Il bacillo Starnutino

Racconto scritto da Marietto


Il bacillo Starnutino

Starnutino era un bacillo assai vispo ed intraprendente per la sua giovane eta’... si era fatti sviluppato da un altro bacillo in via di invecchiamento , e subito aveva deciso che da grande avrebbe viaggiato molto, moltiplicandosi a dismisura ed infettando un casino di persone. Cosi’ un giorno, non sapendo esattamente dove si trovasse, si mise a scavare e scavare su quello che a lui sembrava del terreno (ma in realta’ era pelle di topo). Mentre lo faceva accadde un gran casino, che lui essendo microscopico percepi’ solo in parte. Ora qualcosa era cambiato: si trovava nell’intestino di un gatto (ma naturalmente questo lui neanche lo sospettava), che ben presto fini’ di digerire ed emise un peto, che spinse Starnutino in aria... Un istante prima il nosto bacillino avverti’ come una sensazione di sdoppiamento, ma non ci fece caso, preso da quel vorticoso giro di avvenimenti...
Non si era mai sentito cosi’ libero in vita sua, e subito, si disse, avrebbe iniziato a cercare l’anima gemella. Le correnti naturali lo trascinavano qua e la’ a casaccio, ed alla fine trovo’ una superficie su cui posarsi. Era fresca e dolce, ma non avrebbe mai sospettato di trovarsi su di una mela ...
Mentre si chiedeva che senso avesse la sua inconsapevole vita, dato che non aveva occhi, mani, orecchie, e per dirla tutta neanche un cervello con cui porsi queste domande, un bambino si mangio’ la mela e Starnutino si ritrovo’ di nuovo al buio (ma non lo sapeva perche’ era cieco) ed al caldo (ma neanche questo sapeva, perche’ non aveva percezioni sensoriali di nessun genere). Che fare? Non conosceva nessun tipo di divertimento, non provava emozioni, non parlava nessuna lingua perche’ fra l’altro non aveva la lingua... niente: cerco’ di moltiplicarsi. Ma non c’era nulla da mangiare, e lui pur sapendo di essere un bacillo, non sapeva nemmeno che cosa mangiassero i bacilli: frutta? Pelle umana? Pietre? Boh!
Decise di vedere che cosa gli suggerisse l’istinto, ma l’unica cosa che gli venne naturale fu fare la pupu’, solo che non avendo intestino ne’ culetto, se l’ immagino’!
Fattala si senti’ molto orgoglioso di se stesso. Concentrandosi, riusciva anche a sentirne l’odore (cosa assai improbabile dato che non aveva neanche le narici...), e cio’ gli dava uno strano senso di appagamento, che ad un qualsiasi altro bacillo non avrebbe detto nulla, ma Starnutino era piu’ sensibile della media degli altri bacilli...
Niente, e gira e gira e gira, si ritrovo’ di nuovo dentro un intestino. La volta precedente era stato espulso con violenza dal corpo e questo giro decise di fare qualcosa di piu’ costruttivo: si mise a mordere e mordere, finche’ non fu sfinito, e si riposo’. La vita di un bacillo e’ piu’ complicata di quanto un uomo possa immaginare...

