City
Hunter©Tsukasa Hojo, Sunrise, Jump Comics e degli aventi diritto.
Finalmente sono riuscita a scrivere un’altra ff! Come molti di voi sapranno la
mia musa si è presa una luuunga vacanza, lasciandomi completamente a secco!
Quindi forse troverete la seguente opera un po’… come dire… fredda! Spero
mi perdonerete e ancor di più spero di ritornare a scrivere come un tempo…!
L’idea di questa ff mi è venuta seguendo le discussioni della mitica mailing
list di City Hunter…(appro, chi di voi non si è ancora iscritto… corra a
farlo!)
Sono
molto affascinata dalla cultura Giapponese, anche se non la conosco a fondo! Di
conseguenza perdonate gli eventuali errori! Ho cercato di dare ai dialoghi tra
Sonomi e Kaori un tono piuttosto formale…ma non so se effettivamente usa così
^^;
Ringrazio
Chila-chan e le sue lezioni di Giappo (se ho potuto scrivere qualcosa in lingua
è merito suo!) e la musa di Julie-chan, che ha gentilmente fatto due
chiacchiere con la mia! Grazie!
Aeris
18/06/2001
- 06/04/2002
Painting
Someone
La leggera brezza mattutina conferiva
un’aria romantica al paesaggio, sollevando petali e boccioli recisi.
Nonostante il sole fosse sorto da diverse ore, nel piccolo parco di Shinjuku il
tempo pareva essersi fermato all’alba, nel momento in cui qualcuno aveva
immortalato con leggiadre pennellate quello splendore. Su una panchina piuttosto
nascosta se ne stava infatti seduta una giovane donna, i capelli raccolti in una
coda di cavallo svolazzante, il viso macchiato di rosso e l’espressione
completamente concentrata sulla tela che le stava davanti.
- Aiutoo, un
maniaco!! – le grida di una donna ruppero all’istante quell’incanto.
- RYOO!! MALEDETTO IDIOTA, SE TI PRENDO TI METTO A CUOCERE NEL FORNO CON LE
PATATE!! – tuonò con fare terrificante una voce, seguita dal suono di un
qualche oggetto che veniva agitato in aria.
La ragazza sulla panchina, visibilmente irritata, alzò gli occhi verso la
persona che gridava e brandiva un gigantesco martellone da duecento tonnellate
ma, con suo grande stupore, non si ritrovò davanti un donnone di centocinquanta
chili alto tre metri, bensì una donna giovane, bella e ben fatta. A livello
artistico era una cosa del tutto inusuale e quello strano contrasto la incuriosì
parecchio. La seguì con gli occhi finché non la vide scagliare la sua arma
contro un uomo che cercava disperatamente di nascondersi dietro un cespuglio,
dopodiché si alzò e le andò incontro:
- Konnichiwa!- la salutò cordialmente, chinando leggermente il capo.
- Buongiorno a lei, posso aiutarla? – rispose di rimando la donna.
- Mi chiamo Sonomi Mudo e non ho potuto fare a meno di notarla – le spiegò
l’altra con un sorriso, tendendole la mano.
La giovane donna sorrise a sua volta, imbarazzata, poi strinse la mano che le
veniva porta:
- Io sono Kaori Makimura e questo… - cominciò indicando l’uomo che pochi
istanti prima era spalmato a terra - Watashi
wa Ryo Saeba desu, hajimemashite darling!! – la precedette però lui,
presentandosi e provandoci contemporaneamente, come suo solito.
Sonomi gli sorrise forzatamente, poi si rivolse nuovamente la sua attenzione
sulla donna:
- Senta Kaori-san, sarebbe disposta a posare per un quadro? – le chiese di
punto in bianco.
- Che?? Un quadro? – sgranò gli occhi la sweeper, credendo di aver capito
male.
- Scusa, tu vorresti dipingere questa specie di travestito? – si intromise
Ryo, un po’ seccato per essere stato ignorato.
Sonomi lo fissò qualche istante:
- Trovo che la sig.na Makimura sia molto bella, se proprio glielo devo dire! In
ogni caso ciò che mi attrae di lei, dal punto di vista artistico, si intende,
è il contrasto che avverto quando la osservo… E lei sig. …. – si
interruppe, non ricordando il suo cognome.
- Saeba – puntualizzò piccato lui, che si era presentato pochi minuti prima.
