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Natalie 

di Claudio Palmieri

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Richard era in viaggio per andarla a trovare. Oggi, dopo tanto tempo, l’avrebbe finalmente incontrata. Avrebbero avuto tempo per stare insieme e lui avrebbe potuto finalmente guardarla negli occhi e dirle tutto ciò che sentiva, tutto quello che gli era cresciuto dentro durante il lungo periodo che li aveva tenuti divisi.

Aprì il diario dove scriveva di sé e di Natalie e tra le pagine prese una sua foto: Natalie era bellissima, con un fascino semplice e limpido. I suoi profondi occhi scuri e il sorriso così sincero lasciavano trasparire la dolcezza e la bellezza della sua anima.

Nella lettera con la quale Natalie gli aveva spedito quella foto, lei gli scriveva che avrebbero potuto incontrarsi oggi, una volta che lei avesse finito di lavorare. Richard non vedeva l’ora. Aveva iniziato il viaggio dopo una notte che sembrava non passare mai. Il tempo sulla sveglia digitale era congelato: i secondi sembravano ore ed i minuti giorni. Era riuscito ad aiutarlo solo il pensiero su di lei, del suo viso gentile, dei suoi capelli scuri e della sua voce bellissima. Era stata proprio la voce di Natalie, calda e suadente, che l’aveva conquistato; gli aveva fatto compagnia nei momenti belli e in quelli brutti raccontandogli cose che sempre lo emozionavano. Sì, lei raccontava delle storie, belle e a volte tristi, e sapeva farlo con una tale intensità che riusciva persino a portare Richard alle lacrime. Lui, il più delle volte, l’ascoltava in silenzio mentre dentro sentiva crescere un desiderio infinito di abbracciarla.

Molto tempo era passato da quando l’aveva conosciuta, ma oramai Richard era convinto che Natalie fosse la donna con la quale avrebbe potuto condividere una vita felice. Ogni volta che la guardava sentiva che lei era quella che lui aveva sempre desiderato; aveva finalmente trovato l’anima splendida in cui avrebbe trovato rifugio e felicità.

Richard interruppe questi pensieri quando l’autobus della Greyhound arrivò finalmente al capolinea. Scese frettolosamente e si diresse alla fermata dei taxi. Sali’ sul primo della fila e comunicò l’indirizzo della sua destinazione al tassista. Quindi si sistemò comodo sul sedile e si mise a guardare fuori del finestrino. Durante la corsa, il tassista cercò di attaccare discorso, ma Richard con qualche risposta laconica gli fece cambiare idea. Non aveva voglia di parlare desiderava solo arrivare al suo appuntamento. Lasciò lo sguardo passare distratto sull’attività’ frenetica di quella città che lo ospitava per la prima volta. Ritmi, persone, colori molto diversi da quelli della sua cittadina. Non si sentiva molto a proprio agio, ma questo non era importante, tra poco avrebbe incontrato l’unica persona che desiderava vedere.

Il taxi lo lasciò davanti ad un cancello e, seguendo le istruzioni della lettera, Richard si diresse verso l’entrata posteriore del palazzo, quella vicino al parcheggio. Natalie sarebbe uscita di là.

Nonostante fosse partito con anticipo, l’ora dell’appuntamento era arrivata e Richard era impaziente. Una scala portava all’ingresso posteriore e Richard passeggiando lì davanti, immaginava il momento in cui la porta si sarebbe aperta e lei sarebbe scesa per incontrarlo.

Mentre aspettava si guardò intorno: non era certo un posto romantico, ma non era quello l’importante. Era un posto al riparo da occhi indiscreti, così le aveva scritto lei.

Mentre era di spalle, un po’ discosto dall’ingresso, senti’ il rumore della porta che si apriva; si voltò di scatto: non era Natalie. Vide invece un uomo che scese rapidamente le scale e si diresse, senza nemmeno notarlo, verso una delle berline nere parcheggiate in una fila ordinata. Richard, dopo aver recuperato il respiro normale alterato dall’ingiustificata emozione, seguì l’uomo con lo sguardo: lo vide salire sull'auto e, dopo aver fatto manovra, lasciarla con il motore acceso davanti all’ingresso del palazzo. Chiaramente aspettava qualcuno.

Dopo qualche minuto la porta si aprì di nuovo, ne uscì un altro uomo che la tenne aperta e fece strada ad una donna: questa volta era Natalie!

La guardò: era splendida, avvolta in un vestito scuro con i capelli neri raccolti dietro la nuca e con degli occhiali da sole. Lei con un sorriso ringrazio’ l’uomo e si fece precedere da lui per scendere le scale.

Richard a quel punto si mosse rapido verso la scala dicendo:

- Ciao Natalie!

Immediatamente l’uomo che precedeva Natalie si fece incontro a Richard con la chiara intenzione di bloccarlo. Natalie però gli fece segno di lasciarlo passare e poi disse, togliendosi gli occhiali:

- Ciao … ehm?

- Richard …

- Ciao Richard, come va?

- Bene, Natalie. Ti aspettavo …

- Oh certo, lo so, … la lettera. Purtroppo Richard ho un impegno imprevisto e non posso trattenermi come pensavo. Mi spiace davvero.

- Ma, solo un minuto …

- Proprio non posso, è un impegno di lavoro. Comunque se mi scrivi ancora Richard, ti risponderò subito, siine certo. - Poi, Natalie avvicinandosi gli porse la mano e aggiunse: - Mi ha fatto piacere incontrarti, ma devo andare, a presto.

Richard gliela strinse delicatamente e riuscì a dire solo: - Ciao Natalie.

Così, la vide salire sul sedile di dietro della vettura nera e chiudere la portiera facendogli un ultimo gesto di saluto. Restò fermo mentre l’auto dai vetri oscurati si allontanava lasciando dietro di sé una nuvola di vapore vagamente colorata di rosso dalle luci dei fanalini.

L’uomo che aveva accompagnato la donna all’auto e che durante quel breve scambio di battute era restato vicino a Richard, gli disse:

- Bellissima donna vero?

- Oh sì, stupenda. – rispose Richard.

- Sai ragazzo io ho tutti i dischi di Natalie Merchant; mi piace la sua intensità espressiva, la forza delle emozioni che trasmette nelle sue canzoni.

- Già …

- E poi c’e’ di più: e’ proprio la persona dolce che sembra.

- Ne sono sicuro.

- Sai ragazzo, ti dico la verità: è una persona di cui ci si può innamorare.

Richard non rispose. Rimase in silenzio con lo sguardo ancora rivolto verso l’auto oramai lontana. Dopo un po’, l’uomo gli posò gentilmente una mano su di una spalla e gli disse:

- Ora ragazzo, mi dispiace, ma devi andare. Tra poco la Casa Discografica chiuderà i cancelli del parcheggio e tu non puoi restare qui.

Richard, distolse lo sguardo dalla direzione dove era sparita l’auto, guardò l’uomo negli occhi e disse:

- Certo, certo. Ho capito, ora ho veramente capito.

FINE


(Dedicato a Richard Findegard)


Luglio 2002


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Claudio Palmieri (M.C.B.) Copyright 2002-2007.


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