Mensile del Mais Anno XI Lug.- Ago.- Sett. 1999 n.7-8-9

 

MAIS NOTIZIE

 

 

 

Ecco una buona notizia ! Si stima che siano 2.500.000 gli italiani che aderiscono a progetti di adozione a distanza. 2.500.000 di bambini di ogni parte del mondo tolti alla fame, allo sfruttamento, all'ignoranza. Non è una notizia da apertura del telegiornale ?

E' un grande risultato che ci spinge a continuare, perchè sono più di un miliardo e mezzo i bambini del mondo in stato di necessità. Un'altra realtà: in Italia ci sono decine di migliaia di associazioni no profit come la nostra che si impegnano nell'adozione a distanza. Una ricchezza inestimabile e non solo per i 1500 miliardi l'anno di solidarietà.

Purtroppo queste associazioni spesso tra di loro non si conoscono. Eppure quanto più efficace potrebbe essere l'aiuto ai i bambini se esse si incontrassero, se si scambiassero le esperienze, se si aiutassero e se in qualche situazione più difficile unissero le loro forze ?

Abbiamo raccolto questa sfida e due anni fa ci siamo fatti promotori del Coordinamento Nazionale La Gabbianella, di cui siamo i portavoce e che attualmente riunisce 29 associazioni di adozione a distanza del centro e nord Italia. Insieme abbiamo progetti in 40 paesi diversi.

Ci siamo organizzati in coordinamenti regionali e in gruppi di lavoro. Il gruppo "paesi" che ha in programma di organizzare ogni mese un incontro su un paese per presentarlo così come lo vivono i nostri bambini.

Il 2 ottobre abbiamo iniziato con il Brasile, dove sono presenti 16 associazioni. E' stata una iniziativa riuscita ricca di testimonianze, di video, di una mostra e conclusasi con una cena brasiliana. Il gruppo "scuola" che ha avviato contatti con le scuole di Roma per proporre un percorso didattico basato sulle nostre esperienze.

Un momento importante è stata la gestione del numero verde della Missione Arcobaleno, che ha coinvolto 10 associazioni e 60 volontari; e che sopratutto si è conclusa con una raccolta tra i centralinisti di quasi 10.000.000 per l'adozione a distanza di 15 bambini serbi, figli degli operai della fabbrica Zastava distrutta dai bombardamenti.

Arriviamo al lavoro di questi giorni:

 

il Forum delle Associazioni per l'Adozione a Distanza, si svolgerà il 13 e 14 novembre a Roma.

(Sala della Protomoteca in Campidoglio)

 

Nascerà un luogo permanente dove tutte le associazioni che in Italia realizzano adozioni

a distanza abbiano la possibilità di incontrasi e far sentire la voce dei bambini del mondo e di chi li sostiene perché la società, la cultura, l’economia, la politica......ne tengano conto.

 

 

1° FORUM delle ASSOCIAZIONI per l’ADOZIONE A DISTANZA

 

Roma, sala della Protomoteca in Campidoglio 13 - 14 Novembre 1999

L’ADOZIONE A DISTANZA UN IMPEGNO

PER LE ASSOCIAZIONI E PER LE ISTITUZIONI

 

 

 

perché un FORUM

Si stima siano 2.500.000 gli italiani che aderiscono a progetti di adozione, affido, sostegno…. …….a distanza e diverse centinaia le organizzazioni, associazioni, gruppi …… del settore. La grande diffusione di queste iniziative, che hanno il merito di aver ridato fiducia e gambe alla solidarietà internazionale del nostro Paese, e la crescita della consapevolezza delle loro potenzialità sociali pongono alcune esigenze:

. la ricerca di regole che, valorizzando le singole libertà e il pluralismo, salvaguardino gli interessi dei bambini e delle comunità beneficiarie, dei cittadini donatori e delle stesse organizzazioni di solidarietà;

 

. l’individuazione delle caratteristiche specifiche di questi interventi;

. il rapporto con le istituzioni nazionali e locali che si occupano di azioni internazionali, di cooperazione, di promozione dell’infanzia e di multicultura;

. le forme di collegamento e di confronto fra le organizzazioni interessate.

Da tempo si è avviato un dibattito su queste tematiche: si sono formulate proposte su possibili norme legislative e codici di comportamento, sono state realizzate esperienze sia di rapporti fra associazioni e istituzioni sia di forme di aggregazione tra realtà associative.

Crediamo sia compito delle Associazioni e delle Organizzazioni che da anni realizzano questi progetti dare delle indicazioni per garantire corretti rapporti con i cittadini e con le persone e le comunità beneficiarie e ricercare efficaci forme di collaborazione con le istituzioni che condividono i loro obiettivi.

Per questo abbiamo ritenuto utile convocare le Associazioni che sono impegnate per le "adozioni a distanza" ed invitare le Istituzioni interessate ad un Forum in cui confrontarsi ed esprimersi con l’auspicio che questa occasione rafforzi il comune impegno e faccia fare dei passi avanti alla cooperazione e alla solidarietà del nostro Paese.

PROGRAMMA

Sabato 13 novembre

ore 9.00 Registrazione

ore 9.30 Apertura lavori

Pamela Pantano Assessore comune di Roma

Vincenzo Curatola La Gabbianella

ore 10.00 Associazioni, Istituzioni e Cittadini nell’adozione a distanza

Giuseppe Caffulli Mondo e Missione

Serena Gaiani Ricercatrice

Shirley Marsland Presidente Azione Aiuto

Fabrizio Burattini Segreteria CGIL Scuola Lazio

ore 11.30 break

 

 

ore 11.45 Interventi delle Istituzioni

Livia Turco Ministro Affari Sociali (non confermata)

Patrizia Toia Sottosegretario Ministero Affari Esteri

M.Grazia Daniele Galdi Vice presidente Comm. Infanzia del senato

Franca D’Alessandro Prisco Comm. Affari Costituz. Senato

Matteo Amati Assessore Regione Lazio

ore 13.30 Pausa pranzo

 

 

ore 15.00 Sessioni parallele

Gruppo 1 principi etici, specificità e regolamentazione del settore

Gruppo 2 forme di collaborazione fra Associazioni e Istituzioni

Gruppo 3 promozione multiculturale nella scuola e nei media

Gruppo 4 agevolazioni e altri interventi per favorire le adozioni a distanza

Gruppo 5 il Forum luogo di incontro e di espressione delle Associazioni

 

ore 19.00 incontro coordinatori dei gruppi per abbozzare il documento finale

 

 

 

 

1 - PRINCIPI ETICI, SPECIFICITA' E REGOLAMENTAZIONE DEL SETTORE

Sono migliaia le associazioni e i gruppi che propongono progetti di adozione, affido,sostegno ....a distanza ed è proprio la diversità e la capillarità di queste iniziative che contribuisce al loro successo, adattandole alle esigenze dei bambini beneficiati e alle motivazioni dei donatori.

Si avverte comunque l'esigenza di garantire informazioni complete e trasparenti e di individuare e salvaguardare i valori e le caratteristiche specifiche dell'adozione a distanza.

 

2 - FORME DI COLLABORAZIONE FRA ASSOCIAZIONI E ISTITUZIONI

Diverse sono le Istituzioni Nazionali e Locali che hanno manifestato interesse e impegno verso i progetti di adozione a distanza.

Dalle esperienze di questi anni, alla ricerca di nuove forme di collaborazione con l'obiettivo di fare della solidarietà e della cooperazione italiana sempre più uno strumento di autosviluppo, di giustizia e di pace.

 

3 - PROMOZIONE MULTICULTURALE NELLE SCUOLE E NEI MEDIA

L'adozione a distanza in quanto mette in rapporto persone e realtà di nazionalità, lingua, tradizione, condizione sociale, ....diverse è uno strumento di promozione multiculturale. La scuola e i media sono i luoghi dove le singole esperienze possono diventare patrimonio collettivo e contribuire alla crescita della nostra società.

 

 

 

 

4 - AGEVOLAZIONI E ALTRI INTERVENTI PER FAVORIRE LE ADOZIONI A DISTANZA

La particolarità dei rapporti che scaturiscono dai progetti di adozione a distanza sia in Italia che nei Paesi Esteri pongono molte associazioni di fronte a vincoli e problemi di natura: fiscale, doganale, bancaria, burocratica, legale, .....che ostacolano le azioni di solidarietà. Richieste e proposte.

 

5 - IL FORUM LUOGO DI INCONTRO E DI ESPRESSIONE DELLE ASSOCIAZIONI

Si va sviluppando l'esigenza di collegamento e di coordinamento fra le associazioni per l'adozione a distanza, specialmente nella ricerca di un rapporto paritario ed incisivo con le Istituzioni. Oltre i comitati e i coordinamenti che presuppongono omogeneità di obiettivi e di programmi, il Forum può essere quel più vasto raggruppamento di associazioni e di gruppi che su certe problematiche ritengono utile esprimersi in maniera unitaria.

