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L'icona si rifà a varie fonti letterarie tradizionali: il Vangelo di Luca e di Matteo, gli apocrifi sull'infanzia di Gesù e gli inni liturgici. L'iconografia più antica della Natività si trova su un sarcofago del 320, in cui è rappresentato il Bambino tra il bue e l'asino. Dal IV secolo si diffonde l'adorazione dei Magi, che vengono quindi inclusi nell'icona; dal secolo successivo invece l'attenzione viene concentrata sulla Vergine, posta davanti ad una grotta (simbolo del male in cui l'umanità è caduta). Gesù è avvolto in fasce (che richiamano le fasce mortuarie) ed è deposto nella mangiatoia (che richiama il sepolcro). Tradizionalmente la composizione è circolare: al centro la Madre di Dio e il Bambino nella grotta, intorno le altre scene (San Giuseppe, i Magi, il Bagno del Bambino).
Per un'analisi dettagliata: Natale di Cristo (articolo di G. Ferraboschi, pubblicato su "Il Faro", dicembre 1999)
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