Filippo gatto birichino

Filippo era il gatto dei coniugi Rossi. Il suo hobby preferito era fare dispetti al bimbo dei suoi padroni, in barba alle convenzioni feline, che impongono il rispetto indiscriminato di coloro che ti porgono il cibo.
Beh, Filippo invece non sopportava i suoi proprietari, ma la sua non era semplice antipatia, bensi’ odio profondo: avrebbe voluto vederli morti, anzi, ucciderli lui stesso in un bagno di sangue! Solo che era consapevole di essere un semplice gatto, e per ora si accontentava di dare la caccia a qualche topo, giocare con un paio di gomitoli ed arruffianarsi gli odiati conviventi facendo loro le fusa nei momenti giusti...
Sapeva che un giorno sarebbe venuto il momento della vendetta, bastava aspettare...
Quel pomeriggio il figlio dei padroni, bambino pestifero di suppergiu’ 35 anni felini, stava giocando in giardino con un pallone. I genitori prendevano il sole bevendo uno dei loro disgustosi cocktails. Che fare? Il caldo era soffocante, la giornata oziosa, il bimbo una volta tanto lo lasciava tranquillo..."ma si: facciamo una battuta di caccia all’interno della casa, dato che per ora e’ disabitata", e cosi’ Filippo vi entro’, e si diresse in cantina. Le scale erano buie, e se si fosse trovato in un film dell’orrore avrebbero scricchiolato, ma i gatti sono silenziosi, ed inoltre vedono al buio, percio’ chissenefrega del buio e del rumore. Quello che veramente spaventava Filippo erano i fantasmi.
Una volta si, li aveva visti, e ne era rimasto terrorizzato. Era ancora piccolo, e una notte mentre mamma gatta dormiva, si allontano’ da solo e giro’ per la casa curiosando a destra e a manca, finche’ arrivo’ di sopra, in quella che lui non sapeva essere la stanza del bimbo appena nato. Li’ c’era una grande gabbia senza tetto in cui dormiva il cucciolo umano, e sopra di lui, appesi al soffitto, tanti oggetti colorati che si muovevano impercettibilmente. Attirato da loro, aveva cercato di arrampicarsi su quella gabbia, e l’azione gli era risultata abbastanza facile grazie a tutte quelle sbarre incrociate. Una volta arrivato in cima, in un equilibrio abbastanza precario allungo’ una zampetta e tocco’ una cosa sferica, che sembrava essere morbida e calda come la mammella materna, ma appena toccata , tutti gli oggetti accanto ad essa iniziarono a muoversi vorticosamente, e ad emettere degli strani suoni. Spinto da qualcosa Filippo scivolo’ giu’ dalla gabbia e fini’ sopra ad una mucca di gomma che sotto il suo peso esclamo’: "MUUUU!". Filippo non aveva mai udito suono piu’ spaventoso e scappo’ terrorizzato! Per anni non torno’ piu’ in quella stanza...
Ora era un gatto adulto e consapevole, e l’esperienza gli aveva insegnato che ormai fantasmi di quel genere non ne esistevano piu’ in casa, altrimenti li avrebbe rivisti...
Quindi sentendosi al sicuro si avventuro’ nel sottoscala, da cui proveniva un delizioso quanto invitante squittio!
"Slurp: un topo!", penso’ tra se’ e se’, e si lancio’ verso quell’angolo... il topo scappo’ di corsa lungo il muro, e nella sua fuga era avantaggiato perche’ piu’ piccolo e perche’ sapeva bene dove ficcarsi per nascondersi alla vista del gatto...ma Filippo non demordeva, e correva, correva, saltava, evitava ostacoli, si intrufolava in pertugi infinitesimali, appiattendosi, ammaccandosi, ed infine agguanto’ il ratto e se lo mangio’!
Era soddisfatto. Non per il cibo, non quello: ne aveva in abbondanza tutti i giorni, ma piu’ che altro per la sua impresa violenta, il suo training, che un giorno gli avrebbe permesso di far fuori i padroni. Il felino ancora non sapeva come, ma ci sarebbe riuscito... Ora pero’ voleva tornare di sopra: dove era finito? Stabili’ che doveva trovarsi dentro qualche mobile, ma la sua fantasia non gli suggeriva nulla. Da dove era entrato?
Alla fine decise di trovare un buco da cui uscire, ed inizio’ ad esplorare l’ambiente circostante: oggetti strani che non gli pareva di conoscere, ma qualcosa dentro di lui gli diceva che stava per accadere qualcosa di brutto... zampettando qua e la’, mise una zampa sopra un pezzo di carta e scivolo’ di sotto: la storia si ripeteva! Cadde sopra un pupazzo di gomma a forma di mucca, e da esso esplose quel terribile rumore che tanto lo aveva traumatizzato da piccolo! Preso da un terrore atavico, inizio’ a miagolare come un matto, ed a muovere le zampe come fanno i topi nei cartoni animati per scappare dai gatti, correndo ma restando immobili. Senza accorgersene era uscito da quel ripostiglio e correva correva correva verso il giardino, il piu’ lontano possibile da quel luogo stregato. Sali’ le scale, attraverso’ la cucina e sbuco’ sul praticello in cui i padroni stavano prendendo il sole, sfreccio’ accanto a loro facendo cadere un bicchiere, e si arrampico’ sull’albero. Il povero Filippo tremava, ansimava, il suo stomaco era in subbuglio, e senza rendersene conto salendo l’albero mollo’ un liberatorio peto, cosa in altre occasioni abbastanza disdicevole, ma tanto i gatti mica devono sottostare alle regole del galateo!
Una volta al sicuro tra i rami del suo albero si senti’ accaldato e con un gran prurito. Calmatosi e grattatosi inizio’ a pensare ad un modo per farla pagare cara ai suoi padroni per quello che aveva passato...un giorno si sarebbe vendicato, e quel giorno stava per arrivare...

Ginetto bambino vivace

Ginetto Rossi era un bambino fin troppo viziato. Aveva sempre avuto tutto: affetto dei genitori, giocattoli (gia’ prima che nascesse nella sua futura stanzetta villeggiavano decine di peluches, sonagli, pupazzetti di gomma...una bellissima culla), bei vestitini, baby sitters, ecc...
Quel giorno era un giorno come gli altri per un bambino di suppergiu’ 5 anni: era andato all’asilo, aveva disegnato la solita casetta col solito albero nel solito giardino, il solito gatto e la solita mamma, sotto il solito cielo blu, con il solito sole splendente... era tutto nella media. Non che il bimbo fosse poi cosi’ intelligente, anzi, spesse volte aveva combinato dei guai inenarrabili...Tuttavia in questo era sempre spinto da una cieca curiosita’ che i genitori orgogliosi scambiavano per vivace intelligenza, anche se in realta’ una scimmia ritardata avrebbe avuto delle percezioni piu’ acute delle sue...
Beh, Ginetto era li’ che cazzeggiava in giardino con la sua bella mela succosa in mano, e si chiedeva a che servissero quei cosini neri in essa contenuti, quando senti’ un miagolio provenire dalla finestra della cantina, ed un attimo dopo vide sfrecciare il suo gatto Filippo fuori dalla cucina e fare slalom tra le sedie sdraio dei genitori rovesciando un bicchiere. Fece per raggiungerlo, ma Filippo si arrampico’ in cima all’albero, luogo impossibile per un bambino cosi’ piccolo e con cosi’ poca inventiva... Cosi’ diede un ultimo morso alla sua mela, non sapendo quali razze di germi e bacilli stesse ingoiando, dato che essendo un bambino poco furbo la mela naturalmente gli era caduta in una decina di posti diversi, prima di arrivare alla sua bocca...
Fatto questo getto’ il torsolo con i suoi inutili cosini neri, e decise (ma la sua non fu una vera e propria decisione, piu’ che altro un seguire l’istinto) di vedere che avesse combinato il gatto. Si reco’ in cantina e data un’occhiata concluse che Filippo doveva avere seguito un topo ed essersi chiuso proprio in quell’anta dell’armadio che ora lui vedeva appena socchiusa. Avvicinatosi capi’ che Filippo era poi scivolato su un pezzo di carta sporgente ed era finito sopra quel pupazzo di gomma a forma di mucca che lui aveva amato tanto da piccolo (il bimbo era estremamente cretino, ma quando voleva era meglio di Sherlock Holmes!!) . Ricordo’ che una volta si trovava nella sua culla nel cuore della notte e vide il piccolo Filippo in equilibrio sulla sponda della culla cercare di raggiungere i suoi sonagli con una zampetta, cosi’ con una manata lo spinse giu’, e fu allora che senti’ per la prima volta quel delizioso verso, quel "MUUU" che tanto lo faceva divertire, e che poi subito dopo gli venne cosi’ a noia...
Ora, dopo 5 anni rivedeva quel vecchio giocattolo, e come un gatto che ha appena mangiato un topo, usci’ dalla cantina col suo trofeo in mano... oh, la sua fantasia gli suggeriva tante di quelle possibilita’... una piu’ cretina dell’altra: per esempio che avrebbe esclamato la mucca dentro al tritarifiuti? E dentro a quel coso dove la mamma mette il cibo a cucinare? E tirandola addosso a Filippo? La giornata si faceva interessante... una serie di nuovi stimoli stava per giungere al centro dell’attenzione di un piccolo bimbo annoiato in un pomeriggio afoso di una vita infantilmente piatta...

