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Questa ff è ambientata subito dopo la fine del manga, è una mia piccola finestra interpretativa (come parlo difficile! ^o^) su come poteva risolversi la storia dei nostri eroi… se volete pubblicare questo racconto su un vostro sito, modificarlo, inserirlo in un test scolastico (seee, come no…) o, semplicemente, volete dirmi quanto sono bravo (coff coff… la modestia…), scrivete a: _xyz_@libero.it. Cyauz!
Ryo “City Hunter”
Rate: PG-15

Una grave malattia

“Ryiiiiiii-ooooo! Svegliati, è ora di andare a controllare la lavagna!”. “D-dai, Kaori, fammi stare altro cinque minuti, ok?” disse Saeba con una voce impiastricciata dal sonno. “Eh-nno, bello di mamma! Alza le chiappe e non fare storie, ok? Via la coperta!”. Sembrano proprio madre e figlio, una donna con la faccia da bambina ed un bambino con la faccia da uomo (eh, bisogna essere autocritici nella vita! NdRyo). 
“AAAAAAAAAHHHHHHHH!!!!!!!!!!” “Andiamo, Kaori, cos’è quella faccia? Dovresti esserci abituata ormai, no? Vabbè, ti capisco, per un uomo vedere un altro uomo nudo è stomachevole” – SDDDDOOOOONNG – Ritiro quello che ho scritto qui sopra.
“TI BRUCIA PROPRIO SE NON MI FAI INCAZZARE DI PRIMA MATTINA, EH? E METTITI ALMENO UNO DEI TUOI FOTTUTI BOXER, PORCO ZIO!” esplose Kaori, paonazza. “Hai un carattere del cavolo, lo sai, Kaori?” sibilò Ryo dal pavimento, con la testa ancora tra terra e martello. “BAH, FOTTITI!” gli rispose la ragazza piazzandogli il dito medio dritto in faccia.
“Andiamo, stavo solo scherzando, non essere permalosa” disse il glorioso Stallone di Shinjuku riemergendo dalle macerie. Era stranamente gentile quella mattina. Ma Kaori già gli aveva voltato le spalle e camminava scuotendo il capo basso verso la porta. “Dai, faccio colazione e mi sbrigo, ok?” le sussurrò Saeba, posandole subito dopo le labbra sulla guancia sinistra, quando ancora lei era di spalle. 
Kaori non fece in tempo a rendersene conto che Ryo era già scappato al piano di sotto. Certo che adesso l’avrebbero presa per Sioux e non per Giapponese, visto il colore della sua pelle. “M-ma che gli è preso?” biascicò stonatamente fra sé.
“B-buona –chomp- ‘sta roba, Kaori. –glu glu- nel latte la tua torta è proprio da orgasmo –gnam-“ “Oooh, se solo fossi meno volgare” disse la ragazza con rassegnazione passandosi una mano sul viso. “e se solo lo fossi?” aggiunse Saeba, serio, con la bocca ancora piena, ma con gli occhi vivi, che fissavano con aria di sfida la Makimura. “Ryo, dicevo per dire” esclamò lei con noncuranza. “Io no” scandì lo sweeper accavallando le gambe. “Ryo, smettila di fare così, che ti prende oggi?” soggiunse Kaori, sorridendo un po’ imbarazzata. “A me niente. E a te?”. Lo Stallone di Shinjuku distendeva allegramente il viso, mentre continuava a puntare la sua socia, con una punta di divertimento e di sadismo. “A-a me? Niente, niente. Vado a lavare i piatti!”. Anche Kaori era diventata brava ad inventare scuse, dopo tutto quel tempo. Ed anche nelle fughe era abilissima.
La ragazza aveva appena cominciato a sciacquare nervosamente la padella dove poco prima aveva fritto le uova, quando sentì due mani che le pizzicavano i fianchi. “AH!” sussultò saltando per aria, la padella che sbatteva rumorosamente contro il lavabo. “Ehilà, la grande sweeper si spaventa per così poco? Dovrò trovarmi un’altra aiutante più coraggiosa, magari anche più bona… non è che ci voglia molto, però…” esclamò Ryo divertito. “Ehi, cacchetta, ricordati chi ti fa la torta con cui ti ingozzi la mattina, chi lava i tuoi mutandoni…”. Kaori non potè finire la frase. “Uffa, stai un po’zitta!” sbuffò Saeba tappandole fulmineamente la bocca con un bacio, infilandole la lingua quasi nella laringe, dopo averla afferrata per la nuca. “Ricorda che per conquistare un uomo devi seguire i due comandamenti fondamentali: devi dargliela e non devi rompergli i coglioni” sentenziò Ryo di spalle mentre tornava in salotto. Ma Kaori non poteva controbattere. L’accaduto l’aveva fatta piombare in uno stato di paresi totale.
“Beh, che fai lì? Dobbiamo andare a controllare la lavagna, no? Conviene che ti sbrighi, tanto come stoccafisso non vali niente!” gridò Saeba facendole cenno di seguirlo con la mano. “A-arrivo!” riuscì a dire la Makimura con un filo di voce, mentre ricominciava a muoversi, seppur in maniera scoordinata.

Miracolo. Era guarita dalla paresi totale irreversibile.

- FINE -


 

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