UNIVERSITÀ
DEGLI STUDI DI SALERNO
Facoltà
di Lettere e filosofia
Corso
di laurea in Sociologia
TESI
DI LAUREA
in
Economia
politica
SVILUPPO
DELLE COMUNICAZIONI E PROSPETTIVE OCCUPAZIONALI : IL
TELELAVORO
Relatore
Ch.mo
prof. Antonio Pelosi
Candidata
Simonetta
Rossiello
Matricola
ANNO
ACCADEMICO 1999/2000
INDICE
INTRODUZIONE
1. 1-
DEFINIZIONI
1. 2- MANSIONI
TELELAVORABILI
1. 3- MODALITÀ
ORGANIZZATIVE.
1. 4- SUL PROBLEMA
DELL’OCCUPAZIONE .
1. 5- BENEFICI E COSTI
1.
5. 1-
lavoratore
1.
5. 2-
azienda
1.
5. 3-
il futuro
CAP. 2
ASPETTI ECONOMICI E SOCIALI
DEL TELELAVORO
2.1 VINCOLI D’OFFERTA ED
EFFETTI DI REDDITO.
2.2 GLI IMPULSI
ECONOMICI
2.3 TELELAVORO E JOB
CREATION IN UN’OTTICA CLASSICO-KEYNESIANA
2.4 DAL MONDO “CLASSICO” AL MONDO
“CONTEMPORANEO” DELLO SVILUPPO
TECNOLOGICO
2. 5 IPOTESI
INTERPRETATIVA DEL FENOMENO TELELLAVORO
CAP.
3 INTERNET E TELELAVORO
.
3.1-
TELECOMUNICAZIONI E MULTIMEDIALITÀ
3.2- UN FATTORE PRODUTTIVO, UN MERCATO:
INTERNET
3.2.1-
Intranet / Extranet
3.3
L'IMPRESA
VIRTUALE
CAP.
4 CONCLUSIONI
4.1-
INTERPRETAZIONI
4.2- CONSIDERAZIONI
4.3- PROSPETTIVE
BIBLIOGRAFIA
APPENDICE
GRAFICA
INTRODUZIONE
Questo
lavoro prende il via dalla considerazione del progresso tecnico nel
campo
delle
telecomunicazioni e dell’elettronica come causa di possibile evoluzione
-rivoluzione della società contemporaneaa, verso un futuro economico e sociale
scandito da nuovi ritmi di vita, più biologici che meccanici, e che già nel
presente trova gli spunti fondamentali che ne delineeranno le opportunità di
crescita.
In
questo quadro evolutivo possiamo dedurre solo alcune ipotesi sul futuro
occupazionale e sulle
ricadute sociali prospettato dalle Nuove Tecnologie dell’Informazione e della
Comunicazione (NTIC), tuttavia queste stesse innovazioni confermano l’esistenza
di una Società dell’Informazione globale interattiva, che ha il proprio alter
ego economico nella crescita del Villaggio Globale.
Presto
le nuove tecnologie telematiche consentiranno a ciascuno di noi di collegarsi
con tutto e tutti in tempo reale, mutando radicalmente non solo il modo di
comunicare ma anche i metodi e gli strumenti di lavoro, di apprendimento e di
svago.
Mutamenti
profondi che comporteranno, purtroppo, anche dei rischi: l’esclusione di intere
generazioni incapaci di gestire ed utilizzare i nuovi sofisticati strumenti,
milioni di persone potranno occupare nuovi posti di lavoro ma altrettante, se
non di più, saranno destinate a perderlo, o a trasferirsi e riqualificarsi per
poterlo conservare; è possibile infine una nuova concentrazione di potere nelle
mani dei ‘professionals’ delle nuove tecnologie e delle
reti.
Nell’analisi
degli effetti delle nuove tecnologie sull’occupazione[1],
assumono notevole
importanza
le attività terziarie avanzate, sia in termini di quantità che di qualità
dell’occupazione.
L’incidenza
netta sul lavoro delle nuove tecnologie, dipende dalla risposta della domanda
aggregata alla maggiore produzione ed alla nuova e migliore
offerta.
Ricerche
empiriche[2]
hanno evidenziato come la domanda di servizi, specialmente nei paesi
industrializzati, mostri una dinamica di sviluppo superiore a quella di beni,
sia
per
quanto riguarda i servizi alle imprese che alle famiglie.
Le
trasformazioni qualitative dei prodotti unitamente alle riduzioni dei costi che
le nuove tecnologie consentono, rendono inoltre possibile il soddisfacimento di
una domanda potenziale di servizi finora stagnante proprio per la mediocrità del
rapporto qualità/prezzo dell’offerta.
L’alta
domanda di servizi avanzati richiede anche un cambiamento importante nella
struttura qualitativa del lavoro occupato, cambiamento che impone ai lavoratori
una
grande
capacità di adattamento al nuovo per non cadere nei pericoli della
dequalificazione.
La
duttilità dell’individuo deriva dalla sua formazione di base, punto di partenza
per i
futuri
aggiornamenti professionali.
Da
paesi che presentano un apparato produttivo marcatamente terziarizzato come
Stati Uniti e Giappone, all’avanguardia nell’introduzione e diffusione delle
nuove tecnologie, trae forza l’ipotesi che l’espansione della domanda e della
produzione di servizi possa essere talmente imponente da offrire nuove
prospettive occupazionali di sviluppo, sia nel settore specifico che nel
complesso dell’economia.
Tuttavia
il progresso tecnico se da un lato può stimolare l’occupazione nei
servizi,
dall’altro
segna un sensibile declino dei lavori nell’industria, restringendone il
campo
ad
attività sempre più specializzate ed inevitabilmente legate all’informatica,
condannando pertanto alla disoccupazione coloro che presentano un forte gap formativo,
difficile da colmare, rispetto alle nuove leve.
La
ricerca di flessibilità delle imprese attraverso il decentramento e
l’esternalizzazione di parte dell’attività produttiva, che ha interessato
soprattutto attività di trasporto, servizi finanziari e terziario avanzato, è
stata attuata per aggirare i vincoli di rigidità del mercato del lavoro e del
capitale, antagonisti della competitività in un mercato
globale.
Le
caratteristiche peculiari del telelavoro (TL) consentono il superamento di tali
vincoli, apportando una maggiore elasticità d’uso alla struttura produttiva
attraverso la flessibilità individuale del lavoro, resa esplicita mediante
diverse modalità organizzative .
I
problemi riguardanti la qualità delle risorse umane divengono in questo modo
strategici per l’evoluzione futura del terziario avanzato e del Telelavoro, ciò
impone quindi una revisione sostanziale della scuola secondaria, della
formazione professionale e dell’università, nell’ottica di lungo periodo di
attive strategie formative su larga scala.
La
forte flessibilità dei nuovi beni-capitale altamente tecnologici necessita di un
rinnovamento nella rigida organizzazione produttiva industriale, per
valorizzarne
appieno
le potenzialità .
In
quest’ottica, innovazioni nella gestione del tempo di lavoro che flessibilizzano
l’occupazione all’interno dell’impresa e sfruttano integralmente i progressi nel
campo delle tlc e della telematica, incontrano le esigenze di competitività
delle aziende oltre che quelle di maggiore autonomia dei
lavoratori.
Si
può ipotizzare, considerata la continuità e rapidità dei processi innovativi
informatici, un progressivo abbassamento del costo dei beni capitale a
tecnologia avanzata, che può favorire, in un futuro imprecisato, il ritorno
della famiglia ad unità produttiva vera e propria, in una società in cui
crescente sarà soprattutto la domanda di servizi, di informazioni e di
formazione.
L’intenzione
di questo lavoro è dare un’interpretazione dei possibili nuovi sviluppi
occupazionali di un fenomeno noto da tempo come telelavoro, che si è evoluto
grazie
ai
progressi delle NTIC.
Imposto
dalla ricerca di decentramento delle grandi imprese, il Telelavoro è andato
rivelando, con l’avanzare del progresso tecnico, diverse potenzialità d’uso che
ben si legano al settore ad alta intensità di lavoro dei servizi alle imprese e
alle famiglie.
CAP.
1 I CARATTERI DEL
TELELAVORO
1.1-
definizioni
Agli
inizi degli anni ‘70, Jack Nilles , professore dell’università della California,
ricercatore presso la NASA e studioso di politica dei trasporti, ha coniato i
termini “telework” e “telecommuting”, definendoli rispettivamente: “ogni forma
di sostituzione dei viaggi di lavoro tramite l’utilizzo dell’Information
Technology” e “quella parte di telework legata al problema del trasferimento
fisico da e verso la sede di lavoro centrale”, italianizzato in
telependolarismo.
I
neologismi erano strettamente legati al primo shock petrolifero, poichè
quest’ultimo spinse molti studiosi come Nilles ad analizzare costi e benefici
riguardanti il trade-off tra impiego della tecnologia e trasferimento fisico per
motivi di lavoro; pertanto la ricerca del semplice contenimento dei costi,
attraverso il risparmio energetico, fu la base di partenza per l’impiego delle
nuove tecnologie telematiche che riducevano quindi il rapporto tra lavoro e
capitale.
Mentre
il riferimento al pendolarismo del telecommuting è rimasto inalterato negli
anni, il termine telework è stato adattato secondo le necessità di ricerca dei
singoli studiosi, rendendone eterei i confini e stimolando pertanto l’esigenza
di una determinazione più chiara del concetto :“Ogni forma di sostituzione degli
spostamenti di lavoro con tecnologie dell’informazione.” (Jack Nilles, Jala
International); “Qualsiasi attività alternativa di lavoro che faccia uso delle
tecnologie della comunicazione non richiedendo la presenza del lavoratore
nell’ambiente tradizionale dell’ufficio.” (Martin Bangemann, commissario europeo
per l’industria); “Qualsiasi attività svolta a distanza dalla sede dell’ufficio
o dell’azienda per cui si lavora, quindi anche senza ricorrere a strumenti
telematici.” (Domenico De Masi, Sociologo);“Prestazione di chi lavori con un
videoterminale topograficamente al di fuori delle imprese cui la prestazione
inerisce.” (Gino Giugni, Giuslavorista); “Prestazione flessibile di lavoro
personalizzato nei servizi telematici.” (Francesco Fedi, Fondazione Ugo
Bordoni);“Forma di lavoro effettuata in luogo distante dall’ufficio centrale o
dal centro di produzione e che implichi una nuova tecnologia che permetta la
separazione e faciliti la comunicazione.” (Ufficio Internazionale del Lavoro);
“Modalità flessibile di lavoro a distanza, svolto utilizzando mezzi informatici
e di telecomunicazione per una sistematica interazione con l’azienda o l’ente.”
(Franco Morganti, Databank Consulting); “Un’attività si configura come
telelavoro qualora siano rispettate le seguenti condizioni: *esista una
delocalizzazione dell’attività rispetto alla sede tradizionale di lavoro; *si
usino strumenti telematici nello svolgimento del lavoro; *l’attività svolta a
distanza abbia caratteristiche di sistematicità; *esista un rapporto di lavoro
basato su un contratto in esclusiva.” (Giampiero Bracchi e Sergio
Campodall’Orto); sistematicità ed esclusiva sembrano definire un rapporto di
lavoro non diverso per tipologia dalla tradizione del lavoro dipendente, da cui,
in questa
definizione,
il telelavoratore si distanzia solo “fisicamente”.
Sono
definizioni[3]
che riflettono sperimentazioni o applicazioni collaudate di telelavoro, per
rispondere ad esigenze specifiche del mondo economico e
sociale.
Infatti
l’importanza che ha assunto questa forma di lavoro nelle strategie d’impresa,
privata e pubblica, deriva in particolare da alcune macro-evoluzioni che
stanno caratterizzando l’economia
postindustriale.
La
congestione metropolitana, ha reso obsoleti i processi di concentrazione delle
attività economico - produttive, annullandone i benefici delle economie di
scala, rendendo pertanto palesi le rigidità di risposta delle attività
produttive alle richieste di un mercato sempre più personalizzato e
globale.
Il
decentramento di servizi ed attività di staff, la ricerca di flessibilità
operativa (nella gestione ed organizzazione di tecnologie e risorse) e
soprattutto di flessibilità strategica, sono strumenti adottati per reagire in
modo adeguato e tempestivo agli stimoli del mercato.
Questo
obiettivo di flessibilità investe anche modi e luoghi d’impiego del lavoro per
ricavarne migliori risultati in termini di economicità.
Il
decentramento mira ad esternalizzare alcune attività di staff per rendere più
flessibile l’organizzazione interna dell’impresa, tuttavia anche se appaltate
all’esterno pur sempre attività di staff rimangono, con rapporti definiti tra
lavoro e capitale quando non ritoccati in basso per l’innalzamento del rapporto
di sostituzione, poco mutando le loro caratteristiche di prodotto ma consentendo
di abbassare i costi fissi dell’impresa che può così servirsi dell’opera di
esterni solo quando occorre.
La
richiesta di elasticità non viene soltanto dalla domanda di lavoro, infatti, con
la nascita di nuovi bisogni nel tempo di lavoro e nel tempo libero, l’individuo
preme per accrescere la propria remunerazione in ragione di una maggiore libertà
nell’offerta delle proprie prestazioni professionali.
La
destandardizzazione della domanda si traduce anche in una ricerca di lavoro più
personalizzato, più vicino alle esigenze di vita individuali, così come una
volta la domanda di massa imponeva l’esistenza del lavoratore di massa, le cui
esigenze erano più legate alla soddisfazione dei bisogni essenziali di un
mercato omogeneo.
Oggi
la forza motrice di tali macro-processi è tutta insita nelle Nuove Tecnologie
dell’Informazione e della Comunicazione (NTIC), strumento ed obiettivo delle
reali esigenze di sviluppo della società post-industriale che è a sua volta
artefice e vittima della dematerializzazione totale.
Grazie
alle NTIC è possibile liberare molte attività (soprattutto terziarie) dal regime
di fabbrica, consentendo una maggiore indipendenza dei posti di lavoro dalla
localizzazione fisica delle risorse impiegate.
Quest’affermazione
è fondata, in particolare, se si tratta di lavori legati all’informazione,
suscettibili alla despazializzazione e desincronizzazione grazie al trattamento
elettronico dei dati (informatica), alla trasmissione a distanza (tlc) ed agli
avanzati sistemi di comunicazione elettronica
(telematica).
Un’ulteriore
definizione del Telelavoro pertanto risulta essere: “esecuzione di un lavoro a
distanza, in collegamento diretto con una sede centrale di lavoro o con altre
sedi (ad esempio quelle dei clienti), mediante l’impiego più o meno intensivo,
ma non esclusivo, di tecnologie dell’informazione e della
comunicazione.”
Quindi,
pur rientrando nella generale categoria del lavoro a distanza, il TL mantiene le
caratterizzazioni ben definite:[4]
*della
Distanza (fisica, ma non tecnica) riguardo i soggetti operanti;
*dell’Interdipendenza funzionale tra gli individui;
*dell’Interconnessione
operativa sostenuta dalle NTIC, che consente una maggiore autonomia dei soggetti
implicati;
*della
Flessibilità nell’erogazione, nelle forme d’impiego e nella gestione del lavoro,
da parte dei lavoratori e dei clienti.
Manca
nelle forme iniziali di Telelavoro, ancora lontane dalle possibilità
tecnologiche di oggi, un’importante caratteristica che ne trasformerà
completamente gli obiettivi d’implementazione: “l’interattività” che consente di
legare più individui contemporaneamente, utenti o clienti, nello stesso progetto
di lavoro attraverso la medesima struttura tecnologica; il che sostanzia un
potenzialmente alto rapporto lavoro/capitale pur in presenza di alta
produttività da parte di entrambi i fattori.
Tuttavia
le mansioni idonee ad essere svolte a distanza, pur non essendo ‘interattive’,
abbracciano numerosi settori legati all’informazione e ciò in quanto a
fondamento delle attività telelavorabili vi si trova l’intenso utilizzo di
codici simbolici.
2.2-
mansioni telelavorabili
Nel
Telelavoro
i
lavoratori si adattano al simbolo che cambia per padroneggiarne lo scambio a
distanza.
Ovviamente
lo scambio a distanza impone la strutturazione di una rete comunicativa, che
consenta l’interazione funzionale ed operativa tra i diversi
interessati.
Le
aree potenzialmente coinvolte nell’applicazione di telelavoro non sono
necessariamente collegate con l’ambiente fisico dell’impresa, ma hanno come
peculiarità ampi spazi di autonomia e la possibilità del controllo dei
risultati.[5]
Ve
ne sono diverse: la consulenza, il credito, le assicurazioni e i servizi
finanziari, la formazione, la medicina, l’elaborazione e programmazione,
l’editoria, la manutenzione; tutti settori in cui la rete informatica ha
favorito il decentramento ma non ha intaccato il contenuto del lavoro, che
rimane invariato anche se fornito da operatori esterni all’impresa che, subendo
la reciproca concorrenza, si confrontano in una competizione basata sui prezzi,
essendo più facile tra l’altro per il lavoro autonomo evadere, o eludere, molte
spese che gravano su quello dipendente, alimentando in questo modo la
complementare diffusione del lavoro nero (meno costoso e più flessibile
nell’uso).
Le
figure professionali coinvolte in tali mansioni abbracciano grandi settori,
ancora non ben definiti tra loro negli spazi ma identificabili propriamente
nelle attività comunicative, nell’erogazione di servizi a contenuto informativo
(ad es., rappresentanti, brokers, consulenti, giornalisti, scrittori), nel
settore informatico, che racchiude gli operatori che trattano dati, analisti,
progettisti di software, ingegneri.
I
maggiori guadagni di produttività per le aziende, derivanti dal decentramento
telematico, riguardano in particolare l’area amministrativo - contabile; infatti
subappaltare all’esterno mansioni amministrative, magari in paesi lontani in cui
il costo del lavoro è più basso, comporta notevoli risparmi per l’impresa e
vantaggi per i lavoratori disoccupati delle aree depresse, in questo caso
tuttavia il TL sfrutta il loro
basso
valore di mercato come forza lavoro, anche se di qualità, più che le loro
doti
intellettuali
e produttive.
Anche
i servizi tecnici e l’area socio-culturale inglobano una vasta gamma di mansioni
professionali idonee per il lavoro a distanza “computer aided”, dagli insegnanti
ai medici, dagli addetti alla manutenzione agli architetti; in questo caso il
tipo di prodotto o servizio offerto e la partecipazione attiva, oltre ad una
solida formazione professionale, creano i margini di competitività per la
presenza di alto valore aggiunto nell’output (un esempio è la
telemedicina).
Sulla
base delle esperienze avviate è possibile stabilire alcune caratteristiche
ricorrenti delle figure professionali coinvolte nelle attività a distanza, si
tratta dell’autonomia, di poche necessità di comunicazione interpersonale, di
programmabilità del lavoro, facilità di controllo e valutazione dei
risultati.
La
conseguenza di ciò è la despazializzazione soprattutto di attività a basso
contenuto professionale ( rapporto lavoro/prodotto costante o più basso) e,
all’opposto, di quelle ad alta professionalità (
:
ad es., manager, consulenti, programmatori:
rapporto
lavoro/prodotto e lavoro/capitale in crescita per l’alto valore di capitale
umano in esso contenuto).
Il
telelavoro tuttavia apporta
maggiori vantaggi alle categorie con elevato potere contrattuale, derivante dal
loro alto livello di specializzazione, mentre può comportare conseguenze
controproducenti per le categorie più deboli, identificate da una minore
qualificazione
professionale, che rischiano la definitiva esclusione dal processo produttivo se non
opportunamente riqualificate; è il caso delle mansioni addette alla semplice
raccolta, elaborazione e invio di informazioni secondo programmi di lavoro
stabiliti e che impongono agli addetti la sola conoscenza dei simboli e delle
macchine informatiche.
Infatti
le aziende sono disposte a fare concessioni agli alti professionisti,
nell’organizzazione del proprio lavoro, piuttosto che perderne gli skills, per
cui la qualità del servizio prende il sopravvento sul costo dello stesso nella
conquista del mercato.
Viceversa,
i meno specializzati sono legati alle leggi del mercato, rischiando quindi,
nelle riorganizzazioni aziendali, un calo della loro retribuzione e soffrendo
sensibilmente l’isolamento ed il distacco dall’impresa causati dal telelavoro;
essi hanno nella flessibilità in basso del salario l’unica arma per rimanere
competitivi sul mercato del lavoro.
Studi
più approfonditi hanno rivisitato il concetto di telework , precisando che “si è
in presenza di telelavoro solo se
da una parte vi è separazione fisica dalla sede di lavoro, e dall’altra un
utilizzo sistematico dei servizi telematici nel collegamento con la sede di
lavoro.”
In
questo caso la valutazione economica dell’utilizzo o meno del Telelavoro
considera soltanto i vantaggi per l’azienda derivanti dalla delocalizzazione,
tralasciando i benefici per il lavoratore riguardanti i suoi spostamenti fisici,
benefici riguardanti sempre gli occupati e non coloro che sono esclusi dalle
innovazioni.
Fondamentale
per la fattibilità tecnica risulta sempre l’integrazione delle tecnologie
dell’informazione e della comunicazione, che dividono il ciclo di lavoro in tre
momenti principali : ricevere, trattare, trasmettere
informazioni.
Lavoro
quest’ultimo che non necessita di interattività, creatività o particolari
caratteristiche professionali al di fuori della conoscenza dei mezzi tecnici
utilizzati, per cui non richiede un maggiore input di lavoro nell’uso dell’unità
di capitale telematica.
La
schematizzazione del processo di lavoro consente di delineare la base
tecnologica del Telelavoro[6],
presente con (I) infrastrutture di collegamento per il transito delle
informazioni (rete telefonica generale -RTG-, reti di trasmissione dati -RFD-,
rete integrata nei servizi -ISDN-, rete delle reti INTERNET); (II) sistemi e
supporti che consentono la comunicazione, il trattamento e la memorizzazione
delle informazioni (computer, stampanti, video, fax, etc.); (III) software, che
rende possibile il dialogo tra sistemi (sistemi operativi, database,etc.); (IV)
servizi a valore aggiunto, che arricchiscono l’informazione di pareri,
considerazioni, proposte, ipotesi, valutazioni, aspettative e
creano quindi un servizio che può essere condiviso in tempo reale ed utilizzato
per complessi progetti di lavoro coordinati (telex, posta elettronica, videotex,
teleconferenza), modificando così il rapporto lavoro/prodotto secondo le
caratteristiche delle attività ad alta intensità di
lavoro.
Si
è in presenza di una struttura di capitale altamente flessibile, a seconda degli
usi cui viene designata, e che ha comportato la nascita di diverse modalità per
lo svolgimento del
lavoro
a distanza, ognuna con proprie caratteristiche di sostituibilità o
complementarità tra fattori, a seconda del contenuto di capitale umano richiesto
in ogni specifica attività.
1.3-
modalità organizzative
Il
Tavinstock Institute of Human Relation , [7]Londra,
ha proposto una classificazione delle più frequenti forme di
telelavoro:
1-
Telelavoro a domicilio (home working)
2-
centro di Telelavoro condiviso (shared facilities)
3-
teleimpresa (distance working enterprises)
4-
ufficio satellite (satellite/branch offices)
5-
sistema economico distribuito (distributed business
systems)
6-
lavoro mobile (mobile work)
L’“home
working”
è la soluzione più radicale ed interessante, in quanto realizza una nuova
ricomposizione tra momenti e luoghi riservati alle diverse attività quotidiane,
anche se attualmente è la meno indicativa e diffusa delle forme di TL esistenti;
perché come forma semplice di delocalizzazione forse offre ritorni positivi per
l’azienda troppo limitati dovendo essa addossarsi le spese d’installazione delle
parti tecniche.