I nobili coniugi Rossi

Vanessa e Riccardo Rossi erano una di quelle coppie apparentemente perfette. Facevano tutto insieme e tra loro c’era un’affinita’ di lunga data, visto che si erano conosciuti alle elementari ed avevano passato la prima infanzia come fidanzatini, l’adolescenza come fidanzati, e la maturita’ come coniugi. Entrambi si puo’ dire che non avessero conosciuto che la propria meta’, sotto certi punti di vista, cosi’ ora che erano sistemati e si era creata una vera complicita’ (amore, ormai, non ce n’era piu’...) avevano cominciato per cosi’ dire a sperimentare qualcosa di nuovo. Si era cominciato con delle semplici fantasie, per passare poi a giochi un po’ piu’ evoluti, e per finire, (ma c’e’ da giurarci: erano solo all’inizio) erano arrivati allo scambio di coppia con dei dirimpettai giovani e freschi di matrimonio, come loro del resto...
La cosa era risaputa nel vicinato, e gli altri abitanti del quartiere, esclusi dai loro piaceri e percio’ invidiosi, evitavano le due famiglie. Consideravano persino Ginetto un bastardo, generato da un perverso scambio di partner... Per il resto della città’ invece erano la classica coppia ideale: una bella casetta a schiera, con giardino, gattino, figlioletto ed auto sportiva.
Quello che nessuno sapeva di Vanessa, era che lei nel suo intimo era una feroce psicopatica assassina, mentre quello che quasi nessuno sapeva di Riccardo invece era che si travestiva e si prostituiva... tutto all’insaputa del partner, naturalmente, e questo valeva per entrambi, ma , si sa, ognuno nasconde qualche piccolo segreto!
Beh, Riccardo col suo particolare hobby aveva messo da parte un discreto gruzzoletto, che teneva ben nascosto da qualche parte, sperando che un giorno potesse servirgli in qualche modo, magari per mandare il suo piccolo genio all’universita’... Invece la madre aveva degli strani sbalzi d’umore. D’altronde si sa che la vita da casalinga e’ dura... ma dopo qualche giorno e qualche crisi isterica, la donna si calmava e tutto tornava normale. Nessuno collegava il fatto che una massaia si sentisse un po’ giu’ con la serie di omicidi che si andava allungando mese dopo mese in città’...
Solo Sirena, la vicina di casa dei Rossi, aveva notato gli strani cambiamenti d’umore della viziosa amica, ma non ne aveva parlato con nessuno...
Quel pomeriggio Vanessa e Riccardo prendevano il sole in giardino, bevendo il loro amato cocktail semianalcolico... Ad un tratto sentirono il gatto lanciare un miagolio spaventato, ed un secondo dopo lo videro sfrecciare sotto le loro sedie sdraio e rovesciare il bicchiere di lui (che ultimamente, ma nessuno l’aveva notato, aveva preso a farsene sempre di piu’ di quei cocktails, e se Vanessa li avesse anche assaggiati avrebbe notato un tasso alcolico piu’alto del normale...) per poi nascondersi tra i rami piu’ alti dell’albero.
Riccardo ando’ subito su tutte le furie e prese a dire cose che Ginetto neppure capi’, un po’ perche’ era un bambino innocente e la sua cultura in fatto di parolacce si fermava a "birbante" e "vigliacco", un po’ perche’ il bimbo sembrava fare qualcosa di infinitamente piu’ interessante...si dirigeva dentro casa...
Ma torniamo a Riccardo, che ora non pensava che a dare una lezione al gattaccio... che fare?
Si diresse sotto l’albero, mentre Vanessa gli diceva di lasciare perdere, che qualcosa aveva terrorizzato il micio, ma Riccardo era preso da una cieca follia vendicativa. Il gatto si stava grattando, che avesse le pulci? Non importa, presto avrebbe smesso di pensare a grattarsi, perche’ l’avrebbe grattato lui stesso...
Cerco’ di arrampicarsi sull’albero, ma la cosa si rivelo’ piu’ complicata del previsto: il tronco era liscio e senza rami laterali che permettessero di fare da perno, percio’ provo’ a saltare, e riusci’ ad agguantare con una mano un ramo. Vacillo’ un po’, ma riusci’ a far presa anche l’altra mano, e Riccardo ora stava cercando un appoggio anche per le gambe, dopodiche’ il gattaccio l’avrebbe pagata...
Vanessa continuava a ripetere di lasciar stare il suo micino, che avrebbe potuto spaventarsi e scappare, ma Riccardo ora era quasi riuscito ad acciuffarlo, a forza di avvicinarglisi sempre piu’...
Stava per prenderlo per il collo, quando Fiorenzo, Fausto, Filippo o come diavolaccio si chiamasse il gatto, si ritiro’ indietro aprendo la bocca ed emettendo un sibilo, una specie di "FFFFFFHHHH!".La cosa spavento’ Riccardo, che pero’ a questo punto, era una questione d’onore, doveva prenderlo. Fu cosi’ che si prese una graffiata che non avrebbe dimenticato per tutta la vita. Vanessa dalla sua posizione fece in tempo solo ad urlare ed a vedere cadere per terra il marito in una posizione innaturale: sembrava una bambola a cui qualcuno avesse staccato le braccia e le avesse riattaccate ognuna al posto dell’altra, le avesse torto la schiena e piegato le gambe in avanti. Il marito giaceva inerte in una pozza di sangue. Gli attimi successivi furono frenetici: chiamo’ l’ambulanza, che arrivo’ subito e si porto’ via il marito in un gran fragore di sirene, mentre i vicini curiosi si assiepavano davanti al giardino a guardare che succedeva...

