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L’icona del miracolo di San Giorgio e il drago
di Giovanna Ferraboschi ("Il Faro" aprile 1999)
“Hai
combattuto per il re dei secoli, o saggio, hai
debellato le milizie dei perversi, o beatissimo Giorgio;
ti sei mostrato martire intrepido e
per la grazia del Signore sei taumaturgo: per questo ti preghiamo, salvaci.” (Memoria di San Giorgio)
Il
motivo leggendario di San Giorgio che lotta con il drago è stato tema
prediletto da artisti di tutti i paesi e questo Santo fu particolarmente amato e
venerato sin dai tempi dell’imperatore Giustiniano
in Oriente e in seguito anche in Europa.
A
Bellinzago (ndr: Bellinzago Lombardo, in provincia di Milano) le origini di tanta devozione per il “vecchio e caro San Giorgio”
– come scrive il dottor Piazza nella sua Storia di Bellinzago – non sono
note. Alcune leggende parlano di miracolosi interventi che salvarono la
popolazione di Bellinzago dalle armate del Barbarossa nel 1150 circa, ma notizie
certe sulla popolarità del Santo nel nostro paese si hanno a partire dal 1572,
quando il Cardinale Carlo Borromeo rilevò un oratorio campestre dedicato a San
Giorgio a nord dell’attuale cimitero. Durante la seconda guerra mondiale, la
popolazione lo pregava perché intercedesse presso il Signore per la salvezza
del paese dalle bombe nemiche. A Lui era dedicata una sagra paesana, ora
decaduta, ma tuttora in paese lo si ricorda il 23 Aprile con una Messa dedicata
ai giovani diciottenni, per i quali il Santo Martire Guerriero è un esempio di
benevolenza, di responsabile apertura alla realtà e al prossimo e di fiducia
nell’Amore divino.
San
Giorgio impersona, nella tradizione della Chiesa d’oriente, la lotta contro il
male, la testimonianza della vittoria: è la sua apertura alla luce divina a
infondergli la forza invincibile e l’incrollabile certezza nel successo
finale.
Nell’arte
delle icone, che utilizza immagini simboliche, San Giorgio non è rappresentato
come un grande martire che subisce la passione a imitazione di Cristo, ma come
vincitore di un drago mostruoso, quasi a riecheggiare la vittoria del Salvatore
sulla morte.
L’icona
qui illustrata del miracolo di San
Giorgio e il drago (una sua copia si trova nel salone dell’Oratorio) è
l’opera più bella di questo soggetto. Proviene dalla Chiesa del villaggio di
Manichino, sul fiume Pasa, presso Pietroburgo, da dove è stato trasferito nel
Museo Russo della città.
La
composizione di quest’opera è guidata da due diagonali (si veda la lancia del
Santo e la sagoma del cavallo), mentre un senso di forza e di eleganza emana
dalla figura di San Giorgio, il cui manto sventola nella corsa, mosso
energicamente dal turbine di vento scatenato dalla Destra divina nei cieli. Il
cavallo bianco - come la tradizione più ricorrente lo vuole - vola
letteralmente al di sopra del terreno per consentire al guerriero di infiggere
la lancia nella testa del mostro, il corpo del Santo segue il movimento del
destriero nell’attimo vittorioso della lotta: le sorti della battaglia contro
il male sono segnate, il drago è colpito e la forza del bene è inarrestabile.
Il volto di Giorgio, dai lineamenti gentili, è modellato da un disegno che non
ha niente di eccessivo e superfluo; lo sguardo, pacato e sereno, esprime una
grande forza spirituale e una tranquilla certezza. Nonostante i tratti
slanciati, la figura esprime solidità: egli sta in sella con la sicurezza di un
esperto cavallerizzo. Il vestito, abilmente formato, accentua i movimenti del
guerriero con ombreggiature di bianco nelle pieghe.
Il
senso ornamentale si esprime nella ricercata forma del dragone che esce dalla
grotta, dalla sella elaborata e dai finimenti del cavallo.
Quest’opera
è caratterizzata da un tono squillante di rosso sullo sfondo che produce un
meraviglioso contrasto con il bianco perlato del cavallo, il giallo limone e
ocra delle rocce e le tonalità azzurro-verdi del vestito del santo e del drago.
Si
percepisce dietro quest’icona l’eredità dei ritratti degli imperatori
romani in trionfo, rielaborata dagli artisti bizantini e trasmessa alla pittura
russa antica. |