Tuttavia
la convenienza può esservi in caso di lavoratori con particolari qualifiche
professionali, dei quali è fondamentale per l’impresa l’originale contributo
intellettuale.
L’home
work necessita, data l’indipendenza dalla sede centrale, di strumenti (hardware
e software) che ne consentano l’autonomia di lavoro nello svolgimento dei
compiti,
garantendo
una sempre efficiente comunicazione con colleghi, superiori o
clienti.
Esso
è realizzabile in diverse forme: può essere svolto per i clienti da lavoratori
autonomi o liberi professionisti; da lavoratori dipendenti di una azienda, che
lavorano presso la propria abitazione; comunque si tratta di modalità di
offerta, specialmente l’ultima, che non comportano la presenza contemporanea e
collaborativa di diversi individui, pur essendoci, nel primo caso, una forma di
Telelavoro più avanzata rispetto alla semplice delocalizzazione presso le
abitazioni dei dipendenti, per cui non garantisce nel futuro particolari
vantaggi occupazionali ma si limita a migliorare la condizione di ‘alcuni’
occupati.
La
modalità di erogazione del lavoro può attuarsi esclusivamente presso
l’abitazione del lavoratore o alternata a periodi presso il datore di lavoro o
presso i clienti.
Esempi
di “shared
facilities”
sono costituiti dai telelocali,
i telecentri,[8]
gli edifici
intelligenti.
La
sostanza consiste nell’allestimento di un ufficio, un centro di lavoro o un
edificio con una serie di apparecchiature informatiche e di tlc, compresi una
serie di servizi qualificati di assistenza e di supporto agli
utenti.
Il
complesso è a disposizione di diversi utilizzatori: impiegati appartenenti ad
aziende diverse, lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori e
può rappresentare
la
base tecnologica necessaria ad utenti e fornitori di servizi
avanzati.
In
questo caso il capitale distribuisce la propria produttività tra diversi
lavoratori amplificando i propri ritorni reddituali ed accrescendo la struttura
d’offerta in modo
esponenziale
rispetto al capitale accumulato.
La
motivazione per la creazione di questi telecentri[9]
è duplice e riguarda la ripartizione dei costi dell’impianto e delle
apparecchiature tra i soggetti interessati all’iniziativa (aziende, enti
pubblici, enti privati).
Ma
l’importanza che ricoprono tali centri
multimediali è
legata in particolare alle logiche che ne determinano la localizzazione,
all’utenza potenziale ed al tipo di lavoratori impiegati.
Infatti
la locazione in aree metropolitane viene incontro alle esigenze riguardanti i
servizi informativi o gli strumenti di comunicazione avanzati di consulenti o
liberi professionisti, in questi centri possono trovarsi tutti coloro che hanno
le qualità professionali per soddisfare le esigenze del mercato, trovando limiti
solo nella formazione personale del lavoratore; mentre i centri
in
aree regionali rispondono a politiche di sostegno e di sviluppo locale a favore
di piccole imprese, che altrimenti troverebbero troppo oneroso l’impiego di
determinate apparecchiature e servizi; i centri
di
quartiere o periferici concorrono a ridurre i costi ed i tempi di spostamento
nei tragitti casa-lavoro ed a conciliare, all’occorrenza, alcune esigenze
individuali con il lavoro (ad es., la cura dei figli, comunque beneficio esterno
secondario agli interessi aziendali).
Un
notevole contributo per risolvere alcuni problemi sociali può giungere, infine,
dai centri
per
disabili, che permettono a persone con handicap fisici di partecipare
alle
attività
produttive utilizzando essenzialmente le NTIC.
Molto
legate ai progressi delle reti di comunicazione, per il loro stesso sviluppo,
sono
le
“distance
working enterprises”,
o teleimprese, specializzate nell’offerta a distanza
di
prodotti e servizi basati sulle tecnologie dell’informazione; possono
rappresentare
il
nuovo futuro settore a più alta intensità di lavoro con un mercato ancora tutto
da scoprire.
Esse
operano per clienti localizzati a distanza tramite le NTIC (il commercio
elettronico via INTERNET è il più recente esempio di questo sviluppo); l’offerta
spazia dai prodotti (sviluppo software) all’erogazione di servizi (elaborazione
dati e testi, contabilità, assicurativi, bancari, consultazione banche dati,
servizi a valore aggiunto); questa strategia organizzativa può essere adottata
per accedere ad un mercato più esteso o per politiche pubbliche incentrate sullo
sviluppo dell’occupazione e diffusione del lavoro in aree depresse o
geograficamente isolate. (telecentri irlandesi, telecottages svedesi) , o anche
per l’integrazione nel lavoro di soggetti con handicap
fisici.
Un
target prettamente aziendale incentiva l’installazione dei “satellite
offices”
in aree geograficamente distanti dalla sede centrale, per esigenze strategiche
(nuovi mercati), gestionali (riduzione dei costi) o anche operative (diffusione
più capillare), limitate nel tempo però dalla disponibilità fisica di ‘zone’
economicamente convenienti e presentanti pericolosi effetti sostitutivi per
l’occupazione nel paese dell’azienda madre. L’interconnessione in rete tra
diverse unità produttive, operanti in diversi momenti della produzione degli
stessi beni e servizi, è nota sotto il nome di “distributed
business systems”.
Tali
unità, disseminate sul territorio, possono appartenere alla stessa impresa o
essere tra loro indipendenti e comunque lo scopo è conseguire particolari
economie di scala tipiche
delle
grandi imprese, mantenendo i vantaggi in termini di flessibilità operativa
propri delle piccole aziende.
Le
NTIC così combinate alla flessibilità ed efficienza della piccola dimensione
possono assicurare una maggiore tempestività nelle risposte ai feed-back del
mercato e favorire la cooperazione tra imprese (groupware: utilizzazione
collettiva di un sistema informatico finalizzata ad un progetto comune e
coordinata da un responsabile; Intranet: gruppi chiusi in grado di connettersi
ad Internet: così si innalza il contributo umano alla creazione dell’output); è
possibile in questo modo raggiungere il massimo della flessibilità al minimo
costo, sfruttando i progressi nelle NTIC per garantire un’offerta incorporante
un sempre maggior valore aggiunto, indispensabile per la competitività delle
imprese dei paesi industrializzati, che traggono vantaggi sul mercato mondiale
solo attraverso un product innovating sempre più ricco di tecnologia e servizi
avanzati, non potendo più competere sui prezzi dei prodotti tradizionali,
superiori in convenienza nei paesi con bassi costi del lavoro
(PVS).
Nel
caso del “mobile
work”
non esiste un luogo fisso di lavoro, ma tanti luoghi, dovunque sia possibile
svolgere determinate attività (rappresentanti di commercio, tecnici di
assistenza), il lavoro si svolge da una postazione mobile tipicamente composta
di un PC portatile, un fax-modem e un telefono cellulare.
È
una soluzione idonea all’erogazione di servizi decentrati e richiede
notevoli
capacità
di movimento.
Il
telelavoratore così attrezzato può, ad esempio, recarsi dai clienti e, da lì,
collegarsi con l’azienda per inviare ordini, aggiornare quotazioni, fare
teleconferenza con esperti e tecnici in sede; in questo maniera si ha
l’opportunità di portare l’offerta direttamente alla domanda, adattandovela
secondo le richieste (ad esempio: servizi assicurativi, vendita prodotti e
servizi informatici), vi è largo spazio all’iniziativa del lavoratore che è in
grado di gestire come meglio crede il proprio tempo di
lavoro.
Ovviamente
è una soluzione che risponde alle esigenze della grande distribuzione , ma che
soddisfa anche nell’ambito della telemanutenzione, consentendo di consultare a
distanza schemi di funzionamento di impianti e macchinari complessi, per
facilitare la diagnosi e l’intervento in loco.
Recentemente
sta assumendo dimensioni notevoli un’altra forma di lavoro a distanza, nota come
telelavoro “off
shore”.
Fenomeno
particolarmente legato all’annullamento delle distanze planetarie, in sostanza
si tratta di una forma di Telelavoro che si svolge in un paese diverso da quello
della società madre ed è un fenomeno legato a diversi fattori che, oltre alle
NTIC, includono il basso costo di manodopera giovane, flessibile e a conoscenza
delle nuove tecnologie.
L’aumento
dei costi nazionali del lavoro, nei paesi industrializzati accresce l’elasticità
di sostituzione degli inputs e rende appetibile lo sfruttamento delle differenze
salariali esistenti al mondo, rischiando di alimentare ritorni di dumping
sociale pur di ricercare
maggiore
competitività anche attraverso la differenza di fusi orari, che consente di
lavorare 24 ore su 24; sfruttare il basso costo del lavoro nei PVS mediante una
rapida
estensione
dell’off shore work può portare ad una generalizzazione di tale vantaggio fino
al suo inevitabile esaurimento, a breve termine, quale ulteriore margine di
risparmio costi, rinviando al futuro lo stesso problema di competitività da
costi.
È
attraverso il product innovating nell’alta tecnologia che oggi è possibile
rimanere concorrenziali sul mercato, sono necessari quindi investimenti in
R&S, formazione e NTIC, potendo tutti messi insieme costituire le basi di
un’offerta di qualità, senza i vicoli ciechi all’occupazione dovuti al dumping
economico e sociale.
Le
aree che sono interessate al fenomeno dell’“off shore work” sono soprattutto i
Caraibi, Singapore, le Filippine, la Repubblica di Corea e l’Irlanda, zone in
cui è possibile reperire personale qualificato ed a minor
costo.
Abbiamo
visto come tutte le questioni riguardanti il Telelavoro hanno un comune
denominatore di fondo e cioè l’enfasi posta sulla flessibilità.[10]
Questa
ricerca di elasticità nell’organizzazione del lavoro e del suo mercato, viene
imposta da forti spinte competitive, come l’alta flessibilità del capitale
determinata dalle nuove tecnologie, la globalizzazione dei mercati e la
destandardizzazione della domanda.
Le
attività lavorative odierne esigono, più che mai, operazioni comunicative, nel
caso dei servizi e del lavoro d’ufficio praticamente coincidono, pertanto la
velocità e l’interattività della comunicazione sono considerate fattori
essenziali della competitività aziendale contemporanea e
futura.
Per
cui applicare il Telelavoro a queste attività lavorative dipende dalla
possibilità di rendere praticabile la comunicazione a distanza, senza farle
perdere di efficacia.
In
effetti il Telelavoro ha riguardato principalmente le due fasce estreme del
contenuto comunicativo del lavoro: la prima a bassa interazione comunicativa (ad
es.,coloro che forniscono informazioni al telefono estraendole da un computer o
chi raccoglie ordini d’acquisto e che presto possono vedere chiudersi le
opportunità di lavoro in questo senso, vista la nascita di sofisticati software
di collegamento, voce e video, tra utente e computer), all’opposto i lavori dei
professionisti, caratterizzati da un’alta flessibilità nell’interazione
comunicativa, difficilmente sostituibile da una macchina, inadeguata per la
fornitura del contributo intellettuale che determina la qualità del servizio sul
mercato oltre che la sua remunerazione.
Questa
fascia alta di lavoratori raccoglie e distribuisce informazioni, elabora e
realizza prodotti/servizi, che vengono in seguito discussi in interazione con
altri, realizzando un coordinamento orizzontale di attività che accresce il
contributo umano al prodotto finale arricchendo la propria quota di reddito e
richiama nuova forza lavoro in queste fasce alte grazie ad una distribuzione del
reddito concentrata in attività basate sull’interattività tecnica ed
umana.
Tuttavia
esistono alcune singolarità che differenziano al suo interno il lavoro ad alto
contenuto comunicativo e che hanno consentito, a tutt’oggi, soltanto ad alcune
forme di Telelavoro una celere espansione, cioè quelle meno dipendenti
dall’immediatezza e dalla grande interattività specifiche dell’informazione non
strutturata e non determinata ma che consiste in genere in pareri, valutazioni,
proposte, verifiche, cioè non definibile a priori in
una
banca dati e, spesso, urgente; qui vive il futuro del telelavoro e
dell’occupazione di tutti coloro che sapranno sfruttarne le potenzialità di
mercato.
La
tecnologia ha ancora delle difficoltà nel mediare questo tipo di comunicazione a
causa della contemporaneità dei servizi integrati di qualità che richiede
(fonia, dati, immagini), non disponibili sull’attuale rete di comunicazione
mondiale negli standards superiori richiesti, ma già realizzati in numerose
sperimentazioni avanzate.
Infatti
attualmente tali servizi (detti ISDN, Integrated Services Digital Network) sono
rivolti prevalentemente ad una clientela di tipo aziendale e business (Intranet)
ma tutto fa prevedere lo
sviluppo di nuove applicazioni di telelavoro, grazie all’accesso ad alta
velocità ad INTERNET ed al trasferimento di immagini ad alta risoluzione che
questo tipo di tlc integrata offre; l’alta domanda di tlc che questo fenomeno
comporta fa prevedere prospettive favorevoli nell’indotto degli investimenti,
con attese di ricadute positive sull’occupazione, sia nel settore
tecnico-scientifico sia nel terziario avanzato on
line
(telemedicina, banca on line, vetrine on line, teleformazione, teleconsulenza,
teleassistenza) .
Oggi
è migliorata enormemente soprattutto la capacità di interazione uomo-banca dati,
mentre nella comunicazione interpersonale (videoconferenze, telepresenza,
riunioni virtuali) i progressi sono ancora troppo recenti per una loro
diffusione in forme interattive di Telelavoro.
Di
recente moltissimi possono vendere e mostrare prodotti mediante una vetrina
virtuale
(Internet)
oltre che fornire i servizi richiesti, singolarmente ad ogni consumatore,
semplicemente adoperando un fax-modem e un pc-portatile.
Infatti
il primo passo che comporta il progresso tecnico è la diffusione di massa
attraverso opportuni investimenti di una importante innovazione, con
ripercussioni negative sull’immediato lavorativo aggravate dalla concentrazione
dei tempi d’implementazione; la seconda parte corrisponde all’uso che viene
fatto dell’innovazione per creare nuove attività.
Nel
nostro caso, da ‘bene finito da
vendere’,
l’innovazione diviene ‘bene intermedio per
vendere’,
comportando ingenti effetti a cascata sugli investimenti strutturali e indotti,
sia nel settore innovato che nei settori che sfruttano creativamente
l’invenzione, innovando loro stessi.
1.4-
sul problema dell’occupazione
Numerosi
progetti di teleworking[11]
by Internet sono attivi in Europa, facenti parte di un programma denominato Acts
(advanced communications technologies and services), nato nella convinzione che
un largo ed appropriato uso delle ICT (Information & Communication
Technology) migliorerà la qualità della vita, quotidiana e lavorativa,
accrescerà la ricchezza e ridurrà l’emarginazione sociale oltre ad aiutare chi è
in cerca di occupazione (un disabile scozzese lavora in casa con il suo Pc per
ricevere, via ISDN, materiale da tutta Europa utile per editare una newsletter
elettronica; in un gruppo di isole finlandesi è attivo un progetto di telelavoro
via Internet per combattere lo spopolamento dovuto a disoccupazione ed
isolamento).
L’impatto
delle ICT sulla disoccupazione è visto però negativamente nel breve periodo,
mentre meno perplessità offre il medio-lungo termine nella creazione di nuove
attività e posti di lavoro, in cui il Telelavoro proporrà il maggior incremento
percentuale grazie alle possibilità create da un capitale fisico poliedrico nei
suoi abbinamenti al fattore ‘uomo’.
Tuttavia
le previsioni di sviluppo, fatte nei primi anni ‘80, sono state sensibilmente
ridimensionate durante l’ultimo decennio.
Infatti
i milioni di telelavoratori preannunciati stentano a prendere corpo, soprattutto
per le difficoltà di carattere organizzativo e tecnico a cui andrebbero incontro
le aziende (specie piccole e medie) e che le invitano a procedere con molta
prudenza.
L’abbattimento
dei costi aziendali non viene considerato ancora un elemento determinante, tale
da affrontare gli ingenti problemi organizzativi , particolarmente in Italia.
Nondimeno proprio le intenzioni dell’Accordo sul lavoro, tra Governo e Parti
Sociali del 24/9/1996, aprono la strada al Telelavoro; gli incentivi alla
flessibilità, il part-time, il lavoro interinale, gli investimenti a favore
della società dell’informazione, rappresentano spinte attive strettamente
connesse alla reale diffusione del Telelavoro quale forma preferenziale di
attività flessibile richiesta dal mercato del lavoro.
Il
problema è la fissazione di regole certe per la creazione di un contratto di
lavoro che tuteli il lavoratore a distanza e che sia estendibile ai milioni di
telelavoratori previsti per l’inizio del III millennio in
Europa.
Comunque
il cambiamento atteso nel mercato del lavoro sarà, soprattutto all’inizio, di
tipo
qualitativo, intendendo con ciò un miglioramento del modo di lavorare di chi è
già occupato, infatti le conseguenze di job creation saranno differite nel
tempo, presentando risultati sensibili in sede di maggiore occupazione soltanto
nel lungo periodo e soprattutto nelle forme che sfrutteranno l’alta domanda
mondiale di servizi e tlc attraverso la “rete delle reti”.
Su
base europea, tra l’altro, è ampiamente riconosciuta la perdita di vigoria del
binomio “crescita PIL-aumento occupazione”, di fatto la disoccupazione tende ad
allargarsi parallelamente ai guadagni di produttività derivanti
dall’introduzione di tecnologie che risparmiano principalmente
lavoratori.
Infatti
preoccupazione prima del Libro Bianco di Delors era l’espansione della base
occupazionale, come pre-requisito per lo sviluppo e il benessere delle nazioni
aderenti all’UE.[12]
Allo
stesso tempo, il Rapporto Bangemann prospettava le linee guida per lo sviluppo
della società dell’informazione, fissandole in dieci applicazioni strettamente
interconnesse alla rete telematica e di tlc globale, e dove il teleworking era
protagonista delle aree prioritarie proposte ai fini dello sviluppo di nuove
applicazioni e presentato con l’obiettivo, ambizioso, di creare 10 milioni di
posti entro il 2000.
Un
compito sempre più rilevante viene pertanto affidato all’istruzione, alla
formazione e alla promozione di questa forma di lavoro, allo scopo di
incoraggiare le aziende nella
sperimentazione
di reti per il Telelavoro (Intranet), coadiuvate da sofisticati prodotti
software che consentono la gestione comune del processo lavorativo (groupware)
attraverso la connessione multimediale per la creazione di un prodotto finale
competitivo per qualità e flessibilità d’uso.
Finora
la maggior parte delle esperienze esistenti hanno puntato l’attenzione
soprattutto sulla conversione di attività tradizionali in attività a distanza
nell’ambito della stessa azienda, o nell’ottica dell’outsourcing (“delega a
fornitori esterni della gestione di attività considerate non strategiche per
l’impresa”);presto questa modalità d’uso del Telelavoro esaurirà la sua
convenienza, comportando essa principalmente un trasferimento
di
lavoro che nulla ha a che vedere con la creazione
di
nuovo.
La
sostituzione dinamica tra capitale e lavoro in questo caso tende a prendere il
sopravvento realizzando nel complesso un risparmio assoluto del fattore lavoro
convertito nella nuova organizzazione telematica.
Scopo
di queste prime esperienze era di mostrare le potenzialità del Telelavoro ma in
ambiti diversi dalla job creation: raggiungere una maggiore competitività e
flessibilità attraverso l’abbattimento di alcuni costi fissi e la trasformazione
di altri in costi variabili, con l’esternalizzazione dei servizi, ha costituito
l’impegno delle grandi aziende che hanno adottato seriamente il
telelavoro
;
infatti la crescita del costo del lavoro accresce l’elasticità nella
sostituibilità tra fattori, già alta a causa del progresso tecnico insito nei
beni- capitale.
Non
a caso la maggior parte delle pubblicazioni inerenti l’argomento in questione
insistono sulla riduzione dei costi per le aziende, sulla maggiore produttività,
sulla riduzione del traffico urbano, dell’inquinamento e sull’ottimizzazione
degli spazi urbani, trattando marginalmente le opportunità che può offrire circa
l’aumento delle possibilità di occupazione in aree svantaggiate, o per i
disabili, dimenticando pertanto che il futuro dell’impiego è soprattutto nelle
nuove occupazioni multimediali Il fattore fondamentale resta sempre
l’innovazione tecnologica, occorre creare cose nuove e non limitarsi ad imitare
l’esistente.
Oggi
il paese che si differenzierà economicamente dagli altri (come già accadde per
l’Inghilterra con la rivoluzione industriale) sarà quello che riuscirà ad
intuire meglio di tutti le potenzialità innovative legate alle nuove tecnologie
elettroniche ed informatiche.
È
importante quindi affrontare la questione relativa all’espansione della base
occupazionale tramite il lavoro a distanza e in rete attraverso anche strutture
quali, ad esempio, i telecentri
(TC:
posti attrezzati per il lavoro a distanza tramite NTIC) e i palazzi
intelligenti (edifici
ad alta tecnologia ove è possibile telelavorare,
apprendere,
fare
ricerca e ottenere consulenze altamente specializzate ).
Potrebbero
divenire uno strumento importante per lo sviluppo di nuova occupazione duratura
(essi sintetizzano un’alta intensità di lavoro compatibile con unità di capitale
tecnologicamente avanzate e fortemente flessibili nell’uso), possibilità
tutt’altro che verificata su larga scala ma che potrebbe offrire spunti
interessanti nelle sue micro-iniziative già avviate.
Dai
telecentri e dai palazzi intelligenti i lavoratori sarebbero in grado di
interagire con numerose aziende, senza che i soggetti direttamente interessati
dalla transazione debbano sostenere tutti i costi delle apparecchiature per
lavorare a distanza.
Il
telecentro[13]
(TC) manterrebbe gran parte dei vantaggi legati allo sviluppo eco-sostenibile:
riduzione del traffico e dell’inquinamento urbano (il TC è locale e quindi
facilmente raggiungibile dai lavoratori); riduzione dei costi organizzativi per
le aziende che ne usufruiscono; flessibilità del lavoro ed ottimizzazione d’uso
degli impianti installati: l’efficienza verrebbe garantita sia da parte
dell’azienda che del lavoratore.
Questi
centri sarebbero di proprietà di un consorzio misto pubblico-privato ed in essi
verrebbe data la precedenza ai disoccupati, ai disabili, alle persone ad alto
rischio di esclusione dal mercato del lavoro, a chi intende iniziare nuove
attività inerenti la Società dell’Informazione.
Anche
se la nuova cultura organizzativa è caratterizzata da una domanda di
flessibilità da entrambe le parti (per una maggiore reattività al mercato, da
parte aziendale; per accrescere l’autonomia nel lavoro, le opportunità di lavoro
e avere più tempo nella vita privata, da parte del lavoratore), tuttavia, il
telelavoratore necessità di una chiara definizione dei suoi compiti, dato che,
con l’aumentare della flessibilità del lavoro, cresce insieme il bisogno di
regole certe.