- Sì, ecco… dicevo… Lei sig. Saeba dovrebbe sapere di cosa sto parlando,
visto che la sig.na Makimura è la sua compagna, no? –
Se Ryo avesse avuto qualcosa in bocca, sicuramente gli sarebbe andato di
traverso:
- CHE COSA? TI PARE CHE UN BEL RAGAZZO COME ME SI POSSA METTERE CON UNA COME LEI??
– sbraitò.
Kaori si limitò a colpirlo un’altra volta con il martello, sbattendogli in
faccia parole poco carine, mentre Sonomi ribatté:
- Mi sembrava evidente che… Ma perché si scalda tanto, scusi? –
Ryo, punto sul vivo, decise saggiamente di battere in ritirata e, con qualche
borbottio indistinto, sparì dalla scena.
- Lo scusi, è che ama fare colpo e quando non ci riesce il suo orgoglio ne
risente parecchio – spiegò un po’ imbarazzata Kaori.
- Non capisco… E’ sicuramente un uomo affascinante, ma perché dovrebbe
interessarmi quando è perso di lei, Kaori-san? – ribatté la donna, lasciando
di stucco la sua interlocutrice.
- Perso di me? No, credo si stia sbagliando! Sì, decisamente! – chiarì
subito Kaori, rossa come un peperone.
- Guardi, io che sono una pittrice certe cose le vedo! – la rassicurò però
Sonomi – Sono certa di quello che dico! – le sorrise, poi le strizzò
l’occhio. Dopo qualche attimo riprese a parlare, cambiando totalmente
discorso:
- Allora per quel quadro? –
- Non so… - Kaori era riluttante – Dovrei tenermi libera per eventuali
incarichi lavorativi… - spiegò – Sa, io faccio la sw… ehm,
l’investigatrice privata e potrei mettere in pericolo la sua vita, Sonomi-san!
–
La donna scoppiò a ridere:
- Che problema c’è? Io non ho certo paura! E poi… la pagherò, sa? –
disse cordialmente – Farò in modo che con il mio compenso possa
astenersi dal lavorare per… mm… almeno tre mesi! Le interessa la mia
offerta? –
- Mi ha convinto, accetto! – capitolò Kaori, incapace di rifiutare
quell’offerta così vantaggiosa.
- E naturalmente verrò a stare da lei, così potrò studiarla e carpire più
emozioni possibili! – aggiunse poi. La sweeper non replicò, certa di poter
dormire sonni tranquilli, poiché la cliente si sarebbe difesa benissimo da sola
nei confronti di Ryo.
*
Il mattino
seguente, alle undici circa, Sonomi Mudo bussò alla porta dell’appartamento
di Ryo e Kaori.
- Oh, Sonomi-san, benvenuta! Sono contenta che la cartina che le ho disegnato
ieri le sia servita! – la accolse una sorridente Kaori – Prego, si accomodi
– la invitò ad entrare mentre si asciugava le mani al grembiule che portava
in vita.
- Grazie – la donna si tolse le scarpe, indossò le ciabatte da casa ed entrò.
- Le mostro la sua stanza – esordì qualche istante dopo Kaori, facendole
strada per le scale e aiutandola a portare i bagagli – Questa in verità è la
mia camera, spero che non le dispiaccia dormire qui – le disse una volta
aperta la porta dell’ex salotto.
- Oh, no, affatto! – la rassicurò subito la donna.
- Bene, io dormirò sul divano al piano inferiore, così se durante la notte avrà
bisogno di qualcosa saprà dove trovarmi –
- Ma come?! – esclamò contrariata Sonomi – Non dorme in camera con il sig.
Saeba? –
Kaori avvampò:
- Certo che no, mica stiamo insieme! – si affrettò a ribadire – Ehm… a
proposito di Ryo, se mi scusa un attimo dovrei andare a svegliarlo… Torno
subito! – così, grata di quella scusa, poté evitare ulteriori imbarazzi.
- Ryoo? – lo
chiamò Kaori aprendo la porta della sua camera. L’interno era pressoché
illuminato, come tutte le mattine del resto, ma questo non disturbava
minimamente lo sweeper che continuava imperterrito a ronfare beatamente. Si fermò
qualche istante ad osservarlo, dando il via così a quel rituale che si ripeteva
ogni giorno da parecchi anni, ormai. Come sempre era bellissimo, addormentato, e
sul viso aveva un’espressione così fanciullesca da farla commuovere… Come
doveva essere stata dura la sua infanzia! Non aveva avuto tempo di giocare, né
di viverla spensieratamente. Si era dovuto confrontare con la morte, con il
sangue e con il dolore… Era cresciuto troppo in fretta e senza amore, così
ora aveva paura… Paura di amare, di lasciarsi andare…paura di tutti quei
sentimenti che non aveva mai ricevuto, né sperimentato durante tutta la sua
vita. Erano sette anni che lei gli era vicina e che era innamorata di lui… che
fare di più?