Il bacillo Grattarolo

Questo nuovo amico era appena nato, ma gia’ sapeva il fatto suo. Appena venuto al mondo (staccandosi da un bacillo) aveva visto un altro bacillo volare via spinto da un vento caldo verso l’esterno, ma non se ne era curato piu’ di tanto. Dato che era un bacillo con un certo istinto naturale che lui sapeva seguire, inizio’ subito a guardarsi attorno e ad inglobare sostanze a casaccio (poi ad un certo punto si trovo’ immerso in una cosa verde, che gli piaceva molto: era una cosa dura, allungata, saporita...un umano l’avrebbe chiamata semplicemente erba, ma un bacillo mica e’ andato a scuola...). La sua era una specie particolare soggetta a mutazioni e a comportamenti vari, percio’ subito comincio’ a riprodursi ad un ritmo spaventoso: due, quattro, otto, sedici bacilli, tutti diversi, i quali ripetevano il ciclo forsennatamente, come se qualcosa li guidasse con mano sicura... Niente, questo bacillo mi sta un po’ sul cazzo, quindi la sua storia la lascio perdere per il momento. Diciamo solo che questo Grattarolo era l’alter ego malvagio di Starnutino, che in realta’ non voleva fare altro che cio’ che gli suggeriva l’istinto.... mentre Grattarolo aveva un barlume di cattiveria che lo faceva godere nel riprodursi in bacilli uno piu’ temibile dell’altro...

Starnutino trova l’amore

Avevamo lasciato il nostro bacillino preferito dentro lo stomaco di un bambino, che lo aveva inghiottito con una mela, assieme a chissa’ che altro, e dentro questo stomaco Starnutino inizio’ a darsi da fare.
Lui non se ne era neanche reso conto, ma qualche minuto prima, dentro lo stomaco che lui non sapeva essere di un gatto, aveva fatto qualcosa di cui non si era neanche accorto: si era riprodotto. Niente, era li’ tranquillamente a chiedersi che fare, quando si era diviso a meta’. Ripensandoci nel momento in cui fu lanciato in aria dal peto felino si era sentito libero e leggero, e questo era stato semplicemente effetto del suo dimezzamento! Se solo si fosse girato avrebbe visto dietro di se’ un altro bacillino uguale a lui (visto poi, non si sa come, dato che non aveva occhi...) rimanere dentro il gattino...
Comunque questa e’ un’ altra storia...
Torniamo a Starnutino, che ad un tratto si accorse di non essere solo: una stupenda bacillina lo fissava da un villo intestinale li’ accanto, e gli faceva l’occhiolino (come facesse, lo ribadiamo, rimane un mistero per noi umani...). Che fare? Il resto venne naturale, d’altronde si sa che in una societa’ semplice e discreta come quella dei bacilli, la promiscuita’ sessuale e’ naturale, anzi, e’ la norma, mica uno deve stare li’ e frequentarsi, fidanzarsi, sposarsi, ecc...in tutto quel tempo una coppia di bacilli costruirebbe un impero... e proprio un impero Starnutino avrebbe voluto costruire con la deliziosa bacillina...
Da qui e’ un continuo riprodursi e riprodursi, ad un ritmo esagerato...e com’ erano carini i loro figli, nipoti, pronipoti, e via dicendo... In poche parole il povero ospite in quel momento stava tirandosi su’ una malattia che neanche sospettava!!!

Filippo allucinato

Filippo da qualche minuto non faceva che grattarsi, e grattarsi, e grattarsi. Iniziava a faticare a respirare, e si sentiva tanto stanco... Dopo aver goduto nel vedere il suo padrone in mezzo a quella pozza di sangue, visto che tutto era tranquillo, scese dall’albero e si reco’ verso il suo vasetto di erba medica, ma mangiatone qualche filo, gli venne da vomitare, e vomito’, ma i dolori continuavano.
"Che giornata del cazzo! Quasi quasi vado a fare un giro: magari trovo Evarista la gattroia e me la sbatto un po’, chissa’ mai..."
Invece non vide anima viva in giro per le strade... solo gente agitata che correva di qua e di la’, alberi, automobili, elefanti...
Elefanti? Non e’ possibile! Infatti guardando meglio si accorse che non erano elefanti, ma cani...
E poi che ci facevano tutti quei funghi giganti in giro per le strade? Ah, no, erano cassonetti dell’immondizia...
Qualcosa stava andando storto: com’e’ che vedeva tante cose bizzarre? Che avesse mica le allucinazioni?
Ad un tratto vide avvicinarsi un’ enorme mucca viola che aveva le mani alzate e gridava "MUUUippo!, MUUUippo!". Terrorizzato dall’essere dei suoi incubi, si accovaccio’ sperando che il mostro non lo notasse, ma il mostro invece si diresse proprio verso di lui!!!