Regole
indispensabili per delineare modelli per contratti di Telelavoro riconosciuti a
livello europeo.
La
dicotomia lavoro dipendente-lavoro autonomo crea non pochi dubbi, soprattutto in
Italia, circa l’inquadramento giuridico di questa forma di lavoro flessibile,
frenandone di conseguenza la diffusione.
Infatti
i criteri di distinzione delle due categorie di lavoro, nel sistema giuridico
italiano, danno rilievo decisivo a tre elementi e cioè il coordinamento
spazio-temporale della prestazione lavorativa, la sua continuità in senso
tecnico ed il suo assoggettamento totale al potere direttivo del creditore,
elementi che perdono di significato di fronte al lavoro a distanza collegato con
l’azienda per via telematica.Al di là delle diatribe giuridiche, anche i
sindacati hanno iniziato a vedere nel Telelavoro una via per riequilibrare e
creare occupazione, in particolare nel Mezzogiorno, introducendo però misure di
tutela del lavoratore dipendente, come la reversibilità e la volontarietà della
scelta, o norme che permettano il contatto continuo con l’azienda e la società,
per ridurre i rischi di emarginazione.
Di
fronte quindi all’avallo delle Parti Sociali anche il Governo italiano si
impegna ad incentivare il Telelavoro, con l’obiettivo principale di stimolare
l’imprenditoria e l’occupazione giovanile al Sud, dove per altro non mancano
nuclei potenziali per l’installazione dei palazzi intelligenti, come ad esempio,
i parchi tecnologici di Salerno e Bari; lo stesso Governo quindi vede
nell’imprenditoria giovanile, tecno-assistita, la strada principale per
agevolare la nascita della futura occupazione.
Nel
vedere il Telelavoro come strumento per arrestare le perdite occupazionali, non
si esclude la possibilità di
estendere gli incentivi previsti dalla legge sull’imprenditorialità giovanile
(n. 44/86) alle aziende neocostituite, che sfruttino questa forma di lavoro
flessibile.
A
tale scopo è prevista l’istituzione di un fondo per incoraggiare applicazioni di
Telelavoro attraverso sussidi alle aziende che presentino progetti per nuovi
posti o che favoriscano l’alfabetizzazione informatica.
Il
lavoro a distanza diventa così una scelta credibile e soddisfacente sia per
l’impresa, grande e piccola, sia per il lavoratore e la società, specialmente
attraverso la combinazione di lavoro in centri satellite, lavoro a domicilio e
lavoro mobile, che offrono, insieme o alternati, una notevole flessibilità di
risposte ai vari problemi organizzativi , oltre a ricercare addetti oggi ancora
in numero insufficiente alle possibilità ed esigenze del sistema
produttivo.
1.5-
benefici e costi
Le
conseguenze del telelavoro sono molto diverse dal lavoro accentrato e
sincronizzato, esso apporta benefici ai diversi soggetti economici e sociali ma
anche alcuni costi che, se non eliminabili, potrebbero essere attenuati
applicando questa modalità organizzativa seguendo un’intelligente concertazione
delle parti interessate al suo utilizzo.
Il
riferimento esplicito è nei riguardi delle aziende, dei lavoratori e della
collettività, come soggetti maggiormente coinvolti e che manifestano una certa
complementarità
nei
benefici ricevuti.
Solo
una convergenza di interessi può alimentare la diffusione del fenomeno
Telelavoro
come
“modus operandi” sociale e di lavoro, altrimenti relegato a mero strumento di
profitto aziendale.
1.5.1-
lavoratore
Non
facilmente quantificabili risultano molti vantaggi per il lavoratore a distanza
ma appare subito evidente come il telecommuting
consenta
di eliminare gran parte dei tempi morti e dei costi per gli spostamenti
pendolari tra casa ed ufficio, a favore di un maggior tempo a disposizione per
attività extra-lavorative.
Ingenti
sono quindi per il telelavoratore i vantaggi derivanti dal risparmio di tempo e
denaro nonché dalla riduzione dello stress. Con il Telelavoro si ha la
possibilità, in alcune modalità organizzative, di restituire all’individuo ampi
margini di discrezionalità nella gestione del proprio tempo di vita, superando
la dicotomia industriale tra tempo di lavoro e tempo libero e sfruttando
pertanto la capacità di adattamento di questa forma di lavoro alle esigenze
individuali ed aziendali.[14]
Grazie
alle varietà organizzative che offre il Telelavoro può venire incontro a molte
esigenze individuali ma può anche incentivare alcuni rischi nella tutela del
lavoro.
Tutte
le parti sociali parlano del rischio di riduzione dei rapporti sociali nel luogo
di lavoro contribuendo così ad un calo della motivazione del lavoratore e quindi
del suo rendimento in azienda.
Comunque
il peso relativo dei costi e dei benefici è diverso a seconda del contenuto
professionale dell’attività svolta.
Infatti
professionisti e managers non soffrono particolarmente della perdita dei
contatti sociali; essendo molto identificati nel loro lavoro sono in grado di
scegliere autonomamente il tempo di lavoro organizzandosi
efficientemente.
Invece
sulle mansioni meno qualificate ricadono le conseguenze negative dell’isolamento
per la riduzione dei contatti sociali, della perdita di potere per la lontananza
dall’azienda, del rischio di peggiori condizioni retributive e di lavoro, con
effetti deleteri sulla loro motivazione e produttività , oltre naturalmente
sulla stessa continuità del rapporto lavorativo.
Non
vanno dimenticati al riguardo anche i rischi sanitari, con i relativi costi, che
l’uso prolungato del computer comporterebbe per il
telelavoratore.
Una
gestione autonoma dei tempi di lavoro può anche tendere a ridurne le pause,
portando ad una forma inconsapevole di autosfruttamento che accrescerebbe le
conseguenze negative di una scarsa tutela di questa forma di lavoro
indipendente. In sintesi si può affermare che è probabile che solo alcune
categorie professionali siano in grado di goderne al meglio i benefici: ad
esempio chi non svolge lavori legati a determinati macchinari può accrescere
maggiormente la propria autonomia seguendo i personali ritmi di vita, lavorando
pertanto nei momenti più produttivi
1.5.2-
azienda
Nell’azienda
le forze trainanti lo sviluppo del Telelavoro sono principalmente la ricerca di
maggiore produttività e competitività sul mercato
mondiale.
Infatti
la modernizzazione telematica consente alle aziende di acquisire vantaggi
competitivi, differenziandosi nell’uso flessibile dell’offerta di lavoro
disponibile, per far fronte ad una domanda strutturalmente instabile e spesso
dispersa su di un ampio territorio.
La
maggiore efficienza del lavoro deriverebbe soprattutto da un calo del Costo
Lavoro per Unità di prodotto dovuto all’abbattimento dei punti morti che il
Telelavoro consente e dall’opportunità di un collegamento più diretto della
remunerazione all’output con conseguente livellamento del costo del lavoro alla
sua effettiva produttività.
La
delocalizzazione mediante il Telelavoro consente alle aziende di risparmiare
prima di utto sull’utilizzo di locali e quindi sugli affitti e sulle
attrezzature d’ufficio.
L’abbassamento
dei costi sarà tanto più rilevante quanto più gli edifici centrali si trovano in
aree metropolitane che soffrono di alti prezzi immobiliari; si tratta anche in
questo caso di un semplice spostamento di alcune attività fuori azienda, è anche
probabile che, na volta esaurito il vantaggio economico che ne deriva, le
imprese restringano all’osso il numero di individui che operano secondo questa
modalità semplice di Telelavoro, o li sostituiscano definitivamente grazie a
nuove conquiste tecnologiche, riducendo così ulteriormente i costi
d’installazione e manutenzione della struttura elettronica di supporto; si è in
presenza soprattutto di innovazioni labour-saving che offrono bassi ritorni in
termini di job creation, limitati quest’ultimi alle nuove imprese che producono
le innovazioni stesse.
In
questo caso la convenienza del Telelavoro dipende dalle modalità con cui viene
applicato, infatti essa è massima nel caso di home working o di mobile work
senza sede fissa, consentendo una liberazione definitiva degli uffici aziendali;
invece ha vantaggi di
costo
inferiori il decentramento in uffici satelliti periferici, comportando
quest’ultimi un costo di allestimento e d’affitto, seppure minore del livello
del centro urbano.
Altre
riduzioni di costo legate al risparmio di superfici aziendali derivano
dall’abbassamento dei costi di diversi servizi aziendali, quali ad esempio mense
e
parcheggi.
Dato
che le attività maggiormente votate al Telelavoro sono quelle che si dedicano al
trattamento delle informazioni, il lavoro a distanza autonomo consente alle
imprese di sfruttare i servizi di specialisti senza sopportare il costo del loro
inserimento in azienda.
Quindi
si tratta di una trasformazione del rapporto di lavoro in grado, in alcuni
casi,di alleggerire l’azienda degli oneri previdenziali, fiscali ed assicurativi
che appesantiscono il costo del lavoro.
Tuttavia
aumentando il lavoro indipendente, crescono anche le opportunità di evasione
degli oneri con le conseguenze del caso sul sistema fiscale e previdenziale
nazionale.
Un
ulteriore rischio riguarda la possibilità di un ritorno al sistema a cottimo; di
contro viene però sottolineata la forza contrattuale di un lavoratore
professionalizzato che offre una prestazione autonoma, ciò vincola infatti il
datore di lavoro a remunerarne adeguatamente la qualità o a perdere un servizio
necessario alla sua azienda.
In
questo caso le minori garanzie previdenziali e assicurative, rispetto al lavoro
dipendente, sono bilanciate dalla maggiore autonomia e dal riconoscimento
economico commisurato alla propria professionalità; sulla distribuzione delle
quote di reddito influirà l’accumulazione raggiunta fino a quel momento in
capitale umano, in grado di frenare l’elevata elasticità di sostituzione tra
fattori lavoro e capitale grazie ai continui
reinvestimenti
dei profitti da essa ricavati, in un processo che segue di pari passo le
accumulazioni autonome dettate dal progresso tecnico che tendono invece a
modificare il rapporto capitale/lavoro aumentandone l’elasticità di
sostituzione.
La
quota di reddito a favore del lavoro, in presenza di un progresso tecnico che
accresce il rapporto capitale/lavoro, possono essere mantenute dalla crescita
del rapporto dei prezzi di lavoro e capitale in relazione all’incremento della
qualità dell’input lavoro presente nel sistema: remunerare le professionalità
autonome più che compensa della perdita di reddito subita da mansioni
controllate ancora nei processi e indebolite dalle
ristrutturazioni.
Il
Telelavoro interattivo richiama alte quote di reddito in funzione delle
competenze espresse oltre a comportare una compensazione all’occupazione
attraverso la nascita di
“mestieri”
che beneficiano delle caratteristiche labour-using del settore servizi,
multimediale e di base, ben supportate dalle NTIC pur trattandosi queste
essenzialmente di innovazioni capital-saving ma con la capacità di gestire
contemporaneamente numerose attività.
L’elasticità
nell’utilizzo delle diverse categorie di telelavoratori consente alle imprese di
trarre vari benefici, secondo le loro competenze specifiche, la localizzazione
geografica e le necessità contingenti di riduzione dei
costi.
Una
rete di operatori esterna all’impresa ma collegata ad essa con accordi più o
meno vincolanti, facilita la gestione del lavoro aziendale in base agli
specifici risultati da
conseguire,
in modo da adeguare celermente la capacità produttiva ai mutamenti ciclici del
mercato e della domanda.
La
diminuzione dei costi fissi, esternalizzati o tradotti in variabili, aumenta la
gestione flessibile della produzione.
Tuttavia
esistono per le aziende anche dei vincoli dovuti all’introduzione del
Telelavoro, che derivano soprattutto, oltre che da necessità di riorganizzazione
interna, dal costo d’investimento nelle postazioni hardware e software e nella
formazione professionale
degli
operatori.
Costi
indiretti possono derivare dalla perdita di identificazione del lavoratore con
l’azienda, il che può comportare effetti deleteri sulla produttività individuale
e sulla sua “fedeltà”, potendo egli collaborare con altre imprese per sfruttare
meglio le sue professionalità ed aumentare la remunerazione.
Quest’ultimo
aspetto è una diretta conseguenza dello scioglimento del legame
gerarchico-burocratico industriale che cede il posto ad un sistema più vicino al
mercato delle professionalità e quindi meno controllabile da parte
aziendale.
Oggi
sono circa 100mila i lavoratori a distanza italiani il che evidenzia come l’evoluzione del
mobile work, sostenuta dall’abbinamento cellulare-pc portatile-fax modem, abbia
consentito la crescita della produttività personale di circa il 13%, oltre che
un aumento della professionalità così come del valore individuale sul mercato
del lavoro
Il
Telelavoro sembra essere una fonte di risparmio e di maggiore efficienza
soprattutto
per le piccole e medie
imprese.
Infatti,
secondo l’esperienza di aziende che già da tempo utilizzano il Telelavoro, i
vantaggi maggiori sono legati alla crescita della produttività, mediamente
intorno al 15%, ed al risparmio degli spazi aziendali.
In
particolare efficienza e produttività aumentano anche grazie ai nuovi criteri di
misurazione della prestazione più vicini ai risultati ottenuti che ai
processi.
Da
tali aumenti di produttività e risparmi di costo deriverebbe un vantaggio
economico annuale di circa 9 mln per ogni lavoratore.
In
sintesi, i costi aziendali per l’inserimento del Telelavoro sono soprattutto di
natura culturale, manageriale e organizzativa, piuttosto che tecnica, per cui
non si tratta tanto di svantaggi economici quanto invece di ostacoli che occorre
superare per concretizzarne al meglio le potenzialità
economiche.
La
delocalizzazione telematica richiede nuovi operatori polifunzionali e una
struttura produttiva molto più decentrata e fondata sull’autonomia dei gruppi di
lavoro e dei singoli, ben lontana dalla concezione gerarchico accentratrice del
taylorismo e più vicina a quella cooperatrice del sistema artigianale dal quale
riprende, in chiave tecnologica, la divisione orizzontale del
lavoro.
-
il futuro del “fenomeno”
Le
diverse forme di Telelavoro descritte offrono un quadro generico delle
possibilità
applicative
delle NTIC nell’organizzazione del lavoro, senza tuttavia manifestare
necessariamente in ogni situazione effetti compensativi alla disoccupazione
tecnologica o, ancor meglio, creativi di nuova
occupazione.
In
quest’ultimo caso è invece rilevante osservare come il progresso tecnico nelle
NTIC stia alimentando la proliferazione di attività gestite a distanza,
accomunate da un’unica struttura tecnologica dai cui sviluppi dipende la loro
stessa crescita produttiva ed occupazionale: INTERNET.
Sentiamo
di concordare sulle potenzialità di crescita economica e occupazionale che le
reti di tlc offrono, tuttavia rimane ostica una valutazione dell’impatto sociale
di questa evoluzione tecnologica, la cui diffusione capillare trova limiti solo
nel “tempo”.
Vista
la struttura di capitale utilizzata e soprattutto la forza lavoro capace di
usufruirne, è possibile in questo modo allentare i vincoli al riassorbimento
della disoccupazione tecnologica e bilanciare gli effetti occupazionali
negativi, dovuti alla ricerca di competitività da costi, nella sostituzione
dinamica tra fattori a scapito dei lavori meno
qualificati.
Il
futuro del fenomeno
passa
inevitabilmente attraverso lo sviluppo delle tlc e delle NTIC, soprattutto per
quanto riguarda le opportunità di job creation.
CAP
. 2 ASPETTI ECONOMICI E SOCIALI DEL
TELELAVORO
In
un’analisi economica il telelavoro può essere inquadrato sotto due diversi e, in
questo caso, complementari aspetti del progresso tecnico : come innovazione di
processo, quando introdotto per rendere più efficienti le strutture interne
dell’azienda (delocalizzazione);
come innovazione di prodotto, sia nelle sue fondamenta tecniche sia nelle sue
nuove forme di offerta nate dalla recente tecnologia multimediale e che mostrano
già segni positivi di job creation, molto limitata invece nel caso del process
innovating.[15]
La
grande opportunità insita nel Telelavoro non si ferma a dei semplici
miglioramenti organizzativi o alla ricerca di maggiore efficienza del lavoro ma
è legata alla diffusione di un nuovo paradigma tecnologico: Information and
Communication Technology (ICT).
La
rapidità di rinnovamento dell’ICT influenza radicalmente le abitudini di vita e
di lavoro della collettività, fino a destrutturarle nei modi e nei tempi imposti
dal precedente paradigma fordista.
Poiché
il Telelavoro deve la propria esistenza al progresso tecnico nelle Nuove
Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (NTIC), esso rientra nello
studio teorico degli effetti delle innovazioni sulla distribuzione del
reddito nazionale circa la diffusione o concentrazione di ricchezza, oltre
che nell’interpretazione dei possibili effetti sull’occupazione, più importanti
in questa sede, i quali potrebbero bilanciarne in positivo le caratteristiche
labour-saving: introdurre Telelavoro, nelle sue diverse modalità, crea o
distrugge posti di lavoro e se esso produce disoccupazione tecnologica,
nell’accezione classica, questa ha connotati keynesiani o piuttosto
strutturali?
Nel
nostro caso viene da pensare entrambi, in quanto il Telelavoro presenta evidenti
benefici sotto il punto di vista degli incrementi della produttività del lavoro
occupato, incrementi che consentono alle grandi aziende di ridurre i costi del
lavoro sia in termini relativi (crescono i margini di profitto) che assoluti
(occorrono meno dipendenti nella nuova organizzazione interna gestita per via
telematica), in assenza di un adeguato sostegno da parte della
domanda.
I
vincoli strutturali all’occupazione derivano invece dall’adozione di capitale
tecnicamente avanzato e in continua evoluzione , scarsamente compatibile con una
forza lavoro ancora oggi poco flessibile ai suoi mutamenti, per incapacità
individuali o preparazione inadeguata al nuovo mondo del
lavoro.
Più
che inadeguata crescita della domanda, che nei settori tlc e servizi manifesta
invece notevole dinamismo, i vincoli all’occupazione si riscontrano in questo
caso nell’incompatibilità del capitale umano esistente sul mercato del lavoro
con il nuovo
genere
di capitale fisico.
Il
riassorbimento della disoccupazione tecnologica, nel caso del Telelavoro,
dipende pertanto dai meccanismi compensativi operanti per sciogliere le
strozzature dell’offerta, che legano a loro volta le potenzialità dell’indotto
della domanda (di servizi e di tlc multimediali) sugli investimenti e quindi
sulla nuova domanda di lavoro.
La
crescente richiesta di servizi alle imprese e alle famiglie con la dilagante
esigenza di ottenere informazioni, in ogni istante e nel minor tempo possibile,
fa ipotizzare la presenza piuttosto di vincoli strutturali nell’offerta
(produttiva e di lavoro) in riferimento all’analisi dei possibili effetti
compensativi all’uscita di forza lavoro per l’implementazione delle NTIC
nell’organizzazione aziendale.
Nel
rapporto che lega il progresso tecnico e l’occupazione attraverso il telelavoro
per cercare sviluppi di job creation, non è tanto importante enfatizzare la
capacità del lavoro per via telematica di massimizzare l’efficienza nell’impiego
delle scarse risorse, quanto piuttosto le opportunità che esso crea mediante la
riproduzione continua del ciclo produttivo, in cui l’interdipendenza e la
cooperazione tra i diversi settori determinano i margini di sovrappiù necessari
a favorire le nuove decisioni di investimento .
Il
riassorbimento di parte della disoccupazione tecnologica prodotta dalle NTIC può
avvenire attraverso il Telelavoro grazie ad alti investimenti nelle
infrastrutture telematiche ed a favore di istituti di formazione della forza
lavoro più attenti ai mutamenti del mercato del lavoro.
Dall’accumulazione
di nuovo reddito e dalle autonome decisioni di investimento possono discendere
in mercati non perfettamente concorrenziali, come è il caso delle tlc, alcune
compensazioni all’occupazione esclusa dalle innovazioni labour-saving.
2.1-
vincoli d’offerta ed effetti di reddito
Attualmente
solo attraverso l’uso delle nuove tecnologie informatiche è possibile alle
imprese
sostenere i livelli di competitività richiesti dalla globalizzazione, nonché
mantenere i redditi necessari alla creazione di margini per nuovi investimenti,
necessari per tenere il passo con il progresso tecnico.
Tutto
il processo è legato alle autonome decisioni degli operatori, lasciando ben poco
spazio ai neoclassici automatismi del mercato , per altro irrigidito, specie in
Italia, da vincoli sindacali, giuridici e di mobilità interna ed esterna del
lavoro.
La
selezione di un sentiero tecnologico di crescita, economica e sociale, oggi noto
come ICT, ha comportato la sua elevazione a principale fattore di incremento dei
redditi monetari e della loro distribuzione tra le diverse classi sociali, sotto
l’influenza di potenti gruppi oligopolistici e monopolistici nei mercati dei
beni e del lavoro.
Proprio
attraverso questi meccanismi non automatici il Telelavoro, come più recente
espressione dell’ICT, può essere interpretato nei suoi possibili sviluppi
occupazionali. Esso tra l’altro, viste le peculiarità tecniche di cui necessita
e le diverse modalità organizzative in cui si presenta (dalla semplice
delocalizzazione ai mestieri interattivi gestiti autonomamente on line),
influenza trasversalmente diversi settori produttivi sia nei
processi che nei prodotti (dall’Hi Tech alle tlc, dalla R&S ai servizi e
commercio in rete), essendo esso stesso strumento ed obiettivo a seconda delle
esigenze e delle possibilità tecniche e umane di lavoro.
Se
l’introduzione di nuove tecnologie labour-saving causa espulsione di forza
lavoro, la diffusione su larga scala del Telelavoro, in particolare nelle sue
forme avanzate, può frenarne l’uscita oltre che attraverso la nascita di nuove
attività per via telematica, anche per il coinvolgimento di numerose industrie
connesse alla produzione delle innovazioni richieste da coloro che intendono
sfruttare le potenzialità tecnologiche del Telelavoro. Occorre tuttavia mettere
in conto alcuni inevitabili sfasamenti temporali tra l’introduzione delle NTIC e
gli effetti compensativi che possono derivare dal Telelavoro, in quanto questi
ultimi dipendono strettamente dalle decisioni di investimento in strutture
tecniche e formative su larga scala, indispensabili come fondamenta dei futuri
telelavoratori.
Qui
si trova il nucleo su cui basiamo i principi di riassorbimento della
disoccupazione tecnologica di oggi, attraverso cioè il reinvestimento dei
maggiori profitti, dovuti alle innovazioni, nelle NTIC in modo da accrescere la
produttività e la capacità di offerta, consentendo un graduale bilanciamento dei
lavoratori precedentemente espulsi a causa delle ristrutturazioni tecnologiche
.[16]
Un
simile riaggiustamento avviene in modo tutt’altro che spontaneo e necessita di
tempo per creare gli incentivi utili al rapido adeguamento degli individui ai
mutamenti economici e tecnici in corso, dovendosi accelerare gli spostamenti
riequilibrativi dai settori in crisi ai settori che manifestano doti di job
creation (alta elasticità di domanda al reddito, alti ritorni di profitto, alta
adattabilità al mercato).
