UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SALERNO

Facoltà di Lettere e filosofia

Corso di laurea in Sociologia

TESI DI LAUREA

in

Economia politica

 

 

SVILUPPO DELLE COMUNICAZIONI E PROSPETTIVE OCCUPAZIONALI : IL TELELAVORO

 

Relatore                                         Ch.mo prof. Antonio Pelosi

Candidata                                            Simonetta   Rossiello

Matricola

                              ANNO ACCADEMICO 1999/2000

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INDICE

INTRODUZIONE

1. 1- DEFINIZIONI

1. 2- MANSIONI TELELAVORABILI

1. 3- MODALITÀ ORGANIZZATIVE.

1. 4- SUL PROBLEMA DELL’OCCUPAZIONE .

1. 5- BENEFICI E COSTI

1. 5. 1- lavoratore

1. 5. 2- azienda

1. 5. 3- il futuro

CAP.  2  ASPETTI ECONOMICI  E SOCIALI DEL TELELAVORO

2.1    VINCOLI D’OFFERTA ED EFFETTI DI REDDITO.

2.2     GLI IMPULSI ECONOMICI

2.3    TELELAVORO E JOB CREATION IN UN’OTTICA CLASSICO-KEYNESIANA

2.4     DAL MONDO “CLASSICO” AL MONDO “CONTEMPORANEO” DELLO SVILUPPO

TECNOLOGICO

2. 5 IPOTESI INTERPRETATIVA DEL FENOMENO TELELLAVORO

CAP. 3  INTERNET E TELELAVORO .

3.1- TELECOMUNICAZIONI E MULTIMEDIALITÀ

3.2- UN FATTORE PRODUTTIVO, UN MERCATO: INTERNET

3.2.1- Intranet / Extranet

3.3 L'IMPRESA VIRTUALE

CAP. 4 CONCLUSIONI 

4.1- INTERPRETAZIONI

4.2- CONSIDERAZIONI

4.3- PROSPETTIVE

BIBLIOGRAFIA

APPENDICE GRAFICA

                                       

 

INTRODUZIONE

Questo lavoro prende il via dalla considerazione del progresso tecnico nel campo

delle telecomunicazioni e dell’elettronica come causa di possibile evoluzione -rivoluzione della società contemporaneaa, verso un futuro economico e sociale scandito da nuovi ritmi di vita, più biologici che meccanici, e che già nel presente trova gli spunti fondamentali che ne delineeranno le opportunità di crescita.

In questo quadro evolutivo possiamo dedurre solo alcune ipotesi sul futuro occupazionale   e sulle ricadute sociali prospettato dalle Nuove Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (NTIC), tuttavia queste stesse innovazioni confermano l’esistenza di una Società dell’Informazione globale interattiva, che ha il proprio alter ego economico nella crescita del Villaggio Globale.

Presto le nuove tecnologie telematiche consentiranno a ciascuno di noi di collegarsi con tutto e tutti in tempo reale, mutando radicalmente non solo il modo di comunicare ma anche i metodi e gli strumenti di lavoro, di apprendimento e di svago.

Mutamenti profondi che comporteranno, purtroppo, anche dei rischi: l’esclusione di intere generazioni incapaci di gestire ed utilizzare i nuovi sofisticati strumenti, milioni di persone potranno occupare nuovi posti di lavoro ma altrettante, se non di più, saranno destinate a perderlo, o a trasferirsi e riqualificarsi per poterlo conservare; è possibile infine una nuova concentrazione di potere nelle mani dei ‘professionals’ delle nuove tecnologie e delle reti.

Nell’analisi degli effetti delle nuove tecnologie sull’occupazione[1], assumono notevole

importanza le attività terziarie avanzate, sia in termini di quantità che di qualità dell’occupazione.

L’incidenza netta sul lavoro delle nuove tecnologie, dipende dalla risposta della domanda aggregata alla maggiore produzione ed alla nuova e migliore offerta.

Ricerche empiriche[2] hanno evidenziato come la domanda di servizi, specialmente nei paesi industrializzati, mostri una dinamica di sviluppo superiore a quella di beni, sia

per quanto riguarda i servizi alle imprese che alle famiglie.

Le trasformazioni qualitative dei prodotti unitamente alle riduzioni dei costi che le nuove tecnologie consentono, rendono inoltre possibile il soddisfacimento di una domanda potenziale di servizi finora stagnante proprio per la mediocrità del rapporto qualità/prezzo dell’offerta.

L’alta domanda di servizi avanzati richiede anche un cambiamento importante nella struttura qualitativa del lavoro occupato, cambiamento che impone ai lavoratori una

grande capacità di adattamento al nuovo per non cadere nei pericoli della dequalificazione.

La duttilità dell’individuo deriva dalla sua formazione di base, punto di partenza per i

futuri aggiornamenti professionali.

Da paesi che presentano un apparato produttivo marcatamente terziarizzato come Stati Uniti e Giappone, all’avanguardia nell’introduzione e diffusione delle nuove tecnologie, trae forza l’ipotesi che l’espansione della domanda e della produzione di servizi possa essere talmente imponente da offrire nuove prospettive occupazionali di sviluppo, sia nel settore specifico che nel complesso dell’economia.

Tuttavia il progresso tecnico se da un lato può stimolare l’occupazione nei servizi,

dall’altro segna un sensibile declino dei lavori nell’industria, restringendone il campo

ad attività sempre più specializzate ed inevitabilmente legate all’informatica, condannando pertanto alla disoccupazione coloro  che presentano un forte gap formativo, difficile da colmare, rispetto alle nuove leve.

La ricerca di flessibilità delle imprese attraverso il decentramento e l’esternalizzazione di parte dell’attività produttiva, che ha interessato soprattutto attività di trasporto, servizi finanziari e terziario avanzato, è stata attuata per aggirare i vincoli di rigidità del mercato del lavoro e del capitale, antagonisti della competitività in un mercato globale.

Le caratteristiche peculiari del telelavoro (TL) consentono il superamento di tali vincoli, apportando una maggiore elasticità d’uso alla struttura produttiva attraverso la flessibilità individuale del lavoro, resa esplicita mediante diverse modalità organizzative .

I problemi riguardanti la qualità delle risorse umane divengono in questo modo strategici per l’evoluzione futura del terziario avanzato e del Telelavoro, ciò impone quindi una revisione sostanziale della scuola secondaria, della formazione professionale e dell’università, nell’ottica di lungo periodo di attive strategie formative su larga scala.

La forte flessibilità dei nuovi beni-capitale altamente tecnologici necessita di un rinnovamento nella rigida organizzazione produttiva industriale, per valorizzarne

appieno le potenzialità .

In quest’ottica, innovazioni nella gestione del tempo di lavoro che flessibilizzano l’occupazione all’interno dell’impresa e sfruttano integralmente i progressi nel campo delle tlc e della telematica, incontrano le esigenze di competitività delle aziende oltre che quelle di maggiore autonomia dei lavoratori.

Si può ipotizzare, considerata la continuità e rapidità dei processi innovativi informatici, un progressivo abbassamento del costo dei beni capitale a tecnologia avanzata, che può favorire, in un futuro imprecisato, il ritorno della famiglia ad unità produttiva vera e propria, in una società in cui crescente sarà soprattutto la domanda di servizi, di informazioni e di formazione.

L’intenzione di questo lavoro è dare un’interpretazione dei possibili nuovi sviluppi occupazionali di un fenomeno noto da tempo come telelavoro, che si è evoluto grazie

ai progressi delle NTIC.

Imposto dalla ricerca di decentramento delle grandi imprese, il Telelavoro è andato rivelando, con l’avanzare del progresso tecnico, diverse potenzialità d’uso che ben si legano al settore ad alta intensità di lavoro dei servizi alle imprese e alle famiglie.

 

 

CAP. 1   I CARATTERI DEL TELELAVORO

1.1- definizioni

Agli inizi degli anni ‘70, Jack Nilles , professore dell’università della California, ricercatore presso la NASA e studioso di politica dei trasporti, ha coniato i termini “telework” e “telecommuting”, definendoli rispettivamente: “ogni forma di sostituzione dei viaggi di lavoro tramite l’utilizzo dell’Information Technology” e “quella parte di telework legata al problema del trasferimento fisico da e verso la sede di lavoro centrale”, italianizzato in telependolarismo.

I neologismi erano strettamente legati al primo shock petrolifero, poichè quest’ultimo spinse molti studiosi come Nilles ad analizzare costi e benefici riguardanti il trade-off tra impiego della tecnologia e trasferimento fisico per motivi di lavoro; pertanto la ricerca del semplice contenimento dei costi, attraverso il risparmio energetico, fu la base di partenza per l’impiego delle nuove tecnologie telematiche che riducevano quindi il rapporto tra lavoro e capitale.

Mentre il riferimento al pendolarismo del telecommuting è rimasto inalterato negli anni, il termine telework è stato adattato secondo le necessità di ricerca dei singoli studiosi, rendendone eterei i confini e stimolando pertanto l’esigenza di una determinazione più chiara del concetto :“Ogni forma di sostituzione degli spostamenti di lavoro con tecnologie dell’informazione.” (Jack Nilles, Jala International); “Qualsiasi attività alternativa di lavoro che faccia uso delle tecnologie della comunicazione non richiedendo la presenza del lavoratore nell’ambiente tradizionale dell’ufficio.” (Martin Bangemann, commissario europeo per l’industria); “Qualsiasi attività svolta a distanza dalla sede dell’ufficio o dell’azienda per cui si lavora, quindi anche senza ricorrere a strumenti telematici.” (Domenico De Masi, Sociologo);“Prestazione di chi lavori con un videoterminale topograficamente al di fuori delle imprese cui la prestazione inerisce.” (Gino Giugni, Giuslavorista); “Prestazione flessibile di lavoro personalizzato nei servizi telematici.” (Francesco Fedi, Fondazione Ugo Bordoni);“Forma di lavoro effettuata in luogo distante dall’ufficio centrale o dal centro di produzione e che implichi una nuova tecnologia che permetta la separazione e faciliti la comunicazione.” (Ufficio Internazionale del Lavoro); “Modalità flessibile di lavoro a distanza, svolto utilizzando mezzi informatici e di telecomunicazione per una sistematica interazione con l’azienda o l’ente.” (Franco Morganti, Databank Consulting); “Un’attività si configura come telelavoro qualora siano rispettate le seguenti condizioni: *esista una delocalizzazione dell’attività rispetto alla sede tradizionale di lavoro; *si usino strumenti telematici nello svolgimento del lavoro; *l’attività svolta a distanza abbia caratteristiche di sistematicità; *esista un rapporto di lavoro basato su un contratto in esclusiva.” (Giampiero Bracchi e Sergio Campodall’Orto); sistematicità ed esclusiva sembrano definire un rapporto di lavoro non diverso per tipologia dalla tradizione del lavoro dipendente, da cui, in questa

definizione, il telelavoratore si distanzia solo “fisicamente”.

Sono definizioni[3] che riflettono sperimentazioni o applicazioni collaudate di telelavoro, per rispondere ad esigenze specifiche del mondo economico e sociale.

Infatti l’importanza che ha assunto questa forma di lavoro nelle strategie d’impresa, privata e pubblica, deriva in particolare da alcune macro-evoluzioni che stanno  caratterizzando l’economia postindustriale.

La congestione metropolitana, ha reso obsoleti i processi di concentrazione delle attività economico - produttive, annullandone i benefici delle economie di scala, rendendo pertanto palesi le rigidità di risposta delle attività produttive alle richieste di un mercato sempre più personalizzato e globale.

Il decentramento di servizi ed attività di staff, la ricerca di flessibilità operativa (nella gestione ed organizzazione di tecnologie e risorse) e soprattutto di flessibilità strategica, sono strumenti adottati per reagire in modo adeguato e tempestivo agli stimoli del mercato.

Questo obiettivo di flessibilità investe anche modi e luoghi d’impiego del lavoro per ricavarne migliori risultati in termini di economicità.

Il decentramento mira ad esternalizzare alcune attività di staff per rendere più flessibile l’organizzazione interna dell’impresa, tuttavia anche se appaltate all’esterno pur sempre attività di staff rimangono, con rapporti definiti tra lavoro e capitale quando non ritoccati in basso per l’innalzamento del rapporto di sostituzione, poco mutando le loro caratteristiche di prodotto ma consentendo di abbassare i costi fissi dell’impresa che può così servirsi dell’opera di esterni solo quando occorre.

La richiesta di elasticità non viene soltanto dalla domanda di lavoro, infatti, con la nascita di nuovi bisogni nel tempo di lavoro e nel tempo libero, l’individuo preme per accrescere la propria remunerazione in ragione di una maggiore libertà nell’offerta delle proprie prestazioni professionali.

La destandardizzazione della domanda si traduce anche in una ricerca di lavoro più personalizzato, più vicino alle esigenze di vita individuali, così come una volta la domanda di massa imponeva l’esistenza del lavoratore di massa, le cui esigenze erano più legate alla soddisfazione dei bisogni essenziali di un mercato omogeneo.

Oggi la forza motrice di tali macro-processi è tutta insita nelle Nuove Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (NTIC), strumento ed obiettivo delle reali esigenze di sviluppo della società post-industriale che è a sua volta artefice e vittima della dematerializzazione totale.

Grazie alle NTIC è possibile liberare molte attività (soprattutto terziarie) dal regime di fabbrica, consentendo una maggiore indipendenza dei posti di lavoro dalla localizzazione fisica delle risorse impiegate.

Quest’affermazione è fondata, in particolare, se si tratta di lavori legati all’informazione, suscettibili alla despazializzazione e desincronizzazione grazie al trattamento elettronico dei dati (informatica), alla trasmissione a distanza (tlc) ed agli avanzati sistemi di comunicazione elettronica (telematica).

Un’ulteriore definizione del Telelavoro pertanto risulta essere: “esecuzione di un lavoro a distanza, in collegamento diretto con una sede centrale di lavoro o con altre sedi (ad esempio quelle dei clienti), mediante l’impiego più o meno intensivo, ma non esclusivo, di tecnologie dell’informazione e della comunicazione.”

Quindi, pur rientrando nella generale categoria del lavoro a distanza, il TL mantiene le caratterizzazioni ben definite:[4]

*della Distanza (fisica, ma non tecnica) riguardo i soggetti operanti; *dell’Interdipendenza funzionale tra gli individui;

*dell’Interconnessione operativa sostenuta dalle NTIC, che consente una maggiore autonomia dei soggetti implicati;

*della Flessibilità nell’erogazione, nelle forme d’impiego e nella gestione del lavoro, da parte dei lavoratori e dei clienti.

Manca nelle forme iniziali di Telelavoro, ancora lontane dalle possibilità tecnologiche di oggi, un’importante caratteristica che ne trasformerà completamente gli obiettivi d’implementazione: “l’interattività” che consente di legare più individui contemporaneamente, utenti o clienti, nello stesso progetto di lavoro attraverso la medesima struttura tecnologica; il che sostanzia un potenzialmente alto rapporto lavoro/capitale pur in presenza di alta produttività da parte di entrambi i fattori.

Tuttavia le mansioni idonee ad essere svolte a distanza, pur non essendo ‘interattive’, abbracciano numerosi settori legati all’informazione e ciò in quanto a fondamento delle attività telelavorabili vi si trova l’intenso utilizzo di codici simbolici.

2.2- mansioni telelavorabili

Nel Telelavoro i lavoratori si adattano al simbolo che cambia per padroneggiarne lo scambio a distanza.

Ovviamente lo scambio a distanza impone la strutturazione di una rete comunicativa, che consenta l’interazione funzionale ed operativa tra i diversi interessati.

Le aree potenzialmente coinvolte nell’applicazione di telelavoro non sono necessariamente collegate con l’ambiente fisico dell’impresa, ma hanno come peculiarità ampi spazi di autonomia e la possibilità del controllo dei risultati.[5]

Ve ne sono diverse: la consulenza, il credito, le assicurazioni e i servizi finanziari, la formazione, la medicina, l’elaborazione e programmazione, l’editoria, la manutenzione; tutti settori in cui la rete informatica ha favorito il decentramento ma non ha intaccato il contenuto del lavoro, che rimane invariato anche se fornito da operatori esterni all’impresa che, subendo la reciproca concorrenza, si confrontano in una competizione basata sui prezzi, essendo più facile tra l’altro per il lavoro autonomo evadere, o eludere, molte spese che gravano su quello dipendente, alimentando in questo modo la complementare diffusione del lavoro nero (meno costoso e più flessibile nell’uso).

Le figure professionali coinvolte in tali mansioni abbracciano grandi settori, ancora non ben definiti tra loro negli spazi ma identificabili propriamente nelle attività comunicative, nell’erogazione di servizi a contenuto informativo (ad es., rappresentanti, brokers, consulenti, giornalisti, scrittori), nel settore informatico, che racchiude gli operatori che trattano dati, analisti, progettisti di software, ingegneri.

I maggiori guadagni di produttività per le aziende, derivanti dal decentramento telematico, riguardano in particolare l’area amministrativo - contabile; infatti subappaltare all’esterno mansioni amministrative, magari in paesi lontani in cui il costo del lavoro è più basso, comporta notevoli risparmi per l’impresa e vantaggi per i lavoratori disoccupati delle aree depresse, in questo caso tuttavia il TL sfrutta il loro

basso valore di mercato come forza lavoro, anche se di qualità, più che le loro doti

intellettuali e produttive.

Anche i servizi tecnici e l’area socio-culturale inglobano una vasta gamma di mansioni professionali idonee per il lavoro a distanza “computer aided”, dagli insegnanti ai medici, dagli addetti alla manutenzione agli architetti; in questo caso il tipo di prodotto o servizio offerto e la partecipazione attiva, oltre ad una solida formazione professionale, creano i margini di competitività per la presenza di alto valore aggiunto nell’output (un esempio è la telemedicina).

Sulla base delle esperienze avviate è possibile stabilire alcune caratteristiche ricorrenti delle figure professionali coinvolte nelle attività a distanza, si tratta dell’autonomia, di poche necessità di comunicazione interpersonale, di programmabilità del lavoro, facilità di controllo e valutazione dei risultati.

La conseguenza di ciò è la despazializzazione soprattutto di attività a basso contenuto professionale ( rapporto lavoro/prodotto costante o più basso) e, all’opposto, di quelle ad alta professionalità ( : ad es., manager, consulenti, programmatori:

rapporto lavoro/prodotto e lavoro/capitale in crescita per l’alto valore di capitale umano in esso contenuto).

Il telelavoro  tuttavia apporta maggiori vantaggi alle categorie con elevato potere contrattuale, derivante dal loro alto livello di specializzazione, mentre può comportare conseguenze controproducenti per le categorie più deboli, identificate da una minore

qualificazione professionale, che rischiano la definitiva esclusione dal  processo produttivo se non opportunamente riqualificate; è il caso delle mansioni addette alla semplice raccolta, elaborazione e invio di informazioni secondo programmi di lavoro stabiliti e che impongono agli addetti la sola conoscenza dei simboli e delle macchine informatiche.

Infatti le aziende sono disposte a fare concessioni agli alti professionisti, nell’organizzazione del proprio lavoro, piuttosto che perderne gli skills, per cui la qualità del servizio prende il sopravvento sul costo dello stesso nella conquista del mercato.

Viceversa, i meno specializzati sono legati alle leggi del mercato, rischiando quindi, nelle riorganizzazioni aziendali, un calo della loro retribuzione e soffrendo sensibilmente l’isolamento ed il distacco dall’impresa causati dal telelavoro; essi hanno nella flessibilità in basso del salario l’unica arma per rimanere competitivi sul mercato del lavoro.

Studi più approfonditi hanno rivisitato il concetto di telework , precisando che “si è in presenza di telelavoro  solo se da una parte vi è separazione fisica dalla sede di lavoro, e dall’altra un utilizzo sistematico dei servizi telematici nel collegamento con la sede di lavoro.”

In questo caso la valutazione economica dell’utilizzo o meno del Telelavoro considera soltanto i vantaggi per l’azienda derivanti dalla delocalizzazione, tralasciando i benefici per il lavoratore riguardanti i suoi spostamenti fisici, benefici riguardanti sempre gli occupati e non coloro che sono esclusi dalle innovazioni.

Fondamentale per la fattibilità tecnica risulta sempre l’integrazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, che dividono il ciclo di lavoro in tre momenti principali : ricevere, trattare, trasmettere informazioni.

Lavoro quest’ultimo che non necessita di interattività, creatività o particolari caratteristiche professionali al di fuori della conoscenza dei mezzi tecnici utilizzati, per cui non richiede un maggiore input di lavoro nell’uso dell’unità di capitale telematica.

La schematizzazione del processo di lavoro consente di delineare la base tecnologica del Telelavoro[6], presente con (I) infrastrutture di collegamento per il transito delle informazioni (rete telefonica generale -RTG-, reti di trasmissione dati -RFD-, rete integrata nei servizi -ISDN-, rete delle reti INTERNET); (II) sistemi e supporti che consentono la comunicazione, il trattamento e la memorizzazione delle informazioni (computer, stampanti, video, fax, etc.); (III) software, che rende possibile il dialogo tra sistemi (sistemi operativi, database,etc.); (IV) servizi a valore aggiunto, che arricchiscono l’informazione di pareri, considerazioni, proposte, ipotesi, valutazioni, aspettative e creano quindi un servizio che può essere condiviso in tempo reale ed utilizzato per complessi progetti di lavoro coordinati (telex, posta elettronica, videotex, teleconferenza), modificando così il rapporto lavoro/prodotto secondo le caratteristiche delle attività ad alta intensità di lavoro.

Si è in presenza di una struttura di capitale altamente flessibile, a seconda degli usi cui viene designata, e che ha comportato la nascita di diverse modalità per lo svolgimento del

lavoro a distanza, ognuna con proprie caratteristiche di sostituibilità o complementarità tra fattori, a seconda del contenuto di capitale umano richiesto in ogni specifica attività.

1.3- modalità organizzative

Il Tavinstock Institute of Human Relation , [7]Londra, ha proposto una classificazione delle più frequenti forme di telelavoro:

1- Telelavoro a domicilio (home working)

2- centro di Telelavoro condiviso (shared facilities)

3- teleimpresa (distance working enterprises)

4- ufficio satellite (satellite/branch offices)

5- sistema economico distribuito (distributed business systems)

6- lavoro mobile (mobile work)

L’“home working” è la soluzione più radicale ed interessante, in quanto realizza una nuova ricomposizione tra momenti e luoghi riservati alle diverse attività quotidiane, anche se attualmente è la meno indicativa e diffusa delle forme di TL esistenti; perché come forma semplice di delocalizzazione forse offre ritorni positivi per l’azienda troppo limitati dovendo essa addossarsi le spese d’installazione delle parti tecniche.