 

 

Domenica 14 Novembre

ore 9.00 relazioni dei gruppi e interventi

ore 10.00 Dibattito

ore 11.30 Documento conclusivo

 

 

 

 

 

 

SUD AFRICA

 

Nell’ultimo rapporto dell’UNICEF "Il progresso delle Nazioni 1999", diffuso a Nairobi a fine luglio si traccia un quadro drammatico e di proporzioni immani della situazione sanitaria del continente africano.

In particolare in Sud Africa ci sono quasi 200.000 bambini al di sotto dei 15 anni che hanno perso la madre o entrambi i genitori a causa dell’AIDS fino a tutto il 1997.

Le previsioni per il futuro sono ancora più fosche: solo l'AIDS farà aumentare la mortalità infantile del 100% e a causa di questo flagello nei prossimi 6 o 7 anni il Sud Africa perderà il 20% della sua forza lavoro.

Ormai l’AIDS è diventata la prima causa di mortalità nel continente, ben più grave delle guerre che insanguinano l’Africa meridionale e centrale.

(Divisione popolazione Nazioni Unite, 1999)

Oltre 500.000 dipendenti di scuole, ospedali ed amministrazioni pubbliche hanno partecipato ad uno sciopero generale indetto da 12 sindacati dei pubblici dipendenti per chiedere al governo di inserire un aumento dei loro stipendi nella prossima finanziaria.

E’ la più importante vertenza contro il governo dalla fine dell’apartheid.

(Internazionale 298, 27.8.1999)

 

Internet sbarca in Africa.

Secondo stime approssimative la Rete sta catturando anche il continente africano.

Il maggior numero di utenti Internet del continente si registra in Sudafrica con 250.000 abbonati (stime del marzo 1999), seguono l’Egitto (40.000) ed il Marocco (20.000). La Libia è tra gli ultimi paesi collegati in rete (solo 50 utenti!!!).

Il Madagascar vanta 700 navigatori.

(Internazionale 294/296, 30.7.1999)

 

BRASILE

 

Tra le 60.000 e le 120.000 persone hanno partecipato, a Brasilia, ad una manifestazione di protesta contro le misure di austerità e gli aumenti delle tasse annunciati dal governo del Presidente Fernando Carnoso. La dimostrazione era organizzata dai sindacati, dai partiti di opposizione e Movimento dei senza terra.

E’ la più importante manifestazione contro Cardoso dalla sua elezione, nel 1995.

Dom Helder Camara, l’ex vescovo di Recife e Olinda, è morto a 90 anni a Recife.

Camara aveva fondato la Conferenza episcopale brasiliana e aveva combattuto la dittatura brasiliana tra il 1964 e il 1985, anno in cui andò in pensione. La sua lotta per i diritti umani e le riforme agrarie hanno fatto del "vescovo rosso" uno dei protagonisti della teologia della liberazione, il movimento di difesa dei più poveri in America Latina.

(Internazionale 299, 3.9. 1999)

L’amianto fa male ma non in Brasile.

L’amianto è un prodotto cancerogeno il cui utilizzo è già stato proibito in 11 paesi, ma in Brasile lo sfruttamento dell’amianto continua.

Le principali società del settore sono Brasilit e Eternit, entrambi filiali di Saint Gobain, una multinazionale francese.

Quando nel 1997 l’amianto è stato messo al bando in Francia, Saint Gobain ha trasformato le sue fabbriche di amianto in centri di produzione di fibra di vetro. Ma non ha effettuato la stessa trasformazione in Brasile.

Nel 1998 un lavoratore è ricorso in tribunale per ottenere un risarcimento da Eternit. I giudici gli hanno dato ragione e da allora varie centinaia di altri lavoratori stanno pensando di fare altrettanto. Ma Eternit li sta contattando singolarmente per concludere accordi amichevoli e per convincerli a non ricorrere in tribunale.

Numerose organizzazioni sindacali brasiliane ed europee e varie associazioni si sono mobilitate al fianco della sig.ra Gianassi, ingegnere per la sicurezza e per l’igiene sul posto di lavoro, da quindici anni alle dipendenze del Ministero del Lavoro del Brasile, che ha protestato anche attraverso Internet, per il comportamento scorretto della multinazionale ed è stata denunciata dalla Saint Gobain per diffamazione.

(Reseau Solidaritè, 3.1999

E’ cominciato in un’aula dell’Università di Belem il processo contro 150 membri della polizia militare accusati di aver partecipato al massacro dei 19 militanti del movimento dei Senza Terra, avvenuto il 17.4.1986 a Eldorado do CarajàsIl processo dovrebbe concludersi a metà dicembre. Il 19 agosto i tre ufficiali che guidavano il plotone della polizia militare a Carajàs sono stati assolti per insufficienza di prove.

Il pubblico ministero, Marcos Aurelio Nascimento, ha lasciato l’aula per protesta dopo l’assoluzione dei tre poliziotti e ha chiesto l’annullamento della prima udienza.

(Internazionale 298, 27.8.1999)ù

 

 

ARGENTINA

 

La Stampa del 4.3.99 riportava in maniera trionfalistica che "il 22.2 i rappresentanti della Benetton in Argentina hanno deciso di pagare la comunità mapuche della Patagonia. Si chiude così, in modo positivo, un contenzioso di due anni. Non solo. Benetton oltre a riconoscere questo diritto al popolo indio, ha aperto un dialogo che dovrebbe portare gli indios mapuche a partecipare al progetto."

L’affermazione si basava su un’intervista a Josè Flores, leader delle comunità indigene dell’America Latina, di passaggio a Torino. Ma Josè è stato intervistato anche da Paolo Macina del MIR torinese che ha raccolto dichiarazioni di tutt’altro genere.

Scrive Paolo:"Dalle sue parole capiamo subito che le cose non sono cambiate granché, semplicemente Benetton ha deciso di accettare l’imposizione fiscale che il comune di El Maitan ha disposto in favore della comunità di mapuche. E’ il resto? Gli accessi alla proprietà, le garanzie per il rispetto dell’ambiente e degli insediamenti?

Nulla è cambiato, tutto è fermo in attesa della prossima mossa degli "Italiani".

Peccato, replichiamo noi: pareva proprio una bella notizia!!

(Equonomia, 2.6.1999)

Da due settimane, grazie agli accordi firmati dai ministri degli esteri di Londra e Buenos Aires, gli Argentini possono tornare a visitare le Falkland - Malvine, le isole davanti alla Terra del Fuoco, teatro della guerra britannico - argentina del 1982.

Dopo 17 anni un primo gruppo di argentini, soprattutto ex – combattenti, ha messo piede a Stanley fra l’ostilità dei kelpers, i duemila residenti di origine inglese dell’arcipelago.

Secondo il quotidiano Clarin anche il presidente Menem vorrebbe visitare le isole, prima della fine del suo secondo mandato.

 

 

Gli abitanti delle isole non hanno alcuna intenzione di ricevere il presidente e già minacciano manifestazioni ed atti di sabotaggio.

(Internazionale 297, 20.8.1999)

 

EX - JUGOSLAVIA

 

L’università di Pristina ha riaperto le porte agli studenti albanesi, che ne erano stati esclusi nel 1991.

Il Montenegro ha sottoposto al governo federale un piano di riforma che prevede la trasformazione della Federazione Jugoslava in semplice comunità, in cui ogni stato membro avrebbe difesa, moneta e politica estera proprie.

Podgorica ha dato a Belgrado otto settimane per valutare il piano, trascorse le quali sarà indetto un referendum sulla secessione del Montenegro.

Il presidente Milosevic, intanto, ha compiuto un rimpasto nel governo, aumentando il numero dei ministri del Partito Radicale di Seselj.

Proseguono nel paese le proteste contro Milosevic; il ministro per le questioni finanziarie del governo serbo, B.Karic, l’uomo più ricco della Serbia, si è dimesso per "l’impossibilità di esercitare le sue funzioni".

(Internazionale 297, 20.8.1999)

 

 

 

 

 

 

Questa volta, nel presentarvi un libro che vale la pena leggere e magari regalare agli amici, gioco…in casa!

Proprio così, perché il libro di cui voglio parlarvi brevemente, Tra la perduta gente (ed. S.Paolo), è opera di Luca Desiato, uno scrittore, un amico del Mais, uno tra i primi, insieme alla moglie Marina Zampieri, a credere nella possibilità di dar vita ad un movimento, il Mais, per l’appunto, che potesse compiere un’azione solidale nei confronti dei bambini dell’altra metà del mondo….

Luca è nato a Roma ma ha vissuto alcuni anni in America Latina e conosce, quindi, molto bene la realtà di quei paesi.

Ha scritto numerosi libri, pubblicati prevalentemente da Rizzoli e da Mondadori, che hanno ricevuto prestigiosi premi letterari (Premio Grinzane Cavour, Basilicata, Chiara ecc.) e tra i tanti cito Il Marchese del Grillo (1981), Galileo mio padre (1983), Come il fuoco (1986), Storie dell’eremo (1990), Giuliano l’apostata (1997) ecc.