Assume
notevole importanza in quest’ottica una politica economica che enfatizzi le
condizioni di flessibilità del mercato del lavoro e dedichi coerentemente la
propria
attenzione
ai sistemi formativi, di riqualificazione professionale e di mobilità interna ed
esterna del lavoro, senza dimenticare che la continua ricerca per l’innovazione
crea stimoli per nuove attività sia direttamente, attraverso la produzione
dell’innovazione stessa, sia indirettamente, mediante l’uso strumentale dei
nuovi
beni-capitale.
Rimuovere
i vincoli esistenti nell’offerta non è sufficiente a garantire la riduzione
della disoccupazione, occorre che la domanda chiuda il circolo virtuoso assieme
alla crescita della produttività e del reddito nel determinare la crescita della
capacità produttiva e quindi dell’occupazione .
La
domanda di tlc, di servizi e di formazione rappresentano gli indispensabili
incentivi alle decisioni indotte di investimento nelle NTIC, da cui discende
anche la recentissima domanda dei telelavoratori, che migliora ulteriormente le
attese dei ritorni futuri di tali investimenti, accresciuti autonomamente anche
dagli sviluppi continui del progresso tecnico .
In
effetti le attese odierne sulla domanda di comunicazioni e di servizi stimolano
positivamente gli investimenti nei relativi settori; pur trattandosi di
tecnologia capital-saving rispetto alla precedente, l’ICT consente in alcune
modalità di Telelavoro di accrescere il rapporto lavoro/prodotto per unità di
capitale tecnico utilizzata, attraverso un coordinamento orizzontale di
quest’ultimo che permette l’interazione contemporanea di diversi individui .[17]
Non
è più sufficiente rinnovarsi semplicemente mediante continui investimenti
autonomi per raggiungere una maggiore efficienza e spiazzare i rivali nel breve
periodo, ora invece occorre seguire e prevedere le evoluzioni di lungo periodo
della domanda e stabilire al riguardo l’accumulazione necessaria ad
assecondarla.
Limitare
le innovazioni capital - saving ad una competitività di breve periodo, visto il
rapido accorciamento della vita dei prodotti tecnologici, può portare ad un calo
degli investimenti lordi in quanto non sostenuti adeguatamente dalla domanda
del mercato , alla quale invece si
cerca, seguendo un’ottica ormai anacronistica, di imporre i prodotti
sfruttandone la novità tecnica.
Pertanto
un settore che offre già elevati tassi di crescita della domanda (tlc, terziario
avanzato, formazione), abbinato ad alti tassi di sviluppo tecnico (NTIC), può
associarsi più stabilmente nel lungo periodo ad una graduale crescita
dell’occupazione con la nascita di nuove attività.
Le
forme di job creation deriverebbero nel nostro caso sia da una nuova offerta di
lavoro, desiderosa di gestire autonomamente il proprio tempo e di sfruttare le
proficue risorse del mercato virtuale, sia dalle necessità delle grandi imprese
di rendersi più competitive e flessibili esternizzando alcuni dei maggiori costi
fissi del lavoro, in modo da rendere il rapporto tra fattori produttivi
continuamente variabile per assecondare meglio le necessità del mercato
.
È
evidente a questo punto l’importanza, relativamente ai nostri interessi, che
ricoprono
gli
effetti occupazionali dell’ICT derivanti dalle autonome decisioni degli
operatori economici, siano essi consumatori, imprenditori o Stato,
nell’influenzare la nascita di nuova domanda di lavoro, piuttosto degli effetti
indotti spontaneamente dal mercato.
2.2
-gli impulsi economici
Fattori
economici quali incremento della domanda, aumento del costo del lavoro
relativamente alla produttività, impongono oggi l’introduzione delle innovazioni
informatiche alle imprese che ricercano la competitività su scala
planetaria.
Un
calo del prezzo dei fattori che producono la nuova tecnologia ne accresce le
richieste di implementazione, con effetti positivi, nel caso dell’ICT, sulle
industrie produttrici delle NTIC e nelle nuove tecnologie di comunicazione
.
Il
Telelavoro beneficia di tali progressi, indotti anche da un calo dei costi per
produrre la nuova tecnologia, rivelando nuove modalità organizzative via via più
complesse e specifiche, aprendo così nuovi spazi all’offerta differenziata e
quindi al lavoro.
Il
beneficio occupazionale che emerge dalle attività di servizi e commerciali via
rete è di non richiedere proporzioni fisse tra i fattori, per cui nuovi
investimenti in capitali strutturali possono coinvolgere numerosi utenti nel
loro utilizzo contemporaneo per la fornitura di prodotti e servizi ad alto
valore aggiunto, diffondendo a cascata i benefici del progresso tecnico
derivanti dall’accumulazione del nuovo capitale, in modo proporzionale al tasso
di crescita dei lavoratori collegati per via telematica.
Dal
business on line nascono quindi i profitti necessari ai gestori degli impianti
di tlc per rinnovare ed allargare i loro servizi di
collegamento.
Nella
Globalizzazione dei mercati assumono un peso competitivo rilevante i costi dei
fattori, in particolare del lavoro, e la loro capacità di traslazione sui prezzi
dei prodotti, vincolata dall’esistenza o meno di mercati
concorrenziali.
Il
Telelavoro rientra sia nella ricerca di competitività da costi, poiché rende il
lavoro dipendente meno rigido nei luoghi e nei tempi, sia nella competitività
derivante dalle innovazioni di prodotto, attraverso un’offerta contraddistinta
da quote sempre maggiori di valore aggiunto, accrescendo così la capacità di un
paese di acquisire quote sul mercato internazionale, con benéfici ritorni per la
crescita interna e la nuova domanda di lavoro.
In
questo modo crescono i redditi interni di un paese, il quale, mediante nuova
accumulazione di capitale nei settori stimolati da un’alta domanda, può generare
domanda di lavoro addizionale nel lungo periodo; è la situazione che traspare
nel mondo delle aziende interessate ai profitti derivanti dalla comunicazione
multimediale oltre che dalla crescente necessità sociale di servizi sempre più
specifici e di qualità, che per le loro caratteristiche immateriali possono
essere dispensati anche a distanza.
I
guadagni di produttività consentiti dalle NTIC si traducono in maggiori profitti
soprattutto per le aziende di telefonia; tuttavia se il TL non viene sfruttato
come pura delocalizzazione del lavoro dipendente ma ne viene collegata la
remunerazione all’output prodotto o all’incremento di utili che consente
all’impresa, anche i salari possono beneficiare di tali incrementi di
produttività e divenire così parte attiva dell’aumento del reddito totale
ottenuto nel sistema economico, incentivando a loro volta nuovi investimenti
mediante nuovi stimoli della domanda di beni e servizi.
Si
alimenta in questo modo un importante incentivo economico per la diffusione su
grande scala del Telelavoro, i cui vantaggi occupazionali soffrono ancora della
miopia del breve periodo insita in aziende che sfruttano le innovazioni per
creare continuamente la domanda necessaria alla propria
sopravvivenza.
È
dalle attese future sulla domanda che nascono le decisioni più proficue di
investimento: una domanda di beni incorporanti alta tecnologia necessita di
stimoli continui, sostenuti dal rapido rinnovamento dei prodotti, invece
l’esigenza di comunicare è oggi crescente e autoalimentata dall’accumulazione
stessa del capitale tecnologico utile a soddisfarla, che è in grado di
supportare anche l’offerta di servizi avanzati ed essenziali, offerta sempre più
incalzata da una pressante e articolata domanda.
L’andamento
futuro della domanda e la distribuzione del reddito incidono pertanto sulla
realizzabilità degli effetti compensativi di reddito operanti attraverso i nuovi
investimenti, autonomi e indotti, che poco hanno a che fare con le forze
spontanee del mercato .
2.3-
telelavoro e job creation in un’ottica
classico-keynesiana
In
considerazione del fatto che le avanzate strutture di comunicazione richieste
nelle più complesse forme di Telelavoro (interattivo) siano rese possibili da
investimenti in atto a monte per innalzare il livello tecnologico insito in tali
beni capitali, risulta evidente come un’alta domanda di NTIC influenzi la
domanda di lavoro nelle industrie produttrici delle nuove
tecnologie.
Tuttavia
si tratta di un effetto limitato ai settori altamente specializzati e
indirettamente
stimolato
dalla crescita del numero di telelavoratori, i quali manifestano una domanda che
per essere soddisfatta richiede una capillare diffusione della nuova tecnologia
dell’informazione e comunicazione.
Sono
le decisioni di accumulazione di nuovo capitale, appoggiate da positive attese
sulla domanda futura, ad innescare il processo di aggiustamento che, via
crescita dei redditi e della domanda, apre la strada a nuove opportunità di
lavoro, anche se, molto probabilmente, diverse in qualità dalle occupazioni
precedentemente eliminate; tuttavia è possibile che nel lungo termine nascano
attività tali da riuscire a più che bilanciare gli effetti occupazionali
negativi del breve periodo delle innovazioni.
Nel
caso delle NTIC l’impiego da parte delle imprese innovative di un rapporto
capitale/prodotto crescente, via via che si moltiplicano i servizi multimediali,
comporta la nascita di nuovi stimoli per le aziende produttrici dei beni
capitali stessi, oltre allo sviluppo di altre attività in rete per offrire i
servizi stessi.
In
questa sede riteniamo importante fissare l’attenzione non tanto sulle
caratteristiche di sostituibilità che il progresso product innovating nelle NTIC
genera, quanto piuttosto sulla loro capacità di creare una domanda di mercato
prima inesistente o nel soddisfare una domanda potenziale chiusa nei vincoli
dell’offerta.
In
questo modo vengono alla luce le caratteristiche di job creation del Telelavoro
che, attraverso l’uso di strutture multimediali avanzate, realizza un’offerta
eterogenea e di qualità, in forza anche della presenza di risorse umane
preparate nell’uso della nuova tecnologia e autonome nel gestire il proprio
lavoro.[18]
I
guadagni di produttività realizzati attraverso le NTIC consentono ai pochi
gestori del settore tlc di usufruire di maggiori redditi monetari in funzione di
nuovi investimenti, la cui messa in atto è legata all’esistenza o meno di
condizioni favorevoli ad una ulteriore accumulazione, che al momento attuale
comunque non sembrano mancare viste le esigenze della società
moderna.
Non
sembra preannunciarsi quindi una futura carenza di domanda nel campo delle
comunicazioni interattive o nel settore dei servizi (alle imprese e tanto meno
alle famiglie), settori per altro fortemente correlati.
Le
mansioni tayloriste, risparmiatrici nella qualità di capitale umano, vengono
sostituite dalle innovazioni tecnologiche (automazione, microelettronica), le
stesse innovazioni (NTIC) tuttavia creano nuove attività di cui divengono
strumento e dove l’investimento in capitale umano assume un ruolo strategico
nell’esplicitare le doti di job creation del Telelavoro. Fondamentali in un
mercato oligopolistico nel determinare le decisioni di investimento risultano i
tassi di crescita della domanda e della produttività .
Per
sfruttare appieno le potenzialità delle nuove tecnologie occorre anche una
struttura formativa del capitale umano compatibile con le condizioni di pieno
impiego del nuovo capitale fisico.
Vincoli
all’occupazione derivante dall’ICT si presenterebbero in questo caso soprattutto
nell’offerta di lavoro piuttosto che nella struttura del nuovo capitale
.
La
struttura del nuovo capitale tecnologico prodotto dall’ICT risulta ancora
incompatibile con il tipo di disponibilità di forza lavoro presente sul mercato;
comunque tale struttura
risulta
anche insufficiente a garantire un futuro alto impiego, occorrono pertanto
successive accumulazioni per soddisfare le necessità delle nuove professioni
.
Per
ora nel breve periodo vige soprattutto la sostituibilità tra capitale e lavoro
per ottenere maggiore efficienza nei processi, tuttavia è possibile che nel
lungo termine le stesse NTIC, introdotte nel terziario avanzato, possano
incrementare il rapporto lavoro/prodotto, relativamente al rapporto
capitale/prodotto, per l’alta intensità di input umano richiesta nei servizi,
anche se erogati via rete.
L’introduzione
del Telelavoro quale innovazione di processo ha evidenziato i propri limiti nel
job creation una volta migliorate tecnologicamente le NTIC incorporate sulla
rete globale (Internet), le quali infatti hanno portato alla creazione di nuovi
prodotti e servizi prima inesistenti, realizzati da nuove imprese e nuovi
lavoratori; in questo
modo
nasce e si amplia la più recente forma di Telelavoro che rende merito alle doti
creative individuali nell’intraprendere attività autonome.
Vengono
così alla luce altre fonti produttrici di reddito che influenzano la
distribuzione nazionale, trasformando la ricchezza del monte salari in una
moltiplicazione di profitti imprenditoriali, passanti prima per i gestori delle
tlc multimediali.[19]
La
scarsa dinamica degli investimenti relativamente alla vivacità della domanda dei
settori tlc e servizi, crea i vincoli di offerta, nel capitale fisico ed umano,
che frenano
il
possibile riassorbimento della disoccupazione.
Un
relativamente basso tasso di crescita degli investimenti netti vincola
l’occupazione all’ammontare di capitale disponibile ma un altrettanto
insufficiente investimento in capitale umano vincola il capitale disponibile
alle risorse di forza lavoro che presentano
una
formazione adeguata al livello richiesto nell’uso delle nuove tecnologie
telematiche.
La
tecnologia capital-saving dell’ICT, poichè è in grado di stimolare la crescita
della domanda di comunicazione, promuove la nascita delle opportunità
occupazionali nei settori che presentano un’alta elasticità della domanda al
reddito (terziario avanzato, formazione e intrattenimento a distanza, commercio
on line).
L’ICT,
pur comportando una tecnologia con bassi rapporti capitale/prodotto e
lavoro/prodotto, attraverso le forme avanzate di Telelavoro da essa nate ha
condotto alla
formazione
di attività interattive che necessitano di un relativamente alto rapporto
lavoro/capitale nella realizzazione di un output di
qualità.
L’ottica
di breve periodo che ha caratterizzato, specie in Italia, le decisioni di
investimento degli operatori ha enfatizzato le conseguenze labour-saving delle
innovazioni, inibendo le potenzialità di crescita della domanda che ha in questo
modo amplificato il fenomeno della disoccupazione tecnologica a causa della
drastica riduzione delle attese di realizzo derivanti dal suo indotto sugli
investimenti.
Tuttavia
i profitti derivanti da servizi e comunicazioni ad alto valore aggiunto spingono
i gruppi interessati (telefonia, produttori nuovi materiali) a concentrare
l’accumulazione in tali settori, a beneficio anche di un’ulteriore crescita
della domanda.
La
stessa ricerca di profitti che ha condotto alle moderne forme di oligopolio
differenziato , in cui la competitività viene ricercata nella diversificazione
dei prodotti piuttosto che nelle economie di scala per una produzione omogenea
più efficiente, rende
convenienti
attraverso la crescita dei redditi monetari gli investimenti in attività
innovative, incentivando così una nuova domanda reale oltre a soddisfarne le
richieste potenziali represse a causa dei limiti
dell’offerta.
Una
situazione simile si sta verificando con la esponenziale diffusione di servizi
commerciali, e non, via Internet, i quali, in ragione della nascita di nuovi
redditi, stimolano l’aumento delle richieste di strutture telematiche e di altri
servizi, sostenendo in tal modo la diffusione di forme di Telelavoro
interattive.
Nel
considerare le ipotesi di job creation insite nelle forme avanzate di Telelavoro
viene qui sottolineata la complementarità tra industria e servizi (N E
)
nel rallentare la crescita della disoccupazione (U) oltre al contributo
derivante dalla spinta della domanda (Y), in simboli: [20]U'=
- aY' + bFL' - cN E
'
L’apice
indica il tasso di variazione.
Pertanto
i disoccupati espulsi nelle diverse ristrutturazioni (U I
)
possono essere riassorbiti grazie agli impulsi provenienti dalla domanda,
attraverso la crescita del reddito, e dallo sviluppo del settore terziario:
U
I
'=
- a 1
Y'-
b 1
N
E
'
Mentre
le persone in cerca di occupazione (U II
)
crescono direttamente in ragione dell’andamento dell’offerta di lavoro (FL)
oltre che naturalmente inversamente al tasso di occupazione extragricola:
U
II
'=
a 2
FL'-
b 2
N
E
'
Redistribuire
la forza lavoro verso i nuovi settori labour-using prevede una
loro
riqualificazione
iniziale imposta dai mutamenti tecnologici nelle attività
supportate
dalle
NTIC.
In
questo modo è possibile, almeno in parte, allentare la morsa della
disoccupazione
tecnologica
persistente e diffondere nel sistema economico i benefici delle
innovazioni.
L’informatizzazione,
l’automazione, la telematica hanno drasticamente ridotto il rapporto
lavoro/prodotto nel mondo agricolo e industriale, indirizzando la società verso
una dematerializzazione dei consumi in grado di sostenere lo sviluppo di un
settore ad alta intensità di lavoro quale è sempre stato quello dei servizi, il
quale per le sue caratteristiche di output è suscettibile alla
despazializzazione e desincronizzazione attraverso il
Telelavoro.
Pertanto
innovazioni risparmiatrici di lavoro non implicano necessariamente
disoccupazione tecnologica permanente, potendo essa essere compensata attraverso
la nascita di altre attività dalle innovazioni stesse con peculiarità
labour-using.
Attività
in grado di rinnovare il proprio processo creativo con la nascita di nuovi
redditi e la convenienza al loro reinvestimento; esemplificativo è il caso delle
tlc multimediali e delle loro conseguenze sul mondo del
lavoro.
Gli
effetti compensativi alla disoccupazione tecnologica che possono provenire dalla
diffusione del Telelavoro possono svilupparsi principalmente attraverso la
crescita dei redditi monetari, a causa della presenza di mercati non
concorrenziali e delle loro relative
rigidità
dei prezzi, specie del lavoro, oltre alle evidenti resistenze degli insiders nel
cambiare la propria attività rinnovandosi.
Se
l’innovazione richiede poi nuove qualifiche per esprimersi con efficienza (è il
caso di chi intenda lavorare servendosi di Internet), deficienze nel sistema
formativo.
possono
frenare notevolmente il trasferimento settoriale, le potenzialità operative
della
nuova
tecnologia (il progresso tecnico nelle NTIC consente nuove modalità di
terlelavoro) e quindi lo sviluppo del sistema economico nel lungo periodo
.
Le
riorganizzazioni aziendali attuate fino ad ora hanno accelerato l’aumento della
produttività attraverso organizzazioni interne più efficienti grazie
all’informatica, riducendo inizialmente soprattutto i costi che incidevano
maggiormente sul budget, il lavoro per primo.
Il
Telelavoro nelle sue prime sperimentazioni, in virtù dei suoi ritorni di
produttività, consentiva di abbassare il rapporto CLUP/P, dove P rappresenta il
prezzo dei prodotti finiti, così da creare nuovi margini di guadagno e di
competitività.[21]
In
questo caso si tratta di ricerche di profitto a breve scadenza, non orientate
alla job creation ma, in particolare in Italia, al fronteggiamento della
eccessiva crescita dei salari (w) rispetto alla produttività (e) del lavoro e
rispetto al costo dei nuovi capitali tecnologici (P ma
).
Pertanto,
nel breve termine, la ricerca di competitività attuata mediante il Telelavoro ha
comportato il trasferimento spaziale di alcune attività prima interne
all’azienda e un impiego più efficiente del lavoro dipendente, realizzando anche
un risparmio “assoluto” di lavoro per ogni unità prodotta
.
La
crescita del costo del lavoro ha giocato un ruolo da protagonista nella ricerca
di maggiore produttività: e'
= hY' + a(clup/p)' + b(w/P ma
)
-t
'
[22]
Pertanto
impulsi economici quali appunto gli aumenti di costo (clup/p-w/p ma
)
e l’espansione della domanda (y) hanno determinato la velocità del progresso
tecnico nell’ICT e, nel nostro caso quindi, l’implementazione di forme di
Telelavoro sempre più produttive e flessibili nella gestione dei costi, infatti
una eccessiva crescita dei salari (w) rispetto agli incrementi della
produttività (e) può comprimere i profitti e di conseguenza gli investimenti e
la domanda, a meno in quest’ultimo caso di forti spinte sul consumo provenienti
dall’accresciuto monte salari.
La
soluzione ottimale è nel ricercare un ottimo livello di crescita della
remunerazione del lavoro relativamente agli incrementi di produttività dello
stesso; risultato ottenibile attraverso la “valutazione dei risultati” già
presente nelle modalità avanzate di Telelavoro, essendo al riguardo il
“controllo dei processi” alquanto difficile e costoso oltre che inefficiente ai
fini della qualità del prodotto.
I
salari quindi, in questa ottica classica, influiscono sulla disoccupazione non
perché sono troppo alti ma in ragione della loro crescita troppo rapida rispetto
alla produttività.
Infatti
se in aggregato vale la relazione: N'
= Y'- e'
allora
l’occupazione (N), a parità di produttività (e), viene positivamente influenzata
dagli incrementi del reddito e quindi della domanda, si ha: N'
= cY' - a(clup/P)' - b(w/P ma
)
-t
'
[23]
Dove
c
=
1 - h.
La
presenza di un’alta domanda, reale e potenziale, e i conseguenti profitti
ricavabili nelle tlc, nei servizi e nel settore multimediale possono dare una
spinta in senso positivo all’occupazione, vista la loro pervasività nella
società moderna, laddove si creino i presupposti, tecnici ed umani, per
allargare l’offerta con nuove attività.
Le
attività operanti attraverso Internet presentano caratteristiche di rapporto
lavoro/prodotto
(alto: a causa dell’alta intensità di lavoro richiesta ma sempre di notevole
produttività) e capitale/prodotto (basso) che consentono vantaggiosi ritorni di
reddito dovuti alla qualità e convenienza economica dell’offerta on
line.
Una
domanda crescente (Y) e una forza lavoro (FL) di qualità sono in grado di
bilanciare le conseguenze labour-saving delle innovazioni[24]:U'
= - c 1
Y'
+ dFL' - b I
N'
[7]
Dove
N'
risulta
spiegata nei suoi fattori d’influenza dalla :U'
= - c 2
Y'
+ a 1
(clup/P)'
+ b II
(w/P
ma
)
-t
'
+ dFL'
La
disoccupazione tecnologica risente delle conseguenze dovute all’introduzione di
innovazioni tese all’abbassamento dei rapporti tra costo del lavoro e prezzo del
prodotto nei settori in cui la ricerca di produttività è sottoposta alle leggi
della concorrenza di prezzo piuttosto che di prodotto.
Lo
spostamento dei lavoratori verso i settori che beneficiano di un alto indotto
della domanda richiede tuttavia tempo e un affidabile sistema di formazione
scolastica e professionale.
Maggiore
efficienza e produttività testimoniano la derivazione economica degli impulsi
che determinano la velocità del progresso tecnico, anche riguardo
all’introduzione del Telelavoro nella grande azienda, come ha ben evidenziato
Sylos Labini:
e'
= aY' + b(w' - P ma
')
-t
+
cI -n
Egli
ritiene che il ritardo degli investimenti (n) sia maggiore di quello riguardante
il costo del lavoro (t).