Ginetto drogato

Ginetto non si era neanche reso conto del casino successo in giardino. Tutto perche’ una volta uscito dalla cantina con il suo amato pupazzetto in mano, ci aveva giocato un po’ schiacciandolo una decina di volte, ma si era stufato. In giardino ora non c’era nessuno, Filippo era sparito dall’albero, che fare?
Si sentiva un po’ confuso, aveva mal di stomaco, era raffreddato, aveva gli occhi gonfi...
Nessuno lo poteva aiutare, percio’ si arrangio’ da solo, ando’ in cucina e una volta gettato a terra il pupazzetto viola si avvio’ verso il cassetto dei medicinali da dove la mamma tirava fuori quelle deliziose pastiglie che gli dava quando aveva mal di pancia dopo le scorpacciate di dolci che ogni tanto faceva. Tra uno starnuto e l’altro prese delle pastiglie bianche, delle altre pastiglie rosa e blu, e quel dolcissimo sciroppo che la mamma gli dava quando aveva la tosse...
Non conoscendone la posologia, il dosaggio, non sapendo leggere, prese tutto, ed in modica quantita’! Per ingoiare la mercanzia riempi’ un bicchierone di acqua e ghiaccio e bevve...
Quello che non sapeva era che fra quelle pillole c’erano anche gli psicofarmaci che quell’isterica di sua madre usava spessissimo, e gli ormoni che suo padre prendeva per essere un po’ meno villoso. Inoltre prese una serie di farmaci che neanche il narratore sa descrivere...
Insomma, per Ginetto si prospettavano ore molto interessanti...
Uscendo in giardino vide del sangue sotto l’albero, il bicchiere rovesciato, le tracce dei pneumatici dell’ambulanza... e capi’ tutto. Il suo istinto sherlockholmesco gli aveva suggerito che suo padre era stato fatto incazzare dal rovesciamento del suo bicchiere da parte di Filippo, che il capofamiglia aveva seguito il gatto sull’albero, e doveva in qualche modo essere caduto mentre lui era in casa, dopodiche ‘ era arrivata l’ambulanza e se lo era portato via... niente male per un bambino leggermente ritardato, eh? Comunque ora il bimbo aveva un gran casino in testa, non sapeva che fare, voleva la mamma, percio’ decise di andare verso l’ospedale. Indosso’ la sua giacca viola, apri’ il cancelletto del giardino e usci’ in strada. Non aveva la minima idea di dove si tovasse l’ospedale, percio’ ando’ a casaccio. A dieci metri dal cancelletto sali’ su un tram di passaggio (sentiva delle voci che lo chiamavano, ma non ne era sicuro), da cui scese la fermata successiva: ormai era ufficiale: non avrebbe piu’ saputo tornare indietro: si era ufficialmente perduto! OLE’!
Per strada vide tante cose affascinanti, come elefanti, case dei puffi giganti, ed alla fine riconobbe in una cosa che si muoveva stranamente, il suo gatto Filippo. Gli si avvicino’, ma sembrava che il micio non lo riconoscesse, cosi’ lo prese in braccio e vide che il gatto stava male. Qui bisognava andare subito in ospedale!
Il resto dell’odissea del bimbo lo salto, ma si sappia che il ragazzino nonostante il basso quoziente intellettivo e la confusione mentale dovuta al cocktail di ormoni, psicofarmaci e medicine varie, riusci’ lodevolmente ad arrivare all’ospedale!

Sirena non si fa i cazzi suoi

Sirena, la vicina dei Rossi, era appena tornata a casa ed aveva sentito un gran casino: Il gatto dei vicini miagolare, Riccardo sbraitare, un tonfo, Vanessa urlare, e poi delle sue omonime, probabilmente meno rumorose di lei nei suoi momenti migliori, provenienti dall’ambulanza. Si era affacciata alla finestra ed aveva visto l’amante in giardino, ma non volendo apparire indiscreta si era tenuta ben lontana dalla coppia di "amici". Si era imposta di stare lontana dalla finestra e si era messa sul divano con un pacchetto gigante di patatine. Alla fine del frugale pasto era tornata (una donna non puo’ resistere piu’ di 5 minuti alla sua curiosita’) ad affacciarsi alla finestra, ma ormai si era persa tutta la scena...
Vide solo il piccolo Ginetto col suo cappottino viola che usciva dal cancelletto di casa con aria confusa (proprio come un adulto si aspetta che appaia un bambino che si e’ perso). Era uscita di corsa per fermare il povero bimbo, ma aveva fatto in tempo solo a chiamarlo a gran voce e a vederlo salire su un autobus... vabbe’, pazienza, magari gli avranno insegnato ad arrangiarsi coi mezzi pubblici, penso’, non collegando il fatto che un bambino che non riusciva nemeno a riconoscersi davanti ad uno specchio non poteva riuscire a cambiare autobus e a scendere alla fermata giusta!!!
Che fare? Una vocina in lei le suggeriva di andare a vedere che era successo in casa dei Rossi, mentre un’ altra vocina le diceva di farsi i cazzi suoi. La prima voce era femminile, la seconda maschile. E quando un uomo ed una donna discutono, si sa chi urla piu’ forte: indossata la sua folta pelliccia (con quel caldo solo lei poteva indossare un capo simile, ma la nostra pettegola amica aveva lo squisito quanto snob vezzo di far vedere che il marito la amava e le faceva tanti regali...) entro’ diretta in casa Rossi. In giardino vide la pozza di sangue, il bicchiere rovesciato, entro’ in casa e si diresse in cucina. Per terra c’era ancora la mucca viola che Ginetto aveva lasciato cadere... Sirena la raccolse e se la mise in tasca. Stabilito che non poteva fare nulla se non curiosare ancora un po’, si guardo’ intorno. Le patatine le avevano messo una certa sete e li’ sopra c’era un bel bicchierone d’acqua ghiacciata, che tracanno’ come un assetato nel deserto berrebbe da una fontanella trovata per caso sotto il sole fra una duna e l’altra...
Quello che non sapeva era che stava cosi’ dando asilo ad un suo nuovo amico che le avrebbe fatto compagnia per molto molto tempo...