Il suo ultimo ultimo romanzo ci narra le vicissitudini di Lorenzo, un sessantenne che vive in Argentina, che decide di lasciare il paese per tornare in Italia, a Palestrina, sua città natale, da dove era partito trent’anni prima.

Il movente del viaggio è la ricerca di un capitolo inedito del Doctor Faust che Thomas Mann avrebbe scritto proprio a Palestrina, un secolo fa e che giacerebbe sepolto in qualche archivio.

Il suo ritorno è anche una rivisitazione dei luoghi dell’infanzia ed un riflettere sulla sua crisi coniugale, sullo sfondo del malessere di fine millennio.

Tra antichi palazzi, biblioteche e angoli segreti si dipana una ricerca su cui incombe una misteriosa presenza.

Mi fermo qui, per non svelare fino in fondo le emozioni e le sensazioni che il libro susciterà in chi avrà il piacere di leggerlo. P.C.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BRASILE

 

  1. RECIFE
  2. Nordeste – Ciclo di feste del mese di giugno.

    La regione del Nordeste è una delle più ricche di manifestazioni folcloristiche del Brasile……. Sebbene la nostra sia una regione considerata tra le più povere, è famosa per la creatività e la versatilità dei suoi abitanti.

    Il problema della siccità serve da incentivo ai nostri ostinati contadini che devono lavorare in questo contesto, per tale motivo si trova tra loro una forma particolare di espressione dei propri sentimenti e dei propri dolori. La ricchezza culturale della nostra gente si manifesta nella musica, nella danza, nella culinaria e nelle credenze popolari, nelle più svariate forme.

    La nostra musica è conosciuta in tutto il Brasile – ed anche in molti paesi stranieri – come una delle più animate ed allegre.

    Attraverso compositori e cantanti come Luis Gonzaga, Elba Ramalho, Fagner e tanti altri, la nostra ricchezza musicale è ampiamente divulgata e rispettata.

    La danza nordestina, come il forrò, il coco-de-roda, la ciranda è molto gradita dai turisti.

    La culinaria è ricchissima e saporita: chi resiste ad una pamonha, alla canijca, al mungunzà, al milho (mais) assado o cozido?

    Quanto alla fede religiosa popolare, il mese di giugno è dedicato a tre santi: Antonio, Pietro, Giovanni. Sant’Antonio è per tradizione rispettato come il santo dei matrimoni, venerato sia in Brasile sia in Portogallo, suo paese natale. S.Pietro è considerato come l’affidatario delle chiavi del cielo.

    Ma nonostante la fama di Sant’Antonio quale patrono delle nubili e dei celibi, qui in Brasile, particolarmente nel Nordeste, è usanza farsi fare la predizione (per sapere se ci si sposa o no) nel giorno consacrato a S.Giovanni, sul quale pesa la fama di essere austero ed intollerante e quindi non discutibile.

    Mantenere ferma e forte questa tradizione e questo ciclo di feste è motivo di orgoglio per tutti i Nordestini.

    Gloria Brasil

     

    Cari amici del Mais,

    Per completare il quadro presentato da Gloria, con notizie ricavate da altre lettere sullo stesso argomento e da informazioni assunte presso amici brasiliani residenti a Roma (leggi Jasmine e Ernani), aggiungo che tra gli strumenti musicali usati vi sono anche la zabumba e la sanfona (fisarmonica?), altri balli praticati sono la quadrilha, lo xote, lo xaxado e il baiao; altri cibi: la tapioca, la pipoca, la cocada, il pe-de-moleque (un mostacciolo?), il bolo de milho (torta di mais) e, fra le bevande, il quentao (vino speziato?), la caninha (distillato di canna da zucchero) e succhi di frutta di tante qualità.E poi vi sono i falò notturni, intorno ai quali si ride e si gioca, mongolfiere di carta da inviare in cielo, processioni e celebrazioni liturgiche e, infine, i fuochi d’artificio. Che ne dite, ci andiamo?

    Enzo Campioni

     

     

  3. BELEM
  4. Carissimi

    Rispondo alla lettera del 6 luglio.

    Vi chiederei subito di cambiare i tre nomi che hanno perso lo sponsor. Proprio loro appartengono a famiglie miserabili o disperate. Se gli dico che i loro padrini hanno smesso di aiutarli sono anche capaci di credermi.

    Salvo ritornare qualche ora dopo con il revolver, per risolvere il problema in maniera più convincente.

    Però non voglio danneggiare il Mais. Voi rimarrete con tre adozioni in meno, secondo i disegni stabiliti dalla Provvidenza.

    Ciò potrebbe ridurre i vostri meriti in vista delle indulgenze dell’Anno Santo, ma non essendo io l’incaricato della vostra salvezza eterna, continuerò a dormire sonni tranquilli…

    Vi mando un grande abbraccio assicurandovi che sto bene e spero di venire in Italia nel 2000

    3.8.1999 Padre Savino Mombelli

  5. CENTRO FAVELA ARRUDA

Non è passato neanche un anno dall’inizio di questo progetto, ma vi posso assicurare che sono stati fatti passi da gigante. Questa adozione a distanza è sicuramente diversa dalle

altre.

Abbiamo adottato un Centro per i ragazzi della Favela Arruda , abbinato alla parrocchia di S.Antonio, al fine di migliorare le strutture sociali e di renderle sempre più accoglienti, creando un centro sportivo e sostenendo un centro di informatica già esistente.

Attualmente ci sono otto soci del Mais che si sono impegnati per 3 anni ad un versamento mensile di £ 55.000.

Questo tipo di impegno ha permesso al parroco Padre Joao Carlos ed ai suoi collaboratori di programmare i lavori più urgenti e di sostenere le spese in modo più tranquillo.

Fino ad ora è stata data la priorità alla costruzione dei servizi sanitari, di cui il centro era sprovvisto, ed ai serbatoi dell’acqua, bene prezioso per le necessità di tutta la favela.

I lavori sono iniziati a febbraio con l’aiuto e l’entusiasmo di tante persone e a fine agosto i bagni erano finiti.

E’ stato possibile anche installare una doccia esterna e completare i lavori per il serbatoio dell’acqua.

Queste realizzazioni hanno entusiasmato tutti e dato la voglia di continuare su questa strada, perché siamo convinti che solo togliendo dalla strada i bambini, è possibile dare loro un futuro migliore.

 

 

Sandro, Williame Alzily, tre ragazzi universitari adottati dal Mais hanno organizzato, come volontari, tre corsi di computer per tutti gli adolescenti del centro.

Sono in programma altri importanti lavori: un capannone dove svolgere gli incontri di cate

chismo che attualmente si fanno all’aperto, un campo di calcio dove organizzare corsi di ginnastica e tornei, migliorare le strutture interne ora adibite ai corsi di computer.

Dobbiamo essere di più a credere a questo progetto e a condividere l’entusiasmo di quei volontari che praticano la solidarietà in una realtà così difficile.

Marina Zampieri

 

ARGENTINA

 

  1. RAFAELA

Relazione attività al luglio 1999

 

 

L’obiettivo del Progetto è sensibilizzare i bambini ad apprendere tutto ciò che concerne il lavoro dell’agricoltura e valorizzare i frutti ottenuti dalla terra.

Si è pensato di mettere a disposizione dei bambini uno spazio aperto in cui si possono esprimere e realizzare nel tempo libero.

Questo progetto ha riguardato i bambini di età compresi tra i 6 e gli 11 anni.

Si tiene un corso dal lunedì al giovedì di due ore, nelle quali, secondo gli interessi e senza distogliere da altre attività si lavora sul tema in oggetto.

Abbiamo una persona dedicata a questo lavoro che coordina e motiva il gruppo.

Questa esperienza o forma di lavoro si tiene da solo due settimane e i bambini hanno mostrato un grande entusiasmo.

 

POPOLAZIONE INTERESSATA:

13 bambini (9 dell’Istituto Granja e 4 dell’Istituto Guadalupe) tra i 12 e i 16 anni

OBIETTIVI:

L’esperienza è iniziata alla piazza del quartiere "17 Ottobre" ed è stata in generale molto positiva per i bambini. Gli obiettivi raggiunti sono stati i seguenti:

  1. Sviluppare e sensibilizzare ai valori di responsabilità ad iniziare dall’ambito lavorativo
  2. Formare al senso del lavoro a partire dall’organizzazione delle attività, risoluzione dei problemi, distribuzione dei compiti e continuità delle attività
  3. Valorizzare il luogo in cui i bambini risiedono preservando l’ambiente e trasmettendo tali valori ai bambini
  4. Valorizzare lo sforzo e i frutti del lavoro
  5. Rendere i bambini capaci nei compiti di giardinaggio e pulizia dei parchi pubblici

COORDINAMENTO DEL PROGETTO:

All’inizio è stato incaricato una persona che si chiama Oscar Godoy lasciando aperta la possibilità che possa essere inserito un altro.