Con un gesto spazientito di una mano la donna si costrinse ad abbandonare quei
malinconici pensieri:
- Ryoo!! – lo chiamò per l’ennesima volta, alzando la voce.
- Mmm, Kaori, vai via! Sono stanco…- bofonchiò lui in risposta, senza nemmeno
aprire un occhio.
E ti pareva! Cominciava a trattarla male già di prima mattina!
- Muoviti, pervertito, che di sotto c’è la sig.na Sonomi! – lo rimbeccò,
sapendo di aver toccato il tasto giusto.
- Mmm… Chi, quella bisbetica che mi ignora? Che rimanga dov’è! –
Kaori non credeva alle sue orecchie. Ryo che desisteva? Ryo che si offendeva per
aver ricevuto un due di picche?
- Stai proprio invecchiando! – commentò ad alta voce, con un tono più dolce
di quel che avrebbe dovuto essere.
- Io non sono vecchio, ho vent’anni! – ribadì per la centesima volta il
socio, piccato.
- See, see… - lo schernì la ragazza, sorridendo – Da come ti comporti
ultimamente direi che sei vicino all’andropausa! – rincarò la dose.
- IO vicino all’andropausa?? – si inalberò subito lui – Se davvero fosse
così, non credo che avrei ancora queste erezioni mattutine! – aggiunse
poi, indicando orgogliosamente il lenzuolo prepotentemente diretto verso
l’alto nella zona che corrispondeva al basso ventre.
- Brutto porco maniaco, ma non hai un minimo di pudore? – tuonò Kaori, viola
in viso, scaraventando un cuscino sulla parte interessata – Bah, fa un po’
come ti pare! Io vado di sotto! – lo informò poi, troppo imbarazzata per
guardarlo.
Così Kaori se ne andò sbattendo leggermente la porta e lasciando Ryo con
un’espressione sorniona in volto.
- Eccomi di
ritorno! – irruppe allegramente la sweeper in direzione di Sonomi, entrando in
camera. La donna le sorrise:
- Ho quasi finito di sistemare le mie cose – la informò.
- Ah, ma se ha bisogno… -
- Non si preoccupi, non ho portato che pochi indumenti! Ho intenzione di
disturbarvi solo per pochi giorni… una settimana al massimo! –
- Sarà comunque un piacere ospitarla! Sa, con il lavoro che facciamo non capita
tutti i giorni di incontrare una persona a modo come lei! – disse
inaspettatamente Kaori, sorprendendo la pittrice una volta di più con la sua
franchezza.
- Arigatou, Kaori-san! Lei è davvero gentile! – la ringraziò Sonomi.
Era vero, quella ragazza le piaceva! Era strano, vista l’avversione che
solitamente provava per le belle clienti… “Infatti non è una cliente!” si
disse subito. Però anche se lo fosse stata non avrebbe avuto nulla contro di
lei… Non capiva perché tutte quelle sciocche donne che aveva incontrato in
quei sette anni avessero quell’orribile propensione a fare le gatte morte con
il suo socio, con il suo Ryo. Sì, perché era suo e non c’erano
santi che tenevano. Non le piaceva la propria tendenza alla possessività e alla
gelosia, ma era fatta così… Prendere o lasciare. Dopotutto era in diritto di
dire certe cose… Chi è che gli faceva da mangiare? Chi lo accudiva quando
stava male? Chi si preoccupava a morte per la sua incolumità ogni volta che
doveva affrontare un nuovo nemico? Chi lo amava così tanto da sopportare sette
anni di sofferenza e di disinteresse? Eppure lui sembrava accorgersi solo delle
altre… Di quelle donne che dentro non hanno nulla… fatte solo di esteriorità
e di frivolezze! Erano state poche le clienti che le erano piaciute, non solo
perché era gelosa, ma per il semplice fatto che era una donna e sapeva
giudicare al di là delle apparenze e di qualche moina studiata… Ma perché
invece Ryo era così ingenuo?