Il duello

Grattarolo sentiva un istinto dentro di se’, una forza malvagia che lui non conosceva, essendo come il suo gemello senza cervello, quindi senza memoria, quindi senza volonta’... Ciononostante desiderava solo una cosa: uccidere il suo co-genitore. Come fare? Non lo sapeva, ma una vocina dentro di lui gli suggeriva insistentemente di uscire dal suo ospite... Grattarolo pur non capendo perche’ (per le ragioni sopra citate) fece come la misteriosa voce gli diceva, e si diresse verso la parte bassa del posto in cui si trovava. In un "FFFSSSTTT" (in un fumetto sarebbe stato un "PROT!") si trovo’ espulso dal suo inconsapevole ospite, il gatto Filippo. Vago’ un po’ qui ed un po’ li’, e fini’ per posarsi poco lontano. Lui naturalmente non lo sapeva, ma la forza che lo guidava conosceva benissimo la persona che in quel momento teneva in braccio il dolce gattino, e sapeva benissimo quali segreti nascondesse al suo interno... Cosi’ in pochi minuti Grattarolo si trovo’ faccia faccia col suo acerrimo quanto innocente nemico: Starnutino.
Dal canto suo Starnutino stava spassandosela ancora con la sua bacillina prolifica, e non si accorse che c’era un altro bacillo nei paraggi. Grattarolo gli fece "Toc toc" sulla schiena, e Starnutino si giro’ scocciato verso un bacillo che lui credeva uno dei suoi figli (anzi, che fine aveva fatto Brontolo, la piu’ scalmanata delle sue creature?), ma si trovo’ di fronte ad uno spettacolo che non avrebbe mai immaginato. Chi era quel bacillo che lo guardava con quell’espressione torva? Perche’ ne era spaventato? Perche’ sospettava che volesse ucciderlo? Forse perche’ Grattarolo stava EFFETTIVAMENTE cercando di ucciderlo! Gli si era scagliato contro e cercava di colpirlo forte... Starnutino era un non-violento e si sentiva gia’ spacciato, inoltre la sua bacillina pareva affascinata dal malvagio, ed un odore straordinariamente fetido stava circondandoli!!! ma che stava succedendo?

Medici in prima linea

I medici avevano cercato di rianimare Riccardo, ma gia’ in ambulanza pareva che le cose stessero peggiorando. Oltre ai normali traumi causati dai colpi ricevuti cadendo e sbattendo la testa contro tutti i rami tra lui ed il terreno, c’era qualcosa che i medici non riuscivano a capire, qualcosa che lo stava indebolendo. Se Riccardo avesse potuto parlare avrebbe probabilmente detto di sentirsi confuso, di vedere tutto in modo distorto, di vedere attorno a se’ una quantita’ impressionante di oggetti strani, mostri, funghi, pachidermi...
Ma tutto cio’ non potevano saperlo... e gli fecero le cure del caso. Fu proprio un caso se gli diedero anche il Grattarolin©, un nuovo farmaco che la casa farmaceutica Pachifunghex aveva appena sintetizzato, e cercava di vendere a tutti gli ospedali... Beh, in poco tempo il signor Rossi inizio’ a star meglio, e solo soletto nel suo letto in cura intensiva, riprese conoscenza, giusto in tempo per vedere un’ombra avvicinarsi al suo letto... Fece in tempo solo a gridare "...iutooo...", dopodiche’ fu di nuovo il buio!

Aiutate il mio gatto!!!

Ginetto non si sa come era riuscito ad arrivare all’ospedale. Per un caso che non cerchiamo nemmeno di spiegare si diresse esattamente verso il pronto soccorso, dove chiese ai dottori di salvare il suo gatto, prima di accasciarsi a terra. Le infermiere notarono lo sguardo ceruleo e il pallore del bimbo, e del gatto se ne fotterono altamente. Il bimbo non lo sapeva ma dentro di lui si stava svolgendo una battaglia senza pari tra il bene ed il male. I dottori gli diedero un’altra serie di medicine, tra cui il gia’ citato Grattarolin©, che si espanse nel suo corpo in pochi secondi, facendo un’ecatombe di bacilli, batteri e flora batterica! Kaputt! Ginetto stava gia’ meglio, ma Filippo era sparito di nuovo.

Filippo attenta...