Tuttavia la convenienza può esservi in caso di lavoratori con particolari qualifiche professionali, dei quali è fondamentale per l’impresa l’originale contributo intellettuale.

L’home work necessita, data l’indipendenza dalla sede centrale, di strumenti (hardware e software) che ne consentano l’autonomia di lavoro nello svolgimento dei compiti,

garantendo una sempre efficiente comunicazione con colleghi, superiori o clienti.

Esso è realizzabile in diverse forme: può essere svolto per i clienti da lavoratori autonomi o liberi professionisti; da lavoratori dipendenti di una azienda, che lavorano presso la propria abitazione; comunque si tratta di modalità di offerta, specialmente l’ultima, che non comportano la presenza contemporanea e collaborativa di diversi individui, pur essendoci, nel primo caso, una forma di Telelavoro più avanzata rispetto alla semplice delocalizzazione presso le abitazioni dei dipendenti, per cui non garantisce nel futuro particolari vantaggi occupazionali ma si limita a migliorare la condizione di ‘alcuni’ occupati.

La modalità di erogazione del lavoro può attuarsi esclusivamente presso l’abitazione del lavoratore o alternata a periodi presso il datore di lavoro o presso i clienti.

Esempi di “shared facilities” sono costituiti dai telelocali, i telecentri,[8] gli edifici intelligenti.

La sostanza consiste nell’allestimento di un ufficio, un centro di lavoro o un edificio con una serie di apparecchiature informatiche e di tlc, compresi una serie di servizi qualificati di assistenza e di supporto agli utenti.

Il complesso è a disposizione di diversi utilizzatori: impiegati appartenenti ad aziende diverse, lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori e può rappresentare

la base tecnologica necessaria ad utenti e fornitori di servizi avanzati.

In questo caso il capitale distribuisce la propria produttività tra diversi lavoratori amplificando i propri ritorni reddituali ed accrescendo la struttura d’offerta in modo

esponenziale rispetto al capitale accumulato.

La motivazione per la creazione di questi telecentri[9] è duplice e riguarda la ripartizione dei costi dell’impianto e delle apparecchiature tra i soggetti interessati all’iniziativa (aziende, enti pubblici, enti privati).

Ma l’importanza che ricoprono tali centri multimediali è legata in particolare alle logiche che ne determinano la localizzazione, all’utenza potenziale ed al tipo di lavoratori impiegati.

Infatti la locazione in aree metropolitane viene incontro alle esigenze riguardanti i servizi informativi o gli strumenti di comunicazione avanzati di consulenti o liberi professionisti, in questi centri possono trovarsi tutti coloro che hanno le qualità professionali per soddisfare le esigenze del mercato, trovando limiti solo nella formazione personale del lavoratore; mentre i centri in aree regionali rispondono a politiche di sostegno e di sviluppo locale a favore di piccole imprese, che altrimenti troverebbero troppo oneroso l’impiego di determinate apparecchiature e servizi; i centri di quartiere o periferici concorrono a ridurre i costi ed i tempi di spostamento nei tragitti casa-lavoro ed a conciliare, all’occorrenza, alcune esigenze individuali con il lavoro (ad es., la cura dei figli, comunque beneficio esterno secondario agli interessi aziendali).

Un notevole contributo per risolvere alcuni problemi sociali può giungere, infine, dai centri per disabili, che permettono a persone con handicap fisici di partecipare alle

attività produttive utilizzando essenzialmente le NTIC.

Molto legate ai progressi delle reti di comunicazione, per il loro stesso sviluppo, sono

le “distance working enterprises”, o teleimprese, specializzate nell’offerta a distanza

di prodotti e servizi basati sulle tecnologie dell’informazione; possono rappresentare

il nuovo futuro settore a più alta intensità di lavoro con un mercato ancora tutto da scoprire.

Esse operano per clienti localizzati a distanza tramite le NTIC (il commercio elettronico via INTERNET è il più recente esempio di questo sviluppo); l’offerta spazia dai prodotti (sviluppo software) all’erogazione di servizi (elaborazione dati e testi, contabilità, assicurativi, bancari, consultazione banche dati, servizi a valore aggiunto); questa strategia organizzativa può essere adottata per accedere ad un mercato più esteso o per politiche pubbliche incentrate sullo sviluppo dell’occupazione e diffusione del lavoro in aree depresse o geograficamente isolate. (telecentri irlandesi, telecottages svedesi) , o anche per l’integrazione nel lavoro di soggetti con handicap fisici.

Un target prettamente aziendale incentiva l’installazione dei “satellite offices” in aree geograficamente distanti dalla sede centrale, per esigenze strategiche (nuovi mercati), gestionali (riduzione dei costi) o anche operative (diffusione più capillare), limitate nel tempo però dalla disponibilità fisica di ‘zone’ economicamente convenienti e presentanti pericolosi effetti sostitutivi per l’occupazione nel paese dell’azienda madre. L’interconnessione in rete tra diverse unità produttive, operanti in diversi momenti della produzione degli stessi beni e servizi, è nota sotto il nome di “distributed business systems”.

Tali unità, disseminate sul territorio, possono appartenere alla stessa impresa o essere tra loro indipendenti e comunque lo scopo è conseguire particolari economie di scala tipiche

delle grandi imprese, mantenendo i vantaggi in termini di flessibilità operativa propri delle piccole aziende.

Le NTIC così combinate alla flessibilità ed efficienza della piccola dimensione possono assicurare una maggiore tempestività nelle risposte ai feed-back del mercato e favorire la cooperazione tra imprese (groupware: utilizzazione collettiva di un sistema informatico finalizzata ad un progetto comune e coordinata da un responsabile; Intranet: gruppi chiusi in grado di connettersi ad Internet: così si innalza il contributo umano alla creazione dell’output); è possibile in questo modo raggiungere il massimo della flessibilità al minimo costo, sfruttando i progressi nelle NTIC per garantire un’offerta incorporante un sempre maggior valore aggiunto, indispensabile per la competitività delle imprese dei paesi industrializzati, che traggono vantaggi sul mercato mondiale solo attraverso un product innovating sempre più ricco di tecnologia e servizi avanzati, non potendo più competere sui prezzi dei prodotti tradizionali, superiori in convenienza nei paesi con bassi costi del lavoro (PVS).

Nel caso del “mobile work” non esiste un luogo fisso di lavoro, ma tanti luoghi, dovunque sia possibile svolgere determinate attività (rappresentanti di commercio, tecnici di assistenza), il lavoro si svolge da una postazione mobile tipicamente composta di un PC portatile, un fax-modem e un telefono cellulare.

È una soluzione idonea all’erogazione di servizi decentrati e richiede notevoli

capacità di movimento.

Il telelavoratore così attrezzato può, ad esempio, recarsi dai clienti e, da lì, collegarsi con l’azienda per inviare ordini, aggiornare quotazioni, fare teleconferenza con esperti e tecnici in sede; in questo maniera si ha l’opportunità di portare l’offerta direttamente alla domanda, adattandovela secondo le richieste (ad esempio: servizi assicurativi, vendita prodotti e servizi informatici), vi è largo spazio all’iniziativa del lavoratore che è in grado di gestire come meglio crede il proprio tempo di lavoro.

Ovviamente è una soluzione che risponde alle esigenze della grande distribuzione , ma che soddisfa anche nell’ambito della telemanutenzione, consentendo di consultare a distanza schemi di funzionamento di impianti e macchinari complessi, per facilitare la diagnosi e l’intervento in loco.

Recentemente sta assumendo dimensioni notevoli un’altra forma di lavoro a distanza, nota come telelavoro “off shore”.

Fenomeno particolarmente legato all’annullamento delle distanze planetarie, in sostanza si tratta di una forma di Telelavoro che si svolge in un paese diverso da quello della società madre ed è un fenomeno legato a diversi fattori che, oltre alle NTIC, includono il basso costo di manodopera giovane, flessibile e a conoscenza delle nuove tecnologie.

L’aumento dei costi nazionali del lavoro, nei paesi industrializzati accresce l’elasticità di sostituzione degli inputs e rende appetibile lo sfruttamento delle differenze salariali esistenti al mondo, rischiando di alimentare ritorni di dumping sociale pur di ricercare

maggiore competitività anche attraverso la differenza di fusi orari, che consente di lavorare 24 ore su 24; sfruttare il basso costo del lavoro nei PVS mediante una rapida

estensione dell’off shore work può portare ad una generalizzazione di tale vantaggio fino al suo inevitabile esaurimento, a breve termine, quale ulteriore margine di risparmio costi, rinviando al futuro lo stesso problema di competitività da costi.

È attraverso il product innovating nell’alta tecnologia che oggi è possibile rimanere concorrenziali sul mercato, sono necessari quindi investimenti in R&S, formazione e NTIC, potendo tutti messi insieme costituire le basi di un’offerta di qualità, senza i vicoli ciechi all’occupazione dovuti al dumping economico e sociale.

Le aree che sono interessate al fenomeno dell’“off shore work” sono soprattutto i Caraibi, Singapore, le Filippine, la Repubblica di Corea e l’Irlanda, zone in cui è possibile reperire personale qualificato ed a minor costo.

Abbiamo visto come tutte le questioni riguardanti il Telelavoro hanno un comune denominatore di fondo e cioè l’enfasi posta sulla flessibilità.[10]

Questa ricerca di elasticità nell’organizzazione del lavoro e del suo mercato, viene imposta da forti spinte competitive, come l’alta flessibilità del capitale determinata dalle nuove tecnologie, la globalizzazione dei mercati e la destandardizzazione della domanda.

Le attività lavorative odierne esigono, più che mai, operazioni comunicative, nel caso dei servizi e del lavoro d’ufficio praticamente coincidono, pertanto la velocità e l’interattività della comunicazione sono considerate fattori essenziali della competitività aziendale contemporanea e futura.

Per cui applicare il Telelavoro a queste attività lavorative dipende dalla possibilità di rendere praticabile la comunicazione a distanza, senza farle perdere di efficacia.

In effetti il Telelavoro ha riguardato principalmente le due fasce estreme del contenuto comunicativo del lavoro: la prima a bassa interazione comunicativa (ad es.,coloro che forniscono informazioni al telefono estraendole da un computer o chi raccoglie ordini d’acquisto e che presto possono vedere chiudersi le opportunità di lavoro in questo senso, vista la nascita di sofisticati software di collegamento, voce e video, tra utente e computer), all’opposto i lavori dei professionisti, caratterizzati da un’alta flessibilità nell’interazione comunicativa, difficilmente sostituibile da una macchina, inadeguata per la fornitura del contributo intellettuale che determina la qualità del servizio sul mercato oltre che la sua remunerazione.

Questa fascia alta di lavoratori raccoglie e distribuisce informazioni, elabora e realizza prodotti/servizi, che vengono in seguito discussi in interazione con altri, realizzando un coordinamento orizzontale di attività che accresce il contributo umano al prodotto finale arricchendo la propria quota di reddito e richiama nuova forza lavoro in queste fasce alte grazie ad una distribuzione del reddito concentrata in attività basate sull’interattività tecnica ed umana.

Tuttavia esistono alcune singolarità che differenziano al suo interno il lavoro ad alto contenuto comunicativo e che hanno consentito, a tutt’oggi, soltanto ad alcune forme di Telelavoro una celere espansione, cioè quelle meno dipendenti dall’immediatezza e dalla grande interattività specifiche dell’informazione non strutturata e non determinata ma che consiste in genere in pareri, valutazioni, proposte, verifiche, cioè non definibile a priori in

una banca dati e, spesso, urgente; qui vive il futuro del telelavoro e dell’occupazione di tutti coloro che sapranno sfruttarne le potenzialità di mercato.

La tecnologia ha ancora delle difficoltà nel mediare questo tipo di comunicazione a causa della contemporaneità dei servizi integrati di qualità che richiede (fonia, dati, immagini), non disponibili sull’attuale rete di comunicazione mondiale negli standards superiori richiesti, ma già realizzati in numerose sperimentazioni avanzate.

Infatti attualmente tali servizi (detti ISDN, Integrated Services Digital Network) sono rivolti prevalentemente ad una clientela di tipo aziendale e business (Intranet) ma tutto fa prevedere   lo sviluppo di nuove applicazioni di telelavoro, grazie all’accesso ad alta velocità ad INTERNET ed al trasferimento di immagini ad alta risoluzione che questo tipo di tlc integrata offre; l’alta domanda di tlc che questo fenomeno comporta fa prevedere prospettive favorevoli nell’indotto degli investimenti, con attese di ricadute positive sull’occupazione, sia nel settore tecnico-scientifico sia nel terziario avanzato on

line (telemedicina, banca on line, vetrine on line, teleformazione, teleconsulenza, teleassistenza) .

Oggi è migliorata enormemente soprattutto la capacità di interazione uomo-banca dati, mentre nella comunicazione interpersonale (videoconferenze, telepresenza, riunioni virtuali) i progressi sono ancora troppo recenti per una loro diffusione in forme interattive di Telelavoro.

Di recente moltissimi possono vendere e mostrare prodotti mediante una vetrina virtuale

(Internet) oltre che fornire i servizi richiesti, singolarmente ad ogni consumatore, semplicemente adoperando un fax-modem e un pc-portatile.

Infatti il primo passo che comporta il progresso tecnico è la diffusione di massa attraverso opportuni investimenti di una importante innovazione, con ripercussioni negative sull’immediato lavorativo aggravate dalla concentrazione dei tempi d’implementazione; la seconda parte corrisponde all’uso che viene fatto dell’innovazione per creare nuove attività.

Nel nostro caso, da ‘bene finito da vendere’, l’innovazione diviene ‘bene intermedio per vendere’, comportando ingenti effetti a cascata sugli investimenti strutturali e indotti, sia nel settore innovato che nei settori che sfruttano creativamente l’invenzione, innovando loro stessi.

1.4- sul problema dell’occupazione

Numerosi progetti di teleworking[11] by Internet sono attivi in Europa, facenti parte di un programma denominato Acts (advanced communications technologies and services), nato nella convinzione che un largo ed appropriato uso delle ICT (Information & Communication Technology) migliorerà la qualità della vita, quotidiana e lavorativa, accrescerà la ricchezza e ridurrà l’emarginazione sociale oltre ad aiutare chi è in cerca di occupazione (un disabile scozzese lavora in casa con il suo Pc per ricevere, via ISDN, materiale da tutta Europa utile per editare una newsletter elettronica; in un gruppo di isole finlandesi è attivo un progetto di telelavoro via Internet per combattere lo spopolamento dovuto a disoccupazione ed isolamento).

L’impatto delle ICT sulla disoccupazione è visto però negativamente nel breve periodo, mentre meno perplessità offre il medio-lungo termine nella creazione di nuove attività e posti di lavoro, in cui il Telelavoro proporrà il maggior incremento percentuale grazie alle possibilità create da un capitale fisico poliedrico nei suoi abbinamenti al fattore ‘uomo’.

Tuttavia le previsioni di sviluppo, fatte nei primi anni ‘80, sono state sensibilmente ridimensionate durante l’ultimo decennio.

Infatti i milioni di telelavoratori preannunciati stentano a prendere corpo, soprattutto per le difficoltà di carattere organizzativo e tecnico a cui andrebbero incontro le aziende (specie piccole e medie) e che le invitano a procedere con molta prudenza.

L’abbattimento dei costi aziendali non viene considerato ancora un elemento determinante, tale da affrontare gli ingenti problemi organizzativi , particolarmente in Italia. Nondimeno proprio le intenzioni dell’Accordo sul lavoro, tra Governo e Parti Sociali del 24/9/1996, aprono la strada al Telelavoro; gli incentivi alla flessibilità, il part-time, il lavoro interinale, gli investimenti a favore della società dell’informazione, rappresentano spinte attive strettamente connesse alla reale diffusione del Telelavoro quale forma preferenziale di attività flessibile richiesta dal mercato del lavoro.

Il problema è la fissazione di regole certe per la creazione di un contratto di lavoro che tuteli il lavoratore a distanza e che sia estendibile ai milioni di telelavoratori previsti per l’inizio del III millennio in Europa.

Comunque il cambiamento atteso nel mercato del lavoro sarà, soprattutto all’inizio, di

tipo qualitativo, intendendo con ciò un miglioramento del modo di lavorare di chi è già occupato, infatti le conseguenze di job creation saranno differite nel tempo, presentando risultati sensibili in sede di maggiore occupazione soltanto nel lungo periodo e soprattutto nelle forme che sfrutteranno l’alta domanda mondiale di servizi e tlc attraverso la “rete delle reti”.

Su base europea, tra l’altro, è ampiamente riconosciuta la perdita di vigoria del binomio “crescita PIL-aumento occupazione”, di fatto la disoccupazione tende ad allargarsi parallelamente ai guadagni di produttività derivanti dall’introduzione di tecnologie che risparmiano principalmente lavoratori.

Infatti preoccupazione prima del Libro Bianco di Delors era l’espansione della base occupazionale, come pre-requisito per lo sviluppo e il benessere delle nazioni aderenti all’UE.[12]

Allo stesso tempo, il Rapporto Bangemann prospettava le linee guida per lo sviluppo della società dell’informazione, fissandole in dieci applicazioni strettamente interconnesse alla rete telematica e di tlc globale, e dove il teleworking era protagonista delle aree prioritarie proposte ai fini dello sviluppo di nuove applicazioni e presentato con l’obiettivo, ambizioso, di creare 10 milioni di posti entro il 2000.

Un compito sempre più rilevante viene pertanto affidato all’istruzione, alla formazione e alla promozione di questa forma di lavoro, allo scopo di incoraggiare le aziende nella

sperimentazione di reti per il Telelavoro (Intranet), coadiuvate da sofisticati prodotti software che consentono la gestione comune del processo lavorativo (groupware) attraverso la connessione multimediale per la creazione di un prodotto finale competitivo per qualità e flessibilità d’uso.

Finora la maggior parte delle esperienze esistenti hanno puntato l’attenzione soprattutto sulla conversione di attività tradizionali in attività a distanza nell’ambito della stessa azienda, o nell’ottica dell’outsourcing (“delega a fornitori esterni della gestione di attività considerate non strategiche per l’impresa”);presto questa modalità d’uso del Telelavoro esaurirà la sua convenienza, comportando essa principalmente un trasferimento di lavoro che nulla ha a che vedere con la creazione di nuovo.

La sostituzione dinamica tra capitale e lavoro in questo caso tende a prendere il sopravvento realizzando nel complesso un risparmio assoluto del fattore lavoro convertito nella nuova organizzazione telematica.

Scopo di queste prime esperienze era di mostrare le potenzialità del Telelavoro ma in ambiti diversi dalla job creation: raggiungere una maggiore competitività e flessibilità attraverso l’abbattimento di alcuni costi fissi e la trasformazione di altri in costi variabili, con l’esternalizzazione dei servizi, ha costituito l’impegno delle grandi aziende che hanno adottato seriamente il telelavoro ; infatti la crescita del costo del lavoro accresce l’elasticità nella sostituibilità tra fattori, già alta a causa del progresso tecnico insito nei beni- capitale.

Non a caso la maggior parte delle pubblicazioni inerenti l’argomento in questione insistono sulla riduzione dei costi per le aziende, sulla maggiore produttività, sulla riduzione del traffico urbano, dell’inquinamento e sull’ottimizzazione degli spazi urbani, trattando marginalmente le opportunità che può offrire circa l’aumento delle possibilità di occupazione in aree svantaggiate, o per i disabili, dimenticando pertanto che il futuro dell’impiego è soprattutto nelle nuove occupazioni multimediali Il fattore fondamentale resta sempre l’innovazione tecnologica, occorre creare cose nuove e non limitarsi ad imitare l’esistente.

Oggi il paese che si differenzierà economicamente dagli altri (come già accadde per l’Inghilterra con la rivoluzione industriale) sarà quello che riuscirà ad intuire meglio di tutti le potenzialità innovative legate alle nuove tecnologie elettroniche ed informatiche.

È importante quindi affrontare la questione relativa all’espansione della base occupazionale tramite il lavoro a distanza e in rete attraverso anche strutture quali, ad esempio, i telecentri (TC: posti attrezzati per il lavoro a distanza tramite NTIC) e i palazzi intelligenti (edifici ad alta tecnologia ove è possibile telelavorare, apprendere,

fare ricerca e ottenere consulenze altamente specializzate ).

Potrebbero divenire uno strumento importante per lo sviluppo di nuova occupazione duratura (essi sintetizzano un’alta intensità di lavoro compatibile con unità di capitale tecnologicamente avanzate e fortemente flessibili nell’uso), possibilità tutt’altro che verificata su larga scala ma che potrebbe offrire spunti interessanti nelle sue micro-iniziative già avviate.

Dai telecentri e dai palazzi intelligenti i lavoratori sarebbero in grado di interagire con numerose aziende, senza che i soggetti direttamente interessati dalla transazione debbano sostenere tutti i costi delle apparecchiature per lavorare a distanza.

Il telecentro[13] (TC) manterrebbe gran parte dei vantaggi legati allo sviluppo eco-sostenibile: riduzione del traffico e dell’inquinamento urbano (il TC è locale e quindi facilmente raggiungibile dai lavoratori); riduzione dei costi organizzativi per le aziende che ne usufruiscono; flessibilità del lavoro ed ottimizzazione d’uso degli impianti installati: l’efficienza verrebbe garantita sia da parte dell’azienda che del lavoratore.

Questi centri sarebbero di proprietà di un consorzio misto pubblico-privato ed in essi verrebbe data la precedenza ai disoccupati, ai disabili, alle persone ad alto rischio di esclusione dal mercato del lavoro, a chi intende iniziare nuove attività inerenti la Società dell’Informazione.

Anche se la nuova cultura organizzativa è caratterizzata da una domanda di flessibilità da entrambe le parti (per una maggiore reattività al mercato, da parte aziendale; per accrescere l’autonomia nel lavoro, le opportunità di lavoro e avere più tempo nella vita privata, da parte del lavoratore), tuttavia, il telelavoratore necessità di una chiara definizione dei suoi compiti, dato che, con l’aumentare della flessibilità del lavoro, cresce insieme il bisogno di regole certe.

Regole indispensabili per delineare modelli per contratti di Telelavoro riconosciuti a livello europeo.