- Ehm…
Kaori-san? – la chiamò per l’ennesima volta Sonomi, distogliendola dai suoi
tristi pensieri.
- Ah! Mi scusi!! Diceva? –
- Dicevo che ho finito di riordinare e che possiamo scendere! – ripeté la
donna, osservandola attentamente.
- Aha, certo, scendiamo pure! – approvò Kaori, accompagnando le parole ai
fatti.
*
Quando Ryo scese, circa quaranta minuti più
tardi, venne condotto in cucina dal profumino invitante che si propagava da
essa. Quando entrò, si profilò davanti a lui una scena piuttosto interessante:
Kaori, sola ai fornelli, si dava da fare con il pranzo, mentre Sonomi seduta al
tavolo la osservava con attenzione.
- Oh, alla buon’ora! – lo accolse la socia accortasi, come accadeva da un
po’, della sua presenza. Anche l’altra donna si voltò verso di lui:
- Buongiorno sig. Saeba! – lo salutò, poi si rivolse verso Kaori, un po’
sorpresa – Come faceva a sapere che era arrivato? Non ha fatto alcun rumore e
lei non si è nemmeno voltata! – le chiese.
Kaori la guardò con aria leggermente interrogativa:
- Be’… ho sentito che era dietro di me… - tentò di spiegarle, non
capendo il motivo della sua perplessità.
- Kaori, una sweeper dovrebbe sempre ricordare che poche persone hanno
sviluppato le tue stesse capacità – la rimproverò dolcemente Ryo.
La donna sorrise, scusandosi:
- E’ vero, non ci avevo pensato! A volte dimentico di vivere in un mondo così
diverso da quello delle persone normali… -
Ryo si rabbuiò per un attimo, ma poi si riprese:
- Il nostro è un mondo nel quale riuscire a percepire la presenza di un altro
essere umano può salvarti la vita – spiegò alla pittrice.
“Già, peccato che io riesca solo ad accorgermi della presenza di Ryo… E il
perché lo so fin troppo bene” si disse mestamente Kaori.
- C’è qualcosa che non va? – le chiese Sonomi, acutamente.
- No, no! Certo che no! – cercò di sorridere la sweeper – Stavo solo
pensando a cosa manca per la cena di stasera! – la rassicurò – Ryo, saresti
così gentile da andare a fare la spesa? – chiese poi al socio.
- Non ci pensare nemmeno! – rifiutò subito lui – Piuttosto, Sonomi, tu cosa
ci fai qui? – domandò alla ragazza, con aria tutt’altro che amichevole.
- Kaori ha accettato di farsi ritrarr… - cominciò a spiegare la pittrice, ma
fu interrotta dallo sweeper:
- Fammi capire bene… Tu te ne stai in casa mia, mangi e dormi a sbafo solo per
dipingere questa specie di uomo? – le inveì contro.
*STONK* Una martellata da parte di Kaori e un’occhiataccia da parte di Sonomi
lo inchiodarono al pavimento.
- Si da il caso che la sig.na Sonomi sia anche una nostra cliente! – disse
Kaori qualche attimo dopo.
- Coosaa? E’ una cliente? – si stupì Ryo.
- Esatto, brutto pezzo di cretino! E il compenso, oltre al ritratto, comprende
anche un sostanzioso assegno! Quindi, se vuoi continuare a mangiare, ti conviene
alzare il tuo bel fondoschiena e muoverti! – gli ripose con un tono che non
ammetteva repliche.
- Ma… e il mokkori? – provò a protestare timidamente l’uomo.
Kaori lo raggelò con uno sei suoi migliori sguardi assassini.
- Fila a fare la spesa! –
- Ma Kaori-chan… -
- Niente ma! – la sweeper aveva già sfoderato il suo martellone serie gold
quando intervenne Sonomi:
- Posso andarci io… - si offrì. Kaori valutò per un attimo la sua proposta,
poi rinfoderò la sua arma:
- Ottima idea! E tu, Ryo, hai il dovere di accompagnarla visto che è una nostra
cliente! – esclamò con un ghigno soddisfatto.
*
- Saeba, dobbiamo parlare – esordì
Sonomi una volta scesi in strada. Il supermercato era vicino e pertanto non
c’era stato bisogno di prendere la macchina.
- Come mai hai abbandonato i formalismi, Sonomi? – le chiese subito lui –
Hai forse intenzione di rivelarmi che in realtà sei un’assassina e che tutta
la storia della cliente e del ritratto te la sei inventata? – rincarò con
voce tagliente.