Filippo in preda a furia omicida aveva capito dove si trovava: era in un ospedale e dato che la fuoriuscita di Grattarolo dal suo corpo gli aveva dato un po’ di forza (anche se la sua bacillosa stirpe stava gia’ lavorandoci su) aveva deciso di portare a termine i suoi propositi omicidi prima che la morte sopraggiungesse (i gatti hanno nove vite e cadono sempre in piedi, ma se prendono una malattia come la sua ci rimangono stecchiti!) percio’ ora doveva solo cercare Vanessa e Riccardo ed ucciderli, dato che il loro amato bambino probabilmente a quest’ora era gia’ andato!
Cosi’ vago’ un po’ per l’ospedale in cerca delle sue vittime predestinate, ed ad un certo punto vide Vanessa seduta in un divanetto lungo un corridoio, e capi’ che quella era la stanza di Riccardo. Trovandosi al momento cosi’ a corto di energie, decise di colpire prima il marito e poi la moglie... solo che la donna era li’ davanti alla porta, e se qualcuno avesse visto un gatto da quelle parti gli avrebbe dato la caccia e lo avrebbe buttato fuori... Ma ecco accadere l’inaspettato. Un’altra donna che lui aveva gia’ visto molte altre volte arrivo’ di corsa con la sua grossa e folta pelliccia, e cosa c’e’ di piu’ adatto alla mimetizzazione di un gatto che una pelliccia?
Filippo prontamente con un grosso sforzo si aggrappo’ alla tipa, che nella foga non si accorse di nulla. L’ umana lo trasporto’ per qualche metro, finche’ lui balzo’ con uno scatto felino (altri scatti non ne conosceva, essendo un gatto) dentro la stanza di Riccardo, che si stava riprendendo in quel momento. Si diresse in tutta fretta verso l’uomo, pronto a grattargli via la flebo, a strappargli i cavetti che lo collegavano al respiratore, a strappargli via gli occhi con immenso piacere per tutto quello che gli avevano fatto passare in quella casa d’inferno... stava per gettarsi addosso all’umano (che urlo’ qualcosa che al gatto parve un "utooo..."), quando qualcos’altro lo distolse: un rumore orribile, spaventoso, il rumore che regnava in tutti i suoi gatteschi incubi, il rumore che emetteva il topo gigante che ogni gatto teme, il rumore dell’inferno... MUUUU!
Filippo terrorizzato parti’ a tutta velocita’ verso la porta, non sapendo che quella sarebbe stata la sua ultima corsa...

Tra la vita e la morte

Il povero Ginetto intanto stava sdraiato su di un letto, con un gran casino nello stomaco: pastiglie contro sciroppi, supposte contro flebo, batteri contro antibiotici, e soprattutto bacilli contro bacilli, ma questo Ginetto non lo sapeva, sapeva solo che si sentiva ancora piu’ confuso di prima, e desiderava unicamente vomitare in pace...
Cosi’ il bambino in preda a chissa’ quali allucinazioni, scappo’ dalla sua stanza e sali’ per cercare la mamma...

Gli amici si vedono nel momento del bisogno

Sirena non se l’era sentita di rimanere a casa ad aspettare notizie dei vicini, e preoccupata per l’amante aveva deciso di andare al pronto soccorso a trovare i coniugi Rossi e magari avvertirli che Ginetto se n’era uscito di casa da solo. Presa la sua automobile aveva corso come una pazza per raggiungere l’ospedale, e tutta trafelata era arrivata in accettazione, da cui era partita per il reparto cura intensiva, dove si trovava Riccardo fuori pericolo ma in gravi condizioni, e Vanessa in attesa che il marito si riprendesse. Era riuscita ad arrivare nel luogo giusto, ed era accorsa verso Vanessa per confortarla (in realta’ aveva sentito come un calcio nel sedere, ma dietro di lei non c’era nessuno). Mentre si abbracciavano (qualcuno avrebbe detto un po’ troppo calorosamente) strette strette Vanessa aveva premuto la tasca di Sirena, dentro la quale si trovava ancora la mucca viola di Ginetto, ed il pupazzo aveva gridato il suo atono verso.
In contemporanea udirono la voce di Riccardo, e spalancarono la porta. Ci fu un gran botto, tanto che l’ intrigante Sirena, che viveva di Tg scandalistici e cronaca nera, penso’ ad una bomba...
Invece dopo aver vinto la resistenza della porta ad aprirsi, si tovarono davanti il gatto Filippo , con un’espressione spenta, disteso immobile in mezzo alla stanza. A Vanessa venne un groppo in gola (anche se nella sua carriera di serial killer aveva visto e fatto di peggio), mentre Sirena fece in tempo a salvare l’amica speciale da una situazione particolare. Il piccolo Ginetto stava per entrare dal papa’ e chiamava la mamma a gran voce. Che spettacolo sarebbe stato per lui vedere il suo micio in quello stato... cosi’ Sirena prese di corsa il gatto e lo getto’ nel sacco dei rifiuti che c’era li’ vicino.