In
primo luogo infatti è stato il costo relativo del lavoro e la sua rigidità a
spingere le grandi aziende verso organizzazioni interne più flessibili ed
efficienti (ad esempio, come vedremo in seguito, mediante l’home work, i
telecentri condivisi, la remotizzazione telematica degli uffici, l’off shore
work).
L’offerta
di tlc e di servizi risultano oggi strettamente complementari e necessitano
pertanto di nuovi investimenti nelle NTIC per soddisfare il mercato
mondiale.
Per
garantire efficienza a questa offerta i produttori e gestori delle tecnologie di
comunicazione impegnano maggiori redditi in nuove strutture e in ulteriori
ricerche, in quanto i loro ritorni economici sono correlati allo sviluppo
produttivo della futura offerta di lavoro, capace di tradurre in nuovi redditi i
servizi multimediali creati dal progresso tecnico nell’ICT.[25]
La
produttività delle forme avanzate di Telelavoro induce un incremento di
richieste di entrata nel nuovo mercato virtuale (Internet, Intranet), che
tuttavia ancora soffre dei relativamente scarsi investimenti, utili ad
accrescere le sue capacità produttive.
In
altre parole, un incremento del rapporto tra reddito (Y) e capitale (K) nel
“grado di
meccanizzazione”
di Sylos Labini: J
Y/L
= (K/L)[26]
con
i logaritmi: J
= lg
Y/L
K/L
implica
la presenza di investimenti che fanno salire la produttività più della capacità
produttiva; per innalzare la capacità produttiva occorre una maggiore
accumulazione
di
capitale, superiore alla crescita della produttività.
Il
progresso tecnico influenza in crescita, attraverso il TL, il grado di
meccanizzazione delle imprese, in quanto determina soprattutto incrementi di
produttività; tuttavia le forme autonome di Telelavoro necessitano di ulteriori
investimenti per accrescere le proprie capacità produttive, in quanto mediate
dalle strutture telematiche.
Ciò
si deve in particolare al costo del lavoro, per le grandi aziende, e alla spinta
della domanda, espressa da incrementi di reddito,[27]
nel caso del Telelavoro interattivo:
J
= a + bY' + c(w/P ma
)'
Nel
caso del settore multimediale e del terziario avanzato, la crescita della
domanda (y) supera quella del costo del lavoro (w/p ma
)
influenzando J, che diviene così un indice di lungo periodo della sostituzione
dinamica tra lavoro e capitale, dipendente dal progresso
tecnico.
Le
potenzialità del business on line, in grado di offrire notevoli incrementi di
reddito
relativamente
al capitale investito, possono bilanciare, mediante un innalzamento
del
rapporto
lavoro/capitale, le conseguenze delle innovazioni labour-saving nei
settori
ormai
a bassa intensità di lavoro, sfruttando la concorrenza basata sulle nuove
merci,
sulle
nuove tecniche e sui nuovi tipi di organizzazione.
2.4-
dal mondo “classico” al mondo “contemporaneo” dello
sviluppo
tecnologico
La
natura del cambiamento tecnico e organizzativo influenza tutto il processo di
crescita, in cui le imprese grandi e piccole hanno ruoli complementari: le
piccole avviano alcuni
processi
innovativi in seguito sviluppati dalle grandi imprese, o viceversa (vedi la
Apple).
Quanto
mai rappresentativo in questa sede è il caso delle piccole imprese della Silicon
Valley e dei giganti dell’industria elettronica.
Fra
le grandi imprese sono frequenti le situazioni di oligopolio concentrato e
misto, mentre fra le piccole primeggia l’oligopolio differenziato, che consente
una migliore protezione dalla concorrenza estera.
Infatti
gli sviluppi più recenti dell’elettronica, della microelettronica specialmente,
hanno consentito una crescita competitiva anche di imprese molto
piccole.
In
generale l’evoluzione delle apparecchiature elettroniche ha aperto un nuovo
spazio economico alle piccole e medie imprese (pmi), sia come produttrici sia
come utenti. Lo sviluppo delle pmi è stato anche favorito dalla ridotta
flessibilità del lavoro nelle grandi, per cui il loro peso sull’occupazione
totale è in progressivo aumento e quelle che si dedicano alla ricerca hanno oggi
un ruolo fondamentale nel processo innovativo.
Nell’industria
elettronica perdono valore le economie di scala relativamente ad un fattore
essenziale allo sviluppo futuro di questo settore: l’intelligenza, intesa come
capacità di adattamento ai mutamenti esterni.
Il
meccanismo principale di riassorbimento della disoccupazione tecnologica non
opera spontaneamente attraverso gli aggiustamenti dei prezzi indotti dai
guadagni di produttività ma tramite la crescita dei redditi monetari, con prezzi
relativamente stabili,
redditi
che stimolano la domanda mediante aggiustamenti delle quantità, aggiustamenti
che in presenza di progresso tecnico continuo non si realizzano nel breve
periodo.
Creare
nuove opportunità di lavoro in questo contesto dominato dal progresso tecnico
nelle NTIC significa, prima di tutto, rafforzare la crescita delle pmi
nell’industria e nei servizi in modo da bilanciare l’espulsione di forza lavoro
dipendente dalle grandi imprese, a cui è possibile porre un freno soltanto dando
maggior peso alle iniziative di riqualificazione dei
lavoratori.
Ricerca
e istruzione superiore possono favorire le iniziative capaci di creare nuove
occupazioni in modo da ridurre i casi di non corrispondenza fra domanda e
offerta di lavoro, specialmente nel caso riguardante le esigenze di autonomia
dei lavoratori e di eterogeneità e qualità del prodotto da parte della
domanda.
È
evidente l’importanza che l’evoluzione tecnica svolge nel sostenere la crescita
dei sistemi economici, tuttavia, essa non garantisce il contestuale
riassorbimento della
disoccupazione
che provoca.
Quest’ultima
può presentarsi infatti come conseguenza sia di una insufficiente crescita della
domanda aggregata, rispetto alla crescita della capacità produttiva, sia di una
diversa composizione settoriale della domanda di beni e di lavoro rispetto alla
struttura della capacità produttiva.
La
prima situazione offre un esempio di disoccupazione keynesiana, nella seconda
sono evidenti le caratteristiche della disoccupazione
strutturale.
Gli
aspetti occupazionali delle nuove tecnologie non dipendono tanto da meccanismi
automatici di aggiustamento, che coinvolgono i prezzi dei beni e dei fattori nel
breve periodo, ma piuttosto dalle variazioni dei redditi monetari e quindi della
domanda, indotte dal cambiamento tecnologico sotto forma sia di innovazioni di
processo sia di innovazioni di prodotto.
Viene
qui dato meno peso all’effetto moltiplicativo della tecnologia nel riequilibrio
occupazionale, in quanto le nuove tecniche, superiori alle vecchie in termini di
produttività del lavoro, determinerebbero un impiego nella loro produzione
difficilmente superiore al risparmio di lavoro che consentono.
L’esistenza
oltretutto di forme non concorrenziali e di vincoli sulle quantità nei mercati
dei beni e del lavoro riduce notevolmente la forza degli effetti di
prezzo.
Occorre
infine considerare che il progresso tecnico, in particolare se concentrato nelle
innovazioni di processo, tende a distruggere posti di lavoro se il contesto
macroeconomico applica politiche restrittive per frenare gli stimoli
inflazionistici.
Tuttavia
il cambiamento tecnico non è neanche responsabile degli alti tassi di
disoccupazione europei; infatti la creazione di posti di lavoro continua ad
avvenire nei servizi che, pur supportati da alte tecnologie, restano sempre ad
alta intensità di lavoro ; ciò avviene anche in ragione del forte traino
derivante dalle condizioni di flessibilità, produttiva e del lavoro, create da
un ampio mutamento nello sviluppo tecnologico che va sotto il nome di
Information and Communication Technology.
2.5-
ipotesi interpretativa del fenomeno telelavoro
Il
telelavoro soddisfa un’esigenza
socioeconomica resa applicabile dal progresso tecnico; esigenza manifestata sia
dalla domanda di lavoro sia dall’offerta, attraverso la ricerca di rapporti di
lavoro più autonomi nella gestione dei tempi (personalizzati) e assecondanti la
demassificazione corrente della domanda aggregata.
L’impatto
occupazionale delle NTIC mostra ripercussioni negative nel breve periodo ma
prospettive migliori nel lungo,[28]
quando le necessarie riforme istituzionali, riguardanti la formazione di base e
professionale, il funzionamento del mercato del lavoro e l’ordinamento
giuridico, avranno creato solide fondamenta alla diffusione di telelavoratori,
specie nel settore potenzialmente più prolifico al riguardo: i servizi, avanzati
alle imprese, di formazione, di svago e commerciali alle
famiglie.
L’implementazione
di tale forma di lavoro, pur implicando notevoli mutamenti nell’organizzazione
produttiva, del lavoro e di vita, non appare affatto incompatibile con un altro
tipo di attività, i lavori socialmente utili, i quali offrono opportunità
d’impiego ai deskilled dell’economia dell’informazione che non riusciranno ad
acquisire e mantenere le competenze necessarie per porsi su di un mercato del
lavoro che ricompensa principalmente le qualifiche professionali
individuali.
Il
settore servizi, che per altro si adatta bene alle caratteristiche del lavoro a
distanza, evidenziando le migliori doti di sviluppo della domanda si potrebbe
rivelare di fondamentale incentivo per gli investimenti necessari alla
diffusione su scala allargata del Telelavoro.
Le
prospettive in questo senso ci appaiono positive, visti i benefici, economici e
non, che il Telelavoro apporta alle aziende, ai lavoratori e, una volta
generalizzato, alla collettività.
In
quest’ottica si ipotizza che il telelavoro
rappresenti
un elemento di passaggio verso un nuovo sistema di crescita, non solo economica
ma anche sociale.[29]
Passaggio
che si esplica mediante una climax di modalità organizzative : dalla semplice
delocalizzazione telematica dei centri di lavoro (telelavoro semplice:
TLs
),
ancora vicina al modello fordista come organizzazione, gestione e controllo
delle risorse, alla complessità del lavoro interattivo e cooperativo organizzato
in rete via INTERNET (telelavoro interattivo: TLi
)
e gestito autonomamente dai diversi soggetti coinvolti.
Fondamentale
riguardo alla job creation in questo caso risulta essere, la divisione
orizzontale del lavoro telematico e l’alto investimento in capitale umano
necessario a bilanciare la quota di reddito del lavoro “spiazzata” dall’alta
sostituzione dinamica tra fattori, che ha determinato la crescita della
disoccupazione tecnologica degli ultimi anni.
Si
è di fronte quindi ad un nuovo modello produttivo più attento alle esigenze di
vita dell’uomo, sia come lavoratore che come consumatore; si potrebbe dire che
il sistema di sviluppo, grazie al progresso tecnico, si adatta, finalmente, ai
tempi umani non essendo più previsto l’uomo integrato nei tempi
meccanici.
Forza
trainante di tale ipotetico cambiamento viene qui vista nelle potenzialità
espansive e induttive della domanda di servizi e di tlc; cambiamento che
tuttavia evidenzia, nel breve, un costo sul lavoro occupato, che rischia di non
lasciare visibili i benefici che la nuova organizzazione del lavoro porterà nel
lungo termine, ciò anche a causa delle crescenti ansie del presente derivanti
soprattutto dalla fine di due importanti certezze: il posto di lavoro a vita e
il Welfare State.
Attraverso
la descrizione dell’organizzazione del lavoro per via telematica se ne intendono
cogliere i possibili impatti occupazionali che determinano in particolare un
cambiamento nella qualità dell’offerta di lavoro oltre che nella quantità, sotto
la spinta propulsiva dell’alta domanda di tlc fornitrici di prodotti e,
soprattutto, servizi, che la Società dell’Informazione
esige.
La
creazione di nuova occupazione vedrebbe in primo piano, oltre naturalmente i
produttori e gestori del nuovo capitale tecnologico, una nuova schiera di
lavoratori a
distanza,
produttori quest’ultimi di nuovi servizi avanzati ad alto valore aggiunto.
Chiameremo questa nuova figura professionale il telelavoratore
interattivo (TLi
)
per distinguerla dal telelavoratore
semplice (TLs
)
nato dalla continua ricerca di flessibilità attraverso la delocalizzazione e
l’outsourcing da parte delle grandi aziende, nell’ottica di abbattimento del
costo del lavoro, innovando e snellendo il processo produttivo, per incrementare
i margini di competitività aziendale nel breve periodo.
L’idea
di fondo di questo lavoro è trovare presenti già nelle modalità odierne di
Telelavoro i presupposti per un loro eventuale sviluppo, o inviluppo,
occupazionale, attraverso la presenza, più o meno incentivante a seconda della
modalità considerata, di una domanda di tlc e di servizi avanzati alta e
potenzialmente crescente che determina e rafforza, assieme all’alto costo del
lavoro dipendente, la scelta del paradigma tecnologico
dell’ICT.
L’importanza
dell’alto costo del lavoro dipendente è legata, in questo contesto, alla
necessità che ha imposto alle imprese di cercare di abbassarne il tetto
attraverso l’implementazione in azienda delle NTIC, per ridurre le spese fisse e
i costi di gestione delle risorse umane e ricercare forza lavoro dipendente in
zone geografiche economicamente convenienti.
Pertanto
l’iniziale ricerca di flessibilità e di margini di profitto avrebbe comportato
l’introduzione delle prime semplici modalità di Telelavoro limitando l’azione
ristrutturatrice ad una innovazione di processo, finalizzata principalmente al
contenimento dei costi e ad una maggiore elasticità organizzativa con un’offerta
immutata per qualità e forma, piuttosto che alla creazione di nuovi e migliori
prodotti e servizi per via telematica, caso quest’ultimo in cui il -product
innovating- sostituisce il -process innovating- come testa di ponte per la
conquista di nuove quote sul mercato della domanda
mondiale.
Delocalizzare
le attività già in essere attraverso il TLs
non
muta sostanzialmente la struttura organizzativa fordista in quanto il lavoratore
esegue lo stesso compito che prima espletava in azienda, non offrendo alcun
contributo originale e attivo per un nuovo prodotto e continuando ad essere
sottoposto al controllo temporale nel calcolo della sua remunerazione, attività
che a causa delle continue ristrutturazioni tecnologiche dei processi interni
sarà limitata ad un sempre minor numero di individui (ad esempio, potrebbe
essere completamente eliminato il personale addetto al servizio informazioni
telefonico grazie a complessi software di riconoscimento vocale, che
consentirebbero l’accesso diretto di utenti esterni alla banca dati di
un’azienda per chiedere “a voce” al servizio informazioni elettronico le notizie
che interessano).
In
sostanza nella presente non si discute la possibile o meno diffusione del
Telelavoro (non messa in dubbio) ma l’ipotetico impatto occupazionale che le
diverse modalità offrono, distinguendole in “semplici” e “interattive” (o
avanzate), con lo scopo di ottenere alcune prospettive di sviluppo del fenomeno
in questione sotto gli aspetti qualitativi e quantitativi del
lavoro.
In
particolare le modalità di Telelavoro che ci sembrano essere di forte impulso
occupazionale sono quelle legate al settore dei servizi [30]avanzati
ad alto valore aggiunto e che presentano già nelle loro prime manifestazioni i
presupposti per un continuo futuro adattamento del servizio offerto per
adeguarsi prontamente alle decisioni del mercato; si tratta di attività legate
alla creatività e alla flessibilità professionale e culturale dei nuovi
lavoratori. Particolarità rilevante in tali attività riguarda il rapporto tra i
fattori coinvolti nella produzione, tra i quali la presenza di capitale ad alta
produttività non preclude una certa complementarità con l’alta intensità del
lavoro necessaria nella fornitura di servizi.
La
forte spinta della concorrenza mondiale ha contribuito a spostare la ricerca di
competitività dai prezzi ai prodotti di qualità, ciò favorito ancor più dal
prossimo abbassamento generalizzato del prezzo delle tlc garantito, oltre che
dal progresso tecnico, anche dall’accordo di Ginevra del 15/2/1997 a cui hanno
aderito 70 paesi e che sancisce la liberalizzazione del 75% delle tlc globali a
partire dall’1/1/1998, restringendo oltremodo i margini della competitività di
prezzo attraverso un suo livellamento in basso.
Dopo
aver raggiunto il massimo dell’efficienza nella divisione verticale del lavoro
per soddisfare un mercato omogeneo, occorre ora ricercare maggiore efficienza
nel rispondere ad una domanda sempre più personalizzata attraverso
l’applicazione di
una
divisione orizzontale del lavoro che qualifichi i nuovi artigiani della via
telematica, esperti produttori di specifici servizi, per garantire in questo
modo un’eterogeneità creativa all’offerta, resa possibile soprattutto dalla
gestione autonoma del ‘mestiere’.
Tuttavia
adattarsi ai cambiamenti comporta una notevole flessibilità, che i moderni beni
capitale già incorporano e continuano ad affinare mediante il progresso tecnico
nelle NTIC, mentre nell’uomo è presente sotto forma di ‘intelligenza’, come dote
innata di adattamento, e di ‘capacità di apprendimento’ e formazione continua,
come strumento per garantire sul mercato un’offerta di lavoro compatibile con le
evoluzioni della domanda e sempre di qualità.
In
questo senso la forma di Telelavoro che offre ai nostri occhi maggiori
prospettive occupazionali ha le sue fondamenta negli alti investimenti in
capitale umano, per garantire flessibilità all’individuo; nella creatività, per
avere un’offerta sempre nuova,
differenziata
e personalizzata; nell’interattività e collaborazione, tra gruppi o individui
nella ricerca di obiettivi comuni, tra clienti e fornitori di servizi (ad
esempio, bancari o assicurativi), piuttosto che nel rigido rapporto gerarchico;
nell’autonomia di gestione del proprio lavoro, perché importante diviene
soprattutto il ‘prodotto’, a cui è commisurata la remunerazione, per cui il
lavoro dipendente valutato ancora in unità di tempo offre meno prospettive di
sviluppo e di guadagno sia per l’individuo,[31]
a meno di eventuali compartecipazioni agli utili dell’azienda, sia per
l’azienda, a cui conviene subappaltare alcune attività all’esterno per poter
scegliere il miglior servizio al minor costo oltre che alleggerire la struttura
interna, sfruttando così l’alto livello di concorrenza che si viene a creare tra
i produttori autonomi di servizi ad alto valore aggiunto.
Ciò
è una diretta conseguenza del passaggio dal controllo del processo al controllo
dei risultati, il primo risulta semplice sul lavoro dipendente ma non è in grado
di garantire il massimo della qualità nel prodotto (un caso tipico è la pubblica
amministrazione), il secondo caso invece si adatta bene al lavoro autonomo,
soggetto alle leggi della concorrenza e quindi stimolato nella ricerca della
migliore qualità al minor costo per rimanere competitivo.
In
sostanza ipotizziamo che il progresso tecnico attraverso il Telelavoro abbia
diversi impatti sul mondo del lavoro, a seconda che lo si consideri una semplice
forma di delocalizzazione di attività prima interne all’azienda oppure un nuovo
standard di lavoro interattivo, in cui la comunicazione a distanza integrata
rappresenti la base di partenza per offrire teleservizi avanzati o creare nuove
attività on line, nell’intento di soddisfare le esigenze di tlc di un mercato in
continua espansione grazie soprattutto all’alta domanda di servizi, informazioni
e formazione presente nella Information Society.
Il
telelavoro,
attraverso
le sue diverse modalità organizzative, si presenta alla nostra vista come punto
di contatto e di passaggio tra due organizzazioni della produzione[32]:
quella materiale e gerarchico-burocratica, basata sul controllo dei processi,
del modello fordista; quella immateriale organico-cooperativa, basata invece sul
controllo dei risultati, del modello dominante nell’economia dell’informazione
dove flessibilità, autonomia e creatività impongono i propri ritmi personali
alle macchine, per massimizzare non la quantità del surplus ma la sua
qualità.
In
sostanza affermiamo che la forma di telelavoro
che
abbiamo definito per comodità semplice
(TLs
)
ha la funzione primaria di migliorare l’efficienza dell’organizzazione del
lavoro tradizionale ed offrirà in futuro le minori opportunità occupazionali,
restringendosi per essa sempre più le relative quote di reddito, a differenza
del telelavoro
interattivo (TLi
)
che tende a mutare sostanzialmente i pesi nelle quote medesime attraverso un
maggior impiego di capitale umano nella nuova complementarità fattoriale delle
attività on line.
Il
TLi
muta
anche i principi operativi, gestionali e di valutazione dell’organizzazione del
lavoro esistente, aprendo la porta ad un nuovo mercato, in questo caso virtuale,
in cui l’offerta, cioè l’imprenditoria telematica, trova limiti solo nella
propria creatività e preparazione, alimentando la già di per sé alta domanda di
tlc.
Quest’ultima
è posta così in un circolo virtuoso in cui il progresso tecnico nelle NTIC crea
nuove forme di TLi
che,
per soddisfare e far crescere la richiesta di servizi di
qualità,
necessitano di forme di comunicazione sempre più capillari e tecnologicamente
avanzate.
Quale
sarà l’effetto netto dei due fenomeni descritti è difficile a dirsi ma si è
portati a credere che esistano a tutt’oggi i presupposti, previe alcune riforme
istituzionali (in primis la formazione di base e professionale), per la crescita
del settore servizi attraverso il Tli
, sottolineando a tal proposito
l’importanza di investimenti mirati con l’ottica della lunga
scadenza.
Punto
di partenza, nello sviluppo tecnologico del Telelavoro, è stata la ricerca di
flessibilità, l’arrivo si attende nella certificazione di nuovi
“mestieri”.
Tuttavia
niente si crea dal nulla e specialmente le forme avanzate di lavoro a distanza
rappresentano una naturale (perché dettata da impulsi economici) evoluzione
delle
prime
semplici modalità del “fenomeno telelavoro”.
CAP.
3 INTERNET E TELELAVORO
3.1-
telecomunicazioni e multimedialità
Abbiamo
visto come il settore tlc si presenti strategico per lo sviluppo economico e
sociale dei paesi industrializzati[33]
e il continuo abbassamento dei prezzi delle comunicazioni, sempre più improntate
alla multimedialità, amplifica tale processo. Il futuro dello sviluppo economico
è legato alla varietà e qualità dei servizi a valore aggiunto integrati nel
sistema di tlc globale per cui è molto probabile che vi sarà legato anche il
futuro dell’occupazione.[34]
Esistono
infatti ampie opportunità in tal senso per il TLi
:
nei servizi alle imprese, al cittadino, per l’istruzione, la formazione e il
tempo libero.
Le
tlc sono diventate il settore privilegiato della Globalizzazione dovendo
imprimere un nuovo impulso creativo alle aziende nascenti nei servizi avanzati e
che grazie ai progressi nelle NTIC possono esprimersi attivamente nel
telelavoro.
La
rivoluzione elettronica consente alle nuove imprese di trovare opportunità di
business mediante una nuova logica imprenditoriale,[35]
che ha le sue fondamenta nella flessibilità organizzativa e nella rapidità
decisionale e di risposta al mercato.
