Castelnuovo

Narra la leggenda che la pianura di Scurelle fosse l'arenile di un immenso lago, ove Castelnuovo assumesse le sembianze di un ridente porticciolo, ed il Dosso delle Castellare e i Colli di Spera contrafforti del monte Salubio e del Cimon Rava.
Nobili tempi, allora, quando anche al di là dei contrafforti rocciosi non si stendeva la pianura veneta, bensì il mare, ed i monti circostanti servivano d'attracco alle imbarcazioni. Tanto è vero che uno degli anelli ai quali venivano legate le navi, sembra sia addirittura servito a Noè per legarvi l'Arca dopo il diluvio.
Da ricerche storiche relativamente recenti - si parla dunque a partire dalla seconda metà dell'Ottocento - è emersa la concezione di una valle povera nel suo insieme, avara con i suoi abitanti costretti a trovare nell'emigrazione i mezzi di sopravvivenza per chi da quei luoghi non poteva e non voleva staccarsi. Emigrazione e Valsugana, sottosviluppo economico e Valsugana, dunque, sono binomi che rimangono tutt'oggi nelle "conoscenze" di chi non ha mai approfondito la realtà di una terra che, invece, è estremamente ricca di esperienze diverse, di storia e di risorse. Basti pensare alle dominazioni succedutesi negli anni per comprendere come una terra a cavallo tra il Veneto ed il Trentino non possa non aver subito, filtrato e mediato gli influssi più disparati, attingendo alla cultura ed alla tradizione delle varie casate.
Per sintetizzare le contraddizioni di una realtà complessa e proprio per questo tanto più interessante, basta rivolgere lo sguardo alle alture che chiudono su lati l'intera Valsugana.
Ebbene non v'è dosso o pinnacolo che non presenti i resti smozzicati o le vestigia ancora imponenti e ben conservate di castelli, case fortificate e muraglioni. :"SEGUE-------------"