SAGRA
DI S. LEONARDO
CASTELNUOVO 11/12 NOVEMBRE 2000
La degustazione delle
"pezate de agnelo" durante la Sagra di S. Leonardo è
ormai tradizione affermata e conosciuta non solo in tutta la
Bassa Valsugana. Risalire all'origine di questo tipico piatto
autunnale è però impresa ardua anche se ci può aiutare il
racconto orale tramandato dai "veci" del paese. Alcuni
di loro assicurano i più curiosi che da oltre cent'anni le
"pezate" puntualmente finiscono nei piatti durante la
Sagra di novembre. Anche gli ingredienti base, sale e carne d'agnello,
inducono a collocare sicuramente in un passato remoto le origini
oscure di questo gustoso piatto. Il sale, da sempre usato per
conservare, fin da epoche prive della moderna tecnica frigorifera,
e la carne di ovino, disponibile in valle durante il periodo di
transumanza dei greggi dagli alpeggi estivi alla pianura
invernale. "Pezate" perchè letteralmente sono parti di
ovino adulto di circa 250 gr., messi a macerare nel sale, pepe,
alloro.... e latri aromi naturali, in recipienti cilindrici (mastei)muniti
in alcuni casi di "torcello", per non meno di tre
settimane, a temperatura tra i 10 e 12 gradi circa. Vanno poi
bollite, senza lavarle, per almeno due ore e poi preferibilmente
servite con crauti e purea di patate. Non puo' mancare l'accompagamento
di un buon vino rosso nostrano. A Castelnuovo, il piatto venne
dapprima cucinato in familia e solo in un secondo tempo
riproposto anche dai luoghi di ristoro pubblici. La stessa
macelleria di Castelnuovo ha da sempre offerto la carne di
agnello, macerata, pronta per essere cucinata, mentre si ha
memmoria di almeno quattro locande che la servivano cotta: la
Locanda al Vapore, la Trattoria alla Vigna, la Trattoria da Marta
e il Circolo dopolavoro Enal. Le fonti assicurano che i
degustatori, sempre soddisfatti, a quei tempi giungevano a piedi
fin da Olle, Borgo e Telve. E Guido "del Vapore"
aggiunge, precisando sul filo della memoria, che il lunedì
successivo alla sagra, nella sua trattoria si serviva anche il
denso brodo di cottura opportunamente allungato con acqua: niente
si perdeva "sti ani". C'era anche chi lo conservava per
usarlo come condimento durante l'inverno. Dopo la tragica
parentesi della seconda guerra mondiale, con il razionamento
imposto e la tessera per il cibo, i più hanno via via abandonato
la consuetudine di cucinare le pezate. Erano rmaste solo la
Locanda al Vapore e la macelleria Simonetto a salvaguardare la
tradizione. Con gli anni Settanta, e fino a tutti gli Ottanta, il
"Coro Concordia" riprende a proporre per la Sagra le
"pezate de agnelo" servite nella palestra che il comune
mette a disposizione per contenere il sempre numeroso pubblico.
Dopo una breve parentesi di due anni, nel 1992 la Pro Loco
rivitalizza l'appuntamento culinario, oggi nella rinnovata sede
della ex Casa de Bellat. Nei tre giornidi sagra ne sono consumate
circa 8 quintali, tra vendute crude e servite cotte. Agli inizi
del terzo millennio l'originalità del piatto è sempre più
conosciuta ed apprezzata. Tanto che un decreto ministeriale del
18 luglio 2000 riguardante un primo censimento nazionale dei
prodotti tradizionali, pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale il 21
agosto, inserisce tra i 60 prodotti tipici della Provincia
Autonoma di Trento le "Pezate de agnelo o pezate". Un
passo importante che attua un precedente decreto (del 30/04/1998,
n. 173) per la valorizzazione del patrimonio gastronomico (art. 8
"allo scapo di promuovere e diffondere le produzioni
agroalimenteri italiane tipiche e di qualità e per accrescere le
capacità concorrenziali del sistema agroalimentari nazionale,
nell'ambito di un programma integrato di valorizzazione del
patrimonio culturale artistico e turistico nazionale". Perchè
in un futuro, e speriamo non molto lontano, troveremo le pezate
giustamente catalogate, con mille altre, in quell'Atlante del
patrimonio gastronomico regionale italiano preannunciato nel
decreto e che tutto il mondo c'invidia.