I
più alti investimenti infrastrutturali vengono oggi realizzati nei sistemi di
cablatura mondiale e di rinnovo e ampliamento della capacità di comunicazione
(nuova struttura del capitale), nell’intento di creare una rete di trasmissione
integrata (voce, dati, immagini) globale che, sfruttando i collegamenti
esistenti e futuri di Internet, offra nuove
opportunità
di lavoro via etere, indipendentemente dal luogo di residenza fisica, sia a
lavoratori autonomi che a gruppi di imprese (Intranet), coordinate nel loro
lavoro grazie a specifici pacchetti software (groupware).[36]
Recentissimi
esempi di tali opportunità occupazionali sono il commercio elettronico via
Internet, la telemedicina, la formazione a distanza, l’intrattenimento educativo
; tutte forme interattive di comunicazione.
L’impulso
occupazionale non viene soltanto dai settori emergenti ad alta tecnologia che
producono le nuove apparecchiature (tra l’altro concentrati in poche industrie)
ma soprattutto può derivare dalle loro applicazioni nei servizi, attraverso la
creazione di nuovi ed il miglioramento di quelli esistenti (ad esempio nella
pubblica amministrazione ); creare un servizio in rete equivale quindi ad
‘inventare un nuovo mestiere’, allargandone i benefici con la diffusione del
know how.
L’indotto
occupazionale del multimediale non si limita a questo ma passa attraverso la
produzione degli audiovisivi , l’editoria, la TV via cavo e satellitare,
l’informazione personalizzata.
Si
presenta quindi un capitale altamente produttivo a cui occorre abbinare, per
essere sfruttato al meglio, un capitale umano altrettanto produttivo che ne
amplifichi le potenzialità espressive con la propria
creatività.
Infatti
risorse umane poco qualificate non sono in grado di utilizzare le nuove
tecnologie e tanto meno di ricavarne benefici per l’azienda, quindi obiettivi
primari divengono gli investimenti nella formazione scolastica e continua, sia
negli uffici che fuori.
Il
boom delle tlc proviene dall’alta necessità di comunicare espressa dalla Società
dell’Informazione , derivante dalla progressiva dematerializzazione dei consumi
che
stimola,
attraverso esigenze sempre più specifiche di servizi in rete, l’evolversi di
segmenti particolari del mercato di cui Internet e la telefonia mobile sono i
più rappresentativi.
La
concorrenza internazionale pertanto punta all’offerta di servizi a maggior
valore aggiunto nei cellulari (segreteria, fax modem, posta elettronica,
collegamento a banche dati via satellite) e alla ricerca di nuove opportunità
commerciali via Internet[37];
si apre così la strada alle attività di vendita mobile oltre a quelle
direttamente on line.
In
particolare il commercio elettronico e le applicazioni Edi (Electronic data
interchange)
sono
considerati fonti di futuri ritorni di profitto elettronico, specie per banche,
assicurazioni e commercio al dettaglio , creando quindi nuove figure
professionali esperte del business
on-line.
Grazie
all’apertura dei mercati e alla concorrenza internazionale i prezzi delle tlc
crolleranno nei prossimi anni e il futuro di Internet sarà roseo grazie alla
convenienza nell’accedervi per gli utenti ed ai costi d’investimento contenuti
per i fornitori di servizi telematici , per cui sarà sempre più il prodotto
offerto a competere.
La
caduta dei prezzi muoverà in alto, secondo tradizione, la domanda nei servizi di
rete professionali (ISDN) che, unitamente ai progressi nelle tlc mobili digitali
(GSM),consentiranno la trasmissione continua di pacchetti di dati da qualunque
terminale mobile attraverso la “rete delle reti”; si incentivano in particolare
tutte le attività di mobile work (specialmente nella vendita di servizi
assicurativi, sempre più di peso con il
venir
meno della copertura del Welfare State).
La
forte crescita prevista per i servizi come ISDN e GSM è legata strettamente
anche alla crescita della domanda di connessioni alle reti aziendali da parte di
telelavoratori
consulenti
esterni, manager, venditori mobili) il cui numero è previsto in rapida ascesa da
qui al 2000.[38]
Quest’ultima
prospettiva sottolinea come il grosso degli investimenti probabilmente verrà
speso nei servizi di tlc per le reti di telelavoro che, tra infrastrutture e
servizi, saranno forse ancora più redditizi della stessa Internet; l’attesa di
grandi profitti in questo campo, anche a lunga scadenza, è diffusa vista la mole
di capitali che smuove e le risorse umane di cui
abbisogna.
Ci
si avvia, quindi, verso una rapida evoluzione nelle reti delle aziende;
quest’ultime, da parte loro, applicano in modo sempre più pervasivo le
tecnologie software di Internet creando dei veri e propri gruppi chiusi di
lavoro collegati tra loro via telematica (Intranet), solo in parte accessibili
dall’esterno (Extranet) sia per il telelavoro sia per nuove attività di
business; le nuove attività vivranno pertanto grazie alla loro connessione alla
rete globale, strumento per distribuire in ogni dove il loro prodotto, senza più
i vincoli spaziali che hanno fino ad oggi delineato la geografia dello sviluppo:
il nuovo capitale tecnologico mostra così le proprie capacità di assistenza a
diversi input di lavoro, alzando il rapporto lavoro/capitale nelle nuove
occupazioni grazie al loro coordinamento orizzontale telematico
(groupware).
Tale
coordinamento può avvenire unicamente in funzione dei progressi nella
comunicazione multimediale .
Le
grandi innovazioni hanno spesso comportato sacrifici occupazionali iniziali ma
hanno anche recuperato terreno creando nuovi servizi; questo si attende nel
futuro delle reti telematiche: il terziario avanzato on line, la vendita mobile
personalizzata, il commercio elettronico che sfrutta Internet quale
vetrina.
Le
NTIC possono ridurre il lavoro specialmente nella produzione dei vecchi prodotti
tuttavia esse riguardano in maggior misura macchine e beni che offrono un
potenziale di nuove figure professionali e di nuovi posti di lavoro non ancora
quantificabile; esistono infatti in determinati campi ampi margini di sviluppo,
vista la domanda potenziale del mercato e l’opportunità di creare lavoro
allargando l’offerta (tlc, vendita e servizi on line): le opportunità di
business imprenditoriale create da Internet ne sono una
prova.
Telelavorare
via Internet sta diventando proficuo per banche, assicurazioni, società
commerciali e lavoratori autonomi aprendo così nuovi mercati in grado di
favorire la nascita di domanda di lavoro.
Esiste
tuttavia il rischio di una nuova divisione di classe tra chi ha accesso alle
informazioni e chi no; divisione che dipenderà non soltanto dal denaro ma anche,
e sempre con maggior peso, dalla capacità di apprendere.[39]
Il
sistema formativo dovrà allora garantire la pari opportunità a tutti di accedere
al nuovo sapere e di sapersi aggiornare nel corso della vita per non restare
esclusi dalla nuova realtà produttiva.
Garante
delle trasformazioni tecniche ed educative dovrà essere lo Stato che, in un
mondo aperto alla competizione, avrà anche il compito di dedicarsi con impegno
ad un miglior funzionamento del mercato, senza eccessi di norme, burocrazia e
monopoli.
Le
tlc e la multimedialità offriranno le migliori opportunità di sviluppo
occupazionale nel lungo termine se supportate da nuovi modelli di formazione e
di organizzazione del lavoro.
L’Italia
purtroppo ancora investe poco su un’istruzione adeguata[40]
e sul capitale umano, rischiando in tal modo di perdere ancora più terreno dagli
altri paesi industrializzati, già molto avanti negli investimenti nei settori ad
alto contenuto tecnologico e umano, settori in cui si prevede il boom di
telelavoratori per i primi anni del 2000.
Considerando
che si preannuncia per l’Italia un passaggio dai circa 100mila telelavoratori di
oggi a oltre 700mila nel 2001 , risulta evidente l’importanza della
valorizzazione delle risorse umane sia come soggetti impegnati nel processo
produttivo sia come potenziali consumatori di beni e servizi basati sulle
tecnologie dell’informazione.
La
valorizzazione della forza lavoro non è indipendente dal capitale a cui è
abbinata nella funzione produttiva ed in questo senso Internet si prepara ad
essere il più importante “fattore produttivo” del futuro, a cui faranno capo
milioni di telelavoratori.
3.2-
un fattore produttivo, un mercato: INTERNET
La
rete globale infatti consentirà di portare la totale interattività e
multimedialità in
ogni
luogo, stabile o mobile, nel momento in cui alcune tecnologie, che
adesso
evolvono
in modo indipendente (telefonia cellulare, tv via cavo e satellitare, fibre
ottiche, ecc,), si integreranno completamente e convenientemente. Sarà così
possibile supportare in contemporanea diversi input di lavoro che usufruiranno
della medesima struttura fisica durante la loro attività
produttiva.
La
rapidità con cui il fenomeno Internet sta entrando nelle case e nelle aziende
impone una presentazione più dettagliata, specie per la diffusione del “lavoro
in rete” (networking) che esso comporta, allargando gli orizzonti del telelavoro
verso
le nuove frontiere del commercio elettronico, dei servizi finanziari, bancari e
assicurativi on line.
L’obiettivo
fondamentale di Internet è di offrire un’interconnessione tra diverse attività
minimizzando i costi e rendendo veloce il trasferimento dei dati.[41]
Esso
viene spesso denominato “autostrada informatica” per le sue capacità di fornire
servizi e di ridurre la spazio ad una entità virtuale, consentendo benefici
economici non indifferenti alle aziende in termini di riduzione costi e tempi di
collegamento al mercato, aumentando così i margini competitivi e i
profitti.
Il
termine “rete delle reti” deriva invece dall’integrazione che Internet
rappresenta di numerose sottoreti pubbliche, private e commerciali; infatti le
aziende con una propria rete telematica all’interno quando decidono di entrare
in Internet finiscono col connettervisi divenendone parte
integrante.
Nata
da una rete militare americana, Arpanet, a partire dai primi anni ‘70 la rete
delle reti diviene col tempo punto d’incontro di utenti sempre più numerosi,
dapprima sotto la
spinta
di interessi scientifici, fino ad arrivare al boom del commerciale degli anni
‘90.L’apertura di Internet al commercio elettronico si è rivelata la più
espansiva, offrendo
opportunità
di business non solo a chi utilizza la rete per affari ma anche ai produttori di
hardware, software e ai gestori delle tlc ; viene incentivata in questo modo la
richiesta di comunicazioni e connessioni, chiudendo un circolo virtuoso di
domanda: business-Internet--tlc-business.
I
promotori di questo sviluppo sono le stesse aziende che stanno introducendo le
nuove infrastrutture telematiche per acquisire maggiore
competitività.
Gli
utenti sono di diverso genere e vanno dagli uomini d’affari ai professionisti,
dagli impiegati ai semplici visitatori.
Gran
parte dell’espansione di Internet è dovuta alla proliferazione delle aziende, in
particolare per le Pmi stanno nascendo associazioni di categoria, come le Camere
di Commercio , l’unione degli industriali, l’unione degli artigiani, le
associazioni di professionisti ed altre, tutte intente, come moderne gilde, a
tutelare la categoria nel nuovo mondo telematico, ancora povero di norme
appropriate di regolamentazione; si sta sviluppando quindi, in rete, una marcata
divisione orizzontale del lavoro, quale avveniva nel mondo artigianale
pre-industriale, necessaria oggi per garantire una produzione eterogenea di
qualità.
Le
nazioni più industrializzate che da tempo investono nelle nuove tecnologie hanno
intuito l’importanza della rete che dovrebbe collegare al suo interno l’intero
Villaggio Globale.
La
comunicazione cellulare, quella per dati, la videoconferenza e altre forme
interattive via rete costituiscono i nuovi obiettivi per gli investimenti in
servizi e per l’accesso ad informazioni esterne all’azienda in luoghi lontani
dalla sua residenza fisica.
Secondo
gli esperti del settore , i principali vantaggi derivanti dall’utilizzo di
Internet riguardano: la rapidità di comunicazione tra e con i soci, che rende
superfluo l’uso del fax dato che l’informazione viaggia via posta elettronica;
la maggiore interfunzionalità tra gruppi distanti di lavoro; il coordinamento
centrale dei gruppi operativi; il contenimento dei costi per spese postali e
cartacee e per spese di viaggi per partecipare a corsi e
stage.
In
sostanza i benefici sono tutti in relazione al nuovo modo di comunicare
consentito dalla rete, che comporta tempestività, freschezza delle informazioni,
minor dispendio di energie oltre alla interattività.
Internet
vivrà ancora qualche anno di crescita esplosiva , specialmente nel settore
commerciale-divulgativo, dopo di che comincerà la sua trasformazione in un vero
e proprio network planetario per le applicazioni di tipo
commerciale-industriale, realizzando concretamente il boom di attività autonome
on line che è in grado di sostenere.
L’alta
domanda di connessioni sta portando però alla congestione le vecchie linee di
comunicazione, tuttavia i colossi delle tlc sono già al lavoro per rinnovarle
avviando ingenti investimenti infrastrutturali , per limitare uno dei vincoli
d’offerta alla diffusione del Telelavoro, dopo la scarsa accumulazione in
capitale umano.
Ormai
nella competizione globale basata sull’ICT il problema non è la tecnologia ma i
modelli di paese, cioè il grado di concorrenza nelle tlc, il costo della rete
(per imprese e famiglie) e l’esistenza o meno di regole
restrittive.
Se
è presente in un paese un mercato delle tlc monopolistico, costoso e legalmente
vincolato, esiste una probabilità maggiore che esso resterà indietro nella gara
alla leadership su Internet e nel commercio elettronico.
Infatti
le vendite on line offrono già buone opportunità di profitto malgrado i rischi
del pagamento elettronico per determinati settori, in quanto gli utenti di
Internet sono in genere colti, con un alto reddito disponibile, usano carte di
credito e rappresentano quindi un mercato proficuo per molte
aziende.
In
Italia gli utenti attivi in rete, aziende e privati, sono cresciuti nel ‘96 di
oltre il 140% , evidenziando un mercato potenziale ancora incalcolabile nei suoi
sviluppi di domanda e di indotto.[42]
Entro
il 2010 è probabile che circa la metà delle comunicazioni mondiali avverrà via
rete; è pertanto vitale la permanenza in tale mercato per i gruppi della
telefonia.
Le
enormi possibilità sono già state intuite da molte aziende infatti
l’interconnessione delle reti aziendali private (Intranet) permetteranno di
realizzare on-line una serie di funzioni che oggi richiedono lo spostamento di
personale e mezzi: firma, esecuzione contratti, ordini e
pagamenti.
L’impresa
così trasferisce al proprio esterno moltissimi investimenti, per convenienza e
per business, che moltiplicano le accumulazioni strutturali in reti satellitari
e in fibra ottica.
L’ottima
allocazione dei fattori lavoro e capitale viene a trovarsi in questo modo nelle
numerose combinazioni produttive rese possibili dalla compatibile flessibilità
dei fattori
stessi,
che oggi è causa generatrice di nuove architetture di
rete.
3.2.1-
Intranet / Extranet
Internet
ha dimostrato, su una base software più semplice, di garantire alle aziende gli
stessi servizi che ottenevano dalle vecchie reti telematiche, divenute negli
ultimi anni dei veri e propri caos tecnologici a causa dei numerosi personal
computers con ambienti operativi sempre più complessi che determinavano costi
annui per posto di lavoro superiori ai diecimila dollari.
L’accesso
alle informazioni, la possibilità di aggiornarle ed elaborarle, la comunicazione
elettronica tra soggetti, la cooperazione in rete, consentono in tal modo di
abbattere il costo informatico di ogni posto di lavoro di circa 3/4, oltre a
favorire una più facile implementazione di soluzioni multimediali, come la
telefonia sulla rete locale assieme al video; lo stesso capitale tecnologico è
così in grado di gestire diversi input-lavoro.
In
pratica Intranet utilizza la tecnologia e il software di Internet ma su un
network nascosto e protetto dall’esterno.
Questo
sistema garantisce alle aziende una notevole flessibilità consentendo loro di
condividere informazioni e collaborazioni su diversi progetti, a costi
sensibilmente più ridotti e in modo più semplice rispetto ai sistemi
tradizionali.[43]
In
questo modo l’impiegato può accedere facilmente ai documenti interni all’azienda
e aggiornare all’istante tutti i colleghi di lavoro.
La
duttilità e affidabilità del sistema Internet consente vari gradi di
integrazione nell’impresa, dal semplice scambio di informazioni alla
cooperazione interattiva, grazie alle doti di un ambiente in grado di
coinvolgere, a seconda delle necessità, collaboratori, partners, fornitori e
clienti, anche contemporaneamente (TLi
).
Si
tratta di una tecnologia capital-saving che, a seconda delle circostanze di
produzione, mostra i propri lati
labour-saving o labour-using.
Sfruttando
la rete pubblica già in essere per le proprie comunicazioni, le aziende possono
ridurre notevolmente le spese strutturali di collegamento telematico, con
altissimi ritorni economici e di flessibilità d’uso del sistema: servizi e sedi
lontani possono essere connessi e sconnessi senza limiti nè costi
aggiuntivi.
Una
tale struttura reticolare di imprese necessita tuttavia di un aiuto che ne
sostenga l’organizzazione per comunicare, cooperare e coordinare le attività
aziendali: si tratta di sofware dedicati conosciuti come
“groupware”.
Sono
sempre più comuni infatti al giorno d’oggi forme di collaborazione
interaziendale sul raggiungimento di determinati obiettivi di base, per poi
diversificarsi nella competizione, in cui vengono coinvolti diversi utenti
mobili che richiedono mezzi di comunicazione sicuri, economici, capillari e
molto aperti all’esterno.
Pertanto
Internet costituisce una rete idonea, attraverso le Intranet, a collegare tutti
i componenti del gruppo di lavoro, da quelli interni alle strutture aziendali
agli esterni che operano con il telelavoro.
In
questa maniera il groupware consente di trattare, con un alto livello di
affidabilità, dati, informazioni, piani di sviluppo, dati commerciali, proprio
come se il gruppo di lavoro fosse all’interno dello stesso edificio o nello
stesso ufficio; in questo modo esso è in grado di richiamare attorno a sé una
intensità di lavoro tale da rendere possibile un bilanciamento
occupazionale.
Il
vantaggio che deriva alle aziende non è solo in termini di flessibilità ed
economia di costi della comunicazione, ma consente loro anche di trovare
opportunità di business per la presenza capillare sul mercato di manodopera
altamente specializzata dislocata a migliaia di chilometri e pagata solo quando
serve.
L’apertura
controllata delle Intranet aziendali verso partners esterni è destinata a mutare
radicalmente il modello organizzativo delle imprese.
All’inizio
del 1993 sono nate le prime connessioni aziendali su Internet; un anno dopo,
l’accesso aziendale in rete diviene lo strumento effettivo di comunicazione per
la posta elettronica, il post vendita, la comunicazione al mercato, nasce così
il concetto di Intranet.
Nel
1995 vi sono i primi tentativi di servizi dai circuiti interni delle Intranet
verso la clientela , nascono conferenze, cooperazioni verticali e linee verdi
per l’assistenza ai clienti.
L’anno
seguente Intranet diviene la struttura di riferimento per il sistema informativo
aziendale interno ed esterno.
Le
grandi aziende (in Italia Fiat e Iveco) cominciano ad utilizzarla per coordinare
la progettazione complessa con i partners esterni; altre aziende sperimentano
l’accesso ai database (centro raccolta dati) centrali attraverso applicazioni
via Internet.
In
tal modo la rete aziendale è in grado di estendersi criptata e protetta
attraverso Internet consentendo l’accesso diretto, controllato e selettivo, dei
partners commerciali e tecnici oltre che dei collaboratori esterni e dei
telelavoratori
dell’impresa,
fino al centro dei database e delle procedure aziendali più importanti; essa può
accogliere flussi di documenti di lavoro (Edi: Electronic data interchange) e di
transizioni monetarie nei rapporti tra l’azienda e le altre aziende (business to
business) e tra l’azienda e i consumatori; si accrescono così ancor più le
relazioni interpersonali in rete, incrementando l’apporto umano nella
realizzazione dell’output finale.
Con
la nascita delle Extranet nel 1997 si ridisegnano intere strutture aziendali, ad
esempio un venditore mobile dell’azienda può compilare sul suo portatile una
nota spese elettronica che, una volta inviata, come semplice messaggio di posta
elettronica entra nel circuito interno all’impresa per essere approvata in tempo
reale, con notevoli risparmi sui tempi e sui costi di
magazzino.
Sulla
rete Intranet-Extranet è possibile poi creare vere e proprie catene di
distribuzione virtuali che connettono gli stabilimenti di un produttore, i
partners commerciali e i clienti su un’unica connessione via Internet,
stabilendo un collegamento contemporaneo tra soggetti, finalizzato allo scambio
immediato di pareri, decisioni, valutazioni per poter
realizzare
il miglior servizio o prodotto, secondo le richieste dei clienti
(l’interattività è la risposta più avanzata alle esigenze di flessibilità ed
eterogeneità del mercato mondiale).
In
quest’ottica l’obiettivo ultimo è estendere l’impresa su di una base
virtualmente multinazionale che colleghi fra loro diversi telelavoratori,
a seconda delle proprie modalità organizzative, distribuiti nell’intero
globo.
Tutto
ciò è reso possibile dalla presenza di un capitale tecnologico altamente duttile
che vive un rapporto di complementarità più che proporzionale in favore del
capitale umano di qualità e allo stesso tempo è causa dell’elevato rapporto di
sostituzione nei confronti della forza lavoro troppo adattata in mansioni chiuse
dalle innovazioni nei loro sviluppi occupazionali.[44]
L’effetto
netto dei due fenomeni guarda al lungo periodo ed è legato ad una accumulazione
in capitale umano che innalzi i livelli di flessibilità dell’offerta di lavoro
così da creare nuove professioni e nuovi business basati sulla fantasia e sulla
creatività.
3.3-
l’impresa virtuale
Questo
nuovo sistema di operare impone ad alcune aziende di imparare rapidamente l’uso
dell’e-mail (posta elettronica) per relazionarsi opportunamente con i clienti, i
fornitori e le nuove aree di mercato ; per altre aziende sarà invece necessario
interagire con i partners di un progetto, ottenere informazioni sui concorrenti
e sulle innovazioni per rimanere competitivi sul mercato di prodotti e servizi.
Internet
è in grado di ricercare ed ottenere cooperazioni locali e contatti con
organizzazioni
e camere di commercio estere, legandosi in tal modo inscindibilmente al mondo
del lavoro aziendale.
La
“società del telelavoro”
si sta evolvendo ad un ritmo molto sostenuto: a Washington il 2% delle persone
lavora senza recarsi in azienda e in California sono ben l’8% ; in tutti gli Usa
sono già 20 milioni gli americani che hanno scelto di lavorare on line da casa ,
non solo quelli collegati via Internet ai loro vecchi uffici ma anche nuovi
piccoli imprenditori, che inventano nuovi servizi da portare in rete e
promuovono i settori emergenti con i business più ricchi, come la pubblicità
interattiva, il commercio on line, i videogiochi collettivi, i videocataloghi;
settori in cui i limiti di sviluppo occupazionale sembrano fondersi con i limiti
della creatività.
Vengono
stimati per il 2000 circa 50-70 milioni di telelavoratori nel mondo ed anche se
in Italia si aggirano ancora all’incirca sulle 100mila unità, grazie ad Internet
: esistono concrete possibilità di alcuni milioni di potenziali telelavoratori
per la fine del millennio.
