
di Claudio Palmieri

Si
alzò a fatica dal letto, era tutta indolenzita, sentiva la bocca amara e
aveva un mal di testa pulsante. Entrò in bagno evitando di guardarsi allo
specchio, sfilò lenta attraverso lo stretto passaggio tra la vasca da bagno
ed il lavandino, scese le mutandine e si sedette sul water. Appoggiò i
gomiti sulle cosce e si prese la testa tra le mani cercando di controllare
il dolore che andava e veniva. Era un'impresa disperata, lo sapeva, sarebbe
passato solo dopo il caffè e la prima sigaretta.
Quand’ebbe finito, si alzò, ebbe il fuggevole pensiero di farsi una doccia, ma rinunciò subito all'idea per dare la precedenza al caffè. Uscì dal bagno e raggiunse la cucina: quella stanza come il resto della casa mostrava un disordine e un'incuria di giorni. Entrò; le briciole ancora sul pavimento le pungevano i piedi scalzi, si diresse pigra verso il lavello che era colmo, oramai da giorni, di piatti e pentole sporche. Da quando era andato via suo marito, una settimana prima, la casa aveva assunto un aspetto terribile. Almeno quando c'era lui, seppure i loro rapporti erano degenerati, c'era qualcuno che si prendeva la briga di pulire, rimettere in ordine e fare la spesa.
Ora la casa era un disastro e nella dispensa c'erano solo cose che di solito rimangono nascoste dietro gli alimenti preferiti: qualche rara scatoletta di tonno e alcune confezioni di cracker.
Ma questo non era importante, tanto lei non aveva appetito, quello che le occorreva ora era del caffè, medicina necessaria per mandar via quel mal di testa. Preparò la caffettiera da tre tazze, accese il fornello e poi si avvicinò alla finestra. Si accese una sigaretta guardando di fuori: il sole era già tramontato e a momenti sarebbe stato buio. Un'altra serata estiva era alle porte e lei l'avrebbe passata in casa con la compagnia del caffè e delle sue sigarette. Oramai faceva così da più di un mese, da quando aveva invertito la notte con il giorno, da quando la sua vita reale si svolgeva solo tra le mura del suo appartamento.
Il suo sguardo vagava lento tra i tetti: l’approssimarsi del buio stava diffondendo una colorazione che tendeva ad un uniforme tono di grigio. Il fumo che espirava lento dalle narici sembrava l’unica cosa reale in quello scenario che assomigliava al fondale di una recita esistenzialista. Il caffè gorgogliò e riportò la sua mente a quel bisogno primario. Prese cautamente la caffettiera e si sedette a tavola. Spense la sigaretta in una delle tazze usate il giorno prima e in un'altra che sembrava un po’ più pulita, si versò il liquido nero bollente. Lo bevve amaro, senza piacere, cosciente di assumerlo come una medicina necessaria: due tazze, bevute una dietro l'altra per cercare di svegliarsi ed arginare il mal di testa.
Mentre
beveva, i suoi occhi si posarono sul biglietto giallo che suo marito, prima
di andar via, aveva lasciato attaccato al frigo: "Io ci ho provato, ma
tu ti sei persa definitivamente. Non ce la faccio più, me ne vado."
La firma era uno scarabocchio illeggibile scritto con la fretta di chi vuole
solo andarsene. I suoi occhi scorrevano il testo che la lasciava senza
alcuna emozione: leggeva le parole, ma non riusciva a coglierne il senso.
Inchiostro nero su sfondo giallo, lettere che sfumavano perdendo di
consistenza per divenire semplici scarabocchi senza significato. Scarabocchi
che appartenevano al suo mondo di prima, oramai inconsistente e sfumato
anch’esso nel buio incombente fuori della finestra.
Si versò dell’altro caffè, prese le sigarette e andò in salotto. Si sedette sul divano, mise sulle gambe il portatile e lo accese. L’attesa che il sistema operativo venisse caricato era come sempre troppo lunga. Una volta pronto, le sue dita si mossero veloci per selezionare la connessone ad Internet. Ne seguì il lieve gracchiare del modem, un suono che le dava un fremito, oramai quasi un riflesso condizionato: ora sentiva il sangue scorrere fluido nelle vene e il cervello che acquistava rapidamente di lucidità. Il torpore l’abbandono’ completamente con la prima boccata di una nuova sigaretta e con l’atteso segnale che ora il collegamento era finalmente attivo. Serrò la sigaretta tra le labbra, aspirò profondamente il fumo ed esalandolo dalle narici digitò l’indirizzo della pagina web che voleva raggiungere. La rete fu veloce e la portò rapida dove voleva. Le dita spostarono il cursore sul pulsante di selezione della CHAT: un click deciso e rapida apparve la finestra di benvenuto dove le si chiedeva di inserire il suo nickname. Emozionata come la prima volta scrisse “Princess” e diede l’invio:
- > Princess e’ entrata in chat < -
Falcon> Finalmente !
Princess> Mi aspettavi
amore?
Falcon> Non vedevo l’ora!!! Ero
qui impaziente come ogni giorno tesoro! :-)
Princess> Anch’io sai! Questa
sera ho fatto tardi, scusami caro. :-(
Falcon> Ma ora ci sei ...
Princess> Gia’, sono appena
rientrata dal lavoro e la prima cosa che ho fatto e’ stata
collegarmi ...
Falcon> :-))))
Princess> Non ho neanche tolto le
scarpe ...
Falcon> Wow!!! Resta cosi’ e
dimmi come sei vestita.
Princess> Indosso un tailleur, quello
antracite, con le calze autoreggenti nere e ho le scarpe nere
lucide, quelle con i tacchi da vertigine. ;-)
Falcon> Sei stupenda amore! Credo che
ci aspetti una lunga e dolce notte ...
Princess> Non desidero altro
:-))))))
FINE
Giugno 2002
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