La dicotomia lavoro dipendente-lavoro autonomo crea non pochi dubbi, soprattutto in Italia, circa l’inquadramento giuridico di questa forma di lavoro flessibile, frenandone di conseguenza la diffusione.

Infatti i criteri di distinzione delle due categorie di lavoro, nel sistema giuridico italiano, danno rilievo decisivo a tre elementi e cioè il coordinamento spazio-temporale della prestazione lavorativa, la sua continuità in senso tecnico ed il suo assoggettamento totale al potere direttivo del creditore, elementi che perdono di significato di fronte al lavoro a distanza collegato con l’azienda per via telematica.Al di là delle diatribe giuridiche, anche i sindacati hanno iniziato a vedere nel Telelavoro una via per riequilibrare e creare occupazione, in particolare nel Mezzogiorno, introducendo però misure di tutela del lavoratore dipendente, come la reversibilità e la volontarietà della scelta, o norme che permettano il contatto continuo con l’azienda e la società, per ridurre i rischi di emarginazione.

Di fronte quindi all’avallo delle Parti Sociali anche il Governo italiano si impegna ad incentivare il Telelavoro, con l’obiettivo principale di stimolare l’imprenditoria e l’occupazione giovanile al Sud, dove per altro non mancano nuclei potenziali per l’installazione dei palazzi intelligenti, come ad esempio, i parchi tecnologici di Salerno e Bari; lo stesso Governo quindi vede nell’imprenditoria giovanile, tecno-assistita, la strada principale per agevolare la nascita della futura occupazione.

Nel vedere il Telelavoro come strumento per arrestare le perdite occupazionali, non si esclude la  possibilità di estendere gli incentivi previsti dalla legge sull’imprenditorialità giovanile (n. 44/86) alle aziende neocostituite, che sfruttino questa forma di lavoro flessibile.

A tale scopo è prevista l’istituzione di un fondo per incoraggiare applicazioni di Telelavoro attraverso sussidi alle aziende che presentino progetti per nuovi posti o che favoriscano l’alfabetizzazione informatica.

Il lavoro a distanza diventa così una scelta credibile e soddisfacente sia per l’impresa, grande e piccola, sia per il lavoratore e la società, specialmente attraverso la combinazione di lavoro in centri satellite, lavoro a domicilio e lavoro mobile, che offrono, insieme o alternati, una notevole flessibilità di risposte ai vari problemi organizzativi , oltre a ricercare addetti oggi ancora in numero insufficiente alle possibilità ed esigenze del sistema produttivo.

1.5- benefici e costi

Le conseguenze del telelavoro sono molto diverse dal lavoro accentrato e sincronizzato, esso apporta benefici ai diversi soggetti economici e sociali ma anche alcuni costi che, se non eliminabili, potrebbero essere attenuati applicando questa modalità organizzativa seguendo un’intelligente concertazione delle parti interessate al suo utilizzo.

Il riferimento esplicito è nei riguardi delle aziende, dei lavoratori e della collettività, come soggetti maggiormente coinvolti e che manifestano una certa complementarità

nei benefici ricevuti.

Solo una convergenza di interessi può alimentare la diffusione del fenomeno Telelavoro

come “modus operandi” sociale e di lavoro, altrimenti relegato a mero strumento di profitto aziendale.

 

1.5.1- lavoratore

Non facilmente quantificabili risultano molti vantaggi per il lavoratore a distanza ma appare subito evidente come il telecommuting consenta di eliminare gran parte dei tempi morti e dei costi per gli spostamenti pendolari tra casa ed ufficio, a favore di un maggior tempo a disposizione per attività extra-lavorative.

Ingenti sono quindi per il telelavoratore i vantaggi derivanti dal risparmio di tempo e denaro nonché dalla riduzione dello stress. Con il Telelavoro si ha la possibilità, in alcune modalità organizzative, di restituire all’individuo ampi margini di discrezionalità nella gestione del proprio tempo di vita, superando la dicotomia industriale tra tempo di lavoro e tempo libero e sfruttando pertanto la capacità di adattamento di questa forma di lavoro alle esigenze individuali ed aziendali.[14]

Grazie alle varietà organizzative che offre il Telelavoro può venire incontro a molte esigenze individuali ma può anche incentivare alcuni rischi nella tutela del lavoro.

Tutte le parti sociali parlano del rischio di riduzione dei rapporti sociali nel luogo di lavoro contribuendo così ad un calo della motivazione del lavoratore e quindi del suo rendimento in azienda.

Comunque il peso relativo dei costi e dei benefici è diverso a seconda del contenuto professionale dell’attività svolta.

Infatti professionisti e managers non soffrono particolarmente della perdita dei contatti sociali; essendo molto identificati nel loro lavoro sono in grado di scegliere autonomamente il tempo di lavoro organizzandosi efficientemente.

Invece sulle mansioni meno qualificate ricadono le conseguenze negative dell’isolamento per la riduzione dei contatti sociali, della perdita di potere per la lontananza dall’azienda, del rischio di peggiori condizioni retributive e di lavoro, con effetti deleteri sulla loro motivazione e produttività , oltre naturalmente sulla stessa continuità del rapporto lavorativo.

Non vanno dimenticati al riguardo anche i rischi sanitari, con i relativi costi, che l’uso prolungato del computer comporterebbe per il telelavoratore.

Una gestione autonoma dei tempi di lavoro può anche tendere a ridurne le pause, portando ad una forma inconsapevole di autosfruttamento che accrescerebbe le conseguenze negative di una scarsa tutela di questa forma di lavoro indipendente. In sintesi si può affermare che è probabile che solo alcune categorie professionali siano in grado di goderne al meglio i benefici: ad esempio chi non svolge lavori legati a determinati macchinari può accrescere maggiormente la propria autonomia seguendo i personali ritmi di vita, lavorando pertanto nei momenti più produttivi

1.5.2- azienda

Nell’azienda le forze trainanti lo sviluppo del Telelavoro sono principalmente la ricerca di maggiore produttività e competitività sul mercato mondiale.

Infatti la modernizzazione telematica consente alle aziende di acquisire vantaggi competitivi, differenziandosi nell’uso flessibile dell’offerta di lavoro disponibile, per far fronte ad una domanda strutturalmente instabile e spesso dispersa su di un ampio territorio.

La maggiore efficienza del lavoro deriverebbe soprattutto da un calo del Costo Lavoro per Unità di prodotto dovuto all’abbattimento dei punti morti che il Telelavoro consente e dall’opportunità di un collegamento più diretto della remunerazione all’output con conseguente livellamento del costo del lavoro alla sua effettiva produttività.

La delocalizzazione mediante il Telelavoro consente alle aziende di risparmiare prima di utto sull’utilizzo di locali e quindi sugli affitti e sulle attrezzature d’ufficio.

L’abbassamento dei costi sarà tanto più rilevante quanto più gli edifici centrali si trovano in aree metropolitane che soffrono di alti prezzi immobiliari; si tratta anche in questo caso di un semplice spostamento di alcune attività fuori azienda, è anche probabile che, na volta esaurito il vantaggio economico che ne deriva, le imprese restringano all’osso il numero di individui che operano secondo questa modalità semplice di Telelavoro, o li sostituiscano definitivamente grazie a nuove conquiste tecnologiche, riducendo così ulteriormente i costi d’installazione e manutenzione della struttura elettronica di supporto; si è in presenza soprattutto di innovazioni labour-saving che offrono bassi ritorni in termini di job creation, limitati quest’ultimi alle nuove imprese che producono le innovazioni stesse.

In questo caso la convenienza del Telelavoro dipende dalle modalità con cui viene applicato, infatti essa è massima nel caso di home working o di mobile work senza sede fissa, consentendo una liberazione definitiva degli uffici aziendali; invece ha vantaggi di

costo inferiori il decentramento in uffici satelliti periferici, comportando quest’ultimi un costo di allestimento e d’affitto, seppure minore del livello del centro urbano.

Altre riduzioni di costo legate al risparmio di superfici aziendali derivano dall’abbassamento dei costi di diversi servizi aziendali, quali ad esempio mense e

parcheggi.

Dato che le attività maggiormente votate al Telelavoro sono quelle che si dedicano al trattamento delle informazioni, il lavoro a distanza autonomo consente alle imprese di sfruttare i servizi di specialisti senza sopportare il costo del loro inserimento in azienda.

Quindi si tratta di una trasformazione del rapporto di lavoro in grado, in alcuni casi,di alleggerire l’azienda degli oneri previdenziali, fiscali ed assicurativi che appesantiscono il costo del lavoro.

Tuttavia aumentando il lavoro indipendente, crescono anche le opportunità di evasione degli oneri con le conseguenze del caso sul sistema fiscale e previdenziale nazionale.

Un ulteriore rischio riguarda la possibilità di un ritorno al sistema a cottimo; di contro viene però sottolineata la forza contrattuale di un lavoratore professionalizzato che offre una prestazione autonoma, ciò vincola infatti il datore di lavoro a remunerarne adeguatamente la qualità o a perdere un servizio necessario alla sua azienda.

In questo caso le minori garanzie previdenziali e assicurative, rispetto al lavoro dipendente, sono bilanciate dalla maggiore autonomia e dal riconoscimento economico commisurato alla propria professionalità; sulla distribuzione delle quote di reddito influirà l’accumulazione raggiunta fino a quel momento in capitale umano, in grado di frenare l’elevata elasticità di sostituzione tra fattori lavoro e capitale grazie ai continui

reinvestimenti dei profitti da essa ricavati, in un processo che segue di pari passo le accumulazioni autonome dettate dal progresso tecnico che tendono invece a modificare il rapporto capitale/lavoro aumentandone l’elasticità di sostituzione.

La quota di reddito a favore del lavoro, in presenza di un progresso tecnico che accresce il rapporto capitale/lavoro, possono essere mantenute dalla crescita del rapporto dei prezzi di lavoro e capitale in relazione all’incremento della qualità dell’input lavoro presente nel sistema: remunerare le professionalità autonome più che compensa della perdita di reddito subita da mansioni controllate ancora nei processi e indebolite dalle ristrutturazioni.

Il Telelavoro interattivo richiama alte quote di reddito in funzione delle competenze espresse oltre a comportare una compensazione all’occupazione attraverso la nascita di

“mestieri” che beneficiano delle caratteristiche labour-using del settore servizi, multimediale e di base, ben supportate dalle NTIC pur trattandosi queste essenzialmente di innovazioni capital-saving ma con la capacità di gestire contemporaneamente numerose attività.

L’elasticità nell’utilizzo delle diverse categorie di telelavoratori consente alle imprese di trarre vari benefici, secondo le loro competenze specifiche, la localizzazione geografica e le necessità contingenti di riduzione dei costi.

Una rete di operatori esterna all’impresa ma collegata ad essa con accordi più o meno vincolanti, facilita la gestione del lavoro aziendale in base agli specifici risultati da

conseguire, in modo da adeguare celermente la capacità produttiva ai mutamenti ciclici del mercato e della domanda.

La diminuzione dei costi fissi, esternalizzati o tradotti in variabili, aumenta la gestione flessibile della produzione.

Tuttavia esistono per le aziende anche dei vincoli dovuti all’introduzione del Telelavoro, che derivano soprattutto, oltre che da necessità di riorganizzazione interna, dal costo d’investimento nelle postazioni hardware e software e nella formazione professionale

degli operatori.

Costi indiretti possono derivare dalla perdita di identificazione del lavoratore con l’azienda, il che può comportare effetti deleteri sulla produttività individuale e sulla sua “fedeltà”, potendo egli collaborare con altre imprese per sfruttare meglio le sue professionalità ed aumentare la remunerazione.

Quest’ultimo aspetto è una diretta conseguenza dello scioglimento del legame gerarchico-burocratico industriale che cede il posto ad un sistema più vicino al mercato delle professionalità e quindi meno controllabile da parte aziendale.

Oggi sono circa 100mila i lavoratori a distanza italiani  il che evidenzia come l’evoluzione del mobile work, sostenuta dall’abbinamento cellulare-pc portatile-fax modem, abbia consentito la crescita della produttività personale di circa il 13%, oltre che un aumento della professionalità così come del valore individuale sul mercato del lavoro

Il Telelavoro sembra essere una fonte di risparmio e di maggiore efficienza soprattutto

 per le piccole e medie imprese.

Infatti, secondo l’esperienza di aziende che già da tempo utilizzano il Telelavoro, i vantaggi maggiori sono legati alla crescita della produttività, mediamente intorno al 15%, ed al risparmio degli spazi aziendali.

In particolare efficienza e produttività aumentano anche grazie ai nuovi criteri di misurazione della prestazione più vicini ai risultati ottenuti che ai processi.

Da tali aumenti di produttività e risparmi di costo deriverebbe un vantaggio economico annuale di circa 9 mln per ogni lavoratore.

In sintesi, i costi aziendali per l’inserimento del Telelavoro sono soprattutto di natura culturale, manageriale e organizzativa, piuttosto che tecnica, per cui non si tratta tanto di svantaggi economici quanto invece di ostacoli che occorre superare per concretizzarne al meglio le potenzialità economiche.

La delocalizzazione telematica richiede nuovi operatori polifunzionali e una struttura produttiva molto più decentrata e fondata sull’autonomia dei gruppi di lavoro e dei singoli, ben lontana dalla concezione gerarchico accentratrice del taylorismo e più vicina a quella cooperatrice del sistema artigianale dal quale riprende, in chiave tecnologica, la divisione orizzontale del lavoro.

- il futuro del “fenomeno”

Le diverse forme di Telelavoro descritte offrono un quadro generico delle possibilità

applicative delle NTIC nell’organizzazione del lavoro, senza tuttavia manifestare necessariamente in ogni situazione effetti compensativi alla disoccupazione tecnologica o, ancor meglio, creativi di nuova occupazione.

In quest’ultimo caso è invece rilevante osservare come il progresso tecnico nelle NTIC stia alimentando la proliferazione di attività gestite a distanza, accomunate da un’unica struttura tecnologica dai cui sviluppi dipende la loro stessa crescita produttiva ed occupazionale: INTERNET.

Sentiamo di concordare sulle potenzialità di crescita economica e occupazionale che le reti di tlc offrono, tuttavia rimane ostica una valutazione dell’impatto sociale di questa evoluzione tecnologica, la cui diffusione capillare trova limiti solo nel “tempo”.

Vista la struttura di capitale utilizzata e soprattutto la forza lavoro capace di usufruirne, è possibile in questo modo allentare i vincoli al riassorbimento della disoccupazione tecnologica e bilanciare gli effetti occupazionali negativi, dovuti alla ricerca di competitività da costi, nella sostituzione dinamica tra fattori a scapito dei lavori meno qualificati.

Il futuro del fenomeno passa inevitabilmente attraverso lo sviluppo delle tlc e delle NTIC, soprattutto per quanto riguarda le opportunità di job creation.

CAP . 2 ASPETTI ECONOMICI  E SOCIALI DEL TELELAVORO

In un’analisi economica il telelavoro può essere inquadrato sotto due diversi e, in questo caso, complementari aspetti del progresso tecnico : come innovazione di processo, quando introdotto per rendere più efficienti le strutture interne dell’azienda (delocalizzazione); come innovazione di prodotto, sia nelle sue fondamenta tecniche sia nelle sue nuove forme di offerta nate dalla recente tecnologia multimediale e che mostrano già segni positivi di job creation, molto limitata invece nel caso del process innovating.[15]

La grande opportunità insita nel Telelavoro non si ferma a dei semplici miglioramenti organizzativi o alla ricerca di maggiore efficienza del lavoro ma è legata alla diffusione di un nuovo paradigma tecnologico: Information and Communication Technology (ICT).

La rapidità di rinnovamento dell’ICT influenza radicalmente le abitudini di vita e di lavoro della collettività, fino a destrutturarle nei modi e nei tempi imposti dal precedente paradigma fordista.

Poiché il Telelavoro deve la propria esistenza al progresso tecnico nelle Nuove Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (NTIC), esso rientra nello studio teorico degli effetti delle innovazioni sulla distribuzione del reddito nazionale circa la diffusione o concentrazione di ricchezza, oltre che nell’interpretazione dei possibili effetti sull’occupazione, più importanti in questa sede, i quali potrebbero bilanciarne in positivo le caratteristiche labour-saving: introdurre Telelavoro, nelle sue diverse modalità, crea o distrugge posti di lavoro e se esso produce disoccupazione tecnologica, nell’accezione classica, questa ha connotati keynesiani o piuttosto strutturali?

Nel nostro caso viene da pensare entrambi, in quanto il Telelavoro presenta evidenti benefici sotto il punto di vista degli incrementi della produttività del lavoro occupato, incrementi che consentono alle grandi aziende di ridurre i costi del lavoro sia in termini relativi (crescono i margini di profitto) che assoluti (occorrono meno dipendenti nella nuova organizzazione interna gestita per via telematica), in assenza di un adeguato sostegno da parte della domanda.

I vincoli strutturali all’occupazione derivano invece dall’adozione di capitale tecnicamente avanzato e in continua evoluzione , scarsamente compatibile con una forza lavoro ancora oggi poco flessibile ai suoi mutamenti, per incapacità individuali o preparazione inadeguata al nuovo mondo del lavoro.

Più che inadeguata crescita della domanda, che nei settori tlc e servizi manifesta invece notevole dinamismo, i vincoli all’occupazione si riscontrano in questo caso nell’incompatibilità del capitale umano esistente sul mercato del lavoro con il nuovo

genere di capitale fisico.

Il riassorbimento della disoccupazione tecnologica, nel caso del Telelavoro, dipende pertanto dai meccanismi compensativi operanti per sciogliere le strozzature dell’offerta, che legano a loro volta le potenzialità dell’indotto della domanda (di servizi e di tlc multimediali) sugli investimenti e quindi sulla nuova domanda di lavoro.

La crescente richiesta di servizi alle imprese e alle famiglie con la dilagante esigenza di ottenere informazioni, in ogni istante e nel minor tempo possibile, fa ipotizzare la presenza piuttosto di vincoli strutturali nell’offerta (produttiva e di lavoro) in riferimento all’analisi dei possibili effetti compensativi all’uscita di forza lavoro per l’implementazione delle NTIC nell’organizzazione aziendale.

Nel rapporto che lega il progresso tecnico e l’occupazione attraverso il telelavoro per cercare sviluppi di job creation, non è tanto importante enfatizzare la capacità del lavoro per via telematica di massimizzare l’efficienza nell’impiego delle scarse risorse, quanto piuttosto le opportunità che esso crea mediante la riproduzione continua del ciclo produttivo, in cui l’interdipendenza e la cooperazione tra i diversi settori determinano i margini di sovrappiù necessari a favorire le nuove decisioni di investimento .

Il riassorbimento di parte della disoccupazione tecnologica prodotta dalle NTIC può avvenire attraverso il Telelavoro grazie ad alti investimenti nelle infrastrutture telematiche ed a favore di istituti di formazione della forza lavoro più attenti ai mutamenti del mercato del lavoro.

Dall’accumulazione di nuovo reddito e dalle autonome decisioni di investimento possono discendere in mercati non perfettamente concorrenziali, come è il caso delle tlc, alcune compensazioni all’occupazione esclusa dalle innovazioni labour-saving.

2.1- vincoli d’offerta ed effetti di reddito

Attualmente solo attraverso l’uso delle nuove tecnologie informatiche è possibile alle

imprese sostenere i livelli di competitività richiesti dalla globalizzazione, nonché mantenere i redditi necessari alla creazione di margini per nuovi investimenti, necessari per tenere il passo con il progresso tecnico.

Tutto il processo è legato alle autonome decisioni degli operatori, lasciando ben poco spazio ai neoclassici automatismi del mercato , per altro irrigidito, specie in Italia, da vincoli sindacali, giuridici e di mobilità interna ed esterna del lavoro.

La selezione di un sentiero tecnologico di crescita, economica e sociale, oggi noto come ICT, ha comportato la sua elevazione a principale fattore di incremento dei redditi monetari e della loro distribuzione tra le diverse classi sociali, sotto l’influenza di potenti gruppi oligopolistici e monopolistici nei mercati dei beni e del lavoro.

Proprio attraverso questi meccanismi non automatici il Telelavoro, come più recente espressione dell’ICT, può essere interpretato nei suoi possibili sviluppi occupazionali. Esso tra l’altro, viste le peculiarità tecniche di cui necessita e le diverse modalità organizzative in cui si presenta (dalla semplice delocalizzazione ai mestieri interattivi gestiti autonomamente on line), influenza trasversalmente diversi settori produttivi sia  nei processi che nei prodotti (dall’Hi Tech alle tlc, dalla R&S ai servizi e commercio in rete), essendo esso stesso strumento ed obiettivo a seconda delle esigenze e delle possibilità tecniche e umane di lavoro.

Se l’introduzione di nuove tecnologie labour-saving causa espulsione di forza lavoro, la diffusione su larga scala del Telelavoro, in particolare nelle sue forme avanzate, può frenarne l’uscita oltre che attraverso la nascita di nuove attività per via telematica, anche per il coinvolgimento di numerose industrie connesse alla produzione delle innovazioni richieste da coloro che intendono sfruttare le potenzialità tecnologiche del Telelavoro. Occorre tuttavia mettere in conto alcuni inevitabili sfasamenti temporali tra l’introduzione delle NTIC e gli effetti compensativi che possono derivare dal Telelavoro, in quanto questi ultimi dipendono strettamente dalle decisioni di investimento in strutture tecniche e formative su larga scala, indispensabili come fondamenta dei futuri telelavoratori.

Qui si trova il nucleo su cui basiamo i principi di riassorbimento della disoccupazione tecnologica di oggi, attraverso cioè il reinvestimento dei maggiori profitti, dovuti alle innovazioni, nelle NTIC in modo da accrescere la produttività e la capacità di offerta, consentendo un graduale bilanciamento dei lavoratori precedentemente espulsi a causa delle ristrutturazioni tecnologiche .[16]

Un simile riaggiustamento avviene in modo tutt’altro che spontaneo e necessita di tempo per creare gli incentivi utili al rapido adeguamento degli individui ai mutamenti economici e tecnici in corso, dovendosi accelerare gli spostamenti riequilibrativi dai settori in crisi ai settori che manifestano doti di job creation (alta elasticità di domanda al reddito, alti ritorni di profitto, alta adattabilità al mercato).

Assume notevole importanza in quest’ottica una politica economica che enfatizzi le condizioni di flessibilità del mercato del lavoro e dedichi coerentemente la propria

attenzione ai sistemi formativi, di riqualificazione professionale e di mobilità interna ed esterna del lavoro, senza dimenticare che la continua ricerca per l’innovazione crea stimoli per nuove attività sia direttamente, attraverso la produzione dell’innovazione stessa, sia indirettamente, mediante l’uso strumentale dei nuovi

beni-capitale.