E’ a suo carico la responsabilità dell’organizzazione dell’attività per quanto riguarda la distribuzione dei compiti, motivare e ed incentivare i bambini al riconoscimento del lavoro che svolgono, far portare a termine

 

le attività assegnate e vigilare affinchè ci sia una stabilità nel gruppo.

Inoltre ci sono delle riunioni mensili per valutare lo stato dell’arte del progetto.

Si elaborerà un piano di lavoro per lo sviluppo di tutto l’anno.

MODALITA’ DI LAVORO:

I corsi, orientativamente, si terranno nei seguenti orari:

Lunedì: dalle 16.00 alle 18.00

Martedì: dalle 14.00 alle 16.00

Mercoledì: dalle 14.00 alle 16.00

Giovedì: dalle 17.00 alle 18.30.

Questi orari potranno essere modificati a seconda delle circostanze legate ai compiti di scuola o altro. Si è stabilito solo che si farà un orario di due ore giornaliere. Solamente due bambini parteciperanno i venerdì al mantenimento della Piazza del quartiere "17 ottobre".

Si ruoteranno i due gruppi di lavoro durante il mese ovvero 15 giorni i corsi si terranno all’Istituto Granja e gli altri 15 nel quartiere "17 Ottobre".

Si è predisposta una scheda personale per ogni bambino in modo da sapere sempre se è presente, assente e i motivi della sua assenza. Ci sarà un posto dedicato a tenere gli attrezzi di cui il gruppo è responsabile. Inoltre si terrà un inventario di tutti gli oggetti.

ATTIVITA’ FUTURE:

Gli obiettivi principali riguardano la conoscenza totale di tutte le piante, i fiori e apprendere tutto ciò che attiene il loro mantenimento, potatura etc. Tutto questo perché parallelamente si svolgono le attività pratiche al quartiere "17 Ottobre" come:

E all’Istituto Graja:

Ad esempio hanno già recintato il campo da calcio.

RETRIBUZIONE:

L’Istituto riceve dal Comune per il mantenimento della piazza una somma di $500,00 che si distribuisce tra i bambini.

L’idea è formare una specie di Cooperativa mettendo una quota di $3,00.

In questo modo si forma un fondo necessario ad affrontare tutte le spese di consumo necessario a portare avanti questo progetto.

Tutto questo è finalizzato a sviluppare nei bambini un senso di rispetto per l’ambiente in cui vivono oltre che contribuire al miglioramento degli stessi luoghi in cui trascorre quotidianamente la loro vita.

 

 

2. BUENOS AIRES

 

+

Roberta Esturo, come sempre molto concreta e precisa, in due lettere fa il punto della situazione e ci da delle preziose informazioni sul progetto che riguarda le ragazze di strada, alla vigilia della chiusura delle scuole per le vacanze invernali (12 luglio – 2 agosto) .

  1. Cari amici
  2. Le bambine che vanno alla scuola speciale, sono bambine handicappate mentalmente, e non potendosi adattare alla scuola normale, hanno bisogno di un’educazione adeguata con ritmi d’apprendimento più lenti, per questo alcune di loro non scrivono e le madri che sanno scrivere lo fanno per loro.

    Vi do alcune notizie utili: il 45% della popolazione infantile versa in uno stato di profonda

    povertà, la diserzione scolastica è in aumento e così l’analfabetismo.

    I bambini arrivano a scuola affamati e l’unico pasto che fanno è a scuola: in una delle nostre scuole su 300 alunni il 37% vive in case affittate, il 24% in alberghi o pensioni fatiscenti, il 14% in case abusive, il 9% nell’ex patronato dell’infanzia, il 5% in Istituti per minori e solo l’11% in casa propria.

    La maggioranza delle famiglie delle bambine è senza lavoro fisso e versa in condizioni precarie, realmente le borse di studio che prima rappresentavano un aiuto, ora sono indispensabili per vivere, senza di quelle non potrebbero frequentare la scuola.

    Vi chiedo il favore di consegnare a tutti i padrini le copie degli articoli in cui si parla di questa grave situazione sociale.

    Giorni fa abbiamo avuto una riunione con le bambine, dove abbiamo parlato della guerra del Kosovo, abbiamo loro spiegato che la pace si stava avvicinando, e tutte hanno pregato perché arrivasse presto, e che i loro padrini stessero tranquilli e felici; credo sarebbe opportuno far pervenire ai padrini il loro messaggio di affetto.

    So che capite che lavorare per la socializzazione di queste bambine non è una cosa facile ci costa molta fatica far sì che scrivano ai loro padrini, però a poco a poco ci stiamo riuscendo.

    Questo succede perché hanno un’infinità di problemi e si rinchiudono in loro stesse.

    Saluti a tutti

    B.Aires, 15.6.1999 Roberta Esturo

  3. Cari amici

Qui fa molto freddo e le scuole sono chiuse

per le vacanze invernali.

Non sono riuscita a mandarvi tutto il materiale scolastico perché in Argentina prima delle vacanze c’è stato lo sciopero degli insegnanti ed ora sono ancora in vacanza.

La situazione in Argentina è sempre più drammatica ed in mezzo a tutti questi problemi il fatto che i bambini riescano ad andare a scuola è un grande successo e questo lo otteniamo solo grazie all’aiuto del Mais, che permette a queste famiglie di far studiare i loro figli.

Mando a tutti un bacio e vi saluto con tanto affetto.

B.Aires, luglio 1999 Roberta Esturo

SUD AFRICA

 

1. PRETORIA

E’ sempre un piacere scrivervi. Come state? Io sto bene e lo stesso vale per tutti i ragazzi. Il popolo ha votato sono tutti felici l’ANC ha vinto ancora: il Presidente è lo stimatissimo Thabo Mbeki. E’ il mio ispiratore lo ammiro molto.

Porterà dei miglioramenti in tutte le province e soprattutto nelle zone rurali. Intende cambiare molte cose e ridurre la criminalità.

I ragazzi durante le vacanze invernali si sono divertiti tanto.

Siamo stati molto occupati con i nostri lavoretti manuali, quali pittura, disegno, piccole sculture, e con i lavori domestici.

 

Abbiamo grande carenza di materiali per il nostro progetto scultura, abbiamo bisogno di argilla, spazzole, tavole da lavoro, etc. Se qualcuno è interessato a finanziarci in questo progetto ci sarebbe di grande aiuto. Aspettiamo notizie.

Voglio che i ragazzi siano creativi e che imparino ad amare la natura. Per questo insegno loro a decorare e dipingere quadri.

Mi vorrei iscrivere ad un corso di computer ma non riesco a pagare la retta che è molto alta e non posso proseguire con gli studi, neppure con il corso base.……

24 luglio 1999 Anastasia

Good Shepherd Clinic

(Anastasia, come tutti voi saprete, è la responsabile del progetto Pretoria, dove attualmente stiamo aiutando 15 ragazzi/e.

Anche lei è stata una ragazza adottata dal mais ed ora, avendo terminato gli studi, porta avanti lei stessa il progetto in collaborazione con suor Margreta.

La sua devozione ed il suo impegno sono notevoli, i ragazzi con lei hanno fatto veramente molti progressi.

E’ in contatto diretto con le maestre in modo da essere informata immediatamente in caso di problemi particolari; con i suoi corsi di attività manuali e pratiche intrattiene i ragazzi nel pomeriggio e li tiene lontani dalla strada dove regna la delinquenza e la droga.

Ora Anastasia ci chiede un ulteriore aiuto per portare avanti i corsi da lei organizzati e per poter frequentare un corso di computer, chissà che unendo ancora una volta le nostre forze non si riesca a fare qualcosa per lei!!!

Chi volesse contribuire al progetto Pretoria può utilizzare il solito modulo di c/c intestato al Mais specificando la causale del versamento sul retro: PROGETTO PRETORIA).

 

 

SUD AFRICA

2.YEOVILLE

Nell’anno accademico 1999 i nostri insegnanti sono stati molto impegnati in corsi di aggiornamento per presentare la nuova metodologia scolastica adottata dal Ministero della pubblica istruzione.

Sono orgogliosa di comunicarvi che la nostra scuola aveva già adottato molte nuove metodologie, come per esempio studi integrati, per cui ora ci troviamo più avanti rispetto alle altre scuole statali e siamo così in grado di poter aiutare i nostri colleghi.

Sono veramente fortunata ad avere uno staff così coinvolto ed impegnato, che si preoccupa molto sia dei bisogni fisici e psicologici dei bambini che di quelli accademici.

So che ci sono molti insegnanti e studenti tra i nostri sponsors per cui cercherò di descrivervi una situazione tipo in classe:

la signora Smith all’inizio dell’anno (gennaio) entra in classe per incontrare i suoi nuovi alunni.

Di fronte a lei ci sono file di banchi con quaranta bambini; in classe tutte le lezioni sono in inglese, tuttavia nella sua classe lei avrà 13 alunni che parlano inglese, 7 Zulu, 1 Tswana, 1 Venda, 5 Sotho, 2 Xhosa, 1 Pedi che parlano pochissimo inglese, 5 francesi e 5 portoghesi che non parlano una parola di inglese!

