intervento diretto sulle leggi che ancora le manca. Ed e' un'idea sostenuta, nella commissione Bicamerale per le riforme istituzionali, da Michele Salvati, economista ma soprattutto esponente di punta del Pds.
Questa iniziativa fa il paio con quella, altrettanto clamorosa, che ha l'obiettivo di sottrarre al Garante per l'editoria le competenze in materia di concorrenza nel settore dell'informazione: in parlamento, dove si sta da mesi discutendo sulla legge per le televisioni, si sarebbe gia' aperta, su questo fronte, una larga breccia.
C'e' poi, sul piano delle decisioni, l'affermazione che le direttive dell'Unione europea siano direttamente applicabili nell'ordinamento nazionale, indipendentemente dal loro recepimento da parte del parlamento. Un principio storico che ha avuto ripercussioni rilevantissime nella liberalizzazione delle telecomunicazioni. E c'e' soprattutto il forte richiamo, contenuto anche nell'ultima relazione, alla necessita' di liberare l'economia dalla rete normativa che la fa assomigliare a quello che Amato definisce un "Prometeo incatenato".
Uno studio condotto per conto della commissione Antitrust (il Mondo numero 16 del 1996) ha calcolato che in Italia siano operative ben 223 leggi che stabiliscono la necessita' di ottenere una concessione per esercitare un'attivita' economica. Limitando o eliminando del tutto la concorrenza da molti settori: ferrovie, televisioni, lavori pubblici. Ma anche scuole pr ivate, smaltimento dei rifiuti, farmacie, distribuzione delle bombole del gas, l'accesso alle banche dati della motorizzazione e del catasto, i bar e i guardaroba nei musei, la pubblicita' lungo le linee aeroporti. top |
| Rassegna stampa | Il Governo | Info & Feedback | Links politici | English | |