Rimuovere i vincoli esistenti nell’offerta non è sufficiente a garantire la riduzione della disoccupazione, occorre che la domanda chiuda il circolo virtuoso assieme alla crescita della produttività e del reddito nel determinare la crescita della capacità produttiva e quindi dell’occupazione .

La domanda di tlc, di servizi e di formazione rappresentano gli indispensabili incentivi alle decisioni indotte di investimento nelle NTIC, da cui discende anche la recentissima domanda dei telelavoratori, che migliora ulteriormente le attese dei ritorni futuri di tali investimenti, accresciuti autonomamente anche dagli sviluppi continui del progresso tecnico .

In effetti le attese odierne sulla domanda di comunicazioni e di servizi stimolano positivamente gli investimenti nei relativi settori; pur trattandosi di tecnologia capital-saving rispetto alla precedente, l’ICT consente in alcune modalità di Telelavoro di accrescere il rapporto lavoro/prodotto per unità di capitale tecnico utilizzata, attraverso un coordinamento orizzontale di quest’ultimo che permette l’interazione contemporanea di diversi individui .[17]

Non è più sufficiente rinnovarsi semplicemente mediante continui investimenti autonomi per raggiungere una maggiore efficienza e spiazzare i rivali nel breve periodo, ora invece occorre seguire e prevedere le evoluzioni di lungo periodo della domanda e stabilire al riguardo l’accumulazione necessaria ad assecondarla.

Limitare le innovazioni capital - saving ad una competitività di breve periodo, visto il rapido accorciamento della vita dei prodotti tecnologici, può portare ad un calo degli investimenti lordi in quanto non sostenuti adeguatamente dalla domanda del  mercato , alla quale invece si cerca, seguendo un’ottica ormai anacronistica, di imporre i prodotti sfruttandone la novità tecnica.

Pertanto un settore che offre già elevati tassi di crescita della domanda (tlc, terziario avanzato, formazione), abbinato ad alti tassi di sviluppo tecnico (NTIC), può associarsi più stabilmente nel lungo periodo ad una graduale crescita dell’occupazione con la nascita di nuove attività.

Le forme di job creation deriverebbero nel nostro caso sia da una nuova offerta di lavoro, desiderosa di gestire autonomamente il proprio tempo e di sfruttare le proficue risorse del mercato virtuale, sia dalle necessità delle grandi imprese di rendersi più competitive e flessibili esternizzando alcuni dei maggiori costi fissi del lavoro, in modo da rendere il rapporto tra fattori produttivi continuamente variabile per assecondare meglio le necessità del mercato .

È evidente a questo punto l’importanza, relativamente ai nostri interessi, che ricoprono

gli effetti occupazionali dell’ICT derivanti dalle autonome decisioni degli operatori economici, siano essi consumatori, imprenditori o Stato, nell’influenzare la nascita di nuova domanda di lavoro, piuttosto degli effetti indotti spontaneamente dal mercato.

2.2 -gli impulsi economici>

Fattori economici quali incremento della domanda, aumento del costo del lavoro relativamente alla produttività, impongono oggi l’introduzione delle innovazioni informatiche alle imprese che ricercano la competitività su scala planetaria.

Un calo del prezzo dei fattori che producono la nuova tecnologia ne accresce le richieste di implementazione, con effetti positivi, nel caso dell’ICT, sulle industrie produttrici delle NTIC e nelle nuove tecnologie di comunicazione .

Il Telelavoro beneficia di tali progressi, indotti anche da un calo dei costi per produrre la nuova tecnologia, rivelando nuove modalità organizzative via via più complesse e specifiche, aprendo così nuovi spazi all’offerta differenziata e quindi al lavoro.

Il beneficio occupazionale che emerge dalle attività di servizi e commerciali via rete è di non richiedere proporzioni fisse tra i fattori, per cui nuovi investimenti in capitali strutturali possono coinvolgere numerosi utenti nel loro utilizzo contemporaneo per la fornitura di prodotti e servizi ad alto valore aggiunto, diffondendo a cascata i benefici del progresso tecnico derivanti dall’accumulazione del nuovo capitale, in modo proporzionale al tasso di crescita dei lavoratori collegati per via telematica.

Dal business on line nascono quindi i profitti necessari ai gestori degli impianti di tlc per rinnovare ed allargare i loro servizi di collegamento.

Nella Globalizzazione dei mercati assumono un peso competitivo rilevante i costi dei fattori, in particolare del lavoro, e la loro capacità di traslazione sui prezzi dei prodotti, vincolata dall’esistenza o meno di mercati concorrenziali.

Il Telelavoro rientra sia nella ricerca di competitività da costi, poiché rende il lavoro dipendente meno rigido nei luoghi e nei tempi, sia nella competitività derivante dalle innovazioni di prodotto, attraverso un’offerta contraddistinta da quote sempre maggiori di valore aggiunto, accrescendo così la capacità di un paese di acquisire quote sul mercato internazionale, con benéfici ritorni per la crescita interna e la nuova domanda di lavoro.

In questo modo crescono i redditi interni di un paese, il quale, mediante nuova accumulazione di capitale nei settori stimolati da un’alta domanda, può generare domanda di lavoro addizionale nel lungo periodo; è la situazione che traspare nel mondo delle aziende interessate ai profitti derivanti dalla comunicazione multimediale oltre che dalla crescente necessità sociale di servizi sempre più specifici e di qualità, che per le loro caratteristiche immateriali possono essere dispensati anche a distanza.

I guadagni di produttività consentiti dalle NTIC si traducono in maggiori profitti soprattutto per le aziende di telefonia; tuttavia se il TL non viene sfruttato come pura delocalizzazione del lavoro dipendente ma ne viene collegata la remunerazione all’output prodotto o all’incremento di utili che consente all’impresa, anche i salari possono beneficiare di tali incrementi di produttività e divenire così parte attiva dell’aumento del reddito totale ottenuto nel sistema economico, incentivando a loro volta nuovi investimenti mediante nuovi stimoli della domanda di beni e servizi.

Si alimenta in questo modo un importante incentivo economico per la diffusione su grande scala del Telelavoro, i cui vantaggi occupazionali soffrono ancora della miopia del breve periodo insita in aziende che sfruttano le innovazioni per creare continuamente la domanda necessaria alla propria sopravvivenza.

È dalle attese future sulla domanda che nascono le decisioni più proficue di investimento: una domanda di beni incorporanti alta tecnologia necessita di stimoli continui, sostenuti dal rapido rinnovamento dei prodotti, invece l’esigenza di comunicare è oggi crescente e autoalimentata dall’accumulazione stessa del capitale tecnologico utile a soddisfarla, che è in grado di supportare anche l’offerta di servizi avanzati ed essenziali, offerta sempre più incalzata da una pressante e articolata domanda.

L’andamento futuro della domanda e la distribuzione del reddito incidono pertanto sulla realizzabilità degli effetti compensativi di reddito operanti attraverso i nuovi investimenti, autonomi e indotti, che poco hanno a che fare con le forze spontanee del mercato .

2.3- telelavoro e job creation in un’ottica classico-keynesiana

In considerazione del fatto che le avanzate strutture di comunicazione richieste nelle più complesse forme di Telelavoro (interattivo) siano rese possibili da investimenti in atto a monte per innalzare il livello tecnologico insito in tali beni capitali, risulta evidente come un’alta domanda di NTIC influenzi la domanda di lavoro nelle industrie produttrici delle nuove tecnologie.

Tuttavia si tratta di un effetto limitato ai settori altamente specializzati e indirettamente

stimolato dalla crescita del numero di telelavoratori, i quali manifestano una domanda che per essere soddisfatta richiede una capillare diffusione della nuova tecnologia dell’informazione e comunicazione.

Sono le decisioni di accumulazione di nuovo capitale, appoggiate da positive attese sulla domanda futura, ad innescare il processo di aggiustamento che, via crescita dei redditi e della domanda, apre la strada a nuove opportunità di lavoro, anche se, molto probabilmente, diverse in qualità dalle occupazioni precedentemente eliminate; tuttavia è possibile che nel lungo termine nascano attività tali da riuscire a più che bilanciare gli effetti occupazionali negativi del breve periodo delle innovazioni.

Nel caso delle NTIC l’impiego da parte delle imprese innovative di un rapporto capitale/prodotto crescente, via via che si moltiplicano i servizi multimediali, comporta la nascita di nuovi stimoli per le aziende produttrici dei beni capitali stessi, oltre allo sviluppo di altre attività in rete per offrire i servizi stessi.

In questa sede riteniamo importante fissare l’attenzione non tanto sulle caratteristiche di sostituibilità che il progresso product innovating nelle NTIC genera, quanto piuttosto sulla loro capacità di creare una domanda di mercato prima inesistente o nel soddisfare una domanda potenziale chiusa nei vincoli dell’offerta.

In questo modo vengono alla luce le caratteristiche di job creation del Telelavoro che, attraverso l’uso di strutture multimediali avanzate, realizza un’offerta eterogenea e di qualità, in forza anche della presenza di risorse umane preparate nell’uso della nuova tecnologia e autonome nel gestire il proprio lavoro.[18]

I guadagni di produttività realizzati attraverso le NTIC consentono ai pochi gestori del settore tlc di usufruire di maggiori redditi monetari in funzione di nuovi investimenti, la cui messa in atto è legata all’esistenza o meno di condizioni favorevoli ad una ulteriore accumulazione, che al momento attuale comunque non sembrano mancare viste le esigenze della società moderna.

Non sembra preannunciarsi quindi una futura carenza di domanda nel campo delle comunicazioni interattive o nel settore dei servizi (alle imprese e tanto meno alle famiglie), settori per altro fortemente correlati.

Le mansioni tayloriste, risparmiatrici nella qualità di capitale umano, vengono sostituite dalle innovazioni tecnologiche (automazione, microelettronica), le stesse innovazioni (NTIC) tuttavia creano nuove attività di cui divengono strumento e dove l’investimento in capitale umano assume un ruolo strategico nell’esplicitare le doti di job creation del Telelavoro. Fondamentali in un mercato oligopolistico nel determinare le decisioni di investimento risultano i tassi di crescita della domanda e della produttività .

Per sfruttare appieno le potenzialità delle nuove tecnologie occorre anche una struttura formativa del capitale umano compatibile con le condizioni di pieno impiego del nuovo capitale fisico.

Vincoli all’occupazione derivante dall’ICT si presenterebbero in questo caso soprattutto nell’offerta di lavoro piuttosto che nella struttura del nuovo capitale .

La struttura del nuovo capitale tecnologico prodotto dall’ICT risulta ancora incompatibile con il tipo di disponibilità di forza lavoro presente sul mercato; comunque tale struttura

risulta anche insufficiente a garantire un futuro alto impiego, occorrono pertanto successive accumulazioni per soddisfare le necessità delle nuove professioni .

Per ora nel breve periodo vige soprattutto la sostituibilità tra capitale e lavoro per ottenere maggiore efficienza nei processi, tuttavia è possibile che nel lungo termine le stesse NTIC, introdotte nel terziario avanzato, possano incrementare il rapporto lavoro/prodotto, relativamente al rapporto capitale/prodotto, per l’alta intensità di input umano richiesta nei servizi, anche se erogati via rete.

L’introduzione del Telelavoro quale innovazione di processo ha evidenziato i propri limiti nel job creation una volta migliorate tecnologicamente le NTIC incorporate sulla rete globale (Internet), le quali infatti hanno portato alla creazione di nuovi prodotti e servizi prima inesistenti, realizzati da nuove imprese e nuovi lavoratori; in questo

modo nasce e si amplia la più recente forma di Telelavoro che rende merito alle doti creative individuali nell’intraprendere attività autonome.

Vengono così alla luce altre fonti produttrici di reddito che influenzano la distribuzione nazionale, trasformando la ricchezza del monte salari in una moltiplicazione di profitti imprenditoriali, passanti prima per i gestori delle tlc multimediali.[19]

La scarsa dinamica degli investimenti relativamente alla vivacità della domanda dei settori tlc e servizi, crea i vincoli di offerta, nel capitale fisico ed umano, che frenano

il possibile riassorbimento della disoccupazione.

Un relativamente basso tasso di crescita degli investimenti netti vincola l’occupazione all’ammontare di capitale disponibile ma un altrettanto insufficiente investimento in capitale umano vincola il capitale disponibile alle risorse di forza lavoro che presentano

una formazione adeguata al livello richiesto nell’uso delle nuove tecnologie telematiche.

La tecnologia capital-saving dell’ICT, poichè è in grado di stimolare la crescita della domanda di comunicazione, promuove la nascita delle opportunità occupazionali nei settori che presentano un’alta elasticità della domanda al reddito (terziario avanzato, formazione e intrattenimento a distanza, commercio on line).

L’ICT, pur comportando una tecnologia con bassi rapporti capitale/prodotto e lavoro/prodotto, attraverso le forme avanzate di Telelavoro da essa nate ha condotto alla

formazione di attività interattive che necessitano di un relativamente alto rapporto lavoro/capitale nella realizzazione di un output di qualità.

L’ottica di breve periodo che ha caratterizzato, specie in Italia, le decisioni di investimento degli operatori ha enfatizzato le conseguenze labour-saving delle innovazioni, inibendo le potenzialità di crescita della domanda che ha in questo modo amplificato il fenomeno della disoccupazione tecnologica a causa della drastica riduzione delle attese di realizzo derivanti dal suo indotto sugli investimenti.

Tuttavia i profitti derivanti da servizi e comunicazioni ad alto valore aggiunto spingono i gruppi interessati (telefonia, produttori nuovi materiali) a concentrare l’accumulazione in tali settori, a beneficio anche di un’ulteriore crescita della domanda.

La stessa ricerca di profitti che ha condotto alle moderne forme di oligopolio differenziato , in cui la competitività viene ricercata nella diversificazione dei prodotti piuttosto che nelle economie di scala per una produzione omogenea più efficiente, rende

convenienti attraverso la crescita dei redditi monetari gli investimenti in attività innovative, incentivando così una nuova domanda reale oltre a soddisfarne le richieste potenziali represse a causa dei limiti dell’offerta.

Una situazione simile si sta verificando con la esponenziale diffusione di servizi commerciali, e non, via Internet, i quali, in ragione della nascita di nuovi redditi, stimolano l’aumento delle richieste di strutture telematiche e di altri servizi, sostenendo in tal modo la diffusione di forme di Telelavoro interattive.

Nel considerare le ipotesi di job creation insite nelle forme avanzate di Telelavoro viene qui sottolineata la complementarità tra industria e servizi (N E ) nel rallentare la crescita della disoccupazione (U) oltre al contributo derivante dalla spinta della domanda (Y), in simboli: [20]U'= - aY' + bFL' - cN E '

L’apice indica il tasso di variazione.

Pertanto i disoccupati espulsi nelle diverse ristrutturazioni (U I ) possono essere riassorbiti grazie agli impulsi provenienti dalla domanda, attraverso la crescita del reddito, e dallo sviluppo del settore terziario: U I '= - a 1 Y'- b 1 N E '

Mentre le persone in cerca di occupazione (U II ) crescono direttamente in ragione dell’andamento dell’offerta di lavoro (FL) oltre che naturalmente inversamente al tasso di occupazione extragricola: U II '= a 2 FL'- b 2 N E '

Redistribuire la forza lavoro verso i nuovi settori labour-using prevede una loro

riqualificazione iniziale imposta dai mutamenti tecnologici nelle attività supportate

dalle NTIC.

In questo modo è possibile, almeno in parte, allentare la morsa della disoccupazione

tecnologica persistente e diffondere nel sistema economico i benefici delle innovazioni.

L’informatizzazione, l’automazione, la telematica hanno drasticamente ridotto il rapporto lavoro/prodotto nel mondo agricolo e industriale, indirizzando la società verso una dematerializzazione dei consumi in grado di sostenere lo sviluppo di un settore ad alta intensità di lavoro quale è sempre stato quello dei servizi, il quale per le sue caratteristiche di output è suscettibile alla despazializzazione e desincronizzazione attraverso il Telelavoro.

Pertanto innovazioni risparmiatrici di lavoro non implicano necessariamente disoccupazione tecnologica permanente, potendo essa essere compensata attraverso la nascita di altre attività dalle innovazioni stesse con peculiarità labour-using.

Attività in grado di rinnovare il proprio processo creativo con la nascita di nuovi redditi e la convenienza al loro reinvestimento; esemplificativo è il caso delle tlc multimediali e delle loro conseguenze sul mondo del lavoro.

Gli effetti compensativi alla disoccupazione tecnologica che possono provenire dalla diffusione del Telelavoro possono svilupparsi principalmente attraverso la crescita dei redditi monetari, a causa della presenza di mercati non concorrenziali e delle loro relative

rigidità dei prezzi, specie del lavoro, oltre alle evidenti resistenze degli insiders nel cambiare la propria attività rinnovandosi.

Se l’innovazione richiede poi nuove qualifiche per esprimersi con efficienza (è il caso di chi intenda lavorare servendosi di Internet), deficienze nel sistema formativo.

possono frenare notevolmente il trasferimento settoriale, le potenzialità operative della

nuova tecnologia (il progresso tecnico nelle NTIC consente nuove modalità di terlelavoro) e quindi lo sviluppo del sistema economico nel lungo periodo .

Le riorganizzazioni aziendali attuate fino ad ora hanno accelerato l’aumento della produttività attraverso organizzazioni interne più efficienti grazie all’informatica, riducendo inizialmente soprattutto i costi che incidevano maggiormente sul budget, il lavoro per primo.

Il Telelavoro nelle sue prime sperimentazioni, in virtù dei suoi ritorni di produttività, consentiva di abbassare il rapporto CLUP/P, dove P rappresenta il prezzo dei prodotti finiti, così da creare nuovi margini di guadagno e di competitività.[21]

In questo caso si tratta di ricerche di profitto a breve scadenza, non orientate alla job creation ma, in particolare in Italia, al fronteggiamento della eccessiva crescita dei salari (w) rispetto alla produttività (e) del lavoro e rispetto al costo dei nuovi capitali tecnologici (P ma ).

Pertanto, nel breve termine, la ricerca di competitività attuata mediante il Telelavoro ha comportato il trasferimento spaziale di alcune attività prima interne all’azienda e un impiego più efficiente del lavoro dipendente, realizzando anche un risparmio “assoluto” di lavoro per ogni unità prodotta .

La crescita del costo del lavoro ha giocato un ruolo da protagonista nella ricerca di maggiore produttività: e' = hY' + a(clup/p)' + b(w/P ma ) -t ' [22]

Pertanto impulsi economici quali appunto gli aumenti di costo (clup/p-w/p ma ) e l’espansione della domanda (y) hanno determinato la velocità del progresso tecnico nell’ICT e, nel nostro caso quindi, l’implementazione di forme di Telelavoro sempre più produttive e flessibili nella gestione dei costi, infatti una eccessiva crescita dei salari (w) rispetto agli incrementi della produttività (e) può comprimere i profitti e di conseguenza gli investimenti e la domanda, a meno in quest’ultimo caso di forti spinte sul consumo provenienti dall’accresciuto monte salari.

La soluzione ottimale è nel ricercare un ottimo livello di crescita della remunerazione del lavoro relativamente agli incrementi di produttività dello stesso; risultato ottenibile attraverso la “valutazione dei risultati” già presente nelle modalità avanzate di Telelavoro, essendo al riguardo il “controllo dei processi” alquanto difficile e costoso oltre che inefficiente ai fini della qualità del prodotto.

I salari quindi, in questa ottica classica, influiscono sulla disoccupazione non perché sono troppo alti ma in ragione della loro crescita troppo rapida rispetto alla produttività.

Infatti se in aggregato vale la relazione: N' = Y'- e'

allora l’occupazione (N), a parità di produttività (e), viene positivamente influenzata dagli incrementi del reddito e quindi della domanda,  si ha: N' = cY' - a(clup/P)' - b(w/P ma ) -t ' [23]

Dove c = 1 - h.

La presenza di un’alta domanda, reale e potenziale, e i conseguenti profitti ricavabili nelle tlc, nei servizi e nel settore multimediale possono dare una spinta in senso positivo all’occupazione, vista la loro pervasività nella società moderna, laddove si creino i presupposti, tecnici ed umani, per allargare l’offerta con nuove attività.

Le attività operanti attraverso Internet presentano caratteristiche di rapporto

 

lavoro/prodotto (alto: a causa dell’alta intensità di lavoro richiesta ma sempre di notevole produttività) e capitale/prodotto (basso) che consentono vantaggiosi ritorni di reddito dovuti alla qualità e convenienza economica dell’offerta on line.

Una domanda crescente (Y) e una forza lavoro (FL) di qualità sono in grado di bilanciare le conseguenze labour-saving delle innovazioni[24]:U' = - c 1 Y' + dFL' - b I N' [7]

Dove N' risulta spiegata nei suoi fattori d’influenza dalla :U' = - c 2 Y' + a 1 (clup/P)' + b II (w/P ma ) -t ' + dFL'

La disoccupazione tecnologica risente delle conseguenze dovute all’introduzione di innovazioni tese all’abbassamento dei rapporti tra costo del lavoro e prezzo del prodotto nei settori in cui la ricerca di produttività è sottoposta alle leggi della concorrenza di prezzo piuttosto che di prodotto.

Lo spostamento dei lavoratori verso i settori che beneficiano di un alto indotto della domanda richiede tuttavia tempo e un affidabile sistema di formazione scolastica e professionale.

Maggiore efficienza e produttività testimoniano la derivazione economica degli impulsi che determinano la velocità del progresso tecnico, anche riguardo all’introduzione del Telelavoro nella grande azienda, come ha ben evidenziato Sylos Labini:

e' = aY' + b(w' - P ma ') -t + cI -n

Egli ritiene che il ritardo degli investimenti (n) sia maggiore di quello riguardante il costo del lavoro (t).

In primo luogo infatti è stato il costo relativo del lavoro e la sua rigidità a spingere le grandi aziende verso organizzazioni interne più flessibili ed efficienti (ad esempio, come vedremo in seguito, mediante l’home work, i telecentri condivisi, la remotizzazione telematica degli uffici, l’off shore work).

L’offerta di tlc e di servizi risultano oggi strettamente complementari e necessitano pertanto di nuovi investimenti nelle NTIC per soddisfare il mercato mondiale.

