La FIAT MIRAFIORI in SCIOPERO

Oggi, 28 gennaio, i lavoratori e le lavoratrici al secondo turno delle Carrozzerie di Fiat Auto di Torino sono stati chiamati in sciopero, dichiarato per due ore dal Cobas -Confederazione Cobas di Mirafiori e partecipato dai delegati Fiom. Un corteo interno e poi l'uscita dalla Porta 2 di più di 300 operai a bloccare il traffico di corso Tazzoli hanno testimoniato l'esasperazione dei lavoratori contro le ultime impudenti dichiarazioni di Marchionne. L'Amministratore delegato della Fiat ha minacciato che metterà a rischio 60.000 lavoratori del comparto auto, se non ci sarà un intervento del governo. Un vero e proprio ricatto, condotto sulla pelle dei lavoratori. Ma per ottenere cosa ? … quella farsa della rottamazione, i cui incentivi si è già ben visto che alla Fiat servono solo per continuare nel suo vergognoso piano di ridimensionamento e di trasferimento delle produzioni.

Qualsiasi intervento pubblico per la Fiat e per tutta la filiera produttiva non può essere a fondo perduto, ma deve essere destinato a operazioni di ricerca su nuovi motori "puliti" con l'inderogabile vincolo a mantenere l'occupazione esistente e garantire il futuro degli stabilimenti. Perfino in America Barack Obama ha dettato regole vincolanti: aiuti del governo solo se si producano auto con minori emissioni e consumi.

L' indignazione della classe operaia è scesa in sciopero anche contro lo svergognato Accordo Quadro sulla riforma della Contrattazione che con la scusa della crisi preclude alla liquidazione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro con il suo valore universalistico e alla riduzione del salario alla contrattazione di secondo livello (meno del 30% dei lavoratori e delle lavoratrici), cioè a variabile dipendente dal mercato e dal profitto padronale: una vera e propria svergognata dichiarazione di sudditanza a Confindustria. Cisl-Uil-Ugl hanno gettato la maschera anche su come vogliono il sindacato: strutturalmente impossibilitato a difendere i salari; complice interessato allo smantellamento dello stato sociale perché intende sempre più finanziarsi non sull'adesione degli iscritti ma con un suo baraccone privilegiato di servizi; un "sindacato-caporale" che gestisce il collocamento; " un sindacato di stato " che vuol far piazza pulita dei diritti di chi lavora e vuole monopolizzare perfino il diritto di sciopero.

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