139° anniversario della morte del
Ven. Gaetano Errico

29 ottobre 1860.

Secondigliano è in lutto.
Poco dopo le ore 10 del mattino, è morto Gaetano Errico.
È morto il concittadino, il sacerdote, l'amico e il confidente di tutti, l'apostolo dell'amore dei Sacri Cuori, il fondatore della Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori.

Il popolo sintetizza la vita del defunto in una sola espressione: "È morto un santo".
Chi è il santo?
Dio è la luce… il santo è una scintilla dell'infinita luce di Dio;
Dio è la parola… il santo è una voce dell'unica parola di Dio;
Dio è l'amore… un santo è un riflesso degli infiniti riflessi della carità divina.
Quale "riflesso" di Dio il popolo ha visto in Gaetano Errico?
Il popolo ha visto, cioè ha sperimentato che  Gaetano Errico;

  • è un uomo di preghiera e di grande spirito di sacrificio, inteso come partecipazione al sacrificio redentivo di Cristo.  La preghiera e il sacrificio costituiscono la dimensione verticale della sua esistenza e il fondamento del suo umanesimo. Proprio perché profondamente radicato in Dio è riuscito a darsi totalmente all'uomo.
  • La preghiera e lo spirito di sacrificio gli hanno permesso di guardare la storia e la vita dei fratelli con l'occhio di Dio;
  • è un uomo realista: sa cogliere la realtà del suo tempo, soprattutto il dramma dei più poveri, i preferiti di Dio: operai, contadini, ignoranti, malati, carcerati, …;
  • è un uomo responsabile:  non si limita all'analisi, alla conoscenza teorica, alla denuncia parolaia, alle tavole rotonde, …  Alla conoscenza segue l'azione. Dovunque c'è bisogno di lui, lì c'è lui. Vive il Vangelo. Non si è mai chiesto: "Chi è il mio prossimo?". Si è fatto "prossimo". E Dio è diventato prossimo dei fratelli

La preghiera, il sacrificio, il realismo, la responsabilità, hanno fatto di Gaetano Errico un innamorato di Dio e del prossimo.
Da qui la sua esemplarità: la sua piena e totale disponibilità permette a Dio di "agire". E il popolo "vede".

"Ricordare", oggi, Gaetano Errico vuol dire "vedere", come i suoi concittadini, il "riflesso" di Dio nella sua vita. "Vedere" per imparare, imitare, per sentirsi interpellati, per provare, eventualmente qualche rimorso.
Succede, però, che quando capita di incrociare sulla nostra strada un santo, generalmente partiamo (o preferiamo partire) col piede sbagliato. Ce lo immaginiamo, il santo, come persona eccezionale, straordinaria, eroica, unica.
Ciò lo rende sostanzialmente inimitabile e, di fatto, innocuo. Quasi ci convinciamo che è nato santo. E ci fermiamo.
Cosa posso farci io, se non sono santo?
A questo punto il santo diventa una persona da ammirare e anche, se non troppi esigente, qualcuno da farsi amico: non si sa mai… potrebbe tornare utile…
Ma… come mai e perché questa persona è riuscita a riempire la sua vita di gesti, atteggiamenti, comportamenti, azioni, … che ci riempiono di meraviglia, di stupore? È una domanda, questa, che normalmente non ci poniamo. Ci crea disagio e fastidio. La risposta potrebbe essere imbarazzante. Meglio sorvolare.
E, poi, dopo tutto, quante persone dovrebbero porsi la domanda prima e più di me?! E, intanto, la via crucis di Cristo e dei fratelli

Lavori
in corso