- Saeba, lei dovrebbe imparare a parlare solo quando ha il cervello collegato
alla bocca, sa? – lo rimbeccò subito – L’unica cosa che voglio fare in
questo momento è impicciarmi dei fatti suoi e, visto che non ama i formalismi,
mi sono adattata. Sa, l’arte è versatile! – gli spiegò sarcasticamente.
- Nessuno ti ha chiesto di impicciarti dei fatti miei, perciò… - cominciò
Ryo, ma fu interrotto:
- Forse qualcuno l’ha fatto –
Ryo divenne improvvisamente serio:
- Kaori ha…? Ma no, è impossibile! E’ troppo riservata per parlare a
qualcuno appena conosciuto di certe cose – disse, lanciando volutamente quella
frecciatina.
- Si dà il caso che quel qualcuno appena conosciuto conosca bene
l’animo umano! –
- Ah, già, dimenticavo! La pittrice! –
- Se ha qualcosa contro di me lo dica subito, per favore! –
Fu allora che Ryo si zittì.
Non aveva niente contro di lei, a parte il fatto che era molto perspicace,
troppo.
- E’ da poche ore che vi conosco, ma posso dire che… - iniziò allora a dire
Sonomi, ma fu costretta ad interrompersi, perché le porte del supermercato si
stavano aprendo davanti a loro.
*
- Siamo tornati! – esordì
Ryo venti minuti dopo, tenendo aperta la porta con una spalla, viste le mani
impegnate nel sorreggere due borse zeppe di cibarie.
- Arrivo! – si sentì, poi, in seguito a dei passi affrettati, apparve Kaori.
Sorrise prima a Ryo, poi a Sonomi e lì ringraziò, dopodiché prese in mano
senza sforzo le due borse e le portò in cucina.
- Caspita se è forte! – commentò donna. Non aveva più avuto occasione di
tornare all’attacco con Ryo, ma non si sarebbe arresa.
- Se è capace di sollevare quei giganteschi martelloni da duecento
tonnellate… - si limitò a dire l’uomo, dopodiché si diresse anche lui in
cucina, consapevole di uno sguardo indagatore puntato sulla schiena.
*
Dopo un sostanzioso pranzo, i tre si
dedicarono ai più disparati compiti: Ryo se ne stava seduto sul divano a
leggere una delle sue riviste tutt’altro che caste, Kaori riordinava la cucina
e Sonomi, poco distante da lei, scarabocchiava su di un album da disegno.
- A proposito, Sonomi-san, mi sono dimenticata di domandarle i dettagli del
nostro incarico! Voglio dire che con Ryo dovremo stare molto attente… - ruppe
il silenzio la sweeper, alcuni minuti più tardi. Entrambe guardarono in
direzione del salotto, poi si scambiarono un’occhiata cospiratrice.
- Il sig. Saeba crede che io sia una cliente… Sicuramente vorrà sapere qual
è il mio problema… - cominciò a dire la pittrice a bassa voce.
- Mi dispiace avergli mentito, ma era l’unico modo per tenerlo buono… In
ogni caso potremmo dirgli che un mercante d’arte desiderava la tua
collaborazione per truffare i clienti e, al tuo rifiuto, sussiste la possibilità
che abbia assoldato qualcuno per rapirti e costringerti a dipingere quei falsi.
– propose Kaori.
- Sa che è un’ottima idea? – si entusiasmò Sonomi.
Kaori sorrise, compiaciuta:
- Così, anche se non subirà attentati, Ryo non potrà avere nessun sospetto,
dato che non è sicuro che abbia effettivamente assoldato dei criminali! –
- Già! – concordò l’altra, con aria soddisfatta.
- E per quanto riguarda il suo dipinto… dovremmo stabilire degli orari in cui
poserò… - cominciò a dire Kaori, ma fu interrotta da Sonomi:
- Oh, per quello non c’è alcun problema! – la rassicurò subito – Non ho
bisogno che lei mi faccia da modella, ho solo bisogno di osservarla mentre
compie le sue azioni abituali! – la informò – Sempre che questo non la
disturbi, ovviamente! – aggiunse poi.
- Affatto, stia pure tranquilla! Allora siamo d’accordo! – rispose Kaori
allegramente, porgendole la mano:
- Sì! – convenne la donna stringendogliela con complicità.
