| UNA SCORTA PER ILDA |
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11 settembre, New York:
cadono le Torri Gemelle. 20 settembre, Italia: per
garantire maggiore sicurezza ai cittadini dopo i recenti
accadimenti internazionali, il Governo Berlusconi taglia le
scorte ai magistrati. Non a "tutti" i magistrati, ma
soprattutto a quelli che in passato si sono esposti di più nella
lotta alla mafia, e ad alcuni che nel presente sono impegnati in
processi che coinvolgono come imputati il presidente del
consiglio e una sua ristretta cerchia di collaboratori. Effetti
deviati della globalizzazione? Vogliamo, dobbiamo
crederlo. Il problema è che il nostro paese detiene un tristissimo
record tra le nazioni occidentali, quello di giudici
uccisi mentre svolgevano il loro lavoro.
Ma questo sembra non preoccupi il nostro governo, visto che si
dà da fare per tagliare le scorte. Un caso per tutti: quello del
magistrato della Procura della Repubblica di Milano Ilda
Boccassini, la donna che nel 1993 fece arrestare i
responsabili dell'omicidio di Giovanni Falcone e della sua
scorta. Ma come è possibile che tolgano la scorta a una donna
diventata simbolo della lotta alla mafia? La realtà sembra
proprio che superi la fantasia. Eppure lo scorso 20 settembre il
ministro degli Interni, Claudio Scajola, ha firmato una
circolare in cui veniva richiesta la riduzione del 30 per cento
delle scorte assegnate a giudici e personaggi di spicco del mondo
politico italiano. Per quale motivo? Dirigere i nuovi agenti
ormai "disoccupati" verso nuove funzioni per
"soddisfare le attuali condizioni generali di
sicurezza". Obiettivo apparentemente nobile, specialmente se
si crede che, come più volte ha affermato lo stesso ministro
degli Interni, per molti la scorta è inutile ed è diventata uno
"status symbol". Così è stato che, con nuovi mille
poliziotti, per le strade italiane ci sono 150 nuove pattuglie a
controllare il territorio.
Ma non si può fare di
tutta l'erba un fascio. Se tra i privilegiati delle auto blindate
ci saranno di sicuro personaggi che non corrono grossi rischi e
che godono a sproposito di privilegi di Stato, ci sono con
altrettanta certezza uomini e donne che sono costantemente sotto
il mirino della malavita organizzata. Ilda Boccassini è
una di queste che, paradossalmente, ha visto la decurtazione
della sua scorta. Sostituto procuratore della Repubblica a
Milano, la Boccassini è il giudice che, nel 1993, ha incastrato
i responsabili dell'omicidio di Giovanni Falcone.
Un'impresa che le ha fatto guadagnare l'odio di Cosa Nostra. In
più, Ilda la rossa (soprannome datole per via della sgargiante
capigliatura) è attualmente impegnata nel processo Sme
che vede coinvolti per questioni di corruzione, guarda caso
proprio il premier Silvio Berlusconi e il suo avvocato Cesare
Previti. Nessuno ha mai affermato che ci siano oscure manovre
politiche dietro alla decisione di togliere la scorta al giudice
milanese, ma la coincidenza e quanto meno imbarazzante. Tanto
imbarazzante che lo stesso direttore del Foglio, il
filo-berlusconiano Giuliano Ferrara, ha organizzato una campagna
per far tornare la scorta alla Boccassini.
In Rete sono già nate tante iniziative spontanee di protesta,
condivise anche da personalità molto importanti. Ma siccome
siamo convinti che ricevere decine di migliaia di mail di
protesta è molto più significativo che sentirsi i rimbrotti di Dario
Fo, ci mettiamo di mezzo anche noi. Dopo esservi letto lo
speciale potete, se lo ritente opportuno, far sentire la vostra
voce al ministro dell'Interno Claudio Scajola e agli altri
esponenti del governo, chiedendo che venga ripristinata la scorta
per Ilda Boccassini e per gli altri magistrati.