 

Potete immaginare quanto sia difficile per un insegnante insegnare e non avere la certezza che tutti abbiano capito.

Tuttavia, malgrado le difficoltà, per la fine dell’anno sicuramente saranno stati fatti grossi passi avanti.

Ritengo di dover sottolineare ancora una volta che i ragazzi scelti per il progetto MAIS provengono dalle famiglie più disagiate, vivono in stante sovraffollate e quindi non vengono stimolati a studiare. Non hanno televisione, giocattoli, libri, etc.- Molti di loro arrivano a scuola senza aver mai visto un puzzle o non sanno ancora come tenere in mano la penna correttamente.

Ovviamente con questi ragazzi c’è molto lavoro da fare per potarli a livello degli altri. Per favore siate pazienti con loro alla fine ce la faranno.

CASA FAMIGLIA Saint Christofer:

Con grande entusiasmo vi comunico che con il generoso aiuto della Sen. Daniele, del senato e del Mais la casa è completamente arredata e sta funzionando a meraviglia.

In passato non avevo mai avuto situazioni di grande emergenza come quella di gennaio in cui 5 bambini dipendono totalmente da me : Mabjalwa Racheku, thembi Racheku, Theodore Khuper, Jenade Chaplin, Shirelle Chaplin vivevano tutti in una piccola stanza presso la scuola, ora sono felici ed hanno chi si occupa di loro.

Per favore ricordate che la casa – famiglia non è un orfanotrofio.

E’ nostro compito occuparci dei bambini finchè le famiglie non vengono riabilitate o trovano un impiego.

Abbiamo avuto il primo affidamento ufficiale da parte delle autorità : Sidney Gaza (suo fratello e sua sorella sono nel progetto Mais).

 

Ha 6 anni, la mamma è morta ed il padre è sconosciuto. E’ un bambino delizioso, l’anno prossimo andrà anche lui all’orfanotrofio di Soweto ma frequenterà lo stesso la nostra scuola. Suo fratello e sua sorella (Michael e Promise) vanno già lì ed io vorrei tenere tutti e tre i fratelli insieme.

Raccolta dei vestiti:

La raccolta dei vestiti comporta un enorme carico di lavoro.

All’arrivo della merce devo passare una giornata a Pretoria per ottenere una licenza d’importazione e per tute le formalità burocratiche.

Tuttavia i ragazzi sono così felici di riceverli che vi assicuro vale la pena di vivere questa avventura.

Per finire è stato un piacere ricevere la visita nella nostra scuola della Senatrice Daniele e degli altri membri del Senato e di Tony, aderente del Mais (marito di Loredana Rabellino, la nostra Vicepresidente, n.d.r.).

Un grazie speciale a Mrs. Louw, la nostra insegnante di Special Class che raccoglie tutte le pagelle ed è molto attiva nel settore amministrazione Mais, a Mr Efstratiou, l'insegnante di musica che parla italiano ed insegna le canzoni italiane ed a Swazi Kambule che batte a macchina tutte le mie lettere e ci aiuta a preparare i vari documenti.

Spero che abbiate trascorso tutti un’estate riposante. Con tanto affetto

      1. Jackie Stevenson

 

MADAGASCAR

 

Notizie sui bambini da Frere Francois

 

 

 

Onja Eulalie è stata colpita da meningite e da malaria cerebrale. Attualmente è all’ospedale di Tana ed è fuori pericolo ma non parla e non può ancora camminare a causa di tante iniezioni. Ha bisogno di una rieducazione motoria per le gambe e siccome riesce a sorridere ma non ancora a parlare, i medici le stanno facendo fare degli accertamenti per vedere se non ha perso l’udito o la voce dopo la malattia.

Balbine non ha superato l’esame di stato alla fine delle medie. Attualmente è qui da noi ed è disposta a continuare a studiare.

Tsiky Ericka si è ripresa benissimo dall’operazione di appendicite. E’ stata promossa alla prima media dopo aver superato l’esame di stato delle elementari.

Di salute è fragile, questi giorni è svenuta tre volte ed il medico dice che dipende dal cuore. Nel mese di giugno i suoi genitori volevano divorziare e lei, al corrente del problema più di suo fratello Mamivola, ha espresso il suo disaccordo.

Mamivola ha passato 4 giorni qui da me per le sue vacanze, è furbissimo. Ha dieci anni e passava il tempo a pescare al lago, ad innaffiare le piante di Emilie ed a farci ridere a tavola. E’ andato molto bene anche lui a scuola. Non ho trovato ancora la sua pagella ma i suoi mi parlavano bene del suo studio.

Johann è stato promosso in terza elementare ed è passato anche qui a salutarmi; è sveglio, anche troppo…!.

DA FRERE JEAN EMILIEN UNA RICHIESTA A CUI NON SI PUO’ ASSOLUTAMENTE DIRE DI NO……

 

 

E’ stato grazie a Frère Jean Emilien, dell’ordine dei Fratelli Maristi, che Il MAIS ha avuto il primo contatto con il Madagascar nel 1994. All’inizio furono adottati alcuni bambini di Antsiranana, alunni dell’Institution St-Joseph. Nel frattempo Jean Emilien è stato trasferito e il MAIS ha mantenuto i contatti e aumentato il numero dei bimbi assistiti, tramite Frère Lucien – economo dell’Istituto – e Frère Jean François, che ha soggiornato 5 anni a Roma, dove si è laureato in psicologia. Attualmente ad Antsiranana sono sostenuti agli studi oltre 40 alunni, alcuni dei quali, orfani, vivono nel Foyer St-Famille, una casa di accoglienza retta da Suor Jeanine.

Dal ’97 abbiamo ripreso un contatto più diretto con Frère Jean Emilien, che dopo una lunga serie di spostamenti e problemi di salute, si è stabilito ad Antsirabe. Egli ci ha proposto di seguire un gruppo di 12 tra ragazzi e ragazze che da molto tempo, a causa

di vicissitudini economiche, familiari e/o di salute, non avevano più frequentato la scuola, nonostante desiderassero farlo.

Essi vivono nei pressi di Sandrandahy (Antsirabe), nel centro del Madagascar. Alcuni di loro sono i figli della signora Marie Léonie Raharimala, gli altri vengono ospitati da lei per il periodo scolastico, e vivono sotto la sua tutela in un alloggio che Frère Emilien sta risistemando anche grazie all’aiuto del Mais e di quanti di voi hanno già contribuito alla costruzione del tetto ( i lavori sono stati ultimati con l’invio di ulteriori fondi dal deposito "emergenze" del Mais.. n.d.r.) . I casi che ci segnala Frère Emilien riguardano ragazzi in forte ritardo con gli studi, per i quali la fatica affrontata è per noi impensabile se confrontata a quella dei nostri figli: i bambini sono costretti a percorrere a piedi anche 7 km di andata più 7 di ritorno per raggiungere la scuola. Considerando già le precarie condizioni in cui vivono, il cibo che scarseggia durante la stagione delle piogge, e lo sforzo che per molti di loro fanno per riprendere gli studi dopo anni di interruzione, questo significa complicare loro le cose in modo davvero esagerato.

Non a caso ultimamente Frère Emilien ci ha segnalato 3 casi di bambini che per eccesso di stress erano stati costretti a interrompere

gli studi: il medico aveva prescritto loro un periodo di riposo forzato.

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Da qui la proposta di Frère Emilien: forniamo al gruppo di Sandrandahy almeno quattro biciclette che i bambini possono utilizzare a turno per raggiungere la scuola, in modo da alleggerire un po’ la loro fatica.

" ….quanto ai mezzi di trasporto (biciclette) penso che acquistare sul posto sarebbe la cosa migliore per tutti. Non ho il tempo di correre nei numerosi Uffici Amministrativi per fare i documenti di dogana. Una bici costa tra 900.000 e 1.500.000 FMG (ultimo cambio: 1

Lit = 3,15 FMG). Il numero di biciclette da acquistare sarebbe di quattro se è possibile. Ma tutto dipende dalla vostra possibilità. Un po’ di meno o un po’ di più è OK." (Frère Emilien, 1/7/99)".

Che ne dite? A qualcuno di voi, un po’ più avanti negli anni (insomma, con un po’ più d’esperienza), verranno in mente i tempi del dopoguerra quando la bicicletta era un mezzo preziosissimo per spostarsi. Di certo qualcuno di voi andava a scuola in bicicletta.

Sembreranno tempi lontani, chissà, ma a pensarci bene ci sono tante parti del mondo in cui il tempo trascorre molto più lentamente….

SE SIETE D’ACCORDO SUL PROGETTO E VOLETE PARTECIPARE, AGGIUNGETE IL VOSTRO CONTRIBUTO AL VERSAMENTO DELLE QUOTE MENSILI E SPECIFICATE SULLA CAUSALE:******** BICICLETTE PER SANDRANDAHY*******

(la causale è indispensabile per non fare impazzire Giulia!).