*
Era ormai
pomeriggio inoltrato quando Sonomi si sedette accanto a Ryo. Kaori si stava
facendo il bagno e lei, nell’ovvia impossibilità di seguirla, aveva deciso di
parlare nuovamente con lo sweeper.
- Cosa c’è ancora? – la apostrofò subito lui, ancor prima che aprisse
bocca.
- Insomma Saeba! Perché deve essere sempre così scorbutico? – gli chiese,
esasperata – Mi chiedo come faccia Kaori a sopportarla! – aggiunse poi,
incapace di trattenersi.
- Devo forse ricordarti, per l’ennesima volta, che non sono affari tuoi? –
ribatté acido lui, senza staccare gli occhi dalla foto di una ragazza in una
posa oscena.
Sonomi perse la pazienza e gli strappò la rivista dalle mani, gettandola
dall’altro capo della stanza.
- Ma sei scema? – la apostrofò poco galantemente – Quel giornale costa un
occhio! E poi, se Kaori lo trova, mi fa la pelle! – le disse.
- Allora, se non vuole che le spifferi tutto, le conviene stare zitto e
ascoltarmi! – ne approfittò subito la pittrice. Ryo non rispose, il che
poteva essere interpretato come un muto assenso. - Questa mattina le stavo per
dire che ho trovato Kaori molto malinconica –
- Credi che non lo sappia? – le inveì subito contro lui.
- Stia zitto – lo rimbeccò seccamente – Dicevo… Spesso si perde nei suoi
pensieri e diventa improvvisamente triste… - continuò – E in alcune
situazioni ho notato che succede anche a lei – aggiunse, colpendolo in pieno
– Mi sembra che entrambi abbiate lo stesso problema, quindi… perché non
risolverlo? Sarebbe così semplice… - concluse.
Ryo si alzò dal divano e andò a raccogliere la sua rivista, poi fece per
salire le scale, ma Sonomi lo fermò:
- Dove crede di andare? Non mi ha ancora risposto! – gli urlò dietro.
- Mi sembra di averti ascoltato, no? Se permetti, ora che hai finito di
farneticare, vorrei andare a farmi un bagno anche io! – così, lasciando la
donna con un palmo di naso, sparì al piano superiore.
Giunto nei pressi della sala da bagno, incrociò la sua socia che, a giudicare
dai capelli ancora bagnati, era appena uscita dalla vasca. Gli ricordava un
piccolo pulcino bagnato… La guardò con estrema tenerezza e notò che anche
dallo sguardo di Kaori traspariva un malcelato affetto. Gli si scaldò il cuore.
“Già… perché non risolverlo, questo maledetto problema?” si chiese.
Sarebbero bastate poche parole e l’avrebbe resa la donna più felice del
mondo… E lui stesso si sarebbe finalmente sentito completamente libero di
esprimere e vivere i propri sentimenti, di abbandonarsi in quel caldo e
turbinoso oblio che era l’amore… Allora se era così semplice perché, dopo
sette anni passati insieme, ancora non si decideva a compiere quel passo?
Entrò in bagno e, dopo aver riempito la vasca di acqua bollente, vi si immerse,
rituffandosi al contempo nel mare dei suoi pensieri.
“La verità è che sono un vigliacco. Ho una paura folle e non riesco a
lasciarmi andare. Paura di cosa, poi? Di quella donna fragile, dolce e
contraddittoria che è Kaori? Paura di sentirmi finalmente amato da una persona?
Paura di scoprirmi e poi venire abbandonato? Avanti, Saeba, sai benissimo che
lei non farebbe mai una cosa del genere! Come puoi anche solo pensarlo, dopo che
ti ha dedicato sette anni della sua vita?”
Così, con i suoi dubbi e interrogativi, si tormentò a lungo durante quel
bagno, che avrebbe dovuto invece essere rilassante per il povero sweeper.
*
Il resto della
giornata passò con tranquillità poi venne la notte, avvolgendo il nostro in
una nebbia confusa di pensieri.
“Mer--! Sarà anche vero che la notte porta consiglio, ma io voglio
dormire!!” si lamentava Ryo stancamente tra sé “Lo sapevo io che sarei
dovuto uscire e sbronzarmi per benino! E invece no, sono rimasto a casa come un
imbecille!”
Un movimento appena accentuato interruppe il flusso dei suoi pensieri. Non
avvertiva pericolo, però.
“Sarà quella rompiscatole di pittrice! Vorrà tormentarmi anche di notte con
i suoi discorsi…” Sospirò.