I bacilli hanno vita breve

Avevamo lasciato il nostro originario eroe nel bel mezzo di un fetido duello per la vita col suo pseudo-fratello. Quello che i due bacilli ignoravano era che quell’odore sarebbe stato la loro rovina. Infatti tra i chili di medicine che Ginetto aveva preso quella sera in ospedale c’era il terrore dei bacilli, il Grattarolin©, che in pochi minuti aveva reso i due bacillini ai minimi termini... Prima di morire pero’ avevano avuto il tempo di chiarire e superare la loro ostilita’. Grattarolo aveva spiegato che il suo odio cieco per il fratello derivava da un mero istinto e che non doveva avercela con lui, anzi, ognuno nella vita ha una nemesi che deve combattere...
Da parte sua Starnutino ammise che anche lui in realta’ dopo un primo momento di smarrimento aveva desiderato solo uccidere il fratello, percio’ l’istinto aveva avuto il sopravvento anche su di lui. Si dissero felici di essersi ritrovati, e di morire insieme. D’altra parte il loro dovere l’avevano fatto: avevano infettato il gatto, il bambino e l’uomo. Inoltre non escludevano il fatto che uno dei loro figli fosse riuscito ad evadere ed avesse continuato l’opera dei genitori (ma si sa, queste sono cose che si dicono in punto di morte per darsi qualche speranza di continuita’, in realta’ sapevano entrambi che contro il Grattarolin© non c’era scampo!)... Insomma, morirono felici, tenendosi per mano come due fratelli...

Lieto fine

Ginetto entro’ nella stanza del papa’, che dopo qualche minuto si riprese. Sirena gli diede il suo pupazzo e spiego’ che aveva visto Filippo scappare in strada, percio’ forse un giorno sarebbe ritornato da lui. Mentre cercava di illudere il povero bimbo mentendo spudoratamente, non colse l’espressione di Ginetto, che in realta’ aveva gia’ capito tutto analizzando una serie di indizi, primo tra tutti la coda di Filippo che spuntava dal sacco dell’immondizia! Comunque a parte l’affetto indiscriminato che un fanciullo puo’ nutrire per il suo cucciolo, anche a Ginetto il micio stava un po’ antipatico...
Dopo qualche giorno Riccardo torno’ a casa con la moglie ed il bambino, e qualche gamba rotta, e per strada sul vialetto della loro abitazione trovarono una gattina molto carina e certamente piu’ affettuosa di Filippo. Cio’ che non sapevano era che la gatta era Evarista la gattroia, la vecchia amante del loro scomparso gatto...ma tanto che voleva dire? Era una brava gattina dolce e coccolona, non come quel lunatico del loro gattaccio...
Il fatto di trovarsi davanti alla morte fece fare alcune riflessioni a Riccardo che confesso’ alla moglie di travestirsi di tanto in tanto... La moglie la prese bene e confesso’ al marito che quando loro due facevano le loro belle orgette coi vicini, lei in realta’ lo faceva per stare con Sirena, che era la sua amante anche durante le lunghe giornate in cui lui ed il marito di Sirena erano fuori a lavorare... Riccardo si senti’ alquanto sollevato dalla cosa, e confido’ che durante le notti in cui lui stava fuori con delle scuse, in realta’ andava a battere, e dopo qualche tempo si era addirittura innamorato di un cliente, che era proprio il marito di Sirena! Per cui da quel giorno le due originali coppie continuarono la loro vita normale, ma spesso si incontravano per il consueto scambio di partners, e tutti erano felici e contenti... Riccardo smise di bere e Vanessa di uccidere...
Ognuno col suo amore, e Ginetto con la sua dolce gattina... che tra l’altro adorava giocare con quel pupazzetto viola!

THE END

Epilogo n 1

Il Grattarolin© fu presto ritirato dal mercato a causa di una serie di proteste da parte di associazioni animaliste. Infatti il farmaco (si scopri’) veniva sintetizzato da delle ghiandole di elefante, e da dei funghi abbastanza rari. Come se non bastasse a parte l’ infezione da noi conosciuta ( e mai piu’ riscontrata in nessun altro racconto reale od immaginario) il Grattarolin© era totalmente inutile, e nessuno mai lo richiese, se non nel un caso di una donna, qualche mese dopo...

Epilogo n 2: thriller

Se ricordate nel momento in cui Starnutino si rese conto di avere un nemico dietro di se’ si chiese dove fosse finito suo figlio Brontolo. Se avete letto attentamente il racconto il vostro istinto da "Signora in giallo" vi avra’ fatto notare che quando Ginetto prese le medicine con l’acqua aveva starnutito piu’ volte, e poi Sirena aveva bevuto dallo stesso bicchiere. Beh, in realta’ la donna aveva appena fatto l’errore che le sarebbe costato mesi di cure... Il bacillo Brontolo infatti pur essendo figlio del buon Starnutino, era sempre un bacillo, percio’ portatore di malattia. Infatti la donna comincio’ subito ad avere delle allucinazioni, che alla lunga la portarono alla paranoia... e non c’era medicina che potesse salvarla!

Epilogo n 3: flash back!

Che fine fece il gatto Filippo? Come detto fu colpito alla testa e gettato in un sacchetto per rifiuti. Quello che nessuno aveva notato, se non Sirena, che era la solita intrigante e che odiava i gatti, era che il gatto non era morto, ma aveva solo perso i sensi. Una volta nel cassonetto era riuscito ad uscirne, ma stava troppo male, un po’ per i bacilli ancora dentro di se’ (la stirpe di Grattarolo) e soprattutto per la botta presa, che lo aveva reso quasi totalmente incapace di muoversi. Cosi’ ridotto gli restarono poche ore di vita, durante le quali pero’ fece in tempo a lasciare i suoi propositi omicidi in eredita’ ad un’amica che in realta’ era sempre stata innamorata di lui ed avrebbe fatto di tutto per soddisfarlo: la gatta Evarista! Lui le chiese l’ultimo favore: uccidere i suoi padroni, e lei accetto’, ma prima, proprio come aveva fatto lui, doveva entrare nella loro casa e farsi amare... poi sarebbe venuto il momento della vendetta!!! Si sa, i gatti possono aspettare anche anni...