 

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+

Una nostra amica ci scrive accusandoci di esssere stati faziosi nel trattare, nell’articolo di fondo sul notiziario di marzo – aprile c.a, il conflitto nei balcani. Le risponde l’autore dell’articolo.

"….. Siete stati molto scorretti nel raccontare la guerra in Kosovo e nell'assolvere la Croazia.

Sembrate i radicali….." Lettera firmata

Gentile Signora

Nell’articolo sulla guerra nei Balcani ho espresso il mio parere, non quello del Mais, su ciò che stava accadendo in un paese a noi vicino.

Forse per un difetto congenito ma nel mio DNA, e suppongo anche in quello di chi crede nella solidarietà, c’è impresso un rifiuto netto, chiaro ed irrevocabile verso la guerra e verso chi la considera uno strumento per risolvere le questioni interne ed internazionali.

Vie alternative esistono sempre (alcune, molto semplicemente, le avevo anche indicate) ed andrebbero sempre ricercate.

Riguardo, poi, all’assoluzione della Croazia credo che ci sia un grosso equivoco: non ne ho parlato affatto perché quel paese non era implicato, direttamente, nella guerra in corso ma questo non equivale ad un’assoluzione; nel precedente conflitto serbo – croato tutti e due i contendenti si sono macchiati di crimini

 

esecrabili, frutto di un odio atavico mai sopito e non saprei dire chi ha più colpe e chi meno.

Infine rifiuto fermamente il paragone con i radicali: il portavoce di quel movimento, Emma Bonino, forse per conquistare un utile consenso quando era in lizza per la scalata al Quirinale, nel suo ruolo di Commissario europeo più volte si era espressa apertamente a favore di un intervento militare contro la Serbia (spero che Lei si ricordi degli articoli e delle interviste di fuoco rilasciate in quei giorni dall’esponente radicale) compiendo una stupefacente trasformazione dal fermo pacifismo di ieri all’altrettanto convinto spirito guerrafondaio di oggi.

Quindi un accostamento a simili trasformisti non credo di meritarmelo!

Voglio, comunque, ringraziarla del "rimprovero" perché offre un’occasione di confronto con chi non la pensa come noi e perchè spero funga da stimolo per iniziare un dialogo a più voci . Saluti

Pietro Carta

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Pubblichiamo la seconda parte delle letterine arrivateci da Rafaela, Argentina, sperando di far cosa gradita anche a chi non ha adozioni in quel progetto

Rafaela, maggio 1999

 

Cara famiglia,

sono molto felice di inviarvi questa lettera e la mia foto in modo che possiate conoscermi.

Il nome di Maria Antonietta mi sorprese piacevolmente perchè è lo stesso nome della mia maestra.

Per noi il 25 Maggio è una festa nazionale molto importante e noi lo festeggiamo ballan-do a scuola e partecipando così in questo modo alla grande festa.

Nelle attività di studio sto mettendo un po' più di impegno anche se la mia maestra mi dice

 

che devo stare più attento e devo essere più diligente.

L’Istituto mi piace molto perchè si imparano tante cose.

Giochiamo a pallone, vediamo la televisione, facciamo i compiti di scuola e aiutiamo in cucina per preparare buoni pasti.

Nei fine settimana vado a casa, corro con la bicicletta insieme ai miei amici e aiuto sempre mia madre.

Passeggiamo assieme alla mia sorellina con la carrozzina finchè dorme e quando si sveglia le piace molto giocare con me.

La mia squadra di pallone preferita è il River però mi piacerebbe che al mondiale di Francia arrivassero in finale Italia e Argentina. Che dite a questo proposito?

Baci a tutti. Juan Pablo

 

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Cari amici

mi chiamo Gabriel Jesùs Pez. Ho 8 anni, ed ho un fratello che vive nell’Istituto e una sorella che abita con mia mamma e mio padrino.

Dal lunedì al venerdì abito nell’Istituto Francisco Peretti con altri 23 bambini.

Vado a scuola al mattino al terzo livello in cui vado molto bene. Il martedì nel pomeriggio frequento un corso di esplorazione scientifica e il mercoledì un corso di plastica.

Ci alziamo alle 6.30 di mattina, sistemiamo la camera, facciamo la colazione e ci viene a prendere il pulmino per andare a scuola.

Al ritorno della scuola pranziamo, sistemiamo la cucina. Poi alle 15.00 facciamo i compiti di scuola e giochiamo a pallone.

Noi abbiamo molti animali come vacche, cavalli, galline, maiali, cani, gatti ecc.

Mi piace molto vivere in questa fattoria.

Sono molto contento di potervi scrivere e mi piacerebbe ricevere una vostra lettera.

Un bacio. Gabri

 

 

FAMIGLIA PIETANESI

JUAN CARLOS PUCHERTTA

Rafaela 03/04/99

Carissimi padrini,

vi scrivo questa prima lettera per presentarmi.

Mi chiamo Juan Carlos Puchertta.

Ho 16 anni e sono uno studente, frequento il terzo anno di scuola secondaria e frequento un gruppo giovanile della Parrocchia San Cayetano.

Sto vivendo nell’Istituto Guadalupe per problemi economici, i miei genitori sono separati e io ho avuto l’opportunità di stare qui anche se un po’ mi fa fatica essere lontano dalla mia famiglia.

Sono molto contento di potervi scrivere e mi piacerebbe sapere qualcosa di voi. Dove vivete?

Com’è la vostra città? Che sport vi piacciono? Per quale squadra tifate?

Quanti siete in famiglia e cosa fate di bello? A me piacciono tutti gli sport anche se più di tutti preferisco il calcio e il basket. Io tifo per il River e in l’Italia la Fiorentina.

Vi saluto dandovi un gran bacio e cari saluti da parte di un giovane che sente di volervi tanto bene. Juan

P.S. Aspetto con gioia una vostra risposta a questa mia.

 

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Rafela 6 Aprile 1999

Carissime,

ho compiuto 14 anni e vi voglio dire che la mia vita prosegue molto bene.

Come al solito dal lunedì al venerdì vivo nell’Istituto e il sabato vado a casa mia che si trova in un paese che si chiama Villa.

Lì mi incontro con mia madre Cristina e altri tre fratelli: Gustavo di 17 anni, Eliseo di 16 anni e Juan Atilio di 15 anni.

Mio padre è separato da mia madre e vive in un altro paese con altri tre fratelli.

Io frequento il sesto anno della scuola secondaria e sono in classe con un altro ragazzo dell’Istituto che si chiama Lucas.

Lavoro anche per mantenere pulita una piazza circa due ore al mattino e così guadagno qualcosa dal Comune di Rafaela.

Nel pomeriggio aiuto anche nella Granja in cui poto le piante, pulisco il campo di calcio, cucino e do una mano anche nel lavare i panni.

A volte viene a visitarmi la mia famiglia perché ci vogliamo tanto bene.

Vi mando un bacio e spero che mi rispondiate presto.

Ciao, un abbraccio a tutte. Sebastian.

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Un ragazzo di Pretoria e la sua lettera: poche righe ma piuttosto interessanti…

Cara……

Sono felicissimo di avere l’opportunità di scriverti. E’ un piacere ed una fortuna che una persona come te sia entrata a far parte della mia vita.

Ti voglio raccontare un po’ di cose sul mio villaggio.

Il nome del villaggio è Mmakaunyana e nella nostra zona è il centro più grosso. Non abbiamo capi o governatori, ma ci sono continui cambiamenti.

Nel nostro villaggio ora viviamo come i bianchi perché abbiamo l’elettricità, possiamo praticare vari sports, calcio, pallavolo, pallacanestro, cricket.

Noi giochiamo sempre a calcio, qui da noi e nel mondo intero è lo sport principale.

 

In passato per avere l’acqua eravamo costretti ad utilizzare il gruppo elettrogeno, mentre ora abbiamo tutti l’acqua in casa ed in ogni strada.

La nostra zona non è più rurale, ma è diventata zona urbana.

Abbiamo anche il biliardo e ci è permesso vendere qualsiasi cosa quando vogliamo.

L’unica cosa proibita è la droga.

Saluti a tutti a casa, il vostro amico

William Mhlongo

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Concludiamo il racconto del viaggio di Gianluigi in Madagascar con questi interessanti appunti di viaggio che ci offrono delle "istantanee" di vita, di lavoro e di usanze locali.

 

E’ arrivato il momento di riprendere il viaggio in Madagascar: peccato che sia solo con la penna.

Se tu vai in Madagascar e non ti accorgi dei bambini, vuol dire che non sei mai uscito dall’aeroporto. Infatti è l’unico posto dove non ne ho visti.

Ci sono bambini da tutte le parti: non ho constatato, ma sicuramente anche sotto il letto.

Un dato, però, ci avvisa tutti: il 30% muore nei primi 5 anni di vita e circa un terzo di tutta la popolazione infantile non esiste, NON ESISTONO perché essendo nati nei villaggi non sono stati registrati all’anagrafe.