- Sonomi, mi vuoi lasciare in pace? – borbottò.
- Ryo… - quella voce non apparteneva a Sonomi – Sono io -
“Oh, porc--!”
- Kaori… che ci fai qui? -
- Be’… - la sweeper era palesemente in imbarazzo – Passavo di
qui…così ho pensato di controllare che andasse tutto bene… -
- Guarda che se temi per la preziosa virtù di Sonomi il problema non sussiste!
Io quella là non me la farei neanche morto! – esclamò subito lui,
fraintendendo.
- Veramente… - obiettò debolmente la socia, ma Ryo non la lasciò finire:
- Hai paura che possano attaccarci gli uomini di quel tizio che la minaccia? –
le chiese, convinto di aver centrato il bersaglio. – Se vuoi saperlo, penso
che la persona più sospetta in tutta questa storia sia proprio la pittrice! –
Kaori arrossì di colpevolezza. Quando Ryo avesse scoperto il tutto sarebbero
stai guai. Se lo avesse scoperto. La donna sorrise tra sé.
- A dir la verità quello che mi preoccupa sei tu… - gli confessò. Ryo la
fissò per qualche attimo, sorpreso:
- E perché dovrei preoccuparti, scusa? – le domandò, smarrito. Aveva forse
lasciato trasparire in qualche modo il flusso dei suoi pensieri?
- Be’… sei strano… Non ti comporti come al solito… - cercò di spiegarsi
lei.
- Kaori… - la sua voce era tesa.
- Sì? - il cuore della sua socia
batteva a mille.
- Non è che sia la menopausa a farti vedere problemi dappertutto? –
La povera sweeper cadde a terra.
- Sei proprio un cretino, Ryo! – lo apostrofò scagliandogli sul capo un
grosso martello da duecento tonnellate. – Non sono stupida, e so che c’è
qualcosa che non va! – esclamò poi, mettendo via il pesante arnese. – Non
sei nemmeno uscito stasera… e te ne stai in camera a pensare… al buio. Dopo
tanti anni che viviamo insieme non puoi venirmi a dire che questo è un
comportamento normale! – disse ancora.
Ryo si staccò dal pavimento e la guardò. Sulle sue labbra era comparso uno
strano sorriso.
- E’ tutta colpa di quella dannata Sonomi – mormorò, più a se stesso che a
lei.
Kaori avvertì un forte colpo al cuore, mentre le lacrime le pungevano gli
occhi:
- Ti…ti sei… in-innamorato di… lei? – balbettò con il cuore a pezzi.
Ryo, accortosi del terribile equivoco, in due rapide falcate fu accanto a lei:
- Ma no… sciocca… non intendevo dire questo… - le disse con dolcezza –
Non potrei mai innamorarmi di una ragazza che mi eccita così poco! – aggiunse
poi, con baldanza. La cosa paradossale è che l’aveva detto con una faccia
serissima.
Kaori, suo malgrado, ridacchiò.
- Idiota! – esclamò piantandogli un pugno sul petto.
Ryo sorrise:
- Vai a letto, ora. E’ molto tardi. – le disse – Ho paura che se ti
permettessi di rimanere qui ancora un po’ tenteresti di sedurmi! – esclamò
poi. – Questo sì che mi preoccupa! –
Kaori gli restituì il sorriso, ma non prima di aver utilizzato il suo fedele
martellone.
- ‘notte – gli augurò, poi si richiuse la porta alle spalle.
“Prima o poi riuscirò ad aprirti il mio cuore, sugar boy”
*
Circa
cinque giorni dopo, Sonomi annunciò a Kaori di aver pressoché terminato il
proprio lavoro.
- Davvero? Ci ha messo pochissimo, Sonomi-san! – esclamò entusiasta la
sweeper.
- E’ il mio lavoro, no? E poi è stato facile. – la pittrice le sorrise. –
Spero che il mio quadro possa in qualche modo esservi d’aiuto – aggiunse con
aria complice.
Kaori la guardò senza capire. Sonomi ridacchiò leggermente, poi proseguì:
- Il quadro starà in esposizione per una quindicina di giorni, poi lo farò
recapitare direttamente a casa vostra, come promesso –
- La ringrazio Sonomi-san. – Kaori le regalò uno dei suoi sorrisi più dolci
– Spero di incontrarla ancora. – aggiunse, dopodiché si salutarono.