Per garantire efficienza a questa offerta i produttori e gestori delle tecnologie di comunicazione impegnano maggiori redditi in nuove strutture e in ulteriori ricerche, in quanto i loro ritorni economici sono correlati allo sviluppo produttivo della futura offerta di lavoro, capace di tradurre in nuovi redditi i servizi multimediali creati dal progresso tecnico nell’ICT.[25]

La produttività delle forme avanzate di Telelavoro induce un incremento di richieste di entrata nel nuovo mercato virtuale (Internet, Intranet), che tuttavia ancora soffre dei relativamente scarsi investimenti, utili ad accrescere le sue capacità produttive.

In altre parole, un incremento del rapporto tra reddito (Y) e capitale (K) nel “grado di

meccanizzazione” di Sylos Labini: J Y/L = (K/L)[26]

con i logaritmi: J = lg Y/L

K/L implica la presenza di investimenti che fanno salire la produttività più della capacità produttiva; per innalzare la capacità produttiva occorre una maggiore accumulazione

di capitale, superiore alla crescita della produttività.

Il progresso tecnico influenza in crescita, attraverso il TL, il grado di meccanizzazione delle imprese, in quanto determina soprattutto incrementi di produttività; tuttavia le forme autonome di Telelavoro necessitano di ulteriori investimenti per accrescere le proprie capacità produttive, in quanto mediate dalle strutture telematiche.

Ciò si deve in particolare al costo del lavoro, per le grandi aziende, e alla spinta della domanda, espressa da incrementi di reddito,[27] nel caso del Telelavoro interattivo:

J = a + bY' + c(w/P ma )'

Nel caso del settore multimediale e del terziario avanzato, la crescita della domanda (y) supera quella del costo del lavoro (w/p ma ) influenzando J, che diviene così un indice di lungo periodo della sostituzione dinamica tra lavoro e capitale, dipendente dal progresso tecnico.

Le potenzialità del business on line, in grado di offrire notevoli incrementi di reddito

relativamente al capitale investito, possono bilanciare, mediante un innalzamento del

rapporto lavoro/capitale, le conseguenze delle innovazioni labour-saving nei settori

ormai a bassa intensità di lavoro, sfruttando la concorrenza basata sulle nuove merci,

sulle nuove tecniche e sui nuovi tipi di organizzazione.

2.4- dal mondo “classico” al mondo “contemporaneo” dello sviluppo

tecnologico

La natura del cambiamento tecnico e organizzativo influenza tutto il processo di crescita, in cui le imprese grandi e piccole hanno ruoli complementari: le piccole avviano alcuni

processi innovativi in seguito sviluppati dalle grandi imprese, o viceversa (vedi la Apple).

Quanto mai rappresentativo in questa sede è il caso delle piccole imprese della Silicon Valley e dei giganti dell’industria elettronica.

Fra le grandi imprese sono frequenti le situazioni di oligopolio concentrato e misto, mentre fra le piccole primeggia l’oligopolio differenziato, che consente una migliore protezione dalla concorrenza estera.

Infatti gli sviluppi più recenti dell’elettronica, della microelettronica specialmente, hanno consentito una crescita competitiva anche di imprese molto piccole.

In generale l’evoluzione delle apparecchiature elettroniche ha aperto un nuovo spazio economico alle piccole e medie imprese (pmi), sia come produttrici sia come utenti. Lo sviluppo delle pmi è stato anche favorito dalla ridotta flessibilità del lavoro nelle grandi, per cui il loro peso sull’occupazione totale è in progressivo aumento e quelle che si dedicano alla ricerca hanno oggi un ruolo fondamentale nel processo innovativo.

Nell’industria elettronica perdono valore le economie di scala relativamente ad un fattore essenziale allo sviluppo futuro di questo settore: l’intelligenza, intesa come capacità di adattamento ai mutamenti esterni.

Il meccanismo principale di riassorbimento della disoccupazione tecnologica non opera spontaneamente attraverso gli aggiustamenti dei prezzi indotti dai guadagni di produttività ma tramite la crescita dei redditi monetari, con prezzi relativamente stabili,

redditi che stimolano la domanda mediante aggiustamenti delle quantità, aggiustamenti che in presenza di progresso tecnico continuo non si realizzano nel breve periodo.

Creare nuove opportunità di lavoro in questo contesto dominato dal progresso tecnico nelle NTIC significa, prima di tutto, rafforzare la crescita delle pmi nell’industria e nei servizi in modo da bilanciare l’espulsione di forza lavoro dipendente dalle grandi imprese, a cui è possibile porre un freno soltanto dando maggior peso alle iniziative di riqualificazione dei lavoratori.

Ricerca e istruzione superiore possono favorire le iniziative capaci di creare nuove occupazioni in modo da ridurre i casi di non corrispondenza fra domanda e offerta di lavoro, specialmente nel caso riguardante le esigenze di autonomia dei lavoratori e di eterogeneità e qualità del prodotto da parte della domanda.

È evidente l’importanza che l’evoluzione tecnica svolge nel sostenere la crescita dei sistemi economici, tuttavia, essa non garantisce il contestuale riassorbimento della

disoccupazione che provoca.

Quest’ultima può presentarsi infatti come conseguenza sia di una insufficiente crescita della domanda aggregata, rispetto alla crescita della capacità produttiva, sia di una diversa composizione settoriale della domanda di beni e di lavoro rispetto alla struttura della capacità produttiva.

La prima situazione offre un esempio di disoccupazione keynesiana, nella seconda sono evidenti le caratteristiche della disoccupazione strutturale.

Gli aspetti occupazionali delle nuove tecnologie non dipendono tanto da meccanismi automatici di aggiustamento, che coinvolgono i prezzi dei beni e dei fattori nel breve periodo, ma piuttosto dalle variazioni dei redditi monetari e quindi della domanda, indotte dal cambiamento tecnologico sotto forma sia di innovazioni di processo sia di innovazioni di prodotto.

Viene qui dato meno peso all’effetto moltiplicativo della tecnologia nel riequilibrio occupazionale, in quanto le nuove tecniche, superiori alle vecchie in termini di produttività del lavoro, determinerebbero un impiego nella loro produzione difficilmente superiore al risparmio di lavoro che consentono.

L’esistenza oltretutto di forme non concorrenziali e di vincoli sulle quantità nei mercati dei beni e del lavoro riduce notevolmente la forza degli effetti di prezzo.

Occorre infine considerare che il progresso tecnico, in particolare se concentrato nelle innovazioni di processo, tende a distruggere posti di lavoro se il contesto macroeconomico applica politiche restrittive per frenare gli stimoli inflazionistici.

Tuttavia il cambiamento tecnico non è neanche responsabile degli alti tassi di disoccupazione europei; infatti la creazione di posti di lavoro continua ad avvenire nei servizi che, pur supportati da alte tecnologie, restano sempre ad alta intensità di lavoro ; ciò avviene anche in ragione del forte traino derivante dalle condizioni di flessibilità, produttiva e del lavoro, create da un ampio mutamento nello sviluppo tecnologico che va sotto il nome di Information and Communication Technology.

2.5- ipotesi interpretativa del fenomeno telelavoro

Il telelavoro soddisfa  un’esigenza socioeconomica resa applicabile dal progresso tecnico; esigenza manifestata sia dalla domanda di lavoro sia dall’offerta, attraverso la ricerca di rapporti di lavoro più autonomi nella gestione dei tempi (personalizzati) e assecondanti la demassificazione corrente della domanda aggregata.

L’impatto occupazionale delle NTIC mostra ripercussioni negative nel breve periodo ma prospettive migliori nel lungo,[28] quando le necessarie riforme istituzionali, riguardanti la formazione di base e professionale, il funzionamento del mercato del lavoro e l’ordinamento giuridico, avranno creato solide fondamenta alla diffusione di telelavoratori, specie nel settore potenzialmente più prolifico al riguardo: i servizi, avanzati alle imprese, di formazione, di svago e commerciali alle famiglie.

L’implementazione di tale forma di lavoro, pur implicando notevoli mutamenti nell’organizzazione produttiva, del lavoro e di vita, non appare affatto incompatibile con un altro tipo di attività, i lavori socialmente utili, i quali offrono opportunità d’impiego ai deskilled dell’economia dell’informazione che non riusciranno ad acquisire e mantenere le competenze necessarie per porsi su di un mercato del lavoro che ricompensa principalmente le qualifiche professionali individuali.

Il settore servizi, che per altro si adatta bene alle caratteristiche del lavoro a distanza, evidenziando le migliori doti di sviluppo della domanda si potrebbe rivelare di fondamentale incentivo per gli investimenti necessari alla diffusione su scala allargata del Telelavoro.

Le prospettive in questo senso ci appaiono positive, visti i benefici, economici e non, che il Telelavoro apporta alle aziende, ai lavoratori e, una volta generalizzato, alla collettività.

In quest’ottica si ipotizza che il telelavoro rappresenti un elemento di passaggio verso un nuovo sistema di crescita, non solo economica ma anche sociale.[29]

Passaggio che si esplica mediante una climax di modalità organizzative : dalla semplice delocalizzazione telematica dei centri di lavoro (telelavoro semplice: TLs ), ancora vicina al modello fordista come organizzazione, gestione e controllo delle risorse, alla complessità del lavoro interattivo e cooperativo organizzato in rete via INTERNET (telelavoro interattivo: TLi ) e gestito autonomamente dai diversi soggetti coinvolti.

Fondamentale riguardo alla job creation in questo caso risulta essere, la divisione orizzontale del lavoro telematico e l’alto investimento in capitale umano necessario a bilanciare la quota di reddito del lavoro “spiazzata” dall’alta sostituzione dinamica tra fattori, che ha determinato la crescita della disoccupazione tecnologica degli ultimi anni.

Si è di fronte quindi ad un nuovo modello produttivo più attento alle esigenze di vita dell’uomo, sia come lavoratore che come consumatore; si potrebbe dire che il sistema di sviluppo, grazie al progresso tecnico, si adatta, finalmente, ai tempi umani non essendo più previsto l’uomo integrato nei tempi meccanici.

Forza trainante di tale ipotetico cambiamento viene qui vista nelle potenzialità espansive e induttive della domanda di servizi e di tlc; cambiamento che tuttavia evidenzia, nel breve, un costo sul lavoro occupato, che rischia di non lasciare visibili i benefici che la nuova organizzazione del lavoro porterà nel lungo termine, ciò anche a causa delle crescenti ansie del presente derivanti soprattutto dalla fine di due importanti certezze: il posto di lavoro a vita e il Welfare State.

Attraverso la descrizione dell’organizzazione del lavoro per via telematica se ne intendono cogliere i possibili impatti occupazionali che determinano in particolare un cambiamento nella qualità dell’offerta di lavoro oltre che nella quantità, sotto la spinta propulsiva dell’alta domanda di tlc fornitrici di prodotti e, soprattutto, servizi, che la Società dell’Informazione esige.

La creazione di nuova occupazione vedrebbe in primo piano, oltre naturalmente i produttori e gestori del nuovo capitale tecnologico, una nuova schiera di lavoratori a

distanza, produttori quest’ultimi di nuovi servizi avanzati ad alto valore aggiunto. Chiameremo questa nuova figura professionale il telelavoratore interattivo (TLi ) per distinguerla dal telelavoratore semplice (TLs ) nato dalla continua ricerca di flessibilità attraverso la delocalizzazione e l’outsourcing da parte delle grandi aziende, nell’ottica di abbattimento del costo del lavoro, innovando e snellendo il processo produttivo, per incrementare i margini di competitività aziendale nel breve periodo.

L’idea di fondo di questo lavoro è trovare presenti già nelle modalità odierne di Telelavoro i presupposti per un loro eventuale sviluppo, o inviluppo, occupazionale, attraverso la presenza, più o meno incentivante a seconda della modalità considerata, di una domanda di tlc e di servizi avanzati alta e potenzialmente crescente che determina e rafforza, assieme all’alto costo del lavoro dipendente, la scelta del paradigma tecnologico dell’ICT.

L’importanza dell’alto costo del lavoro dipendente è legata, in questo contesto, alla necessità che ha imposto alle imprese di cercare di abbassarne il tetto attraverso l’implementazione in azienda delle NTIC, per ridurre le spese fisse e i costi di gestione delle risorse umane e ricercare forza lavoro dipendente in zone geografiche economicamente convenienti.

Pertanto l’iniziale ricerca di flessibilità e di margini di profitto avrebbe comportato l’introduzione delle prime semplici modalità di Telelavoro limitando l’azione ristrutturatrice ad una innovazione di processo, finalizzata principalmente al contenimento dei costi e ad una maggiore elasticità organizzativa con un’offerta immutata per qualità e forma, piuttosto che alla creazione di nuovi e migliori prodotti e servizi per via telematica, caso quest’ultimo in cui il -product innovating- sostituisce il -process innovating- come testa di ponte per la conquista di nuove quote sul mercato della domanda mondiale.

Delocalizzare le attività già in essere attraverso il TLs non muta sostanzialmente la struttura organizzativa fordista in quanto il lavoratore esegue lo stesso compito che prima espletava in azienda, non offrendo alcun contributo originale e attivo per un nuovo prodotto e continuando ad essere sottoposto al controllo temporale nel calcolo della sua remunerazione, attività che a causa delle continue ristrutturazioni tecnologiche dei processi interni sarà limitata ad un sempre minor numero di individui (ad esempio, potrebbe essere completamente eliminato il personale addetto al servizio informazioni telefonico grazie a complessi software di riconoscimento vocale, che consentirebbero l’accesso diretto di utenti esterni alla banca dati di un’azienda per chiedere “a voce” al servizio informazioni elettronico le notizie che interessano).

In sostanza nella presente non si discute la possibile o meno diffusione del Telelavoro (non messa in dubbio) ma l’ipotetico impatto occupazionale che le diverse modalità offrono, distinguendole in “semplici” e “interattive” (o avanzate), con lo scopo di ottenere alcune prospettive di sviluppo del fenomeno in questione sotto gli aspetti qualitativi e quantitativi del lavoro.

In particolare le modalità di Telelavoro che ci sembrano essere di forte impulso occupazionale sono quelle legate al settore dei servizi [30]avanzati ad alto valore aggiunto e che presentano già nelle loro prime manifestazioni i presupposti per un continuo futuro adattamento del servizio offerto per adeguarsi prontamente alle decisioni del mercato; si tratta di attività legate alla creatività e alla flessibilità professionale e culturale dei nuovi lavoratori. Particolarità rilevante in tali attività riguarda il rapporto tra i fattori coinvolti nella produzione, tra i quali la presenza di capitale ad alta produttività non preclude una certa complementarità con l’alta intensità del lavoro necessaria nella fornitura di servizi.

La forte spinta della concorrenza mondiale ha contribuito a spostare la ricerca di competitività dai prezzi ai prodotti di qualità, ciò favorito ancor più dal prossimo abbassamento generalizzato del prezzo delle tlc garantito, oltre che dal progresso tecnico, anche dall’accordo di Ginevra del 15/2/1997 a cui hanno aderito 70 paesi e che sancisce la liberalizzazione del 75% delle tlc globali a partire dall’1/1/1998, restringendo oltremodo i margini della competitività di prezzo attraverso un suo livellamento in basso.

Dopo aver raggiunto il massimo dell’efficienza nella divisione verticale del lavoro per soddisfare un mercato omogeneo, occorre ora ricercare maggiore efficienza nel rispondere ad una domanda sempre più personalizzata attraverso l’applicazione di

una divisione orizzontale del lavoro che qualifichi i nuovi artigiani della via telematica, esperti produttori di specifici servizi, per garantire in questo modo un’eterogeneità creativa all’offerta, resa possibile soprattutto dalla gestione autonoma del ‘mestiere’.

Tuttavia adattarsi ai cambiamenti comporta una notevole flessibilità, che i moderni beni capitale già incorporano e continuano ad affinare mediante il progresso tecnico nelle NTIC, mentre nell’uomo è presente sotto forma di ‘intelligenza’, come dote innata di adattamento, e di ‘capacità di apprendimento’ e formazione continua, come strumento per garantire sul mercato un’offerta di lavoro compatibile con le evoluzioni della domanda e sempre di qualità.

In questo senso la forma di Telelavoro che offre ai nostri occhi maggiori prospettive occupazionali ha le sue fondamenta negli alti investimenti in capitale umano, per garantire flessibilità all’individuo; nella creatività, per avere un’offerta sempre nuova,

differenziata e personalizzata; nell’interattività e collaborazione, tra gruppi o individui nella ricerca di obiettivi comuni, tra clienti e fornitori di servizi (ad esempio, bancari o assicurativi), piuttosto che nel rigido rapporto gerarchico; nell’autonomia di gestione del proprio lavoro, perché importante diviene soprattutto il ‘prodotto’, a cui è commisurata la remunerazione, per cui il lavoro dipendente valutato ancora in unità di tempo offre meno prospettive di sviluppo e di guadagno sia per l’individuo,[31] a meno di eventuali compartecipazioni agli utili dell’azienda, sia per l’azienda, a cui conviene subappaltare alcune attività all’esterno per poter scegliere il miglior servizio al minor costo oltre che alleggerire la struttura interna, sfruttando così l’alto livello di concorrenza che si viene a creare tra i produttori autonomi di servizi ad alto valore aggiunto.

Ciò è una diretta conseguenza del passaggio dal controllo del processo al controllo dei risultati, il primo risulta semplice sul lavoro dipendente ma non è in grado di garantire il massimo della qualità nel prodotto (un caso tipico è la pubblica amministrazione), il secondo caso invece si adatta bene al lavoro autonomo, soggetto alle leggi della concorrenza e quindi stimolato nella ricerca della migliore qualità al minor costo per rimanere competitivo.

In sostanza ipotizziamo che il progresso tecnico attraverso il Telelavoro abbia diversi impatti sul mondo del lavoro, a seconda che lo si consideri una semplice forma di delocalizzazione di attività prima interne all’azienda oppure un nuovo standard di lavoro interattivo, in cui la comunicazione a distanza integrata rappresenti la base di partenza per offrire teleservizi avanzati o creare nuove attività on line, nell’intento di soddisfare le esigenze di tlc di un mercato in continua espansione grazie soprattutto all’alta domanda di servizi, informazioni e formazione presente nella Information Society.

Il telelavoro, attraverso le sue diverse modalità organizzative, si presenta alla nostra vista come punto di contatto e di passaggio tra due organizzazioni della produzione[32]: quella materiale e gerarchico-burocratica, basata sul controllo dei processi, del modello fordista; quella immateriale organico-cooperativa, basata invece sul controllo dei risultati, del modello dominante nell’economia dell’informazione dove flessibilità, autonomia e creatività impongono i propri ritmi personali alle macchine, per massimizzare non la quantità del surplus ma la sua qualità.

In sostanza affermiamo che la forma di telelavoro che abbiamo definito per comodità semplice (TLs ) ha la funzione primaria di migliorare l’efficienza dell’organizzazione del lavoro tradizionale ed offrirà in futuro le minori opportunità occupazionali, restringendosi per essa sempre più le relative quote di reddito, a differenza del telelavoro interattivo (TLi ) che tende a mutare sostanzialmente i pesi nelle quote medesime attraverso un maggior impiego di capitale umano nella nuova complementarità fattoriale delle attività on line.

Il TLi muta anche i principi operativi, gestionali e di valutazione dell’organizzazione del lavoro esistente, aprendo la porta ad un nuovo mercato, in questo caso virtuale, in cui l’offerta, cioè l’imprenditoria telematica, trova limiti solo nella propria creatività e preparazione, alimentando la già di per sé alta domanda di tlc.

Quest’ultima è posta così in un circolo virtuoso in cui il progresso tecnico nelle NTIC crea nuove forme di TLi che, per soddisfare e far crescere la richiesta di servizi di

qualità, necessitano di forme di comunicazione sempre più capillari e tecnologicamente avanzate.

Quale sarà l’effetto netto dei due fenomeni descritti è difficile a dirsi ma si è portati a credere che esistano a tutt’oggi i presupposti, previe alcune riforme istituzionali (in primis la formazione di base e professionale), per la crescita del settore servizi attraverso il Tli ,  sottolineando a tal proposito l’importanza di investimenti mirati con l’ottica della lunga scadenza.

Punto di partenza, nello sviluppo tecnologico del Telelavoro, è stata la ricerca di flessibilità, l’arrivo si attende nella certificazione di nuovi “mestieri”.

Tuttavia niente si crea dal nulla e specialmente le forme avanzate di lavoro a distanza rappresentano una naturale (perché dettata da impulsi economici) evoluzione delle

prime semplici modalità del “fenomeno telelavoro”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CAP. 3  INTERNET E TELELAVORO

3.1- telecomunicazioni e multimedialità

Abbiamo visto come il settore tlc si presenti strategico per lo sviluppo economico e sociale dei paesi industrializzati[33] e il continuo abbassamento dei prezzi delle comunicazioni, sempre più improntate alla multimedialità, amplifica tale processo. Il futuro dello sviluppo economico è legato alla varietà e qualità dei servizi a valore aggiunto integrati nel sistema di tlc globale per cui è molto probabile che vi sarà legato anche il futuro dell’occupazione.[34]

Esistono infatti ampie opportunità in tal senso per il TLi : nei servizi alle imprese, al cittadino, per l’istruzione, la formazione e il tempo libero.

Le tlc sono diventate il settore privilegiato della Globalizzazione dovendo imprimere un nuovo impulso creativo alle aziende nascenti nei servizi avanzati e che grazie ai progressi nelle NTIC possono esprimersi attivamente nel telelavoro.

La rivoluzione elettronica consente alle nuove imprese di trovare opportunità di business mediante una nuova logica imprenditoriale,[35] che ha le sue fondamenta nella flessibilità organizzativa e nella rapidità decisionale e di risposta al mercato.

I più alti investimenti infrastrutturali vengono oggi realizzati nei sistemi di cablatura mondiale e di rinnovo e ampliamento della capacità di comunicazione (nuova struttura del capitale), nell’intento di creare una rete di trasmissione integrata (voce, dati, immagini) globale che, sfruttando i collegamenti esistenti e futuri di Internet, offra nuove

 

opportunità di lavoro via etere, indipendentemente dal luogo di residenza fisica, sia a lavoratori autonomi che a gruppi di imprese (Intranet), coordinate nel loro lavoro grazie a specifici pacchetti software (groupware).[36]

Recentissimi esempi di tali opportunità occupazionali sono il commercio elettronico via Internet, la telemedicina, la formazione a distanza, l’intrattenimento educativo ; tutte forme interattive di comunicazione.