In
particolare, l’attività di telelavoro su Internet può consentire di operare
immettendo molto valore aggiunto, specie per le attività medio-alte, approccio
che si rivela invece meno flessibile se vengono utilizzate le reti tradizionali,
ad esempio, del telelavoratore semplice, il quale risulta utile soprattutto per
il risparmio sul costo degli immobili (home work) e per la maggiore dinamicità
che apporta all’azienda (mobile work); il TLs
tuttavia
non nasce in funzione di nuove attività ma per trasferire le vecchie in locali,
o zone geografiche, economicamente più convenienti; esso non mette pertanto in
risalto le attitudini labour-using delle NTIC.
Visto
da un’ottica aziendale, disporre di telelavoratori implica un ingresso sempre
più marcato nella dimensione virtuale dell’organizzazione; il che riduce
sensibilmente i costi fissi di struttura e minimizza le architetture
gerarchiche, migliorando l’assetto competitivo
dell’azienda.
Inoltre
l’ampia disponibilità di risorse in Internet e la facilità e semplicità del
reperimento di informazioni a basso costo nonchè l’utilizzo delle linee
telefoniche al prezzo dello scatto urbano, anche su distanze intercontinentali
(Internet-phone ), consentono alle aziende orientate in questa direzione di
trarne enormi benefici; sotto il nome di ‘Internet computing mobile’ va l’uso
del computer portatile, modem e telefono cellulare per comunicare via etere con
le risorse aziendali e di Internet
(comunicazione mobile interattiva: sosterrà lo sviluppo del TLi
nel
mobile work).
Quanto
prima nuove figure professionali saranno in grado di spostarsi fisicamente senza
perdere il collegamento con la propria azienda e con il
mercato.
Questa
opportunità di comunicazione rapida consente di instaurare un rapporto
privilegiato fra il mercato e l’azienda.
In
futuro quindi l’azienda sarà sempre meno costituita da uffici[45]
e architetture rigide perchè le diverse attività interne si distribuiranno dove
più sarà conveniente.
Imprenditori,
professionisti e forze di vendita, per seguire la volubilità del mercato, si
troveranno sempre più spesso ad essere inseriti in strutture non di proprietà e
a tempo determinato, pagando in questi casi solo il reale utilizzo delle
prestazioni richieste.
Lo
specialista virtuale del futuro probabilmente non sarà un dipendente ma un
professionista pagato solo per il business generato.
Internet
in questo quadro costituirà la fonte più economica per l’organizzazione e la
gestione dei clienti, dei consulenti e dei progetti di lavoro, manifestando così
la caratteristica di principale fattore produttivo del
futuro.
La
videoconferenza via Internet (ad esempio,‘Video On Line’ di Telecom Italia)
consente una comunicazione interattiva in cui i membri di un gruppo di lavoro,
distribuiti per il globo, possono interagire con audio e video live; essa
costituisce il prodromo della forma di TL che caratterizzerà il nuovo modello di
sviluppo proprio della Società dell’Informazione, dove la disponibilità della
tecnologia e l’attitudine a lavorare per obiettivi, non a tempo come un
salariato tradizionale, porterà il telelavoratore e le aziende a scegliere forme
di acquisizione delle conoscenze sempre più orientate ad un apprendimento
flessibile, intelligente, autonomo e soprattutto basato sulla tecnica
dell’autoapprendimento.
L’azienda
virtuale non ha la tradizionale dipendenza da altre attività manifatturiere di
produzione ma ne rappresenta il principale centro di trasformazione, quale ente
postindustriale per antonomasia.
I
riferimenti economici attuali della futura economia che la diffusione delle reti
sta creando, non consentono di prevederne esattamente l’impatto sociale e
culturale, oltre che economico, in quanto è ancora ostico per alcune mentalità
‘industriali’ accettarne i rivolgimenti culturali: dal “lavoro dell’uomo”
al “lavoro per
l’uomo”.
Per
seguire l’evoluzione del modello, il lavoratore virtuale dovrà essere in grado
di tenere il passo della rivoluzione telematica, il che significa “imparare ad
imparare” per divenire più flessibile e gestire meglio le novità, l’imprevisto e
non temere i cambiamenti che la società moderna presenta quasi
quotidianamente.
Si
ricava così dalla qualità dell’input di lavoro il freno all’elevata elasticità
di sostituzione fattoriale determinata dal progresso
tecnico.
Il
lavoratore flessibile fa propria l’abitudine a comprendere e usare strategie,
anche altrui, per sapere sempre quali sono gli obiettivi ottimali ed il modo
migliore per raggiungerli; il telelavoratore virtuale incarna il concetto stesso
di flessibilità, fondamentale per l’azienda del futuro che sarà caratterizzata
da tre particolarità: la telepresenza, l’onnipresenza e
l’onniscienza.
Padroneggiare
le NTIC e comprenderne le potenzialità significa avere l’opportunità di agire in
qualunque parte del globo e ottenere dei reali vantaggi sulla
concorrenza.
Produttività
e competitività dipendono quindi dal raggiungimento di uno standard tecnico
aziendale in linea con le capacità e le prospettive tecnologiche del nuovo
secolo.
Infatti
il controllo delle NTIC è diventato un fattore chiave del successo dell’impresa
moderna e lo sarà ancor più nel futuro dell’occupazione.
CAP.
4
CONCLUSIONI
4.1-
interpretazioni
La
natura del fenomeno telelavoro
ha
finora attraversato diverse fasi a seguito di numerosi rivolgimenti tecnologici,
che tuttavia non prescindono da chiavi teoriche di lettura in grado di offrire
una qualche delucidazione circa la sua evoluzione, sia tecnico-economica che,
ivi connessa, occupazionale.
Il
sentiero segnato dall’ICT ha aperto la strada alle diverse espressioni
organizzative di Telelavoro qui descritte, tra cui si è cercato di evidenziare
gli elementi generanti i maggiori effetti compensativi alla disoccupazione
tecnologica e, più importante ancora, le potenzialità, seppur in nuce, di job
creation.
Al
riguardo è nel coordinamento orizzontale delle attività, supportate dal nuovo
capitale tecnologico, che vediamo la possibilità di innalzare il rapporto
lavoro/capitale pur in presenza di innovazioni ‘labour and capital saving’;
l’incremento della qualità dell’input di lavoro è poi in grado di compensare,
nel lungo periodo, della perdita della quota di reddito subita dalle mansioni
meno ‘professionali’, [46]controllate
ancora nei processi.
Punto
di partenza teorico della nostra ipotesi è stata la distinzione fondamentale tra
due forme di progresso tecnico: il “process innovating”, che mira
sostanzialmente a rendere più efficiente la produzione e che, nel nostro caso,
abbiamo abbinato alle forme di Telelalavoro più semplici; il “product
innovating” invece consente di offrire nuovi e migliori prodotti e caratterizza
le forme avanzate di Telelavoro interattivo (nel caso delle NTIC vengono toccati
entrambi i tipi di innovazione).
In
breve il TLs
comporta
un miglioramento organizzativo della grande impresa, mentre il TLi
implica
una trasformazione radicale dell’organizzazione del lavoro, destrutturando
completamente l’ordinamento verticale fordista. Quali possono essere gli effetti
del progresso tecnico nell’ICT sull’occupazione e in particolare sul futuro del
telelavoro?
Il
Telelavoro crea o distrugge lavoro? Diffonde o concentra ricchezza? Sono quesiti
a cui è ancora difficile dare oggi un’interpretazione esaustiva ma, mentre
concentreremo la nostra attenzione sulle possibili ricadute occupazionali del
Telelavoro, ci sembra comunque plausibile ritenere, a proposito della
distribuzione del reddito, che vengano privilegiati soprattutto i gestori
mondiali di tlc, nonostante la liberalizzazione della categoria, da cui
dipenderà in tono sempre maggiore la vitalità dell’economia
dell’informazione.
Gli
alti profitti che i gestori delle tlc realizzeranno probabilmente verranno
reinvestiti per ingrandire e migliorare i collegamenti ed i servizi disponibili
in rete, ricadendo in questo modo sugli utilizzatori degli stessi servizi, per
consentire loro di offrirne altri, redistribuendo i profitti quindi tra i
diversi telelavoratori per poi riconcentrarsi nell’uso continuo delle
tlc.
Questo
moto di concentrazione-distribuzione-concentrazione di profitti crea
continuamente l’opportunità, a chi ne ha la capacità, di entrare nel sistema
produttivo allargando la base creativa dell’offerta
telematica.
Effetti
compensativi alla disoccupazione tecnologica riteniamo che possano
giungere
dall’alta
domanda di tlc e di servizi, presente oggi sia in atto che in potenza,
manifestando così la presenza di vincoli occupazionali soprattutto di origine
strutturale, superabili con opportuni investimenti.
Pertanto
il riassorbimento dei lavoratori espulsi dipende, a nostro avviso, dagli effetti
di reddito indotti dalle nuove tecnologie, specialmente attraverso le NTIC,
effetti che si diffondono grazie alle autonome decisioni d’investimento degli
operatori economici.
Il
TLi
può
creare tra l’altro forti effetti di reddito per l’alto valore aggiunto che
incorpora nell’output. L’enfasi posta sugli effetti dovuti ad incrementi dei
redditi monetari e a cambiamenti nella loro distribuzione dipende dal prevalere
di forme oligopolistiche e monopolistiche nei mercati dei beni e del
lavoro.
È
plausibile che oggi si viva un transitorio periodo di sfasamento temporale tra
l’introduzione delle NTIC e gli effetti compensativi sull’occupazione: nel breve
periodo avviene soprattutto una riorganizzazione più efficiente del lavoro
aziendale mediante il TLs
,
che comporta l’esclusione dei lavoratori in sovrannumero e di coloro incapaci di
riqualificarsi con l’uso del computer; nel lungo periodo invece, dopo una
diffusione più capillare dei prodotti informatici, cresciuti anche nella qualità
della performance e dopo i necessari investimenti in formazione di base e
professionale, oltre naturalmente all’incremento delle infrastrutture di
comunicazione e fino al pieno sostegno giuridico, culturale e tecnico delle
forme di Telelavoro avanzate, solo allora la libera imprenditoria potrà
espletare la sua funzione creatrice di attività, specialmente
nei
servizi
alle imprese e alle famiglie.
Sono
rilevanti in proposito, nel limitare i danni all’occupazione, i tempi di
riaggiustamento per spostare lavoratori occupati in un settore in crisi
(industria) ad un altro in espansione (terziario avanzato) e per modificarne le
qualifiche; pertanto le rigidità del mercato del lavoro, dell’ordinamento
giuridico e della scarsa idoneità all’ICT delle generazioni specializzate in
mansioni ormai rese obsolete dall’automazione e dal software “intelligente”,
rallentano notevolmente l’aggiustamento spontaneo del mercato, creando ampi
flussi in uscita degli occupati, tra i quali ben pochi risultano riadattabili
con facilità al nuovo modello produttivo, trovando più speranza invece di
rientrare nel mondo del lavoro come imprenditori di se stessi,
rinnovandosi.
L’idea
di partenza che è qui presente, originariamente keynesiana,[47]
sostiene che la crescita di lungo periodo dipende soprattutto dalla domanda
aggregata: in particolare per il Telelavoro vengono ritenuti di peso le spinte
indotte dalla domanda di tlc, multimediali
e
non, di servizi avanzati ed essenziali (lsu), di formazione, segmenti in forte
ascesa nella società dell’informazione, che inducono gli operatori ad investire
in strutture di comunicazione, in servizi telematici, in Ricerca&Sviluppo e
in capitale umano.
Gli
investimenti in tlc (NTIC) e in capitale umano accrescono gli uni la
produttività delle aziende telefoniche, che utilizzano gli incrementi di
profitto così ottenuti per migliorare e rafforzare il sistema di tlc; gli altri
creano i nuovi lavoratori qualificati; sostenuti entrambi dalla crescita dei
consumi di beni e servizi telematici, sia da parte di aziende che di
professionisti indipendenti e famiglie.
Le
imprese hanno iniziato ad implementare autonomamente il Telelavoro per
migliorare il proprio grado di competitività attraverso un incremento
dell’efficienza dei processi
interni,
l’alta domanda del mercato delle tlc ha indotto poi nuovi investimenti in
strutture telematiche per sostenere la domanda stessa ed ottenere così altri
profitti.
L’effetto
netto sugli investimenti pertanto dipende dalla spinta dell’indotto delle
domande di tlc e di servizi avanzati, che presentano oggi i più alti tassi di
crescita.
È
anche vero che investimenti capital saving (caratteristici della
microelettronica) possono ridurre gli investimenti lordi; tuttavia elevati tassi
di progresso tecnico, comportando proficui ritorni di produttività e di reddito,
possono alimentare una crescita occupazionale se si è in presenza di forti tassi
di crescita della domanda.
Il
riferimento esplicito è al settore del terziario avanzato ed ai conseguenti
investimenti per sostenere la diffusione delle forme più complesse di
Telelavoro.
La
ristrutturazione tecnologica ha colpito e colpisce soprattutto l’occupazione
delle industrie non innovative (la manifattura tradizionale soffre la forte
uscita di forza lavoro a causa delle continue innovazioni dei processi), mentre
il progresso tecnico sostiene la produzione, quindi anche l’occupazione, delle
industrie innovative (informatica, fibre ottiche, tecnologie laser, tlc
cellulari, ecc.).
L’innovazione
oggi è ricercata non solo nella tecnologia ma, attraverso la tecnologia, nei
servizi che rappresentano il “prodotto” più richiesto dalla società
moderna.
Specializzarsi
in un determinato servizio, fornendolo magari a distanza grazie alle NTIC,
può
costituire quindi la principale fonte di guadagno per chiunque abbia capacità
intellettive
e professionali in grado di arricchire l’offerta nella qualità e flessibilità
richieste dal mercato.
Un
mercato tra l’altro tutt’altro che concorrenziale e i cui effetti compensativi
di prezzo più autorevoli in questa sede non sono dovuti certo ai suoi
automatismi ma all’abbassamento del costo delle tlc e delle connessioni in rete,
derivante sia dal continuo progresso tecnologico sia dalla liberalizzazione del
settore, che consentirà presto di liberare altri redditi da investire in nuovo
capitale fisico ed umano, incrementando così sia le opportunità offerte dalle
attività on line, sia la domanda di prodotti telematici (pc-multimediali,
cellulari, fax-modem, software di collegamento, ecc.).
Avviene
in questo modo una concentrazione di reddito nelle società che gestiscono le tlc
mondiali e che producono i software avanzati di lavoro, società che nel momento
in cui reinvestono nel mercato multimediale determinano una sorta di
redistribuzione dei loro profitti tra i sempre più numerosi utenti e, allo
stesso tempo, fornitori autonomi di servizi via rete.
Si
presenta come una sorta di effetto di reddito “a molla” che inizialmente
concentra ricchezza in pochi per poi redistribuirla tra molti, che traducono in
servizi il capitale investito dalle società di tlc; attraverso l’utilizzo delle
infrastrutture telematiche questi nuovi telelavoratori ricreano i margini
necessari a continuare il ciclo degli investimenti, i quali allargano a loro
volta gli spazi in rete per nuove attività.
Attraverso
il calo del costo delle tlc diminuiscono anche i prezzi dei servizi offerti in
rete, ciò avviene anche a causa della concorrenza tra i diversi fornitori
autonomi; il Telelavoro interattivo avrà probabilmente l’espansione più marcata
in seguito alla generale caduta
mondiale
dei prezzi della comunicazione multimediale e della connessione in rete, oltre
che naturalmente alle innovazioni introdotte nella rete
stessa.
Gli
effetti di prezzo assumono un peso relativamente alle conseguenze derivanti
dagli investimenti autonomi determinati dal progresso tecnologico in alcuni
settori strategici, investimenti che consentono la diminuzione del prezzo dei
prodotti in cui è calato il costo dei fattori produttivi per l’adozione di
innovazioni di processo(automazione flessibile, microelettronica, ecc.); ad
esempio, diminuisce il prezzo delle strutture multimediali a causa della
riduzione di costo dei loro componenti hardware e software favorita dal
progresso tecnico, l’abbassamento del costo delle strutture necessarie per il
lavoro in rete ne accresce la convenienza e le attese sulla domanda influenzano
gli investimenti di oggi, che risultano infatti alti nelle infrastrutture di
comunicazione.
Il
progresso tecnico è insito nei beni capitali di nuova produzione, attraverso i
quali si esplicano gli effetti moltiplicativi dell’ICT; infatti le imprese che
producono ad esempio software, cavi in fibra ottica o i recentissimi Network
computers (Nc) e tutti i materiali per soddisfare al meglio le esigenze di
comunicazione, richiedono personale sempre più altamente specializzato e in
campi non chiusi ma divenuti complementari nelle loro indipendenti evoluzioni
tecnologiche (informatica, elettronica e tlc; chimica, fisica ed elettronica),
per cui il capitale umano assume un valore strategico di prim’ordine nel creare
e sfruttare i nuovi prodotti tecnologici: l’uomo è più che mai “misura di tutte
le cose”.
Purtroppo
i lavoratori che vengono espulsi non possiedono in genere i requisiti per
reinserirsi nei settori che adottano nel processo produttivo le nuove tecnologie
e tanto meno nei settori che le producono: difficile e costosa è la
riqualificazione specialmente per le persone non più giovani.[48]
Ogni
investimento in una nuova tecnologia oggi è facile che comporti un calo degli
investimenti in quella corrente a causa del rapido abbreviarsi della vita
commerciale dei prodotti tecnologici, per l’incalzare continuo nella ricerca di
competitività, dovuta al progresso product innovating.
Si
creano così ripercussioni negative sulla domanda di lavoro nei settori che
producono i beni capitali economicamente meno convenienti (un esempio è il
rapporto sostitutivo tra valvola, transistor e microchip); oggi la domanda di
hardware è in continua discesa anche per la nascita di strutture sempre più
leggere (Nc) che per operare prendono tutto il necessario direttamente da
Internet e che in futuro potrebbero rendere ancora più semplice l’attività di
mobile work.Gli effetti compensativi del progresso product innovating sono ben
più forti delle innovazioni di processo e sono anche più idonei ad interpretare
le possibili evoluzioni del nuovo mondo aperto da Internet, insieme a tutto il
suo indotto.
Internet
a sua volta, una volta integrato nell’organizzazione interna delle imprese
(Intranet-Extranet), rappresenta anche una innovazione di processo, per cui gli
effetti
occupazionali
si ampliano sui due fronti dell’innovazione.
Assumono
quindi importanza le caratteristiche di sostituibilità dei nuovi prodotti e in
particolare la loro capacità di soddisfare, o creare, una domanda di mercato
potenziale, o ancora inesistente, specie nei servizi on
line.
Il
product innovating (servizi, software, NTIC) abbinato alla crescita dei redditi
monetari che consente (tlc, software dedicato, commercio on line, servizi ad
alto valore aggiunto) è in grado di instaurare un circolo virtuoso di crescita
dell’offerta che, sostenuto da un’elevata domanda di informazioni, comunicazione
e servizi può generare domanda di lavoro.
Decisivi
a tal proposito, in mercati non concorrenziali, non sono gli automatismi di
prezzo ma le decisioni di spesa delle diverse classi sociali, che tuttavia
concretizzano i propri effetti positivi sul lavoro solo nel lungo periodo;
riguardo al mercato delle tlc il rischio di concentrazione dei profitti vincola
il riassorbimento della disoccupazione alle decisioni d’investimento di pochi
che tuttavia attualmente trovano conveniente assecondare l’alta richiesta di
comunicazione integrata proveniente dalle nuove imprese virtuali e dai
telelavoratori, realizzando così un circolo chiuso di ricchezza che rischia di
distribuirsi solo tra i gestori delle tlc, i professionisti delle NTIC altamente
specializzati e le nuove imprese di servizi in rete, escludendo coloro che
ignorano il nuovo modo di lavorare per via telematica.
La
realizzabilità degli effetti compensativi di reddito dipende dall’esistenza di
condizioni che incentivino ad investire parte del sovrappiù; gli alti ritorni
economici previsti per
Internet
e il suo indotto, insieme alla convergenza europea sui dati di Maastricht,
alimentano attese positive sui benefici finanziari provenienti da investimenti
nell’ICT, in capitale umano e nella fornitura di servizi avanzati in rete,oltre
ai servizi interattivi per le famiglie ancora non adeguatamente sostenuti
dall’odierna struttura tecnologica ma comunque potenzialmente molto proficui
come mercato.
Tali
attese positive si scontrano però con i vincoli dell’offerta, che pongono
l’attenzione sull’accumulazione di capitale fisico, la cui struttura si rivela
inadatta al pieno impiego della forza lavoro disponibile; occorre sottolineare
tuttavia che, oggi in particolare, è la stessa struttura formativa del capitale
umano a vincolare il futuro dell’occupazione, non essendo adeguatamente
preparata a seguire i cambiamenti imposti dall’ICT.
Molte
aziende e individui snobbano il Telelavoro, per ignoranza o per scetticismo,
ritardando così la messa in opera degli investimenti necessari alla sua
implementazione; in diversi casi però avviene che consorzi pubblici e privati
cooperino alla realizzazione di centri di Telelavoro per promuoverne la
conoscenza e la diffusione oltre che appoggiare proficuamente la nascita di
nuove figure imprenditoriali, che utilizzano per la propria attività questi
locali multimediali (telecentri).[49]
C’è
quindi motivo di credere che nuove opportunità di lavoro possano nascere dalle
tecnologie incorporate nelle innovazioni dell’ICT, la cui diffusione e
miglioramento, tecnico ed applicativo, alimenta forme autonome di job creation
nella fornitura di servizi a distanza di ogni genere.
Risultano
ancora vincolanti, specie in Italia, le strutture di tlc, prossime alla
congestione; la carente formazione professionale e la scarsa opera di
riqualificazione messa in atto per sostenere il trasferimento di lavoratori
occupati in settori strozzati dalla ristrutturazione, verso i settori in
prospettiva più possibilisti per il lavoro come tlc e servizi; questi ultimi tra
l’altro non mostrano ancora flessioni nei tassi di crescita della domanda,
presupposto necessario per una nuova domanda di lavoro.
La
traiettoria tecnologica dell’ICT si è imposta, oltre che per interessi
scientifici, soprattutto a causa di determinati meccanismi economici: ricerca di
maggiore flessibilità nella produzione per incrementare la produttività e quindi
la competitività, riducendo i costi fissi prima di tutto; spinta della domanda
nei settori delle tlc e dei servizi .
Crescita
della domanda e crescita della produttività vivono una relazione diretta mediata
dal progresso tecnico nelle NTIC.
È
la insufficiente dimensione degli investimenti, relativamente alla domanda, a
creare
i
vincoli alla crescita dell’occupazione; sviluppi occupazionali positivi possono
infatti
verificarsi
a condizione che l’aumento degli investimenti netti si realizzi a
tassi
elevati
in capitale fisico che incorpori tecnologia relativamente a bassa intensità
di
capitale
(tassi crescenti della produttività del capitale, come si rivela il caso
delle
NTIC);
tuttavia gli investimenti in formazione e riqualificazione sono ancora
pochi
rispetto
alla domanda di comunicazione interattiva e di servizi.