Tutto questo si palesa al momento dell’iscrizione a scuola, dove viene richiesto il certificato di nascita ma… l’iscrizione è possibile entro i primi tre anni di vita ma a scuola si va a cinque… Come fare?

Semplice non esisti!

E tutto ciò accade perché partorire in ospedale è costoso; così si rischia e si partorisce a casa. E piccole malattie compromettono

una vita intera. La salute costa! Infatti un intervento per un’appendicite andata in peritonite costa 70.000 £, pari ad uno stipendio, per chi ce l’ha.

Capite, allora, cosa significa un governo attento?

Nel villaggio dei Zafimaniri (intagliatori del legno), vivono più bambini che adulti e più tosse che legno da intagliare.

In questo villaggio ci siamo arrivati dopo 2 ore di cammino su un altopiano, distante non molti chilometri da Antsirabé (città con relativo benessere, organizzazione, forse più della capitale), ma come già sapete, qui pochi chilometri corrispondono a diverse ore di viaggio in macchina.

Durante il cammino, abbiamo incontrato un vecchio con in spalla un tavolone di palissandro, dalle dimensioni, approssimativamente, di 1 metro per 60 cm e spesso 10 cm e pesantissimo.

La nostra guida ci ha chiarito che questo legno si trova a molte ore di cammino. Poi abbiamo incontrato un gruppetto di trafficanti di rhum, liquore che si estrae dalla canna da zucchero.

Il gruppetto era composto, per la maggior parte, da donne con in testa taniche da 20 litri, piene di questo liquore che, per un astemio come me, potrebbe essere petrolio raffinato.

Avendo con me la telecamera, ho cercato di riprendere l’incontro ma, anche se sorridenti e divertiti ( divertiti! forse), fuggivano a piedi nudi per una discesa assurda, composte, rigide sotto il peso di quelle taniche che parevano incollate alla loro teste.

C’è molto imbarazzo nella maggior parte dei malgasci, quanto li riprendi e gli scatti una foto, che li fa nascondere dietro le loro mani.

Le loro mani,,, strumenti comunicativi, dolci,

espressione del loro spirito, della loro interiorità, ne sono sicuro.

L’altopiano si interrompe e noi scendiamo in una valletta dove vivono gli Zafimaniri.

Ci sediamo un attimo sotto gli alberi di eucalipto ( qui in Madagascar è l’albero che ha rimpiazzato un po’ della foresta tagliata dallo straniero: il "vasà").

Parliamo con i ragazzi che stanno tagliando qualche albero – il più giovane avrà 14 anni: dico avrà perché è difficilissimo riuscire a capire l’età della gente malgascia.

Sembrano tutti più giovani di quello che sono) ed ecco che spuntano, uno ad uno, i bambini.

Tutti vestiti con stoffe dello stesso colore: nocciola safari.

Questa uniformità di colore non è dovuta ad una grossa quantità di stoffa uguale, ma, purtroppo, dalla terribile realtà che le capanne, con il tetto di paglia, in tutto il Madagascar, non hanno il camino e il fumo se ne sta’, per la maggior parte, incollato ai vestiti e stipato nei loro polmoni.

Arrivano prima i loro sorrisi, che in genere sono il doppio dei nostri, poi i loro occhi e poi le loro parole.

Ma che emozione quando conoscono il tuo nome e te lo ripetono per tutto il tempo.

Il villaggio, le case, la scuola, sono tutti raccolti in un video che non ho ancora ultimato… e sentirete anche voi, ogni tanto, qualche bimbo dire "Gigi - Gigi". Questo è uno dei ricordi che resteranno con me.

Tutto il Madagascar è tenuto unito dalla semplicità. Anche nelle grandi città lo noti. C’è chi aspira alla ricchezza, al benessere, ma è vissuto con semplicità, a volte, mentre consideravo singolarmente dei casi, mi sono chiesto se fosse rassegnazione… ma non sono riuscito a darmi una risposta.

 

 

Io, poi, mi sono fatto una convinzione: nel 1400, quando sono arrivati i portoghesi, chi erano gli abitanti di quest’isola?

Chi erano gli invasori? I primi degli indigeni, che scoprivano le cose nella natura, legati ai "fadì" i tabù, insomma una vita tribale, ma i secondi erano l’UOMO che sapeva scrivere, filosofeggiare, scienziato, matematico, tecnico, inventore… e l’incontro, scandaloso, nel primo momento ha lasciato l’indigeno a bocca aperta e poi l’ha chiusa perché non si spiegava niente di quello che succedeva.

Il tempo ha aiutato quell’indigeno a farsene una ragione ma, questa è la mia convinzione, ancora oggi non ha fatto quel salto per conformarsi all’avanzamento (!??!) e questo ha fatto del malgascio un uomo semplice, un po’ vittima e un po’ filosofo.

Sicuramente anche la pressione dei paesi stranieri, interessati alle ricchezze malgasce e al mercato su questa isola paradisiaca, rende il popolo poco cosciente delle proprie forze, a tal punto che, in genere (come già ho detto), qui si crede che l’aiuto estero è necessario per migliorare la vita. E niente è più falso di questo.

Al nord, ad Antsiranana, parte tutto il pescato, pregiato e di qualità, per l’estero e il malgascio medio non può mangiarlo e vive senza averlo mai assaggiato.

C’è capitata tra le mani, una mappa del sottosuolo: titanio, uranio, oro, pietre preziose, sono le ricchezze principali e non creano ricchezza per la nazione.

Ho spedito una cartolina e il suo francobollo raffigurava una littorina da sogno (vedi Pendolino italiano), ma i treni qui, non sono così e costano e impiegano troppe ore: sull’isola vive gente che non ha mai visto il mare.

 

Ma, sotto la pressione di questa realtà, c’è un popolo che comunque vive con semplicità! Anche sull’assenza di violenza mi sono interrogato e non so se quest’assenza sia un bene o un male. Certamente un bene, ma un po’ di rabbia…Vi voglio fare un esempio di cosa sia, qui, la semplicità.

Durante il matrimonio e precisamente durante il pranzo nuziale, gli sposi mangiano in un unico piatto, imboccandosi l’un l’altro, quando poi arriva la torta, il pezzo più prelibato, quello centrale (io fin da piccolo vedevo mia madre che prima faceva un tondo al centro e creava l’isola del goloso, e poi face

va le fette… e guai a chiedere quale pezzo!), viene preso dallo sposo che, andando per i tavoli, cerca la più bella donna presente per darglielo.

Cerca e cerca… poi si volta guarda la sposa e le va incontro con il pezzo di torta in mano, dice qualcosa – vallo a capire – e glielo da.

Poi le sporca, con la panna, la bocca e il viso e servendosi solo delle sue labbra, la pulisce tutta per bene. Un groviglio di baci. I parenti, poi, in fila, danzando, portano i regali.

Cos’è questo??? Un matrimonio malgascio.

Adesso preparate le cartelle… vi porto a scuola.

Avete in mente quello che era la scuola degli anni 50? E allora avete in mente anche quella malgascia.

Stesse file prima di entrare e… "distanza", stessi banchi, stesse lavagne, stessi maestri e professori, stessi non-libri, stessi "buongiorno signor maestro", stesse teste basse per non incontrare lo sguardo del professore.

E tutto questo non ve lo riporto alludendo ad un giudizio negativo. Ho visto in tutto questo un tappa dovuta nella evoluzione della scuola malgascia. Però c’è una cosa scandalosa, questo sì!

Pensate che tutte le materie, esclusa la letteratura malgascia, vengono insegnate in francese, nonostante che dal 1972 il Madagascar non sia più colonia francese.

Anche l’inglese: prima studi il francese e poi ti spiego l’inglese, in francese.

In matematica, alle elementari, dopo aver sviluppato tutto il problema, si deve cambiare il Diari – moneta locale – in franchi francesi.

Altrimenti il problema non è concluso. Eh… è dura per noi che crediamo nella libertà… è dura stare ad osservare.

Non esistono libri per gli alunni, tutto lo studio è supportato dagli appunti… e quando abbiamo ottenuto un’intervista – medie superiori – ci hanno risposto che non conoscevano il prezzo di un libro.

Alcuni professori ci hanno rivelato la loro difficoltà quando gli alunni sottolineano l’insensatezza dello studio della geografia, della chimica, della fisica… "a cosa ci possono servire?".

Questa è la scuola… ma io, un europeo, non mi sconvolgo più di tanto di fronte a questo quadro, perché mi rendo conto che una tappa necessaria nel processo evolutivo.

Ma lo ricordo a me e a voi: tutte le rivoluzioni sono passate per gli studenti. Tutti i leaders dei cambiamenti sono stati studenti appassionati. E noi gli offriamo di poter studiare! Va bene… anzi benissimo.

Guardo i fogli che ho scritto e capisco cos’è che spinge a scrivere un libro: tante, ma tante cose da dire.

Ma ora basta e concludo con un ricordo del mio Madagascar.