*
I quindici giorni successivi
passarono piuttosto in fretta…
In casa Saeba, tra un incarico e l’altro, si continuava con la solita routine:
litigate, donne e martelloni. Con la scomparsa di grillo-parlante-Sonomi,
così ribattezzata dal nostro, la coscienza di Ryo si era placata,
consentendogli di continuare a fuggire dalla realtà… Ma perfino lui si
rendeva conto che quella situazione non sarebbe potuta durare in eterno.
Aveva paura di perderla. Ecco qual’era il punto. Cosa avrebbe fatto
della sua vita se lei fosse morta, per di più a causa sua?
E così, con il suo oscillare tra il sì e il no, da perfetto egoista tentava di
tutelarsi…Scioccamente riteneva che non avendola mai avuta fino in fondo, come
una vera compagna, il dolore sarebbe stato minore… Ma il suo cuore sapeva che
non era così: se fosse sopravvissuto alla sua perdita, avrebbe convissuto per
il resto dei suoi giorni con il rimorso e il rimpianto… Eppure una parte di
lui si ribellava al pensiero di abbassare completamente la guardia e
abbandonarsi all’amore.
Si era sempre dovuto separare dalle persone che amava e aveva paura, una paura
folle e irrazionale…così conviveva col fantasma della separazione, ogni
attimo vissuto cercando di prepararvisi… E c’erano state situazioni in cui
aveva creduto di averla realmente persa… e si era reso conto che non si è mai
abbastanza preparati al dolore.
*
Ryo si svegliò, accarezzato dai raggi del
sole e dall’allegro cinguettio degli uccellini.
Perché Kaori non era salita a chiamarlo? Era uno dei momenti della giornata a
cui teneva di più.
Contando mentalmente realizzò che doveva essere domenica. Dove poteva essersi
cacciata la sua socia? In un attimo si alzò, tormentato da una certa ansia.
Corse giù per le scale e la vide: era intenta ad osservare qualcosa… Così
rapita da non essersi nemmeno ricordata di lui. Ryo sbuffò, piccato, poi cercò
di darsi un contegno e la raggiunse con fare noncurante. Fu allora che lo notò.
Dopo aver recuperato l’uso della parola, disse la prima cosa che gli venne in
mente:
- E’ il quadro di Sonomi? –
Kaori si riscosse e arrossì:
- Già… -
Tra loro scese un silenzio piuttosto imbarazzante. Erano entrambi tesi.
Ryo sapeva che era giunto il momento della verità, mentre Kaori non sapeva
esattamente cosa aspettarsi da lui, così fu la prima a parlare:
- Ryo, io rimarrò per sempre con te. Lo sai. – gli disse. Lui la guardò.
“E’ ora di guardare avanti, Saeba. Buttati, e non sbaglierai.” Si disse.
- Basta scappare, Kaori. Non potrei vivere un altro singolo giorno in questo
modo. – le disse.
- Nemmeno io. – replicò lei. Gli occhi della socia erano limpidi e dolci, e
vi poteva leggere un amore forte e sincero, insieme con una miriade di emozioni
che lui stesso provava. Lei aveva fatto tanto, troppo per lui… ed era ora di
renderla finalmente felice.
- Tu… sai quali sono i miei sentimenti per te, no…? – purtroppo non aveva
fatto i conti con l’imbarazzo – Cioè che sono… ehm… innamorato di te,
quindi volevo… - ma Kaori lo interruppe, sorridendo:
- Sì, Ryo, sì! – esclamò, radiosa, e lo abbracciò.
Poi si baciarono, un bacio lungo e casto, che ricordava quello attraverso il
vetro sulla nave di Kaibara… Solo che questa volta non c’erano barriere, e i
loro sentimenti erano finalmente liberi di esprimersi nella loro impetuosa
pienezza.
- Comunque Sonomi poteva farmi più bello! – proruppe Ryo dopo un po’, gettando un’occhiata divertita verso il dipinto:
Il quadro ritraeva due figure sospese nel vuoto. Sulla sinistra vi era quella maschile, nuda, forte e decisa, avvolta in un turbinio di rossi e neri. Sulla destra era rappresentata la figura femminile, dolce e flessuosa, vestita di un leggero velo azzurrino e attorniata da un’armonia di azzurro e bianco, con qualche sfumatura grigia. Si protendevano l’uno verso l’altra, gli occhi negli occhi, e dal punto dove le loro dita si incontravano si irradiava una specie di luce, calda e appagante. Le fattezze di quelle due figure erano le stesse di Ryo e Kaori.