Le
NTIC, caratterizzate da un’alta produttività del lavoro e del capitale, si
presentano
da
un lato come una innovazione di processo, per l’incremento di efficienza e la
riduzione dei costi che consentono alle grandi aziende che le introducono, ma
generano a loro volta numerose innovazioni di prodotto (ad esempio attraverso le
aziende e i lavoratori che offrono prodotti e servizi via Internet); dall’altro
lato sono esse stesse una innovazione di prodotto (aziende che producono cavi in
fibra ottica, pc multimediali, cellulari, sistemi
satellitari).
Esse
stimolano pertanto la domanda di lavoro in diversi settori, specialmente in
quelli ad alta tecnologia e dove l’elasticità della domanda al reddito è alta,
come nel terziario avanzato; se sostenute da un’adeguata formazione di base e
informatica possono essere agevolate nella loro già spontanea creazione di nuove
figure professionali, tra le quali, non ultime, quelle dei telelavoratori
interattivi.
Pur
con un basso rapporto capitale/prodotto e lavoro/prodotto le NTIC una volta
incorporate nel terziario avanzato, che rimane un settore ad alta intensità di
lavoro, possono essere più che compensate nella loro caratteristica
labour-saving grazie alla forte espansione della domanda di servizi incorporanti
la nuova tecnologia di comunicazione e un’ottica dinamica di lungo periodo è la
più adatta all’interpretazione dei cambiamenti economici e sociali prodotti dal
progresso tecnico attraverso il telelavoro.
Il
progresso tecnologico accresce la produttività delle aziende, che si evidenzia
sia nell’abbassamento dei prezzi dei fattori sia nell’incremento della quota di
valore aggiunto insito nei prodotti stessi.
Veniva
inizialmente ricercata la convenienza solo attraverso la delocalizzazione
telematica: o in zone in cui la forza lavoro era più a buon mercato (off shore
work), o in luoghi logisticamente meno dispendiosi da attrezzare e manutenere
(home work, centri di Telelavoro condivisi, remotizzazione degli
uffici).
L’aumento
della produttività crea però disoccupazione se non viene compensato da
un’adeguata crescita della domanda reale; nel settore delle tlc si attende
ancora una forte crescita, sia per l’annunciata liberalizzazione del mercato sia
per la crescita dei redditi del settore.
Il
piano dinamico enfatizza pertanto gli investimenti dei maggiori profitti in
attività innovative per ottenere incrementi di produzione e produttività in
mercati non concorrenziali; oggi infatti si assiste al passaggio da forme di
oligopolio concentrato, basato sulle economie di scala ed una produzione
omogenea, verso una concorrenza tra oligopoli differenziati, cioè basati quasi
esclusivamente su un’offerta differenziata e sempre meno sulle economie di
scala: esiste una sorta di trade-off tra eterogeneità e flessibilità
dell’offerta e ampiezza della scala produttiva.
Sono
cambiate le strategie di competizione: dal prezzo si è passati ai contenuti
qualitativi dell’output da cui dipende anche il futuro dell’occupazione o della
disoccupazione.
Elementi
importanti della disoccupazione sono fattori quali la domanda , che influenza la
produzione e quindi il reddito, e la dinamica dell’offerta di lavoro ,
che
per non incidere negativamente sulla disoccupazione deve poter essere assorbita,
nel nostro caso, dal settore dei servizi .
Ma
perchè ciò accada occorre che sia una forza lavoro di qualità e mobile, per
favorirne la redistribuzione dai settori in crisi verso il terziario, avanzato
ed essenziale.
Formazione
e riqualificazione sono le armi per combattere le rigidità individuali dei
lavoratori.
Anche
le rigidità dei prezzi e le resistenze degli “insider” ostacolano il
riassorbimento della disoccupazione tecnologica, specialmente se il sistema di
formazione di base e professionale è carente (come avviene oggi in Italia per il
notevole stacco esistente tra Università e mondo del lavoro, anche se al
riguardo sono previsti nuovi investimenti dal “Patto sul lavoro” del 24/9/1996
tra Governo e Parti Sociali).
Ciò
che occorre oggi sono nuove qualifiche per riconoscere lo status
professionale
dei
telelavoratori di domani, senza le quali si vincolano le potenzialità
occupazionali
offerte
dall’ICT chiuse in colli di bottiglia economici.
Sono
i fattori economici ad aver indotto le prime semplici implementazioni di TL
e
cioè
l’alto valore del CLUP e dei salari rispetto al prezzo dei nuovi
prodotti
informatici;
inizialmente infatti il Telelavoro è stato introdotto per ridurre il costo del
lavoro rivelando un’ottica ancora attenta ai processi piuttosto che ai
risultati, per ottenere
riscontri
competitivi già nel breve periodo (TLs
).
Fattori
indispensabili sono in questo caso: creatività, intelligenza e preparazione
per
formare
il futuro lavoratore, autonomo nella gestione dei tempi poichè gli
viene
richiesto
un prodotto di qualità, in base al quale è remunerato, dato che
all’azienda
conviene
pagare telelavoratori esterni in concorrenza tra loro, così da acquistare il
migliore dei risultati.
Il
TLs
viene
quindi introdotto dalle grandi aziende per ristrutturare il processo produttivo
più efficientemente e trarne, nel breve periodo, ritorni in termini
diproduttività e di minor costo del lavoro, anche risparmiandolo in termini
assoluti; questa forma di Telelavoro non offre a nostro avviso particolari
sbocchi di job creation essendo stimolata prevalentemente da una convenienza
aziendale derivante dall’obiettivo costi, marcatamente sostitutivo di
lavoro.
La
stessa convenienza aziendale unita alle richieste del mercato inducono un
mutamento degli obiettivi di competitività spostandoli dai processi ai prodotti
e spingono pertanto le grandi imprese a ricercare all’esterno la flessibilità e
l’efficienza necessarie a soddisfare la segmentazione dei mercati, curando esse
esclusivamente il proprio “core”.
L’adozione
del product innovating ha spostato la valutazione del lavoro dall’unità di tempo
alla qualità del prodotto, rendendo più produttivo un lavoratore autonomo di un
dipendente, a meno di rendere quest’ultimo partecipe degli utili
aziendali.
Abbiamo
affermato che le innovazioni creano disoccupazione anche perchè il mercato del
lavoro è troppo rigido per assicurare la redistribuzione necessaria al
riassorbimento degli espulsi; gli spostamenti tra settori richiedono tempo e
solo nel lungo periodo si potranno osservare gli effetti compensativi più
consistenti.
Già
nel presente tali effetti portano, in modo spontaneo all’inizio e programmato
poi,molti lavoratori dipendenti verso l’autonomia [50](spin-off:
i dipendenti di un’azienda
escono
dalla stessa per crearne una nuova) per offrire servizi in concorrenza con altri
lavoratori autonomi alle stesse aziende che in precedenza ne sostenevano gli
oneri salariali e che ora pagano solamente il prodotto
richiesto.
In
questa maniera vengono eliminati i dipendenti troppo costosi, poco flessibili e
soprattutto dequalificati rispetto alle nuove mansioni ad alta professionalità
necessarie alle imprese più competitive.
Nel
lungo periodo in sostanza per combattere la disoccupazione tecnologica è
necessario un’affidabile sistema di formazione primaria, professionale e
soprattutto continua per consentire alla forza lavoro di integrarsi in
un’organizzazione che ormai punta tutto sulla flessibilità interna ed esterna
del lavoro, in modo tale da tenere il passo con i cambiamenti tecnici e
qualitativi richiesti dal mercato.
Gli
impulsi economici determinati dalla domanda di tlc e servizi, dagli alti costi
del lavoro dipendente, nonchè la ricerca di flessibilità[51]
e competitività imposta dalla globalizzazione hanno indotto le prime
sperimentazioni di TLs
,
il quale, attraverso il progresso tecnico nelle NTIC, si è evoluto nelle forme
avanzate di TLi
per
soddisfare le articolate esigenze di aziende e famiglie, accomunate nella
produzione e nel consumo di un sempre maggior numero di beni
immateriali.
Le
grandi aziende hanno cercato innanzitutto di rendere meno rigida e costosa
l’organizzazione interna mediante l’implementazione del TLs
.
Occorrono tuttavia maggiori investimenti per assecondare la nascita di forme
autonome di TLi
,
ben più produttive e duttili sia per le aziende che per le
famiglie.
La
gestione autonoma del tempo di lavoro permette di migliorare il “qualis”
piuttosto del “quantum” omogeneo del modello industriale, che appare oggi mutato
nei suoi due fondamenti: l’unità di tempo e l’unità di luogo, tanto da far
pensare ad una transizione economica e culturale verso un nuovo sistema di
sviluppo,
complementare
all’uomo.
Nelle
modalità semplici di Telelavoro capitale e lavoro vivono un rapporto soprattutto
di sostituzione, dato che riorganizzando il processo attraverso un maggior
ricorso alle NTIC occorrono meno telelavoratori per gestire le stesse attività,
specialmente nel settore amministrativo e contabile; invece nei servizi avanzati
e in rete il Tli
comporta
un notevole grado di complementarità tra il numero di telelavoratori e
l’utilizzo delle tecnologie telematiche, per cui il rapporto capitale/lavoro in
questo caso può diminuire a causa dell’alta intensità di lavoro richiesta nel
settore servizi, anche se sono ad alto valore aggiunto
4.2-
considerazioni
L’alto
valore aggiunto è oggi fondamentale in quanto la concorrenza che conta è sempre
più quella delle nuove merci, in particolare dei nuovi servizi; dal dominio
incontrastato dell’oligopolio concentrato e misto ci si avvia verso un mercato
in cui crescono soprattutto oligopoli diversificati, dato che oramai le grandi
aziende più competitive convergono su processi ugualmente efficienti e cercano
quindi quote di profitti differenziando prodotti e servizi, innalzando i
contenuti qualitativi dei fattori.
Forse
di questo passo il progresso tecnico guiderà l’ICT verso l’ennesima rivoluzione,
portando la società dell’informazione verso un ipotetico mondo di “menti
virtuali”, in grado di soddisfare le necessità di terzi attraverso la
realizzazione automatica ed istantanea del pensiero, grazie all’invenzione di
macchine capaci di leggere e concretizzare in terra il -mondo delle idee-:
allora si sorriderà del Telelavoro come oggi avviene del piccione
viaggiatore.
Nel
mondo reale la rivoluzione microelettronica e telematica sostiene la
competitività, specialmente nelle pmi italiane, contribuendo così alla nascita
delle nuove imprenditorie più flessibili rispetto alle grandi
aziende.
Il
peso sull’occupazione totale delle pmi è pertanto in continuo aumento,
incentivato sia dall’outsourcing delle grandi imprese sia dal più recente
spin-off aziendale.
Sono
impulsi economici quali alta domanda di tlc e servizi, alto costo del lavoro e
ricerca di competitività e profitto a determinare effetti negativi sul lavoro
dipendente, da cui è possibile frenare espulsione di forza lavoro soltando
investendo in formazione continua (per i neoassunti) e riqualificazione (per
alcuni degli occupati).
Non
si tratta tuttavia a nostro avviso di un processo reversibile ma dovrà essere
possibile bilanciarne le conseguenze sull’occupazione, in particolare in Italia,
sostenendo tecnologicamente e finanziariamente la nascita e l’esistenza delle
pmi, offrendo loro agevolazioni che prima erano prerogativa delle grandi, in
quanto traino dell’economia degli anni ‘60 e ‘70, ma che dopo le
ristrutturazioni degli anni ‘80 e dei primi anni ‘90 hanno passato lo scettro
alla duttilità, creatività ed eterogeneità della piccola dimensione, ricchezza
tipicamente italiana.
Il
progresso tecnico quindi distrugge posti di lavoro se concentrato nelle
innovazioni di processo [52](ad
esempio l’uso del TLs
per
delocalizzare) ma utilizzato nell’offerta di servizi e prodotti mediante le NTIC
può aprire sbocchi a nuovo lavoro, se sfruttato come innovazione di
prodotto.
Le
forme iniziali di TLs
rientrano
ancora nella divisione verticale del lavoro del modello taylorista, destinata a
massimizzare l’efficienza della produzione in serie; la dematerializzazione del
lavoro e dei prodotti, accompagnata dalla segmentazione dei mercati, accresce
invece l’importanza di una maggiore eterogeneità nella
produzione.
La
soluzione risulta essere in una particolare divisione orizzontale del lavoro che
garantisca la nascita di personale qualificato a produrre ogni determinato
prodotto o servizio, non più sotto vincoli gerarchici ma autonomo nelle
decisioni e nella gestione del proprio tempo di lavoro, così come era
caratterizzata l’attività artigianale di una volta, che sembra rinascere in
moderne gilde sotto le spoglie delle associazioni di
categoria.
In
principio era l’estensione di mercati omogenei ad incentivare la divisione del
lavoro in senso verticale, per garantire maggiore produttività alla produzione
di massa; la frammentazione degli stessi mercati oggi ricerca nella divisione
orizzontale la ricchezza d’offerta compatibile con le loro richieste, qui è il
futuro del TLi
.
Importante
in quest’ultimo caso è pertanto l’investimento in capitale umano che consenta la
conoscenza di tutto il processo lavorativo e l’abile gestione del “mestiere”, a
differenza di quanto avveniva nella produzione in serie che specializzava il
lavoratore in una determinata mansione sciogliendolo da responsabilità dirette
sul prodotto finale.
Nella
divisione orizzontale del lavoro si avverte un ritorno all’unità artigianale in
cui erano fondamentali l’apprendistato (formazione) e l’esperienza accumulata
nel
tempo
(aggiornamento professionale) per divenire “maestri d’arte”.
Il
TLi
probabilmente
diverrà prerogativa delle piccole e medie imprese (Intranet) e di lavoratori
autonomi, che opereranno assieme secondo un coordinamento orizzontale telematico
(groupware) delle loro attività, non più gerarchicamente, e attraverso una
flessibile complementarità dei loro contributi determineranno qualità ed
eterogeneità
nell’offerta.
L’importanza
della quantità del surplus del lavoro non è più fine a se stessa ma
nella
diversità
e qualità del prodotto ora trova di che remunerare i
fattori.
Ford
aveva creato l’operaio-massa adattabile, suo malgrado, ai ritmi della
macchina
che
stabiliva la produzione per un mercato di massa; il lavoro moderno viene
invece
personalizzato
nei tempi grazie all’ICT, per adattarlo alle decisioni di un mercato
non
più
passivo.
L’unità
temporale non è più in grado di valutare il nuovo lavoro, il valore d’uso è
ben
più
significativo se la concorrenza si fonda sulla qualità.
La
terziarizzazione delle attività unita all’economia della flessibilità ha imposto
un mutamento nell’organizzazione del lavoro, il prodotto richiesto è sempre più
spesso un servizio immateriale ad alto valore aggiunto, settore in cui la “rete
delle reti” sta offrendo un substrato creativo per nuove forme di lavoro, fuori
dagli schemi tradizionali di tempo e spazio, limitato solo dagli ancora
relativamente scarsi investimenti in capitale strutturale e in capitale
umano.
L’attività
di job creation del Telelavoro comporta quindi un passaggio dalla sua modalità
‘meccanica’ (TLs
)
alla sua forma ‘organica’ (TLi
),
vicina quest’ultima alla vendita e distribuzione di servizi e prodotti ad
imprese e famiglie.
L’elasticità
di sostituzione tra fattori si irrigidisce grazie all’elevata flessibilità
acquisita dal capitale umano che accresce la propria ecletticità applicativa, in
funzione dei cambiamenti nella struttura del capitale fisico; ciò avviene in
particolare nel settore più ricercato dal mercato e cioè il
terziario.
4.3-
prospettive
La
forte crescita della domanda di tlc e di informatica, prevista anche per i
prossimi anni, segna un passaggio epocale dalla produzione industriale del
consumo di massa e concentrazione del lavoro nella grande impresa alla società
dell’informazione , terziarizzata e reticolare.[53]
Infatti
oggi sono i settori innovativi del terziario a presentare le maggiori
potenzialità nel produrre ricchezza soprattutto nelle attività dominate dal
multimediale.
Lo
sviluppo della telefonia mobile, la moltiplicazione dei canali grazie al
satellite, le potenzialità della TV interattiva, uniti alla crescente
informatizzazione della società ed ai servizi via Internet caratterizzano il
nuovo sistema di sviluppo sociale ed economico.
I
requisiti delle aziende, perchè rimangano sul nuovo mercato, si basano sulla
concentrazione nel proprio core business e nel flessibile adeguamento
all’evoluzione tecnologica ed ai mutamenti nelle esigenze dei consumatori, siano
essi famiglie o altre aziende.
I
nuovi imprenditori pertanto dovranno acquisire conoscenze continuamente, per
prendere decisioni sempre nuove e non più cercare semplicemente l’ottima
combinazione dei fattori a disposizione.
I
rischi del dominio economico del multimediale rientrano nella già citata
concentrazione di ricchezza nei pochi gestori mondiali di tlc e nella
possibilità, reale, di dividere la collettività in una fascia d’élite in grado
di fruire delle nuove tecnologie e in una parte incapace di accedervi per
l’impossibilità, o incapacità, di interpretare il nuovo
sapere.
Rimangono
sempre ferme le opportunità di nuovi servizi e lavori offerte dal multimediale,
che rappresenta la base tecnologica dell’interattività nel distinguere le future
forme di Telelavoro, in Italia e nel mondo.
In
Italia il telelavoro,
nelle sue forme avanzate, rappresenta quindi un settore con positive prospettive
di occupazione, tecnicamente pronto, ma ancora da definire sotto il punto di
vista normativo e contrattuale a causa della rigidità dei sindacati nella
regolamentazione delle nuove professioni, che spesso non si inquadrano nel
lavoro dipendente e alle quali è impossibile trasferire le vecchie regole a
garanzia.
Si
tratta dell’ultimo grande vincolo alla diffusione di questa nuova modalità
organizzativa che, grazie al progresso tecnico nelle NTIC, può offrire proprio
in Italia, dove sono vitali e numerose le pmi, una notevole compensazione
occupazionale alla crisi del lavoro dipendente nelle grandi imprese, attraverso
la nascita e moltiplicazione di attività autonome on-line.
Attraverso
adeguati investimenti formativi sarà possibile creare i nuovi telelavoratori fin
dai banchi di scuola.
Comunque
non si tratta certamente di un progetto a breve scadenza, vista anche
l’evoluzione culturale che viene imposta per accettare le nuove regole del
mercato del
lavoro,
sempre più un mercato delle professionalità.
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[2] "Effetti occupazionali del progresso tecnico nelle TLC" , L. Frey e M . Vivarelli (
a cura di ) , in op cit . nota 1
[3] M. Gori , S. Campodell'Orto , Conoscere il telelavoro , F.Angeli, Milano ,2000 p.26
[4] G. Cepollaro , Presupposti e definizioni , in G. Scarpitti e D. Zingarelli ,(a cura di ) Il telelavoro , teorie ed applicazioni 1993 , p43 ss
[5] G. Cassano , S. Lopatriello, Il telelavoro :aspetti giuridici e sociologici,ed .Simone , Napoli, 1999, p.121ss.
[6] M. Gori, S. Campodell'Orto, Conoscere il telelavoro , op.cit. p.68 ss.
[7] M. Gori , S. Campodell'Orto , op.cit. p.27
[8] M. Gori , S. Campodell'Orto , op.cit. p.186ss.
[9]M. Gori , S. Campodell'Orto ,op cit. p.186 ss.
[10]M. Gori , S. Campodell'Orto , op.cit. p. 35 ss.
[11] A. Jester , Telecentri e telecottage, in P. Di Nicola ( a cura di) , Il nuovo manuale del telellavoro , SEAM , ROMA 1999 , p.97ss.
[12] A. Denbigh , I. Bertin , Alla ricerca di nuovi lavori e finanziamenti , in P. Di Nicola ( a cura di ) Il nuovo manuale del telelavoro , SEAM , Roma 1999 p.91
[13] A . Jester , op.cit , p.97 ss.
[14] M. Gori , S. Campodell'Orto , op.cit . p 39ss.
P.Pini , Cambiamento tecnologico ed occupazione , Il Mulino , Bologna,1991 pp.11-31 ;99-131
[16] P.Pini , op.cit pp. 201 ss.
[17] P. Pini , op . cit. pp. 281-291
[18] L. Frey , Nuove tecnologie ed occupazione nei servizi , in Trasformazioni produttive e lavoro nei servizi con particolare riguardo al commercio , in Quaderni di economia del lavoro, F. Angeli , Milano 1996 , n°53
[19] L. Frey , Nuove tecnologie ed occupazione nei servizi , op cit.
[20] P. Sylos Labini , Progresso tecnico e sviluppo ciclico , Laterza , Bari 1993 , p.163 ss
[21] P. Sylos Labini , op.cit.p.163-276
[22] P. Sylos Labini , op.cit. p.163-276
[23] P. Sylos Labini , op. cit. pp.163-276
[24] P. Sylos Labini , op.cit. pp.163-276
[25] M. Gori , S. Campo Dall'Orto , Conoscere il telelavoro , F. Angeli , Milano , 2000 p.35 ss.
[26] P. Sylos Labini , op.cit. 163-276
[27] P. Sylos Labini , op.cit.
[28] G. Cassano , S. Lopatriello , Il telelavoro . Aspetti giuridici e sociologici , Simone , Napoli , 1999 P.20 ss.
[29] M. Gori , S . Campodall'Orto , op. cit. pp.40 ss
[30] M. Gori , S. Campo dell'Orto , op.cit. pp.26ss.
[31] M . Gori , S. Campodell'Orto , pp.26ss.
[32] G. Cassano , S. Lopatriello ,op.cit. p.19ss.
[33] TLC , l'unica possibilità di lavoro , Italia Oggi 7 del 18/11/ 96 p. 9 ss.
[34] Lo sviluppo passa dalle TLC , Il Sole 24 Ore Informatica, del 17/10/96 , p.41 ss.
[35] M. Gori , S. Campo dall'Orto , op.cit. p.18
[36] Tlc , l'unica possibilità di lavoro , Italia Oggi 7 del 18/11/96 p.9
[37] A . Carrara, Internet, posta elettronica e servizi online , in P . Di Nicola (a cura di) , Il nuovo manuale del telelavoro, SEAM , Roma 1999 , p.201 ss
[38] A. Carrara , op.cit. p.201 ss.
[39] P. Di Nicola , Il telelavoro realizzato , P. Di Nicola (a cura di ) Il nuovo manuale del telelavoro , SEAM , Roma , p. 11 ss.
[40] P. Di Nicola , Il telelavoro realizzato , op. cit . p.35 ss.
[41] A. Carrara, op. Cit. p.212 ss.
[42] A. Carrara, op. cit. p.217
[43] M. Gori , S. Campodell'Orto , op. cit. p.42ss.
[44] G. Cassano , S. Lopatriello , op.cit. p.19 ss.
[45] M. Gori , S. Campodell'Orto , op. cit. p.19 ss.
[46] M. Gori , S. Campodell'Orto , op.cit. p.26ss.
[47] P. Syols Labini , op.cit, p.163 - 276
[48] M. Gori , S. Campodell'Orto , op .cit .p.19 ss.
[49] A. Jester , Telecentri e telecottage , op.cit. .97 ss.
[50] P. Di Nicola , Il telelavoro realizzato , op.cit. p.32ss.
[51] M. Gori , S. Campodell'Orto , op.cit. p.35 ss.
[52] G. Cassano , S. Lopatriello , op.cit. p.22ss.
[53] M. Gori , S. Campodell'Orto , op . cit.p.15 ss.