15 marzo – Antsiranana – ore 14.00

Non sono alti ma le loro gambe sono rapide, i passi sicuri e le braccia arrotolano attorno al corpo quella palla che a volte neanche vedo, quasi fosse stata nascosta.

Questo è il basket ad Antsiranana, che ho visto.

Per me erano come dei professionisti, che

giocavano secondo schemi provati mille volte, che sapevano destreggiarsi sotto cane-

stro con una facilità che ti invoglia… e poi quando mi chiamano e, finalmente non sono

più un "vasà", quel basket è pure per me che sono una schiappa.

"Non fa niente", di rimando al mio "non gioco bene".

Ridono dei miei sbagli ma sto in squadra, e verso la fine metto un canestro e arriva qualche applauso, come a dire "ce l’hai fatta pure tu!".

La palla nel frattempo mi passa da tutte le parti, posto preferito tra le gambe.

Vorrei spedirgli un pallone e una muta di magliette, come meritano, anche per ricordargli che ho giocato con loro.

GIANLUIGI LEROSE

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Riceviamo da Bruno Nesticò del "Gruppo Solidarietà Banca d’Italia" questo resoconto del viaggio che ha effettuato recentemente a Belem (Brasile) per conoscere Padre Savino Mombelli e le difficoltà che affronta quotidianamente nel suo impegnativo lavoro con i ragazzi della favela.

Dopo un primo periodo di normale scambio di corrispondenza con relativi ragguagli sula vita e sull’andamento scolastico dei ragazzi, le informazioni si sono andate affievolendo.

Nonostante ciò gli sponsors non si sono tirati indietro, continuando le erogazioni a favore dei ragazzi dei quali non avevano più notizie.

Partito per Belem sono andato a trovare padre Savino per capire come stava la situazione e riferire al Mais.

Belem è una città del Nord del Brasile situata alla foce del Rio delle Amazzoni. Conta circa un milione e mezo di abitanti, la metà dei quali è di recente insediamento.

La causa principale di questo afflusso risiede nell’indiscriminato sfruttamento della foresta amazzonica da parte delle grandi multinazionali.

Queste acquistano a prezzi irrisori enormi appezzamenti di foresta e costringono gli

indios che vi abitano a lasciare il proprio territorio ed a riversarsi nelle città dove sperano di trovare di che vivere.

Sicchè negli ultimi anni la città è diventata la meta di centinaia di migliaia di indios, che, assieme ad altri reietti, si sono adattati a

vivere, nella povertà più nera, in baraccopoli costruite ai margini delle città (favelas), spesso prive di acqua, servizi igienici e di quant’altro necessario, campando alla giornata, di espedienti; del resto l’aspettativa di vita non è delle più rosee: non è presente sul posto alcuna struttura sanitaria, lavorativa, culturale, ricreativa.

Padre Savino è diventato il punto di riferimento per tutti gli abitanti della favela dove risiede:

chiunque ha bisogno di aiuto si rivolge a lui ed egli non lo nega a nessuno.

In un ventennio di attività è anche riuscito ad acquistare un terreno sul quale ha edificato due case di accoglienza per i più bisognosi (attualmente vi sono una cinquantina di ragazzi) ed ha in progetto di avviare una falegnameria onde permettere agli stessi, e a chiunque ne abbia la volontà e la capacità, di poter autosostenersi, di emanciparsi, di svincolarsi dalla vita di abiezione che si trovano a condurre.

Inoltre segue anche dei giovani che hanno intenzione di studiare, aiutandoli finanziariamente nell’excursus scolastico.

Gli aiuti che provengono dall’Italia finiscono, quindi, in un unico calderone da cui il Padre attinge sia per aiutare coloro che si rivolgono a lui per avere un piatto caldo sia per sostenere il progetto legeto alle case di accoglienza ed alle altre attività ad esse collegate sia, infine, per incentivare la formazione culturale dei ragazzi più portati.

Il progetto Belem è pertanto un pò diverso dagli altri che il Mais porta avanti.

Qui quel rapporto diretto e continuativo tra sponsor e adottato è più attenuato.

Chi vorrà aderirvi deve sapere che il mattone che porterà servirà all’edificazione di un progetto di più ampio respiro (già adesso punto di riferimento per la gente della favela)

che in futuro potrà costituire prova tangibile che con l’amore, la dedizione, la solidarietà le cose possono davvero cambiare e portare alla formazione di una coscienza collettiva che faccia germogliare negli animi il fiore dell’autodeterminazione.

Faccio pertanto un invito a tutte le persone di buona volontà affinché prendano parte a questo progetto, ricordando che ciò che nel nostro contesto sembra un’inezia può contribuire invece alla salvezza, alla crescita, allo sviluppo di altri esseri umani che hanno avuto la sola sventura di essere nati nella parte sbagliata del mondo.

Da Bruno Nesticò, Gruppo Solidarietà Banca d’Italia, per informazioni 06/47922909

(chi volesse contribuire al progetto nella causale del versamento deve indicare "sottoscrizione progetto Belem")

 

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Riportiamo alcuni stralci della lettera di Janice, una ragazza brasiliana che il Mais ha aiutato negli studi e che ora insegna nell’Università statale di Rio. La nostra amica e collaboratrice è particolarmente impegnata nel sociale specialmente per quel che riguarda i problemi inerenti alla restituzione del debito contratto dai paesi in via di sviluppo.

 

Agli amici del Mais

La violenza è ogni giorno in aumento e sugli autobus ci sono state molte rapine.

Sono stata invitata ad un congresso a S.Paolo tra rappresentanti dell’America Latina e lì ho incontrato vecchi amici e conosciuto nuova gente meravigliosa.

Il convegno è stato ottimo, abbiamo discusso circa gli sffetti della globalizzazione in ciascuno dei nostri paesi e abbiamo valutato a che punto è il lavoro, l’educazione popolare e la formazione della nuova leadership e, infine, abbiamo deciso di formare una rete

latino americana e dei caraibi contro il neo – liberismo……

Ora mi sto integrando in questo nuovo spazio di lotta ed è possibile che accetti l’invito di un amico dell’Equador a partecipare ad un incontro a Quito nel febb. 2000, dove dovrò parlare sulla violenza e sui suoi effetti a Rio.

Tra l’altro c’è stata anche la decisione di riprendere la lotta contro il pagamento del debito estero………

Credo che uno degli errori che abbiamo commesso nel gruppo P. Nino Miraldi sia stato quello di non mettere le persone in contatto con altri movimenti dell’America latina.

Penso sia importante non solo garantire la formazione accademica ma anche avere spazi liberi fuori della scuola formale nei quali avere la possibilità di conoscere altri popoli e prendere coscienza delle loro necessità.

Questo permetterebbe anche di apprezzare la Storia non ufficiale e capire meglio l’importanza della solidarietà internazionale.

Auguri di bene a tutti Janice

Rio de Janeiro 23.9.99

 

 

 

 

 

  1. Quando effettuate dei versamenti di c/c con somme in più per regali extra, compleanni, ricorrenze ecc. specificate nella causale l’importo da destinare a questo scopo, semplificherete il nostro compito, grazie!
  2. Ricordatevi sempre di conservare le ricevute dei versamenti (al momento della dichiarazione dei redditi di serviranno per potervi detrarre il 19% di quanto versato….!).
  3. Ricordatevi sempre del vostro notiziario (anche poche lire sono utili per permetterci di continuare ad informarvi).

 

 

Per il sesto anno consecutivo vi proponiamo l’agenda Mais con il duplice obiettivo di raccogliere fondi per le attività di adozione a distanza e di dar voce ai bambini che soffrono in ogni parte del mondo.

Vi verrà spedita a casa e vi chiederemo il solito contributo di £ 15.000 + spese di spedizione.

Chi non fosse interessato a riceverla ce lo faccia sapere (ma sarebbe un vero peccato…!)

 

! : ? Ù ' MERCATINO& Ì y K ,

Si è conclusa da pochi giorni la festa dell’Unità che si è svolta negli spazi dell’ex-mattatoio a Testaccio, a Roma ed il mercatino del Mais ha ottenuto un successo ben al di sopra delle più rosee aspettative; sappiamo anche a chi va il merito: Fabio, Giuseppe e Maria Teresa, efficacissimi coordinatori di uno stuolo di volontari, sono stati il motore

di questa iniziativa ed a loro va il ringraziamento di tutti noi!

 

UN BAMBINO

E’ qualcuno che proseguirà ciò che

Voi avete intrapreso

Egli sederà nel posto in cui voi

Siete seduti

E, quando ve ne sarete andati,

Dedicherà le sue cure

Alle questioni che voi oggi ritenete

Importanti.

Voi potete adottare tutte le

Strategie che vorrete,

Ma a lui spetterà il modo

Di metterle in opera.

Egli prenderà il governo delle

Vostre città, stati e nazioni.

Prenderà il posto nelle vostre

Chiese, scuole, università, aziende

E le amministrerà.

Tutti i vostri scritti saranno giudicati,

Lodati e condannati da lui.

La sorte dell’umanità è nelle sue mani.

Abramo Lincoln