L’impulso occupazionale non viene soltanto dai settori emergenti ad alta tecnologia che producono le nuove apparecchiature (tra l’altro concentrati in poche industrie) ma soprattutto può derivare dalle loro applicazioni nei servizi, attraverso la creazione di nuovi ed il miglioramento di quelli esistenti (ad esempio nella pubblica amministrazione ); creare un servizio in rete equivale quindi ad ‘inventare un nuovo mestiere’, allargandone i benefici con la diffusione del know how.

L’indotto occupazionale del multimediale non si limita a questo ma passa attraverso la produzione degli audiovisivi , l’editoria, la TV via cavo e satellitare, l’informazione personalizzata.

Si presenta quindi un capitale altamente produttivo a cui occorre abbinare, per essere sfruttato al meglio, un capitale umano altrettanto produttivo che ne amplifichi le potenzialità espressive con la propria creatività.

Infatti risorse umane poco qualificate non sono in grado di utilizzare le nuove tecnologie e tanto meno di ricavarne benefici per l’azienda, quindi obiettivi primari divengono gli investimenti nella formazione scolastica e continua, sia negli uffici che fuori.

Il boom delle tlc proviene dall’alta necessità di comunicare espressa dalla Società dell’Informazione , derivante dalla progressiva dematerializzazione dei consumi che

stimola, attraverso esigenze sempre più specifiche di servizi in rete, l’evolversi di segmenti particolari del mercato di cui Internet e la telefonia mobile sono i più rappresentativi.

La concorrenza internazionale pertanto punta all’offerta di servizi a maggior valore aggiunto nei cellulari (segreteria, fax modem, posta elettronica, collegamento a banche dati via satellite) e alla ricerca di nuove opportunità commerciali via Internet[37]; si apre così la strada alle attività di vendita mobile oltre a quelle direttamente on line.

In particolare il commercio elettronico e le applicazioni Edi (Electronic data interchange)

sono considerati fonti di futuri ritorni di profitto elettronico, specie per banche, assicurazioni e commercio al dettaglio , creando quindi nuove figure professionali esperte del business on-line.

Grazie all’apertura dei mercati e alla concorrenza internazionale i prezzi delle tlc crolleranno nei prossimi anni e il futuro di Internet sarà roseo grazie alla convenienza nell’accedervi per gli utenti ed ai costi d’investimento contenuti per i fornitori di servizi telematici , per cui sarà sempre più il prodotto offerto a competere.

La caduta dei prezzi muoverà in alto, secondo tradizione, la domanda nei servizi di rete professionali (ISDN) che, unitamente ai progressi nelle tlc mobili digitali (GSM),consentiranno la trasmissione continua di pacchetti di dati da qualunque terminale mobile attraverso la “rete delle reti”; si incentivano in particolare tutte le attività di mobile work (specialmente nella vendita di servizi assicurativi, sempre più di peso con il

venir meno della copertura del Welfare State).

La forte crescita prevista per i servizi come ISDN e GSM è legata strettamente anche alla crescita della domanda di connessioni alle reti aziendali da parte di telelavoratori

consulenti esterni, manager, venditori mobili) il cui numero è previsto in rapida ascesa da qui al 2000.[38]

Quest’ultima prospettiva sottolinea come il grosso degli investimenti probabilmente verrà speso nei servizi di tlc per le reti di telelavoro che, tra infrastrutture e servizi, saranno forse ancora più redditizi della stessa Internet; l’attesa di grandi profitti in questo campo, anche a lunga scadenza, è diffusa vista la mole di capitali che smuove e le risorse umane di cui abbisogna.

Ci si avvia, quindi, verso una rapida evoluzione nelle reti delle aziende; quest’ultime, da parte loro, applicano in modo sempre più pervasivo le tecnologie software di Internet creando dei veri e propri gruppi chiusi di lavoro collegati tra loro via telematica (Intranet), solo in parte accessibili dall’esterno (Extranet) sia per il telelavoro sia per nuove attività di business; le nuove attività vivranno pertanto grazie alla loro connessione alla rete globale, strumento per distribuire in ogni dove il loro prodotto, senza più i vincoli spaziali che hanno fino ad oggi delineato la geografia dello sviluppo: il nuovo capitale tecnologico mostra così le proprie capacità di assistenza a diversi input di lavoro, alzando il rapporto lavoro/capitale nelle nuove occupazioni grazie al loro coordinamento orizzontale telematico (groupware).

 

 

 

Tale coordinamento può avvenire unicamente in funzione dei progressi nella comunicazione multimediale .

 Le grandi innovazioni hanno spesso comportato sacrifici occupazionali iniziali ma hanno anche recuperato terreno creando nuovi servizi; questo si attende nel futuro delle reti telematiche: il terziario avanzato on line, la vendita mobile personalizzata, il commercio elettronico che sfrutta Internet quale vetrina.

Le NTIC possono ridurre il lavoro specialmente nella produzione dei vecchi prodotti tuttavia esse riguardano in maggior misura macchine e beni che offrono un potenziale di nuove figure professionali e di nuovi posti di lavoro non ancora quantificabile; esistono infatti in determinati campi ampi margini di sviluppo, vista la domanda potenziale del mercato e l’opportunità di creare lavoro allargando l’offerta (tlc, vendita e servizi on line): le opportunità di business imprenditoriale create da Internet ne sono una prova.

Telelavorare via Internet sta diventando proficuo per banche, assicurazioni, società commerciali e lavoratori autonomi aprendo così nuovi mercati in grado di favorire la nascita di domanda di lavoro.

Esiste tuttavia il rischio di una nuova divisione di classe tra chi ha accesso alle informazioni e chi no; divisione che dipenderà non soltanto dal denaro ma anche, e sempre con maggior peso, dalla capacità di apprendere.[39]

Il sistema formativo dovrà allora garantire la pari opportunità a tutti di accedere al nuovo sapere e di sapersi aggiornare nel corso della vita per non restare esclusi dalla nuova realtà produttiva.

Garante delle trasformazioni tecniche ed educative dovrà essere lo Stato che, in un mondo aperto alla competizione, avrà anche il compito di dedicarsi con impegno ad un miglior funzionamento del mercato, senza eccessi di norme, burocrazia e monopoli.

Le tlc e la multimedialità offriranno le migliori opportunità di sviluppo occupazionale nel lungo termine se supportate da nuovi modelli di formazione e di organizzazione del lavoro.

L’Italia purtroppo ancora investe poco su un’istruzione adeguata[40] e sul capitale umano, rischiando in tal modo di perdere ancora più terreno dagli altri paesi industrializzati, già molto avanti negli investimenti nei settori ad alto contenuto tecnologico e umano, settori in cui si prevede il boom di telelavoratori per i primi anni del 2000.

Considerando che si preannuncia per l’Italia un passaggio dai circa 100mila telelavoratori di oggi a oltre 700mila nel 2001 , risulta evidente l’importanza della valorizzazione delle risorse umane sia come soggetti impegnati nel processo produttivo sia come potenziali consumatori di beni e servizi basati sulle tecnologie dell’informazione.

La valorizzazione della forza lavoro non è indipendente dal capitale a cui è abbinata nella funzione produttiva ed in questo senso Internet si prepara ad essere il più importante “fattore produttivo” del futuro, a cui faranno capo milioni di telelavoratori.

3.2- un fattore produttivo, un mercato: INTERNET

La rete globale infatti consentirà di portare la totale interattività e multimedialità in

ogni luogo, stabile o mobile, nel momento in cui alcune tecnologie, che adesso

evolvono in modo indipendente (telefonia cellulare, tv via cavo e satellitare, fibre ottiche, ecc,), si integreranno completamente e convenientemente. Sarà così possibile supportare in contemporanea diversi input di lavoro che usufruiranno della medesima struttura fisica durante la loro attività produttiva.

La rapidità con cui il fenomeno Internet sta entrando nelle case e nelle aziende impone una presentazione più dettagliata, specie per la diffusione del “lavoro in rete” (networking) che esso comporta, allargando gli orizzonti del telelavoro verso le nuove frontiere del commercio elettronico, dei servizi finanziari, bancari e assicurativi on line.

L’obiettivo fondamentale di Internet è di offrire un’interconnessione tra diverse attività minimizzando i costi e rendendo veloce il trasferimento dei dati.[41]

Esso viene spesso denominato “autostrada informatica” per le sue capacità di fornire servizi e di ridurre la spazio ad una entità virtuale, consentendo benefici economici non indifferenti alle aziende in termini di riduzione costi e tempi di collegamento al mercato, aumentando così i margini competitivi e i profitti.

Il termine “rete delle reti” deriva invece dall’integrazione che Internet rappresenta di numerose sottoreti pubbliche, private e commerciali; infatti le aziende con una propria rete telematica all’interno quando decidono di entrare in Internet finiscono col connettervisi divenendone parte integrante.

Nata da una rete militare americana, Arpanet, a partire dai primi anni ‘70 la rete delle reti diviene col tempo punto d’incontro di utenti sempre più numerosi, dapprima sotto la

spinta di interessi scientifici, fino ad arrivare al boom del commerciale degli anni ‘90.L’apertura di Internet al commercio elettronico si è rivelata la più espansiva, offrendo

opportunità di business non solo a chi utilizza la rete per affari ma anche ai produttori di hardware, software e ai gestori delle tlc ; viene incentivata in questo modo la richiesta di comunicazioni e connessioni, chiudendo un circolo virtuoso di domanda: business-Internet--tlc-business.

I promotori di questo sviluppo sono le stesse aziende che stanno introducendo le nuove infrastrutture telematiche per acquisire maggiore competitività.

Gli utenti sono di diverso genere e vanno dagli uomini d’affari ai professionisti, dagli impiegati ai semplici visitatori.

Gran parte dell’espansione di Internet è dovuta alla proliferazione delle aziende, in particolare per le Pmi stanno nascendo associazioni di categoria, come le Camere di Commercio , l’unione degli industriali, l’unione degli artigiani, le associazioni di professionisti ed altre, tutte intente, come moderne gilde, a tutelare la categoria nel nuovo mondo telematico, ancora povero di norme appropriate di regolamentazione; si sta sviluppando quindi, in rete, una marcata divisione orizzontale del lavoro, quale avveniva nel mondo artigianale pre-industriale, necessaria oggi per garantire una produzione eterogenea di qualità.

Le nazioni più industrializzate che da tempo investono nelle nuove tecnologie hanno intuito l’importanza della rete che dovrebbe collegare al suo interno l’intero Villaggio Globale.

La comunicazione cellulare, quella per dati, la videoconferenza e altre forme interattive via rete costituiscono i nuovi obiettivi per gli investimenti in servizi e per l’accesso ad informazioni esterne all’azienda in luoghi lontani dalla sua residenza fisica.

Secondo gli esperti del settore , i principali vantaggi derivanti dall’utilizzo di Internet riguardano: la rapidità di comunicazione tra e con i soci, che rende superfluo l’uso del fax dato che l’informazione viaggia via posta elettronica; la maggiore interfunzionalità tra gruppi distanti di lavoro; il coordinamento centrale dei gruppi operativi; il contenimento dei costi per spese postali e cartacee e per spese di viaggi per partecipare a corsi e stage.

In sostanza i benefici sono tutti in relazione al nuovo modo di comunicare consentito dalla rete, che comporta tempestività, freschezza delle informazioni, minor dispendio di energie oltre alla interattività.

Internet vivrà ancora qualche anno di crescita esplosiva , specialmente nel settore commerciale-divulgativo, dopo di che comincerà la sua trasformazione in un vero e proprio network planetario per le applicazioni di tipo commerciale-industriale, realizzando concretamente il boom di attività autonome on line che è in grado di sostenere.

L’alta domanda di connessioni sta portando però alla congestione le vecchie linee di comunicazione, tuttavia i colossi delle tlc sono già al lavoro per rinnovarle avviando ingenti investimenti infrastrutturali , per limitare uno dei vincoli d’offerta alla diffusione del Telelavoro, dopo la scarsa accumulazione in capitale umano.

 

Ormai nella competizione globale basata sull’ICT il problema non è la tecnologia ma i modelli di paese, cioè il grado di concorrenza nelle tlc, il costo della rete (per imprese e famiglie) e l’esistenza o meno di regole restrittive.

Se è presente in un paese un mercato delle tlc monopolistico, costoso e legalmente vincolato, esiste una probabilità maggiore che esso resterà indietro nella gara alla leadership su Internet e nel commercio elettronico.

Infatti le vendite on line offrono già buone opportunità di profitto malgrado i rischi del pagamento elettronico per determinati settori, in quanto gli utenti di Internet sono in genere colti, con un alto reddito disponibile, usano carte di credito e rappresentano quindi un mercato proficuo per molte aziende.

In Italia gli utenti attivi in rete, aziende e privati, sono cresciuti nel ‘96 di oltre il 140% , evidenziando un mercato potenziale ancora incalcolabile nei suoi sviluppi di domanda e di indotto.[42]

Entro il 2010 è probabile che circa la metà delle comunicazioni mondiali avverrà via rete; è pertanto vitale la permanenza in tale mercato per i gruppi della telefonia.

Le enormi possibilità sono già state intuite da molte aziende infatti l’interconnessione delle reti aziendali private (Intranet) permetteranno di realizzare on-line una serie di funzioni che oggi richiedono lo spostamento di personale e mezzi: firma, esecuzione contratti, ordini e pagamenti.

L’impresa così trasferisce al proprio esterno moltissimi investimenti, per convenienza e per business, che moltiplicano le accumulazioni strutturali in reti satellitari e in fibra ottica.

L’ottima allocazione dei fattori lavoro e capitale viene a trovarsi in questo modo nelle numerose combinazioni produttive rese possibili dalla compatibile flessibilità dei fattori

stessi, che oggi è causa generatrice di nuove architetture di rete.

3.2.1- Intranet / Extranet

Internet ha dimostrato, su una base software più semplice, di garantire alle aziende gli stessi servizi che ottenevano dalle vecchie reti telematiche, divenute negli ultimi anni dei veri e propri caos tecnologici a causa dei numerosi personal computers con ambienti operativi sempre più complessi che determinavano costi annui per posto di lavoro superiori ai diecimila dollari.

L’accesso alle informazioni, la possibilità di aggiornarle ed elaborarle, la comunicazione elettronica tra soggetti, la cooperazione in rete, consentono in tal modo di abbattere il costo informatico di ogni posto di lavoro di circa 3/4, oltre a favorire una più facile implementazione di soluzioni multimediali, come la telefonia sulla rete locale assieme al video; lo stesso capitale tecnologico è così in grado di gestire diversi input-lavoro.

In pratica Intranet utilizza la tecnologia e il software di Internet ma su un network nascosto e protetto dall’esterno.

Questo sistema garantisce alle aziende una notevole flessibilità consentendo loro di condividere informazioni e collaborazioni su diversi progetti, a costi sensibilmente più ridotti e in modo più semplice rispetto ai sistemi tradizionali.[43]

In questo modo l’impiegato può accedere facilmente ai documenti interni all’azienda e aggiornare all’istante tutti i colleghi di lavoro.

La duttilità e affidabilità del sistema Internet consente vari gradi di integrazione nell’impresa, dal semplice scambio di informazioni alla cooperazione interattiva, grazie alle doti di un ambiente in grado di coinvolgere, a seconda delle necessità, collaboratori, partners, fornitori e clienti, anche contemporaneamente (TLi ).

Si tratta di una tecnologia capital-saving che, a seconda delle circostanze di produzione,  mostra i propri lati labour-saving o labour-using.

Sfruttando la rete pubblica già in essere per le proprie comunicazioni, le aziende possono ridurre notevolmente le spese strutturali di collegamento telematico, con altissimi ritorni economici e di flessibilità d’uso del sistema: servizi e sedi lontani possono essere connessi e sconnessi senza limiti nè costi aggiuntivi.

Una tale struttura reticolare di imprese necessita tuttavia di un aiuto che ne sostenga l’organizzazione per comunicare, cooperare e coordinare le attività aziendali: si tratta di sofware dedicati conosciuti come “groupware”.

Sono sempre più comuni infatti al giorno d’oggi forme di collaborazione interaziendale sul raggiungimento di determinati obiettivi di base, per poi diversificarsi nella competizione, in cui vengono coinvolti diversi utenti mobili che richiedono mezzi di comunicazione sicuri, economici, capillari e molto aperti all’esterno.

Pertanto Internet costituisce una rete idonea, attraverso le Intranet, a collegare tutti i componenti del gruppo di lavoro, da quelli interni alle strutture aziendali agli esterni che operano con il telelavoro.

 

 

In questa maniera il groupware consente di trattare, con un alto livello di affidabilità, dati, informazioni, piani di sviluppo, dati commerciali, proprio come se il gruppo di lavoro fosse all’interno dello stesso edificio o nello stesso ufficio; in questo modo esso è in grado di richiamare attorno a sé una intensità di lavoro tale da rendere possibile un bilanciamento occupazionale.

Il vantaggio che deriva alle aziende non è solo in termini di flessibilità ed economia di costi della comunicazione, ma consente loro anche di trovare opportunità di business per la presenza capillare sul mercato di manodopera altamente specializzata dislocata a migliaia di chilometri e pagata solo quando serve.

L’apertura controllata delle Intranet aziendali verso partners esterni è destinata a mutare radicalmente il modello organizzativo delle imprese.

All’inizio del 1993 sono nate le prime connessioni aziendali su Internet; un anno dopo, l’accesso aziendale in rete diviene lo strumento effettivo di comunicazione per la posta elettronica, il post vendita, la comunicazione al mercato, nasce così il concetto di Intranet.

Nel 1995 vi sono i primi tentativi di servizi dai circuiti interni delle Intranet verso la clientela , nascono conferenze, cooperazioni verticali e linee verdi per l’assistenza ai clienti.

L’anno seguente Intranet diviene la struttura di riferimento per il sistema informativo aziendale interno ed esterno.

Le grandi aziende (in Italia Fiat e Iveco) cominciano ad utilizzarla per coordinare la progettazione complessa con i partners esterni; altre aziende sperimentano l’accesso ai database (centro raccolta dati) centrali attraverso applicazioni via Internet.

In tal modo la rete aziendale è in grado di estendersi criptata e protetta attraverso Internet consentendo l’accesso diretto, controllato e selettivo, dei partners commerciali e tecnici oltre che dei collaboratori esterni e dei telelavoratori dell’impresa, fino al centro dei database e delle procedure aziendali più importanti; essa può accogliere flussi di documenti di lavoro (Edi: Electronic data interchange) e di transizioni monetarie nei rapporti tra l’azienda e le altre aziende (business to business) e tra l’azienda e i consumatori; si accrescono così ancor più le relazioni interpersonali in rete, incrementando l’apporto umano nella realizzazione dell’output finale.

Con la nascita delle Extranet nel 1997 si ridisegnano intere strutture aziendali, ad esempio un venditore mobile dell’azienda può compilare sul suo portatile una nota spese elettronica che, una volta inviata, come semplice messaggio di posta elettronica entra nel circuito interno all’impresa per essere approvata in tempo reale, con notevoli risparmi sui tempi e sui costi di magazzino.

Sulla rete Intranet-Extranet è possibile poi creare vere e proprie catene di distribuzione virtuali che connettono gli stabilimenti di un produttore, i partners commerciali e i clienti su un’unica connessione via Internet, stabilendo un collegamento contemporaneo tra soggetti, finalizzato allo scambio immediato di pareri, decisioni, valutazioni per poter

realizzare il miglior servizio o prodotto, secondo le richieste dei clienti (l’interattività è la risposta più avanzata alle esigenze di flessibilità ed eterogeneità del mercato mondiale).

In quest’ottica l’obiettivo ultimo è estendere l’impresa su di una base virtualmente multinazionale che colleghi fra loro diversi telelavoratori, a seconda delle proprie modalità organizzative, distribuiti nell’intero globo.

Tutto ciò è reso possibile dalla presenza di un capitale tecnologico altamente duttile che vive un rapporto di complementarità più che proporzionale in favore del capitale umano di qualità e allo stesso tempo è causa dell’elevato rapporto di sostituzione nei confronti della forza lavoro troppo adattata in mansioni chiuse dalle innovazioni nei loro sviluppi occupazionali.[44]

L’effetto netto dei due fenomeni guarda al lungo periodo ed è legato ad una accumulazione in capitale umano che innalzi i livelli di flessibilità dell’offerta di lavoro così da creare nuove professioni e nuovi business basati sulla fantasia e sulla creatività.

3.3- l’impresa virtuale

Questo nuovo sistema di operare impone ad alcune aziende di imparare rapidamente l’uso dell’e-mail (posta elettronica) per relazionarsi opportunamente con i clienti, i fornitori e le nuove aree di mercato ; per altre aziende sarà invece necessario interagire con i partners di un progetto, ottenere informazioni sui concorrenti e sulle innovazioni per rimanere competitivi sul mercato di prodotti e servizi.

Internet è in grado di ricercare ed ottenere cooperazioni locali e contatti con

organizzazioni e camere di commercio estere, legandosi in tal modo inscindibilmente al mondo del lavoro aziendale.

La “società del telelavoro” si sta evolvendo ad un ritmo molto sostenuto: a Washington il 2% delle persone lavora senza recarsi in azienda e in California sono ben l’8% ; in tutti gli Usa sono già 20 milioni gli americani che hanno scelto di lavorare on line da casa , non solo quelli collegati via Internet ai loro vecchi uffici ma anche nuovi piccoli imprenditori, che inventano nuovi servizi da portare in rete e promuovono i settori emergenti con i business più ricchi, come la pubblicità interattiva, il commercio on line, i videogiochi collettivi, i videocataloghi; settori in cui i limiti di sviluppo occupazionale sembrano fondersi con i limiti della creatività.

Vengono stimati per il 2000 circa 50-70 milioni di telelavoratori nel mondo ed anche se in Italia si aggirano ancora all’incirca sulle 100mila unità, grazie ad Internet : esistono concrete possibilità di alcuni milioni di potenziali telelavoratori per la fine del millennio.

In particolare, l’attività di telelavoro su Internet può consentire di operare immettendo molto valore aggiunto, specie per le attività medio-alte, approccio che si rivela invece meno flessibile se vengono utilizzate le reti tradizionali, ad esempio, del telelavoratore semplice, il quale risulta utile soprattutto per il risparmio sul costo degli immobili (home work) e per la maggiore dinamicità che apporta all’azienda (mobile work); il TLs tuttavia non nasce in funzione di nuove attività ma per trasferire le vecchie in locali, o zone geografiche, economicamente più convenienti; esso non mette pertanto in risalto le attitudini labour-using delle NTIC.

