|
|
|
Giovanni
Battista nel deserto
Icona
della grande Novgorod
di Giovanna Ferraboschi ("Il Faro" novembre 1999)
“Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.” (Gv 1, 4-9)
Novgorod è una località che si trova nella regione nord-occidentale della Russia odierna, nel bacino del mar Baltico. La città ebbe una storia fortunata poiché fu l’unica, tra tutte le grandi città della Russia medievale, a non subire invasioni e guerre. Poté così svilupparsi armoniosamente e, a partire dal X secolo, divenne il centro politico, economico, culturale, religioso principale delle terre russe settentrionali. Grazie alla sua Cristianità, Novgorod richiamò anche numerosi artisti-monaci che svilupparono, a partire dall’iconografia bizantina, un proprio stile personale nell’esprimere il tema della Sofia (Sapienza divina), tanto caro al pensiero religioso novgorodiano. Sorsero presso i suoi monasteri scuole di pittura, dove i monaci dediti alla preghiera e all’ascesi dipinsero capolavori che in parte ancora oggi possiamo ammirare. Dalla cattedrale cittadina, dedicata a Santa Sofia, proviene l’icona di Giovanni Battista nel deserto ora al museo russo di San Pietroburgo. L’opera, della fine del XV secolo, fa parte della serie, più nota e completa, di tavolette della cattedrale (icone di piccolo formato dipinte non su legno, ma direttamente su tela intonacata e pitturata su entrambi i lati con i principali episodi evangelici e figure di Santi). Queste tavolette venivano poste su leggii nei giorni di festa e nei giorni in cui si celebrava la memoria dei Santi. La tradizione orientale riserva a Giovanni Battista una venerazione particolare, dandogli sempre il posto accanto a Cristo nella Deesis (supplica rivolta a Cristo per la salvezza del genere umano), parallelamente alla Madre di Dio. Nella liturgia cattolica del tempo dell’Avvento, Giovanni Battista, che insieme a Maria è la figura centrale di questo periodo, ci annuncia la venuta di Gesù nel mondo: Parola del Signore che ascolteremo nella IV e V Domenica di Avvento (Mc 1, 1-8; Gv 1, 6-8. 19-28). Il Soggetto della predicazione di Giovanni Battista nel deserto, diffuso sin dai tempi antichi nell’arte del mondo orientale, acquistò grande rilievo nella pittura novgorodiana in quanto rispondeva all’aspirazione della società alla purificazione e all’ascesi spirituale. Sul rotolo che il Battista tiene in mano è scritto il testo del suo invito alla penitenza, alla conversione del cuore e l’annuncio del Regno di Dio che sta per venire: “Anzi, la scure è già pronta alla radice degli alberi; ogni albero che non porta buon frutto sarà tagliato e buttato nel fuoco” (Mt 3,10; Lc 3,9). Ciò che la Scrittura ci dice lo troviamo raffigurato nell’immagine: l’iconografia ci presenta il Precursore come un asceta ed eremita rivestito di una tunica di pelle d’animale: “Portava un vestito di pelo di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico” (Mt 3,4). La sua figura, austera ed essenziale, il suo volgersi umilmente a Cristo (la Destra nei cieli) con sguardo ispirato e triste, sottolineano che Giovanni è solo la “Voce” del Verbo e il suo destino è quello di “diminuire affinché Egli possa crescere”. E’ la perfetta traduzione iconografica del significato del Battista chiamato ad annunziare Cristo per poi scomparire alla Sua venuta. Significativa è l’iscrizione, su sfondo dorato, nella parte superiore dell’icona “Decollazione del capo di Giovanni il Precursore” che ci rimanda alla coppa con la testa mozzata, simbolo del suo martirio. I profili delle colline, inclinati verso il Santo, e il vasto tratto di terra vergine su cui cammina il Precursore, rappresentano il deserto e le rupi scoscese del Giordano. I panneggi del mantello ottenuto con tonalità verdi, le vesti illuminate dalla Destra divina, i tratti del volto di Giovanni Battista che esaltano l’espressione sofferente, la fronte solcata dalle caratteristiche linee verticali, la lunga capigliatura che si amalgama armoniosamente con lo schema cromatico basato sui toni dell’ocra: sono tutti elementi che concorrono a rendere l’idea di colui che è “voce che grida nel deserto” (Is 40, 3).
|