Visto da un’ottica aziendale, disporre di telelavoratori implica un ingresso sempre più marcato nella dimensione virtuale dell’organizzazione; il che riduce sensibilmente i costi fissi di struttura e minimizza le architetture gerarchiche, migliorando l’assetto competitivo dell’azienda.

Inoltre l’ampia disponibilità di risorse in Internet e la facilità e semplicità del reperimento di informazioni a basso costo nonchè l’utilizzo delle linee telefoniche al prezzo dello scatto urbano, anche su distanze intercontinentali (Internet-phone ), consentono alle aziende orientate in questa direzione di trarne enormi benefici; sotto il nome di ‘Internet computing mobile’ va l’uso del computer portatile, modem e telefono cellulare per comunicare via etere con le risorse aziendali e di Internet  (comunicazione mobile interattiva: sosterrà lo sviluppo del TLi nel mobile work).

Quanto prima nuove figure professionali saranno in grado di spostarsi fisicamente senza perdere il collegamento con la propria azienda e con il mercato.

Questa opportunità di comunicazione rapida consente di instaurare un rapporto privilegiato fra il mercato e l’azienda.

In futuro quindi l’azienda sarà sempre meno costituita da uffici[45] e architetture rigide perchè le diverse attività interne si distribuiranno dove più sarà conveniente.

Imprenditori, professionisti e forze di vendita, per seguire la volubilità del mercato, si troveranno sempre più spesso ad essere inseriti in strutture non di proprietà e a tempo determinato, pagando in questi casi solo il reale utilizzo delle prestazioni richieste.

 

 

Lo specialista virtuale del futuro probabilmente non sarà un dipendente ma un professionista pagato solo per il business generato.

Internet in questo quadro costituirà la fonte più economica per l’organizzazione e la gestione dei clienti, dei consulenti e dei progetti di lavoro, manifestando così la caratteristica di principale fattore produttivo del futuro.

La videoconferenza via Internet (ad esempio,‘Video On Line’ di Telecom Italia) consente una comunicazione interattiva in cui i membri di un gruppo di lavoro, distribuiti per il globo, possono interagire con audio e video live; essa costituisce il prodromo della forma di TL che caratterizzerà il nuovo modello di sviluppo proprio della Società dell’Informazione, dove la disponibilità della tecnologia e l’attitudine a lavorare per obiettivi, non a tempo come un salariato tradizionale, porterà il telelavoratore e le aziende a scegliere forme di acquisizione delle conoscenze sempre più orientate ad un apprendimento flessibile, intelligente, autonomo e soprattutto basato sulla tecnica dell’autoapprendimento.

L’azienda virtuale non ha la tradizionale dipendenza da altre attività manifatturiere di produzione ma ne rappresenta il principale centro di trasformazione, quale ente postindustriale per antonomasia.

I riferimenti economici attuali della futura economia che la diffusione delle reti sta creando, non consentono di prevederne esattamente l’impatto sociale e culturale, oltre che economico, in quanto è ancora ostico per alcune mentalità ‘industriali’ accettarne i rivolgimenti culturali: dal “lavoro dell’uomo” al “lavoro per l’uomo”.

Per seguire l’evoluzione del modello, il lavoratore virtuale dovrà essere in grado di tenere il passo della rivoluzione telematica, il che significa “imparare ad imparare” per divenire più flessibile e gestire meglio le novità, l’imprevisto e non temere i cambiamenti che la società moderna presenta quasi quotidianamente.

Si ricava così dalla qualità dell’input di lavoro il freno all’elevata elasticità di sostituzione fattoriale determinata dal progresso tecnico.

Il lavoratore flessibile fa propria l’abitudine a comprendere e usare strategie, anche altrui, per sapere sempre quali sono gli obiettivi ottimali ed il modo migliore per raggiungerli; il telelavoratore virtuale incarna il concetto stesso di flessibilità, fondamentale per l’azienda del futuro che sarà caratterizzata da tre particolarità: la telepresenza, l’onnipresenza e l’onniscienza.

Padroneggiare le NTIC e comprenderne le potenzialità significa avere l’opportunità di agire in qualunque parte del globo e ottenere dei reali vantaggi sulla concorrenza.

Produttività e competitività dipendono quindi dal raggiungimento di uno standard tecnico aziendale in linea con le capacità e le prospettive tecnologiche del nuovo secolo.

Infatti il controllo delle NTIC è diventato un fattore chiave del successo dell’impresa moderna e lo sarà ancor più nel futuro dell’occupazione.

 

CAP. 4  CONCLUSIONI

4.1- interpretazioni

La natura del fenomeno telelavoro ha finora attraversato diverse fasi a seguito di numerosi rivolgimenti tecnologici, che tuttavia non prescindono da chiavi teoriche di lettura in grado di offrire una qualche delucidazione circa la sua evoluzione, sia tecnico-economica che, ivi connessa, occupazionale.

Il sentiero segnato dall’ICT ha aperto la strada alle diverse espressioni organizzative di Telelavoro qui descritte, tra cui si è cercato di evidenziare gli elementi generanti i maggiori effetti compensativi alla disoccupazione tecnologica e, più importante ancora, le potenzialità, seppur in nuce, di job creation.

Al riguardo è nel coordinamento orizzontale delle attività, supportate dal nuovo capitale tecnologico, che vediamo la possibilità di innalzare il rapporto lavoro/capitale pur in presenza di innovazioni ‘labour and capital saving’; l’incremento della qualità dell’input di lavoro è poi in grado di compensare, nel lungo periodo, della perdita della quota di reddito subita dalle mansioni meno ‘professionali’, [46]controllate ancora nei processi.

Punto di partenza teorico della nostra ipotesi è stata la distinzione fondamentale tra due forme di progresso tecnico: il “process innovating”, che mira sostanzialmente a rendere più efficiente la produzione e che, nel nostro caso, abbiamo abbinato alle forme di Telelalavoro più semplici; il “product innovating” invece consente di offrire nuovi e migliori prodotti e caratterizza le forme avanzate di Telelavoro interattivo (nel caso delle NTIC vengono toccati entrambi i tipi di innovazione).

In breve il TLs comporta un miglioramento organizzativo della grande impresa, mentre il TLi implica una trasformazione radicale dell’organizzazione del lavoro, destrutturando completamente l’ordinamento verticale fordista. Quali possono essere gli effetti del progresso tecnico nell’ICT sull’occupazione e in particolare sul futuro del telelavoro?

Il Telelavoro crea o distrugge lavoro? Diffonde o concentra ricchezza? Sono quesiti a cui è ancora difficile dare oggi un’interpretazione esaustiva ma, mentre concentreremo la nostra attenzione sulle possibili ricadute occupazionali del Telelavoro, ci sembra comunque plausibile ritenere, a proposito della distribuzione del reddito, che vengano privilegiati soprattutto i gestori mondiali di tlc, nonostante la liberalizzazione della categoria, da cui dipenderà in tono sempre maggiore la vitalità dell’economia dell’informazione.

Gli alti profitti che i gestori delle tlc realizzeranno probabilmente verranno reinvestiti per ingrandire e migliorare i collegamenti ed i servizi disponibili in rete, ricadendo in questo modo sugli utilizzatori degli stessi servizi, per consentire loro di offrirne altri, redistribuendo i profitti quindi tra i diversi telelavoratori per poi riconcentrarsi nell’uso continuo delle tlc.

Questo moto di concentrazione-distribuzione-concentrazione di profitti crea continuamente l’opportunità, a chi ne ha la capacità, di entrare nel sistema produttivo allargando la base creativa dell’offerta telematica.

Effetti compensativi alla disoccupazione tecnologica riteniamo che possano giungere

dall’alta domanda di tlc e di servizi, presente oggi sia in atto che in potenza, manifestando così la presenza di vincoli occupazionali soprattutto di origine strutturale, superabili con opportuni investimenti.

Pertanto il riassorbimento dei lavoratori espulsi dipende, a nostro avviso, dagli effetti di reddito indotti dalle nuove tecnologie, specialmente attraverso le NTIC, effetti che si diffondono grazie alle autonome decisioni d’investimento degli operatori economici.

Il TLi può creare tra l’altro forti effetti di reddito per l’alto valore aggiunto che incorpora nell’output. L’enfasi posta sugli effetti dovuti ad incrementi dei redditi monetari e a cambiamenti nella loro distribuzione dipende dal prevalere di forme oligopolistiche e monopolistiche nei mercati dei beni e del lavoro.

È plausibile che oggi si viva un transitorio periodo di sfasamento temporale tra l’introduzione delle NTIC e gli effetti compensativi sull’occupazione: nel breve periodo avviene soprattutto una riorganizzazione più efficiente del lavoro aziendale mediante il TLs , che comporta l’esclusione dei lavoratori in sovrannumero e di coloro incapaci di riqualificarsi con l’uso del computer; nel lungo periodo invece, dopo una diffusione più capillare dei prodotti informatici, cresciuti anche nella qualità della performance e dopo i necessari investimenti in formazione di base e professionale, oltre naturalmente all’incremento delle infrastrutture di comunicazione e fino al pieno sostegno giuridico, culturale e tecnico delle forme di Telelavoro avanzate, solo allora la libera imprenditoria potrà espletare la sua funzione creatrice di attività, specialmente nei

servizi alle imprese e alle famiglie.

Sono rilevanti in proposito, nel limitare i danni all’occupazione, i tempi di riaggiustamento per spostare lavoratori occupati in un settore in crisi (industria) ad un altro in espansione (terziario avanzato) e per modificarne le qualifiche; pertanto le rigidità del mercato del lavoro, dell’ordinamento giuridico e della scarsa idoneità all’ICT delle generazioni specializzate in mansioni ormai rese obsolete dall’automazione e dal software “intelligente”, rallentano notevolmente l’aggiustamento spontaneo del mercato, creando ampi flussi in uscita degli occupati, tra i quali ben pochi risultano riadattabili con facilità al nuovo modello produttivo, trovando più speranza invece di rientrare nel mondo del lavoro come imprenditori di se stessi, rinnovandosi.

L’idea di partenza che è qui presente, originariamente keynesiana,[47] sostiene che la crescita di lungo periodo dipende soprattutto dalla domanda aggregata: in particolare per il Telelavoro vengono ritenuti di peso le spinte indotte dalla domanda di tlc, multimediali

e non, di servizi avanzati ed essenziali (lsu), di formazione, segmenti in forte ascesa nella società dell’informazione, che inducono gli operatori ad investire in strutture di comunicazione, in servizi telematici, in Ricerca&Sviluppo e in capitale umano.

Gli investimenti in tlc (NTIC) e in capitale umano accrescono gli uni la produttività delle aziende telefoniche, che utilizzano gli incrementi di profitto così ottenuti per migliorare e rafforzare il sistema di tlc; gli altri creano i nuovi lavoratori qualificati; sostenuti entrambi dalla crescita dei consumi di beni e servizi telematici, sia da parte di aziende che di professionisti indipendenti e famiglie.

Le imprese hanno iniziato ad implementare autonomamente il Telelavoro per migliorare il proprio grado di competitività attraverso un incremento dell’efficienza dei processi

interni, l’alta domanda del mercato delle tlc ha indotto poi nuovi investimenti in strutture telematiche per sostenere la domanda stessa ed ottenere così altri profitti.

L’effetto netto sugli investimenti pertanto dipende dalla spinta dell’indotto delle domande di tlc e di servizi avanzati, che presentano oggi i più alti tassi di crescita.

È anche vero che investimenti capital saving (caratteristici della microelettronica) possono ridurre gli investimenti lordi; tuttavia elevati tassi di progresso tecnico, comportando proficui ritorni di produttività e di reddito, possono alimentare una crescita occupazionale se si è in presenza di forti tassi di crescita della domanda.

Il riferimento esplicito è al settore del terziario avanzato ed ai conseguenti investimenti per sostenere la diffusione delle forme più complesse di Telelavoro.

La ristrutturazione tecnologica ha colpito e colpisce soprattutto l’occupazione delle industrie non innovative (la manifattura tradizionale soffre la forte uscita di forza lavoro a causa delle continue innovazioni dei processi), mentre il progresso tecnico sostiene la produzione, quindi anche l’occupazione, delle industrie innovative (informatica, fibre ottiche, tecnologie laser, tlc cellulari, ecc.).

L’innovazione oggi è ricercata non solo nella tecnologia ma, attraverso la tecnologia, nei servizi che rappresentano il “prodotto” più richiesto dalla società moderna.

Specializzarsi in un determinato servizio, fornendolo magari a distanza grazie alle NTIC,

può costituire quindi la principale fonte di guadagno per chiunque abbia capacità

intellettive e professionali in grado di arricchire l’offerta nella qualità e flessibilità richieste dal mercato.

Un mercato tra l’altro tutt’altro che concorrenziale e i cui effetti compensativi di prezzo più autorevoli in questa sede non sono dovuti certo ai suoi automatismi ma all’abbassamento del costo delle tlc e delle connessioni in rete, derivante sia dal continuo progresso tecnologico sia dalla liberalizzazione del settore, che consentirà presto di liberare altri redditi da investire in nuovo capitale fisico ed umano, incrementando così sia le opportunità offerte dalle attività on line, sia la domanda di prodotti telematici (pc-multimediali, cellulari, fax-modem, software di collegamento, ecc.).

Avviene in questo modo una concentrazione di reddito nelle società che gestiscono le tlc mondiali e che producono i software avanzati di lavoro, società che nel momento in cui reinvestono nel mercato multimediale determinano una sorta di redistribuzione dei loro profitti tra i sempre più numerosi utenti e, allo stesso tempo, fornitori autonomi di servizi via rete.

Si presenta come una sorta di effetto di reddito “a molla” che inizialmente concentra ricchezza in pochi per poi redistribuirla tra molti, che traducono in servizi il capitale investito dalle società di tlc; attraverso l’utilizzo delle infrastrutture telematiche questi nuovi telelavoratori ricreano i margini necessari a continuare il ciclo degli investimenti, i quali allargano a loro volta gli spazi in rete per nuove attività.

Attraverso il calo del costo delle tlc diminuiscono anche i prezzi dei servizi offerti in rete, ciò avviene anche a causa della concorrenza tra i diversi fornitori autonomi; il Telelavoro interattivo avrà probabilmente l’espansione più marcata in seguito alla generale caduta

mondiale dei prezzi della comunicazione multimediale e della connessione in rete, oltre che naturalmente alle innovazioni introdotte nella rete stessa.

Gli effetti di prezzo assumono un peso relativamente alle conseguenze derivanti dagli investimenti autonomi determinati dal progresso tecnologico in alcuni settori strategici, investimenti che consentono la diminuzione del prezzo dei prodotti in cui è calato il costo dei fattori produttivi per l’adozione di innovazioni di processo(automazione flessibile, microelettronica, ecc.); ad esempio, diminuisce il prezzo delle strutture multimediali a causa della riduzione di costo dei loro componenti hardware e software favorita dal progresso tecnico, l’abbassamento del costo delle strutture necessarie per il lavoro in rete ne accresce la convenienza e le attese sulla domanda influenzano gli investimenti di oggi, che risultano infatti alti nelle infrastrutture di comunicazione.

Il progresso tecnico è insito nei beni capitali di nuova produzione, attraverso i quali si esplicano gli effetti moltiplicativi dell’ICT; infatti le imprese che producono ad esempio software, cavi in fibra ottica o i recentissimi Network computers (Nc) e tutti i materiali per soddisfare al meglio le esigenze di comunicazione, richiedono personale sempre più altamente specializzato e in campi non chiusi ma divenuti complementari nelle loro indipendenti evoluzioni tecnologiche (informatica, elettronica e tlc; chimica, fisica ed elettronica), per cui il capitale umano assume un valore strategico di prim’ordine nel creare e sfruttare i nuovi prodotti tecnologici: l’uomo è più che mai “misura di tutte le cose”.

Purtroppo i lavoratori che vengono espulsi non possiedono in genere i requisiti per reinserirsi nei settori che adottano nel processo produttivo le nuove tecnologie e tanto meno nei settori che le producono: difficile e costosa è la riqualificazione specialmente per le persone non più giovani.[48]

Ogni investimento in una nuova tecnologia oggi è facile che comporti un calo degli investimenti in quella corrente a causa del rapido abbreviarsi della vita commerciale dei prodotti tecnologici, per l’incalzare continuo nella ricerca di competitività, dovuta al progresso product innovating.

Si creano così ripercussioni negative sulla domanda di lavoro nei settori che producono i beni capitali economicamente meno convenienti (un esempio è il rapporto sostitutivo tra valvola, transistor e microchip); oggi la domanda di hardware è in continua discesa anche per la nascita di strutture sempre più leggere (Nc) che per operare prendono tutto il necessario direttamente da Internet e che in futuro potrebbero rendere ancora più semplice l’attività di mobile work.Gli effetti compensativi del progresso product innovating sono ben più forti delle innovazioni di processo e sono anche più idonei ad interpretare le possibili evoluzioni del nuovo mondo aperto da Internet, insieme a tutto il suo indotto.

Internet a sua volta, una volta integrato nell’organizzazione interna delle imprese (Intranet-Extranet), rappresenta anche una innovazione di processo, per cui gli effetti

occupazionali si ampliano sui due fronti dell’innovazione.

Assumono quindi importanza le caratteristiche di sostituibilità dei nuovi prodotti e in particolare la loro capacità di soddisfare, o creare, una domanda di mercato potenziale, o ancora inesistente, specie nei servizi on line.

Il product innovating (servizi, software, NTIC) abbinato alla crescita dei redditi monetari che consente (tlc, software dedicato, commercio on line, servizi ad alto valore aggiunto) è in grado di instaurare un circolo virtuoso di crescita dell’offerta che, sostenuto da un’elevata domanda di informazioni, comunicazione e servizi può generare domanda di lavoro.

Decisivi a tal proposito, in mercati non concorrenziali, non sono gli automatismi di prezzo ma le decisioni di spesa delle diverse classi sociali, che tuttavia concretizzano i propri effetti positivi sul lavoro solo nel lungo periodo; riguardo al mercato delle tlc il rischio di concentrazione dei profitti vincola il riassorbimento della disoccupazione alle decisioni d’investimento di pochi che tuttavia attualmente trovano conveniente assecondare l’alta richiesta di comunicazione integrata proveniente dalle nuove imprese virtuali e dai telelavoratori, realizzando così un circolo chiuso di ricchezza che rischia di distribuirsi solo tra i gestori delle tlc, i professionisti delle NTIC altamente specializzati e le nuove imprese di servizi in rete, escludendo coloro che ignorano il nuovo modo di lavorare per via telematica.

La realizzabilità degli effetti compensativi di reddito dipende dall’esistenza di condizioni che incentivino ad investire parte del sovrappiù; gli alti ritorni economici previsti per

Internet e il suo indotto, insieme alla convergenza europea sui dati di Maastricht, alimentano attese positive sui benefici finanziari provenienti da investimenti nell’ICT, in capitale umano e nella fornitura di servizi avanzati in rete,oltre ai servizi interattivi per le famiglie ancora non adeguatamente sostenuti dall’odierna struttura tecnologica ma comunque potenzialmente molto proficui come mercato.

Tali attese positive si scontrano però con i vincoli dell’offerta, che pongono l’attenzione sull’accumulazione di capitale fisico, la cui struttura si rivela inadatta al pieno impiego della forza lavoro disponibile; occorre sottolineare tuttavia che, oggi in particolare, è la stessa struttura formativa del capitale umano a vincolare il futuro dell’occupazione, non essendo adeguatamente preparata a seguire i cambiamenti imposti dall’ICT.

Molte aziende e individui snobbano il Telelavoro, per ignoranza o per scetticismo, ritardando così la messa in opera degli investimenti necessari alla sua implementazione; in diversi casi però avviene che consorzi pubblici e privati cooperino alla realizzazione di centri di Telelavoro per promuoverne la conoscenza e la diffusione oltre che appoggiare proficuamente la nascita di nuove figure imprenditoriali, che utilizzano per la propria attività questi locali multimediali (telecentri).[49]

C’è quindi motivo di credere che nuove opportunità di lavoro possano nascere dalle tecnologie incorporate nelle innovazioni dell’ICT, la cui diffusione e miglioramento, tecnico ed applicativo, alimenta forme autonome di job creation nella fornitura di servizi a distanza di ogni genere.

Risultano ancora vincolanti, specie in Italia, le strutture di tlc, prossime alla congestione; la carente formazione professionale e la scarsa opera di riqualificazione messa in atto per sostenere il trasferimento di lavoratori occupati in settori strozzati dalla ristrutturazione, verso i settori in prospettiva più possibilisti per il lavoro come tlc e servizi; questi ultimi tra l’altro non mostrano ancora flessioni nei tassi di crescita della domanda, presupposto necessario per una nuova domanda di lavoro.

La traiettoria tecnologica dell’ICT si è imposta, oltre che per interessi scientifici, soprattutto a causa di determinati meccanismi economici: ricerca di maggiore flessibilità nella produzione per incrementare la produttività e quindi la competitività, riducendo i costi fissi prima di tutto; spinta della domanda nei settori delle tlc e dei servizi .

Crescita della domanda e crescita della produttività vivono una relazione diretta mediata dal progresso tecnico nelle NTIC.

È la insufficiente dimensione degli investimenti, relativamente alla domanda, a creare

i vincoli alla crescita dell’occupazione; sviluppi occupazionali positivi possono infatti

verificarsi a condizione che l’aumento degli investimenti netti si realizzi a tassi

elevati in capitale fisico che incorpori tecnologia relativamente a bassa intensità di

capitale (tassi crescenti della produttività del capitale, come si rivela il caso delle

NTIC); tuttavia gli investimenti in formazione e riqualificazione sono ancora pochi

rispetto alla domanda di comunicazione interattiva e di servizi.

Le NTIC, caratterizzate da un’alta produttività del lavoro e del capitale, si presentano

da un lato come una innovazione di processo, per l’incremento di efficienza e la riduzione dei costi che consentono alle grandi aziende che le introducono, ma generano a loro volta numerose innovazioni di prodotto (ad esempio attraverso le aziende e i lavoratori che offrono prodotti e servizi via Internet); dall’altro lato sono esse stesse una innovazione di prodotto (aziende che producono cavi in fibra ottica, pc multimediali, cellulari, sistemi satellitari).

Esse stimolano pertanto la domanda di lavoro in diversi settori, specialmente in quelli ad alta tecnologia e dove l’elasticità della domanda al reddito è alta, come nel terziario avanzato; se sostenute da un’adeguata formazione di base e informatica possono essere agevolate nella loro già spontanea creazione di nuove figure professionali, tra le quali, non ultime, quelle dei telelavoratori interattivi.

Pur con un basso rapporto capitale/prodotto e lavoro/prodotto le NTIC una volta incorporate nel terziario avanzato, che rimane un settore ad alta intensità di lavoro, possono essere più che compensate nella loro caratteristica labour-saving grazie alla forte espansione della domanda di servizi incorporanti la nuova tecnologia di comunicazione e un’ottica dinamica di lungo periodo è la più adatta all’interpretazione dei cambiamenti economici e sociali prodotti dal progresso tecnico attraverso il telelavoro.

Il progresso tecnologico accresce la produttività delle aziende, che si evidenzia sia nell’abbassamento dei prezzi dei fattori sia nell’incremento della quota di valore aggiunto insito nei prodotti stessi.

Veniva inizialmente ricercata la convenienza solo attraverso la delocalizzazione telematica: o in zone in cui la forza lavoro era più a buon mercato (off shore work), o in luoghi logisticamente meno dispendiosi da attrezzare e manutenere (home work, centri di Telelavoro condivisi, remotizzazione degli uffici).

L’aumento della produttività crea però disoccupazione se non viene compensato da un’adeguata crescita della domanda reale; nel settore delle tlc si attende ancora una forte crescita, sia per l’annunciata liberalizzazione del mercato sia per la crescita dei redditi del settore.

Il piano dinamico enfatizza pertanto gli investimenti dei maggiori profitti in attività innovative per ottenere incrementi di produzione e produttività in mercati non concorrenziali; oggi infatti si assiste al passaggio da forme di oligopolio concentrato, basato sulle economie di scala ed una produzione omogenea, verso una concorrenza tra oligopoli differenziati, cioè basati quasi esclusivamente su un’offerta differenziata e sempre meno sulle economie di scala: esiste una sorta di trade-off tra eterogeneità e flessibilità dell’offerta e ampiezza della scala produttiva.

Sono cambiate le strategie di competizione: dal prezzo si è passati ai contenuti qualitativi dell’output da cui dipende anche il futuro dell’occupazione o della disoccupazione.

Elementi importanti della disoccupazione sono fattori quali la domanda , che influenza la produzione e quindi il reddito, e la dinamica dell’offerta di lavoro , che per non incidere negativamente sulla disoccupazione deve poter essere assorbita, nel nostro caso, dal settore dei servizi .

Ma perchè ciò accada occorre che sia una forza lavoro di qualità e mobile, per favorirne la redistribuzione dai settori in crisi verso il terziario, avanzato ed essenziale.

Formazione e riqualificazione sono le armi per combattere le rigidità individuali dei lavoratori.

Anche le rigidità dei prezzi e le resistenze degli “insider” ostacolano il riassorbimento della disoccupazione tecnologica, specialmente se il sistema di formazione di base e professionale è carente (come avviene oggi in Italia per il notevole stacco esistente tra Università e mondo del lavoro, anche se al riguardo sono previsti nuovi investimenti dal “Patto sul lavoro” del 24/9/1996 tra Governo e Parti Sociali).

Ciò che occorre oggi sono nuove qualifiche per riconoscere lo status professionale

dei telelavoratori di domani, senza le quali si vincolano le potenzialità occupazionali

offerte dall’ICT chiuse in colli di bottiglia economici.

Sono i fattori economici ad aver indotto le prime semplici implementazioni di TL e

cioè l’alto valore del CLUP e dei salari rispetto al prezzo dei nuovi prodotti

informatici; inizialmente infatti il Telelavoro è stato introdotto per ridurre il costo del lavoro rivelando un’ottica ancora attenta ai processi piuttosto che ai risultati, per ottenere

riscontri competitivi già nel breve periodo (TLs ).

Fattori indispensabili sono in questo caso: creatività, intelligenza e preparazione per

formare il futuro lavoratore, autonomo nella gestione dei tempi poichè gli viene

richiesto un prodotto di qualità, in base al quale è remunerato, dato che all’azienda

conviene pagare telelavoratori esterni in concorrenza tra loro, così da acquistare il migliore dei risultati.

Il TLs viene quindi introdotto dalle grandi aziende per ristrutturare il processo produttivo più efficientemente e trarne, nel breve periodo, ritorni in termini diproduttività e di minor costo del lavoro, anche risparmiandolo in termini assoluti; questa forma di Telelavoro non offre a nostro avviso particolari sbocchi di job creation essendo stimolata prevalentemente da una convenienza aziendale derivante dall’obiettivo costi, marcatamente sostitutivo di lavoro.

La stessa convenienza aziendale unita alle richieste del mercato inducono un mutamento degli obiettivi di competitività spostandoli dai processi ai prodotti e spingono pertanto le grandi imprese a ricercare all’esterno la flessibilità e l’efficienza necessarie a soddisfare la segmentazione dei mercati, curando esse esclusivamente il proprio “core”.

L’adozione del product innovating ha spostato la valutazione del lavoro dall’unità di tempo alla qualità del prodotto, rendendo più produttivo un lavoratore autonomo di un dipendente, a meno di rendere quest’ultimo partecipe degli utili aziendali.

Abbiamo affermato che le innovazioni creano disoccupazione anche perchè il mercato del lavoro è troppo rigido per assicurare la redistribuzione necessaria al riassorbimento degli espulsi; gli spostamenti tra settori richiedono tempo e solo nel lungo periodo si potranno osservare gli effetti compensativi più consistenti.

Già nel presente tali effetti portano, in modo spontaneo all’inizio e programmato poi,molti lavoratori dipendenti verso l’autonomia [50](spin-off: i dipendenti di un’azienda

escono dalla stessa per crearne una nuova) per offrire servizi in concorrenza con altri lavoratori autonomi alle stesse aziende che in precedenza ne sostenevano gli oneri salariali e che ora pagano solamente il prodotto richiesto.

In questa maniera vengono eliminati i dipendenti troppo costosi, poco flessibili e soprattutto dequalificati rispetto alle nuove mansioni ad alta professionalità necessarie alle imprese più competitive.

Nel lungo periodo in sostanza per combattere la disoccupazione tecnologica è necessario un’affidabile sistema di formazione primaria, professionale e soprattutto continua per consentire alla forza lavoro di integrarsi in un’organizzazione che ormai punta tutto sulla flessibilità interna ed esterna del lavoro, in modo tale da tenere il passo con i cambiamenti tecnici e qualitativi richiesti dal mercato.

Gli impulsi economici determinati dalla domanda di tlc e servizi, dagli alti costi del lavoro dipendente, nonchè la ricerca di flessibilità[51] e competitività imposta dalla globalizzazione hanno indotto le prime sperimentazioni di TLs , il quale, attraverso il progresso tecnico nelle NTIC, si è evoluto nelle forme avanzate di TLi per soddisfare le articolate esigenze di aziende e famiglie, accomunate nella produzione e nel consumo di un sempre maggior numero di beni immateriali.

Le grandi aziende hanno cercato innanzitutto di rendere meno rigida e costosa l’organizzazione interna mediante l’implementazione del TLs . Occorrono tuttavia maggiori investimenti per assecondare la nascita di forme autonome di TLi , ben più produttive e duttili sia per le aziende che per le famiglie.

La gestione autonoma del tempo di lavoro permette di migliorare il “qualis” piuttosto del “quantum” omogeneo del modello industriale, che appare oggi mutato nei suoi due fondamenti: l’unità di tempo e l’unità di luogo, tanto da far pensare ad una transizione economica e culturale verso un nuovo sistema di sviluppo,

complementare all’uomo.

Nelle modalità semplici di Telelavoro capitale e lavoro vivono un rapporto soprattutto di sostituzione, dato che riorganizzando il processo attraverso un maggior ricorso alle NTIC occorrono meno telelavoratori per gestire le stesse attività, specialmente nel settore amministrativo e contabile; invece nei servizi avanzati e in rete il Tli comporta un notevole grado di complementarità tra il numero di telelavoratori e l’utilizzo delle tecnologie telematiche, per cui il rapporto capitale/lavoro in questo caso può diminuire a causa dell’alta intensità di lavoro richiesta nel settore servizi, anche se sono ad alto valore aggiunto

4.2- considerazioni

L’alto valore aggiunto è oggi fondamentale in quanto la concorrenza che conta è sempre più quella delle nuove merci, in particolare dei nuovi servizi; dal dominio incontrastato dell’oligopolio concentrato e misto ci si avvia verso un mercato in cui crescono soprattutto oligopoli diversificati, dato che oramai le grandi aziende più competitive convergono su processi ugualmente efficienti e cercano quindi quote di profitti differenziando prodotti e servizi, innalzando i contenuti qualitativi dei fattori.

Forse di questo passo il progresso tecnico guiderà l’ICT verso l’ennesima rivoluzione, portando la società dell’informazione verso un ipotetico mondo di “menti virtuali”, in grado di soddisfare le necessità di terzi attraverso la realizzazione automatica ed istantanea del pensiero, grazie all’invenzione di macchine capaci di leggere e concretizzare in terra il -mondo delle idee-: allora si sorriderà del Telelavoro come oggi avviene del piccione viaggiatore.

Nel mondo reale la rivoluzione microelettronica e telematica sostiene la competitività, specialmente nelle pmi italiane, contribuendo così alla nascita delle nuove imprenditorie più flessibili rispetto alle grandi aziende.

Il peso sull’occupazione totale delle pmi è pertanto in continuo aumento, incentivato sia dall’outsourcing delle grandi imprese sia dal più recente spin-off aziendale.

Sono impulsi economici quali alta domanda di tlc e servizi, alto costo del lavoro e ricerca di competitività e profitto a determinare effetti negativi sul lavoro dipendente, da cui è possibile frenare espulsione di forza lavoro soltando investendo in formazione continua (per i neoassunti) e riqualificazione (per alcuni degli occupati).

Non si tratta tuttavia a nostro avviso di un processo reversibile ma dovrà essere possibile bilanciarne le conseguenze sull’occupazione, in particolare in Italia, sostenendo tecnologicamente e finanziariamente la nascita e l’esistenza delle pmi, offrendo loro agevolazioni che prima erano prerogativa delle grandi, in quanto traino dell’economia degli anni ‘60 e ‘70, ma che dopo le ristrutturazioni degli anni ‘80 e dei primi anni ‘90 hanno passato lo scettro alla duttilità, creatività ed eterogeneità della piccola dimensione, ricchezza tipicamente italiana.

Il progresso tecnico quindi distrugge posti di lavoro se concentrato nelle innovazioni di processo [52](ad esempio l’uso del TLs per delocalizzare) ma utilizzato nell’offerta di servizi e prodotti mediante le NTIC può aprire sbocchi a nuovo lavoro, se sfruttato come innovazione di prodotto.

Le forme iniziali di TLs rientrano ancora nella divisione verticale del lavoro del modello taylorista, destinata a massimizzare l’efficienza della produzione in serie; la dematerializzazione del lavoro e dei prodotti, accompagnata dalla segmentazione dei mercati, accresce invece l’importanza di una maggiore eterogeneità nella produzione.

La soluzione risulta essere in una particolare divisione orizzontale del lavoro che garantisca la nascita di personale qualificato a produrre ogni determinato prodotto o servizio, non più sotto vincoli gerarchici ma autonomo nelle decisioni e nella gestione del proprio tempo di lavoro, così come era caratterizzata l’attività artigianale di una volta, che sembra rinascere in moderne gilde sotto le spoglie delle associazioni di categoria.

In principio era l’estensione di mercati omogenei ad incentivare la divisione del lavoro in senso verticale, per garantire maggiore produttività alla produzione di massa; la frammentazione degli stessi mercati oggi ricerca nella divisione orizzontale la ricchezza d’offerta compatibile con le loro richieste, qui è il futuro del TLi .

Importante in quest’ultimo caso è pertanto l’investimento in capitale umano che consenta la conoscenza di tutto il processo lavorativo e l’abile gestione del “mestiere”, a differenza di quanto avveniva nella produzione in serie che specializzava il lavoratore in una determinata mansione sciogliendolo da responsabilità dirette sul prodotto finale.

Nella divisione orizzontale del lavoro si avverte un ritorno all’unità artigianale in cui erano fondamentali l’apprendistato (formazione) e l’esperienza accumulata nel

tempo (aggiornamento professionale) per divenire “maestri d’arte”.

Il TLi probabilmente diverrà prerogativa delle piccole e medie imprese (Intranet) e di lavoratori autonomi, che opereranno assieme secondo un coordinamento orizzontale telematico (groupware) delle loro attività, non più gerarchicamente, e attraverso una flessibile complementarità dei loro contributi determineranno qualità ed eterogeneità

nell’offerta.

L’importanza della quantità del surplus del lavoro non è più fine a se stessa ma nella

diversità e qualità del prodotto ora trova di che remunerare i fattori.

Ford aveva creato l’operaio-massa adattabile, suo malgrado, ai ritmi della macchina

che stabiliva la produzione per un mercato di massa; il lavoro moderno viene invece

personalizzato nei tempi grazie all’ICT, per adattarlo alle decisioni di un mercato non

più passivo.

L’unità temporale non è più in grado di valutare il nuovo lavoro, il valore d’uso è ben

più significativo se la concorrenza si fonda sulla qualità.

La terziarizzazione delle attività unita all’economia della flessibilità ha imposto un mutamento nell’organizzazione del lavoro, il prodotto richiesto è sempre più spesso un servizio immateriale ad alto valore aggiunto, settore in cui la “rete delle reti” sta offrendo un substrato creativo per nuove forme di lavoro, fuori dagli schemi tradizionali di tempo e spazio, limitato solo dagli ancora relativamente scarsi investimenti in capitale strutturale e in capitale umano.

L’attività di job creation del Telelavoro comporta quindi un passaggio dalla sua modalità ‘meccanica’ (TLs ) alla sua forma ‘organica’ (TLi ), vicina quest’ultima alla vendita e distribuzione di servizi e prodotti ad imprese e famiglie.

L’elasticità di sostituzione tra fattori si irrigidisce grazie all’elevata flessibilità acquisita dal capitale umano che accresce la propria ecletticità applicativa, in funzione dei cambiamenti nella struttura del capitale fisico; ciò avviene in particolare nel settore più ricercato dal mercato e cioè il terziario.

4.3- prospettive

La forte crescita della domanda di tlc e di informatica, prevista anche per i prossimi anni, segna un passaggio epocale dalla produzione industriale del consumo di massa e concentrazione del lavoro nella grande impresa alla società dell’informazione , terziarizzata e reticolare.[53]

Infatti oggi sono i settori innovativi del terziario a presentare le maggiori potenzialità nel produrre ricchezza soprattutto nelle attività dominate dal multimediale.

Lo sviluppo della telefonia mobile, la moltiplicazione dei canali grazie al satellite, le potenzialità della TV interattiva, uniti alla crescente informatizzazione della società ed ai servizi via Internet caratterizzano il nuovo sistema di sviluppo sociale ed economico.

I requisiti delle aziende, perchè rimangano sul nuovo mercato, si basano sulla concentrazione nel proprio core business e nel flessibile adeguamento all’evoluzione tecnologica ed ai mutamenti nelle esigenze dei consumatori, siano essi famiglie o altre aziende.

I nuovi imprenditori pertanto dovranno acquisire conoscenze continuamente, per prendere decisioni sempre nuove e non più cercare semplicemente l’ottima combinazione dei fattori a disposizione.

I rischi del dominio economico del multimediale rientrano nella già citata concentrazione di ricchezza nei pochi gestori mondiali di tlc e nella possibilità, reale, di dividere la collettività in una fascia d’élite in grado di fruire delle nuove tecnologie e in una parte incapace di accedervi per l’impossibilità, o incapacità, di interpretare il nuovo sapere.

Rimangono sempre ferme le opportunità di nuovi servizi e lavori offerte dal multimediale, che rappresenta la base tecnologica dell’interattività nel distinguere le future forme di Telelavoro, in Italia e nel mondo.

In Italia il telelavoro, nelle sue forme avanzate, rappresenta quindi un settore con positive prospettive di occupazione, tecnicamente pronto, ma ancora da definire sotto il punto di vista normativo e contrattuale a causa della rigidità dei sindacati nella regolamentazione delle nuove professioni, che spesso non si inquadrano nel lavoro dipendente e alle quali è impossibile trasferire le vecchie regole a garanzia.

Si tratta dell’ultimo grande vincolo alla diffusione di questa nuova modalità organizzativa che, grazie al progresso tecnico nelle NTIC, può offrire proprio in Italia, dove sono vitali e numerose le pmi, una notevole compensazione occupazionale alla crisi del lavoro dipendente nelle grandi imprese, attraverso la nascita e moltiplicazione di attività autonome on-line.

Attraverso adeguati investimenti formativi sarà possibile creare i nuovi telelavoratori fin dai banchi di scuola.

Comunque non si tratta certamente di un progetto a breve scadenza, vista anche l’evoluzione culturale che viene imposta per accettare le nuove regole del mercato del

lavoro, sempre più un mercato delle professionalità.

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 


 

 


 

 

 

 


 

 


 

 


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[1] "Progresso tecnico , flessibilità e lavoro nei servizi " ,L. Frey ( a cura di ) in Quaderni di economia del lavoro, n°38 , F. Angeli , Milano 1989 

[2] "Effetti occupazionali del progresso tecnico nelle TLC" , L. Frey e M . Vivarelli  (

 a cura di ) , in op cit . nota 1

[3]   M. Gori , S. Campodell'Orto , Conoscere il telelavoro , F.Angeli, Milano ,2000 p.26

 

 

[4] G. Cepollaro ,                  Presupposti e definizioni , in G. Scarpitti e D. Zingarelli ,(a cura di ) Il telelavoro , teorie ed applicazioni  1993 , p43 ss

[5] G. Cassano , S. Lopatriello, Il telelavoro :aspetti giuridici e sociologici,ed .Simone , Napoli, 1999, p.121ss.

[6] M. Gori, S. Campodell'Orto, Conoscere il telelavoro , op.cit. p.68 ss.

 

[7] M. Gori , S. Campodell'Orto , op.cit. p.27

 

[8] M. Gori , S. Campodell'Orto , op.cit. p.186ss.

[9]M. Gori , S. Campodell'Orto ,op cit. p.186 ss.

 

[10]M. Gori , S. Campodell'Orto , op.cit. p. 35 ss.

 

[11] A. Jester , Telecentri e telecottage, in P. Di Nicola ( a cura di) , Il nuovo manuale del telellavoro , SEAM , ROMA 1999 , p.97ss.

 

 

 

[12] A. Denbigh , I. Bertin , Alla ricerca di nuovi lavori e finanziamenti , in P. Di Nicola ( a cura di ) Il nuovo manuale del telelavoro , SEAM , Roma 1999 p.91

[13] A . Jester , op.cit , p.97 ss.

 

[14] M. Gori , S. Campodell'Orto , op.cit . p 39ss.

[15]

P.Pini , Cambiamento tecnologico ed occupazione , Il Mulino , Bologna,1991  pp.11-31 ;99-131

[16] P.Pini , op.cit     pp. 201 ss.

[17] P. Pini , op . cit. pp. 281-291

[18] L. Frey , Nuove tecnologie ed occupazione nei servizi , in Trasformazioni produttive e lavoro nei servizi con particolare riguardo al commercio , in Quaderni di economia del lavoro, F. Angeli , Milano 1996 , n°53

[19] L. Frey , Nuove tecnologie ed occupazione nei servizi , op cit.

[20] P. Sylos Labini , Progresso tecnico e sviluppo ciclico , Laterza , Bari 1993 , p.163 ss

 

[21] P. Sylos Labini , op.cit.p.163-276

[22] P. Sylos Labini , op.cit. p.163-276

[23] P. Sylos Labini , op. cit. pp.163-276

[24] P. Sylos Labini , op.cit.  pp.163-276

[25] M. Gori , S. Campo Dall'Orto , Conoscere il telelavoro , F. Angeli  , Milano , 2000 p.35 ss.

[26] P. Sylos Labini , op.cit. 163-276

[27] P. Sylos Labini , op.cit.

[28] G. Cassano , S. Lopatriello , Il telelavoro . Aspetti giuridici e sociologici , Simone , Napoli , 1999 P.20 ss.

[29] M. Gori , S . Campodall'Orto , op. cit. pp.40 ss

 

[30] M. Gori , S. Campo dell'Orto , op.cit. pp.26ss.

 

[31] M . Gori , S. Campodell'Orto , pp.26ss.

 

[32] G. Cassano , S. Lopatriello ,op.cit. p.19ss.

 

[33] TLC , l'unica possibilità di lavoro , Italia Oggi 7  del 18/11/                96 p. 9 ss.

[34] Lo sviluppo passa dalle TLC  , Il Sole 24 Ore Informatica, del 17/10/96 , p.41 ss.

[35] M. Gori , S. Campo dall'Orto , op.cit. p.18

[36] Tlc , l'unica possibilità di lavoro , Italia Oggi 7  del 18/11/96 p.9

 

[37] A . Carrara, Internet, posta elettronica e servizi online , in  P . Di Nicola (a cura di) , Il nuovo manuale del telelavoro, SEAM , Roma 1999 , p.201 ss 

 

[38] A. Carrara , op.cit. p.201 ss.

[39] P. Di Nicola , Il telelavoro realizzato  , P. Di Nicola (a cura di ) Il nuovo manuale del telelavoro  , SEAM , Roma , p. 11 ss.

[40] P. Di Nicola , Il telelavoro realizzato , op. cit . p.35 ss.

 

[41] A. Carrara, op. Cit. p.212 ss.

[42] A. Carrara, op. cit. p.217

[43] M. Gori , S. Campodell'Orto , op. cit. p.42ss.

[44] G. Cassano , S. Lopatriello , op.cit. p.19 ss.

[45] M. Gori , S. Campodell'Orto , op. cit. p.19 ss.

[46] M. Gori , S. Campodell'Orto , op.cit. p.26ss.

 

[47] P. Syols Labini , op.cit, p.163 - 276

 

[48] M. Gori , S. Campodell'Orto ,  op .cit .p.19 ss.

 

[49] A. Jester , Telecentri e telecottage , op.cit. .97 ss.

 

[50] P. Di Nicola , Il telelavoro realizzato , op.cit. p.32ss.

 

[51] M. Gori , S. Campodell'Orto , op.cit. p.35 ss.

[52] G. Cassano , S. Lopatriello , op.cit. p.22ss.

[53] M. Gori , S. Campodell'Orto , op . cit.p.15 ss.